Squillino le trombe, trombino le squillo

Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l’ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.

Archivio per Novembre, 2005

L’empirismo è eretico

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 3 Novembre 2005

L’Università è il tempio della ricerca. Ricercare significa conoscere. La conoscenza si fonda sulla ricerca, la ricerca sull’analisi dei dati empirici, seguito necessario alla formulazione ipotetica. L’analisi dei dati empirici produce conoscenza. L’Università è il luogo in cui la speculazione ipotetica ha la possibilità di realizzarsi, di inverarsi nell’empirismo.
Non secondo Joseph Ratzinger, nick name Papa Benedetto XVI, il quale, nel discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, afferma:”L’Università cattolica è perciò un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a ricuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d’Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna. La conseguenza di tale contestazione è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l’esperimento. Le questioni fondamentali dell’uomo - come vivere e come morire - appaiono così escluse dall’ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività. Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all’università - la questione del vero e del bene – per essere sostituita dalla questione della fattibilità. Ecco allora la grande sfida delle Università cattoliche: fare scienza nell’orizzonte di una razionalità diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio.”
La Chiesa ancora una volta si mostra per quello che è: un organismo retrivo e oscurantista, in barba alla maschera di falso e subdolo progressismo pubblicitario abilmente plasmata dal precedente Pontefice Giovanni Paolo II. Benedetto XVI dunque degrada la principale e più elementare conquista del sapere umano a pretesa presuntuosa, fonte di traviamento dalla retta via “del vero e del bene” (dati una volta per tutte, senza possibilità di scampo per interrogativi almeno sulla loro identificazione) e della “questione fondamentale”: “come vivere e come morire”.
Ma in che modo si può avere la certezza sul problema di come vivere e come morire?
Ratzinger prosegue:”Ora, noi sappiamo che questo è possibile proprio alla luce della rivelazione di Cristo”. La parola chiave è proprio “sappiamo”: non bisogna indagare il mondo, la natura, l’uomo; bisogna “sapere che già si sa” in quanto la verità, il senso, sono stati scritti, stabiliti, appartengono ad una tradizione a cui affidarsi ciecamente (”credere, obbedire, combattere”; “non domandare la rotta al pilota”). Come pecore sempre all’erta per non smarrirsi.
Nessuna ricerca: essa è d’intralcio, persino inutile. Scienza è altro, per la Chiesa. Cosa? Un esempio:”L’Istituto, nato per rispondere all’appello lanciato dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae vitae, si propone di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità”. Non è ben chiaro se per “modo naturale” si intenda per mezzo di infusi e tisane preparati dai frati in industriosi monasteri, tramite vita sana e sana alimentazione o attraverso preghiere e scongiuri, affidandosi alla sorte (”Che Dio ce la mandi buona”). Insomma, chi è affetto da sterilità, se la tiene e spera, magari in un riscatto nell’aldilà.
Allora, come vivere? Come morire? Alla vita vissuta nella speranza di una morte redentrice, la Scienza (quella vera) oppone la possibilità di un esistenza in buona salute e di una morte meno dolorosa. Con la ricerca empirica magari si superano gravi malattie. Con un cero a Padre Pio è più complesso.

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“Disordine disciplinato” 2

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 8 Novembre 2005

Incompiuto, spero


fondamento del mio essere,
ossessione necessaria,
mia alba, mio tramonto

Di nuovo parisillabo (ottonario) “nobilitato”.

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“La vita può essere meglio di così” 2

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 2 Novembre 2005

Militari

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“Disordine disciplinato” 1

Pubblicato da sdrammaturgo su Venerdì 3 Novembre 2005

Compiuto incompiuto, e/o viceversa.


E mentre saggio le mani
nei tuoi capelli di rovo
tu con la bocca a corolla
carezzi le forme
del mio silenzio.

Esperimento: tre ottonarii e due senarii, ergo una strofa mista dispari, quasi una quartina espansa; per di più i versi parisillabi sono atipici per il genere lirico-elegiaco, dominio proprio di settenario, novenario ed endecasillabo, metri “nobili” secondo il De vulgari eloquentia dantesco.

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