L’ignobile mausoleo di Berlusconi
Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 11 Febbraio 2006
Silvio Berlusconi, ultimamente ospite al programma Mediaset Matrix dal sedicente sinistrorso Enrico Mentana (ebbene sì, pare si possa essere ospiti anche a casa propria), si è paragonato a Napoleone (gli era già capitato di autodefinirsi “il Gesù della politica”) : “Abbiamo lavorato molto, molto, ma molto di più di tutti gli altri governi… Solo Napoleone aveva fatto di più… ”. ”Non vorrà mica fare il confronto con Napoleone?” ha incalzato il fido padrone-di-casa-maggiordomo. Il Cavaliere ha replicato: ”Io sono sicuramente più alto”.
Sorvolando sul valore dell’irresistibile boutade (la quale non sembra necessiti di particolari commenti) dell’irresistibile Premier, solito ad irresistibili sparate di irresistibile simpatia vezzosamente autocelebrativa, tuttavia l’affermazione apre un’interessante prospettiva di indagine storico-politologica: un immaginario faccia a faccia tra l’ex cantante piduista e l’ex soldato semplice isolano, self-made man ante-litteram. Accomunati da una simile smodata ambizione personale e nulla più, ad incendiare un fantastico dibattito uno contro uno non mancherebbero motivi di attrito.
Ad esempio un’insanabile diverbio sorgerebbe in materia di sepoltura dei morti. E’ nota infatti la posizione in merito del Bonaparte: con il famigerato Editto di Saint-Cloud del 1804 egli sancì che, per motivi igienico-sanitari (nonché per concezioni egualitarie di matrice giacobina) i defunti dovessero essere tumulati fuori dalle mura delle città, in appositi cimiteri con tombe dalle lapidi uguali, e non più quindi all’interno di chiese o palazzi, onde scongiurare morbi causati dalle esalazioni dei corpi in putrefazione. Una disposizione tanto saggia da essere arrivata fino ad oggi praticamente immutata e tuttora in vigore a titolo di legge pressappoco in ogni nazione del mondo.
Legge che invece Berlusconi, guarda caso, non gradisce affatto. Se fosse accaduto che Silvio avesse letto Foscolo, si sarebbe potuto supporre che la sua antipatia verso l’editto napoleonico fosse dovuta ad un’interpretazione distorta del carme Dei Sepolcri. Già, perché quando il poeta parla dell’importanza del monumento funerario per eternare nel ricordo lo spirito dei grandi uomini, per “forti” intende i giganti delle arti e delle scienze (cita Machiavelli, Dante, Michelangelo, Galileo, Alfieri sepolti in Santa Croce a Firenze) e non certo gli abili imprenditori scesi in politica per lustrare una fedina penale tutt’altro che limpida.
Fatto sta che il Presidente del Consiglio ha in spregio l’idea di finire in un comune cimitero e condividere la terra col volgo. E’ noto infatti che all’interno della sua villa di Arcore si sia fatto costruire un vero e proprio mausoleo, astutamente registrato come “deposito di materiale inerte”, che dovrebbe accogliere le spoglie sue e degli altri componenti della famiglia. Per questo sta cercando in tutti i modi di cambiare la legge di derivazione bonapartiana al fine di essere inumato nel monumento eretto alla sua persona.
Meno noto e ben più sconvolgente però è che l’autore dell’edificio, il prestigioso scultore Pietro Cascella, lo abbia ornato con statue ispirate a Guernica di Pablo Picasso. Sì, esatto, Guernica, proprio Guernica, l’opera d’arte impegnata per eccellenza, una delle più – se non la più – pregne di significati politici di tutti i tempi.
La storia è questa: la sera del 26 aprile 1937, in piena guerra civile spagnola, che vedeva contrapposti i fascisti golpisti alle forze di resistenza democratiche, comuniste ed anarchiche, la cittadina basca di Guernica subì il primo bombardamento aereo della storia, eseguito a mero titolo di esperimento dai tedeschi, alleati dei falangisti del generalissimo Francisco Franco. Su 10000 abitanti, in tre ore e mezza circa 2000 furono i morti ed oltre 1000 i feriti, tutti civili: la cittadina infatti non aveva avamposti militari. Appresa la notizia, Picasso, comunista e quindi antifranchista, impegnato nella realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi, dipinse in appena due mesi un pannello enorme (metri 3.5 x 8) che commemorasse la tragedia, rigorosamente in bianco e nero, dal momento che il sangue delle vittime aveva lavato via il colore.
Ecco cos’è Guernica: la testimonianza sofferta di un atroce crimine contro l’umanità. Per questo ciò che ha fatto Cascella è vergognoso, imperdonabile: utilizzare l’emblema della lotta al totalitarismo, il simbolo di ogni denuncia di sopruso ai danni del popolo, per la mera celebrazione di un uomo – peraltro alto borghese, capitalista, destroso, demonizzatore del comunismo mentre Picasso era comunista e la guerra civile spagnola veniva combattuta contro l’usurpazione delle destre - svuotandolo in tal modo di ogni significato storico ed umano, è un atto criminale, irrispettoso delle vittime di quella strage infame ed irrispettoso anche dell’arte stessa, tanto più che l’autore del mausoleo è un artista tra i massimi contemporanei. Pensare che Cascella ai tempi realizzò perfino un Monumento alla Resistenza (1979, Massa Carrara) ed addirittura una scultura intitolata Bella Ciao… Se persino un artista sputa su una delle massime pitture di sempre e su tutti i valori che essa rappresenta, per di più tra l’indifferenza generale degli addetti ai lavori, diventa davvero difficile nutrire ottimistiche speranze per il futuro della cultura.
Chissà se Cascella si sia sentito un novello Duchamp alle prese con una decostruzione della sacralità dell’arte… D’altronde il fondatore del dadaismo arrivò a fare i baffi alla Gioconda nel celeberrimo L.H.O.O.Q. - N.B. pronunciando le lettere in francese si ottiene “elle a cheau au cul”, (=ella ha caldo al culo), riferimento al calore emanato dal forno dell’alchimista; dunque il quadro si configura come una sottile, colta e fondatissima allusione alle pratiche alchemiche di Leonardo da Vinci ed al carattere ermetico dell’arte in generale. Se le cose stessero così, Cascella dimostrerebbe di non aver capito alcunché di Duchamp, dal momento che il francese desacralizza l’arte per l’arte stessa e per il sapere, mentre l’italiano lo ha fatto per i soldi di Berlusconi. C’è una bella differenza…
Prestando le figure di Guernica al sepolcro faraonico berlusconiano, Cascella ha calpestato la memoria di morti innocenti, infangato Picasso, la sua arte e tutta l’arte, disonorato la lotta contro le dittature e gli abusi del potere, ignorando le sofferenze patite da coloro i quali hanno subito i soprusi del totalitarismo e di coloro i quali hanno pagato con la vita il semplice fatto di essere nati.
Guernica è stata bombardata di nuovo.
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