Arrivano i rinforzi
Pubblicato da sdrammaturgo su 23 Giugno 2006
Articolo scritto da me e Fulvio per la rivista “Aut” in occasione del Roma Pride 2006 (la cui parata sarà domani, sabato 24 giugno, alle 16, partenza da Piazza della Repubblica) al fine di presentare ExO – Comitato Etero Pro Omo alle altre realtà che parteciperanno alla manifestazione.
Ebbene sì, quest’anno anche noi eterosessuali (praticanti e non) abbiamo deciso di scendere in campo (che suona molto berlusconiano, ma nulla a che vedere) in quel del Pride. E sarà solo la prima di una – speriamo – lunga serie di manifestazioni che ci vedranno sfilare nelle strade al fianco dei compagni gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e varie ed eventuali.
Già, perché in materia di diritti la fame degli stessi dovrebbe essere sempre e comunque condivisa, senza lasciare che la pancia già piena di alcuni trascuri od ignori lo stomaco di gran lunga meno sazio di altri.
Ecco dunque il motivo per cui si è costituito – “dal basso” – ExO, il primo Comitato Etero Pro Omo, associazione spontanea a-gerarchica ed egualitaria di cittadini eterosessuali, che si propone un sostegno attivo in favore della comunità GLBTQ, troppo spesso lasciata sola a se stessa nelle sacrosante battaglie contro le discriminazioni.
ExO nasce da un interrogativo semplice, una curiosità tra l’antropologico e l’etologico: ci siamo chiesti infatti come l’ ormai famigerato italiano medio, figura abusata ma quantomai calzante, avrebbe potuto recepire la presenza di suoi “simili” ad eventi che egli tende a deridere e/o disprezzare quali il Pride.
Abbiamo provato ad immaginare codesto mediocre figlio della pizza-spaghetti-mafia-calcio-mamma connection davanti alla televisione, immancabile compagna di vita nonché guida spirituale per il suddetto, che trasmette immagini di uomini che si baciano, donne mano nella mano, ragazze che però hanno un che disospetto mascolino e viceversa, drag-queen, slogan con richieste composte da parole delle quali egli ignora il significato ma al cui mancato soddisfacimento egli contribuisce dal basso della propria grettezza. Ebbene, è facile supporre le sue espressioni di stupito disgusto, ma anche il sincero entusiasmo che lo pervade allorché pregusta le esilaranti battute omofobe che potrà sfoggiare al baretto, amplificando in tal modo la propria popolarità tra i compari ditresette.
“Io li chiuderei all’Isola d’Elba con un panino al giorno”, “Andate a lavorare, culattoni”, “Ma guarda tu che s’ha da vede”, “Ammazza quante checche ci stanno al mondo” “Che schifo”. Oppure le versioni nazi-dal-cuore-d’oro, protagoniste delle chiacchiere da supermercato o da parrucchiere: “Io non dico che bisogna ammazzarli, ma almeno abbiano la decenza di farlo di nascosto”, “Per carità, ognuno faccia quel che vuole, ma, signora mia, non sta bene”. Per finire conle più drammatiche, quelle del razzismo rovesciato: “I gay sono tanto simpatici”, “I gay fanno ammazza’ da le risate”, “Vorrei avere un amico gay e/o un gatto”.
Dunque il nostro buon vecchio italiano medio ha sempre finora visto alla TV individui che egli considera di tutt’altra specie rispetto a lui, persone che egli identifica come anormali, malate, contro natura, aliene, ed è fin troppo facile dare del pagliaccio al diverso per eccellenza. Ma come potrebbe reagire costuise nota tra la folla di froci e pervertiti alcuni soggetti che è costretto a riconoscere come suoi pari? Sì, uomini che hanno i suoi stessi gusti in fatto di donne (magari un po’ più raffinati e ricercati), che magari hanno appeso in camera il calendario di Max, proprio come lui; donne accompagnate da marito e figli o che sperano in un comunissimo compagno “maschio al 100%”; insomma, persone con le quali si confronta ogni giorno senza problemi, alle quali dà un colpetto col gomito per far notare la presenza del bonazzo o della bonazza di turno che sta facendo voltare tutti con le sue falcate ammiccanti e sensualmente etero doc.
Bene, egli quantomeno ne sarà scosso, sarà portato a porsi un interrogativo, chiedersi il perché di “gente normale” nel nugolo degli “strani”: come mai costoro non hanno paura di infettarsi con i germi dell’omosessualità? Come fanno asalutare amichevolmente e chiacchierare amabilmente con un ricchione? Hey, addirittura con un trans! Cosa hanno da spartire queste tenere ragazze con quelle diaboliche lesbiche? Perché mai gridano slogan in favore di quelli là? Ma soprattutto: non si vergognano del rischio di vedere compromessa la propria reputazione ed intaccate la propria virilità e femminilità?
La nostra speranza risiede nel fatto che questi dubbi rimangano nella sua testa il più a lungo e con la maggiore insistenza possibile, per poi, chissà, venire dissolti, per una volta, con una presa di coscienza dettata, finalmente, dalla ragione e non dall’intestino tenue.
Speranza vana? Forse, ma le grandi conquiste cominciano sempre come utopie.
I membri di ExO – Comitato Etero Pro Omo sono fermamente convinti del fatto che avere gusti sessuali condivisi dalla maggioranza non è e non può essere motivo di vanto; ritengono che una decisa e trasparente partecipazione di una rappresentanza di eterosessuali, riconoscibili in quanto tali, accanto ai non-eterosessuali a manifestazioni quali il Pride aumenti il peso delle rivendicazioni puntualmente calpestate dalla società clericale, sessista, razzista, intollerante o falsamente tollerante; per questo, chi aderisce ad ExO va oltre il concetto stesso di tolleranza e ne rifiuta la valenza semantica che qualifica uno stato di superiore accettazione nei confronti di un qualcuno od un qualcosa che viene comunque lasciato nella considerazione di inferiore: non c’è alcunché da tollerare quando c’è una totale e completa eguaglianza che non conosce falle o limiti dettati da pregiudizio o dogma.
Noi di ExO abbiamo un sogno (per dirla alla Martin Luther King, pensando in grande – suvvia, concedeteci delle iperboli sull’onda dell’euforia. E della rabbia, anche): ci piacerebbe che un bel giorno si potesse leggere sul giornale “Mario Rossi vince la lotteria” e non “Gay vince la lotteria”. Oppure “Morto autista sull’autostrada” e non “Morto omosessuale sull’autostrada”. O ancora “Giovane deruba negozio” e non “Giovane deruba negozio. Era gay”. Abbondiamo: “Uccide vicino di casa” e non “Uccide vicino di casa. Forse l’assassino era gay”.
Perché diciamocelo – benché sottovoce: uno, in fondo, eterosessuale, omosessuale, bisessuale, lo è in quella mezz’ora, due ore, tre ore o anche più (per i più fortunati) in cui esprime appieno, diciamo così, le proprie preferenze erotiche. L’impiegato delle poste mentre timbra la pratica, la professoressa mentre spiega la lezione, l’operaio mentre svita i bulloni, non risentono del proprio status sessuale. Quindi che istituzioni perbenistiche e bigotte pretendano di entrare nelle camere da letto e sulla base di quelle compromettere l’intera esistenza di un essere umano è inaccettabile, retrogrado, criminale e qualsiasi altro aggettivo dispregiativo vi si voglia aggiungere.
Di qui il nostro massimo supporto affinché gli appartenenti alla comunità GLBTQ possano formare una famiglia, qualora lo desiderino, adottare un figlio, trovare un lavoro gratificante, vivere ed esprimere liberamente la propria sessualità, in sintesi fare tutte quelle cose che a noi eterosessuali sono permesse come privilegi.
Perciò quello che ora è privilegio per alcuni deve diventare diritto per tutti.
Il 24 saremo al Pride, speriamo in tanti, speriamo volta in volta sempre di più, con il nostro bello striscione, i cartelli, gli slogan: le nostre voci per amplificare le voci di altri. Vuoi vedere che qualcuno si stura le orecchie?