Squillino le trombe, trombino le squillo

Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l’ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.

Archivio per Agosto, 2006

“Il cattolicesimo è una religione kitsch” 3

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 2 Agosto 2006

Cristo Sport

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Gioca ad “Un dio su misura”! Divertimento metafisico assicurato!

Pubblicato da sdrammaturgo su Giovedì 2 Agosto 2006

Partecipa anche tu al nuovo gioco dell’estate: creati un dio su misura per te!
Sei anche tu una delle 241365789000000 milioni di persone che non riconoscono il potere della Chiesa ma hanno bisogno lo stesso di un’entità superiore per alleviare la propria paura di crepare, considerandosi pure originali?
Ritieni anche tu che dio non sia quello descritto dalla Bibbia, dal Corano, dai Veda, dalla Sunna, dalla Torah o da qualsiasi altro testo sacro e sei stanco di doverti sentire rivolte le domanda: “Ma allora per te dio che cazzo è?!” oppure “Da dove cazzo lo tiri fuori?!”?
Da oggi non avrai più problemi!
Crea anche tu il tuo dio a tuo piacimento!
Libera la fantasia e sbizzarrisciti nell’assemblare una divinità che si confaccia perfettamente ai tuoi gusti!
Potrai inventare un dio biondo, moro, casual od elegante; potrai farlo spiritoso, gioviale, buono come il pane o severo ma misericordioso; fallo somigliare a tuo nonno od al tuo uomo ideale; immaginatelo bello e giovane o vecchio saggio con la barba bianca.
E non solo! Potrai sceglierne anche il sesso! Divertiti dunque a costruire un dio macho, o donna, o addirittura omosessuale.
Non è finita qui.
Un solo dio per te è troppo poco?
Il monoteismo è scontato, poco trendy?
Non c’è problema: con “Un dio su misura” potrai pure selezionare le opzioni “Politeismo” e “Pantesimo” e dare vita ad uno spassoso complesso di bonarie divinità, una per ogni tua esigenza metafisica.
Basta con questi dei dispotici presentatici dalle tradizioni religiose!
Da oggi puoi avere anche tu un dio che non ti giudica, che non condanna il sesso, ma anzi apprezza il divertimento e gioisce con te!
Un dio veramente egualitarista, antirazzista, giusto, quasi fricchettone, da oggi è possibile!
Desideri godere delle libertà che avresti con un sano ateismo ma per qualche oscuro motivo che la scienza non può spiegare ti va comunque di avere un dio?
Ma sì, basta con questo banale, semplice, poco creativo ateismo! Molto più divertente, originale, alternativo, farsi un dio su misura!
E allora che aspetti?! Partecipa subito ad “Un dio su misura”!
Le prime 50 adesioni riceveranno in omaggio l’estensione “Cristo a piacere”.
Non hai mai letto una sola riga del Vangelo oppure lo hai letto sottosopra e dunque sei convinto che dica le stesse cose di “Hotel California” degli Eagles?
Sei sicuro che trasmetta davvero un messaggio di pace ed amore e non vuoi che questa certezza venga sfatata e delusa?
Ma che importa! Ora il figlio di dio dice esattamente quello che vuoi tu!
Proprio così! Hai sentito bene!
Con l’estensione “Cristo a piacere” la figura di Gesù è disponibile nelle versioni: Cristo Comunista, Cristo Primo Anarchico, Cristo-che-dice-le-stesse-cose-di-Che-Guevara, Cristo Ghandi, Cristo Playboy, Cristo Hippy, Cristo Rivoluzionario, Cristo eroe dei due mondi, e tante, tante, tantissime altre!
La religione la stabiliscono i testi sacri? Bisogna conformarsi in toto ai rigidi regolamenti imposti dall’ortodossia per considerarsi credenti? Naaa, ma chi l’ha detto?!
Ora la religione te la fai tu! Tutto da solo, in piena autonomia!
Come sono matusa questi atei con il loro obsoleto libertarismo!
Ma che gusto c’è a fare quel che si vuole senza un dio che ti osserva?!
Con “Un dio su misura” dio ti fa compagnia! E non pretende nulla! Non decide per te, non ti governa! Ti lascia fare ed anzi meno vi badi e più è contento!
“Ma allora che ci sta a fare?!” vi chiederanno quei senili simpatizzanti del superatissimo ateismo.
Che sfigati!
“Un dio su misura”: cagarsi addosso adesso è cool.

Un dio su misura

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“La vita può essere meglio di così” 8

Pubblicato da sdrammaturgo su Mercoledì 2 Agosto 2006

Ore 6.30 ___Sveglia per i liceali
Ore 7.00 ___Sveglia per le medie
Ore 7.00 ___Preghiera personale per il liceo
Ore 7.30 ___Lodi mattutine comunitarie
Ore 7.45 ___Colazione
Ore 8.15 ___Scuola liceo
Ore 8.30 ___Scuola medie
Ore 13.20 __Angelus e pranzo
Ore 15.00 __Studio
Ore 17.00 __Ricreazione
Ore 17.45 __Studio
Ore 18.40 __Vespro per i liceali
Ore 19.00 __Celebrazione Eucaristica
Ore 19.35 __Cena
Ore 20.15 __Ricreazione – TV
Ore 22.00 __Silenzio e riposo

Ecco come trascorre una giornata in seminario.
Tutti i giorni, per anni.
Non è strano, dunque, se poi capita che si sviluppino
gravi, pericolose, immonde, turbe psichiche.

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“Diario simulato” 2 - Se avessi ucciso i miei genitori

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 2 Agosto 2006

Io sono un mostro. Non temete, so di esserlo. Lo so benissimo. Per questo mi sono subito costituito dopo aver fatto a pezzi i miei genitori. Come vedete sono un mostro consapevole ed onesto, pronto a pagare le proprie nefandezze.
Ho già avuto modo di vedere il telegiornale ed ascoltare le interviste al vicinato. “Erano persone tanto brave” “Una famiglia normalissima: lavoravano sodo, non avrebbero fatto del male ad alcuno” “Buoni come il pane: non meritavano questo” “Mai percepite avvisaglie di instabilità: non ce lo aspettavamo proprio” “Lo avevano educato a modo, ma evidentemente quando uno è pazzo…”.
Insomma, il solito berciare sulla “famiglia normale”, dai “buoni valori”, sul figlio instabile che la deve pagare cara per l’omicidio di “quei poveretti”.
Poveretti…cosa avevano fatto di male per meritare questa fine orrenda (i telegiornali sono poveri di sinonimi e nessun giornalista ha ancora trovato valide formule alternative in vece di “fine orrenda”)? D’altronde non mi picchiavano (dicono che qualche scappellotto quand’ero piccolo non possa essere ritenuto “picchiare”), mai ricevuto abusi o sevizie, nessun problema economico, niente “padre padrone” o madre folle. Dunque perché avrei dovuto odiarli a tal punto? Oh, perché di odio si tratta, è vero, ed al massimo grado.
In fondo era tutto così normale…normale…
Già, disgustosamente normale.
Ho ucciso perché ero nauseato. Voi menti qualunque riuscite a concepire difficoltà esistenziali solo in caso di estremo disagio sociale. Non avete gli occhi per vedere lo schifo di cui è composta la vita in cui sguazzate fieri. Quella misera vita fatta di valori spregevoli e deleteri che voi ritenete i migliori, i più sani. Voi fate ingerire ai vostri figli autoritarismo ed oscurantismo quando dovrebbero imparare la libertà del corpo e del pensiero. Li rendete automi livorosi e credete di aver fatto un ottimo lavoro qualora ci riusciate.
Quella era la vita che conducevo anch’io. Fin da piccolo costretto a sorbirmi le chiacchiere diseducative di due genitori ignari della propria inettitudine.
Forzato a mettere le scarpine che detestavo e pettinato come non mi piaceva affatto perché “bisogna presentarsi in un certo modo: se no che figura ci facciamo?”. L’obbedienza spacciata per nobile qualità: “E’ così perché sì. E poi lo dico io ed ai genitori si deve portare rispetto sempre e comunque”. La messa domenicale, il pranzo con i parenti e le loro ciarle meschine. “Quella è andata con una sfilza di uomini: che puttana” “Quello è frocio, poverino” “Non ti fidare degli uomini con i capelli lunghi: o sono ricchioni o sono drogati” “Alla tua età devi pensare solo a studiare!” “Il lavoro viene prima di tutto”.
Il loro universo microscopico e la paura del diverso, il legame con le tradizioni ed i costumi di “una volta”, i sentimenti bassi. Nessuno slancio passionale. “La vita continua”, “Non ci pensare”, “E che sarà mai”, “Morto un papa se ne fa un altro” “I proverbi ne sanno una più del Vangelo”.
Mi insegnavano che bisogna essere persone rispettabili, che non si può rispondere male al professore, che le regole vanno rispettate anche se sono abominevoli, che bisogna camminare a testa alta e per farlo è necessario genuflettersi al potere. Trasgredire è sbagliato. Il sesso è tabù.
La famiglia, prima di tutto.
Io quella famiglia ho voluto distruggerla poiché se la famiglia è quella, non merita di sopravvivere.
Probabilmente i miei genitori non meritavano di morire. Forse in fondo nessuno lo merita. Però non dite per favore che erano innocenti.
Io sono colpevole due volte: una per aver commesso un delitto, la seconda per non aver saputo divincolarmi dal guano di quel lerciume umano che purtroppo ho avuto in sorte di riuscire a discernere con insostenibile lucidità. Mi riconosco colpevole e sono pronto ad espiare. Ma anche i miei genitori lo erano ed era giusto che in qualche modo pagassero.
Colpevoli di pochezza piccolo-borghese, nonché, cosa ancor più grave, di tentata infezione del figlio con la loro banalità. E di banalità si può anche morire od uccidere.
Voi tutti, giudici delle buone cose di pessimo gusto, siete forieri di principii mortiferi e dal vostro immondo fiato non possono che uscire aborti o castrati.
Siamo le due facce della medesima lapide.

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“La vita può essere meglio di così” 7

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 2 Agosto 2006

Fagiani

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“Disordine disciplinato” 9

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 2 Agosto 2006

Giacomo Leopardi nel canto “La sera del di’ di festa” scrive:”[...] E fieramente mi si stringe il core, / A pensar come tutto al mondo passa, / E quasi orma non lascia. [...]“.
Ho sempre riflettuto molto su questi versi, così semplici e così densi ed abissali.
E’ vero, il tempo sgattaiola, rotola, e soffia via gli istanti, i pensieri, le cose. Eppure…Eppure non tutto cede al vento cosmico che spira e spazza. Tracce profonde rimangono eccome. I ricordi incarnati in sensazioni e le sensazioni trasudate dai ricordi restano impressi in profondità.
Si tratta di una memoria tramandata dalle cose stesse, conservata negli odori delle vecchie abitazioni, nei mobili decrepiti, negli oggetti usurati, nelle parole e negli sguardi catturati distrattamente, e quindi con maggiore cura.
Ricordo la casa di mia nonna: la stufa sempre accesa, il pestello di marmo, le salsicce e l’aglio appesi al soffitto, i fiori secchi, la pentola con la zuppa. Mi sedevo dopo una giornata passata a rubare ciliegie dall’albero di contadini poco accorti e guardavo il lago che dalla finestra si adagiava ai piedi dei monti.
Leopardi immaginava l’infinito oltre la siepe. Io non osavo superare la vetta dell’Amiata. Percepivo come un brivido la vastità raccolta intorno a me, nello specchio dell’acqua lontana, impregnata nel legno delle seggiole tremolanti. L’universo in un fazzoletto di piccole cose di ogni giorno.
E mi sentivo erede di un’eternità che avevo il dovere di custodire. Ero il custode dell’immobilità al cui interno scorre la lava delle ore, il guardiano dell’immutabilità che dovrà pur mutare, prima o poi, restando sempre uguale, perciò radicalmente diversa.
L’illimitato è affidato al perituro.

Stilistica

Metro novenario sciolto, labile, a tratti incerto, che scivola a volte in un ottonario da ritmo popolare, come un balbettio per lo stupore consapevole del minimo e dell’immenso.
Il registro non può che essere basso, sovente patetico, con picchi di vertigine trattenuta a fatica, come un sospiro profondo.

*

Sul vetro appannato compare
il volto di vecchio ragazzo,
ma è un apparire distratto
- i vetri talvolta son pigri.

Anziane nella credenza
le pentole ascoltano il legno
che carico d’anni e di pace
racconta la sua giovinezza.

Gli oggetti mi parlano e sento
le storie dei giorni fuggiti
che vivono morti da un pezzo.
Origlio i tramonti perduti.

Siedo e dalla finestra
indugio sull’acqua silente.
Taccio, tremo ed abbraccio
le antiche stagioni e le nuove.

Questo è dunque il mio tempo,
raccolto vicino alla stufa,
giovane e già così caduco,
crepitante nei memori tizzi.

Qui il mio presente si bagna
nel mare del tempo passato
e il lago tra i monti e la valle
è fiume nelle mie vene.

Il bacio degli anni trascorsi
è un’orma indelebile e grave,
seppure non duri un istante,
ché il tempo ha labbra di vento.

Mi sembra di avere vissuto
ancor prima di essere nato,
di avere con gli occhi dei cari
già visto le età delle nebbie.

Fatica il mio debole sguardo,
desidera eppure non osa:
la mia vastità sta raccolta
laggiù sotto al colle sul lago.

Sono io dunque quel lago,
questa stanza, immobili e muti:
abbiamo un principio e una fine,
ma ci inonda l’eternità.

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Cronache paesane

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 2 Agosto 2006

Io ne ho viste cose che voi cittadini non potreste neanche immaginarvi.

Ho visto discoteche all’aperto allestite al centro della piazza durante la sagra locale con i ragazzini a muoversi sui toni gutturali di un vocalist che si esprimeva in dialetto stretto, con gli anziani del posto ad osservare la scena a braccia conserte tutt’intorno alla pista.

Ho visto viaggiatori trovare difficoltà nel raggiungere il treno poiché era stata organizzata una gara di mini-moto sulla piazza della stazione.

Ho visto adolescenti fare a botte perché l’uno sosteneva essere la marmitta della Malossi di gran lunga migliore della Polini, mentre l’altro affermava il contrario.

Ho visto giovani istruiti venire derisi per un corretto uso del congiuntivo.

Ho visto bulli mettersi sulla difensiva non conoscendo il significato della parola “economico” e credendolo un potenziale insulto o raggiro.

Ho visto uomini ad un banchetto di nozze sciacquarsi i testicoli per mera goliardia nel bacile delle fettuccine riempito con acqua dopo che la pasta era stata servita.

Ho visto ragazzi vantarsi per aver sorpassato in terza un amico, però sfrizionando.

Ho visto coppie di fidanzati corrersi incontro per abbracciarsi per poi esclamare “E che cazzo fai?! C’hai ‘n’alito che puzza ch’appesta!”

Ho visto arzille vecchiette appassionarsi nel tentativo di convincere un giovane della sensazionale qualità estetica di un pomodoro.

Ho visto persone utilizzare le formule “dare fastidio” e “rompere il cazzo” come sinonimi di “corteggiare”.

Ho visto intellettuali sbeffeggiati appunto per il proprio status di intellettuali.

Ho visto leggiadre fanciulle accalorarsi per un partita di briscola.

Ho visto contadini ammazzare un coniglio a cazzotti in testa “perché così la carne e la pelle non si rovinano”.

Ho visto fragili vecchine provvedere ad una sovrabbondante cucciolata sbattendo i gattini addosso al muro tenendoli per la coda.

Ho visto mangiare formaggio con i vermi e lumaconi vivi.

Ho visto bambini alle elementari disegnare trattori al posto di astronavi e giocare ad arare un campo con la bici.

Ho visto spogliarelliste assoldate per fare uno striptease nella fontana principale riempita col vino in occasione della festa della caccia.

Ho visto barbieri raccontare di quando si era loro gonfiato il glande dopo un atto di onanismo praticato spremendosi sul membro latte di fichi appena raccolti e definire “cremino” il proprio organo sessuale dopo un anale con una partner.

Ho visto tombe con il balcone.

Ho visto folle ridere di gusto dopo un’abile imitazione del verso della somara che gode.

Ho visto una macchia di umidità adorata per via della somiglianza con il volto di Cristo.

Ho visto campanili esplodere perché il parroco distillava clandestinamente la grappa.

Ho visto sindaci legalizzare il tiro al piccione in pieno centro storico per ovviare al problema dell’eccessivo numero dei volatili.

Ho visto politici corrompere elettori con bottiglie d’olio d’oliva.

Ho visto il parere del Tubbista in materia di sessualità venire anteposto a quello di illustri psichiatri sessuologi, poiché “ne saprà di più il Tubbista, no?”.

Ho visto comari rifiutare un viaggio in Egitto tutto pagato perché coincidente con il periodo dell’irrinunciabile raccolta dei funghi.

Ho visto fare la prima colazione con minestrone, trippa al sugo e vino rosso.

Ho visto automobili acchittate come micromachine.

Ho visto tipi da bar narrare le gesta di muratori che avrebbero malmenato campioni mondiali di arti marziali.

Ho visto medici riempiti di cesti di frutta, verdura e vino donati dai mutuati e figli di medici non pagare il gelato in quanto figli del medico del gelataio, “perché per il figlio del dottore offre la casa”.

Ho visto organizzare una rissa in discoteca a scopo puramente aggregativo: “Mica dobbiamo vincere: è solo per fare a botte tutti insieme”.

Ho visto ragazzini parchi nel mangiare portati dal mago per far venire loro un appetito rispettabile e vittime di lussazioni accompagnati non al pronto soccorso, bensì dal Sor Duilio, che “di queste cose ne capisce”.

Ho visto la ricetta della felicità riconosciuta in “du’ pezzi de pizza, du’ fette de presciutto e du’ belle fiche”.

Ho visto donne pisciare in piedi nella catasta delle legna usufruendo dell’apposito spacco nella sottana.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come bestemmie all’osteria.
E’ tempo di vivere in città.

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Uomini e cerbiatti

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 2 Agosto 2006

Al mondo c’è sovrabbondanza di esseri umani.
Propongo di legalizzare l’abbattimento facendo pagare ai cacciatori 40 euro per ogni bambino e 110 euro per ogni adulto.

CerbiattoMassimo Giletti

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Epistola sul carcere e sull’indulto

Pubblicato da sdrammaturgo su Venerdì 2 Agosto 2006

Il carcere è disgustoso. Il carcere è il tempio della brutalità ed il regno dell’abuso. Il carcere è diseducativo. In carcere si diventa più cattivi. In carcere si viene trattati come neanche le bestie.
Tutto vero, ma…C’è un ma.
E’ indubbio che il carcere sia un’istituzione abominevole, retta sulla sete di vendetta della massa cavalcata dai potenti, che appagano il risentimento dei propri sudditi compiacenti illudendoli di essere più al sicuro, e non sul principio di riabilitare il reo (e quindi, di riflesso, la cittadinanza tutta) insegnandogli che ledere e prevaricare il prossimo è sbagliato. Però, mentre ci si ingegna (o meglio, mentre ci si dovrebbe ingegnare) per trovare nuovi ed alternativi strumenti di reintegrazione (preferibile al concetto di “scontare la pena”, che di per sé è privo di qualsiasi utilità sociale, eccettuato il becero valore di valvola di sfogo del catartico sadismo collettivo) in seno alla società civile, resta ineludibile l’esigenza di mettere soggetti pericolosi in condizione di non nuocere ad alcuno. Perché è palese che esistano soggetti oggettivamente dannosi per altri individui.
Vero è che al potere fa comodo non rieducare, bensì tenere la comunità degli uomini rigidamente ed arbitrariamente divisa in buoni e cattivi, giacché la tensione, il conflitto, la paura sono necessarie per esercitare il comando. Resta comunque il fatto che in presenza di un simile sistema socio-politico di controllo reale e semilibertà apparente, in cui il sopruso è perfino indotto dall’alto, c’è bisogno di mezzi di protezione che limitino i danni. Un circolo vizioso, certo, ma la soluzione allo stesso non è certo uno sbrigativo svuotamento delle carceri od addirittura l’abolizione immediata di tale istituzione auspicata da diverse aree della corrente anarco-comunista a cui appartengo.
A molti di quelli che io per primo considero compagni sfugge un aspetto tutt’altro che marginale sulla questione carceraria: esistono tipi di criminalità dovuti non già ad una semplice situazione socio-economica disagiata, risolvibile quindi migliorando il tessuto sociale e reinserendo il singolo in un ambiente più sano, forte di un buon lavoro e di una prospettiva sicura di benessere sicuro; bensì criminalità dalle radici psicologiche e culturali, o insomma cercata e voluta a sangue freddo a scopo di lucro (e quindi non attuata sulla spinta di un immediato istinto di sopravvivenza) o causata da un problema di carattere mentale.
A queste diverse categorie di delinquenza appartengono i crimini di mafia, gli intrallazzi dei politici, i reati finanziari o, appartenenti ad un altro insieme, i delitti dei pedofili, dei serial-killer, dei violentatori, etc.
Questi altri tipi di reati risultano assai più difficili da arginare senza una detenzione o qualsivoglia altra rigida misura di sicurezza.
Infatti, detto terra-terra, colui il quale pensa che “comandare è meglio che fottere”, non aspetta altro che uscire di galera per ricominciare la sua attività di dominio illecito e prevaricante, ridendo di quelli che costui chiama spregiativamente “comunisti, amici dei froci, nemici della Chiesa, ecologisti, rompicoglioni”; il mafioso in sé non è contrario al 41 bis in quanto rischia di rasentare una violazione dei delitti dell’uomo, bensì poiché lo limita e gli impedisce di gestire i propri traffici illeciti. Un boss sarebbe ben lieto ad esempio di vedere il carcere duro applicato al proprio diretto rivale. Oppure, il miliardario che tenta la scalata alla banca podn il politico che corrompe, non ruba certo per fame, ma per accrescere i propri possessi e quindi la propria influenza; la sua è quindi una disonestà connaturata e profondamente radicata in uno spirito misero e sprezzante dell’alterità. O ancora, il verme che violenta una donna od un bambino mossi da libidine deviata o l’assassino che uccide per mera sete di sangue, difficilmente se ne staranno buoni una volta rimessi in libertà.
Mi stupisce dunque la cecità di alcuni miei compagni che come me ed insieme a me si battono ad esempio per la causa del femminismo e della tutela delle donne e poi lottano duramente per permettere ad uno stupratore di potere di nuovo commettere il più viscido, il più schifoso dei crimini (volevo utilizzare il sinonimo “misfatto” per non ripetermi, ma avrebbe suonato troppo morbido).
Mi stupisce pertanto sommamente questo indulto – e la formula dell’indulto, sia chiaro, non è sbagliata di per sé, ma è anzi spesso una soluzione saggia per ovviare ad una condizione ignobile e disumana delle carceri - voluto dalla Sinistra connivente, con la Destra più sporca (FI, Democristiani, neosocialisti), che tutela gli interessi dei potenti. Saranno infatti gli strati più alti della popolazione a beneficiare in primis del decreto, politici e grossi imprenditori e finanzieri su tutti.
Mi stupisce (ma neanche tanto, in fondo – e purtroppo) la dichiarazione di Francesco Caruso: lui, che dovrebbe essere l’erede morale di Democrazia Proletaria et similia, ovvero della sinistra più pura, radicale, mai scesa a compromessi, quella sempre in prima fila nella lotta alla mafia, dà dei fascisti ai Comunisti Italiani che avrebbero voluto escludere dall’indulto i reati per concorso in associazione mafiosa.
Caruso sputa sulla morte di Peppino Impastato, praticamente suo predecessore politico del quale non merita neppure di condividere l’appartenenza ideologica.
Io sogno ed auspico un futuro, il più prossimo possibile, in cui il carcere non esista più in quanto il crimine non sarà più conveniente e chiunque si troverà a commettere un errore, anche un grave errore, sarà portato a riconoscerlo, superarlo e rimediare meritandosi una seconda possibilità.
Io considero il carcere una stortura della ragione, un mezzo inutile che fa comodo alla cripto-dittatura “che ci ostiniamo a chiamare democrazia”.
Io ritengo non solo opportuno, ma prioritario, che il carcere sia superato in favore di un vero programma di sicurezza e rieducazione.
Sicuramente anche Caruso, ma fondamentalmente, lui, non c’ha capito un cazzo.

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“Disordine disciplinato” 8 - Giuda

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 2 Agosto 2006

La crudeltà e la cecità sottese alla religione cristiana traspaiono emblematicamente nel trattamento riservato dalla tradizione dell’ortodossia all’apostolo Giuda Iscariota. Giuda l’infame, Giuda il traditore. Dante lo colloca nella Giudecca in bocca a Satana in persona, dove viene masticato in eterno insieme a Bruto e Cassio, gli altri due passati alla storia come traditori per antonomasia. Ma come per Bruto e Cassio il destino per la propria reputazione è stato ingiusto (tant’è che infatti macchiandosi di un grave crimine salvarono Roma dalle mire dittatoriali di Cesare), così Giuda ha dovuto subire la condanna senz’appello da parte della Chiesa e di conseguenza dei fedeli tutti.
Eppure Giuda non è che una vittima. Egli infatti non è stato che una pedina nelle mani di Dio affinché fosse realizzato il suo piano celeste. Era scritto che Cristo dovesse essere crocifisso, morire carico dei peccati dell’umanità per poi poter resuscitare testimoniando l’avvento del Regno dei Cieli. Giuda dunque era necessario: il suo tradimento è stato il tramite essenziale per la consegna del figlio di Dio alla Storia.
Giuda è stato sacrificato alla causa, povero insignificante burattino nelle mani di una divinità indifferente. Trenta denari sono stati il prezzo iniquo per una vita umana data in pasto al Cielo.
Se un Giuda ed un Cristo sono mai davvero esistiti, io voglio dare un piccolo, miserrimo anzi, risarcimento per più di duemila anni di disprezzo ad un innocente succube del controllo spietato di un Dio terribile.
Io Giuda me lo immagino così, a fare i conti con la propria immolazione ed accettare stoicamente la tragica sorte per amore verso un uomo, Gesù, che ha seguito fino in fondo, fino a rinunciare al proprio buon nome, al bel ricordo di sé tra le generazione avvenire, alla propria vita passata, presente e futura.

Senza essere un prediletto od un privilegiato, Giuda è stato un eroe.
Ovunque tu sia, Giuda, il tuo Ecce Homo ti spetta di diritto
.

*

Ti seguii dal primo giorno,
cieco,
tutt’orecchi,
brancolante nel tuo verbo,
o Signore.
Ti amai d’un amore sanguinario,
sanguinante di sciagura
come ogni vero amore.
Mi volesti assassino, Signore, ed obbedii:
m’immolai per la tua immolazione,
affinché tutto fosse compiuto.
Perdonami, Signore, se ora mi maledico,
poiché maledetto sarò per l’eternità.
Nel mio nome le genti vedranno
la carne dell’onta e del disonore.
Ma quello che per gli altri è tradimento
è l’atto estremo di fedeltà.
Se solo sapessero, o Signore,
che più di tutti t’adorai,
benché non fossi il tuo prediletto!
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Spero che almeno questi rami biforcuti
non si spezzino per farmi torto.
Continuerò a pregarti e ad amarti
tra le mascelle impietose di Satana.

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