In Italia – ed invero in gran parte dell’Occidente che si fregia di essere civiltà illuminata – la libertà di espressione sussiste soltanto previa autorizzazione. Dire la propria è lecito solo se viene accordato il permesso dall’alto. Insomma, c’è sì libertà di pensiero, ma basta che te lo tieni per te. Questa non è democrazia: è cripto-dittatura camuffata.
Ieri io, Fulvio ed Ambra, tre semplici cittadini qualunque, lo abbiamo constatato sulla nostra pelle.
Venuti a conoscenza che il 27 novembre Giulio Andreotti avrebbe presentato un libro all’Università Lumsa di Roma, avevamo deciso di organizzare un sit-in di protesta ed informazione contro il Disonorevole Prescritto a Vita – per l’occasione abbiamo anche aperto un blog al fine di raccogliere documentazione, articoli e materiale vario sul Senatore. L’idea era quella di distribuire davanti alla sede della conferenza copie della sentenza emessa dal tribunale di Palermo il 2 maggio 2003 che certifica i rapporti tra Andreotti e Cosa Nostra intercorsi fino al 1980.
Così ieri mattina, con un pacco di volantini ciascuno, ci siamo messi a svolgere il compito che sarebbe spettato ai media ufficiali, i quali invece hanno occultato la verità – tutti ricorderanno la puntata di Porta a Porta in cui venne mendacemente sancita l’innocenza di Andreotti – facendo passare per assoluzione quella che invece è una prescrizione per un reato “concretamente ravvisabile”.
Abbiamo fatto libera e gratuita informazione “dal basso”.
Eravamo solo in tre – perché si sa, da casa sono tutti rivoluzionari – ed a titolo assolutamente individuale ed indipendente, mossi da coscienza civile ed indignazione, abbiamo iniziato a dare l’estratto di un documento pubblico agli studenti di un Ateneo privato cattolico e destrorso, ai docenti, ai passanti, agli ecclesiastici che in quell’università sono di casa. A parte qualche sberleffo e qualche ghigno arrogante da parte dei soliti che chiudono gli occhi per partito preso e sono convinti di averli più aperti degli altri, ci hanno stupito la curiosità e l’interesse di coloro ai quali avevamo consegnato il volantino e a giudicare dagli sguardi di sorpresa di molti che via via si facevano cupi durante la lettura abbiamo avuto la conferma del valore dell’informazione: quasi nessuno lì sapeva la realtà dei fatti; quasi tutti ignoravano i legami comprovati tra Andreotti e la mafia ed i suoi ripetuti incontri con i boss.
In molti di loro qualcosa si sarà mosso, o forse no, ma di certo ora saranno in possesso di ulteriori elementi per affinare gli strumenti critici e formulare una personale opinione, non già campata per aria, bensì basata su fattori concreti. Carta canta.
Agli organizzatori dell’incontro però la nostra iniziativa non deve essere andata molto a genio, considerando che dopo neanche quaranta minuti hanno chiamato le guardie ed in poco tempo ci siamo ritrovati circondati da una decina tra carabinieri e poliziotti in borghese.
Dieci (forse dodici) rappresentanti delle forze dell’ordine per tre manifestanti: un record.
Dopo aver esaminato attentamente il contenuto dei fogli da noi distribuiti, consultandosi ripetutamente tra loro, ed aver avuto la cocente delusione che non eravamo imputabili di calunnia o diffamazione essendo quello un documento pubblico giudiziario, ci hanno intimato di cessare quella che era una “manifestazione non autorizzata”, sequestrandoci (anzi, “acquisendoci”) i cinque cartelli su cui avevamo riportato passi salienti della sentenza.
Dopodiché siamo stati portati in commissariato e denunciati per violazione dell’articolo 18 del codice penale (per cui sono previsti fino ad un massimo di sei mesi di reclusione, che contiamo di evitare sulla base del comma che rende non punibile chi non oppone resistenza o comunque per archiviazione del caso).
Firmare il verbale sotto la voce “L’INDAGATO/A” è stata per noi l’ennesima dimostrazione delle insanabili storture dello Stivale: un mafioso repubblicofago viene eletto Senatore a Vita ed invitato a pubblici eventi in luoghi deputati all’istruzione, all’educazione ed alla formazione, mentre chi contesta la mafia viene arrestato poiché l’esercizio di un suo sacrosanto diritto non è consentito senza il beneplacito delle autorità.
Dunque indagati per antimafia e per abuso di libertà d’espressione, a quanto pare ed andando a stringere.
Rimane un dubbio: in una città con un così alto tasso di criminalità impunita, uomini, tempo e mezzi per un volantinaggio contro un potente si trovano sempre.
Archivio per Novembre 2006
Indagati per antimafia
Pubblicato da sdrammaturgo su 30 Novembre 2006
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Considerazioni impopolari sugli Stati Generali dell’Antimafia
Pubblicato da sdrammaturgo su 20 Novembre 2006
Si è conclusa Contromafie, la tre giorni di Stati Generali dell’Antimafia promossa da Libera.
Fino a qualche anno fa sarebbe stato ancora impensabile una simile manifestazione contro Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, con una così vasta partecipazione di cittadini, giovani, autorità politiche e giudiziarie, intellettuali, giornalisti, movimenti ed associazioni provenienti da ogni parte d’Italia.
Per l’intero Stivale si è trattato di un successo senza eguali che ha sancito finalmente il carattere di problema nazionale e non meramente locale della criminalità organizzata (ed i media avrebbero potuto anche dedicare una maggiore attenzione all’evento).
Appurata dunque la straordinaria positività del meeting, è bene però cercare di controllare il più possibile l’entusiasmo e conservare una lucidità che permetta di analizzare gli aspetti meno esaltanti, per quanto possa essere fastidioso in occasioni come questa con un tale clima.
Perché punti opachi ce ne sono stati ed è bene rilevarli ed evidenziarli criticamente, poiché se si desidera davvero essere utili ad una causa, spesso bisogna saper essere scomodi ed anzi si ha il dovere di giocare la parte della cattiva coscienza.
Neanche a farlo apposta, le note più dolenti sono provenute dal mondo politico, dagli esponenti della Maggioranza di Governo intervenuti al convegno. Già Beppe Grillo ha ricordato in un suo post la contestazione spontanea di parte del pubblico al momento del discorso di Romano Prodi. Mentre infatti il Presidente del Consiglio si riempiva la bocca con la tradizionale retorica degli amministratori della Cosa Pubblica, molti astanti hanno sollevato in sala la questione dei deputati e dei senatori condannati in via definitiva che siedono ancora in Parlamento.
La stessa scena si è ripetuta al momento dell’intervento di Francesco Forgione, nuovo Presidente della Commissione Nazionale Antimafia, al quale molti ragazzi hanno accaloratamente chiesto spiegazioni sulla presenza di due corrotti (i poco onorevoli Cirino Pomicino ed Alfredo Vito) nella suddetta commissione. E’ stato triste e sconfortante assistere all’indecoroso spettacolo di un colosso dell’antimafia che di fronte alla domanda “che ci stanno a fare Pomicino e Vito, due condannati, nella Commissione Nazionale Antimafia???” svicola, si divincola, cambia discorso servendosi dei soliti strumenti della retorica populistica. Ancor più scoraggiante è stato vedere la platea inveire contro coloro i quali ricordavano animatamente al deputato di non aver risposto alla domanda, dimostrando che la “sindrome di Buona Domenica”, secondo la quale ha ragione chi ha il microfono, non risparmia nemmeno un pubblico di spessore come quello che può partecipare agli Stati Generali dell’Antimafia.
Prendere le difese del potente, per di più quando costui si sottrae al proprio dovere di dare spiegazioni alla comunità, è un’anomalia tutta italiana. Farlo anche se il potente afferma candidamente che “anche gli onorevoli condannati hanno il diritto di collaborare nelle commissioni parlamentari”, è tratto squallidamente tipico di quell’Italietta che in una sede come Contromafie viene combattuta.
No, onorevole Forgione, i corrotti non hanno alcun diritto di guidare il Paese. Se io ho la fedina sporca non vengo assunto nemmeno come commesso in un supermercato, ma se un politico ha ricevuto tangenti, può venire eletto alla Camera od al Senato. Non le sembra questa una stortura del l’apparato statale? Io la stimo, lei è un gigante della lotta alla mafia ed io neppure un nano. Io sono solo uno studente che non crede proprio di essere “la classe dirigente del futuro”. No, io sarò uno dei futuri sudditi della cripto dittatura chiamata democrazia, umiliato da un precariato senza via di scampo e da un’Italia inclemente con i proprio figli onesti. Lei è un gigante e proprio per questo dovrebbe dare il buon esempio alle nuove generazioni cui appartengo, dovrebbe dare il buon esempio a me, ed invece lei e la classe dirigente di cui è rappresentante, eletta con i voti di quelli come me, di quelli che auspicavano un cambiamento, avete votato un indulto che ha scarcerato i mafiosi, vanificando il lavoro di giornate come questa. Non avete presentato alcun disegno di legge per proibire l’accesso a cariche istituzionali a condannati ed indagati per reati gravi.
Non avrei mai creduto di trovarmi costretto a dare ragione al qualunquismo da baretto secondo cui “è tutto un magna magna” e “tanto sono tutti uguali”.
Ma se un altro esponente del Governo quale Marco Minniti, sempre a proposito della poco limpida composizione della Commissione Antimafia, arriva sbalorditivamente a giustificarsi con l’improbabile argomentazione per cui “in passato ci sono stati in commissione altri membri dalla dubbia probità, eppure si è lavorato bene lo stesso”, allora non si può che riconoscere amaramente il baretto come depositario della Verità assoluta.
A meno che Forgione e Minniti non abbiano preso spunto dalla frase di Marion Cobretti – personaggio protagonista del film d’azione “Cobra” interpretato da Sylvester Stallone – “ci vuole un pazzo per prendere un pazzo”, aggiornando il prezioso insegnamento in “ci vuole un mafioso per prendere un mafioso”.
E se lo Stato voleva dimostrare che la lotta alla criminalità organizzata è per l’attuale Gestione una priorità, particolarmente infelice è sembrata la scelta di Bertinotti di mandare una lettera in sua vece, nella quale si scusava per l’assenza dovuta ad improrogabili impegni per via dei lavori per la Finanziaria.
Insomma, per Bertinotti combattere le mafie è prioritario, ma ha preferito far altro. Strano modo di attestare quali argomenti hanno la precedenza.
Neppure Don Luigi Ciotti, leader di Libera e guida morale della società civile contro le mafie, è stato esente da sbagli, commettendo alcuni errori, anche vistosi, di valutazione. Siccome quindi ho imparato che uno dei principii base della democrazia consiste nel fatto che nessuno è e deve essere intoccabile, non posso lesinare alcune critiche neanche a lui, giacché dispensarlo da osservazioni di dissenso nei suoi confronti significherebbe tradire gli ideali che egli stesso si prodiga di diffondere.
Benché ogni sua parola fosse accompagnata da scroscianti applausi, ha sbagliato Don Ciotti a correre in difesa di Forgione affermando poco felicemente e demagogicamente: “Chi voleva parlare, poteva andare nei gruppi di lavoro!”.
Caro Don Ciotti, i giovani che hanno attaccato l’esponente di Rifondazione Comunista hanno partecipato tutti con grande convinzione ai gruppi di lavoro e proprio per questo hanno contestato colui dal quale si sono sentiti traditi. Lei, padre, avrebbe dovuto apprezzare invece la passione di quei ragazzi, mossi da un’esigenza di rettitudine e trasparenza nella politica.
Ha sbagliato a dire: “Le risse tra di noi fanno il gioco della mafia”, non capendo che non si trattava di liti tra compagni, bensì dell’espressione del disappunto del popolo contro il potere immeritevole di essere tale. Si trattava non di un diverbio orizzontale, bensì di uno scontro in verticale, dal basso verso l’alto, e mi stupisce che proprio lei si sia prodigato per proteggere un membro, per quanto virtuoso, di quella categoria che da sempre ripete il ritornello “Metteremo in ginocchio la mafia” e poi delude puntualmente le aspettative, che confonde l’organizzazione della polis con la conservazione del controllo, del dominio.
Ha sbagliato a tessere elogi a Radio Vaticana: serve a poco condannare le stragi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra se poi si fa finta di non sapere che le onde dei ripetitori illegali di “Radio Erode” ammorbano l’aria di Cesano e dintorni, costituendo la principale causa di tumori nella zona ed alzando vertiginosamente il tasso di mortalità infantile.
Ha sbagliato a menzionare Giovanni Paolo II: vero che il predecessore di Ratzinger si era schierato contro la guerra e le armi, peccato però che aveva anche sostenuto la sanguinaria dittatura di Pinochet.
Credo inoltre sia stato proprio grazie a Luigi Ciotti se il Vaticano ha messo a disposizione l’Auditorium della Conciliazione e la Pontificia Università per gli incontri di Contromafie.
Confesso il mio senso di profondo disagio mentre passavo per quelle aule, considerando quanti capitali di boss gonfino le casse della Banca Vaticana e come la Chiesa sia una struttura storicamente connivente, se non collusa, con le mafie (organizzazioni peraltro smaccatamente cattoliche). Prova ne sia il clamore suscitato dalla rara emersione di personalità ecclesiastiche che si distinguono dalla media, quali ad esempio il compianto Don Puglisi o Don Ciotti stesso.
Insomma, se una pecca c’è stata nella meravigliosa manifestazione degli Stati Generali dell’Antimafia, può essere sintetizzata nella formula “eccesso di moderazione”: la criminalità organizzata è un fenomeno estremo e per affrontarla serve essere estremisti.
Mi sovviene a riguardo l’eccezionale breve testo di Dario Fo “Io non sono un moderato”, dal quale molto si può imparare per portare avanti difficili battaglie sociali di civiltà.
Ovviamente Contromafie è stata nel complesso una grandissima vittoria.
___________Claudio Gianvincenzi coadiuvato da Fulvio Venanzini
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Bullismo di Stato
Pubblicato da sdrammaturgo su 18 Novembre 2006
Guardare la rassegna stampa del TG5 prima di andare a dormire fa sempre bene. No, non concilia il sonno, ma offre ogni volta ottimi spunti di riflessione in negativo che daranno inoltre una scossa di adrenalina alla successiva fase R.E.M., rendendola ricca di incubi popolati da giornalisti de Il Foglio che battono il record di cazzate concentrate in una sola pagina di giornale.
Può capitare ad esempio di vedere un servizio su una ricerca svolta da Renato Mannheimer (quello di Porta a Porta. Quello che riesce a fare allo stesso modo e con lo stesso spirito un’indagine sugli stupri infantili ed una sulle preferenze alimentari dei quarantenni pelati dicendo sempre e comunque una stronzata. Un ricercatore tutto d’un pezzo, ma tagliato male) secondo cui la stragrande maggioranza dei ragazzi, giovani e giovanissimi, preferirebbero essere furbi e prepotenti piuttosto che secchioni ed onesti.
Il giornalista in studio sbigottito, Mannheimer sbigottito, lo spettatore medio (immagino) sbigottito, probabilmente il lavapiatti della mensa Mediaset sbigottito. Insomma, uno sbigottimento “intercatodico” e generalizzato.
Posto che i risultati del sondaggio siano attendibili (non si sa mai, con uno che lavora per Bruno Vespa), mi chiedo come possa sorprendere un simile responso. Deve indignare, certo, far inorridire, sconvolgere anche, ma non stupire.
Sulla scia del raccapricciante ed ormai ben noto video che mostra vomitevoli bulli percuotere ed umiliare un compagno di classe down si è innescata infatti una sequela di banalità mediatiche, luoghi comuni telematici sotto forma di talk show ed approfondimenti televisivi infarciti di opinionisti (queste nuove figure a forma di punto interrogativo) che si chiedono smarriti come possano verificarsi simili inqualificabili atteggiamenti.
Come accade ciclicamente dunque il problema della violenza e dello sfacelo di valori (in senso lato) giovanile risale alla ribalta, ed ecco subito pronti gli untuosi fetidi viscidi cani criminali del Moige (associazione anticulturale, disastrosa e diseducativa per la quale non saranno mai sufficienti le ingiurie) et similia sbalorditi ed increduli, pronti a dare la propria ricetta contro le storture dell’adolescenza, riconoscendo in un lampo la causa di tutto nei videogiochi, nella TV, addirittura in internet (che, come ha osservato acutamente il mio coinquilino, è un po’ come dare la colpa alla piazza se qualcuno viene ucciso in piazza), colpevole di offrire la possibilità di diffondere simili video – non accorgendosi però che proprio grazie a quella diffusione è stato possibile venire a conoscenza di un caso che altrimenti sarebbe avvenuto nell’ombra, con buona pace per il disabile picchiato.
Tuttavia, indovinati i motivi del disagio giovanile (ne sono proprio convinti loro, eh), nei loro occhi resta il dubbio sul perché i ragazzi preferiscano essere furbi che onesti.
Si sa che l’essere umano, in quanto animale, per di più razionale, trova nell’emulazione il primario strumento pedagogico. Ad essere imitato è ovviamente il mondo degli adulti. Vengono quindi naturalmente presi a modello gli adulti di successo. Sono i potenti che devono essere seguiti, quelli affermati, gli individui rispettati dagli altri, i capi branco. E nella vasta e contorta tribù umana i capi per eccellenza sono senza dubbio i politici, i governanti, i legislatori. La classe insomma che detiene ed amministra il controllo.
Qual è allora l’esempio che possono dare costoro ai giovani? Quale lezione di vita recepiscono le nuove generazioni dalle vecchie? Cosa si può imparare da un universo in cui la furbizia e la slealtà sono caratteristiche non già penalizzate, ma anzi premiate, necessarie alla scalata personale?
Il Parlamento ospita deputati e senatori condannati in via definitiva, presidenti di regione indagati per mafia vengono riconfermati a furor di popolo, delinquenti d’alto bordo e dittatori vengono riabilitati nei salotti buoni della Rai, Andreotti è senatore a vita, Berlusconi due volte Presidente del Consiglio, le operazioni giudiziarie screditate con la connivenza dei cittadini espressa al momento del voto.
Il pm Piercamillo Davigo, ospite alla trasmissione AnnoZero di Michele Santoro, ha fatto notare come ogniqualvolta in cui un magistrato corrotto è stato scoperto, tutti i colleghi si sono uniti contro di lui per farlo rimuovere dall’incarico e consegnarlo alla giustizia. Al contrario le Camere non hanno mai autorizzato un solo arresto ai danni di un parlamentare, stringendosi in cerchio a tutela del proprio simile.
L’indulto poi – o “autoindulto”, come più correttamente lo chiama il gigante Marco Travaglio – è stato tra le prove più palesi della malafede dei terroristi di Montecitorio.
Per il politico il sopruso, l’illecito, la sottomissione del più debole, il raggiro ai suoi danni, rappresentano un modus operandi quasi costitutivo, ed il popolo si inchina, perché il più cattivo è il più forte ed il più forte viene temuto e rispettato. Perché come diceva Churchill ci vogliono bastone e carota. Però lo statista conservatore non aveva specificato dove il popolo perversamente preferisca riceverli.
A ben vedere pertanto, in sintesi, si tratta in fondo di un bullismo elevato a sistema amministrativo, sofisticato ed elegante, in giacca e cravatta, compiuto a mani pulite e coscienza sporca, operato con truffe e tangenti, meschine evoluzioni della brutalità ruspante che imperversa tra i banchi di molte, troppe scuole.
Questo è ciò che i feroci prepotenti in erba recepiscono dalle guide del proprio Stato e lo applicano in quanto in esso scorgono la via maestra per la riuscita sociale.
A ben vedere quei bulli sono la perfetta classe dirigente del futuro.

Prima________________ Dopo
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Giovedì 16 vs Venerdì 17
Pubblicato da sdrammaturgo su 16 Novembre 2006
Ci sono certe giornate in cui sembra condensarsi un numero di eventi sciagurati, stranezze, atrocità, fatti sconcertanti, superiore rispetto al solito. Magari è solo il particolare stato d’animo di quel preciso giorno che porta a notare di più determinate cose, oppure dipende semplicemente dalla maggiore attenzione con cui vengono lette le fonti d’informazione. Fatto sta che il giovedì 16 novembre da poco trascorso mi è parso un tantino più sfigato in confronto agli altri giorni della settimana – tanto per sfatare la miserabile ed abominevole superstizione popolare che vuole il venerdì 17 quale giorno deputato alla sfortuna per eccellenza.
Tutto è cominciato con un’email inoltrata dal sito dei radicali in cui si informavano gli iscritti alla mailing list (io lo sono in qualità di organizzatore di ExO – Comitato Etero pro Omo – tanto per fare un po’ di pubblicità all’associazione) sulla seduta parlamentare del 15 novembre, incentrata su un emendamento proposto dalla Rosa nel Pugno che, nella persona di Maurizio Turco, chiedeva l’abrogazione dell’esenzione dal pagamento dell’ICI di cui godono le attività commerciali legate alla Chiesa cattolica.
Chiunque si ostini a sostenere che l’Italia non è un paese genuflesso al Vaticano come andiamo dicendo noialtri sporchi senzadio, può tranquillamente chiedermi il resoconto stenografico dell’interrogaizone parlamentare allegato all’email, che sarò ben lieto di fornire.
Alcuni stralci significativi: “Noi siamo sostenitori della Chiesa, che dal nostro punto di vista è un elemento fondamentale di questa civiltà” (Massimo Nardi della nuova Democrazia Cristiana – fa rabbrividire sentire ancora quel nome, eh?).
“Con questo emendamento si vuole calare la scure fiscale pure sulla Chiesa e in particolare – incredibile, ma vero -, su tutti quegli immobili, quelle strutture e quelle attività nelle quali e con le quali la Chiesa adempie alla sua missione e contribuisce al bene comune della collettività, garantendo in questo modo un particolare servizio a favore dell’intera società nazionale e rispondendo ad esigenze sociali primarie alle quali lo Stato spesso – molto spesso – non riesce a far fronte” (Riccardo Pedrizzi di AN)
“Si tratta, cioè, di penalizzare e non riconoscere una funzione civile e sociale che, invece, viene svolta.” (Luca Volonté dell’UDC)
“Rincorrendo una mentalità giacobina che mi auguravo superata, vogliono circoscrivere l’attività della Chiesa medesima entro ambiti angusti compresi nei sacri recinti.” (Fabio Garagnani di Forza Italia)
“In proposito, ricordo i santuari e i negozietti dove si vendono cose accessorie: colpire queste attività vuol dire fare un’operazione di stampo ideologico.” (Carlo Giovanardi dell’UDC)
“Perché un ospedale statale non paga l’ICI ed un ospedale convenzionato la deve pagare? Perché una scuola paritaria deve pagare l’ICI e una scuola statale no?” (Luisa Capitanio Santolini dell’UDC)
Perché magari un istituo pubblico è un servizio di tutti erogato per i cittadini, mentre una struttura privata ha comunque sempre uno scopo di lucro…
Ma ciò che più sconvolge è che l’emendamento è stato avversato anche dalla sinistra massimalista, le cui posizioni sono riassumubili nell’intervento di Vladimir Luxuria:“Voglio ricordare che è stata già ripristinata l’ICI sugli istituti privati cattolici dal decreto Visco-Bersani. Qui non faccio riferimento ai luoghi di culto, ma agli hotel e ai ristoranti per i quali, nella scorsa legislatura, si è voluto abolire l’ICI creando ingiustizia e disobbedendo alle più elementari regole della libera concorrenza.
Voterò contro l’emendamento della Rosa nel Pugno perché credo che sulla possibilità di tendere un tranello, cioè di svolgere in uno stesso edificio un’attività non di lucro insieme ad un’altra a fini di lucro, vengono già effettuati controlli sia fiscali sia sui metri quadri del locale. Ricordo, infine, che il beneficio di cui si discute va esteso a tutte le attività commerciali svolte a fini non di lucro e di alta utilità sociale, sia laiche sia cattoliche”.
Ciò che è emerso alla fine è dunque questo: la Chiesa è un bene oggettivo per la società (e già qui se si dissente è solo perché si è che chiusi in una cecità ideologica) ed è talmente tanto importante che merita tutti i privilegi che ha, senza possibilità d’appello. Non solo: è così inattaccabile che persino i deputati della RnP hanno ribadito che è giusto esentare il Vaticano dal pagamento dell’ICI per gli edifici di culto e si sono difesi quando sono stati “accusati” di volere l’abolizione del concordato e dell’8×1000. “Non è vero, non è vero!”, perché si sa, l’8×1000 è buono e giusto, e nessuno osi affermare il contrario. Peccato però che l’8×1000 sia un furto legalizzato ai danni dello Stato, cioè di tutti noi.
Mio nonno deve pagare la tassa sulla casa che ha costruito con le sue mani (muratore volenteroso, mio nonno), mentre il Vaticano ha il diritto di non pagarla per i suoi esercizi commerciali, sottraendosi in tal modo alle naturali e normali dinamiche della concorrenza partendo già favorito.
La Chiesa quindi è il bene assoluto.
Ciò veniva sancito proprio mentre un parroco veniva arrestato per la seconda volta per violenza ai danni di una bambina.
Anche per lo stupro la Chiesa gode di privilegi: i sacerdoti non sono mai puniti come gli altri, vengono ben presto rilasciati e godono di una protezione dall’alto. No, non da dio, ma da chi dio lo crea ogni giorno ed amministra il potere che si è inventato: Benedetto XVI stesso, ad esempio, quando era solo il cardinale Joseph Ratzinger, fu responsabile dell’applicazione del documento segreto del Santo Uffizio Crimen Sollicitationis in base al quale, per prudenza e per non fare scandalo, i preti pedofili non venivano rimossi dall’incarico pastorale, ma semplicemente spostati in un’altra parrocchia.
E proprio in un giorno così nefasto come il 16 novembre Francesco Cossiga (una persona per bene, si sa. Qualche responsabilità in molteplici stragi durante gli anni di piombo, ma che vuoi che sia) interviene in difesa di quel sant’uomo del papa presentando un’interpellanza al premier Romano Prodi e al ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, in cui viene chiesto se sia “lecita e legittima” la satira su Benedetto XVI in ambito Rai, o se invece sarebbe meglio concedere “un particolare rispetto” al capo della Chiesa cattolica.
Sulla vicenda del risentimento vaticano per la parodie di Crozza e Fiorello ha già detto tutto il sommo Daniele Luttazzi ed invito tutti a leggere questo articolo, assolutamente perfetto.
Cos’altro ancora in questo 16 novembre? Ah, sì, sono stati assolti i poliziotti autori del pestaggio contro un immigrato arrestato a Sassuolo lo scorso febbraio. Erano stati anche colti in flagrante da una telecamera amatoriale. Il video era noto a tutti, ma evidentemente non ha rappresentato una prova sufficiente. Probabilmente se un poliziotto ammazza qualcuno, il morto non è una prova sufficiente. Caso archiviato.
E poi? Tre nuovi morti per la guerra di camorra, ma tanto la mafia non esiste, quindi nessun problema.
Ma la notizia più terribile resta l’ultimo calendario Pirelli con Sofia Loren come protagonista: per un soffio, invece che i gerontofili avrebbero esultato i necrofili.
Infine, pare che il Pallone d’oro quest’anno lo abbia vinto Cannavaro e considerando che non lo hanno dato neanche a Baresi e a Maldini, si tratta di un’offesa al calcio ed allo sport in generale.
Devo togliere Repubblica.it come home page del mio browser.
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“La Vignetta di Quei Due” 2
Pubblicato da sdrammaturgo su 13 Novembre 2006
Pubblicato su La Vignetta di Quei Due | Contrassegnato da tag: 8x1000, antiteismo, satira, umorismo | Lascia un commento »
“Padre, com’è andato Halloween?”
Pubblicato da sdrammaturgo su 1 Novembre 2006

“E’ stata una festa da sballo: c’erano un sacco di bambini!”
Pubblicato su Non parole. Un pesto., Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: antiteismo, satira | 1 Commento »

