Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

La TV proclama: W le donne all’antica!

Pubblicato da sdrammaturgo su 5 Febbraio 2007

La spazzatura televisiva va seguita con attenzione. Anzi, di più: va tutelata ed amata. Già, perché essa ci insegna più cose sull’animo umano di quante ce ne abbia dette Dostoevskij ed è più divertente del miglior Woody Allen. Davvero. (Puntini di sospensione, cespuglio di paglia che rotola). Ok, ok, è solo una boutade, ma un fondo di verità c’è (sulla sua incommensurabile portata comica resto però inamovibile).
La TV in fondo dà al pubblico ciò che il pubblico vuole. Crea consenso, è vero, inculca opinioni più che registrarne, è uno strumento di controllo invece che un rilevatore di informazioni, ma per poter conservarsi tale deve far leva sui gusti dello spettatore. Per questo il prodotto è sempre più scadente: la televisione mira all’appetibilità; maggiore è la semplicità, maggiore è la diffusione; se aumenta la vendita, aumenta il guadagno. Ecco perché chi manovra i media non ha alcun interesse a fungere da educatore. Ma più i media puntano sull’ignoranza, più il fruitore rimane ignorante e più lo spettatore è retrogrado, più esige materiale elementare. Non se ne esce: un circolo vizioso. Lo schermo della televisione nostrana risulta pertanto uno specchio vivo in cui l’Italietta guarda se stessa ed è osservata a sua volta. E la perfezione del riflesso è disarmante nella sua eccellente focalizzazione sugli aspetti più scabrosi del costume italiota che non posso sfuggire ad un occhio attento.
Il trionfo della sottocultura da suola della Stivale è emblematicamente espresso dall’immagine della donna data in scampoli di due trasmissioni che ho avuto la fortuna di beccare durante un paio di fruttuosi zapping: il sempiterno Stranamore e la gloriosa Buona Domenica. Ciò a cui mi è capitato di assistere costituisce un validissimo esempio di quell’insieme di valori sgradevoli che la TV mira a conservare in quanto tanto cari ai cittadini del Belpaese.

Partiamo da Stranamore, preziosa eredità lasciataci dal Fu Alberto Castagna (c’è chi consegna ai posteri “Il dottor Stranamore” e chi “Stranamore”, che volete farci).
Quest’anno c’è un nuovo gustosissimo gioco: in studio una mamma sceglie tra tre pretendenti quella che diverrà la compagna del figlio. Le ragazze vengono fatte entrare dalla famigerata porta e si mettono in riga. La futura acidissima suocera inizia a fare loro domande sotto lo sguardo del figlio che segue tutto dall’esterno e si fida ciecamente di quella che sarà la scelta, perché “la mamma è sempre la mamma”, “guai a chi mi tocca la mamma”, “mia mamma è la migliore di tutte”, “mamma solo per te la mia canzone vola”. “Vediamo…Cosa ti piace fare nella vita?” “A me piace sedurre gli uomini”. “Buuuu! Buuuu!”, rumoreggia il pubblico indignato. “Eh, no, non ci siamo proprio”, fa l’italica genitrice, con la presentatrice che annuisce (pia donna, la Folliero). “E tu?”, passando in rassegna la seconda. “Io amo andare a ballare con le amiche”. Di nuovo cori di disapprovazione. “Mmm, non va mica bene. Sentiamo la terza” “Io adoro cucinare ed accudire i bambini”. Grida di giubilo, il pubblico in delirio, occhi ridenti e commossi della madre, un tripudio di esaltata euforia.
Manco a dirlo, è quest’ultima ad essere eletta come futura amorevole sposa nonché affidabile ed ineccepibile nuora.
Badate bene il meccanismo perverso: due stereotipi di donna emancipata (la libertina e l’indipendente) vengono messi alla gogna in favore dell’avita figura della regina del focolare, la nobile mater di una volta, tutta casa e famiglia, che volontariamente fa delle pareti domestiche il proprio habitat e lascia al maschio il mondo esterno, perché insomma, una donna in giro, che esce, lavora e si diverte, non sta bene.

Buona Domenica, apoteosi del trash (resteranno scolpiti nel tempo ad imperitura memoria i giochi del salto in alto – “Salto per i bambini dell’Africa!”, e giù il VIP di serie B che cade sul materasso – e quello a chi fa arrapare di più Bettarini), vero e proprio metatrash, dove c’è tutto il meglio del meglio (leggi “peggio del peggio”), contenitore per la raccolta mista degli altri rifiuti del palinsesto, inscena una simile gogna mediatica: Diana, concorrente del Grande Fratello, ragazza sessualmente esuberante uscita dalla Casa con un plebiscito delle casalinghe, inferocite dagli atteggiamenti disinibiti dalla ventiseienne italo-russa (“Pure mezza extracomunitaria!”) identificata come icona della ruba-mariti, viene esposta alle critiche di Raffaello Tonon, Pasquale Laricchia ed altri insigni esponenti della sobria virilità nazional-popolare, strenui difensori dei buoni costumi italici tra gli scroscianti applausi di un pubblico perbene, ammodo, di sani principii. “Va bene vivere la propria vita come meglio si crede, ma sempre nel rispetto della decenza” “C’è un limite agli atteggiamenti che si confanno ad una donna” “Non è bello che una ragazza si mostri in un certo modo”.
Poiché i pompini fatti ai fini del successo, quando suppliscono a carenze di meriti e capacità personali che ostacolerebbero la carriera, come quelli di Elisabetta Gregoraci, che a Buona Domenica è la diva assoluta ed indiscussa, vanno bene, ma quelli fatti per piacere personale, non sia mai! Sono sconvenienti! Giacché l’uomo è cacciatore e la donna è preda, l’uomo è Don Giovanni e la donna mignotta, l’uomo tromba per necessità e la donna per far contento l’uomo.
Passi la valletta-oggetto, puro corpus eroticus per le brame del consumatore, ma giammai queste svergognate moderne gratuitamente disonorate!
Il popolo non merita quel briciolo di progresso sociale che ha ottenuto grazie ad una minoranza di persone affamate di libertà: merita il grigiore predicato dagli indomiti cavalieri della moralità. Il bigottismo democristiano non è mai stato un caso. La mamma, la parrocchia, la famiglia, lo stadio, la caserma, e poi gli uomini al bar o a puttane e le donne a curare i fornelli e la prole. Contenti loro…
Quando una trucida misconosciuta partecipante ad un reality di basso profilo risulta il massimo del femminismo passato in televisione, tanto da fare quasi la parte dell’illuminata davanti ad una platea di indubbi bifolchi di vastissime proporzioni, c’è da preoccuparsi non poco.

Per coronare tali esempi della recente ondata di repressione sessuale (come dimenticare i casi umani del “Silver Ring”, l’anello della castità?), leggo oggi un trafiletto su City: “Un consiglio del papa: ‘Fidanzati, siate casti!”.
Un consiglio di Claudio: “Religiosi, datevi fuoco!”.
Non so voi, ma io temo molto di più i sessuofobi rispetto che so, ai terroristi islamici, giacché questi ultimi offrono una morte rapida ed immediata, mentre i primi propongono una lunga vita di merda.

Marge&Marilyn

P.S. Sabato 10 febbraio a Roma, ore 14.00, Piazzale Ostiense, manifestazione NO VAT 2007, casomai foste stufi dell’invadenza della Chiesa nello Stato italiano.

Aggiornamento del 12 Febbraio 2007

Su Leggo di oggi compare questo trafiletto

Trafiletto Buona Domenica

Qui c’è l’intervista incriminata.

Il mito che non ti aspetti.

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