Squillino le trombe, trombino le squillo

Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l’ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.

Un appunto animalista

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 11 Gennaio 2008

A Roma, vicino alla fermata metro Lepanto, c’è una gelateria siciliana - una delle migliori del Centro-Italia - che ha tutto un intero bancone di gelato artigianale alla soia. Tantissimi gusti, compresa la panna montata vegetale (e scusate se è poco). Insomma, un vero e proprio paradiso per un vegetaliano - no, non mi pagano: se la tua attività produce o vende alimenti etici di qualità, la pubblicità te la faccio gratis e quanta ne vuoi. Te la meriti, che cavolo.
Tempo fa, tra una goduriosa leccata e l’altra (no, non potete capire la gioia estatica che prova un vegano nello scoprire gelato sciolto di soia), mi è capitato di imbattermi in questo volantino

Volantino gelato di soia

Ora, quanto c’è scritto è tutto vero e sacrosanto. Ma è quello che manca che mi fa riflettere ed irritare. Mi chiedo: ma che cazzo ce voleva ad aggiunge ‘na riga, una sola misera stronza riga, facendo menzione al fatto che mangiando gelato di soia, oltre a te, ne guadagna in salute anche una vacca alla quale vengono risparmiati tre anni di inseminazioni artificiali, parti forzati e mungitura intensiva che le provoca mastiti e piaghe e la costringe a morire massimo a sei anni (già, una mucca viene letteralmente spremuta a sangue) quando, in condizioni di libertà, potrebbe campare tranquilla fino a quaranta?
Bastava un semplice trafiletto in aggiunta agli altri: “Prodotto etico. Per chi è contrario allo sfruttamento animale”.
Invece no: per vendere, devi puntare sull’egoismo dell’essere umano: “Magna que’, ché te fa bene”. L’importante è che convenga a te, poi del resto che te frega? Tanto tu sei un’isola sospesa nel vuoto, quello che fai tu non ha ripercussioni sull’ambiente che ti circonda e sugli altri, no?
“Magna que’, ché fa bene a te e pure a ‘na vacca” già non va più bene: guai a far parola delle sofferenze altrui, specie se si tratta di “esseri inferiori”.
Sto facendo piano piano il callo alla refrattarietà dell’uomo a sentirsi colpevolizzato, soprattutto riguardo agli animali. Scoprire però che si evita di parlare di loro, di cosa sono costretti a patire per deliziare l’umano palato, anche quando si commerciano prodotti vegetali, mi mette addosso un senso di insostenibile ripugnante grottesco.

Parola chiave del giorno: responsabilità.

2 Risposte a “Un appunto animalista”

  1. Francesco Dice:

    Poco distante, a Via M.A. Colonna, c’è una rosticceria siciliana che fa arancini vegan (è proprio scritto “vegan” sul menu).

    Francesco

  2. sdrammaturgo Dice:

    Sono un cliente affezionatissimo :-D

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