Beati i poveri, perché moriranno prima

Io non faccio parte.

“I have a dream” 3

Posted by sdrammaturgo su 1 giugno 2008

MONICA Ciao Sabrina!

SABRINA Ma ciao! Da quanto tempo!

MONICA Ti vedo in formissima, con questa scollatura provocante!

SABRINA Hehehe, è un vestitino nuovo nuovo, ti piace?

MONICA Molto, anche la minigonna.

SABRINA L’ho comprata in occasione del primo giorno in questo nuovo lavoro.

MONICA Uh, non lavori più nel solito ufficio?

SABRINA No, mi sono licenziata. Mi è capitata un’opportunità più interessante in un’altra agenzia e l’ho colta al volo.

MONICA Hai fatto bene. E sul piano sentimentale? Stai ancora con Alessandro?

SABRINA No, l’ho mollato. Il rapporto era diventato un po’ logoro, statico, noioso, ho preferito darci un taglio.

MONICA Aria di rinnovamento, insomma.

SABRINA Già. Ora sto frequentando un ragazzo conosciuto un mesetto fa in un locale. Per lo più comunque mi sto dedicando solo a brevi avventure senza impegno. Ho voglia di godermi un po’ i miei spazi e la mia libertà, tanto più ora che ho trovato un bell’appartamentino tutto per me.

MONICA Ma sai che anch’io? Tra lo studio, il lavoro, le uscite con le amiche, al momento non ho alcuna intenzione di impantanarmi in qualche relazione stabile.

SABRINA Vero, vero…Uh, ora devo scappare, se no mi chiude il seggio e non faccio in tempo a votare.

MONICA Devo andarci anch’io. Nella mia sezione peraltro c’è una mia compagna di corso che non sopporto. Ti dico solo che è una femminista, di quelle convinte.

SABRINA Capirai! Io le femministe non le sopporto proprio!

MONICA Sìsì, sono delle esaltate. Sempre a rompere le scatole su tutto, delle fissate proprio.

SABRINA Praticamente vogliono prendere il posto degli uomini e si lamentano quando ormai, parliamoci chiaro, la parità c’è.

MONICA Guarda, non le posso vedere, esagerate che non sono altro.

SABRINA Ma poi manco si fanno i peli e se mentre fanno un pompino l’uomo mette loro la mano sulla testa, si sentono sfruttate.

Entra in scena Claudio, studente spiantato

CLAUDIO Scusate ragazze, essendo l’autore di questo dialogo, non ho potuto fare a meno di udire i vostri discorsi. Se posso permettermi, secondo me siete totalmente fuori strada. Non dovete scambiare il femminismo come il perfetto contraltare del maschilismo: il femminismo nasce e si sviluppa esattamente come moto di emancipazione dall’oppressione della donna in un sistema patriarcale. Si tratta di una corrente di liberazione nata da un’esigenza di rivendicazione di parità di diritti. Voi stesse, oggi, ne beneficiate ed il vostro stile di vita ne è la dimostrazione. Non dovete farvi ingannare dai luoghi comuni della vulgata tradizionale atti a sminuire quello che è stato il movimento fondamentale del ventesimo secolo. Una donna che non si fa i peli non è una femminista, o comunque non lo è per quello ed il femminismo non lo esige: è semplicemente una donna che ha un rapporto di trascuratezza con il proprio corpo; così pure, una donna che non si lascia andare nel sesso e scambia il naturale gioco delle parti nell’erotismo per sottomissione, è soltanto una donna che vive con qualche disagio ed alcuni limiti la propria sessualità. Non dovete prestare ascolto alle voci vaghe e disinformate. Cercate di riscoprire il pensiero di Simone de Beauvoir, di Emma Goldman, di Joan Baez. Quello è il femminismo, non le macchiettistiche caricature di cui parlavate. Io ritengo che ogni donna che abbia un anelito di indipendenza debba definirsi orgogliosamente femminis…

MONICA Buhauhauhauhauhauhauha! Ma sta’ zitto, sfigato!

SABRINA Ma cosa vuoi saperne tu? Chiacchierate, chiacchierate, sempre a lamentarvi del mondo, ma cosa volete? Per me il femminismo è una cazzata. Poteva avere un senso tempo fa, ma di certo oggi non più.

Claudio esce mestamente, rassegnato e a testa bassa

MONICA Ma poi è bene che una donna faccia la donna e che l’uomo faccia l’uomo.

SABRINA Ti dirò di più: è anche bello sentirsi un po’ dominata dal proprio uomo, sentirsi sua, magari un po’ geisha, ecco. Queste cose si sono perse e sarebbe bello rispolverare certe dinamiche di una volta nel rapporto uomo-donna. Io poi credo molto nei ruoli.

Compare improvvisamente un signore con un buffo copricapo – non è importante specificarne la forma. Ognuno si formi la propria idea di buffo copricapo e la applichi al personaggio.

MAGOGENIO GIUSTIZIERE Salve, sono Magogenio Giustiziere, di professione mago genio giustiziere. Essendo stato creato dalla fantasia di Claudio appositamente per questo dialogo, non ho potuto fare a meno di udire i vostri discorsi. Sono qui per esaudire i vostri desideri. Quando schioccherò le dita, verrete catapultate in una realtà costruita sulla base delle vostre preferenze emerse dalle vostre ultime parole. Ecco qua, preparatevi a vivere nel mondo che, stando a ciò che avete detto, sognate. Spero restiate soddisfatte. Ma in fondo, non potrebbe essere diversamente.

Il mago genio schiocca le dita

ANSELMO Sabrina! Sabrina! Dio sbudellato, è pronto ‘sto cazzo de pranzo?! E’ da stamattina che sto a zappa’, vengo a casa finito e ancora manco è pronto ‘l pranzo!

SABRINA Scusami, è che stamattina sono andata al mercato e…

ANSELMO Do’ sei annata?! Al mercato?! E chi te l’ha dato ‘l permesso?!

SABRINA E’ che mi serviva la scarola…

ANSELMO Zitta, per carità!

Tan! Sganassone

ANSELMO Si te riazzardi a usci’ senza ‘l permesso, te ce do pure ‘l contributo sberle.

SABRINA Hai ragione, scusami…

ANSELMO Ho ragione che sì! Qui chi è che porta li carzoni? Io! Chi è che va a lavora’ e porta ‘l pane a casa? Io! Quindi hai da sta’ senti’ a me, no che fai de capoccia tua. Madonna scartavetrata. Invece de ringraziamme che te scarrozzo e te mantengo.

SABRINA Io però penso che potrei lavorare…

ANSELMO Oh dio mio, dio mio, che me tocca senti’!

Tan! Cotozzo de potenza

ANSELMO Il lavoro de le donne è de sta’ a casa a pensa’ al marito loro.

SABRINA Ah, al mercato ho visto tuo cugino e ti saluta.

ANSELMO Hai visto mi’ cugino? E come hai fatto a vedello? E c’hai pure parlato, poi! Vor di’ che hai alzato l’occhi! Non solo vai al mercato senza permesso, ma alzi pure l’occhi e vai pure a parla’ co’ l’antri ommini!

Tan! Sciacquadenti

ANSELMO Ma tu guarda che moje che s’ha d’ave’…Manchi pure de rispetto a tu’ padre! Si tu’ padre ha deciso che dovevi sposa’ a me, mo’ devi fa’ la moje come se deve! E gira ‘sta zuppa, ché se sta’ a appiccica’ tutta. E poi guarda come ha d’anna’ in giro ‘na madre de famija! Svergognata! Co’ ‘sto sinale te se vede tutto lo stinco e c’hai ‘l fazzoletto che scopre mezza capoccia. Coprite, avanti! Nun se sa che figure me fai fa’. E pija esempio da la mi’ pòra mamma. Oh, niente, nun c’è stato verso de trova’ ‘na moje come la mi’ ma’, santa donna. Lei sì che nun pensava altro che al marito e a noantri.

SABRINA Ma io…

ANSELMO Ma io che? Tu che? Tu hai da pensa’ solo a gira’ la zuppa e fa’ la calzetta, ché ancora manco m’hai cucito li carzoni che ce devo anna’ a vota’.

SABRINA Piacerebbe anche a me votare.

ANSELMO Hahahahahahaha! Ma sentitela! Mo’ vòle pure anna a vota’, lei! ‘Na donna che vota! Ma che ne voj sape’, tu? Tu hai da bada’ a la casa, ecco quello che te compete a te. Lassa perde le robbe da ommini.

SABRINA Vorrei anche uscire, ogni tanto, però…

ANSELMO A parte che oggi sei uscita quanno nun dovevi e te dovrebbe basta’. Ma poi te fo usci’, te fo usci’, nun te preoccupa': domenica annamo a la messa, no? Ma quella de le dieci, però, così a le undici te riporto a casa e prepari ‘l pranzo, così io vo a gioca’ a carte al barre ‘n antro par d’orette prima de veni’ a magna’.

SABRINA Ah, la zia mi ha portato la bieta da cucinarti stasera.

ANSELMO Bene, bene, così fo ‘na cena veloce e poi vo via.

SABRINA Vai all’osteria?

ANSELMO No, vo a mignotte co’ Arduino.

SABRINA Cattivo!

ANSELMO Ahò, ma come te permetti?!

Tan! Cartone sul muso

ANSELMO Ma secondo te, si nun vo a mignotte, come fo a famme fa’ le pompe? C’avrò pure ‘l diritto de famme fa’ le pompe, no?

SABRINA Ma potrei…

ANSELMO Zitta zitta per carità! Già so do voj anna’ a para’.

Tan! Cinquina a mano piena

ANSELMO Nu’ lo di’ manco pe’ scherzo! Certe cose la moje nu’ le deve fa’. Ma te pare che pò fa’ certe cose la bocca che deve bacia’ li mi’ fiji?! Me dovresti pure ringrazia’ che te evito de fa’ certe cose. La moje serve a fa’ la prole, ecco a che serve. Anzi, vie’ qua, va’. Vedemo si je la fai a famme fa ‘sto maschio, che fino adesso sei stata bbona solo a tira’ fòra ‘n antre du’ femmine. Dimme tu che c’avrà da fa’ ‘l monno co’ tutte ‘sti femmine. Qua, scansa ‘sta sottana e piana. Ah, ah, ah, oh, oh. Oooh. Abbasta. Forza, cava ‘sta minestra, ché c’ho fame.

SABRINA La settimana prossima vorrei andare dalle suore del Divino Amore a trovare Monica, ché l’hanno mandata in convento.

ANSELMO Ah, già, ché lei è l’ultima de tre sorelle.

Entra Claudio

CLAUDIO ‘Nsomma ‘sto femminismo nun ve piaceva, eh?

7 Risposte to ““I have a dream” 3”

  1. Bel colpo.

  2. Speravo nel tuo apprezzamento, Vic!

  3. Che tu scherzando scherzando e forse inconsapevolmente mescoli insieme Collodi (il grillo parlante) e Dickens (ci vedo un riferimento al racconto di Natale, con questo viaggio nel futuro condizionato dalle scelte e dalle idee espresse nel presente).
    Bene.

  4. Da picco in effetti amavo alla follia la Ballata di Dickens. Se gli iconologi hanno ragione, di certo deve avermi influenzato. E Grillo Parlante ci sono di mio, ahimé :-D

  5. Rita said

    “Da piccolo in effetti amavo alla follia la Ballata di Dickens.”

    Perché da “piccolo”? Io adoro Dickens anche oggi. Grandi Speranze è uno dei miei romanzi preferiti.

    E comunque, tutto resta dentro.

    Credo che le lotte femministe continuino ad essere travisate ancora oggi.
    Si dà per scontato l’acquisizione di certi diritti che prima non avevamo.
    E si confonde il femminismo con la negazione della femmilità. Invece voler essere rispettate in una società che è ancora molto intrisa di maschilismo non significa abdicare alla propria femminilità.

    Tempo fa, entrando in un negozio di giocattoli insieme al mio nipotino, sono rimasta sconvolta: nel settore giocattoli per bambine era tutto rosa (e fin lì… ); poi ho osservato i giochi: ferri da stiro in miniatura con mini-tavola da stiro annessa, dolce forno (la versione moderna di quello che c’era negli anni ’70), mini-lavatrice, pentoline e mestolini vari, passeggino, Barbie e Ken nella casa di Barbie e Ken, lustrini ed abiti da principessa (principessa che aspetta il principe), mini-aspirapolvere,
    mini-grembiulini per fare le pulizie domestiche, imitazioni della Barbie e Ken nella loro casa di Barbie e Ken (sorrisi a pieni denti nel calore della loro intimità domestica)… e via dicendo. In poche parole come si trasmette fin da piccoli la cultura del femminile: le donne devono trovarsi un principe azzurro per poi restare a casa a fare le pulizie e a cucinare per lui. E si devono avere bambini (dimenticavo: bambolotti da cullare, cambiare quando si sporcano, nutrire, allattare, vezzeggiare ecc., nei loro immancabili passeggini e carrozzine vari. Come trasmettere alle bambine il “valore” della maternità).
    Ed io che credevo che queste cose fossero state superate dagli anni ’70. Invece sono ancora tutte lì, ad esercitare la loro malìa sui piccini. E così si formano i ruoli sociali del maschile e femminile.

    Ovviamente il contraltare maschile era: armi, robot, modellini di automobili potenti e veloci.

    • Sì, mi angosciano molto certi giocattoli. Se da piccolo volevi farmi un torto, basava che regalarmi le automobiline. Mi mettevano addosso un grigiore incomparabile, la morte della fantasia.
      Ah, ed il Canto di Natale di Dickens mi piace anche ora, ovviamente, ma era per dire che da piccolo avevo una particolare venerazione per quell’opera.

      • Rita said

        Mi mettevano addosso un grigiore incomparabile, la morte della fantasia.

        Bravo! Dici bene, la morte della fantasia: perché poi uno come ci gioca con le macchinine? ;-)Non ti ci puoi inventare una storia…

        (io una volta ho recitato in un piccolo spettacolo tratto da Canto di Natale, ma una cosa dilettantesca, niente di che, però mi sono divertita tanto!).

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