Date a Cencio quel ch’è di Cencio
Pubblicato da sdrammaturgo su 23 Luglio 2008
Sottotitolo: “Impressioni di settembre? Me so’ fatto ‘n culo così, so’ finito, e ma ’sto stronzo l’ulìe j’hanno fatto un diciannove” “Un diciannove?! Bono! Je pijasse ‘n corpo” “Bono sì, mannaggia al santissimo sacramento sull’artaraccio”
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A chi è cresciuto davvero in campagna, le idealizzazioni idilliache ed arcadizzanti della vita agreste fanno sempre uno strano effetto, suonando pressoché assurde e financo risibili nella loro quasi forzata ingenuità.
Perché ecco, le cose nei campi vanno un po’ diversamente rispetto a come credono taluni artisti urbani.
Sopra tutte le opere d’ispirazione georgica e bucolica, Impressioni di settembre della PFM mi fa ogni volta stocere il naso e mi lascia interdetto. Poesia, sogno, pace, fantasia, romanticismo? Puah, poveri illusi: ben altro si muove lontano dalle città, dalle accademie metropolitane e dai centri di irradiazione culturale.
Ho reputato dunque opportuno nonché doveroso ristabilire la verità dei fatti attraverso una traduzione ritmica della più coverizzata e fallace tra le canzoni italiane.
Cliccate qui e divertitevi con il primo esempio al mondo di karaoke iperrealista strapaesano.
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Impressioni di settembre *
Mogol – Pagani – Mussida *
Quante gocce di rugiada intorno a me cerco il sole ma non c’è. Dorme ancora la campagna forse no è sveglia mi guarda non so. Già l’odore della terra odor di grano sale adagio verso me e la vita nel mio petto batte piano respiro la nebbia penso a te. Quanto verde tutto intorno e ancor più in là sembra quasi un mare d’erba e leggero il mio pensiero vola e va ho quasi paura che si perda. Un cavallo tende il collo verso il prato resta fermo come me. Faccio un passo lui mi vede è già fuggito. Respiro la nebbia penso a te. No cosa sono adesso non lo so sono un uomo un uomo in cerca di se stesso. No cosa sono adesso non lo so sono solo solo il suono del mio passo. E intanto il sole tra la nebbia filtra già. Il giorno come sempre sarà.
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Le vere impressioni di settembre *
Il Bescio – Gige Cazzo – Memmere de la zi’ Peppa *
Le bestemmie del fattore sul trattore cerco Uccio ma non c’è. Il ramato l’hae passato? Forse no ti l’ìo ditto si ‘n te sbrighe te le do. Già l’odore dello stabbio odor de mmerda de le vacche de Filiè. Le galline l’hae guernate, dio scannato? La sbobba pe’ ‘l porco la do a te. La maese tutto intorno e ancor più in là come cazzo fo a zappalla? E Arduino je dà ancora a smorghina’ il pasquale si s’ingolfa so dolori. Un somaro sciottolato là pe’ ‘l prato resta fermo come me. Faccio un passo lui mi vede m’ha puntato. Scappo si me chiappa me ce dà. No ’sta filagna me sta a fa’ smadonna’ nun se lega lo spago fonfo de Batore. No si le cunije le sgozze adesso che ce fo? Jò ma l’orto cava ‘n po’ de peparone. Un cucchiaro de minestra e vo a dormi’. Ma domani vo a mignotte a monta’. |
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veganissima detto
ahahahah!geniale!
sdrammaturgo detto
Grazie, grazie, finalmente qualcuno che apprezza :-D
Fabrizio De André a Montefiascone « Beati i poveri, perché moriranno prima detto
[...] da Canale5. ‘L vino bbono è quello del zi’ Lole, e abbasta. Bene, dopo aver offerto la versione realista di Impressioni di settembre, ora tocca alla falischizzazione di Creuza de mä. Capirete tutti perché [...]