Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

Archivio per Settembre 2008

Fili rossi

Pubblicato da sdrammaturgo su 30 Settembre 2008

Questa vignetta di Mauro Biani, pubblicata su Emme, supplemento satirico de L’Unità, ha suscitato le solite polemiche che seguono ogni qualvolta un artista, un intellettuale, un semplice cittadino, si discostano dal comune imperativo perbenista borghese delle “buone maniere” e rompono i limiti angusti ed ottusi del formalismo che possono appartenere solo ad un pensiero castrato e ad una morale servile.
Perfino Altan e Vauro hanno dichiarato che a loro quella vignetta non è piaciuta, sebbene il secondo ne abbia difeso l’autore con l’argomentazione “sempre meglio di Bossi che minaccia di armare i suoi elettori”.
Io, personalmente, l’ho trovata una grande vignetta. Ritengo sia un interessantissimo esperimento di “satira senza umorismo”, di satira tragica. Solo uno stupido potrebbe leggerci un’esortazione a sparare a Brunetta. Un intelligente non può che vederci un raffinato e crudo tentativo di sintetizzare ed illuminare uno stato di cose, fotografare un disagio sociale, comprendere e spiegare come in un sistema socio-economico irrazionale ed irragionevole vi sia uno stretto collegamento tra i mostri e chi li genera e nutre.
Il riferimento alla recente strage in una scuola finlandese è evidente e particolarmente acuto.
Certo, fa comodo pensare che vada tutto bene e sia tutto bello però ogni tanto esca fuori un pazzo e cominci a sparare a casaccio. Ma quando i pazzi iniziano a moltiplicarsi, allora forse c’è dell’altro, molto altro. Dal liceo di Columbine al Polytechnic Institute della Virgina, la lista è spaventosamente lunga. Come dice Umberto Galimberti, noi non nasciamo dal nulla e non viviamo nel vuoto. L’ambiente ci influenza, l’io e l’altro sono strettamente connessi. Un ecosistema sociale insano non può che creare una collettività insana e di conseguenza individualità insane.
Naturalmente, il nostro corpo è una macchina e la mente, il cervello, una parte di questa macchina; e capita che talvolta qualcosa nella macchina non funzioni ed è un bel guaio. Ci scatta il tilt, ci scatta la follia, ci scattano i morti. Insomma, pazzi e cattivi, probabilmente, si nasce. Ma vero è che, altrettanto probabilmente, se un baby killer di Scampia dall’indole eccezionalmente sprezzante e crudele fosse nato in un casale della Toscana, sarebbe diventato al massimo, che so, un giocatore di tennis magari troppo arrogante e prepotente. Si tratta di ovvietà.
Mauro Biani nella sua vignetta racconta il punto di rottura nella psiche di un precario, un lavoratore più fragile degli altri, interiormente e per condizione di classe. Adorno affermava che l’arte fosse sviluppo di possibilità inespresse nella realtà. Bene, Mauro Biani sviluppa questa possibilità: un uomo che non ce la fa più, perde il senno e scarica le proprie frustrazioni, accumulate in anni di bocconi amari ingeriti a forza, contro un potente da cui si sente offeso e deriso.
Cosa significa essere “in mobilità”? Al di là degli arzigogolati tecnicismi del burocratese tanto caro agli economisti ed ai giuristi alfieri del Principe, essere “in mobilità” significa “sei a mia disposizione, la tua esistenza e la tua forza appartengono a me, non hai diritto a stabilità e sicurezza, lavori quando te lo dico io, quindi mangi quando te lo dico io”.
Quello che i più chiamano lavoro, io preferisco chiamarlo schiavitù. Non sei padrone di te stesso, non sei padrone neppure del tuo corpo: sei una macchina organica produttiva che deve faticare per far arricchire il padrone, affinché egli possa comprarsi un’auto in più, una casa in più, una piscina in più. In cambio, ti lancia un tozzo di pane, affinché tu possa rifocillarti ed essere nel pieno delle energie per essere sempre pronto al suo servizio.
Sebbene ai più vada bene così, si sentano perfettamente liberi ed addirittura fieri di lavorare, cioè di essere schiavi, talvolta qualche schiavo si incazza.
E’ successo in India, dove un gruppo di operai prima sfruttati e sottopagati, poi licenziati quando ormai non servivano più agli interessi dell’industria, ha linciato il proprietario della fabbrica.
Senz’altro un gesto preferibile e più dignitoso rispetto a quello degli operai degli stabilimenti dell’amianto che, pur sapendo che stavano lentamente morendo, loro e le loro famiglie, continuavano a testa bassa a lavorare invece di ribellarsi e pretendere i soldi del padrone estorto loro al prezzo della loro salute, della loro vita.
Che errore hanno fatto storicamente i movimenti della mia parte politica, l’estrema sinistra, a santificare il popolo: il popolo non è tutto buono e tutto innocente; il popolo, o almeno la maggioranza del popolo, è quello che accetta ogni abuso, si adegua ad ogni privazione, giustifica ogni angheria del potere, bacia il mantello del papa, del re e del capitano. La gran parte delle persone, ergo del popolo, sovente vuole obbedire, così tanto che spesso sembra che non aspetti altro che eseguire passivamente gli ordini che vengono dall’alto. Lo schiavo che abbassa la testa quasi con orgoglio non merita la libertà e sputa sul sangue versato da chi nel corso dei secoli si è ribellato ed ha lottato anche per chi si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola del ricco epulone.
E che rabbia, che senso di sconforto e disgusto, vedere poveri che muovono guerra ad altri poveri invece di rivolgere la loro ira verso il ricco. E’ successo a Pianura, vicino Napoli: la gente del posto si è scagliata contro una comunità di africani, rei di chiedere con un corteo un posto più decente in cui abitare. Si tratta di immigrati che lavorano nei cantieri per una paga da fame e dormono in una struttura fatiscente, pericolante dal terremoto dell’Irpinia. “Si sono allacciati abusivamente alla condotta idrica!”, tuonano le rozza matrone campane. E poi sono pur sempre negri, suvvia. Grazie a voi posso ristrutturami la casa, ma abbiate la decenza di non mostrarmi la vostra faccia scura che spaventa gli anziani ad i bambini. Non sta bene che l’operaio sporco macchi la scrivania dei dirigenti.
I cittadini di Pianura sono sudditi: sudditi di una camorra che li strozza e li governa, che fa affari con l’alta finanza lasciando la popolazione nella miseria; sudditi di uno Stato che li spreme e non restituisce niente. Ma rivoltarsi agli Jovine ed agli Zagaria non si può: quelli hanno le pistole, quelli comandano. Ed allora mi rifaccio su chi è ancor più debole di me. Scarico su questi extracomunitari la mia viltà e la mia bile, così per un giorno sarò io a sentirmi padrone. Potrò sentirmi anch’io un po’ Sandokan, un po’ Bidognetti. Noi siamo occidentali. Schiavi, ma pur sempre occidentali. I nostri capi, occidentali come noi, a questi qua hanno preso la terra; per cui, quelli costretti a scappare dal luogo dove sono nati e si rifugiano in mezzo a noi, un po’ appartengono anche a noi, che siamo bianchi come i dirigenti della Nike, della Esso e della De Beers. Dunque, quando passa il boss per strada, io mi devo inchinare, ma quando passo io, si deve inchinare ’sto negro di merda. E’ così che funziona, no? D’altronde è sempre stato così, quindi deve essere così.
Già, è sempre stato così. Ed ora c’è anche la tecnologia che concorre a perfezionare l’addomesticamento e la robotizzazione degli automi umani. Nello stabilimento della Ducati di Bologna, il consiglio d’amministrazione ha pensato bene di mettere il timer nelle macchinetta per il caffè. Gli operai hanno dieci minuti per prendere il caffè, dopodiché la macchinetta si spegne. Chi ce l’ha fatta, bene; per quelli che erano in fila, peccato, sarà per un’altra volta. Si torna a lavorare senza caffè, sperando che la prossima volta si sia più fortunati e si esca trionfanti dalla corsa alle macchinette. Pare che questa misura sia stata dettata da esigenze di produttività: gli operai si perdono in chiacchiere durante la pausa, mentre qui bisogna tirare fuori motociclette a manetta, mica si gioca! Non sia mai che il mondo resti con un numero poco rispettabile di moto, le quali, si sa, sono necessarie per vivere. Ottimizzando e suddividendo rigidamente i tempi delle pause, si incrementa la produttività. E la produttività è tutto. Il mercato è dio e la produttività è lo spirito santo. Ho fatto una vita di merda, lavorando otto ore al giorno tutti i giorni sei giorni a settimana, però cavolo se sono stato produttivo! Sono soddisfazioni.
Ecco, se un giorno ad uno degli operai della Ducati dall’emotività estremamente labile roderà il culo per non essersi potuto godere il suo caffè dopo otto ore di sudore in catena di montaggio e pianterà una gragnuola di proiettili in testa al primo esponente della classe dominante che incontrerà per strada, non lo biasimerò affatto.

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Relazione annuale dell’Accademia dei Linciati

Pubblicato da sdrammaturgo su 28 Settembre 2008

Si è concluso il Congresso Generale 2008 dell’Accademia dei Linciati.
I minori studiosi mondiali di scienze naturali, matematiche, storiche, geografiche, umanistiche, varie ed eventuali, si sono riuniti per fare il punto sulla situazione attuale del sapere e confrontarsi sulle ultime scoperte.
Questi i punti salienti del convegno.

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Geologia

E’ stata trovata in Canada, precisamente nel Quebec settentrionale, quella che potrebbe essere la roccia più antica del mondo. Il frammento di crosta terrestre avrebbe circa 4.28 miliardi di anni.
“Sìsì, mi ricordo di lei”, ha confermato Rita Levi Montalcini.

Sancita la definitiva validità della teoria della Pangea, formulata nel 1915 da Alfred Wegener. E’ ormai certo: i continenti erano inizialmente uniti fra loro. Nessuno continua dunque a spiegarsi perché i biglietti degli autobus fossero così cari.

Si è discusso anche su come far avvicinare i giovani e le persone comuni a quest’affascinante scienza considerata generalmente troppo settoriale e specialistica. Il professor Bartolomeo Tuttalpiù ha presentato in tal contesto il libro Come rimorchiare una cubista parlando della tettonica a zolle.

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Storia

Recenti ricerche hanno ricostruito l’intero albero genealogico della dinastia dei Capetingi.

Nuove verità, luci ed ombre sul casato di Filippo il Bello, che resta senza dubbio il più fortunato tra i suoi famigliari, seguito da Filippo il Tipo e Filippo il Trombabile. Ben più amara sorte toccò invece a Filippo il Cesso.

Documenti inediti hanno ampliato l’orizzonte delle diatribe avute dall’avvenente re con Bonifacio VIII: allo Schiaffo di Anagni del 1303, la storiografia ufficiale può ora affiancare lo Sganassone di Terni del 1305 e lo Sciacquadenti di Como del 1310.

Pare inoltre che il massacro dei Templari sia avvenuto in seguito ad una lite per una questione di parcheggio.

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Geografia

Ribadita l’utilità di far imparare a memoria a scuola tutti gli affluenti del Serchia. Importantissimo.

Un mistero resta insoluto: com’è possibile che, stando ad ogni testo in uso dalle elementari ai licei, in tutte le regioni d’Italia ci si occupi del settore metallurgico e si coltivi la barbabietola da zucchero?
Il professor Gioacchino Ricottari è intervenuto nel dibattito: “Oh, io mai vista una piantagione di barbabietole da zucchero in vita mia, dal Trentino alla Calabria. Manco ho mai sentito uno che avesse a che fare co’ ’ste barbabietole. Ma se po’ sape’ chi le coltiva ’ste cazzo de barbabietole? E quelli che scrivono i libri pe’ scola, da do’ cazzo l’hanno tirate fori ’ste barbabietole de mmerda?”.

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Linguistica

Particolarmente interessante è stato il colloquio con il minimo esperto mondiale di filologia romanza Arthur Pollo:

INTERVISTATORE Esimii colleghi della comunità scientifica, ce lo aveva promesso ed oggi è qui con noi: signori, ho oggi il piacere e l’onore di presentarvi il grande Arthur Pollo. Accogliamolo come si conviene a gente che ne sa.
Allora, Pollo, lei è dunque il minimo esperto mondiale di filologia romanza.

ARTHUR POLLO Eh, niente de più facile.

INTERVISTATORE Dunque lei di questa filologia romanza non sa proprio niente?

ARTHUR POLLO Io? No no, niente proprio. Figurate, nun so manco che vor di’.

INTERVISTATORE Vede, c’è un mio zio che ha un’officina sulla Tiburtina. Lui la filologia romanza non sa proprio cosa sia, non ne ha la più pallida idea. Lei afferma dunque di saperne meno di mio zio?

ARTHUR POLLO Ma sicuro! E’ la prima volta oggi che la sento nomina’. Guarda, si te dico d’ave’ letto anche solo la parola ‘na vorta de sfuggita, te dico ‘na cazzata.

INTERVISTATORE Pensate, illustri alfieri della conoscenza, costui ne sa anche meno di mio zio. Beh, che dire: ringraziamo il signor Pollo e dedichiamogli un altro reboante applauso.

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Fisica

La sperimentazione con l’acceleratore di particelle del CERN si avvia a passare alla fase due.
A coordinarla sarà il professor Gustavo Precotti, il quale ha illustrato in cosa consisteranno i prossimi lavori del centro di ricerca: “Dopo aver scongiurato il rischio di buco nero (che avrebbe invero risolto il problema dei miei debiti di gioco), con l’acceleratore di particelle potremo riprodurre il Big Bang che diede origine all’universo. Non solo: andando avanti con gli esperimenti, sarà possibile ripercorrere tutte le tappe che hanno portato alla formazione dei pianeti, risalendo perfino attraverso le varie ere cosmiche, dal caos primordiale allo stato odierno del cosmo. Così, forse, riuscirò a ritrovare le chiavi della macchina”.

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Arte

E’ nota la stretta collaborazione tra Michelangiolo e Sebastiano del Piombo. Nel tentativo di scalzare dalla sua posizione di rilievo il rivale Raffaello Sanzio in favore dell’amico veneziano, il Buonarroti era arrivato addirittura a preparare i disegni per Sebastiano, a cui era affidata la parte coloristica. Lo storico dell’arte Teodoro Addobbato ha appurato i motivi che portarono alla lite e conseguente rottura tra Michelangiolo ed il sodale: Sebastiano dal Piombo sbaffava sempre fuori dai bordi.

Esaminato ai raggi X il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Nuovi simboli, nuovi enigmi, nuovi misteri: sulla veste del misterioso personaggio alla destra di Cristo (Giovanni? Maria Maddalena?) è stata rilevata un’evidente chiazza di sugo.

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Medicina

E’ stato esaminato dal consesso dei cervelli un raro caso di ragazza contemporaneamente obesa, orba, zoppa, pelosa e dalle ghiandole sudoripare iper-sviluppate.
Le è stato sconsigliato di iscriversi al concorso Miss Italia.

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Non resta che attendere il prossimo congresso, di cui è stato già annunciato il titolo: I segreti dell’impollinazione, dalle api ai boscaioli.

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Gli aforismi definitivi

Pubblicato da sdrammaturgo su 22 Settembre 2008

Sottotitolo: Mi descrivo in tre frasi

Sotto-sottotitolo: Parlo di me perché al momento è l’argomento più interessante che mi venga in mente, quindi figuratevi che serata noiosa ho avuto


Il divertimento non mi diverte.

Le persone simpatiche non mi stanno simpatiche.

I racconti divertenti sulle sbronze divertenti non sono mai divertenti.

Pensiero extra

Sento in continuazione dire: “Basta, me ne voglio andare da questo paese di merda!”. E via, a sognare Londra, Parigi, Berlino, Barcellona.
Io questa esterofilia non l’ho mai capita: se il capitalismo è ovunque, perché devo farci anche la strada per andare a fare lo schiavo?

Post scriptum – Nota politico-filosofica per restare nel personaggio

Il problema non è Hitler. Il problema è tuo zio. Cosa se ne fa uno che vuole comandare di chi non ha intenzione di obbedire?

E per finire, una storiella breve breve sull’amore e le passioni:

La romantica ed il bifolco

“Baciami, stupido!”
“Ahò, ah ‘mbecille, stupido a chi?! Mo’ te gonfio!”

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Manuale di seduzione agreste

Pubblicato da sdrammaturgo su 13 Settembre 2008

Sottotitolo: Il corteggiamento tra i fusti di mangime

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Elenco delle abbreviazioni

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BCJDG=Bifolco Che Je Dà Giù (il bucolico seduttore)
VDM=Vacca Da Monta (la preda, detta anche VIC, Villica In Calore, l’obiettivo da circuire)
SS=Saettone Spalla (l’amico del conquistador dei campi atto a reggere il gioco e fornire un aiuto)
QAP=Quell’Altra Puledra (l’amica della VDM)
BA=Bori Arrazzati (i rivali del BCJDG)
ZP=Zotico Pipparolo (il contadino poco pratico prima della scuola che lo trasformerà in BCJDG)

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Presentazione

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Quante volte, indugiando tra le filagne o riponendo il pasqualetto nel rimessone, vi sarete crucciati per i vostri scarsi successi nel settore dell’accoppiamento?
Quante volte, alle prese con lo stabbio arcigno incastonato sotto gli stivali, vi sarete sentiti deboli, incapaci, inadeguati, ripensando al tenero sorriso dell’addetta alla selezione dei pomodori che non ricambia il vostro desio?
Quante volte, sul far della sera, la malinconia si è impadronita della vostra vanga interiore rammentandovi tutta la lunga teoria dei vostri fallimenti amorosi?
Ma non dovete scoraggiarvi: questo corso è nato apposta per voi, al fine di farvi riscoprire l’animale trapanatore che è in voi.
Due caratteristiche vi sono mancate fino ad ora: autostima e metodo.
La seduzione è un’arte, e, come ogni arte, ha bisogno di tecnica e sicurezza nella padronanza degli strumenti.
Seguendo passo passo questa guida, saprete diventare anche voi dei professionisti dell’acchiappo campagnolo ed imparerete a destreggiarvi con maestria tra le schermaglie e le effusioni nate a bordo di un cassone.

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L’approccio

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Fase principale nonché più ardua è senza dubbio l’esordio, che chiameremo in gergo specialistico apertura. Ricordatevi, voi non siete più degli ZP: adesso siete dei BCJDG! Dunque, aggirandovi per la fattoria, localizzerete il vostro bersaglio e, avvicinandovi con l’aria baldanzosa tipica del bifolco che ha appena spurgato la stalla delle pecore, aprirete il vostro gioco con la VDM, magari con una frase discreta ma confidenziale, come ad esempio: “Dice che piove. Toccherà rimette le bestie?”; oppure: “Sai, stavo spalando la merda e ti ho notato. Ammappa si sei fregna”; o ancora: “Pari bbona forte. Come la vedi ’sta bombata?”; o infine: “Me sa che chiappo e te piano”.
Una buona apertura è il segreto per la perfetta riuscita della seduzione.

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Il riscaldamento

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Dopo che l’avrete isolata dal contesto, spostandola che so, dal pollaio fino alla cantina, e vi troverete finalmente solo con lei, scatterà la fase 2, durante la quale dovrete essere bravi a scaldare l’ambiente fino a farla bollire come l’incandescente zuppa di cipolle di vostra nonna sulla stufa di ghisa. La VDM dovrà sentirsi scossa dal vostro carisma: dovrà sentirsi librare in aria, dovrà sentirsi condotta come una capra in un nuovo recinto, le dovrà prudere la passera!
Dovrete essere bravi a stupire la VDM con parole dolci ma dirette: le contadine apprezzano la tenerezza mista all’impavidità.
Quando vi troverete seduti ad un tavolo a sorseggiare del buon brodo, potrete dirle con voce forte e suadente: “Lo sai che io…ce l’ho molto grosso?”, variando poi con un: “I tuoi occhi sono meravigliosi. E c’hai du’ zinne così”.
Fatele capire poi che notate ogni minimo particolare del suo aspetto: “Le tue labbra scintillano come il cerchione della trebbia”.
Si sa, le donne amano l’uomo che sa farle ridere. E’ molto importante per suscitare l’altrui sollazzo saper imitare alla perfezione il verso della somara che gode, che caldeggio a tutti di imparare. Vedrete, il verso della somara che gode vi risolverà molte serate, portando un incontro galante all’insegna dell’allegria e della spensieratezza.
Puntate anche sulla cultura e sul romanticismo, recitando la poesia di Eusebio Pianale Ho colto milioni di rape o citando passi dal romanzo di Gabriele Garsini Marchezzi Le pippe ai tempi della bronchite. Se volete rendere più piccante la situazione, suggerisco la lettura del libro Cento colpi di zappa prima di dare il ramato di Felicetta P.
Mi raccomando, conservate sempre l’espressione languida e virile tipica del BCJDG, come da illustrazione

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Villico Seduttore
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La serenata

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Nessuna villana disdegna una classicissima serenata. Per fare breccia nel suo cuore cingoliforme, dedicatele tre giri di Osterie.
Ecco quelle consigliate:

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“Osteria della Soffitta
la mia fava è sempre dritta.
Se sta dritta co’ ’sta scrofa
figuramose co’ ‘na topa,
dammela a me biondina,
dammela a me biondà”

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“Osteria del Buon Impasto
il mio cazzo è molto vasto.
Te lo butto su pe’ ‘l culo
te ce fa ‘l nido ‘n cuculo
dammela a me biondina
dammela a me biondà”

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“Osteria del Seggio Sghembo
dice: ‘Leggi Pietro Bembo’.
Ma chi cazzo è ’sto ricchione?!
Preferisco le sorcone
dammela a me biondina
dammela a me biondà”

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N.B. Il “paraponziponzipò” va pronunciato con trascinante energia.

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L’annichilimento dei BA

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Arriverà il momento in cui dovrete vedervela con i vostri rivali. Si sa, come dicevano i greci “la fica è fica e non è ortica”, e chi ha a che fare con i buoi conosce bene il potenziale di una minima escrescenza pilifera pubica.
Non sarete certo il solo ad attentare alla grazia ed alla floridezza della giovin suina: dovrete dimostrare il vostro più alto valore rispetto agli zappaterra del podere.
Stupitela, sorprendetela: fatele capire che siete voi il bifolco dalla più rustica possanza, in confronto al quale tutti gli altri sono degni al massimo di arrotare il forcone per le ballette di fieno.
Dovrete combattere i BA sul loro stesso terreno, facendoli impantanare nella maggese della loro spocchia. Ad esempio, se qualcuno sta parlando del raccolto delle olive in presenza della VDM, voi dovete intervenire senza verun timore: “Quanto t’hanno fatto l’olive? Un diciannove? Pfui, a me m’hanno fatto un ventitré”. E qui sarebbe opportuno l’intervento di un vostro SS, il quale dovrebbe incensarvi apertamente: “Sìsì, lui è proprio il mago del mulino”.
Sappiate tenere testa anche ai più abili allevatori: “Centoventi chili? Tsk, ‘l porco mio li fa centosessanta. Me toccherà scannallo co’ la sega circolare”, ammiccando pure all’eventuale QAP, ché nun se sa mai.
Restando in tema: tenete ben a mente che le VIC adorano i più acuti indovinatori nella gara della pesa del porco.
Per mostrare insieme umiltà e notevoli capacità, prendetela in disparte e vantate pure i vostri trionfi nei ludi campestri: “Sai, l’anno scorso alla cuccagna ho preso una lonza ed un cacciatorino stagionato. Sentissi quant’era tosto! Mica me se tajava. M’è toccato magnallo co’ tutta la coccia” (dando prova in tal modo anche della vostra bruta potenza fisica); mostratevi anche dolci all’occorrenza: “Per la Candelora ho rotto sette pignatte. Ma ora sei tu l’unica pignatta che voglio rompere”.
Ormai non vi resterà che chiudere l’affaire Chienne.

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La chiusa

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Siamo ormai giunti al momento cruciale della seduzione: la conclusione, l’insifonamento, il bombing.
Premetto che per arrivare pronti al momento della pianatio, è bene seguire il Sardinia Training, che consiste nell’allenarsi con le pecore.
Detto ciò, passiamo al primo scoglio della chiusa: il bacio. Non indugiate: se serve, non esitate ad estorcerglielo. L’estorsione non è una cosa così brutta come si crede: basti pensare ai versi della canzone del grande Giovanni il Lenone Give pizzo a chance.
Per la prima volta con la vostra preda ormai catturata al laccio, è bene scegliere un luogo suggestivo, un ambiente ovattato ed erotico, in cui la vostra passione possa scatenarsi in armoniosa libertà. Appoggiatela quindi alle cassette della frutta e sfonnatela.
Se siete eccezionalmente intrepidi, potete ardire la chiusa che riesce solo ai più bravi BCJDG: la Dick-at-Surprise Close. In genere viene praticata nel periodo della raccolta delle patate: quando vedrete la vostra VDM chinata a raccogliere i preziosi tuberi, sarà quello il momento per alzarle la sottana ed infilarla quando meno se lo aspetta. Ma bisogna prestare molta attenzione: tutto si svolge in un lampo, per cui c’è l’alto rischio di beccare il perineo, compromettendo in maniera permanente l’arnese della vostra seduzione. Ed un contadino sciupafemmine con l’attrezzo guasto è come un ciliegio innestato a finocchi.
Se porterete a termine con successo questa impegnativissima chiusa, potrete considerarvi un BCJDGADDSCPBQSLMDA: il Bifolco Che Je Dà Giù A Di’ De Sì Che Pare Batore Quanno Stura La Marmitta Dell’Apetto. Il re dell’aia. Il castigatore dell’ovile.

Se avete applicato pedissequamente codeste regole, molto probabilmente starete già ingroppando qualche manza tra le gabbie dei conigli.

Per tutti gli altri: non c’è peggior sordo de mi’ zio che quanno guarda la televisione lo sentono fino a quell’altro emisfero.

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Pillole di quarta pagina

Pubblicato da sdrammaturgo su 11 Settembre 2008

Vietato dire le parolacce al padrone

Sabina Guzzanti indagata per vilipendio contro il papa. La procura di Roma chiederà al ministro della Giustizia di procedere contro l’attrice per le parole su Benedetto XVI pronunciate l’8 luglio scorso durante il ‘No Cav Day’ in Piazza Navona. [...] Il reato ipotizzato nei suoi confronti è sempre quello disciplinato dall’articolo 278 del codice penale [...] che si estende alle offese rivolte al Pontefice sulla base del Trattato Lateranense” (da qui).
Mi sento particolarmente solo, distante, diverso, estraneo e disadattato rispetto al consorzio umano in cui sono stato cacato: quelle che per me erano amenità da moderato, sono per i più gravissime ingiurie.
Questa è l’ennesima prova che la democrazia (e specialmente questa democrazia) non è altro che una dittatura aggiornata, riveduta e corretta. Perché in fondo cos’altro è il reato di vilipendio se non il divieto di attaccare il padrone guardandolo negli occhi?
Gli egizi avevano il faraone, noi abbiamo il papa. Cinquemila anni e non sentirli.

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Pari calamità

Colpo di genio del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna per risolvere il problema della prostituzione in strada: d’ora in poi non saranno puniti solo sfruttatori e clienti, ma anche le prostitute stesse, che rischiano da cinque a quindici giorni di arresto ed una multa da duecento a tremila euro (proprio così).
La quasi totalità delle lucciole che battono i marciapiedi non lo fa certo per scelta (se di scelta si può parlare per le donne che decidono di vendere il proprio corpo in casa spinte dalla necessità economica): si tratta di ragazze sequestrate, picchiate, stuprate e costrette a prostituirsi sotto continue minacce di morte. Come se non bastasse, adesso saranno anche multate ed arrestate.
Suppongo che il reato a loro contestato sia “scarsa resistenza alle botte di papponi nerboruti”.
La Carfagna ha comunque aggiunto un comma speciale: sarà possibile prostituirsi solo per le vallette televisive che abbiano partecipato al concorso di Miss Italia e solo con il Presidente del Consiglio al fine ottenere un ministero.
Un segnale decisamente importante per le pari opportunità: non verranno più prese in considerazione la tua provenienza territoriale, le tue conoscenze, la tua estrazione sociale: se sei figa e vuoi fare strada nella politica, ti basta fare le pompe a gente che conta e c’è speranza anche per te.

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Animalismo integralista politicamente scorretto

Il morbo della mucca pazza può colpire anche gli esseri umani che si nutrano della carne dei bovini infetti.
C’è chi la chiama malattia, chi la chiama sciagura, chi la chiama disgrazia.
Io la chiamo vendetta.

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Ariè l’undici settembre

Oggi è un giorno molto importante: ho trovato il succo di pera in offerta al Todis.

P.S. Non è vero che il Governo americano si è dimenticato del primo undici settembre, quello che ha appoggiato e finanziato in Cile: per commemorare il golpe ed il genocidio del 1973 perpetrato dall’amico di Kissinger e Wojtyla, Augusto Pinochet, si è fatto da solo un gigantesco, spettacolare e disastroso attentato in casa propria.
Si sa, agli americani piace fare le cose in grande.

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La Teoria della Madonna Buffon

Pubblicato da sdrammaturgo su 2 Settembre 2008

Nota dell’autore: sono debitore per questo scritto delle illuminanti riflessioni del maestro Tommaso Bastiancontrario.

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Nello spassoso mondo della religione, occupano sicuramente un posto di rilievo le apparizioni e gli interventi della Madonna. Essi, infatti, più di ogni altra tragicomica nonché ilarotragica questione sovrannaturale, lasciano ampi margini di dubbio ad un attento osservatore che voglia analizzare a fondo i misteriosi fenomeni epifanici mariani.
L’esempio più lampante è di certo il caso dell’attentato a Giovanni Paolo II, il quale sosteneva di essere stato salvato proprio dalla Madonna.
Per tale vicenda, ho formulato quella che ho denominato la Teoria della Madonna Buffon.
Veniamo al punto: stando a quanto ritengono i sempre divertenti credenti, è stata la Madonna – e per la precisione quella di Fatima (in giro è pieno di madonne) – a deviare il proiettile sparato da Ali Agca che altrimenti avrebbe colpito il Santo Padre in maniera letale.
Ora, esaminando a fondo l’accaduto, il modus operandi della Madonna risulta quantomeno discutibile. Giacché, quante cose poteva fare la Madonna in alternativa? Innumerevoli: che so, poteva prevenire il tutto impedendo che ad Ali Agca suonasse la sveglia in maniera tale da fargli perdere l’autobus; poteva farlo destare con il morbillo costringendolo a letto; poteva fargli inceppare la pistola o dimenticare le pallottole a casa; oppure, per dar prova dell’azione divina, poteva dar spettacolo facendo fermare il proiettile a pochi centimetri dal petto papale sotto gli occhi di tutti. Tanto oh, se è un miracolo, è un miracolo. La notorietà della potenza divina ci avrebbe pure guadagnato. Ed invece no: proiettile deviato verso punti non vitali.
Dunque, rimane una sola spiegazione: la Madonna deve aver tardato un po’, vuoi per la solita scarsa puntualità femminile (magari era alle prese con il trucco o la scelta del vestito), vuoi perché le era passato di mente. Fatto sta che, affrettatasi all’ultimo, se l’è cavata per un pelo. Pressappoco, deve essere andata in questo modo: “Ali Agca tira il grilletto. Potentissimo colpo di Ali Agca! Il Pontefice sembra battuto! Ma ecco che sopraggiunge la Madonna di gran carriera! Tuffo plastico della Vergine Maria! Deviata! Deviata! La Madonna riesce a sfiorare la pallottola con la punta delle dita e si salva in calcio d’angolo! Straordinaria parata in extremis, amici a casa”.
Me la immagino benissimo la Madonna con i guantoni ed il velo con il numero 1.
Comunque, deve essere stato a causa della risaputa scarsa tempestività della Vergine Madre che Wojtyla successivamente si fece fare la macchina blindata.

D’altronde, questa pazza pazza portiera degna del miglior Higuita, ci aveva già abituato a scelte che fanno storcere il naso.
Basti pensare all’episodio di Fatima, per il quale ho enunciato un’altra teoria: quella della Madonna dalle discutibili strategie di comunicazione.
La storia è questa: la Madonna appare a tre pastorelli analfabeti di sette, nove e dieci anni che vivono in Portogallo per dir loro che la Russia sovietica si deve convertire.
L’interrogativo vien da sé: ma non poteva andare direttamente in Russia? Quei tre manco lo sapevano dove stava, la Russia! Anzi, manco sapevano cos’era, la Russia.
“Russia? Forse lei intendeva ‘pecore’, signora”.
Chissà in paradiso come avranno reagito alla proposta della Vergine.

*

Paradiso. Riunione del consiglio d’amministrazione

CRISTO Signori, qui è ora di prendere una decisione: la situazione della Russia sta diventando intollerabile. Se questo ateismo prende piede, chiudiamo baracca e burattini. Non siamo mai stati così vicini al fallimento. Il bilancio delle anime è in netta perdita. Di questo passo, tra qualche centinaio di anni si finisce in bancarotta. E penso di parlare anche a nome di mio padre.

Dio annuisce.

ARCANGELO MICHELE Rivolgendosi a Dio Signor Presidente, io un’idea ce l’avrei. Ho pensato a qualcosa di scenico, di sicuro impatto. Senta qua: in una giornata di sole a Mosca, aspettiamo che la Piazza Rossa sia gremita, dopodiché facciamo squarciare il cielo da tuoni e fulmini; qualche vortice di nuvole, qualche coro angelico, ed a quel punto compaio io con la spada di fuoco che esclamo: “Pentitevi!”. Come le sembra? (Me lo immagino parecchio cazzuto, l’Arcangelo Michele, N.d.A.)

DIO Non male, non male.

ARCANGELO GABRIELE Poi gli darei una mano anch’io nell’organizzazione e…

MADONNA Aspettate un attimo! Ho avuto un’intuizione geniale! Reggetevi forte: allora, mi reco di persona in Portogallo in un villaggio sperduto, appaio a tre bambini pecorai che possibilmente non sappiano né leggere né scrivere e lascio il messaggio a loro! Allora?! Che ve ne pare? Eh? Eh? Con espressione soddisfattissima

CRISTO He-hem…

ARCANGELO GABRIELE Coff-coff

SPIRITO SANTO Mal celando imbarazzo Per carità, Direttrice, trovata…hem…brillante, assolutamente, però, ecco…

MADONNA Con entusiasmo fanciullesco Vedrete che successo che avremo! Allora è deciso? Vado subito a prepararmi! Faremo il botto! Il botto, vi dico! Si alza e se ne va

ARCANGELO MICHELE Ma…ma…ma…Presidente, lei non dice niente?!

DIO Con aria rassegnata e svogliata Mah, e che vi devo dire…Facesse un po’. Tanto questa quando si mette in testa una cosa, non sente maschere. Bah, se ce la siamo cavata con quell’imbecille rincoglionito dell’Angelo della Morte che in Egitto aveva bisogno del sangue di agnello sulla porta per non ammazzare a casaccio, non mi fa più paura niente. Che io ce la mandi buona.

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Quale sarà la prossima mossa della Madonna? Personalmente, già vedo un pescatore di una tribù selvaggia di qualche isolotto abbandonato nel centro del Pacifico stupito nel vedere all’improvviso di fronte a lui una donna vestita di bianco…

MADONNA Gnurk, di’ ai brasiliani che questo Carnevale di Rio sta diventando un po’ troppo peccaminoso per i miei gusti.

GNURK Uh? Ma io non sono nemmeno mai andato oltre la palafitta di Svert!

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Misteri della fede.

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