Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

Archivio per Ottobre 2008

Attualità a manetta

Pubblicato da sdrammaturgo su 24 Ottobre 2008

- Crisi economica. Il ministro Giulio Tremonti ha rassicurato gli italiani: “Tranquilli, non c’è niente da temere: il nostro sistema è saldo, i risparmi degli italiani sono in una botte di ferro”. Ma è parso poco credibile, in quell’angolo di strada con quel barattolo pieno di spiccioli in mano.

“Lasciate pure i vostri soldi nelle banche”, ha confermato Mario Sbuccini, il mio vicino di casa, rapinatore.

Abbiamo chiesto anche al sindaco di Roma Gianni Alemanno quali misure intende prendere nel proprio comune per scongiurare eventuali rischi per le casse municipali. La risposta è stata chiara e decisa: “Sgombreremo i campi nomadi”.
In effetti questi zingari e questi immigrati hanno un po’ esagerato con le speculazioni finanziarie.

- Politica e comunicazione. Rifondazione Comunista ha organizzato la propria festa sociale a Roma nel piazzale del cimitero del Verano. Sicuramente geniale la scelta strategica del partito. Già pronto lo slogan per le prossime elezioni: “Rifondazione Comunista: sempre viva nell’affetto dei cari – (Non voti, ma opere di bene)”.

Anche i Radicali hanno lanciato il nuovo slogan: “Libertà per i benestanti! – Ci battiamo da anni per i diritti degli abbienti”.

- Camorra. Un pentito rivela: “I casalesi uccideranno Saviano prima di Natale”. Trovano la sua sintassi superata e non gli perdonano lo stile paratattico tardo-post-hemingwayiano.
Maroni si schiera prontamente in difesa dello scrittore: “Non lasceremo che i criminali raggiungano Roberto nel suo rifugio segreto a Garagnate in Via Marescotti 41 dietro il bar Jolly subito dopo la curva appena superata la salita (il portone giallo)!”.

- Clima. Secondo studi recenti, tra le principali cause del surriscaldamento del pianeta ci sarebbero le flatulenze delle vacche. E non hanno sentito di cosa è capace mio zio.

- Riforma Gelmini. La segreteria del PDL tranquillizza gli studenti ed i ricercatori che temono per il proprio futuro: “Aumenteremo il numero di concorrenti del Grande Fratello”.

Ma i tagli si inaspriscono: gli alunni delle elementari potranno imparare a contare solo fino a sette.

Quanto alla storia, sarà possibile arrivare a studiare la seconda guerra mondiale, ma non ci saranno tempo e fondi sufficienti per sapere com’è andata a finire. I più curiosi potranno sottoscrivere un abbonamento a Mediaset Premium. E’ in lavorazione infatti una trasmissione didattica curata dagli autori di Lost. Saranno finalmente superati i rigidi schemi degli ormai stantii testi scolastici e gli eventi storici verrano riletti alla luce di un gusto più giovane e adatto ai tempi. Nella nuova versione, ad esempio, Cristoforo Colombo scopre l’America, ma dovrà risolvere un’intricata trama di misteri per raggiungere il MacDonald’s più vicino e liberarlo dagli integralisti islamici.

Sotto, il ritratto del navigatore genovese attribuito al Ghirlandaio – James Ghirlandaio – e rinvenuto dalla redazione di Fox News nel sottoscala di Rupert Murdoch

- Presidenziali americane. Si infiamma lo scontro tra Obama e McCain: l’uno è favorevole alla pena di morte, alla guerra ed alle multinazionali; l’altro è molto favorevole alla pena di morte, alla guerra ed alle multinazionali.

- Parma. Rompono il silenzio i vigili urbani accusati del pestaggio del giovane africano Emmanuel Bonsu e spiegano le loro ragioni: volevano dimostrarsi all’altezza della divisa.

- Spettacolo. Cioè no, religione. Parte la lettura continuata della Bibbia in televisione. E c’è grande attesa per il rosario remix.

- Musica. Scoppiettante concerto a Duisburg dei Cinema Strangio, gruppo di punta della scena ‘ndrie rock.

- Cinema. Esce nelle sale Lezione ventuno, il primo film scritto e diretto da Alessandro Baricco. Si fa un gran parlare della sceneggiatura: periodare breve, prosa poetica, immagini suadenti, emozioni languide. Una stronzata, insomma.

- Meteo. Forti precipitazioni si abbattono su tutta la penisola. Ma il Governo frena gli allarmismi: “Niente paura, l’Italia è il paese del sole”.

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Il corretto politicamente scorretto

Pubblicato da sdrammaturgo su 18 Ottobre 2008

Da qualche tempo a questa parte ho notato una strana tendenza ad un uso del tutto improprio della formula politicamente scorretto, fino ad una totale falsificazione del suo vero significato, che rischia di venire definitivamente snaturato.
I primi furono Giuliano Ferrara ed i suoi sgherri de Il Foglio: “Basta con il solito stantio politicamente corretto per cui la guerra in Iraq è sbagliata perché civili innocenti muoiono sotto le bombe. Noi siamo politicamente scorretti, quindi sì ai bombardamenti a tappeto!”.
A ruota, arrivarono Feltri e gli scagnozzi di Libero: “Non se ne può più con questo politicamente corretto per cui i precari fanno la fame e non possono accedere ad una vita dignitosa. Noi siamo politicamente scorretti, quindi ai precari diciamo: o vi adeguate al mercato o crepate!”.
Ma l’abisso si è spalancato quando anche leghisti, fascisti e cattolici hanno cominciato ad impossessarsi indebitamente della definizione di politicamente scorretti.
Sentire la Santanchè che sostiene di essere politicamente scorretta mi ha procurato qualche sussulto.
“Io non amo il politicamente corretto. E’ ora di finirla con questo buonismo politicamente corretto. Io sono politicamente scorretta, quindi lo dico chiaramente: rispediamo gli immigrati a casa loro!”.
Per non parlare di quanto politicamente scorretti siano i vari Tosi, Gentilini od i picchiatori di Forza Nuova et similia che scrivono sui muri “negri di merda”, “froci al rogo”.
Gli oltranzisti religiosi fieri oppositori delle unioni omosessuali, poi, sono i più politicamente scorretti di tutti, a sentir loro.
Insomma, la destra, da quella tradizionalista a quella neoliberista, sembra essersi impadronita del nobile appellativo “politicamente scorretto”, piegandone arbitrariamente il significato ai propri interessi e secondo i propri comodi.
Mi chiedo che motivo c’era. Per costoro gli aggettivi esistevano già: una volta si chiamavano stronzi razzisti, bastardi sessisti, classisti del cazzo. Cose così. Non si sentiva affatto il bisogno di supplire ad attributi che non sono mai mancati. Ne è sempre esista una vasta gamma, bella e pronta per attingerne ad ogni evenienza. E invece…
Se cambiamo forzatamente il significato delle parole, mutiamo la nostra percezione della realtà e di conseguenza la realtà stessa, che dalle nostre parole è composta. Ciò che ne risulta, è una realtà distorta, deviata, pervertita.
Storicamente, politicamente scorretto è colui il quale si oppone al conformismo imperante e squarcia i tabù dell’establishment per oltrepassare i limiti imposti dal potere formalista.
Un esempio pratico: politicamente scorretto è Carmelo Bene quando urla: “Qui c’è troppa puzza di dio”, giacché quello di dio è un concetto comunemente considerato intoccabile, quindi Bene supera questa imposizione dittatoriale e trascina al proprio livello per scagliarlo ancor più in basso ciò che è reputato sacro ed inviolabile dai dettami comandati dall’alto. Una rivolta, camusianamente parlando.
Era politicamente scorretto Pasolini, mica Almirante.
Ed invece ecco adesso cosa succede: un comico politicamente scorretto come Daniele Luttazzi viene epurato; un perfetto cameriere del potere come Giuliano Ferrara afferma: “Ci voleva proprio un bel calcio nel culo a Luttazzi”; e, incredibilmente, il politicamente scorretto diventa lui, quello che bacia il mantello del censore.
Ora, non mi spiego proprio come adeguarsi e cavalcare idee e pensieri tanto diffusi da farla da padrone possa essere ritenuto un atteggiamento politicamente scorretto. I soggetti sopra citati infatti si sono convinti di essere politicamente scorretti mentre impugnano posizioni supportate dalla stragrande maggioranza della popolazione, per di più trasversalmente, dal principe al suddito.
Mi spiego: l’odio e la paura per lo straniero, il disgusto per l’omosessuale, la passività di fronte al meccanismo produttivo capitalista e l’obbedienza alle potenze politico-economiche sono condivise dai più. Quando Fiore od uno di CL si scagliano contro un extracomunitario od una lesbica, non fanno altro che interpretare un gretto sentimento diffuso. Tant’è che la xenofobia e la mancanza di integrazione del diverso non sono una novità e le coppie omosessuali non posso di fatto godere di pari diritti rispetto alle coppie eterosessuali. A quanto pare perfino il legislatore è politicamente scorretto.
Certo, cattolici ed estremisti di destra sono convinti che la lobby GLBT domini il mondo. Mi toccherà avvertire però i miei amici del Mario Mieli, perché quando alle riunioni vedo qualcuno di loro sull’orlo delle lacrime perché non può farsi una famiglia e non può crescere un figlio, capisco che mica gliel’ha detto nessuno che sono loro a governare il pianeta. E saranno felicissime le trans quando sapranno che la lobby GLBT ha conquistato ormai tutti i posti di controllo. “Ehi, non devi più battere sulla Salaria perché nessuno ti dà lavoro in quanto trans: rallegrati, la tua lobby domina la Terra!”. Già vedo le trans che domattina entrano nella Federal Reserve, nella Casa Bianca, nella BCE, nella Coca Cola Company, in Vaticano, si siedono alla scrivania del capo ed esclamano: “Me lo potevate dire prima che qui comandavo io!”.
Pensate: stando a questo nuovo trend, il pensatore più politicamente scorretto di tutti sarebbe il papa.
E se il razzista omofobo maschilista ottuso si è trasformato in politicamente scorretto, di politicamente scorretti ne conosco a iosa: il baretto della mia frazione ne è pieno. Non vedo l’ora di rendere edotti tutti gli avventori del bar di Pila sul loro nuovo status intellettuale: “Uccio, Batore, siete politicamente scorretti!” “Dio ‘mpeshtato, e che vor di’?”.
A quanto pare, è politicamente scorrettissimo Ferrara quando difende con passione il potente disonesto di turno. Non so se ci avete fatto caso, ma quando conduceva Otto e mezzo, il copione era sempre lo stesso: il povero disonesto veniva mortificato; il ricco onesto veniva umiliato; il povero onesto veniva deriso; il ricco disonesto veniva incensato. Gino Strada faceva la parte del coglione pericoloso, Stefano Ricucci ne usciva da eroe. Un’operazione altamente politicamente scorretta, sissignore. Roba da veri ribelli.
Il prodotto più perfetto di questo rivoluzionario modo di intendere il politicamente scorretto resta però senz’alcun dubbio Filippo Facci. Filippo facci è il servo dispettoso. Sapete, nella commedia latina dei tipi fissi c’era il servo astuto, quello che faceva di testa sua, quello che appariva difficilmente controllabile, ma che alla fine si rivelava fedelissimo al proprio padrone e risolveva ingarbugliate situazioni. Filippo Facci è così: gioca a fare l’indipendente dalle colonne de Il Giornale, quello “un po’ anarchico”, quello diverso dagli altri schiavi, quello che mica segue pedissequamente tutte le direttive, pensate, non è nemmeno filoamericano, figuriamoci; ma alla fine i datori di lavoro con cui va a cena li difenderebbe al prezzo della vita.
Perfino sostenere l’innocenza ed il grande spessore umano di Previti e Berlusconi è politicamente scorretto, a quanto pare.
E non vedo l’ora di diventare politicamente scorretto pure io: appena incontrerò una ragazza disabile, le griderò: “Zoppa schifosa!”.
Credo sia necessario riportare un po’ d’ordine e di chiarezza. Ne va del nostro linguaggio, ergo della nostra realtà, ergo della nostra vita.
Non è politicamente scorretto chi si accanisce sulle minoranze deboli ed oppresse: è semplicemente infame.
Tantomeno è politicamente scorretto chi si batte e si esprime in favore della conservazione dello status quo: quello è soltanto servile, che fa rima con vile.
Antonio Rezza è un intellettuale politicamente scorretto allorché interpreta un pedofilo in uno spettacolo satirico e porta la risata anche nella morte. Mario Borghezio è solo un bifolco razzista. Ed Antonio Rezza e Mario Borghezio sono due cose ben diverse, eh.
C’è da fare le giuste distinzioni, quindi, altrimenti finirà che a teatro mi toccherà andare a vedere Borghezio, ed alla lunga mi annoierei molto.

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Non servono politologi laureati

Pubblicato da sdrammaturgo su 14 Ottobre 2008

L’uomo del baretto ha ragione. L’uomo del baretto ha sempre avuto ragione. Cosa ci dice infatti l’usitata lamentela “è tutto un magna magna” se non che il potere è corruttore e chi lo detiene baderà ai propri interessi, forte dei vantaggi che il potere procura? Non esiste un potere buono: il potere è costitutivamente marcio, giacché chi brama il potere farà di tutto per conservarlo ed ampliarlo una volta raggiunto. Il principe gode a spese dei sudditi.
Il qualunquismo da baretto ha quindi un fondo (ed anche una superficie) di verità, la stessa verità – a ben vedere – di Rousseau, di Marx e di Foucault, solo ad uno stato più grezzo e seminale.
Il problema dell’avventore del baretto risiede però nel fatto che egli, quel potere, finisce per cementificarlo, incapace di compiere il salto verso la coscienza della liberazione. Altresì: si lamenta che tutti i potenti rubano, ma puntualmente finisce per votare il più ladro di tutti.
Il potere ha a che fare con il controllo ed all’uomo del baretto non dispiace essere controllato. Non ha voglia di stare a pensare a quali scelte potrebbe compiere, alle possibilità di vita che gli si parano davanti. Preferisce fare ciò che gli viene ordinato, immolando alla comodità della schiavitù i perigli dell’indipendenza consapevole. All’uomo del baretto il fascismo non è mai dispiaciuto.
Ma l’uomo del baretto, dall’alto della sua conoscenza vera della fatica dell’esistenza osservata dal basso, sa offrire chiavi di lettura della realtà che nessun politologo saprebbe sintetizzare meglio. L’uomo del baretto è quello che si alza tutte le mattine per spaccarsi la schiena a lavoro, quindi certe cose lo sa come funzionano. L’esperienza lo rende acuto, più di quanto egli sappia di esserlo.
Penso a mio nonno. Mio nonno ha fatto la terza elementare. Legge a fatica, scrive a malapena. Ha fatto il contadino, il cuoco, il custode. Non è di sinistra, ed a ben vedere neppure di destra. Forse crede in dio, ma non si pone granché il problema. Praticamente, non ha coscienza politica e filosofica di certi temi. Vive la sua piccola quotidianità di persona umile con nessun interrogativo sul mondo e la società e tanto gli basta. E’, insomma, tutt’altro che una mente speculativa. Ma nessuno come lui ha saputo spiegare meglio i meccanismi del potere e la questione della divisione in classi sociali.
In occasione delle ultime elezioni disse: “Mica posso vota’ Berluscone. Quello è mijardario e io nun c’ho ‘na lira. Tu l’hae visto mae ‘n signore che aiuta a ‘n poaretto?”.
Serve aggiungere altro?

Ma la frase più illuminante che io abbia mai sentito la formulò mia bisnonna.
Io ho la fortuna di poter vedere in prima persona e toccare con mano il salto generazionale favorito dal progresso economico. La storia italiana recente riassunta nella mia famiglia: una bisnonna totalmente analfabeta, che firma con la X, non è mai andata a scuola ed ha iniziato a fare la bracciante a cinque anni, ed il pronipote studente universitario. E’ una bellissima cosa che insegnerebbe a chiunque ad avere la chiara misura del corso degli eventi, dello sviluppo sociale, delle radici, del benessere e della povertà.
Grazie a mia bisnonna ho capito nitidamente come il nodo fondamentale del malessere umano risieda nella differenza di possibilità economiche. Altresì: la prima piaga, a cui seguono tutte le altre, è la separazione in chi possiede e gestisce la ricchezza e chi annaspa nella miseria.
Chi è costretto a vivere del proprio sudore e deve pensare ogni giorno a mangiare, sarà sempre alieno dai temi pur rilevantissimi della libertà, dell’autodeterminazione, della propria posizione nel consorzio umano. Per dirla più semplicemente: se non è scontato che ogni giorno potrai nutrirti, non hai tempo di pensare alla tua condizione particolare in relazione al mondo in cui vivi ed alla condizione umana in generale.
Mio bisnonno, il marito di mia bisnonna, era leggermente più istruito ed era uno dei pochi in paese a professarsi comunista. Non era facile essere iscritti al sindacato in una comunità dominata dai democristiani. Tant’è che perse più volte il lavoro ed i suoi figli dovettero andare a scuola altrove poiché non venivano accettati neppure negli istituti pubblici, governati com’erano dai cattolici.
Una volta chiesi a mia bisnonna se durante il fascismo avessero avuto maggiori problemi. Serbo ancora nella memoria quasi con commozione la sua risposta: “Nonna, mi sa che durante il fascismo per voi non dev’essere stato affatto facile, eh?” “Mah, io zappavo prima de Mussolini, ho zappato co’ Mussolini e ho continuato a zappa’ pure dopo Mussolini”.
Capito?

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Perché sono così

Pubblicato da sdrammaturgo su 5 Ottobre 2008

I funerali sono eventi spassosissimi. Sul serio: se uno riesce a mantenere la giusta lucidità ed il giusto distacco critico-analitico, rompendo il tabù della morte e del lutto, può godere degli innumerevoli eventi comici che solo ad un rito funebre si susseguono con tanta frequenza ed abbondanza. Davvero, credo che in nessun’altra occasione come per delle esequie la comicità del quotidiano emerga con una simile congerie di eventi divertenti. Se si presta attenzione, è un vero tripudio di situazioni esilaranti. Anzi, spesso tutto l’intero apparato è straordinariamente, lugubremente, comico.
Si sa, il Comico in presenza della morte trova il suo terreno ideale.
Ricordo ad esempio quando morì mia nonna materna. Nella camera ardente, tutti i vecchietti del vicinato erano schierati come fossero un coro della commedia antica e facevano a gara a chi proferiva la frase più definitiva, pessimistica, rassegnata.
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“E pure la Maria se n’è ita”
“D’altronde, prima o poi tocca a tutti”
“Eh, quello è poco ma sicuro”
“Sìsì, nun c’è niente da fa’: quanno chiama, tocca a risponne”
“Semo nati pe’ tribola’ e poi alla fine va’, chiuse ma ‘na bara e ‘nzeppate ma ‘n fornetto”
“Vedrai che pure a noi ce manca poco”
“Niente de più facile che la prossima so’ io”
“Seh, quanto voe scommette che fo prima io?”
“Tu?! E tu va’ le stae bene! Io invece so’ ‘na poaretta! So’ tutta ‘n dolore!”
“Va’ pure la Maria: pareva che stava tanto bene, e invece ‘na botta secca e ejela lì”
*
Peraltro, quando ti muore un parente, è quanto mai arduo superare agilmente il tortuoso percorso ad ostacoli delle condoglianze. Appena compari sulla soglia dell’obitorio, vieni assaltato da una mandria di conoscenti famelici di commiserazioni. Sembra che non vedano l’ora di aggredirti con la loro solidarietà. Secondo me, gli anziani aspettano con impazienza che stiri qualcuno: è un’occasione imperdibile per asfissiare il prossimo con una socievolezza leopardiana.
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“Visto la nonna quanto ha fatto presto?”
“Fatte forza, co’”
“Poarino…Proprio prima de mori’, la tu’ pora nonna ha fatto ‘l nome tuo. O no…? Me sa de no. Me sa che chiamava ‘l tu cugino. Ma comunque te voleva bene tanto”
“Bene o nun bene, va’ mo’ do’ è”
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E come si replica a questo bombardamento di sconsolate consolazioni? Si resta disarmati e frastornati, fino a pensare: “Ah no’, ma nun potevi mori’ mentre ero all’estero?”.
Io però ho studiato una risposta infallibile e risolutiva che permette di cavarsela con una certa scioltezza: di fronte allo scroscio di pacche sulle spalle, allargo le braccia e dico: “E ch’ha da fa’”.
“E ch’ha’ da fa’”: la formula perfetta per ogni occasione mortuaria, dal lutto singolo alla strage.
“E che devi fare, è così che va”. Impossibile ribattere: dice tutto senza dire niente. Sono un mago.
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Un altro gustosissimo ricordo legato ad un lutto famigliare è quando morì mio nonno materno (oh, a mi’ madre je dice male). Dovetti accompagnare mia madre a scegliere la bara e, giunti all’agenzia di pompe funebri, assistetti al dialogo umoristico più geniale della storia della satira.
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MAMMA Oh, dammela bona la bara, sa’, che ‘l mi’ babbo era muratore, era fissato co’ la roba resistente. Capirai, si lo metti in una bara fatta male, capace che s’ari alza su e ce mena a tutti.
BECCHINO Resistente? Viene qua, ché te fo vede ‘na cassa spettacolare. Toh, guarda che spettacolo.
MAMMA L’umidità la regge bene?
BECCHINO Te dico solo que’: ‘na cassa uguale l’ho venduta a quella che j’è morto ‘l fijo ‘n par d’anni fa in un incidente. C’ha’ presente, no? Ecco, l’altra settimana l’hanno dovuto cambia’ de posto al cimitero e l’hanno ritirato su da la tomba. Quanno la su’ mamma ha visto quant’era asciutta la bara, m’è venuta a ringrazia’.
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Ma il culmine è stato raggiunto quando un mio zio si impiccò che era ancora giovane. Tutti lo avevano sempre visto come una persona allegra e spensierata, quindi quel gesto sconvolse la famiglia. Ognuno cercava di interrogarsi disperatamente sul perché lo avesse fatto e nessuno riusciva a darsi una spiegazione.
Nessuno tranne mio nonno paterno – no, lui è ancora vivo, a quanto ne so (perlomeno, mentre sto scrivendo, non mi è arrivata alcuna telefonata a comunicarmi la sua improvvisa dipartita).
Mio zio faceva il pastore – pecoraio, per la precisione – e mio nonno ipotizzò, con aria di tragica certezza, la motivazione senza dubbio più pirotecnica: “Vedi, il fatto è che la puzza de pecora nun va via mai. Avoja a lavatte, avoja a insaponatte, avoja a strofina’: la puzza de pecora nun c’è verso che te la levi. Poarino, que’ a la fine era giovine, doveva pure anna’ a donne, ma mica poteva puzza’ sempre de pecora: a la fine nun je l’ha fatta più e s’è ammazzato”.
Ecco, quando cresci con un nonno che ritrova la causa di un suicidio nell’incapacità del morituro di sopportare oltre la propria stessa puzza di pecora, affermando praticamente che lo sciagurato sia morto di puzza, come speri di diventare?
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Appendice – Quando sei così, sono cazzi

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La differenza di classe e di estrazione sociale pesa parecchio nei rapporti uomo-donna. In altre parole: se provieni da famiglia popolare, scordati di rimorchiare una ragazza bella, ricca e di “famiglia illuminata”.
Se è bella e ricca, ce la puoi anche fare (contando in larga parte sull’intervento di Padre Pio). Se è bella e di famiglia illuminata, ancora pure pure. Se è ricca e di famiglia illuminata ma è un cesso, che te lo dico a fare.
Ma se è una passera stratosferica benestante e può contare pure su un’educazione libertaria fornitale da genitori colti, moderni, progressisti, un po’ bohemien, allora lascia perdere: sei in presenza di una figa elevato alla terza e non è roba per uno dalle umili origini campagnole come te. E non importa come tu sia ora (certo, se sei basso e pelato, te le cerchi), quale stile di vita tu abbia, quale sia il tuo spessore intellettuale, culturale e politico ed il tuo livello di piglio-contro-il-sistema-cè: il passato e le radici ti terranno sempre lontano da lei.
Lì devi essere molto molto maledetto. Ma come fai ad essere dannato e maudit se tua nonna ti sfotteva quando non riuscivi a distinguere la cicoria dalla mentuccia nell’orto dell’Armida? “Soffro, mi drogo e mi sono tatuato perché non riuscivo ad individuare la cicoria”? Non regge.
Prendiamo una cosa a caso: gli aneddoti sull’infanzia e sull’adolescenza. Lei ti racconta di quando a tredici anni è andata in Egitto con il padre archeologo per fare degli scavi a Giza ed ha dormito nel deserto protetta da una scorta armata, perché la madre era medico volontario in un’organizzazione umanitaria nel mirino dei terroristi islamici. Tu al massimo puoi raccontarle di quando a tredici anni andavi a cerase co’ Filiè. Non è cosa.
Ed anche i traumi infantili sono completamente diversi: “Sai, da piccola mio padre scappò in Russia perché era un perseguitato politico e lì si fece un’altra famiglia. Mia madre, che è psicoterapeuta, cercò di tenermelo nascosto, ma fu un duro colpo anche per lei e cadde in depressione. Quando infine scoprii tutto, dovetti andare a stare in Sudafrica da mia nonna ed ebbi problemi di ambientamento che incisero molto sulla mia crescita e sulla mia maturazione” “Ma pensa…A me invece una volta il Tubbista mi diede una boccata sciacquadenti perché avevo fatto troppo lo sveltone con il flipper al bar di Pila”
Il problema non è la morte: è la nascita. Quella te la porti dietro per tutta la vita.*

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Post scriptum – Saggezza a manciate
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Meglio una brutta verità che una bella bugia, a meno che la bella bugia non sia: “Tranquillo, la tua fidanzata non l’ha data ad un militare”.

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Nello Braccioforte

Pubblicato da sdrammaturgo su 5 Ottobre 2008

“Un piccolo passo per un uomo, una strage per le formiche”.

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Pubblicità per una ditta italiana

Pubblicato da sdrammaturgo su 2 Ottobre 2008

Gelmini: un cognome garanzia di inculature.

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Appendice: curiose somiglianze frenologiche
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