Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

Archivio per Maggio 2009

“Diario simulato” 23 – Il mio compagno di banco

Pubblicato da sdrammaturgo su 30 Maggio 2009

Il mio compagno di banco è morto.
Ci siamo accorti solo dopo una settimana, che era morto. Era un tipo schivo e riservato, uno di quelli che passano inosservati. Effettivamente però mi era sembrato più immobile del solito e particolarmente taciturno in quei giorni. Il cattivo odore non ci aveva sorpreso particolarmente. D’altronde, gli altri bambini a pallone non lo facevano mai giocare perché puzzava di pecora. Sapete, era il rampollo di una gloriosa stirpe di pastori. Il suo primo amore era stato una capra. Ma non funzionò.
Solo Michelino Sportelli aveva notato qualcosa di diverso nel suo fetore: “Ehi, ultimamente puzza di pecora morta”, aveva suggerito con discrezione al resto della classe. Ma l’altro niente, immobile, curvo sul banco.
Il bidello, al momento di chiudere la scuola a fine giornata in quei sette giorni, aveva pensato: “Mah, vorrà evitare di arrivare in ritardo domani”.
Quando però lo scossi strattonandolo per il braccio per chiamarlo e controllare se stesse bene ed il braccio cadde sul banco, capimmo che forse c’era qualcosa che non andava.
“Ti inventeresti di tutto per giustificarti!”, lo apostrofò la maestra. Il suo rendimento infatti era piuttosto scarso. Avete presente quelli che sono intelligenti ma non si applicano? Ecco, il mio compagno di banco studiava con dedizione monastica, ma era irrimediabilmente stupido. Non era colpa sua, è che proprio non c’arrivava, alle cose. Non conto più le volte in cui gli ho detto: “Per scendere di sotto devi fare quelle scale là. E la tua colazione è questa”. Ma lui dagli a lanciarsi dal terrazzino e ad addentare il termosifone.
Poi arrivò il medico: “Suvvia, è un mal di pancia dovuto all’agitazione per il compito in classe. Dev’essere un tipo emotivo, il ragazzo”. Ed in effetti la pancia si stava riempiendo di vermi.
Finalmente comunque i becchini arrivarono. E si scordarono la salma del mio compagno di banco nel magazzino delle pompe funebri per un mesetto almeno. Al funerale non ci andò nessuno: il comune non pensò ad attaccare le carte in giro e presto tutti si erano dimenticati che era morto. Neppure io, tant’è che una volta una zia mi chiese: “Con chi stai di banco a scuola?” “Io? Mai avuto un compagno di banco”.
Come faccio allora a scriverne adesso così diffusamente? Semplice: ieri stavo passeggiando lungo un fosso, ho guardato in basso, ho visto una merda di cane ed ho subito pensato: “Cavolo, il mio compagno di banco!”. E così la memoria ha preso involontariamente a correre: l’infanzia in paese, il tè e biscotti prima della messa, il primo amore del mio amico con i suoi tormenti, il suo matrimonio infelice, i salotti buoni, le cene dai Guermantes. Cavolo, erano i ricordi di un altro. Però mi è sovvenuto pure il mio compagno di banco: i ricordi di quell’altro erano decisamente noiosi.
Il mio compagno di banco era prodigo e disponibile con tutti. Era sempre la persona giusta al momento giusto. Quando non serviva a nessuno.
Era una sorpresa continua, quasi mai buona.
Aveva mille facce. Tutte uguali.
La sua famiglia non si curava granché di lui. Era una persona molto sola. Quando tornava a casa, al massimo trovava ad accoglierlo qualche blatta morta sul pavimento dell’ingresso.
Era messo talmente male che una volta Edmondo De Amicis gli diede una pacca sulla spalla.
Però era imbattibile a nascondino. Nessuno si ricordava mai di lui e faceva sempre tana. Spesso a distanza di qualche giorno da quando si era nascosto.
Aveva un’altra dote: nuotava benissimo. Quando la scuola ci portava in piscina, era un piacere vederlo sguazzare. L’acqua era il suo vero habitat naturale. Vedi a volte la sfiga: sarebbe stato un’ottima aringa ed invece era nato essere umano.
Aveva sogni piuttosto modesti. Sapete, tutti i bambini sognano di fare il calciatore, il detective, il pilota, l’esploratore. Lui sognava di fare quello che traccia le righe del campo con il gesso, la guardia giurata, l’insegnante di scuola guida, l’impiegato in un’agenzia di viaggi.
Nonostante tutto ciò, si salvò sempre dai bulli, perché si dimenticavano di picchiarlo.
Ora riposa in pace, da qualche parte, chissà dove.
Sulla sua lapide manca il nome, perché né noi né i genitori né nessun altro si riesce a ricordare come si chiamasse.

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Il Gazzettone

Pubblicato da sdrammaturgo su 9 Maggio 2009

– Studente accoltellato a scuola. Alemanno: “Colpa di Romanzo criminale“. E’ vero: lo studente sosteneva che Michele Placido sia un grande regista.

Sulla vicenda si è espresso con parole durissime anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Sarebbe meglio evitare di accoltellarsi”.

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- Bergamo. Il consiglio comunale ha stabilito il limite di un’ora per chi chiede l’elemosina in strada. Inoltre sarà consentito avere la sclerosi multipla solo nel fine settimana.

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- Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, ormai sempre più al centro di aspre contestazioni, ha deciso di dare nuovo lustro alla propria immagine pubblica. Si farà doppiare da Francesco Pannofino.

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- Messaggi subliminali nella musica leggera. E’ stato scoperto che la canzone Nel blu dipinto di blu se ascoltata al contrario fa un rumore incomprensibile.

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- Nuova battaglia vinta dal MOIGE per la morigeratezza dei costumi dei mass media in favore dei bambini. D’ora in poi non si potrà più dire in televisione Cappella Sistina, bensì Glande Sistino o, ancora meglio, Quella-Cosetta-Lì Sistina.

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Linea ora alla rubrica culturale.

Benvenuti al secondo appuntamento con le meraviglie della Storia e della Natura. Io sono sempre il professor Fito Plancton, ma un po’ più vecchio rispetto alla volta scorsa. Però, se consideriamo l’Io una somma di accidenti cangianti ineffabile ed a-sostanziale e l’identità conseguentemente soggetta al fluire temporale senza una base solida che ne costituisca l’essenza, ergo il Sé come superficie sospesa costantemente mutevole e quindi inafferrabile, sono il professor Fito Plancton, ma non sono più lo stesso dell’altra volta. E adesso sono un altro ancora. E anche adesso. E anche adesso. Eccetera.

Ricorrono un tot di anni dalla morte di Jorge Louis Borges. Uno dei massimi umanisti della storia, mente enciclopedica, scrittore, filosofo, mitografo, linguista, conosceva approfonditamente lo spagnolo, l’inglese, il tedesco, il francese, l’italiano, il portoghese, il latino, il greco, l’ebraico, l’arabo, il gaelico, l’antico sassone, il giapponese, il sanscrito, il provenzale. Eppure quando si trovò a parlare con un ternano andò in crisi.

Interessantissima scoperta nella storia della letteratura. E’ stato appurato che Cecco Angiolieri non fu l’unico poeta della famiglia: alla poesia si dedicò infatti anche il meno noto fratello, Meco Angiolieri. A differenza di Cecco, idolo ribelle romantico, una sorta di bohemien ante litteram dalla vita avventurosa e sulla cui sregolatezza si è lungamente favoleggiato, Meco era un burocrate del catasto dalla personalità decisamente più posata e dagli orizzonti assai più modesti, come d’altronde testimonia l’unico sonetto che di lui ci è rimasto, S’i’ fosse foco scalderei cipolle.

Il volto oscuro del potere. Rodrigo Borgia, divenuto papa nel 1492 con il nome di Alessandro VI, era solito sfruttare la propria posizione per circondarsi a corte di giovinette che avevano lo scopo di sollazzarlo eroticamente e tra cui nominava una favorita, la quale diveniva la cortigiana prediletta per le proprie pratiche sessuali più intime, perverse e sovente ridicole, animato com’era da una vera e propria patologia psichica, una smania frenetica di piacere fisico mista ad un esasperato e violento bisogno di essere adorato e venerato. Si trattava certamente di secoli bui ed è bello sapere che le cose siano cambiate.

Personaggi stravaganti del mondo antico. Plinio il Matusa, nelle sue Histronzatae, racconta l’assurda vicenda di Zinnepozzo di Lampsaco, filosofo e matematico vissuto in età ellenistica, contemporaneo di Pirrone, considerato un tardo-sofista, od un sofista tardo. Egli decise in giovanissima età di contare incessantemente per tutta la vita al fine di vedere a quale numero potesse arrivare un uomo nell’arco della sua intera esistenza. Convinto che ciò avrebbe permesso di penetrare i misteri della numerazione infinita e della relazione tra astrazione matematica e mondo empirico, iniziò un giorno, uno, due, tre, quattro, e proseguì senza mai smettere, imparando anche a non interrompere il conteggio neppure durante il sonno, in una sorta di sonnambulismo ragionieristico. Qualunque cosa stesse facendo, egli contava, contava sempre, procedendo ed avanzando di cifra in cifra. Immolò tutto se stesso, tutta la propria vita a questo incredibile proposito, rinunciando a tutto – comodità, affetti, viaggi, averi e quant’altro – pur di continuare ininterrottamente a contare.
E’ un vero peccato che poco prima di morire abbia perso il conto.

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Bentornati in studio. Si avvicinano le elezioni europee e per la nostra tribuna politica abbiamo oggi in collegamento il responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Immagine del PD, l’onorevole Mino Ini.

Buonasera onorevole.

MINO INI Buonasera, senza nulla togliere – ci mancherebbe – al giorno.

INTERVISTATORE Allora onorevole, tra le critiche più frequenti che vengono mosse al Partito Democratico c’è quella secondo cui la sua compagine si mostri troppo poco netta, poco risoluta, poco chiara e poco ferma nelle proprie posizioni, alla ricerca di un centrismo vago che fa disamorare soprattutto i giovani.

MINO INI Questo accade perché i ragazzi non sono più abituati alla moderazione, ancora inquinati dalle vecchie ideologie. Pensi ad esempio al cinema. Qual è un tipico film per i giovani? Il cavaliere oscuro. Tutta questa cupezza, tutto questo estremismo. Noi dobbiamo insegnare ai giovani che le cose non sono mai o bianche o nere, ma esistono infinite sfumature di grigio. Abbiamo dunque proposto di cambiare il titolo in Il cavaliere beige. Siamo intervenuti anche sul Il buono, il brutto e il cattivo. Nelle nostre sezioni è già possibile vederlo con il nuovo titolo Il buono, il tipo e il fatto a modo suo.
Abbiamo capito che bisogna agire sul linguaggio per dare quella svolta moderata che serve al Paese. Siamo stati noi a premere per l’introduzione della formula diversamente abile al posto di disabile, come anche al posto di basso diversamente alto ed al posto di biondo diversamente moro. E credo che sarà di grande aiuto a sconfiggere il razzismo strisciante che si respira ormai in Italia iniziare a chiamare i neri diversamente bianchi. Peraltro diversamente abile calza a pennello a chi ad esempio non ha le gambe ma si arrampica sui muri, oppure su un cieco che però fa splendide rovesciate.

INTERVISTATORE Ma dove si è mai visto un cieco che sa fare le rovesciate?

MINO INI Siccome siamo un partito al passo con i tempi, abbiamo una squadra di calcio ed il nostro centravanti è cieco ma fa delle rovesciate spettacolari. Oddio, in realtà, secondo me, sarebbe più una seconda punta – sa, è un attaccante che non vede bene lo specchio della porta.

INTERVISTATORE Mi scusi, per curiosità: quanti goal ha segnato finora?

MINO INI Zero, ma non è un problema, è perfettamente in sintonia con la linea del partito.

INTERVISTATORE C’è anche chi vi accusa di essere un partito vecchio, quasi gerontocratico.

MINO INI Non è vero, siamo un partito giovane, abbiamo operato un grande ricambio generazionale. Il nostro candidato di punta, ad esempio, ad ottant’anni ha cambiato la paglietta con un coloratissimo cappello a visiera.

INTERVISTATORE La sfiducia che vi circonda comunque c’è. Abbiamo fatto un giro chiedendo alle persone un parere sul PD. Ecco cosa ci hanno risposto.

INTERVISTATORE Scusi, lei cosa ne pensa del PD?

PRIMO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Salve, che mi dice del PD?

SECONDO PASSANTE Mmmgggh…Beh, senza dubbio, il Pd…mmmgggh…Hahahahahahaha! Mi perdoni, non ce la faccio. Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Senta, ma secondo lei, il PD…

TERZO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Il PD…

QUARTO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE PD.

QUINTO PASSANTE Aaaaaaaaaaahahahahahahahaha!

MINO INI Senza dubbio dobbiamo riconquistare credibilità agli occhi dei cittadini, non lo neghiamo. Tuttavia, abbiamo già individuato quello sarà il nostro futuro target di elettorato: nella prossima campagna elettorale, ci rivolgeremo a tutti coloro i quali redigono pazientemente la letterina a Babbo Natale e sono stanchi di non ottenere una risposta ed ai devoti a Padre Pio. In futuro punteremo anche sui pellegrini abituali di Lourdes, ma sarà dura rompere il loro noto muro di scetticismo.

INTERVISTATORE Quale misura proporrete contro la crisi economica in favore dei ceti meno abbienti e per i salari più bassi?

MINO INI Un’equipe guidata dal professor Sircana sta già sviluppando il progetto della mignotta a gettoni.

INTERVISTATORE Bene, è tutto, saluto l’onorevole Mino Ini e lo lascio mentre balla in lacrime su un cubo.

Non perdetevi a seguire la nuova fiction su una madre coraggio alle prese con i problemi di povertà, disoccupazione e corruzione nel Sud Italia: Milva di Taranto, una donna d’acciaio.

Chiudo con un messaggio di solidarietà al nostro Premier: Maestà, non si lasci abbattere dalle malelingue: quel gran pezzo di figa me la sarei fatta pure io.

Buona prosecuzione.

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La censura è ordinaria amministrazione

Pubblicato da sdrammaturgo su 6 Maggio 2009

Per controllare i media, al potere basta una circolare.
Ho un conoscente che lavora in Rai. Per ovvi motivi, non farò il suo nome, né fornirò dettagli sulla sua occupazione: non vorrei avere un disoccupato sulla coscienza. Vi basti sapere che riveste un importante incarico nell’ufficio della regia di un programma di attualità piuttosto seguito.
Ebbene, giusto ieri questa persona mi ha detto che le alte sfere della Rai hanno emesso una direttiva interna che vieta categoricamente di parlare in qualsiasi trasmissione della vicenda di Silvio Berlusconi, Noemi Letizia ed il divorzio con Veronica Lario. Non solo: è assolutamente proibito trattare persino argomenti che possano ricondurre l’attenzione alla questione o che rischiano di dare adito agli ospiti in studio di menzionare quel caso specifico (ad esempio: non si può parlare di divorzio in generale, non si può parlare di sesso con minorenni, non si può parlare di diciottesimi, etc. Nulla insomma che ricordi anche da lontano la faccenda del Presidente del Consiglio).
Sono naturalmente esentati dal diktat i programmi che hanno una formula contrattuale diversa – e su cui quindi la dirigenza ha minore potere diretto – come Annozero o Report, che sono format privati in partnership con la Rai senza essere diretta proprietà dell’azienda (ma ne faranno le spese in seguito, questo è certo).
Semplificando: in alcune tribune politiche qualcosa sentirete, ma scordatevi di sentire alcunché nei telegiornali od in contenitori come Uno Mattina o Domenica In.
La mia ignara ed involontaria talpa ha inoltre aggiunto che, arrivatale per le mani la direttiva neanche venti minuti prima dall’inizio della trasmissione da lei curata, insieme allo staff ha dovuto cambiare in appena un quarto d’ora l’intera scaletta, sostituendo in fretta e furia i temi del giorno potenzialmente “pericolosi” con altri reputati innocui. La direzione stessa si è premurata di fornire un elenco di materie da trattare considerate a distanza di sicurezza dagli affari del premier.
Ora siete al corrente di come funziona di preciso l’intervento politico sui mezzi di comunicazione.
Senza il beneplacito del capo, alla massa non arriva niente. Ciò che non incontra il favore del padrone, deve restare ignoto al volgo.
Quello che mi ha maggiormente scosso nella testimonianza di questo mio conoscente è stato però proprio il modo in cui mi ha fatto tale rivelazione: non mi ha preso in disparte con l’aria di chi intende confidarti una notizia segretissima; non se l’è lasciato scappare per eccessiva loquacità e disattenzione. Niente di tutto questo: mi ha riferito l’evento con candida spontaneità, come se si trattasse di una cosa normalissima, niente di eclatante, perché quella è la regola, funziona così, accade tutti i giorni, niente di speciale.
Con la sua tremenda naturalezza mi ha lasciato intendere che quando si parla di censura, parola così imponente, atto tanto spaventoso, non è necessario pensare ai roghi: la censura non è che ordinaria amministrazione.

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Appendice – Se ti piace la carriera, ti sta bene la censura

Proseguendo la conversazione, la stessa persona mi ha offerto anche un nitido esempio dell’humus su cui può crescere e fiorire la censura, del tipo di terreno che rende fertile ogni dittatura.
Discorrendo della balordaggine del sistema clientelare ed autoritaristico, il mio prezioso informatore mi fa: “D’altronde, è facile corrompere ed essere corrotti ed io capisco pure chi cade nel meccanismo. Metti che a me proponessero la regia di una prima serata chiedendomi in cambio di spostare qualche voto, invitare chi dicono loro, seguire questa o quella linea, mica è detto che non cederei. Oppure se a te promettessero una cattedra universitaria. Siamo tutti di belle speranze, ma alla fine tutti quanti vogliamo mettere su famiglia, avere una bella macchina, fare carriera”.
Ecco, non mi è riuscito di spiegargli in alcun modo che a me, per esempio, di mettere su famiglia, avere una bella macchina e soprattutto fare carriera non me ne può fregare di meno. Quindi potrei semmai essere corruttibile qualora venissi posto di fronte all’eventualità di non dover mai più lavorare per tutta la vita senza doverne render conto a nessuno, cosa che fa estinguere da sé la possibilità di corruttela.
Bisogna capire che in una società fondata su guadagno, produttività e proprietà privata, la principale schiavitù è il lavoro ed il lavoro non può che essere schiavitù. E la carriera è soltanto la scalata verso una schiavitù dorata, addobbata e decorata, giacché neppure il padrone è esente da catene: la sua intera vita immolata ad affannarsi per conservare il bastone del comando, e poi accumulare, accumulare, accumulare con fatica, salire in cima per ritrovarsi infine ad essere un potentissimo defunto.
Aveva ragione Indro Montanelli: non bisogna temere le punizioni, ma i premi. Se il premio non ti fa gola, su di te neanche la censura funziona.
Liberarsi dal lavoro, scrollarsi di dosso la miserrima e vacua ambizione, sono le prerogative basilari.
Se la tua realizzazione consiste in una posizione sociale ed in qualche merce (in breve: se ti senti realizzato con cazzate disarmanti), sei facilmente pilotabile. Ma se ambisci solo a vivere libero ed in pace, non c’è moneta con cui possano comprarti.

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Il Principe e le minorenni

Pubblicato da sdrammaturgo su 4 Maggio 2009

La vicenda di Berlusconi e la minorenne offre più di un limpido insegnamento sui meccanismi della schiavitù e sulla dialettica servo-padrone (non tanto in senso hegeliano quanto foucaultiano-zimbardiano-milgramiano), costituendo un chiaro esempio delle dinamiche di assoggettamento ed autoassoggettamento dell’individuo ad un capo.
Innanzitutto, uno spunto di riflessione si impone immediamente all’attenzione: se mio zio scopasse una minorenne, non solo andrebbe in galera, ma dovrebbe barricarsi in casa sperando che la polizia lo salvi dal linciaggio; verrebbe additato come porco maniaco pedofilo, emarginato e schifato da tutti; per lui sarebbe la fine sociale, non troverebbe più lavoro, dovrebbe andarsene, avrebbe chiuso con amici e parenti, nessuno vorrebbe avere più niente a che fare con lui, la sua vita diventerebbe una perpetua fuga nella speranza di non essere riconosciuto altrove, lontano dalla sua casa, dal suo paese, dai suoi affetti.
Se lo fa un potente, si dice al massimo che non sta bene. Qualche articolo sul giornale in cui si scrive che insomma, non è mica correttissimo a settantatré anni fottere una minorenne. Qualche complimento alla moglie che chiede il divorzio, santa donna, persona di grande intelligenza, anche se ci ha messo trent’anni per capire di essere sposata ad un uomo non proprio eticamente impeccabile. Che poi va bene tutto: va bene la corruzione, va bene la mafia, va bene la dittatura, ma andare con le minorenni, insomma, non lo può mica accettare. Mica che è una cosa disgustosa, nauseante, agghiacciante, niente di tutto questo, per carità, non siamo certo estremisti: giusto un tantino inaccettabile. Lei poi aveva anche cercato di aiutarlo: “Dai, Silvio, non trombarti le minorenni, ti aiuto io a smettere!”. Ma quando il marito è di coccio, che devi fare? Pure io a Pacciani glielo dicevo sempre: “E dai, Pie’, non massacrare ’ste coppiette, non è bello. Quantomeno non asportare la vagina alle ragazze con un coltellaccio, ti aiuto io, magari ci dedichiamo alle ottuagenarie, eh, che ne dici?”. Ma quello niente, proprio testardo.
Un vecchio che scopa una minorenne non è dunque un’aberrazione: è una cosa poco carina, se il vecchio è presidente.
Ma c’è un punto ancora più interessante. Nell’intervista di Repubblica a Noemi, la ragazzina che affolla i desideri senili del premier, si legge: “E’ un mito, non sapevo che sarebbe apparso così, dal buio della sala. Ci sono state urla. Ho guardato mia madre, che è sbiancata, tesa ma felice”.
Capite? La madre era felice. Un settantenne viene al diciottesimo di tua figlia perché vuole farsela e tu sei felice, perché si tratta di una persona importante, uno che conta. Addirittura il capo dei capi, quello che comanda la nazione!
Subito il mio pensiero è corso ai tempi in cui i signori dei regni, dei principati, dei ducati o delle contee si recavano a cavallo nei villaggi a fare incetta di giovini donzelle ed i sudditi eran ben contenti se il favore del padrone ricadeva sulla loro figlia.
La storia è sempre la stessa: cambiano i dettagli, avanza la tecnologia, mutano le forme, ma l’essere umano è sempre lo stesso e sempre uguali sono i suoi rapporti con il potere. La sostanza è la medesima: c’è un capo, ci sono pochi che gli si oppongono e ci sono tanti che gli si inchinano davanti con isterica e pavida gioia.
Se fosse stato l’anziano netturbino del paese a presentarsi al diciottesimo di Noemi, i genitori lo avrebbero mandato via dopo averlo malmenato a bastonate, coadiuvati da passanti e conoscenti.
Ma quello era il Presidente del Consiglio e non è fantastico se il Presidente del Consiglio vuole ingropparsi tua figlia?
“Caro, ma ti rendi conto? Il Principe vuole sfondare la nostra figlioletta! Tra tutte le giovinette che ci sono nel feudo, egli brama proprio la nostra! Poteva legare ad un colonna, frustare e sodomizzare chiunque, ma il Sire vuole proprio lei! Come siamo fortunati! Oh, che benedizione è scesa sulla nostra umile casa!
Maestà, prendetela e disponetene nella vostra nobile dimora come più vi aggrada. E’ con sommo giubilo che ve la consegno. Io che son sua madre vi bacio il manto e vi ringrazio per l’onore che ci state concedendo. Spero che troverete il suo foro anale sufficientemente elastico e la sua tenera vulva adatta al vostro aristocratico pen grinzoso, che ella mi ha assicurato si prodigherà a lustrarvi con ampie, frequenti, certosine, giudiziose e doviziose pompone.
Non siam degni di ricevere cotanto favore, ma se vorrete abusar anco di me o della madre mia o perfin del mio cagionevole nonnino, non avete che da bussare alla nostra porta: noi saremo lieti di prestarci al libidico sollazzo di colui che ci governa”.
Il padrone è niente senza lo schiavo beota.

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“Universi microscopici” 6 – Il concerto del primo maggio in sintesi

Pubblicato da sdrammaturgo su 1 Maggio 2009

Sottotitolo: Ma anche, tutti i concerti in sintesi

Sottotraccia del sottotitolo: Più in generale, la gioventù in sintesi

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“Fatevi sentire!”

“Beeeeeeeeeh!”

“Più forte!”

“BEEEEEEH!”

“Dai, passami un po’ di quel buon vinaccio in cartone!”

“Mi è rimasto solo quello nella bottiglia di plastica!”

“Va bene uguale, tanto ho già bevuto dell’ottima birraccia calda in lattina!”

“Divertiamoci! Sbomballiamoci! Su, su, più stretta questa calca, più stretta!”

“Tutti in piedi, mi raccomando!”

“Aspetta, non sono ancora abbastanza scomodo!”

“Saltiamo! Balliamo! Poghiamo! Ma soprattutto, intoniamo cori!”

“Sììì! Pooo po po po po pooo pooo!”

“Aalééé alé alé alééé aalééé aalééé!”

“Uau, ma è splendido strillare motivi insensati tutti insieme!”

“Sdraiamoci lì!”

“No, non è abbastanza sporco. Lì, lì è meglio: c’è della fanghiglia ed anche del guano, ed ho visto uno che ci vomitava la vodka dopo averci pisciato”

“Caspita, è perfetto!”

“Ma quanto ci stiamo divertendo? Eh?”

“Questa sì che è vita!”

“Ma cosa stanno suonando? Non sto sentendo”

“Meglio, meglio, pensa a urlare”

“BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH!”

“Che bello sventolare la bandiera della Sardegna per diciotto ore consecutive! Ho dormito nudo sull’asfalto stanotte per potere essere oggi in prima fila a sventolare con le costole a pressione contro le transenne!”

“E’ fantastico”

“Ehi, non va bene, non sento ancora abbastanza puzza”

“Vuoi uno stuzzicadenti del tuo cantante preferito a venticinque euro?”

“Certo! Sventolo pure quello! Oggi non mi ferma nessuno dallo sventolare!”

“Guarda quello, che fortunato, può dimenarsi sfrenatamente e forsennatamente agitando con viva energia lo stecchino del divo!”

“Siamo veramente giovani, non c’è che dire”

“Noi sì che sappiamo cos’è la libertà!”

“Il cantante sul palco ha detto che vi dovete calpestare per far vedere quanto siete liberi”

“Subito! Acciacchiamoci a non finire! Spacchiamoci le ossa! Massacriamoci! Non deludiamo quello che sta più in alto di noi ed è famoso alla televisione!”

“Scolo questa tanica di alcool puro mescolato a sostanze narcotiche commerciate da organizzazioni mafiose per ricordare la fame nel mondo!”

“Te la do!”

“Contro lo sfruttamento! Eccellente questo panino con la porchetta!”

“Fica! Tette! Cazzo! Culo!”

“E’ proprio un ribelle, questo volto noto della musica leggera”

“Domani dieci ore di lavoro, ma ’sta giornata di balzi ritmici e scomposti con canzoni intonate a squarciagola con la mano alzata schiacciato tra un bresciano sbronzo, un romano ultrà ed un napoletano che ci prova con tutte non me la leva nessuno!”
“Siamo decisamente moderni”

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