Squillino le trombe, trombino le squillo

Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l’ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.

Archivio per il 'Nettezza Umana' Categoria


Paradossi di Cojone

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 1 Maggio 2008

La mafia è meglio della polizia

Dopo le violenze del G8 di Genova, il massacro della scuola Diaz e soprattutto le torture nella caserma di Bolzaneto - che rappresenta l’Auschwitz della Repubblica italiana, il crinale sull’abisso della democrazia, il punto cruciale dopo il quale nulla può più essere lo stesso e dal quale non ci può più essere ritorno se non se ne affronta e risolve il nero problema - non si è sentito un solo esponente delle forze dell’ordine denunciare e condannare gli abusi dei propri colleghi, ed anzi gli interi corpi di polizia e carabinieri si sono stretti a cerchio intorno agli aguzzini, secondo l’untuoso e squallido principio del senso di appartenenza, padre di ogni infamia. Un simile atteggiamento di spirito cameratesco ha un nome ben preciso: si chiama omertà. E l’omertà, è ben noto, sta alla base delle organizzazioni mafiose, è proprio della (in)cultura mafiosa, ne costituisce la linfa vitale, il fondamento essenziale, ne rappresenta la natura stessa.
Tuttavia, tra i mafiosi, non capita di rado che qualcuno trasgredisca la legge ferrea del silenzio e venga meno all’imperativo della meschina solidarietà volta a nascondere le colpe degli affiliati per salvaguardare interessi comuni.
Nessun pentito è invece pervenuto dalle file delle forze armate; nessuno sbirro ha deciso di collaborare con quella giustizia di cui ogni uomo in divisa dovrebbe invece essere foriero e depositario; nessun tutore della legge ha parlato prendendo le distanze ed opponendosi con decisione alle efferatezze compiute dai propri colleghi, a differenza dei diavoli del crimine, molti dei quali hanno contribuito a scardinare i loro stessi gruppi malavitosi d’origine. E chi copre, occulta o nega è complice di chi sevizia e pertanto non meno colpevole. Dunque, in questo caso, è possibile eccome generalizzare, visto che nessuno si è scagliato contro un simile meccanismo perverso: le forze armate sono un’associazione a delinquere che pratica regolarmente il sopruso e, in virtù della sua ben più ostinata tendenza all’omertà, risulta peggiore della mafia stessa.

Ne consegue che

Le forze dell’ordine tutelano il delinquente e colpiscono l’onesto

Nel pomeriggio di ieri i lavoratori migranti hanno manifestato lungo le strade di Roma per chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno. Tra camionette ed agenti in tenuta antisommossa, il dispiegamento di forze era davvero ingente. Numerosissimi uomini e mezzi impiegati per sorvegliare una delle manifestazioni più pacate mai viste, in cui i dimostranti sfilavano in fila indiana, lasciando la parola ad un solo rappresentante con il megafono. Mentre i poliziotti erano così impegnati a tenere sotto controllo cuochi, camerieri, fiorai e manovali, in una via parallela, nei pressi della Stazione Termini, ho visto un altro immigrato, ubriaco fradicio, infastidire ogni donna alla fermata del tram, sbottonandosi i pantaloni e mettendo le mani addosso a chiunque. Il cittadino medio massificato e dunque non pensante cosa coglie da due eventi in concomitanza come quelli? Da un parte vede tanti poliziotti che circondando numerosi immigrati che rumoreggiano e pensa: “Questi immigrati sono proprio una piaga”. Poi fa due passi ed incappa in un altro straniero di colore che molesta donne per strada: “Ecco, vedi? Avevo ragione! Sempre i soliti, bisognerebbe rispedirli a casa loro!”. Per evitare tutto ciò, sarebbe bastato mandare qualche uomo a pattugliare i quartieri invece di tenerne così tanti a fare da cane da guardia ad onesti cittadini, che poi altri non sono se non quelli che preparano la tua pizza, lavano la tua macchina, spazzano il tuo cortile.
D’altronde è tipico essere fermati la sera quando si esce con gli amici, venire perquisiti, subire battutine e sfoggi di nauseante quanto infantile autorità mentre in zone come le stazioni Termini, Tiburtina, Ostiense, di notte non si vede mai una macchina di polizia o carabinieri e le ragazze devono essere scortate anche solo per attraversare un piazzale.
Quindi, è evidente come le forze dell’ordine alimentino un clima di insicurezza, rivestendo il ruolo di ingranaggi in una sorta di semi-volontaria strategia della tensione aggiornata, riveduta e corretta.
Per la cronaca, ad importunare le ragazze alla fermata del tram c’era anche un italianissimo bulletto che assillava ognuna con degli insopportabili: “Ammazza quanto sei bella. Me lo fai ‘n soriso? Sei popo bbona, ahò. Vieni a letto co’ me, no?”. Però era vestito meglio dell’immigrato, era sobrio ed aveva i capelli a posto. Essere stuprata da uno così deve essere tutto un altro vivere.

Alla luce del coattello de mmerda, ne consegue che

In una strage di civili, non tutti sono vittime innocenti

Giorni fa ero sempre a Termini e sempre alla fermata dell’autobus. Già, è il luogo ideale per avere un nitido spaccato del mondo e sì, mi ci trovo spesso per forza di cose.
Vicino a me c’era un ragazzo piuttosto effeminato, sia nel look che nelle movenze. In quel momento sono passati lì di fronte tre controllori dell’ATAC dalle facce viscide, grottesche, lombrosiane, con i capelli impomatati e l’espressione di chi cammina a testa alta fiero della propria ignoranza e grettezza d’animo. Uno di loro indica ai compagni il ragazzo effeminato e gli sento dire: “Ahò, que’ è dichiarato”, suscitando l’ilarità degli altri. Subito mi è balenato in testa uno strano pensiero: “Se ci fosse un attentato qui, in questo istante, se una bomba ci spazzasse via tutti, l’indomani si parlerebbe di strage di civili, inermi cittadini innocenti. Ma persone come questa schifezza omofoba qua davanti, che con una sola battuta ed un solo sguardo ha rivelato tutto il proprio microscopico universo marcio, biecamente razzista, rozzo e senza umanità né sensibilità, possono essere considerate innocenti, anche se non hanno compiuto malefatte? In fondo ogni loro atto ed ogni loro parola è una malefatta, poiché tutto ciò che fanno o dicono è sordido e miserabile, e, in qualità di componenti della comunità, fanno la loro parte nel processo di abbrutimento collettivo. E quante persone così ci saranno, adesso, su questa stessa piazza? E quante ce ne saranno state nelle Torri Gemelle, alla Stazione di Bologna, sotto al bombardamento di Dresda? Quanti non-innocenti avranno ricevuto una lustrata al loro nome grazie al loro omicidio?”.
Non ci si riflette mai, ma anche le teste di cazzo possono diventare bersagli sommari di terrorismo o venire travolti da sciagure letali. Anche i semplici stronzi, la cui mediocrità aggressiva concorre alla violenza prevaricante su cui è basata una società lercia, muoiono.
Posto che non è giusto in alcun caso venire uccisi, credo che molta gente, anche se neppure lo sospettiamo, meriti talvolta di morire. O comunque, il pianeta non ne sentirebbe la mancanza. Ne gioverebbe.
Ecco, se quel controllore fosse saltato in aria, non lo avrei mai pianto.

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Non ci sono Commenti »

Spunti&Sputi

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 12 Aprile 2008

Simpatia per il fascio

Sta succedendo qualcosa di strano. Guardo in televisione Roberto Fiore e sento di non provare più per lui e per le idee di cui si fa foriero l’odio ed il disprezzo di un tempo. Lo percepisco come un nemico anche più nitidamente e con maggiore consapevolezza di prima, ma proprio quell’astio viscerale, che ti morde dentro…Quello no, non ci riesco. Mi sono interrogato a lungo su questo fenomeno ed ho compreso: ho deviato tutta la gamma dei sentimenti più negativi sui moderati.
Certo, tra un Veltroni ed un Fiore preferirei il primo, perché, del secondo, la xenofobia, il razzismo, l’omofobia, il nazionalismo, l’ideale gerarchico, il tradizionalismo, l’impianto dittatoriale-censorio mi fanno rabbrividire ed agghiacciano. Ma ho notato che l’estrema destra, con la propria vocazione sociale ed il pirotecnico tentativo di desumere istanze politiche dal marxismo cercando di farle conciliare a forza in una prospettiva opposta, qualcosa di buono è riuscita a proporlo. Altresì, tra le tante posizioni nette dettate da principii poco inclini al compromesso, qualcuna che ha incontrato le mie simpatie l’ho trovata. Per esempio, lotta alla mafia, diritto alla casa, sovranità monetaria, abbattimento dei privilegi di casta.
La moderazione, invece, è madre di ogni infamia. E’ nel segno della moderazione che si conserva l’establishment fondato sulla prevaricazione della classe dominante.
Naturalmente trovo le ricette dell’estrema destra aberranti e financo risibili: al capitalismo vorrebbero sostituire il corporativismo, e questo mi fa sorridere; per evitare che la mafia si inserisca nei vuoti di potere della democrazia, sostengono un pieno di potere totalitario ed asfissiante; io, da buon nemico della proprietà privata, sono per le case pubbliche, mentre i destrorsi per una cementificazione del diritto alla proprietà della casa. E così via.
Ma, ecco, per fare un paragone epico-guerresco che renda l’idea: per me un fascista è il nemico il cui corpo esanime viene riconsegnato al termine della battaglia affinché gli siano tributati i giusti onori; un moderato, l’avversario del cui cadavere fare scempio sotto le mura.

*

Negrieri ben vestiti

Al pari dei razzisti xenofobi, mi fa schifo chi sbandiera politiche di accoglienza per i migranti “perché se no nei campi chi ti ci lavora, la badante chi te la fa, nelle miniere chi ti ci spiccona”. Esseri umani che scappano da una situazione di insostenibile povertà visti come mere macchine produttive da sfruttare a basso costo. Questa è la moderna schiavitù.
Io non credo nei confini, non credo nelle frontiere, non credo nella patria, non credo nel senso di appartenenza. Il mio orizzonte arriva un po’ più in là della Valle d’Aosta.
Credo in quest’unico grande sasso che è di tutti e di nessuno, in cui tutti siamo egualmente responsabili e liberi, ogni porzione del quale merita l’attenzione non esclusiva di ognuno, dal frammento di brecciolino di Rieti al picco dell’Himalaya. La mia terra è tanto l’Italia quanto l’Islanda. Una volta il mio barbiere proferì una massima stupenda e veemente nella sua semplicità e schiettezza che farebbe impallidire ogni grande filosofo: “Er monno è de tutti”.
Per questo mi è inviso pure chi maschera il proprio ributtante sciovinismo campanilistico con la tipica squallida frase: “Gli extracomunitari vanno aiutati a casa loro”. Primo, perché non esiste “casa mia” o “casa tua”; secondo, perché non c’è alcuna volontà umanitaria e solidale in quella che è solamente lercia tutela ottusa del proprio misero campicello.

*

Sintassi dei casi

Ultimamente ho notato che va di moda tra i politici dire “noi siamo quelli che facciamo”, “noi siamo quelli che vogliamo”. Si dice “noi siamo quelli che vogliono”, “noi siamo quelli che fanno”, per dio a cui non credo e l’idea del quale aborro!

*

Incasinato e perseguitato

Pranzo, accendo la TV e c’è Casini. Torno a casa, passo davanti alla TV e becco Casini. Guardo un programma a caso e spunta Casini. Una volta sono andato a vedere AnnoZero in studio. Indovinate chi ho trovato come ospite?

*

Voglio fare il giornalista sportivo

Guardando la partita PSV Eindhoven-Fiorentina (ebbene sì, embè?), il telecronista mi ha sbalordito con queste scoppiettanti soluzioni linguistiche:
“…è un giocatore estemporaneo, dalle caratteristiche somatiche estreme…”
“…sfrutta la sua sagacia per captare il pallone…”
“…ha traslocato il pallone dall’altra parte del campo…”
“…replicano il tema aereo…”
“…arriva a rimorchio dietro di lui…”

*

Sacrificio

E’ vero, l’essere umano ha fatto la Cappella Sistina, ma ha anche fatto Auschwitz.
Le arti sono la mia vita, ad esse ho dedicato le mie energie, la mia passione, i miei studi, vorrei che diventassero il mio mestiere. Eppure, dolorosamente, avrei rinunciato a Leonardo, Dante, Mozart se questo avesse permesso di evitare anche Cortés, Pinochet, Eichmann.

*

Hemingway, croce di una delizia

Ernest Hemingway è uno dei più grandi scrittori della storia, senz’altro uno dei miei preferiti. I quarantanove racconti mi hanno cambiato la vita, mi hanno spalancato nuove possibilità per la letteratura. Ho amato alla follia anche Il vecchio e il mare, ma quel romanzo, ad Hemingway, non lo perdonerò mai, come non gli perdonerò mai la sua passione per caccia, pesca, corrida. L’intellettuale ha la più nobile delle missioni, la più delicata delle responsabilità, il più alto ed oneroso dei doveri: deve essere la coscienza critica della Storia. Quel suo glorificare nel libro la sopraffazione dell’animale, benché con tutte le elevate tematiche annesse e connesse del rapporto uomo-natura, non può essere giustificato in alcun caso, neppure dalla statura culturale dell’autore e dell’argomento.
Ben altra cosa ha saputo fare ad esempio Luis Sepùlveda ne Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, in cui il protagonista arriva a percepire l’uccisione del tigrillo, che gli viene commissionata per salvare vite umane, come l’ennesima follia dell’uomo che diviene vittima della natura solo dopo averla colpevolmente invasa ed averne abusato secondo il proprio sprezzante arbitrio.
Il tema de Il vecchio e il mare rimane intatto, ma, rivisitato, la caratura etica si ammanta di maggior pregio.

*

Paolo Uccello, l’anima pura dell’arte

Nelle meravigliose Vite, Giorgio Vasari racconta che la moglie di Paolo Uccello dovesse chiamare il marito tutte le sere più e più volte per farlo andare a dormire, poiché egli si attardava allo scrittoio, tutto preso nel suo lavoro, nei suoi studi, nelle sue ricerche, e sospirosamente esclamava all’indirizzo della consorte: “Oh che dolce cosa è questa prospettiva!”.
Questo aneddoto così tenero e commovente nella sua grandezza ed unicità, che rivela l’entusiasmo quasi fanciullesco ed insieme lo straordinario spessore filosofico di uno dei massimi pittori di tutti i tempi, racchiude per me tutta la poesia dell’arte e dell’artista.

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: | 8 Commenti »

Superiorità sgradita

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 6 Febbraio 2008

Misero è il destino dell’uomo se la vittima invidia ed imita il carnefice.
In India una tigre ha fatto irruzione in un villaggio, mettendone in subbuglio gli abitanti. Comprensibile la paura, comprensibili i tentativi di mettere in fuga un animale potenzialmente molto pericoloso. Ma le bastonate, l’isteria collettiva spinta fino al tentativo di linciaggio non trovano scuse, se non nella crudeltà dell’essere umano che non ha eguali in natura.
Non era la tigre la belva feroce.
Quello che più mi ha disturbato e sconvolto nelle immagini di un’intera comunità che scatena la sua furia insensata contro un animale notevolmente più spaventato di ogni singolo inseguitore è stato pensare che la violenza cieca del più forte sul più debole imperversava presso una porzione di una popolazione che ha sperimentato la vessazione coloniale, la frusta del padrone, l’esercizio cruento del potere.
Persone che hanno toccato con mano lo sfoggio di forza bruta del conquistatore stavano emulando il loro aguzzino; invece di far tesoro dei loro traumi e dei loro incubi reali e permanenti e rinunciare alla prevaricazione gratuita memori delle sofferenze patite, riproducevano la dialettica della sopraffazione subita su di un essere vivente considerato inferiore e funesto, nonché alla portata della loro capacità di soperchieria.
Vero è che probabilmente anche la sensibilità, come ogni altra cosa, è un fatto culturale ed in quanto tale va appresa ed affinata. Ma se neppure la diretta esperienza di dolore degli ultimi dimostra di essere in grado di insegnare il valore del rispetto per l’altro, in particolar modo per il più debole, non resta che una disperazione senza scampo.
Mi viene in mente l’epistola di Edgar Kupfer-Koberwitz, ebreo deportato nel campo di sterminio nazista di Dachau: “Ascolta: io rifiuto di mangiare animali perché non posso nutrirmi con la sofferenza e con la morte di altre creature. Rifiuto di farlo perché ho sofferto tanto dolorosamente che le sofferenze degli altri mi riportano alle mie stesse sofferenze”.
Cerco di immedesimarmi in chi ha subito sulla propria pelle la funesta perversione della Shoà ed è stato costretto ad assistere alla prosecuzione dell’olocausto esercitato su altri esseri, così diversi nella conformazione psicofisica, ma così simili nella capacità di provare dolore e nella volontà di vivere. Quanto devono essere stati insopportabili i tormenti di quel sopravvissuto al delirio ariano nel constatare che tutto ciò che egli ha patito è stato vano e non è servito di lezione.
Miliardi di animali torturati ed uccisi ogni anno. Miliardi. Il più mite dei carnivori non sa di essere un genocida.
E’ questa la tremenda solitudine dell’animalista (e per animalista intendo il vegetaliano, giacché chi mangia animali semplicemente non è un animalista. Altrimenti sarebbe come dire che un militare può essere anche pacifista o che non è un pedofilo chi abusa solo di bambini africani e filippini, ma non di europei ed americani).
Noi animalisti non possiamo non riconoscere di aver compiuto un passo ulteriore rispetto alla maggioranza degli individui. In questo è inevitabile non considerarci eticamente superiori alla media umana, laddove per superiorità etica si intende una sensibilità per il rispetto della vita altrui più sviluppata, un più acuto senso dell’orrore per la prepotenza su chi è indifeso.
Però di questa superiorità non ci beiamo. Anzi: la guardiamo con commiserazione, la portiamo sulle spalle come un fardello di cui faremmo volentieri a meno. E questo per un motivo elementare: il nostro unico sogno è quello di essere raggiunti da tutti gli altri nelle nostre conquiste morali. L’unica cosa che vorremmo davvero sarebbe poterci ritenere eticamente alla pari, perfettamente eguali di fronte ad ogni altro uomo quanto ad assenza di desiderio di sottomissione degli animali.
Non c’è alcun guadagno infatti nel ritenersi migliori in questo campo. Non è come sentirsi più bravi, più belli, più potenti, più intelligenti. Guardare alla propria superiorità antispecista equivale solo a prendere atto con il massimo sconforto delle atrocità commesse sugli animali senza un barlume di speranza e senza poter lenire la frustrazione contando su una larga condivisione di intenti.
L’amarezza che l’animalista prova di fronte ai mattatoi, agli allevamenti, alle pellicce, è intensificata in confronto a quella che si avverte pensando alle guerre o alle devastazioni ambientali dal fatto che sono pochi, troppo pochi, tremendamente pochi ad aver capito quanto immonda è la violenza su qualsiasi altro essere senziente.
Scrive Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere: “La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”.
Il mondo animale è la palestra in cui l’uomo affina le tecniche del sopruso.
Michel Foucault, in Sorvegliare e punire, ci ha mostrato come il carcere sia il luogo in cui si perfezionano i metodi di controllo vigenti nella totalità del consorzio umano. L’allevamento, allo stesso modo, è il gradino precedente: è sugli animali che l’essere umano impara e migliora l’arte ignobile dell’assoggettamento dell’altro.
A tal proposito afferma sempre Kupfer-Koberwitz: “Io penso che gli uomini saranno uccisi e torturati fino a quando gli animali saranno uccisi e torturati e che fino allora ci saranno guerre, poiché l’addestramento e il perfezionamento dell’uccidere deve essere fatto moralmente e tecnicamente su esseri piccoli. Penso che ci saranno prigioni finché gli animali saranno tenuti in gabbia. Poiché per tenere in gabbia i prigionieri bisogna addestrarsi e perfezionarsi moralmente e tecnicamente su piccoli esseri”.
L’animalista ripudia la logica dell’angheria ed in questa evoluzione vede gli altri che restano indietro. Ma cosa se ne fa di questo primato? Esorta chi è rimasto indietro a raggiungerlo, si prodiga affinché tutti gli esseri umani corrano alla sua stessa velocità, poiché da questo dipende la salvezza di chi divide con noi questo grande sasso chiamato pianeta Terra.
Noi non vogliamo essere migliori, non vogliamo più sentirci tali. Non ce ne facciamo alcunché, non ci piace affatto.
Tra gli innumerevoli sgradevoli ritornelli dei carnivori atti a sminuire e gettare fango su vegani e vegetariani per scongiurare il senso di colpa e non rinunciare ai piaceri del palato, uno dei più frequenti è: “Li odio perché si sentono superiori”. Ebbene, noi non aspettiamo altro di venire sorpassati.

Pubblicato su Nettezza Umana, Oltre l'arrosto c'è di più, Terza Pagina | Contrassegnato da tag: , , | 4 Commenti »

Il Dispensatore di Verità

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 11 Dicembre 2007

Il S.U.V. è un test di intelligenza: se lo compri, sei stupido.

 

Se ti reputi intelligente e credi in dio, ti sbagli su una delle due cose.

 

Ogni volta che un magistrato arriva a toccare i politici, subito le lobby dei poteri forti cercano di screditarlo, tacciandolo di protagonismo, scorrettezza e quant’altro. E’ storia nota, una storia che si ripete sempre uguale: Terranova, Costa, Chinnici, Falcone, Borsellino, Palermo, Borrelli, Colombo, Boccassini, eccetera eccetera eccetera. Dunque se ancora cadi nella trappola ordita dalla casta, o sei un coglione o sei in malafede.

 

De Magistris e la Forleo sono due animi nobili. Mastella e D’Alema due metastasi di un cancro civile.

 

Quando vengono pubblicate delle intercettazioni telefoniche in cui emergono fatti gravissimi riguardanti un potente, se ti scandalizza la presunta violazione della privacy invece del contenuto delle conversazioni, fai schifo e devi perire.

 

L’inconveniente della pecora è che in assenza di specchio ti perdi le espressioni del viso. Sovente però l’assenza di specchio ti evita di sapere la tremenda verità.

 

Se sei fidanzata con un ignobile pezzo di merda che ti sottomette e magari ti picchia pure e continui a starci insieme invece di lasciarlo e denunciarlo “perché io lo amo”, meriti ogni singolo sganassone che ti arriverà dal bruto che ti sei scelta come compagno per la vita. L’amore non è una giustificazione e l’amore verso una persona brutale non è mai comprensibile né accettabile, tantomeno giustificabile. Ninetta Bagarella non è un buon esempio da seguire.
Le suffragette e le coraggiose esponenti del movimento femminista non si sono fatte sparare addosso dall’esercito affinché tu potessi fare la serva vessata di un bifolco. Se non ti importa della tua dignità, pensa almeno alle donne che hanno dato la vita per la parità dei diritti, per l’indipendenza e per la liberazione sessuale. E vergognati un po’, anche.

 

Se non hai ancora capito la differenza tra Partito Democratico e Forza Italia, sappi che siamo almeno in due.

 

Sopra il ponte di Baracca c’è Mimì che fa la cacca e sotto un barbone che si prende gli stronzi addosso.

 

Non si sono mai visti trentatré trentini che entrano a Trento tutti e trentatré trotterellando.

 

La capra sopra la panca è decisamente più fortunata della capra sotto la panca.

 

Il capitalismo è la riproposizione della legge della giungla - ovvero la legge del più forte – con l’aggiunta della tecnica. La preda, invece di essere divorata, viene assunta.

 

Quando sono privo di ispirazione, mi produco in post astiosi.

 

Le battute sulle canne non fanno ridere.

 

Lavorare fa schifo.

 

Se mandi tuo figlio a catechismo, non lamentarti se torna a casa con qualche nozione di troppo sul coito anale.

 

Dato un gruppo di ragazze, la più brutta sarà anche inevitabilmente la più stupida (cit.).

 

Il Consiglio Superiore della Magistratura è una masnada di farabutti politicamente manovrati tra cui talvolta spunta qualche grande uomo.

 

Andreotti e Berlusconi sono colpevoli di ogni capo d’imputazione a loro ascritto.

 

I fascisti hanno delle grane irrisolte con la propria virilità.

 

Se ancora credi che una decina di musulmani invasati abbiano preso possesso di tre aerei dirottandoli non visti e precipitando sui punti più sorvegliati al mondo senza aiuti governativi, o sei un ragazzino, o sei cretino, o hai un interesse personale nel berti certe cazzate.

 

Chi parla di dietrologia o teoria del complotto non fa che gettare subdolamente fango su quella che è al contrario una realtà palese, cristallina, quantomai nitida. Un esempio su tutti: non c’è bisogno di parlare di complotto a proposito delle stragi negli Anni di Piombo, giacché è fin troppo facile capire come la strategia della tensione tornasse comoda agli incroci ed agli intrecci che si erano creati tra poteri politici ed economici. C’è tutt’altro che dietrologia nella comprensione dei modi con cui la classe dominante si prodiga per conservare ed espandere il proprio potere.

 

Jessica Alba sarebbe considerata una fica spaziale anche su un altro pianeta.

 

Le pellicce, al di là di questioni etiche ed animaliste, sono veramente brutte.

 

Se questo scritto ha urtato la tua suscettibilità, hai la coda di paglia.

 

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , | Non ci sono Commenti »

Indagati per antimafia

Pubblicato da sdrammaturgo su Giovedì 12 Novembre 2006

In Italia – ed invero in gran parte dell’Occidente che si fregia di essere civiltà illuminata – la libertà di espressione sussiste soltanto previa autorizzazione. Dire la propria è lecito solo se viene accordato il permesso dall’alto. Insomma, c’è sì libertà di pensiero, ma basta che te lo tieni per te. Questa non è democrazia: è cripto-dittatura camuffata.
Ieri io, Fulvio ed Ambra, tre semplici cittadini qualunque, lo abbiamo constatato sulla nostra pelle.
Venuti a conoscenza che il 27 novembre Giulio Andreotti avrebbe presentato un libro all’Università Lumsa di Roma, avevamo deciso di organizzare un sit-in di protesta ed informazione contro il Disonorevole Prescritto a Vita - per l’occasione abbiamo anche aperto un blog al fine di raccogliere documentazione, articoli e materiale vario sul Senatore. L’idea era quella di distribuire davanti alla sede della conferenza copie della sentenza emessa dal tribunale di Palermo il 2 maggio 2003 che certifica i rapporti tra Andreotti e Cosa Nostra intercorsi fino al 1980.
Così ieri mattina, con un pacco di volantini ciascuno, ci siamo messi a svolgere il compito che sarebbe spettato ai media ufficiali, i quali invece hanno occultato la verità – tutti ricorderanno la puntata di Porta a Porta in cui venne mendacemente sancita l’innocenza di Andreotti – facendo passare per assoluzione quella che invece è una prescrizione per un reato “concretamente ravvisabile”.
Abbiamo fatto libera e gratuita informazione “dal basso”.
Eravamo solo in tre – perché si sa, da casa sono tutti rivoluzionari – ed a titolo assolutamente individuale ed indipendente, mossi da coscienza civile ed indignazione, abbiamo iniziato a dare l’estratto di un documento pubblico agli studenti di un Ateneo privato cattolico e destrorso, ai docenti, ai passanti, agli ecclesiastici che in quell’università sono di casa. A parte qualche sberleffo e qualche ghigno arrogante da parte dei soliti che chiudono gli occhi per partito preso e sono convinti di averli più aperti degli altri, ci hanno stupito la curiosità e l’interesse di coloro ai quali avevamo consegnato il volantino e a giudicare dagli sguardi di sorpresa di molti che via via si facevano cupi durante la lettura abbiamo avuto la conferma del valore dell’informazione: quasi nessuno lì sapeva la realtà dei fatti; quasi tutti ignoravano i legami comprovati tra Andreotti e la mafia ed i suoi ripetuti incontri con i boss.
In molti di loro qualcosa si sarà mosso, o forse no, ma di certo ora saranno in possesso di ulteriori elementi per affinare gli strumenti critici e formulare una personale opinione, non già campata per aria, bensì basata su fattori concreti. Carta canta.
Agli organizzatori dell’incontro però la nostra iniziativa non deve essere andata molto a genio, considerando che dopo neanche quaranta minuti hanno chiamato le guardie ed in poco tempo ci siamo ritrovati circondati da una decina tra carabinieri e poliziotti in borghese.
Dieci (forse dodici) rappresentanti delle forze dell’ordine per tre manifestanti: un record.
Dopo aver esaminato attentamente il contenuto dei fogli da noi distribuiti, consultandosi ripetutamente tra loro, ed aver avuto la cocente delusione che non eravamo imputabili di calunnia o diffamazione essendo quello un documento pubblico giudiziario, ci hanno intimato di cessare quella che era una “manifestazione non autorizzata”, sequestrandoci (anzi, “acquisendoci”) i cinque cartelli su cui avevamo riportato passi salienti della sentenza.
Dopodiché siamo stati portati in commissariato e denunciati per violazione dell’articolo 18 del codice penale (per cui sono previsti fino ad un massimo di sei mesi di reclusione, che contiamo di evitare sulla base del comma che rende non punibile chi non oppone resistenza o comunque per archiviazione del caso).
Firmare il verbale sotto la voce “L’INDAGATO/A” è stata per noi l’ennesima dimostrazione delle insanabili storture dello Stivale: un mafioso repubblicofago viene eletto Senatore a Vita ed invitato a pubblici eventi in luoghi deputati all’istruzione, all’educazione ed alla formazione, mentre chi contesta la mafia viene arrestato poiché l’esercizio di un suo sacrosanto diritto non è consentito senza il beneplacito delle autorità.
Dunque indagati per antimafia e per abuso di libertà d’espressione, a quanto pare ed andando a stringere.
Rimane un dubbio: in una città con un così alto tasso di criminalità impunita, uomini, tempo e mezzi per un volantinaggio contro un potente si trovano sempre.

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , | Non ci sono Commenti »

Considerazioni impopolari sugli Stati Generali dell’Antimafia

Pubblicato da sdrammaturgo su Lunedì 12 Novembre 2006

Si è conclusa Contromafie, la tre giorni di Stati Generali dell’Antimafia promossa da Libera.
Fino a qualche anno fa sarebbe stato ancora impensabile una simile manifestazione contro Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, con una così vasta partecipazione di cittadini, giovani, autorità politiche e giudiziarie, intellettuali, giornalisti, movimenti ed associazioni provenienti da ogni parte d’Italia.
Per l’intero Stivale si è trattato di un successo senza eguali che ha sancito finalmente il carattere di problema nazionale e non meramente locale della criminalità organizzata (ed i media avrebbero potuto anche dedicare una maggiore attenzione all’evento).
Appurata dunque la straordinaria positività del meeting, è bene però cercare di controllare il più possibile l’entusiasmo e conservare una lucidità che permetta di analizzare gli aspetti meno esaltanti, per quanto possa essere fastidioso in occasioni come questa con un tale clima.
Perché punti opachi ce ne sono stati ed è bene rilevarli ed evidenziarli criticamente, poiché se si desidera davvero essere utili ad una causa, spesso bisogna saper essere scomodi ed anzi si ha il dovere di giocare la parte della cattiva coscienza.
Neanche a farlo apposta, le note più dolenti sono provenute dal mondo politico, dagli esponenti della Maggioranza di Governo intervenuti al convegno. Già Beppe Grillo ha ricordato in un suo post la contestazione spontanea di parte del pubblico al momento del discorso di Romano Prodi. Mentre infatti il Presidente del Consiglio si riempiva la bocca con la tradizionale retorica degli amministratori della Cosa Pubblica, molti astanti hanno sollevato in sala la questione dei deputati e dei senatori condannati in via definitiva che siedono ancora in Parlamento.
La stessa scena si è ripetuta al momento dell’intervento di Francesco Forgione, nuovo Presidente della Commissione Nazionale Antimafia, al quale molti ragazzi hanno accaloratamente chiesto spiegazioni sulla presenza di due corrotti (i poco onorevoli Cirino Pomicino ed Alfredo Vito) nella suddetta commissione. E’ stato triste e sconfortante assistere all’indecoroso spettacolo di un colosso dell’antimafia che di fronte alla domanda “che ci stanno a fare Pomicino e Vito, due condannati, nella Commissione Nazionale Antimafia???” svicola, si divincola, cambia discorso servendosi dei soliti strumenti della retorica populistica. Ancor più scoraggiante è stato vedere la platea inveire contro coloro i quali ricordavano animatamente al deputato di non aver risposto alla domanda, dimostrando che la “sindrome di Buona Domenica”, secondo la quale ha ragione chi ha il microfono, non risparmia nemmeno un pubblico di spessore come quello che può partecipare agli Stati Generali dell’Antimafia.
Prendere le difese del potente, per di più quando costui si sottrae al proprio dovere di dare spiegazioni alla comunità, è un’anomalia tutta italiana. Farlo anche se il potente afferma candidamente che “anche gli onorevoli condannati hanno il diritto di collaborare nelle commissioni parlamentari”, è tratto squallidamente tipico di quell’Italietta che in una sede come Contromafie viene combattuta.
No, onorevole Forgione, i corrotti non hanno alcun diritto di guidare il Paese. Se io ho la fedina sporca non vengo assunto nemmeno come commesso in un supermercato, ma se un politico ha ricevuto tangenti, può venire eletto alla Camera od al Senato. Non le sembra questa una stortura del l’apparato statale? Io la stimo, lei è un gigante della lotta alla mafia ed io neppure un nano. Io sono solo uno studente che non crede proprio di essere “la classe dirigente del futuro”. No, io sarò uno dei futuri sudditi della cripto dittatura chiamata democrazia, umiliato da un precariato senza via di scampo e da un’Italia inclemente con i proprio figli onesti. Lei è un gigante e proprio per questo dovrebbe dare il buon esempio alle nuove generazioni cui appartengo, dovrebbe dare il buon esempio a me, ed invece lei e la classe dirigente di cui è rappresentante, eletta con i voti di quelli come me, di quelli che auspicavano un cambiamento, avete votato un indulto che ha scarcerato i mafiosi, vanificando il lavoro di giornate come questa. Non avete presentato alcun disegno di legge per proibire l’accesso a cariche istituzionali a condannati ed indagati per reati gravi.
Non avrei mai creduto di trovarmi costretto a dare ragione al qualunquismo da baretto secondo cui “è tutto un magna magna” e “tanto sono tutti uguali”.
Ma se un altro esponente del Governo quale Marco Minniti, sempre a proposito della poco limpida composizione della Commissione Antimafia, arriva sbalorditivamente a giustificarsi con l’improbabile argomentazione per cui “in passato ci sono stati in commissione altri membri dalla dubbia probità, eppure si è lavorato bene lo stesso”, allora non si può che riconoscere amaramente il baretto come depositario della Verità assoluta.
A meno che Forgione e Minniti non abbiano preso spunto dalla frase di Marion Cobretti - personaggio protagonista del film d’azione “Cobra” interpretato da Sylvester Stallone - “ci vuole un pazzo per prendere un pazzo”, aggiornando il prezioso insegnamento in “ci vuole un mafioso per prendere un mafioso”.
E se lo Stato voleva dimostrare che la lotta alla criminalità organizzata è per l’attuale Gestione una priorità, particolarmente infelice è sembrata la scelta di Bertinotti di mandare una lettera in sua vece, nella quale si scusava per l’assenza dovuta ad improrogabili impegni per via dei lavori per la Finanziaria.
Insomma, per Bertinotti combattere le mafie è prioritario, ma ha preferito far altro. Strano modo di attestare quali argomenti hanno la precedenza.
Neppure Don Luigi Ciotti, leader di Libera e guida morale della società civile contro le mafie, è stato esente da sbagli, commettendo alcuni errori, anche vistosi, di valutazione. Siccome quindi ho imparato che uno dei principii base della democrazia consiste nel fatto che nessuno è e deve essere intoccabile, non posso lesinare alcune critiche neanche a lui, giacché dispensarlo da osservazioni di dissenso nei suoi confronti significherebbe tradire gli ideali che egli stesso si prodiga di diffondere.
Benché ogni sua parola fosse accompagnata da scroscianti applausi, ha sbagliato Don Ciotti a correre in difesa di Forgione affermando poco felicemente e demagogicamente: “Chi voleva parlare, poteva andare nei gruppi di lavoro!”.
Caro Don Ciotti, i giovani che hanno attaccato l’esponente di Rifondazione Comunista hanno partecipato tutti con grande convinzione ai gruppi di lavoro e proprio per questo hanno contestato colui dal quale si sono sentiti traditi. Lei, padre, avrebbe dovuto apprezzare invece la passione di quei ragazzi, mossi da un’esigenza di rettitudine e trasparenza nella politica.
Ha sbagliato a dire: “Le risse tra di noi fanno il gioco della mafia”, non capendo che non si trattava di liti tra compagni, bensì dell’espressione del disappunto del popolo contro il potere immeritevole di essere tale. Si trattava non di un diverbio orizzontale, bensì di uno scontro in verticale, dal basso verso l’alto, e mi stupisce che proprio lei si sia prodigato per proteggere un membro, per quanto virtuoso, di quella categoria che da sempre ripete il ritornello “Metteremo in ginocchio la mafia” e poi delude puntualmente le aspettative, che confonde l’organizzazione della polis con la conservazione del controllo, del dominio.
Ha sbagliato a tessere elogi a Radio Vaticana: serve a poco condannare le stragi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra se poi si fa finta di non sapere che le onde dei ripetitori illegali di “Radio Erode” ammorbano l’aria di Cesano e dintorni, costituendo la principale causa di tumori nella zona ed alzando vertiginosamente il tasso di mortalità infantile.
Ha sbagliato a menzionare Giovanni Paolo II: vero che il predecessore di Ratzinger si era schierato contro la guerra e le armi, peccato però che aveva anche sostenuto la sanguinaria dittatura di Pinochet.
Credo inoltre sia stato proprio grazie a Luigi Ciotti se il Vaticano ha messo a disposizione l’Auditorium della Conciliazione e la Pontificia Università per gli incontri di Contromafie.
Confesso il mio senso di profondo disagio mentre passavo per quelle aule, considerando quanti capitali di boss gonfino le casse della Banca Vaticana e come la Chiesa sia una struttura storicamente connivente, se non collusa, con le mafie (organizzazioni peraltro smaccatamente cattoliche). Prova ne sia il clamore suscitato dalla rara emersione di personalità ecclesiastiche che si distinguono dalla media, quali ad esempio il compianto Don Puglisi o Don Ciotti stesso.
Insomma, se una pecca c’è stata nella meravigliosa manifestazione degli Stati Generali dell’Antimafia, può essere sintetizzata nella formula “eccesso di moderazione”: la criminalità organizzata è un fenomeno estremo e per affrontarla serve essere estremisti.
Mi sovviene a riguardo l’eccezionale breve testo di Dario Fo “Io non sono un moderato”, dal quale molto si può imparare per portare avanti difficili battaglie sociali di civiltà.
Ovviamente Contromafie è stata nel complesso una grandissima vittoria.

___________Claudio Gianvincenzi coadiuvato da Fulvio Venanzini

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , , | Non ci sono Commenti »

Arrivano i rinforzi

Pubblicato da sdrammaturgo su Venerdì 1 Giugno 2006

Articolo scritto da me e Fulvio per la rivista “Aut” in occasione del Roma Pride 2006 (la cui parata sarà domani, sabato 24 giugno, alle 16, partenza da Piazza della Repubblica) al fine di presentare ExO - Comitato Etero Pro Omo alle altre realtà che parteciperanno alla manifestazione.

Ebbene sì, quest’anno anche noi eterosessuali (praticanti e non) abbiamo deciso di scendere in campo (che suona molto berlusconiano, ma nulla a che vedere) in quel del Pride. E sarà solo la prima di una – speriamo – lunga serie di manifestazioni che ci vedranno sfilare nelle strade al fianco dei compagni gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e varie ed eventuali.
Già, perché in materia di diritti la fame degli stessi dovrebbe essere sempre e comunque condivisa, senza lasciare che la pancia già piena di alcuni trascuri od ignori lo stomaco di gran lunga meno sazio di altri.
Ecco dunque il motivo per cui si è costituito - “dal basso” - ExO, il primo Comitato Etero Pro Omo, associazione spontanea a-gerarchica ed egualitaria di cittadini eterosessuali, che si propone un sostegno attivo in favore della comunità GLBTQ, troppo spesso lasciata sola a se stessa nelle sacrosante battaglie contro le discriminazioni.
ExO nasce da un interrogativo semplice, una curiosità tra l’antropologico e l’etologico: ci siamo chiesti infatti come l’ ormai famigerato italiano medio, figura abusata ma quantomai calzante, avrebbe potuto recepire la presenza di suoi “simili” ad eventi che egli tende a deridere e/o disprezzare quali il Pride.
Abbiamo provato ad immaginare codesto mediocre figlio della pizza-spaghetti-mafia-calcio-mamma connection davanti alla televisione, immancabile compagna di vita nonché guida spirituale per il suddetto, che trasmette immagini di uomini che si baciano, donne mano nella mano, ragazze che però hanno un che disospetto mascolino e viceversa, drag-queen, slogan con richieste composte da parole delle quali egli ignora il significato ma al cui mancato soddisfacimento egli contribuisce dal basso della propria grettezza. Ebbene, è facile supporre le sue espressioni di stupito disgusto, ma anche il sincero entusiasmo che lo pervade allorché pregusta le esilaranti battute omofobe che potrà sfoggiare al baretto, amplificando in tal modo la propria popolarità tra i compari ditresette.
“Io li chiuderei all’Isola d’Elba con un panino al giorno”, “Andate a lavorare, culattoni”, “Ma guarda tu che s’ha da vede”, “Ammazza quante checche ci stanno al mondo” “Che schifo”. Oppure le versioni nazi-dal-cuore-d’oro, protagoniste delle chiacchiere da supermercato o da parrucchiere: “Io non dico che bisogna ammazzarli, ma almeno abbiano la decenza di farlo di nascosto”, “Per carità, ognuno faccia quel che vuole, ma, signora mia, non sta bene”. Per finire conle più drammatiche, quelle del razzismo rovesciato: “I gay sono tanto simpatici”, “I gay fanno ammazza’ da le risate”, “Vorrei avere un amico gay e/o un gatto”.
Dunque il nostro buon vecchio italiano medio ha sempre finora visto alla TV individui che egli considera di tutt’altra specie rispetto a lui, persone che egli identifica come anormali, malate, contro natura, aliene, ed è fin troppo facile dare del pagliaccio al diverso per eccellenza. Ma come potrebbe reagire costuise nota tra la folla di froci e pervertiti alcuni soggetti che è costretto a riconoscere come suoi pari? Sì, uomini che hanno i suoi stessi gusti in fatto di donne (magari un po’ più raffinati e ricercati), che magari hanno appeso in camera il calendario di Max, proprio come lui; donne accompagnate da marito e figli o che sperano in un comunissimo compagno “maschio al 100%”; insomma, persone con le quali si confronta ogni giorno senza problemi, alle quali dà un colpetto col gomito per far notare la presenza del bonazzo o della bonazza di turno che sta facendo voltare tutti con le sue falcate ammiccanti e sensualmente etero doc.
Bene, egli quantomeno ne sarà scosso, sarà portato a porsi un interrogativo, chiedersi il perché di “gente normale” nel nugolo degli “strani”: come mai costoro non hanno paura di infettarsi con i germi dell’omosessualità? Come fanno asalutare amichevolmente e chiacchierare amabilmente con un ricchione? Hey, addirittura con un trans! Cosa hanno da spartire queste tenere ragazze con quelle diaboliche lesbiche? Perché mai gridano slogan in favore di quelli là? Ma soprattutto: non si vergognano del rischio di vedere compromessa la propria reputazione ed intaccate la propria virilità e femminilità?
La nostra speranza risiede nel fatto che questi dubbi rimangano nella sua testa il più a lungo e con la maggiore insistenza possibile, per poi, chissà, venire dissolti, per una volta, con una presa di coscienza dettata, finalmente, dalla ragione e non dall’intestino tenue.
Speranza vana? Forse, ma le grandi conquiste cominciano sempre come utopie.
I membri di ExO – Comitato Etero Pro Omo sono fermamente convinti del fatto che avere gusti sessuali condivisi dalla maggioranza non è e non può essere motivo di vanto; ritengono che una decisa e trasparente partecipazione di una rappresentanza di eterosessuali, riconoscibili in quanto tali, accanto ai non-eterosessuali a manifestazioni quali il Pride aumenti il peso delle rivendicazioni puntualmente calpestate dalla società clericale, sessista, razzista, intollerante o falsamente tollerante; per questo, chi aderisce ad ExO va oltre il concetto stesso di tolleranza e ne rifiuta la valenza semantica che qualifica uno stato di superiore accettazione nei confronti di un qualcuno od un qualcosa che viene comunque lasciato nella considerazione di inferiore: non c’è alcunché da tollerare quando c’è una totale e completa eguaglianza che non conosce falle o limiti dettati da pregiudizio o dogma.
Noi di ExO abbiamo un sogno (per dirla alla Martin Luther King, pensando in grande – suvvia, concedeteci delle iperboli sull’onda dell’euforia. E della rabbia, anche): ci piacerebbe che un bel giorno si potesse leggere sul giornale “Mario Rossi vince la lotteria” e non “Gay vince la lotteria”. Oppure “Morto autista sull’autostrada” e non “Morto omosessuale sull’autostrada”. O ancora “Giovane deruba negozio” e non “Giovane deruba negozio. Era gay”. Abbondiamo: “Uccide vicino di casa” e non “Uccide vicino di casa. Forse l’assassino era gay”.
Perché diciamocelo – benché sottovoce: uno, in fondo, eterosessuale, omosessuale, bisessuale, lo è in quella mezz’ora, due ore, tre ore o anche più (per i più fortunati) in cui esprime appieno, diciamo così, le proprie preferenze erotiche. L’impiegato delle poste mentre timbra la pratica, la professoressa mentre spiega la lezione, l’operaio mentre svita i bulloni, non risentono del proprio status sessuale. Quindi che istituzioni perbenistiche e bigotte pretendano di entrare nelle camere da letto e sulla base di quelle compromettere l’intera esistenza di un essere umano è inaccettabile, retrogrado, criminale e qualsiasi altro aggettivo dispregiativo vi si voglia aggiungere.
Di qui il nostro massimo supporto affinché gli appartenenti alla comunità GLBTQ possano formare una famiglia, qualora lo desiderino, adottare un figlio, trovare un lavoro gratificante, vivere ed esprimere liberamente la propria sessualità, in sintesi fare tutte quelle cose che a noi eterosessuali sono permesse come privilegi.
Perciò quello che ora è privilegio per alcuni deve diventare diritto per tutti.
Il 24 saremo al Pride, speriamo in tanti, speriamo volta in volta sempre di più, con il nostro bello striscione, i cartelli, gli slogan: le nostre voci per amplificare le voci di altri. Vuoi vedere che qualcuno si stura le orecchie?

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , | Non ci sono Commenti »

Altro che “Codice da Vinci”!

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 12 Giugno 2006

In un periodo in cui tutta l’attenzione dei media (e di conseguenza delle persone) sembra dominata esclusivamente da “Il Codice Da Vinci”, è bene non dimenticarsi di un’altra opera che sta invece subendo un accurato insabbiamento, vista la sua enorme portata antireligiosa di gran lunga superiore a quella del libro - ora anche film - di Dan Brown: parlo de La favola di Cristo” di Luigi Cascioli, testo in confronto al quale le fantasiose teorie dell’astuto scrittore americano non sono che catechismo da convento alternativo.
Già, perché Cascioli, dopo anni di studi approfonditi, è giunto alla conclusione che Gesù non è mai esistito.
Tesi sconvolgente, un argomento più che scottante, dal momento che, qualora venisse comprovato inoppugnabilmente, sancirebbe la fine di due millenni di istituzioni religiose, segnando il crollo del cristianesimo in toto.
Per ora la Chiesa non è ancora riuscita a fornire una confutazione valida alle documentatissime argomentazioni dell’autore del libro. O non ha volute darle - ma questa sembrerebbe una mossa quantomai suicida - o più probabilmente non ha saputo darle, dal momento che la figura di Cristo è sempre stata tutt’altro che chiara.
Chiunque si sia interessato di storia delle religioni e di mitologia (materie che, in fondo, coincidono) sa infatti che la figura del Salvatore, specie per le caratteristiche fisiche, è stata presa da (costruita su) quella di Serapide ed “addolcita” nelle espressioni per venire incontro alle esigenze della nuova dottrina che predicava mitezza, passività, mentre le religioni il cui predominio si era succeduto fino a quel momento pretendevano immagini di divinità austere, forti, imponenti. Serapide stesso peraltro era già un dio in leggera controtendenza per le proprie caratteristiche molto più umane rispetto ai vari Zeus, Osiride, Baal.
La confessione predicata da questo ipotetico Cristo, poi, ha molti, moltissimi spunti simili al Mitraismo, che concorrono a gettare dei dubbi sull’autenticità del Messia e della sua parola.
Cascioli sostiene che dietro Gesù di Nazareth si celi invero tale Giovanni di Gamala detto il Nazoreo, mentre gli Apostoli corrispondono ai membri della sua banda essena, antiromana e “separatista” (tant’è che anche l’appellativo “Nazareno” può essere fatto derivare da “nizar”, ovvero “separato”, N.d.R.).
Insomma, Dan Brown impallidisce e le alte sfere della Chiesa tremano. Di qui il totale, colpevole silenzio di televisioni e giornali, conniventi con il potere ecclesiastico, decisamente influente specialmente in Italia. E pensare che perfino la CNN si è interessata al caso
E’ possibile comunque scaricare un’interessante intervista allo studioso pubblicata dal sito www.namir.it: basta cliccare QUI (ovviamente invito tutti a farlo).
Nel frattempo il processo per la denuncia mossa da Cascioli alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nella persona del parroco di Bagnoregio Don Luigi Righi, per abuso di credulità popolare è all’attenzione del tribunale di Strasburgo.
I giudici italiani hanno fatto di tutto per boicottarlo. Probabilmente le lobby religiose si faranno sentire anche presso le autorità giudiziarie europee, ma l’importante per ora è che la questione emerga il più possibile e sia posta all’attenzione del pubblico, il quale sarà libero in seguito di continuare a credere a ciò che vuole, ma, appunto, almeno dopo aver avuto l’opportunità di valutare in prima persona.
Non va mai dimenticato che l’informazione è la linfa vitale di una civiltà matura composta da individui consapevoli del proprio status sì di animali bipedi, ma anche e soprattutto razionali.

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , | Non ci sono Commenti »

Sono ancora possibili l’Avanguardia e la Rivoluzione

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 11 Marzo 2006

In barba alla becera superstizione popolare, il venerdì 17 sa essere tutt’altro che infausto. Capita infatti che il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università “La Sapienza” di Roma inviti nel tanto temuto giorno Edoardo Sanguineti a tenere una conferenza dal titolo “Avanguardia e Rivoluzione”, offrendo un’occasione di una preziosità straordinaria che sarà ricordata a lungo da chi ha avuto la fortuna di prendervi parte. E’ stato uno di quei momenti di crescita culturale e maturazione politica (nel senso sia corrente sia classico e più nobile della parola) che, come sottolineato dall’intervento di una studentessa, l’ambiente accademico nazionale dovrebbe favorire in un maggior numero alle nuove leve del pensiero umanistico.
Col suo solito sorriso placido ed arguto ed il tono di voce basso, roco, calmo ed appassionato, Sanguineti ha rovesciato sull’uditorio un quantitativo esorbitante di spunti di riflessione, restituendo ad un’aula universitaria quella dignità di luogo atto al far pensare troppo spesso aggredita dalla cieca malafede delle istituzioni governative.
Sanguineti, in poco più di un’oretta, ha attraversato tutto il ‘900 italiano in relazione al resto del mondo, al fine di pervenire analiticamente a quei due termini-chiave del XX secolo che a quanto pare suonerebbero ormai piuttosto desueti, scivolati piano piano nello scaffale degli indumenti teoretici fuori moda: avanguardia e rivoluzione.
Il primo dei due in effetti è ultimamente ribaluginato mestamente solo nel nome della Transavanguardia e quanto al secondo…beh, sono ben lontani i tempi del “proletarii di tutto il mondo unitevi”: il “Capitale” è stato superato dai tempi perché il capitalismo stesso è cambiato, l’economia e la società sono mutate profondamente, le masse si sono ulteriormente intorpidite grazie a quel tanto di benessere bastevole ad infondere la paura di perdere quel poco che si ha ed il sogno di un sovvertimento radicale del Sistema appare come una risibile chimera.
Eppure… eppure è proprio oggi, ci dice Sanguineti, che sarebbe possibile quella rivoluzione tanto agognata in passato. Mai come ora infatti i mezzi di comunicazione hanno permesso un’adeguata circolazione di informazioni. Nell’epoca dell’alfabetizzazione, della televisione, del telefonino e soprattutto di internet è possibile “far prendere coscienza del proprio stato di proletarii a coloro i quali non sanno di esserlo”. Il progresso tecnologico voluto in primis dalla borghesia permetterebbe dunque di organizzare le masse per reagire ad un disagio socio-economico che non si è alleviato affatto. Anzi, il fallimento del capitalismo lo ha inasprito: molte grandi aziende sono sull’orlo del fallimento, investire in Borsa equivale troppo spesso a giocare d’azzardo, l’arricchimento dei pochi è direttamente proporzionale all’impoverimento di molti.
Però, nota e fa notare Sanguineti, l’era della comunicazione coincide con quella della solitudine. La logica del consumismo borghese ha portato infatti al mirato scompaginamento della comunità allo scopo di isolare l’individuo per renderlo maggiormente esposto alla pubblicità generatrice di bisogni indotti, cosicché egli si trova costretto a sopperire alle mancanze dovute alla solitudine tramite l’acquisto di merci. Il cittadino è stato tramutato in consumatore. Ognuno è solo e, non riconoscendo l’altro come parte essenziale del suo mondo, si realizza l’hobbesiano homo homini lupus, con conseguente status di bellum omnium contra omnes.
E che cos’è in fondo l’imperante precariato del licenziamento facile contro cui si sta rivoltando la gioventù di Francia se non il trionfo del mors tua vita mea?
Dunque una rivoluzione, ovviamente attualizzata, adeguata ai tempi, sarebbe quantomai auspicabile, anche perché, citando Adorno, “non si può più essere cortesi”: non si può essere cortesi con le multinazionali che spremono fino al midollo i paesi poveri, finanziano dittature, avvelenano l’aria e devastano l’ambiente; non si può essere cortesi con chi si ingrassa grazie ad uno scenario di guerra permanente; non si può essere cortesi con le mafie che si nutrono dei poteri corrotti; non si può essere cortesi con chi imbavaglia la libertà di espressione e di ricerca scientifica.
Avanguardia e Rivoluzione diventano quindi adesso più che mai, se non due imperativi, almeno, come dire, due scelte di buonsenso per la propria autoconservazione.
Vero è che la rivoluzione ha bisogno di quella spinta propulsiva che non può non venire dal mondo del sapere artistico, filosofico, letterario (tant’è che l’incontro con Sanguineti fa pate di un progetto chiamato Arte e Politica), dal momento che è impensabile un miglioramento delle condizioni di vita senza un incremento del sapere.
Se manca l’avanguardia manca la rivoluzione e se non c’è anelito di rivoluzione, l’avanguardia poltrisce fino a morire nel sonno. E per avanguardia si intende la volontà dell’arte di agire sul reale per migliorarlo con l’apporto culturale.
Grazie a personaggi quali Sanguineti si impara parecchio e si riflette. Ma Sanguineti parla solo ad un centinaio di persone in un’aula universitaria: fuori rimangono milioni di persone che neppure vengono raggiunte dalle sue parole. E la questione dell’assenza dell’intellighenzia dai mass-media emerge in tutta la sua gravità. La presenza in TV o sulle pagine dei quotidiani o delle riviste anche commerciali di scrittori, artisti e filosofi infatti è andata via via scemando sempre più e se ne sente la mancanza (no, quelli intervistati da Costanzo non sono scrittori). Perfino nell’Italietta democristiana la Rai era permeata da personalità quali quella di Umberto Eco e Furio Colombo; sui giornali, Calvino, Moravia, Pavese, ingaggiavano dispute in materia di attualità; dalle colonne del Corriere della Sera Pasolini processava apertamente la D.C. in maniera tutt’altro che edulcorata.
Poi, con l’avvento del berlusconismo, gli intellettuali sono stati o epurati o si sono autoesialiati in torri d’un avorio peraltro sempre meno pregiato, lontano da mezzi di comunicazione che tendono a fornire al grande pubblico prodotti sempre più semplici, dal momento che la gente meno pensa e meno è consapevole, e meno è consapevole e meglio è pilotabile, in politica e nel mercato.
C’è quindi bisogno che gli uomini di cultura si riprendano i giusti spazi per il bene di tutti: devono - giacché hanno il dovere di essere la coscienza critica del proprio tempo - rivolgersi anche e soprattutto alla massa ignorante poiché solo loro possono insegnare alla popolazione ad acquisire quegli strumenti di indagine che soli consentono di avere quell’autocoscienza e quell’autonomia interpretativa fondamentali per lo sviluppo sociale, sciolto dalle briglie dei poteri forti. Altrimenti si può far credere alla gente che par condico significhi censurare i nomi dei politici su Blob, mentre i nomi vanno fatti e ad alta voce; altrimenti Berlusconi passerà, ma resterà il berlusconismo, riassumibile nel motto “non chiedere la rotta al pilota”. Gli intellettuali sono indispensabili per guidare le persone ad osservare e capire invece ogni centimetro della rotta ed aiutarle a valutare se il percorso è opportuno oppure no.
C’è ancora bisogno di pedagoghi di massa: quando la zattera va alla deriva, servono nocchieri abili.

Edoardo Sanguineti

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , | Non ci sono Commenti »

Le conquiste si ottengono dal basso

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 11 Febbraio 2006

Ieri è stato realizzato qualcosa di unico: una manifestazione nazionale completamente auto organizzata, senza appoggi politici, senza partiti; una pubblica dimostrazione esplicitamente anticlericale, fatto quantomai atipico, rarissimo, nell’Italia genuflessa, della moderazione a tutti costi, del politicamente corretto esasperato fino alla stucchevolezza ed al ridicolo.
Un evento straordinario passato completamente e colpevomente sotto silenzio: i media ovviamente non ne hanno parlato e la cosa, tristemente, non stupisce granché. Mutismo della televisione, timorosa indifferenza persino dei giornali, eccetto qualche accenno da parte de Il Manifesto e Liberazione.
Già, perché quando la gente (per non dire anacronisticamente il “popolo”) dimostra autocoscienza, consapevolezza sociale e politica e dimostra di sapersi organizzare autonomamente e muovere “dal basso” alla conquista degli spazii che esige, spaventa il Potere (e questo non è affatto un termine anacronistico). Quando la massa invece di regredire a folla si fa comunità senza bisogno di essere gestita da un pastore di gregge e palesa la circolazione di idee forti e ben precise, come minimo scuote chi la preferirebbe sempre mansueta, vuota, pilotabile.
Ecco, ieri è stato bello vedere che la gente se e quando vuole può e sa essere parecchio scomoda.
Alla manifestazione NO VAT: PIU’ AUTODETERMINAZIONE, MENO VATICANO indetta da Facciamo Breccia nessun politico di spicco si è visto (eccettuata la presenza di Capezzone, segretario nazionale dei Radicali), nessun personaggio famoso, poco attratti dalla scarsa pubblicità che ne avrebbero ricavato. C’era solo Vladimir Luxuria, prossima candidata alle politiche di aprile per Rifondazione Comunista, la quale merita un plauso per il costante coraggio con cui puntualmente si espone in prima persona nella lotta per i diritti di gay, lesbiche, transessuali e transgender.
C’erano però le persone, tante persone, delle più svariate età, appartenenze partitiche, associazioni, tendenze sessuali, livello culturale; tutte unite da sacrosante esigenze, riassumibili sotto una sola, semplice ed immensa, onnicomprensiva: completa laicità dello Stato, scevro da ingerenze vaticane, con relativa libertà di scelta individuale su questioni etiche (conseguenza che viene da sé).

Ma in Italia, guai a chi tocca la Chiesa. Subito infatti, già durante il concentramento, ben prima dunque di inizare la sfilata, c’è stata una carica della polizia, che ha sequestrato lo striscione ufficiale della manifestazione, accusato di “vilipendio a capo di Stato estero”. Tanto per non mettere in discussione la libertà di espressione… La tremenda offesa era costituita dallo slogan “Ratzinger e Ruini pericolosi impiccioni”. A quanto pare “pericoloso” ed “impiccione” rappresentano due gravi insulti. In barba alle forze poliziesche, poco intelligentemente convinte che basti strappare uno striscione per far tacere l’indignazione popolare, lo slogan è stato poi trascritto su numerosi manifesti improvvisati sul momento; sicché, se prima ce n’era uno grande, dopo se ne sono visti innumerevoli piccoli, portati da ognuno dei manifestanti. Non è importante la dimensione grafica dei pensieri.

Lo slogan peraltro - bisogna ammetterlo - non era un granché. Calzante, senza dubbio; contenutisticamente eccellente, ma formalmente mediocre. Come mediocri d’altronde sono stati purtoppo alcuni aspetti della manifestazione (e di ogni manifestazione). Ad esempio alla solita colonna sonora ska o reggae sarebbe stato preferibile affiancare un medley di canzoni “impegnate” di autori di spessore tipo De André o Joan Baez, alternato da letture di passi da opere letterarie, filosofiche, saggistiche in tema. Insieme agli slogan spiritosi, a volte fin troppo banali, sarebbe stato opportuno presentare manifesti di critiche serrate e riferimenti a dati statistici. L’ironia in certi casi deve essere tagliente, arguta, lungi dalla grossolanità. L’intelligenza è l’arma più micidiale. Non avrebbe fatto male qualche discorso in più. Certo, una manifestazione è un momento di socialità divertente, dove si porta in piazza anche la gioia di vivere in libertà. Ma serve anche un notevole rigore argomentativo, una serietà (lungi da essere perbenistica compostezza) intellettuale che aumenti il peso ed il valore delle battaglie che si conducono. Insomma, bisogna dimostrare una superiorità culturale ed etica nei confronti di chi vorrebbe sostituire il crocifisso alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. E’ in tal senso che c’è necessità di una svolta nel solito apparato manifestativo.

Dopo la parentesi di critica dall’intento costruttivo, va ribadito comunque il complessivo successo dell’iniziativa NO VAT. Le conquiste, quelle vere, partono dal basso. E ieri da Piazza Bocca della verità a Campo de’ Fiori si è assistito allo spettacolo di centinaia di “persone comuni” consapevoli di essere isole in uno stesso mare, coscienti del proprio bisogno di reale democrazia. E ciò è molto, molto confortante.

Pubblicato su Nettezza Umana | Contrassegnato da tag: , , | Non ci sono Commenti »