Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

Archivio per la categoria ‘Religione male assoluto’

La bambola

Pubblicato da sdrammaturgo su 10 Febbraio 2009

I credenti sono fondamentalmente dei malati di mente.
Mi sono sempre chiesto perché mai una persona che sostenga di parlare con gli elfi dei boschi venga messa sotto osservazione e seguita dai medici in un istituto psichiatrico mentre chi si professa obbediente agli ordini di un invincibile spirito invisibile che abita nel cielo possa fare il geometra, l’avvocato, il presidente di qualche cosa, partecipare ai concorsi pubblici, in poche parole condurre una vita normale come se niente fosse. Insomma, lo trovo ingiusto nei confronti degli amici degli elfi.
Il serial killer David Berkowitz, the Son of Sam, era convinto ad esempio che fosse il cane del vicino ad ordinargli le uccisioni. Non capisco proprio quale differenza ci sia con quelle persone che hanno martoriato per diciassette anni il corpo di una ragazza perché lo avrebbe detto loro dio. Anzi, trovo molto meno grave la condizione di Berkowitz, assai più plausibile: perlomeno il cane era lì, era visibile, una presenza reale e tangibile, abbaiava, quindi in qualche modo comunicava davvero e magari il povero assassino pazzo credeva di comprendere il linguaggio degli animali ed aveva scoperto che il cane aveva i suoi buoni motivi per commissionargli quegli omicidi. “Ma i cattolici che seguono la voce del Signore sono milioni, David Berkowitz era uno solo!”. Beh, anche la peste colpiva tutti, ma non per questo era considerata uno stato di salute.
Ovviamente, come per ogni altra cosa, esistono diversi gradi di gravità. In fondo nessuno al mondo può dirsi perfettamente sano. D’altronde, cos’è la totale sanità e cosa la totale malattia? Chi e cos’è normale e chi e cosa anormale? Io stesso, ad esempio, mi sento accendere d’ira al solo salire su un autobus troppo pieno e forse sarebbe un comportamento più sano affrontare una simile banalità con maggiore calma. Nonostante ciò, ritengo di essere comunque meno grave di uno che, che so, suole masticare merda di capra per poi andarsene in giro a sputarla addosso a chiunque indossi una tuta verde.
Allo stesso modo, la malattia mentale della fede religiosa ha una scala di intensità che va dal flebile credente non praticante che non si pone neppure troppo il problema allo stadio da codice rosso: chi prende i voti.
Preti, frati, suore, sono dei veri e propri casi clinici. Andrebbero aiutati con carità cristiana, altroché.
Non mi viene nessun’altra definizione per descrivere chi, in nome di un vecchio barbuto volante, si priva da se stesso della propria libertà e si costringe quasi gioiosamente ad una vita di castigo, sacrificio, repressione, in vista di un giardino azzurro abitato da biondini alati.
Il sonno della ragione produce mostri e dove tutto è governato dal senso del peccato e dalla paura della punizione per mano di un’entità sovrannaturale, la ragione entra proprio in coma e sorgono aberrazioni inaudite.
Durante tutta la vicenda di Eluana Englaro il mio interesse è sempre stato catturato da alcuni particolari soggetti della vicenda, sovente nominati ma mai con la giusta attenzione: le suore che badavano al corpo della ragazza.
La suora, tra tutte le figure della chiesa, è quella che versa nella prigionia più esacerbata. Un prete od un frate, in una struttura maschilista e fallica come quella della religione, godono già di maggiore libertà. Si muovono di più, hanno minori restringimenti, hanno spesso modo di sfogare le loro pulsioni – ed in una condizione comunque repressiva non può che avvenire in maniere atroci come quella della pedofilia.
La suora invece, donna in un regime massimamente fallocentrico e patriarcale, il regime patriarcale per eccellenza, vive in uno stato di totale assoggettamento, una situazione di perenne schiavitù in cui ella stessa si è abbandonata e costretta.
L’assidua penitenza, la forzata astinenza imposta ed autoimposta, l’asfissiante innaturalità di uno stile di vita basato sulla condanna e sulla demonizzazione dei più semplici ed innocui piaceri, delle gioie più pure, rubano tutto a queste donne velate: la loro fanciullezza, la loro giovinezza, la loro maturità. Questo non può non incidere pesantemente sulla psiche. Private della loro femminilità, disumanizzate, diventano automi lugubri, striscianti, di una mansuetudine violenta che si fa placida crudeltà. Quella delle spose di Cristo è una crescita interrotta, bloccata dall’ombra tetra dell’inginocchiatoio, che inghiotte freschezza ed ardore nelle sabbie mobili dell’immobile grigiore, ove il diritto alla felicità è negato per sempre. Un’esistenza immolata a far da moglie di nessuno, di un’idea astratta, di una leggenda mitica e mistica, crea sfaceli.
Una suora è un’eterna bambina che è sempre stata vecchia, una vecchia bambina che non è mai stata giovane.
Ecco, alla luce di tutto ciò, io me le immaginavo le suore addette alla cura di Eluana ed il pensiero mi angosciava. Le vedevo lì, tutte intorno a quel corpo esanime, a litigarsela infantilmente, a guardarsi in cagnesco con la faccia mite, no oggi la pettino io tu l’hai pettinata ieri, però domani la crema gliela spalmo io, uffa la voglio vestire io, che pizza non puoi sempre portarla a passeggio tu, con quei visi avvizziti troppo presto a giocare con Eluana come se fosse la bambola che non hanno mai avuto, l’amichetta a cui non hanno mai toccato il seno per scoprire cos’è un corpo, cosa sono le forme femminili, le loro forme, ricacciando nell’abisso più buio della loro mente ogni loro desiderio erotico per vomitarlo fuori con i loro gesti resi viscidi e osceni dalla mano di dio.
E me le immagino disperate il giorno in cui papà Beppino, l’adulto cattivo, è arrivato con quella brutta ambulanza ed ha portato loro via il giocattolo
Eluana non era che una bambola per chi ha una testa troppo piccola su spalle troppo vecchie.
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Post scriptum

A chi non fosse convinto che la fede religiosa sia una malattia mentale caldeggio la lettura di questo articolo, oppure di quest’altro, o magari di questo sito. Non so, ditemi voi se vi sembra roba da individui nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali. “Sta male, ma è viva”, “apre gli occhi e sorride”, “se la accarezzi è contenta”… Da bambini quasi tutti abbiamo parlato con i nostri giocattoli. Conferivamo loro un’illusoria vita propria e finivamo per ritenerla vera. Arrivavamo a chiederci: “Chissà cosa faranno quando non ci sono io, di cosa chiacchiereranno tra loro”. Poco importava se qualcuno ci avvertiva che erano soltanto fantocci di plastica: non vi badavamo, non lo ascoltavamo neppure, poiché per noi era importante fantasticare su quei pupazzi animati, ne avevamo bisogno, ci piaceva. Ugualmente, a nulla sono potute valere le varie spiegazioni: “Guardate che è in stato vegetativo permanente, è come se fosse stata spenta, non c’è più” “Ma come?! Se mi ha appena confessato che ha una cotta per Big Jim!?”.
“Le hanno tolto cibo e acqua!”, “l’hanno fatta morire di fame e di sete!”… Non so, qui pare che tra ordinare al ristorante penne all’arrabbiata e birra o venire alimentati ed idratati con un sondino sia la stessa cosa. Praticamente, a sentire questi, Eluana era una bella fica che veniva corteggiata dagli uomini, giocava a pallavolo, ogni tanto buttava due passetti in discoteca, finché un giorno il padre l’ha mandata a letto senza cena e lei è morta. E annamo, no, e daje.
Peraltro, non è buffo che coloro i quali gridano al delitto barbaro della sospensione della nutrizione artificiale siano gli stessi che l’hanno resa l’unica soluzione possibile grazie alla loro opposizione all’eutanasia, grazie alla quale sarebbe bastata una puntura? No, non è buffo.
A quelli che gridano: “Eluana è stata ammazzata!” auguro di fare la medesima fine.

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Dal Vangelo secondo Erode

Pubblicato da sdrammaturgo su 23 Gennaio 2009

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Ed il Signore disse: “Io vi mando a pecora in mezzo ai preti“.

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E poi il Signore aggiunse: “Beati quelli che, oltre a non aver l’udito, non avranno neppure la vista, l’olfatto, il tatto ed il gusto, poiché solo in questo modo sarà loro risparmiato l’orrore“.

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La Teoria della Madonna Buffon

Pubblicato da sdrammaturgo su 2 Settembre 2008

Nota dell’autore: sono debitore per questo scritto delle illuminanti riflessioni del maestro Tommaso Bastiancontrario.

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Nello spassoso mondo della religione, occupano sicuramente un posto di rilievo le apparizioni e gli interventi della Madonna. Essi, infatti, più di ogni altra tragicomica nonché ilarotragica questione sovrannaturale, lasciano ampi margini di dubbio ad un attento osservatore che voglia analizzare a fondo i misteriosi fenomeni epifanici mariani.
L’esempio più lampante è di certo il caso dell’attentato a Giovanni Paolo II, il quale sosteneva di essere stato salvato proprio dalla Madonna.
Per tale vicenda, ho formulato quella che ho denominato la Teoria della Madonna Buffon.
Veniamo al punto: stando a quanto ritengono i sempre divertenti credenti, è stata la Madonna – e per la precisione quella di Fatima (in giro è pieno di madonne) – a deviare il proiettile sparato da Ali Agca che altrimenti avrebbe colpito il Santo Padre in maniera letale.
Ora, esaminando a fondo l’accaduto, il modus operandi della Madonna risulta quantomeno discutibile. Giacché, quante cose poteva fare la Madonna in alternativa? Innumerevoli: che so, poteva prevenire il tutto impedendo che ad Ali Agca suonasse la sveglia in maniera tale da fargli perdere l’autobus; poteva farlo destare con il morbillo costringendolo a letto; poteva fargli inceppare la pistola o dimenticare le pallottole a casa; oppure, per dar prova dell’azione divina, poteva dar spettacolo facendo fermare il proiettile a pochi centimetri dal petto papale sotto gli occhi di tutti. Tanto oh, se è un miracolo, è un miracolo. La notorietà della potenza divina ci avrebbe pure guadagnato. Ed invece no: proiettile deviato verso punti non vitali.
Dunque, rimane una sola spiegazione: la Madonna deve aver tardato un po’, vuoi per la solita scarsa puntualità femminile (magari era alle prese con il trucco o la scelta del vestito), vuoi perché le era passato di mente. Fatto sta che, affrettatasi all’ultimo, se l’è cavata per un pelo. Pressappoco, deve essere andata in questo modo: “Ali Agca tira il grilletto. Potentissimo colpo di Ali Agca! Il Pontefice sembra battuto! Ma ecco che sopraggiunge la Madonna di gran carriera! Tuffo plastico della Vergine Maria! Deviata! Deviata! La Madonna riesce a sfiorare la pallottola con la punta delle dita e si salva in calcio d’angolo! Straordinaria parata in extremis, amici a casa”.
Me la immagino benissimo la Madonna con i guantoni ed il velo con il numero 1.
Comunque, deve essere stato a causa della risaputa scarsa tempestività della Vergine Madre che Wojtyla successivamente si fece fare la macchina blindata.

D’altronde, questa pazza pazza portiera degna del miglior Higuita, ci aveva già abituato a scelte che fanno storcere il naso.
Basti pensare all’episodio di Fatima, per il quale ho enunciato un’altra teoria: quella della Madonna dalle discutibili strategie di comunicazione.
La storia è questa: la Madonna appare a tre pastorelli analfabeti di sette, nove e dieci anni che vivono in Portogallo per dir loro che la Russia sovietica si deve convertire.
L’interrogativo vien da sé: ma non poteva andare direttamente in Russia? Quei tre manco lo sapevano dove stava, la Russia! Anzi, manco sapevano cos’era, la Russia.
“Russia? Forse lei intendeva ‘pecore’, signora”.
Chissà in paradiso come avranno reagito alla proposta della Vergine.

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Paradiso. Riunione del consiglio d’amministrazione

CRISTO Signori, qui è ora di prendere una decisione: la situazione della Russia sta diventando intollerabile. Se questo ateismo prende piede, chiudiamo baracca e burattini. Non siamo mai stati così vicini al fallimento. Il bilancio delle anime è in netta perdita. Di questo passo, tra qualche centinaio di anni si finisce in bancarotta. E penso di parlare anche a nome di mio padre.

Dio annuisce.

ARCANGELO MICHELE Rivolgendosi a Dio Signor Presidente, io un’idea ce l’avrei. Ho pensato a qualcosa di scenico, di sicuro impatto. Senta qua: in una giornata di sole a Mosca, aspettiamo che la Piazza Rossa sia gremita, dopodiché facciamo squarciare il cielo da tuoni e fulmini; qualche vortice di nuvole, qualche coro angelico, ed a quel punto compaio io con la spada di fuoco che esclamo: “Pentitevi!”. Come le sembra? (Me lo immagino parecchio cazzuto, l’Arcangelo Michele, N.d.A.)

DIO Non male, non male.

ARCANGELO GABRIELE Poi gli darei una mano anch’io nell’organizzazione e…

MADONNA Aspettate un attimo! Ho avuto un’intuizione geniale! Reggetevi forte: allora, mi reco di persona in Portogallo in un villaggio sperduto, appaio a tre bambini pecorai che possibilmente non sappiano né leggere né scrivere e lascio il messaggio a loro! Allora?! Che ve ne pare? Eh? Eh? Con espressione soddisfattissima

CRISTO He-hem…

ARCANGELO GABRIELE Coff-coff

SPIRITO SANTO Mal celando imbarazzo Per carità, Direttrice, trovata…hem…brillante, assolutamente, però, ecco…

MADONNA Con entusiasmo fanciullesco Vedrete che successo che avremo! Allora è deciso? Vado subito a prepararmi! Faremo il botto! Il botto, vi dico! Si alza e se ne va

ARCANGELO MICHELE Ma…ma…ma…Presidente, lei non dice niente?!

DIO Con aria rassegnata e svogliata Mah, e che vi devo dire…Facesse un po’. Tanto questa quando si mette in testa una cosa, non sente maschere. Bah, se ce la siamo cavata con quell’imbecille rincoglionito dell’Angelo della Morte che in Egitto aveva bisogno del sangue di agnello sulla porta per non ammazzare a casaccio, non mi fa più paura niente. Che io ce la mandi buona.

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Quale sarà la prossima mossa della Madonna? Personalmente, già vedo un pescatore di una tribù selvaggia di qualche isolotto abbandonato nel centro del Pacifico stupito nel vedere all’improvviso di fronte a lui una donna vestita di bianco…

MADONNA Gnurk, di’ ai brasiliani che questo Carnevale di Rio sta diventando un po’ troppo peccaminoso per i miei gusti.

GNURK Uh? Ma io non sono nemmeno mai andato oltre la palafitta di Svert!

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Misteri della fede.

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Alcune osservazioni intorno al problema dell’aborto

Pubblicato da sdrammaturgo su 21 Marzo 2008

Probabilmente nella mente ottusa e perversa – anzi, ottusamente perversa nonché perversamente ottusa – dell’antiabortista, in special modo quello di stampo religioso e maschilista (ed i tre fenomeni coincidono pressoché sempre), una donna ci si diverte proprio ad abortire.

“Ragazze, stasera se le famo du’ belle botte d’aborto?”
“Sì sì, magari! C’avevo giusto una voglia matta!”
“Io me so’ sparata ‘n par d’aborti la settimana scorsa”
“Beata te…!”
“Ma dove andiamo a spruzza’ ’sti feti?”
“Ha aperto un locale da poco e conosco il DJ, in più il PR è un amico mio. Ci ho fatto mettere in lista ed ho preso un tavolo”
“Bottiglia di vodka, cesto di frutta e raschiamento tutto compreso, no?”
“Chiaro!”
“Iuppi!”.

Poche cose mi risultano maggiormente insopportabili della brutale stupidità di chi non comprende che l’aborto per una donna costituisce un trauma, una tragedia, una scelta sofferta. O meglio: la più sofferta delle scelte. Nel momento in cui pertanto una donna decide di compiere quel passo, l’aborto si configura come un dolore necessario. Si tratta dunque di tentare di lenirlo o quantomeno renderlo minimamente sostenibile. Ed invece la prevaricante invadenza del maschio dominante, il quale pretende di decidere persino su ciò che riguarda esclusivamente le donne nella loro più intima corporeità e nella più profonda sensibilità psichica ed emotiva, tramuta una condizione di estremo disagio in un inferno intollerabile.
Un corpo ed una mente invasi, quelli della donna. E come ogni colonizzatore cruento che si rispetti, il maschio ha bisogno di collaborazionisti interni alla terra di conquista: altre donne diventano sue alleate. Ed eccole, codeste kapò riunite in associazioni che abusano di lemmi sommamente delicati come vita, rispetto, diritto, pronte a pedinare la ragazza che si reca in ospedale o nei consultori a chiedere aiuto, a colpevolizzarla, a torturarla, riempiendola di falsità scientifiche ed aberrazioni etiche. Perché la vita va tutelata in ogni caso e ad ogni costo, anche al prezzo del benessere, anche senza le condizioni per un’esistenza dignitosa, perché la vita è un bene assoluto.
Ma chi l’ha detto che la vita sia un bene assoluto?
Soltanto in un’ottica religiosa – ergo irrazionale, acritica, totalitaristica e cieca – venire al mondo può essere considerato un bene assoluto; solamente presupponendo l’esistenza di un dio creatore, legislatore e governatore, nascere può essere reputato una letizia senza possibilità di dubbio, un imperativo a cui sacrificare il buonsenso. Poiché per il credente la vita non appartiene che a dio, il quale, nella sua infinita bontà, ce ne fa dono, o, più correttamente, ce la dà in prestito, in affitto, e, benché tempestata di miserie, dobbiamo tenerla in gran conto e ringraziarlo, giacché “a caval donato non si guarda in bocca”, ed alla fine dovremo riconsegnargliela in buono stato, tenendola fino a quando vorrà lui e nella situazione in cui a lui sarà piaciuto offrircela in sorte. Uno scomodo regalo non richiesto, dunque. Un leasing con inghippo bancario. Se dio lo vuole, allora non può essere che un bene indiscutibile. Ma non sempre “è il pensiero che conta”: in certi casi è la sostanza a fare la differenza. Ed un presente può pure essere orribile. Ma le imposizioni del supremo dominatore dell’universo non possono venire contestate con leggerezza senza tema di ritorsioni. Di qui, il percorso di pena che si spalanca davanti alla donna intenzionata ad abortire: desideri interrompere la gravidanza? E sia, visto che non posso impedirtelo con la forza come vorrei, ma te lo farò pesare quant’è nelle mie capacità, facendoti sentire sporca, perseguitandoti con le ombre della macchia e del pentimento e proibendo la diffusione di tecniche mediche abortive indolori al fine di inasprire la difficoltà del tuo gesto ed acuire il tuo flagello imprimendoti nella memoria tremendi ricordi incancellabili. In sintesi, sconterai amaramente la tua disobbedienza tramite la costrizione a pensarci con ancor più dura afflizione. Servi che non possiedono alcunché, ma che si limitano ad amministrare i possedimenti concentrati nelle mani di un unico padrone: tali sono gli esseri umani per una pecora inebetita dalla metafisica che ha smarrito il senso del suolo.

Al fedele non interessa il bene dell’uomo, né quello di questo o di quell’uomo: il fedele ha a cuore esclusivamente il bene di dio, questo grande dittatore – il più grande dittatore – da ingraziarsi ed a cui sottomettersi per guadagnare l’eterno favore del paradiso. Ecco perché poco importa all’antiabortista che una donna non sia in grado di mettere alla luce un figlio: ciò che conta è sfornare nuove anime da dare in pasto a dio affinché venga appagata la sua insaziabile ed immonda fame.

“Nessuno può permettersi di decidere al posto di un’altra persona, soprattutto se più debole ed indifesa; un’embrione è una persona debole ed indifesa; perciò la madre non può arrogarsi l’arbitrio di porre fine alla vita dell’embrione-individuo”, affermano i sostenitori del peccato e del pensiero magico-mitologico. Ora, tralasciando complesse discussioni sull’identità di un grumo di cellule, al di fuori di qualsiasi ingiunzione di matrice sovrannaturale, ad una donna che porta dentro di sé il germe di una nuova esistenza che è parte della propria carne, è dato eccome decidere se interrompere lo sviluppo di una massa biologica informe al fine di scongiurare qualunque rischio di un’esistenza potenzialmente frustrante costellata di incertezze e patimenti. Una donna, insomma, ha eccome tutto il diritto di rifiutare il “divino omaggio” per il bene suo e del nascituro.
Nascere non è affatto un bene assoluto. Venire al mondo e vivere può essere un enorme male, anche al di là di malattie incurabili e menomazioni limitanti. Non è vero che la vita vale sempre la pena di essere vissuta: esistere può essere invece un inconveniente, come lo definiva Cioran, e niente è peggiore di una vita segnata dal rimpianto di non essere morti in tempo o di non avere potuto evitare di uscire dal ventre.
Una vita degna e meritevole di essere vissuta deve godere di sufficienti garanzie, tanto fragile è la scorza dello sconforto.
Gli antiabortisti però continuano imperterriti nella loro violenta idiozia a cercare di guastare lo spirito di madri e figli, avvelenare la solitudine di ragazze spaurite e disorientate in nome di un’entità onnipotente che nessuno ha mai visto, seguendo i dettami di un testo letterario, anteponendo le esigenze di un’astratta fantasia fanciullesca e terribile ai bisogni concreti di persone disarmate.
Ultima penosa iniziativa atta a tormentare donne in cerca di un disperato equilibrio, la proposta di seppellire non solo i feti, ma persino gli embrioni abortiti. Una pretesa equivalenza perfetta tra materia cellulare – vita in potenza - ed individuo che sogna, trema, gioisce e si strugge – vita in atto. Si spalanca allora una questione non da poco: ad ogni persona viene dato un nome; se l’embrione abortito viene ritenuto persona uccisa ed inumato come tale, sulla lapide dovrà essere apposto un nome. Ieri ho fatto una sborrata sul tappetino del cesso. L’ho chiamata Alfredo.

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All’italiano non far sapere

Pubblicato da sdrammaturgo su 15 Maggio 2007

In Italia tutti sapevano che il dodici maggio duemilasette sarebbe stato il Family Day (agli esterofili non piace “Giorno della Famiglia”. Sono convinti che l’inglese faccia più figo. Pardon, cool). Molti meno erano al corrente dell’altra manifestazione per l’Orgoglio Laico in contemporanea.
In Italia tutti sanno che il principino William si è lasciato e che suo fratello Harry è proprio uno scavezzacollo. Quasi nessuno conosce i crimini della monarchia inglese commessi nelle colonie in giro per il mondo in circa cinque secoli di Commonwealth.
In Italia tutti sanno tutto sul tempo meteorologico. Un po’ meno sul tempo storico nel quale vivono.
In Italia tutti sanno tutto quello che dice il Papa. Ah, no. Ecco, questo non è esatto. Effettivamente in Italia quasi nessuno è sufficientemente informato sui più rilevanti atti e parole del Pontefice. Quando il Santo Padre fa o dice qualcosa di veramente cruciale, i media genuflessi e conniventi tacciono strategicamente.
Pochi, tragicamente pochissimi, sanno ad esempio che Joseph Ratzinger, Camillo Ruini, Tarcisio Bertone e tutte le alte sfere vaticane (sì, pure il santo suBBito Wojtyla, che sapeva, eccome se sapeva) hanno coperto, coprono e continueranno a coprire i preti pedofili, sottraendoli alla magistratura.
Pochi, tragicamente pochissimi, sanno che nei soli Stati Uniti d’America sono 4392 (quattromilatrecentonovantadue) i preti pedofili scoperti dal millenovecentocinquanta ad oggi. Chissà in Italia quanti saranno, considerando che qui c’è invece chi sostiene che quello del prete pedofilo sia soltanto uno squallido luogo comune; sicché il cittadino medio, mentre è pronto ad invocare la forca non appena sente parlare di abuso su minore commesso da qualche extracomunitario od altro comune mortale, appare incredulo allorché è un uomo di chiesa a venire accusato del peggiore dei crimini e subito si erge in sua difesa (con l’aiuto di politici che si indignano se si solleva il problema, magari per mezzo della satira, questa somma nemica del potere oscurantista), prodigandosi per tutelarlo da qualsiasi eventuale rischio di linciaggio mediatico e strapparlo alla mano troppo secolare della Giustizia.
Ma cosa ci si aspetta da persone cresciute in parrocchia?
D’altronde in Italia la triade Dio-Patria-Famiglia ha sempre riscosso un notevole successo. E se si pensa che il 70% delle violenze sessuali sui bambini avviene tra le pareti domestiche e che quella dei ministri di dio è la categoria più soggetta ad accuse di questo genere (anzi, l’unico caso al mondo in cui si fa riferimento ad un’intera specifica categoria per un simile reato, tanto vasto è il numero di appartenenti che si sono macchiati del crimine di stupro su minore), esce fuori un gran bel quadretto dell’italica patria.
E’ davvero un Belpaese, questo Stivale sporco di merda e profumato d’incenso.
Fortunatamente – o sfortunatamente che sia – chi ha accesso alla rete può venire a conoscenza di notizie di capitale importanza, ovviamente tenute nascoste da televisione e giornali (sarà per questo che qualcuno sta tentando di operare una sorta di censura su internet?). Capita allora che persino visitando un sito – peraltro abbastanza commerciale – come Libero.it ci si imbatta in una vicenda agghiacciante: la BBC, il primo ottobre duemilasei, ha trasmesso un documentario sui preti pedofili in cui si fa diretto riferimento a Benedetto XVI, il quale ha rinnovato il divieto di testimoniare – pena la scomunica – in tribunali civili per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.
Naturalmente nell’Italietta non lo trasmette nessuno, ma grazie all’ammirevole lavoro di sottotitolatura compiuto dallo staff di Bispensiero, il video in cinque parti è reperibile su Youtube.
Aspettando pazientemente il giorno in cui una mano santa divinamente ispirata lo toglierà pure da lì, nel frattempo cerco di fare la mia parte nella campagna di doverosa diffusione del filmato, onde per cui non posso che postare il documentario qui di seguito nel mio blog, affinché quanta più gente possibile veda e sappia cosa nascondono i preziosi paramenti sacri baciati da un popolo di pecore ammaestrate altrimenti chiamate fedeli.

Aggiunta del 26 maggio 2007

Com’era prevedibile, il documentario “Sex Crimes and Vatican” è stato oscurato su Youtube, ma per ora è ancora visibile sottotitolato qui ed in lingua originale qui.
E giovedì 31 maggio alle ore 21.00 tutti davanti alla televisione per vedere Annozero: sì, salvo censure all’ultimo momento, Santoro lo trasmetterà nella prossima puntata del suo programma.
Non resta che sperare, miseramente.

Altri link utili

Video di come il clero agisce per proteggere se stesso a discapito dei bambini e bambine abusati: http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=199&Itemid=6

Intervista esclusiva a Giuseppe Nicotri sul Vaticano ed i preti pedofili sul canale MyNews di MyVide: http://www.myvideos.it/index.asp?NVideo=65
http://www.myvideos.it/index.asp?NVideo=63

I dettagli sul coinvolgimento del Vaticano e di Ratzinger:
http://www.voceditalia.it/index.asp?ART=8777
http://www.voceditalia.it/index.asp?ART=8953

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Qualcuno non muore a caso

Pubblicato da sdrammaturgo su 6 Aprile 2007

Tempo fa fui autore di questo post mooolto politicamente scorretto che attirò parecchie critiche e mi valse la nomina a Somaro Ontologico. Lo avevo realizzato in un periodo di intenso dibattito sull’eutanasia e con la mia satira nera e pesante volevo sfogarmi, esprimere rabbia -  attraverso il mezzo dell’ironia – per la condizione di tanti malati terminali che gridavano (e gridano tuttora) vendetta, costretti a patire le pene di un inferno che per loro si è materializzato in terra a causa dell’oltranzismo oscurantista delle alte sfere religiose e dei loro affiliati.
Oggi, a distanza di tre mesi e passa da quell’“I have a dream”, leggo di un sedicenne suicida a causa di bullismo ed omofobia e capisco tante cose in più.
C’è chi si sdegna con chi scherza sui propri desideri di morte per personalità che con il loro potere sono state – e sono – causa di barbarie e regresso, ma coloro i quali hanno dato del gretto e del violento a me non si scompongono con chi, tramite le sue influenti predicazioni, provoca, più o meno indirettamente, la rovina vera di innocenti.
Sì, perché quel suicidio non nasce dal nulla: esso è figlio di una temperie di intolleranza gestita e manovrata da soggetti ben precisi.
Laddove le autorità clericali e politiche, che si propongono – o meglio, pongono – deliberatamente come guide della società (sic!), creano un clima di discriminazione nei confronti di alcune categorie di persone – in questo caso gli omosessuali – è del tutto normale e, ahimé, naturale che gli individui più giovani recepiscano insegnamenti disastrosi da quel degenerato apparato educativo.
Eguagliando gli appartenenti alla comunità GLBTQ ai pedofili, impedendo loro di acquisire la totale parità di diritti con i cittadini eterosessuali, li si declassa ad esseri umani di serie B, a dei mostri, a dei subnormali, ed un ragazzino impara a trattarli da, appunto, inferiori, ad irriderli e tormentarli con disprezzo.
Privando un uomo della sua legittima umanità in base ai suoi gusti – che siano sessuali, culturali, esistenziali – lo si espone alla mercè di qualsivoglia angheria.
Ecco perché Wojtyla (santo suBBito!), Ratzinger, i loro predecessori, i loro colleghi di altre fedi, più i vari Mastella, Casini, Calderoli, Bush, Ahmadinejad e così via sono i diretti responsabili di innumerevoli tragedie come quella dell’adolescente di Torino.
I danni dei loro perversi principii non sono solo ideali, bensì fattuali: le campagne di Giovanni Paolo II (ari santo suBBito!) e del Vaticano tutto contro l’uso del preservativo o contro l’eutanasia, ad esempio, comportano l’acuirsi della catastrofe dell’AIDS nei paesi poveri (e non solo) e le sofferenze di migliaia di infermi. In poche parole, morte e dolore.
Quello studente che si è ammazzato, arrivato com’era al limite estremo di sopportazione, ha dovuto subire il frutto di valori negativi, fondati sulla totale mancanza di rispetto per l’alterità, sulla dittatura teocratica, sulla repressione ed emarginazione del diverso, sulla fede cieca in un dio terribile, superbo, capriccioso, assetato di dominio, che non ammette disobbedienza, sulla demonizzazione del piacere, sulla sottomissione ed automazione dell’individuo. Un robot pieno di viscidume e risentimento è una macchina omicida senza pari, sebbene non ne sia cosciente.
Quindi voi maschilisti omofobi demonizzatori dei DICO, integralisti sostenitori della famiglia tradizionale, sappiate che per me valete meno di un comune assassino. Già, perché un assassino ha almeno il fegato di compiere delitti in prima persona, rischia e si sporca le mani, mentre voi siete anche vigliacchi, mandanti senza coscienza di crimini contro degli indifesi.
La differenza tra Ali Agca e quel maledetto finanziatore della dittatura di Pinochet sta solo nel coraggio dello sparo.
Quel ragazzino lo avete ammazzato voi, Ratzinger, Bagnasco, Mastella, e tutti voialtri che pendete dalle labbra di questa feccia.
Rinnovo il mio sogno: spero che tutto il male di cui siete artefici vi ritorni indietro con un cospicuo incremento.
Dunque, nell’ordine, auguro: ai sessisti razzisti di vedersi privare anche del diritto a nutrirsi; ai sessuofobi di ammalarsi di AIDS e subire la caduta dei propri organi genitali; agli oppositori dell’eutanasia di venir colpiti insieme a tutti i loro cari da un morbo incurabile che li costringa ad una lunghissima vita tra atroci tormenti, indicibili patimenti, che strazino le carni e la mente oltre la soglia di tolleranza.
Nei secoli dei secoli amen.

Avvertenza: mi prenderò la libertà di insultare ulteriormente cristiani, musulmani, ebrei, induisti, buddhisti, animisti, raeliani, credenti vari e tutti coloro i quali avranno da ridire su questo articolo.

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All’improvviso un trafiletto

Pubblicato da sdrammaturgo su 12 Febbraio 2007

Da Leggo di oggi

Trafiletto Ratinger

Semmai dovessi invocare la morte ed implorare l’eutanasia per far cessare le atroci, insostenibili sofferenze causatemi da un male incurabile, datemi una pacca sulla spalla e dite una preghiera.

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Pubblicato da sdrammaturgo su 4 Febbraio 2006

Non abbiate paura

“DE CHE?” 

- Di esentarci dal pagamento dell’ICI.

- Di piegarvi al pagamento dell’8 per mille.

- Di fare affari con la mafia attraverso la Banca Vaticana.

- Di finanziare le nostre scuole private con denaro pubblico.

- Di sostenere dittature sanguinarie.

- Di lasciarci interferire con le questioni di Stato.

- Di rinunciare ai pochi piaceri della vita esaltando la sofferenza in nome di un aldilà incerto.

- Di affidare i vostri pargoli ad un sacerdote incline alla pedofilia.

- Di reputare l’omosessualità una malattia.

- Di considerare il vostro corpo come qualcosa di sporco e malefico.

- Di spruzzarvi acqua di Lourdes invece di affidarvi alle cure di un medico esperto.

- Di ostacolare la ricerca scientifica.

- Di credere che l’onanismo renda ciechi.

- Di costringere un malato terminale ad una morte lenta e dolorosa.

- Di sfornare prole a profusione pur faticando ad arrivare alla fine del mese.

- Di crescere un figlio non voluto in condizioni sociali-psicologiche-economiche disagiate.

- Di incrementare la diffusione dell’AIDS in Africa vietando l’uso del preservativo alle popolazioni locali.

- Di insegnare la vergogna della nudità ad etnie che vivono in armonia con la natura.

- Di accalcarvi ad Agosto in Piazza S.Pietro sotto il solleone per sorbirvi una sequela di invettive retoriche antiprogressiste.

- Di sopportare una vita frustrante accanto ad un partner che non amate affatto.

- Di impedire la scoperta di cure per gravi malattie attraverso la sperimentazione su embrioni, privilegiando i fantomatici diritti di quattro cellule congelate rispetto a quelli di un individuo in critiche condizioni di salute.

- Di negare la teoria evoluzionistica di Darwin.

- Di infarcirvi di tabù riguardo ogni aspetto gioioso dell’esistenza tutta.

- Di imporre il vostro credo religioso a genti povere e prive d’istruzione facilmente pilotabili.

- Di raccontare i fatti vostri ad uno sconosciuto in un confessionale.

- Di causare tumori con le onde dei ripetitori delle vostre stazioni radio.

- Di dare la colpa a Marylin Manson per ogni delitto giovanile.

- Di definire “Harry Potter” una stregonesca saga letteraria traviatrice di giovani menti.

- Di portare uno schizofrenico dall’esorcista.

- Di ammettere che anche le statue piangono.

- Di ignorare che nelle crocifissioni romane i chiodi venivano conficcati nei polsi e non sui palmi delle mani.

- Di impedire a chiunque non la pensi come voi di compiere scelte dettate dalla personale libertà di coscienza.

Non abbiate paura: tanto sono morto.

Copyright Tricheco/Zoppo

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La religione è diseducativa

Pubblicato da sdrammaturgo su 3 Febbraio 2006

Sul potere oppiaceo della religione si parla ormai da tanto di quel tempo e così tanto frequentemente (il che comporta spesso un’insopportabile sufficienza nell’utilizzo) che una massima epocale partorita dal genio di un gigante della filosofia rischia di diventare un proverbio, un luogo comune.
Sovente capitano però eventi che non fanno alcunché per avvalorare le posizioni sostenute dai detrattori della veridicità della tesi marxista e palesano il carattere di intorpidimento intellettuale del sentimento religioso.
Un esempio è stato offerto proprio in questi giorni, relativo al processo contro le ben note Bestie di Satana; un fatto minuscolo, sfuggito all’attenzione dei più, ma macroscopico quanto a significati sottesi.
E’ accaduto infatti che dure, sacrosante, sentenze di condanna siano state emesse ai danni di tutti gli aderenti alla setta.
E fin qui tutto bene.
Un errore madornale nella sua piccolezza è stato però commesso proprio dal p.m. che ha sostenuto l’accusa: Antonio Pizzi. Questi ha infatti tenuto un crocifisso sul banco per tutta la durata dell’udienza e, intervistato al TG1, ha dichiarato:”In una vicenda simile, mi faceva sentire protetto”.
Ora, il magistrato ha mandato in fumo un’occasione d’oro: quella cioè di attribuire al processo una funzione non meramente punitiva, ma anche e soprattutto educativa, “didascalica”.
Già, perché un prezioso insegnamento si sarebbe potuto e dovuto dare ai tanti giovani che rischiano di cadere vittima di credulonerie tutt’altro che innocue: quello per cui non è il diavolo evocato che si impossessa delle anime degli uomini e per mezzo dei corpi compie delitti atroci, bensì è una situazione socio-psicologica disagiata che trasforma l’uomo in un demonio, tramuta un comune gruppo di amici che inganna con la musica la noia della provincia in un branco di invasati sanguinarii.
Col suo gesto il p.m. ha vanificato ogni possibilità di liquidare la pericolosa credenza in un fantomatico Maligno responsabile occulto di delitti efferati: laddove si fantastica su agenti sovrannaturali, tutto è invece “umano, troppo umano”.
Antonio Pizzi utilizzando quel crocifisso per allontanare chissà quali forze oscure, quasi con un “vade retro”, non ha fatto altro che combattere una grave superstizione con un’altra del medesimo stampo, fortificando ciò che avrebbe dovuto distruggere. Le Bestie di Satana in fondo l’hanno avuta vinta: loro vanno in galera, ma il Principe delle tenebre resta in circolazione. Praticamente l’accusa ha ammesso la presenza di mandanti infernali e Lucifero è sempre pronto a procurarsi nuovi adepti.
Bastava poco per sconfiggere la Bestia ed i suoi seguaci: semplicemente smascherandone il carattere prettamente, squallidamente terreno e dimostrando che problemi del genere si possono risolvere tramite interventi sul tessuto culturale della popolazione. Non si ammazza nel nome di Satana se si capisce che si tratta di una bufala.
E’ sufficiente un crocifisso per fallire importanti missioni.
Molto diseducativo. Anzi, oppiaceo

Il sonno della ragione produce mostri

Francisco Goya, Il sonno della ragione produce mostri, 1797-99

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L’empirismo è eretico

Pubblicato da sdrammaturgo su 27 Novembre 2005

L’Università è il tempio della ricerca. Ricercare significa conoscere. La conoscenza si fonda sulla ricerca, la ricerca sull’analisi dei dati empirici, seguito necessario alla formulazione ipotetica. L’analisi dei dati empirici produce conoscenza. L’Università è il luogo in cui la speculazione ipotetica ha la possibilità di realizzarsi, di inverarsi nell’empirismo.
Non secondo Joseph Ratzinger, nick name Papa Benedetto XVI, il quale, nel discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, afferma:”L’Università cattolica è perciò un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a ricuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d’Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna. La conseguenza di tale contestazione è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l’esperimento. Le questioni fondamentali dell’uomo – come vivere e come morire – appaiono così escluse dall’ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività. Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all’università – la questione del vero e del bene – per essere sostituita dalla questione della fattibilità. Ecco allora la grande sfida delle Università cattoliche: fare scienza nell’orizzonte di una razionalità diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio.”
La Chiesa ancora una volta si mostra per quello che è: un organismo retrivo e oscurantista, in barba alla maschera di falso e subdolo progressismo pubblicitario abilmente plasmata dal precedente Pontefice Giovanni Paolo II. Benedetto XVI dunque degrada la principale e più elementare conquista del sapere umano a pretesa presuntuosa, fonte di traviamento dalla retta via “del vero e del bene” (dati una volta per tutte, senza possibilità di scampo per interrogativi almeno sulla loro identificazione) e della “questione fondamentale”: “come vivere e come morire”.
Ma in che modo si può avere la certezza sul problema di come vivere e come morire?
Ratzinger prosegue:”Ora, noi sappiamo che questo è possibile proprio alla luce della rivelazione di Cristo”. La parola chiave è proprio “sappiamo”: non bisogna indagare il mondo, la natura, l’uomo; bisogna “sapere che già si sa” in quanto la verità, il senso, sono stati scritti, stabiliti, appartengono ad una tradizione a cui affidarsi ciecamente (“credere, obbedire, combattere”; “non domandare la rotta al pilota”). Come pecore sempre all’erta per non smarrirsi.
Nessuna ricerca: essa è d’intralcio, persino inutile. Scienza è altro, per la Chiesa. Cosa? Un esempio:”L’Istituto, nato per rispondere all’appello lanciato dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae vitae, si propone di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità”. Non è ben chiaro se per “modo naturale” si intenda per mezzo di infusi e tisane preparati dai frati in industriosi monasteri, tramite vita sana e sana alimentazione o attraverso preghiere e scongiuri, affidandosi alla sorte (“Che Dio ce la mandi buona”). Insomma, chi è affetto da sterilità, se la tiene e spera, magari in un riscatto nell’aldilà.
Allora, come vivere? Come morire? Alla vita vissuta nella speranza di una morte redentrice, la Scienza (quella vera) oppone la possibilità di un esistenza in buona salute e di una morte meno dolorosa. Con la ricerca empirica magari si superano gravi malattie. Con un cero a Padre Pio è più complesso.

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