Beati i poveri, perché moriranno prima

Squillino le trombe, trombino le squillo

Archivio per la categoria ‘Sarà una risata che vi seppellirà’

Dice il saggio: “Nun se pijamo pe’ ‘r culo”

Pubblicato da sdrammaturgo su 11 Novembre 2009

[...] Giovanardi segue le politiche giovanili del governo e la lotta alla droga. E non ha alcun dubbio. Non ci sono responsabilità umane nella morte di Cucchi. Quel corpo pieno di lividi e fratture di cui è ancora ignota la causa, quelle cartelle cliniche apparentemente manomesse, quella coltre di dubbi che circonda la morte del ragazzo romano, per il sottosegretario, non significano nulla. Se c’è un colpevole, per Giovanardi, è la droga: “Che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c’è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così”. [...] (fonte)

*

Ah Giovanà, me pò anche stà bene che la droga te fa diventà come ‘na larva e te riduce come ‘no zombi; ma che te mena pure…!


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Fabrizio De André a Montefiascone

Pubblicato da sdrammaturgo su 4 Settembre 2009

E’ facile diventare Fabrizio De André quando si nasce a Genova! Sono capaci tutti con il mare davanti con i suoi scambi centenari e gli scopritori di mondi, la Francia estrosa, filosofa e battagliera accanto, perfino due squadre in serie A.
Ma soprattutto, bella forza scrivere un capolavoro come
Creuza de mä quando il tuo dialetto sa essere ad un tempo così terrigeno e così delicato, aspro eppure musicale, un cantato popolare e poetico!
Il linguaggio, si sa, è tutto il nostro mondo. La lingua, dunque, è il modo in cui noi vediamo il mondo. Da essa dipende la percezione e non già viceversa, poiché “il pensiero si dà nel linguaggio”. E’ stato Wittgenstein il primo a capire che il linguaggio non ha funzione descrittiva, bensì espressiva. Le parole non procedono dalle cose, come inerti segnaletiche per referenti esterni, ma anzi dal raffinarsi del linguaggio con-segue la crescita del nostro pensiero, che si fa più complesso. Il significante diventa centrale nel suo dire se stesso, non è più un mero indice del significato. Ogni lemma, con la sua morfologia unica e la sua particolare sonorità, ha una storia vasta e misteriosa e dischiude una serie infinita di relazioni e possibilità. Ogni parola, ogni lingua,
ha in sé ed è un universo che comunica con ogni altro universo linguistico possibile.
Ecco perché ad ogni lingua corrisponde un carattere sociale e culturale diverso, tante innumerevoli piccole sfumature per ogni termine-suono simile ma non identico.
Uno dei pochi luoghi comuni veridici afferma che i dialetti italiani sono piuttosto delle vere e proprie lingue. E’ esatto. Tante lingue per tanti mondi differenti.
Delle persone che stanno guardando una
una donna, una une femme, una ‘na guagliona, una a woman non stanno vedendo la stessa cosa.
Heidegger dice: “Siamo parlati dal linguaggio”. In noi, attraverso di noi, si agita un fiume sterminato di elementi e di influenze inconsapevoli, una sedimentazione-stratificazione di infinite forme ed infiniti contenuti che produce ciò che siamo ed al quale attingiamo per produrre il nostro essere.
Ogni individuo è strettamente, indissolubilmente legato alla propria lingua, che è il proprio linguaggio, che è il proprio pensiero, che è il proprio modus pensandi, che è il proprio modus videndi, che è la propria azione. Carlo Verdone se non fosse nato e cresciuto a Roma sarebbe stato un altro Carlo Verdone. Federigo Tozzi se non fosse nato e cresciuto a Siena sarebbe stato un altro Federigo Tozzi. E così via.
Tutto questo pippone per dire cosa? Che se Fabrizio De André invece di nascere a Genova fosse nato nel mio paese, Montefiascone, nell’ingrato pieno della Tuscia viterbese, innanzitutto non si sarebbe chiamato Fabrizio De André detto Faber, bensì Settimio Bracoloni detto Sartafosse. E non sarebbe mai andato in Via del Campo, ma tutt’al più al night de Brachino.
Ho pensato quindi di tradurre la canzone
Creuza de mä in dialetto montefiasconese. Nelle locuzioni “neutre” mi sono attenuto ad una traduzione il più letterale possibile, altrimenti ho prediletto un adattamento territorialmente caratterizzante. Ad esempio: quando nel testo si legge/sente lùnn-a (luna), ho sostituito radicalmente la parola, mutando dunque il senso, poiché luna è parola fin troppo poetica per il montefiasconese, troppo suggestiva, troppo melensa per suono ed evocazioni: in ventisei anni non l’ho mai sentita pronunciare. Dalle mie parti si usano solo termini pragmatici, ché nella tradizione contadina dura e pura c’è poco spazio per femminee vezzosità! Lo stesso vale per l’immagine metaforica del mattino che cresce o per il vino di Portofino ed altri punti che il lettore può confrontare con il testo originale e la traduzione a fronte qui.
A Montefiascone li fiori de zucca crescono, non il mattino! Che vor di’ che la mattina cresce? Che so’ ’sti stronzate? E Portofino si è sentito nominare solo a partire dagli anni ‘80 grazie alla mondanità mostrata da Canale5. ‘L vino bbono è quello del zi’ Lole, e abbasta.
Bene, dopo aver offerto la versione realista di
Impressioni di settembre, ora tocca alla falischizzazione di Creuza de mä. Capirete tutti perché io non sono De André e non potrò esserlo mai. D’altronde sarebbe arduo anche essere Sergio Vastano. Ed inoltre faccio già fatica ad essere me.
*
*
*

La strada che va giù pe’ ‘l lago

Ombre de facce facce de gente che c’hanno la barca
de che razza sete do’ cazzo ite
da ‘n posto do’ le bagasce de Muntijugo se fanno veda gnude
e ‘l buiaro ce mette ‘l curtello ma la gola
e a monta’ la somara c’adè resto ‘l porcaccio del Signore
e quel paraculo del Ghiaolo adè su mal cielo e ce s’è fatto ‘l nido
uscimo dal lago p’asciugà l’ossa da Dandolino
al cannaccio de le puppete ma la casa de sasse.
E me lì ma la casa de sasse chi ce sarà
ma la casa de Dandolino che nun c’ha la barca
gente de la Sguizzara facce da birbaccione
quelle che del coricone je piaciono l’ale
mastiotte de famije che manco puzzono
che le poe guardà senza metta l’ucello mal fodoro.
E ma ’sti panze vote che je darà
‘che cosa da bea, ‘che cosa de magnardo
‘na frittata coll’anguilla, ‘n vinello normale
‘l cervelletto d’agnello mal vino del suo
lansagne da tajà co’ la costoliccia e le viarelle
un lepre co’ le funghe e le patate de Morano.
E ma la barca del vino c’annaremo su le scoje avant’a Corrado
a rida su ’sto cazzo co’ le chiode ma l’occhie
poe ‘l sole sarà venuto su e ce toccarà ariccoja le zucchette
parente de le fiore e de le bardasciotte
padrone de la corda marcia fatta coll’acqua e cor sale
che ce lega e ce porta via ma la strada che va giù pe’ ‘l lago.

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La zattera Medusa – Scene alla deriva

Pubblicato da sdrammaturgo su 28 Giugno 2009

Scritto su commissione per il Festival Internazionale di Bracciano, evento contro il razzismo ed a sostegno dei migranti. Interpretato non so da chi, non me ne sono interessato.

Il due luglio milleottocentosedici, la Méduse, una fregata della marina francese in navigazione verso il Senegal, si incagliò su un banco di sabbia al largo dell’attuale Mauritania, probabilmente a causa dell’inettitudine del comandante de Chaumaray. I passeggeri vennero imbarcati su sei scialuppe, mentre l’equipaggio si sistemò su una zattera di venti metri per dieci legata alle altre imbarcazioni, ma la cima si ruppe (o, probabilmente, venne tagliata per risparmiare la fatica di trascinarla) e la zattera con centotrentanove uomini a bordo fu abbandonata alla deriva.
Su quella zattera, i cui sventurati marinai si trovarono ben presto stremati dal sole, dalla fame, dalla sete, dalla disperazione, si verificarono gli eventi più disumani: suicidi, violenze, sopraffazioni, omicidi, torture, cannibalismo.
La zattera della Medusa rappresentò il naufragio dell’Occidente e del colonialismo, tanto che il grande pittore francese Théodore Géricault immortalò nel suo dipinto più celebre quella che resta una delle pagine più tremende della storia europea e dell’umanità tutta.
Circa duecento anni più tardi, il colonialismo raccoglie i suoi frutti ed una zattera compie il percorso inverso…

*

Dal diario di bordo del capitano Edaddo Mani

Ah, che sole! E che mare! Quarantasei gradi in pieno Mediterraneo e senza neanche una pensilina. Sento il mio spirito temprarsi e le mie spalle sfrigolare. Ho qui con me un mozzo pellerossa che prima di partire era albino. Son cose da uomini, queste!
Siamo salpati dalla Libia che ormai son venti giorni. Stavolta ho avuto in sorte una ciurma troppo molle. Già tutti stanchi, tutti spauriti! Eppure quel che hanno affrontato è un viaggio ameno e innocuo! Lo dicono tutti i sopravvissuti! Qual fortuna è lor toccata e non se ne rendono conto! Voglio dire, innanzitutto una bella cammellata senza cammello attraverso il Sahara. Tutto. Con pranzo al sacco (infatti molti di loro per la fame si son mangiati la bisaccia. Eh, quanta ingordigia di questi tempi). Poi tutti insieme sulla mia salda e bella imbarcazione, che questo femmineo ed ignorante mozzo s’ostina a chiamare canotto. Oh, quanta insipienza delle cose marinare! E’ essa infatti ciò che vien più propriamente detta fregata, avendola io sottratta con indomito coraggio e ben esperta astuzia in una darsena mal custodita. Ci si sta comodi come si conviene ad animi virili e camerateschi ed è accogliente come il grembo d’una madre nana. In centotrentanove in venti metri per dieci: come possono non amare tutto codesto calore umano?! E il tutto al modico prezzo di quattromila euro. Oggigiorno gli africani son diventati incontentabili.
Spetta a me condurli a riva nella suola distaccata dello Stivale dirimpetto. Costoro hanno affidato la loro vita al loro capitano, che taluni nel mio ingrato suol natio suole ancora appellare erroneamente scafista. Ma deh, io non mi curo degli invertebrati per nulla avvezzi ai flutti ed ai marosi.
Io bado alle mie ossa dure, al mio timone, alla mia rotta ed alla mia gamba di legno. Come l’ho persa, qualcun si chiederà. Come si conviene ad uno strenuo cuor filibustiere! Mi ci è caduto sopra il lampadario mentre stavo leggendo Moby Dick. Il destino mi ha voluto come il valoroso Achab ed io non tradirò la mia oceanica missione.
Alla mia fedele chiatta ho apposto il nome assai propizio di Medusa, affinché fosse di buon auspicio. Ed infatti la navigazione procede serena e senza sorprese, a parte qualche trascurabile intoppo, come quando ci siamo arenati o siamo stati cannoneggiati o abbiamo dovuto otturare una falla con un neonato. Ma a parte ciò, tutto il resto è una placida e sicura deriva.
D’altronde non mi perdo un’edizione del bollettino nautico Naufragare informati.
Accanto a noi nuotano beati ed amichevoli i delfini ed a volte qualche squalo, ma giusto quando cade qualcuno in mare.
Unico elemento di disturbo è un tale di nome Teodoro che se ne va sempre in giro con un foglio ed una matita in mano a condire con del sale ogni passeggero dicendo agli altri: “Sicuri che nessuno vuole assaggiare?”.
“Terra! Terra!”, grida di tanto in tanto la vedetta, un vecchio sciamano nigeriano cieco. Sta venendo in Italia per essere assunto come caporedattore del TG1.
Tutto il resto, è una congerie di nazionalità diverse unite però da un unico sacro vincolo: l’austera povertà.

*

Dialogo geopolitico tra un congolese ed un marocchino, con varie intromissioni

Un marocchino ed un congolese si svegliarono appoggiati uno addosso all’altro.
“Buongiorno”, esordì il marocchino.
“Buongiorno”, rispose cordiale il congolese.
“Dormito bene?”
“Pensavo di essere morto. Che delusione”
“Dai, che ci siamo quasi”
“Ora ti riconosco: non eri tu che hai detto la stessa cosa quindici giorni fa?”
“No, quello è morto”
“Dove sarà l’Italia? Di qua o di là?”
“Boh, la bussola se l’è mangiata il capitano da un bel pezzo”
“D’altro canto la fame è fame”
“A proposito, non mangio da giorni”
“Io non mangio da anni”
“Di dove sei?”
“Congo”
“Repubblica del Congo o Repubblica Democratica del Congo?”
“Fa differenza?”, intervenne un kenyota, così chiamato per gentile eufemismo.
“Repubblica Democratica. O almeno, quando sono partito era ancora Repubblica Democratica del Congo. Ma a quest’ora potrebbero essersi scambiate: facile che adesso la Repubblica del Congo è la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo è la Repubblica del Congo, quella semplice, quella senza il Democratica
“Guarda che adesso si chiama di nuovo Zaire”, si intromise opportunamente un liberiano.
“Macché, quello fino a dieci minuti fa. Adesso si chiama di nuovo Repubblica Democratica del Congo”, corresse un ivoriano ben informato che aveva con sé una radiolina.
“Eh, mi pareva infatti”, aggiunse un valdostano.
“E tu che cazzo ci fai qui?!” chiesero e pensarono più o meno tutti.
“Non mi è mai piaciuta la montagna”, rispose il valdostano.
“Complimenti, avete trovato l’intruso”, disse felice l’enigmista di bordo. Quindi il discorso riprese.
“Sì, ma cinque minuti fa è diventato il Principato di Un Po’ Di Gente Nera e tre minuti fa c’è stato un colpo di Stato, così adesso si chiama Principato Democratico Di Un Po’ Di Gente Nera Del Congo e comprende la vecchia Repubblica Democratica del Congo più parte della Repubblica del Congo. La parte restante è suddivisa a sua volta in Congo Fate Voi e Congo a Piacere, al cui interno coesistono due stati separati, il Congo Opzione Golpe ed il Trallallero. Ma negli ultimi quarantacinque secondi sono scoppiate sei guerre civili, quindi è ancora tutto da vedere”, rettificò un sudafricano che aveva un’altra radiolina. Non è un caso se la zattera Medusa divenne celebre accedendo al Guinness dei Primati come barcone di clandestini con la maggiore densità di radioline.
“Che poi non ho mai capito perché ci tengano tanto a metterci in mezzo la parola Democratica“, riprese il marocchino.
“Beh, studi psicologici hanno dimostrato che se uno sganassone lo chiami buffetto ti fai menare più volentieri”, sentenziò il congolese.
“Cavolo, ma sei acculturato!”, esclamò stupito ed entusiasta il marocchino.
“Non è merito mio, ma di mio fratello. Lui è laureato in medicina e psichiatria con un master in neurologia. Tutto quello che so l’ho imparato da lui. E’ emigrato tempo fa ed infatti grazie ai suoi titoli prestigiosi ha trovato subito lavoro: trasporta cassette di frutta all’Ortomercato di Milano. Lo pagano in nero, ma si sa, all’inizio devi fare la gavetta. Facendo carriera, presto lo pagheranno in nero per trasportare cassette di verdura”
“E tu come mai te ne sei andato?”
“Sto scappando dalle autorità”
“Ti sei messo nei guai?”
“Ma sai, nella mia nazione ti ammazzano per mille motivi. Sulla mia testa ad esempio pende una condanna a morte per divieto di sosta. Ti salvi solo se sei straniero. Se sei europeo o americano non ti possono ammazzare. Mio zio quando lo hanno arrestato per detenzione illegale di acqua ha provato a fingersi svedese, ma gli è andata male”
“E cosa vuoi fare in Italia?”
“Il calciatore!”
“Ma hai una gamba sola!”
“Ah, già… Oh, comunque c’è da dire che i bianchi avranno pure parecchi difetti, ma le mine antiuomo le sanno fare davvero bene. Certo, magari hanno un po’ esagerato nella distribuzione. Io sono saltato in aria nel cesso di casa mia. Conservo ancora l’altra gamba. Con quella conto di diventare un rivoluzionario giocatore di cricket. O anche di golf, se riesco ad entrare nei salotti buoni”
“Laggiù! Soffia!”, interruppe un ghanese.
“La Balena Bianca???”, chiesero stupefatti alcuni.
“No, Bongo che sta annegando”.
“Ci penso io!”, si propose baldanzoso ed intrepido il capitano. Si sporse e gridò all’indirizzo di Bongo, impacciato ciccione del Burkina Faso che si stava sbracciando. “Allungami la mano!”. Bongo, annaspando forsennatamente, riuscì a porgere il braccio al capitano Edaddo Mani, il quale gli sfilò l’orologio, prima di vedere l’altro colare a picco. “Peccato”, proferì il capitano “non si era mai visto un ciccione in Burkina Faso. Ci avrei potuto alzare bei dobloni”. E si rimise al comando della nave.
“Dicevamo?”, ricominciò il congolese, troppo stanco per incazzarsi.
“Mi parlavi di golf e salotti buoni”
“Ah, sì. Conto di fare un salto nell’alta società. Ci capisco di diamanti e so che ai ricchi piacciono. Capirai, ne ho raccolti per anni. Pare che faccia molto chic dell’altra parte del mare avere addosso qualche sasso. Chi ha tanta ghiaia o parecchio brecciolino deve sentirsi molto fortunato, da quelle parti.
Una volta stavo sfogliando una rivista americana ed ho visto la pubblicità di un diamante. L’ho riconosciuto subito: ero presente quando mio cugino lo trovò. Ci si è spezzato la schiena per raccogliere diamanti. Letteralmente”
“Toglimi una curiosità” domandò il marocchino “Ma come mai ti manca anche una mano?”
“Mentre lavoravo come cercatore di diamanti, ho chiesto al capo se ne potevo tenere uno”.
“Mi sa che niente golf”.
“Va be’, cercherò di diventare il miglior autostoppista del mondo”.
“Terra! Terra!”, urlò all’improvviso la vedetta cieca, con lo sguardo fisso sulle ciabatte di un algerino.

*

Intanto, in una ricca città del Nord Italia, due signore benestanti conversano amabilmente

“Ammore!”
“Tesoro! Come stai?”
“Non c’è male, non c’è male. Diciamo che sta peggio chi è povero”
“Ohohohohohohoh”
“E tu invece?”
“Bene anch’io. Son benestante”
“Io vengo ora da una passeggiata sul lungolago e…”
“Ma hai sentito cos’è successo al lago??? Un ragazzo è morto annegato! Pare che avesse anche moglie e figli. Poverino, così giovane…”
“Sì, ho sentito. Era africano”
“Ah be’, allora…”
“Ora che ci penso, tu sei tornata da poco da Parigi! Dimmi un po’, com’è stato, com’è stato?”
“Ah guarda, siamo stati benissimo. Albergo bello, con piscina, colazione abbondante, ma proprio che poi non dovevi nemmeno pranzare. La città è bellissima, ma sai che è? Troppi negri. Io per carità, niente in contrario, ma quando è troppo è troppo. Voglio dire, un negro va bene, due negri vanno bene, pure tre o quattro, voglio essere di manica larga, proprio perché io per carità niente in contrario. Ma quando cominciano ad essere decine e decine, allora no, non mi sta più bene. A tutto c’è un limite!”
“Eh, come ti capisco. Pure qui capirai, un’invasione. Esci di casa e li vedi che stanno lì, tutti insieme, ti mettono a disagio”
“Delinquono?”
“No, per fortuna no”
“Fanno baccano?”
“No, neanche”
“Sporcano, imbrattano?”
“Nemmeno”
“Cosa fanno?”
“Stanno lì! Chi chiacchiera, chi gioca a carte, chi sente la musica. Una vergogna, guarda. Io non mi sento più sicura. Non vedi mai un bianco, sembra di essere in vacanza! Qui i negri siamo diventati noi! Bisogna proprio fare qualcosa. Per fortuna adesso organizzano queste ronde. Non se ne può proprio più con questi negri che giocano a carte. Che poi si sa, da un tressette ad arrivare ad uno stupro di gruppo è un attimo”
“E stanno diventando sempre più impertinenti! Ma io dico, appena arrivi ti mettiamo in uno di quei confortevolissimi CPT con camera vista fogna e bagno vista sbarre. Esci, vieni su e, come ha fatto mio marito ad esempio, ti faccio raccogliere pomodori per sedici ore al giorno a sette euro al mese, ti  do persino una baracca in cui dormire con tutti e novantuno i tuoi connazionali per farti sentire più a tuo agio e ti lamenti pure! Io non lo so cosa pretendono questi qui! Prima abitavi in una capanna di foglie, ora dormi in una capanna di eternit ed invece di essere contento tieni sempre quel muso lungo e magari vai pure a rubare!”
“Non conoscono proprio il senso del lavoro e del sacrificio. In più hanno credenze strampalate, le donne sono sottomesse, mettono il burqa, mangiano gli scorpioni, spacciano la droga e comandano il giro della prostituzione”
“Sono proprio arretrati. Uh, si è fatto tardi. Vado ché mi comincia il rosario e dopo devo cucinare l’aragosta per mio marito e mio figlio”
“Attenta, ti si sta sciogliendo il fazzoletto. Tuo figlio sta bene?”
“Eh, purtroppo sempre tossicodipendente. Mi fa dannare”
“Oggigiorno non ci si capisce più niente. Vado anche io, devo portare la macchina a mio marito, che dopo va a puttane”
“E che ci vuoi fare, sono uomini. Si sa, l’uomo è uomo. Facile che si incontra con mio marito, pure lui ci va sempre”
“Che zone frequenta?”
“Quella dove ci sono le nigeriane, ché costano di meno”
“Che coincidenza, pure il mio!”
“Terra! Terra!”, grida un bambino, lanciando manciate di pozzolana contro le due donne imbellettate. L’autore del presente scritto ne gioisce.

*

Dal diario di bordo del capitano Edaddo Mani

Mi sento ribollire l’animo fin dal profondo delle viscere! E non solo per l’infezione intestinale che mi accompagna come farebbe appunto un’infezione intestinale! Ogni giorno che trascorre mi pervade una crescente esaltazione, giacché avverto chiaramente che attraverso di me fluiscono secoli e secoli di progresso dell’Occidente.
Oh, avevi ragione, oh sommo, oh divino, oh magnifico Rudyard Kipling! Quel che portiamo è ciò che tu chiamavi il nobile fardello dell’uomo bianco. E non intendo con esso la fiera panzetta che ogn’uom del Vecchio Continente reca avanti, bensì l’onere e l’onore (ovvero il dovere sacro) che tutti noi, genti che qualcuno chiamò ariane, abbiamo di diffondere il nostro più alto sapere e più alti valori alle popolazioni retrograde e neglette.
Quante, quante buone cose abbiamo insegnato noi del Primo al Terzo Mondo! Eh, quante, quante… Quante… Al momento non me ne sovviene neppure una, ma ce ne sono certo a iosa!
Ah, ecco, me n’è balzata in mente una: Dio. E quale idea maggior di questa?
A coloro i quali vivevano ignudi e selvaggi senza vera religione abbiamo insegnato a coprire le pudenda per non offendere il Celeste Padre. Ecco, noialtri, bianca stirpe eletta, abbiamo insegnato ai popoli dell’equatore a mettere il cappotto. Ora sudano il triplo, ma amano Dio.

*

Storia del giovane sudanese e della bella somala

A bordo nascevano gli amori. Vi erano sulla Medusa un giovane profugo del Sudan, tutto percorso da giovanili ardori, ed una ragazza somala di rara bellezza. Lui scappava dal Darfur, lei fuggiva dai parenti. Il giovane sudanese, che aveva lo stomaco vuoto ma l’occhio attento (e soprattutto altri vitali organi pieni) non poté non notare quella perla che gli appariva tanto preziosa. Certo, dopo settimane di deriva sotto al sole tra omaccioni maleodoranti anche la carcassa di un’antilope avrebbe esercitato un discreto fascino su di lui, ma di sicuro il ragazzone fu fortunato, tant’è che dopo una trentina di giorni di navigazione prese coraggio e le si avvicinò.
“Bella giornata oggi, vero?”, fece il giovane sudanese.
“Di’ un po’, ci stai provando?”, rispose la bella ragazza somala, sepolta sotto tre egiziani che pregavano in direzione di una Mecca arbitraria.
“Beh, sì”, ammise sincero il sudanese.
“Fa’ pure, tanto l’alternativa a te era restare nella periferia di Mogadiscio e sposare l’ottuagenario aerofagico che mio padre aveva scelto per me”.
Il giovane sudanese trovò dunque tutta la sicurezza che gli mancava e divenne addirittura sfacciato.
“Allora vengo subito al punto, senza giri di parole e senza infingimenti: ti ho visto, mi sei piaciuta subito e smanio di desiderio per te. Brucio!”
“Per forza, hai la febbre da colera”
“Ma a parte quello, ti bramo con tutto me stesso – o con quel che ne rimane. Sai, le mine…”
“Me lo farò bastare”
“Io…io…io voglio…voglio leccare il tuo clitoride!”
“Prego, fa’ pure, eccolo”, invitò lasciva la bella somala, estraendolo dalla tasca.
I due si amarono con passione travolgente tra un etiope e due del Ciad.
“Ho fame”, disse lui, subito dopo esser riemerso da quel meraviglioso amplesso.
“Anch’io”, fece eco un Hutu, sorridendo maliziosamente all’indirizzo di un Tutsi.
Teodoro si illuminò in volto.
“Il mozzo è ben cotto”, notificò il capitano.
“Io posso resistere. Noi soffriamo per tradizione”, disse la bella somala.
“Noi per tradizione moriamo”, replicò il giovane sudanese.
“Terra! Terra!”, strillò lo sciamano. E stavolta aveva ragione, ma del tutto casualmente, visto che stava voltato da tutt’altra parte.
Tutti, fino ad un istante prima stremati, si sentirono mossi da un rinnovato vigore e nascondendo alle proprie membra la spossatezza si ammassarono a prua a rimirare le sponde di quella che doveva apparir loro come la Terra Promessa. Quel genere di promessa che non viene mantenuta.
Chiunque si fosse trovato sulla piccola Medusa avrebbe visto a riva una schiera di persone che sembravano aspettar la barca.
“Guardateli, ci attendono!”.
“Evviva! Evviva!”.
Quell’arcobaleno di miseria e umanità era tutto un vociare di colori, sbiaditi ma vividi e vivi, come di chi resiste e non si arrende.
“Ci accoglieranno con benevolenza! Guardate, sono pronti a riceverci a braccia aperte! Tengon tutti nelle mani una fiaccola e un bastone, probabilmente strumenti di un rituale dell’amicizia, e tutti quanti indossano una camicia del color della speranza con all’occhiello un fazzoletto della medesima tinta!”
“Sì, camicie verdi! Oh, che calda accoglienza ci aspetta!”
“Incandescente”, sussurrò lo sciamano, che non aveva vista, ma qualche potere di veggenza lo conservava ancora.
In quel festante strepito, la bella ragazza somala avvertì un’impercettibile sensazione agitarlesi nel ventre, come un trambusto delicato. Restò un secondo muta, dubbiosa o imbambolata, poi si mise in disparte per ascoltar meglio il proprio corpo. Si posò una mano in grembo, sorrise esitando un poco e sospirò tremante. Guardò quel caro ragazzo sudanese, così magro eppure tanto forte, che ancora si perdeva con lo sguardo sulla costa che si avvicinava lentamente sempre di più.
Ella comprese allora che avevano concepito. Ormai ne era sicura, il corpo di una donna non può sbagliare. Si avvicinò al suo uomo, lo cinse con le braccia e mormorò al suo orecchio. Egli sembrò spaesato, ma felice, e la baciò. Decisero che se fosse stata una femmina l’avrebbero chiamata Speranza. Perché certo, la speranza è degli stronzi, ma se la vita è una chiavica, non resta che tentar di galleggiare, veleggiando verso terraferma.

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Appendice – Le dieci cose da non dire mai ad una ragazza africana se si ha intenzione di rimorchiarla

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1) Hai fatto una buona traversata?

2) Posso farti un cunnilingus in tua assenza?

3) Ehi baby, pure a te il clitoride lo hanno segato o ce lo hai ancora?

4) Mi regali il clitoride?

5) E’ vero che le negre ce l’hanno più capiente?

6) Facciamo un gioco: io mi metto un cappuccio bianco ed isso una croce in camera da letto…

7) Ciao, mi chiamo Mario Borghezio.

8) Sì, lo so, sono bianco, ma l’importante è come si usa!

9) Gradisci una banana?

10) Interessa una cittadinanza? No, perché sai, ti amo e vorrei sposarti.

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Riassunto delle forme di governo più gettonate

Pubblicato da sdrammaturgo su 3 Giugno 2009

Sottotitolo: Un agile aiuto per comprendere e tradurre quando al telegiornale si sente parlare di elezioni o delle marachelle del principino Henry

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Monarchia

“Il padrone sono io, lo ha deciso Dio. Lo ha detto a me e pure al vescovo. Ti devi fidare. Per forza”

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Dittatura

“Il padrone sono io e se non ti sta bene ti meno”

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Oligarchia

“I padroni siamo noi. Che ci vuoi fare, è andata così”

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Democrazia

“Quale padrone vuoi tra questo, questo e questo?”
“Questo”
“Spiacente, la maggioranza ha deciso che ti devi beccare quest’altro”


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Le minime dei piccoli

Pubblicato da sdrammaturgo su 15 Aprile 2009

Citazioni – Saggezza impopolare

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Quando guardi a lungo l’abisso, anche l’abisso ti guarda, e ti chiede se c’hai qualche problema.

FEDERICO NICCE

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Datemi un punto d’appoggio e mi riposerò.

ARCHIMEDE PEPPONCELLI

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Non condivido la tua opinione, ma anzi mo’ te meno pure.

ER VOLTARO

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Nulla è per noi la morte, se coglie un estraneo.

EPICURO LATOSSE

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So di non sapere. E poi non ho visto e sentito niente. Io quello manco lo conosco, giuro, lasciatemi in pace.

SOCRATE SCALISE

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Deh, perché non parli?

IL MARESCIALLO MICHELANGELO ARROTINI A SOCRATE SCALISE

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Non abbiate paura di aprire le vostre porte a Cristo. Lo so che a prima vista pare matto, ma vi assicuro che è una bravissima persona.

GIAMPALO SECONDI

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Oh che dolce cosa è la fregna!

PAOLO CAZZO

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Io è un altro, per cui vado a fanculo, stronzo.

ARTURO RIMBAUDI

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L’essere è, il non essere non è. E fin qui ci siamo. Più chiaro di così io non so cosa devo fare.

PARMENIDE ELEANI

*

Per quanto Achille possa correre velocemente, non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga sparata col cannone.

ZENONE PARADOSSI

*

Il bello non è che la prima nota del tremendo, se non ce l’hai nel letto.

RANIERO MARIA RILCHE

*

*

*

Impoesie

*

*

Poesia d’amore di un pedante

I tuoi occhi
sono due globi sferoidali
avvolti da membrane elastiche
e supportati da una complessa micro muscolatura
atti a raccogliere impulsi visivi da inviare al cervello.

*

La pioggia nel Pigneto

Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri.
Che tempo di merda.

*

Sono un consumatore

La morte
si sconta
alla cassa.

*

Variantistica: la prima stesura di una poesia di Sandro Penna

Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
E mo’ so’ cazzi tua.

*

Romeo e Ginetta

Chi sei tu che avvolto nella notte
inciampi così nei miei pensieri
e mi distruggi la credenza con il servizio buono?

*

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe.
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.
Insomma fatti i fatti tuoi.

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Bau Bau Connection

Pubblicato da sdrammaturgo su 20 Marzo 2009

Cani randagi

Cani killer, preso
il capobranco

RAGUSA – Si allentano un po’ le tensioni nel Ragusano dopo la cattura, ieri, di quello che secondo i veterinari sarebbe il capobranco. Il capo dei cani killer che hanno sbranato un bimbo di 10 anni e ferito gravemente una ragazza tedesca di 24 anni. La caccia al branco avrebbe portato alla cattura di altri cinque animali, ma le ricerche non sono state interrotte, soprattutto in contrada Pisciotta, nei pressi della spiaggia di Sampieri. Rimangono gravi le condizioni della 24enne tedesca ferita martedì: i medici dell’ospedale di Catania notano però “leggeri miglioramenti”.


City, 19 marzo 2009

*

*

Non so, questo articolo non mi soddisfa completamente. Mancano ad esempio le immagini del cane in manette che si copre la faccia con un giornale mentre viene caricato in macchina dai poliziotti. Nessuna foto segnaletica del momento della cattura, nessuna notizia sulla sua latitanza, niente di niente sui suoi traffici, i suoi spostamenti, le sue coperture, la sua rete di protezioni politiche. Ho reputato dunque doveroso integrarlo con le informazioni che sono riuscito a reperire.

Un blitz nella notte ha portato all’arresto di Pallino, il boss a quattro zampe a capo della più potente famiglia canina di Ragusa. Aveva con sé un milione di euro in crocchette e numerosi collari con medaglietta falsa. Pare si preparasse infatti ad un viaggio in Messico dove avrebbe dovuto incontrare Amarildo, bassotto capoclan del cartello di Tijuana, in vista di un accordo su una partita di ossa. Sul suo tartufo pendeva un mandato di cattura internazionale. Già condannato in contumacia per canicidio plurimo, violenza carnale su una yorkshire, estorsione ai danni di tutti i bracchi ed i segugi della provincia, non c’era canide nel ragusano che potesse sottrarsi al pizzo da lui imposto: ogni mese, ciascun cane doveva versare ad uno dei suoi quadrupedi di fiducia una somma che si aggirava intorno ai cinque barattoli di Ciappy. Sembra che il suo patrimonio personale si aggiri intorno ai cinquanta milioni, tra beni liquidi, cortili e cucce.
Noto per la sua efferatezza, era temuto e rispettato e poteva godere di vasti appoggi nel mondo politico e finanziario. Alcune intercettazioni ambientali hanno infatti sorpreso esponenti dell’amministrazione locale e financo deputati regionali e nazionali mentre lo accarezzano e si fanno riportare un bastone.
Il suo racket si estendeva anche al mondo dello spettacolo. Si dice infatti che a lui debba il proprio successo Rin Tin Tin, di cui sarebbe il padrino.
Ma ecco alcune interviste alla gente del luogo: “Io non so niente, mai sentito nominare, lasciatemi in pace”, “Lo vedevo ogni tanto, mi sembrava un tipo tranquillo, abbaiava, si faceva i fatti suoi”, “Qui non se ne può più con questi cani clandestini extracomunitari. Ormai ci hanno invaso, violentano le nostre cagnette, rubano il lavoro ai nostri levrieri. Noi non andiamo a spacciare mangime nella loro cuccia. Non siamo più padroni a casa nostra, qui sembra che i cani siamo diventati noi. Tornatavene a cuccia vostra!”.
Alcuni comitati di quartiere hanno organizzato una fiaccolata per stasera contro la dilagante violenza dei cani. Sono già state proposte ronde di cittadini per la sicurezza.
Il governo promette espulsioni di massa ed inasprimento delle pene nei canili. L’opposizione sostiene invece che sia più utile intervenire per spezzare la catena di comando che lega ogni quadrupede alla società civile ed alla vita politica ed economica.
Proseguono intanto le ricerche degli affiliati.

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Stivalate – Peregrinazioni sull’attualità italiota

Pubblicato da sdrammaturgo su 9 Febbraio 2009

Hanno ragione Povia e quelli dell’AGAPO: dall’omosessualità si può guarire

Una volta ero biondo, ma ne sono uscito.

*

Eluana? Bella figa

“Eluana ha un bell’aspetto e potrebbe anche generare dei figli”

“E’ proprio vero che per te basta che respirano”

*

La vita è quella che va dal concepimento alla prima serata di Rai Uno

Tre mesi fa la stampa cattolica pompò la notizia di un mirabolante risveglio: una ragazza, dopo tre anni di stato vegetativo permanente, si era risvegliata grazie ad un delicato intervento chirurgico.

I medici, entusiasti per il mezzo miracolo, primo caso scientifico al mondo, dichiararono: “La paziente risulta gravemente disabile, ma abbiamo distrutto il muro dell’irreversibilità. Si trova in uno stato minimamente conscio, è in grado di obbedire ad ordini elementari – tipo se le si chiede di alzare un braccio – e riesce a deglutire senza sondino se aiutata da un’infermiera con un cucchiaio”.

Uau, tutta vita! Magari io!

*

Rimpiangendo il generale Bava Beccaris

collage-eluana

*

Se Ken il guerriero fosse stato ambientato in Italia

Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, Giulio Andreotti era sopravvissuto.

*

Amori marginali

Ecco come mi venne raccontata da una mia prataiola compaesana la sua magica storia d’amore

“Ciao Natascia”

“Va’ chi se vede. Come stae, Cla’?”

“Bene, grazie, e tu?”

“Pur’io. Me so’ fidanzata”

“Con chi?”

“Col Tubbista”

“Ma pensa… E com’è nata la cosa?”

“Prima me dava fastidio lue, poe j’ho rotto ‘l cazzo io e se semo messi insieme”

*

Appendice internazionale – L’Evidenza si fa beffe della Teoria. Arianesimo, razza pura, Gobineau, mia zia

rosario-dawson

Rosario Dawson: padre di origini irlandesi e native americane, madre metà portoricana e metà afroamericana.

jessica-alba

Jessica Alba: padre statunitense di origini messicane, madre franco-danese.

johnny-depp

Johnny Depp: nonni francese, irlandese, tedesco e cherokee.

Uhm…

Ammappa, c’avevano preso, ’sti nazisti, eh.

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Rosicare stanca – Quasi-non-commedia in meno di mezzo atto

Pubblicato da sdrammaturgo su 19 Gennaio 2009

Sottotitolo: Prima era il dolore, poi subentrò lo sconforto

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Sottana del sottotitolo: Tipo Aspettando Godot, ma peggio

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Personaggi

Claudimiro

Fulvigone

*

Concerto de Il Genio, con fica.
Sera.

Claudimiro e Fulvigone stanno sotto al palco, in piedi, prima fila, pressati nell’estenuante divertimento degli avventori del locale. Tutt’intorno, numerosi giovani effettuano fotuzze.

*

FULVIGONE Mi sono già stancato di stare in piedi.

CLAUDIMIRO Mi chiedo cosa ci vorrà mai a mettere le sedie. Ma soprattutto: perché la gente non suole sedersi? La cena in piedi, il cocktail da sei euro in piedi…Finiranno tutti per invidiare i cavalli.

FULVIGONE E’ che alla gente piace muoversi, ballare, fare casino. Io non voglio fare casino: io voglio stare seduto e guardare il concerto. Poi uscire e stare seduto a bere e mangiare. Insomma voglio stare seduto.

CLAUDIMIRO Uh, eccoli, comincia.

FULVIGONE Ho visto due volte Il Genio e zero Paolo Conte. Bisogna non farlo sapere in giro.

CLAUDIMIRO Figurati, nessuno lo verrà a sapere. E poi puoi sempre dare la colpa a me: sono io che ti ci trascino.

*

Entra Alessandra Contini, saluta il pubblico, prende il basso ed inizia a cantare. Claudimiro si trasforma in una fan dei Backstreet Boys lobotomizzata in un manicomio londinese del XIX secolo: sguardo ebete, occhi fissi, sorriso chimico, struggimento soapoperistico interiore.

*

CLAUDIMIRO Oddio, guardala. No, dico, guardala. E’ perfetta, maledizione, perfetta. E’ così eterea, così delicata, così sorridente e fragile, così sensuale ed ironica, così semplice e magnetica, è così…

FULVIGONE E’ fregna.

CLAUDIMIRO Per l’appunto. Il mio è amore vero. In questi giorni ho realizzato una cosa tremenda: io per lei diventerei monogamo. Sai, uno di quegli esseri dediti alla coppia che vanno a lavoro e tornano a casa felici di trovare una sola donna, che magari ci fanno una tana insieme e smettono di pensare alla molteplicità della fica.

FULVIGONE Sì, ho presente, ne ho sentito parlare.

CLAUDIMIRO E poi sono doppiamente sfigato: l’uomo comune se ne farebbe una ragione: la percepirebbe come personaggio pubblico e di conseguenza come una sorta di entità astratta slegata dal reale. Io, non patendo – e non concependo neppure – lo show business, la vedo come una ragazza normale, come tutte le altre, che avrei potuto incontrare in giro. Come una ragazza normale che suona. Una ragazza normale che suona e non me la dà.

FULVIGONE Già, non ha niente di diverso rispetto a qualsiasi altra ragazza che si trova qui dentro stasera. A parte il fatto che è più fregna.

CLAUDIMIRO Quantomeno concentrare la sofferenza su di lei aiuta a non patire la presenza dell’alto numero di passere da cui siamo circondati in questo momento. Voglio dire: una volta che hai visto lei, tutte le altre passano in secondo piano, non le noti più e smetti di angustiarti al pensiero: “Anche stasera sono venuto a conoscenza dell’esistenza di altre donne che non scoperò”.

FULVIGONE Ogni donna è un ripiego.

CLAUDIMIRO In un sano regime di ayatollah almeno avrei potuto comprarla. Avrei dato al padre i miei onesti otto cammelli ed ora sarei un uomo legalmente felice. E invece no: noi vogliamo fare i fighi, la libertà di qua, i diritti dell’individuo di là, ed ecco il risultato. Lei è libera di non darmela ed io ho il diritto di attaccarmi al cazzo. Bella cosa ’sta democrazia, sìsì, bel cazzo di capolavoro, complimenti a tutti. Fanculo.

FULVIGONE Beh, potresti sempre istituire la figura del groupie o diventare il suo stalker ufficiale.

CLAUDIMIRO Naturalmente ci sto già pensando. Ma c’è un elemento che mi fa capire che tra me e lei ci sarà sempre una transenna: io devo pagare dieci euro per vederla da lontano.
Che sfiga nascere nella società dello spettacolo dalla parte dello spettatore. Sono un coglione debordiano.
Lo sapevo che non ci dovevo venire. Che insopportabile frustrazione. C’è chi nella vita desidera una marea di cose: viaggi, denaro, salute… Io ne voglio una sola: Alessandra Contini. Poi mi starebbe bene anche una baracca in provincia di Rieti senza muovermi mai, cene a base di scarti della mensa Caritas ed un tumore. E invece niente: scoppio di salute e mi faccio pippe sentimentali.

FULVIGONE Dai, ora non farti rapire dalla poesia. Piuttosto usciamo, che il concerto è finito. Andiamo a cercarci un tavolo fuori, onde coronare il mio sempiterno sogno di sedia.

*

Vengono sommersi dalla calca festante dei professionisti dello svago.

*

FULVIGONE Comincio ad odiare i giovani.

CLAUDIMIRO Questo entusiasmo mendace, questa euforia impropria.

FULVIGONE Ci sono due sedie libere sotto a quel correttore di stagione (=il fungo termico da riscaldamento esterno, N.d.R.)

*

Si siedono. Il cielo stellato sopra di loro, la mortificazione esistenziale dentro di loro

*

CLAUDIMIRO (Guardando le stelle) Pensa: in questo bagliore d’infinito, là fuori, da qualche parte, chissà dove nel mondo, c’è qualcuno che la scopa o l’ha scopata.

FULVIGONE E’ proprio vero che l’universo è denso di misteri inenarrabili.

CLAUDIMIRO Ma proprio uno che si slaccia i pantaloni davanti a lei, estrae il pene e lo inserisce nel suo orifizio principale oppure in quello orale o financo in quello metafisicamente proibito. E lei è contenta di ciò.

FULVIGONE (Metafisico) Deve essere una bella soddisfazione buttarlo al culo a fregne di un certo livello.

CLAUDIMIRO Oh no. No no no. Dannazione, no.

FULVIGONE Che succede???

CLAUDIMIRO Eccola. Sta uscendo e viene da questa parte. Ti prego, fa’ che non si sieda vicino a noi com’è successo la volta scorsa. E’ un dolore insostenibile averla a venti centimetri e dover stare attento anche a non guardarla per non precipitare irrimediabilmente ai suoi occhi nella categoria del fan curioso.

*

Si sistema al tavolo accanto

*

FULVIGONE E te pareva.

CLAUDIMIRO Bene.

FULVIGONE Male.

CLAUDIMIRO Sì, tutto sommato male.

*

Silenzio

*

CLAUDIMIRO Che poi lei magari si starà chiedendo perché non le si avvicina nessuno: “Quando non ero nessuno ero assediata da provoloni ed invece ora tutti hanno un timore reverenziale e restano in un angoletto col pisello tra le gambe”.

FULVIGONE Capirai, è già difficile con la cameriera che è la regina del tavolino, figuriamoci con la cantante che è la regina della serata. Eppure tutti che ti dicono: “Su, provaci, che ti importa, ti diverti”.

CLAUDIMIRO Io non mi diverto a provarci. Io mi diverto a riuscirci.

FULVIGONE Potresti tentare la carta intellettuale.

CLAUDIMIRO Sì, potrei andare lì e dirle: “Hai mai letto Gombrowicz?” “No” “Fa nulla, tanto era solo una scusa per portarti a letto”.

FULVIGONE Beato chi non pena per la fica. Io penso solo a mangiare, scopare e speculare sul senso di tutto questo.

CLAUDIMIRO Già. Se penso a mio padre… Tranquillo e contento con una sola donna in tutta la vita. E per di più mia madre.

FULVIGONE Chissà quand’è che uno smette di pensare alla fica ed a godersi la vita ed indossa i panni del marito lavoratore disinteressato a tutto il resto. Sarei curioso di sapere quali meccanismi scattano, se il processo è immediato ed automatico oppure lento e per gradi. “Alé, alé, usciamo, se scopa, tutta vita”, poi all’improvviso tac, moglie, figli, parenti, weekend fuoriporta, il tutto con una certa soddisfazione.
Io della vecchiaia non temo tanto il decadimento fisico, quanto il dover iniziare a vestirmi da vecchio.

CLAUDIMIRO Non divaghiamo. Qui il problema è uno e grave: Silvio Muccino, in virtù del suo censo, ha più possibilità di me di conquistarla, trovandosi tra pari a qualche festa mondana.

*

Silenzio

*

FULVIGONE Bah, andiamocene. Torniamo quando saremo socialmente più elevati. Non ha senso venire qui da proletari.

*

Escono, incamminandosi per le strade buie della notte deserta

*

FULVIGONE Ecco, servirebbe una cosa simile (indica un manifesto pubblicitario)

*

CORSO DI AUTOSTIMA
di Daniela Moretti
Impara a prendere le decisioni importanti
Fa’ tue le opinioni vincenti
Per avere maggiore fiducia in se stessi e sprigionare sicurezza
Per essere più convincente ed efficace sul lavoro e nella vita privata
Prime tre lezioni gratuite
*

CLAUDIMIRO Io mi sento più in linea con quest’altro (indica il cartellone a fianco)

*

CORSO DI MALINCONIA
di Alberto Dureri
Impara a patire il nonsenso del tutto
Avverti la vacuità dell’esistenza
Deprimiti nel tedio
Apprendi tutte le tecniche più innovative di scoramento e resa
Disperazione in omaggio

*

Silenzio

*

CLAUDIMIRO Ed ho anche un’irritazione al glande.

FULVIGONE Allora non crucciarti: metti che ti fossi avvicinato, avessi iniziato a parlarci, lei fosse rimasta colpita, fosse scattato il colpo di fulmine, foste state presi dal turbine della passione, lei ti avesse invitato a salire in camera sua e ti fosse saltata addosso, tu non avresti potuto farci sesso.

CLAUDIMIRO Cavolo, vero. Tutta colpa di quest’irritazione al glande! Altrimenti ce l’avrei fatta.

FULVIGONE Che sfiga.

CLAUDIMIRO Già.

*

Arriva l’autobus notturno con il suo carico di barboni ronfanti


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Amore di nonna

Pubblicato da sdrammaturgo su 26 Dicembre 2008

Sottotitolo: Non è un caso se si chiama nonnismo.


Di mamma ce n’è una sola. Di nonne invece ce ne sono talvolta anche due.
L’amore è raddoppiato, l’incremento di affetto è notevole.
Qualche anno fa è morta mia nonna materna. Donna pia (ma pia forte), non si è mai persa una messa, un rosario, un vespro, una novena. Una vera professionista del triduo, una stakanovista dell’orazione, una recordwoman dell’angelus. Tutti i giorni in chiesa, seguendo pedissequamente ogni dettame cattolico, chiedendo sovente la consulenza del frate per non correre il rischio di commettere qualche peccato nascosto nel condimento troppo arrogante dei rigatoni. Mai una parola fuori posto, nessun moto che potesse sembrare vagamente superbo, mai una maldicenza, mai una presa di posizione. Tutta votata a mitezza, umiltà, passività totale, dedita solo al Signore ed alla famiglia, di un’ingenuità disarmante. E’ morta senza credere all’esistenza del fax. Eh, santa donna. A quest’ora si sarà già resa conto della fregatura.
Chi è ancora ben in salute è invece mia nonna paterna: smaliziata, una che sa come va il mondo, donna di carattere, un tipo giovanile (perlomeno rispetto alle matriarche della prima colonia fenicia).
Ah, quanto le devo! Quanta dolcezza, quanta tenerezza, quanto orgoglio ha sempre dimostrato nei miei confronti fin da piccolo! Come quella volta in cui, bambino, me ne stavo con il mio ruspantissimo amico Fiore ad analizzare e commentare l’orto della pòra Ada. “Oh, ha piantato dieci finocchi, sono tanti!”, dissi. “Macché, so’ pochi”, corresse prontamente il mio rustico ed esperto sodale. Amorevolmente, intervenne mia nonna a stabilire una volta per tutte la verità: “C’ha ragione Fiore: so’ pochi, lui sì che ce capisce, tu che ne voj sape’?”.
E poi, crescendo, quando si avvicinava l’età per prendere il motorino, lei era lì, pronta a rassicurarmi: “Nonna, vado a fare un giretto con il Dingo del nonno, tanto sono capace” “Ma quando mai, nun sei bbono”.
E più maturavo io, più aumentavano il suo calore umano e la sua stima per il suo diletto nipote. Una volta, approssimandosi gli anni della ragione, stavo conversando con un paio di amici sui segreti della giovinezza: “Sento che è come se non fossi mai stato adolescente, come se fossi passato immediatamente dalla preadolescenza all’età adulta”. Subito mi fece eco lei, la mia cara ava: “Ma quale omo, che sei un regazzino, sei”.
Finché arrivò anche il momento del primo amore: i diciotto anni, e con essi, la mia prima vera fidanzata. Alta, bella, magra e soprattutto figlia di dottore: a mia nonna capitò di conoscerla e non le parve vero. “Tienitela stretta, che a te quando te ricapita?”.
Così pure quando tre mie amiche particolarmente avvenenti, eleganti ed intelligenti vennero a passare un fine settimana con me nel mio paese d’origine: mia nonna le vide e volle subito mostrare la propria sterminata ammirazione verso di me (della quale peraltro non aveva mai fatto mistero): “Ma pensa un po’… Mica pensavo che tu ci potessi avere amiche così belle”.
Oh, che preziosa cosa è stata il suo prendere sempre sul serio le mie idee, i miei pensieri, i miei valori! “Io non mangio carne, né alcun altro cibo di origine animale, poiché sono nemico della violenza, nutro uno sconfinato rispetto per l’alterità, sogno un mondo in cui l’etica prevalga sull’egoismo e l’avidità!” “D’altronde è l’età, ’ste fissazioni so’ normali, voj esse a la moda. Bah, te passerà”.
Come dimenticare il suo ritenermi un gioiello, il migliore, unico? “Il nipote de la Rita ha fatto ingegneria, s’è laureato, è bravo tanto, mo’ lavora, guadagna bene… Mah, pure tu qualche cosa nella vita la combinerai…”. Fiducia che rinnovò (semmai ce ne fosse stato bisogno) sentendo parlare dei miei successi universitari: “Insomma dice che studi, dai l’esami, piji trenta… Mah, sarà vero…”.
Nonnina, nonnina mia, come sei buona, con quei tuoi sguardi affettuosamente rassegnati allorché mi dici: “Ma che farai là pe’ Roma… Pensa a fatte una posizione sociale, datte da fa’, dacce qualche soddisfazione”; quei tuoi insegnamenti così dignitosi, tipo: “Quando conosci uno potente, staje appresso, fatte vedé che ce sei sempre, portaje la borsa, passa avanti a quell’altri, che tanto per te nun ce pensa nessuno”; quella tua costante espressione delicatamente dubbiosa, quel tuo discreto scuotere la testa sconfortata come di chi crede profondamente in chi ha davanti.
Nonnina, nonnina mia, io ti guardo, ti vedo ancora così tanto vispa, arzilla, attenta e mi dico che ciò che conta è che sei ancora viva. Li mortacci tua.

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Nello Braccioforte

Pubblicato da sdrammaturgo su 5 Ottobre 2008

“Un piccolo passo per un uomo, una strage per le formiche”.

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Relazione annuale dell’Accademia dei Linciati

Pubblicato da sdrammaturgo su 28 Settembre 2008

Si è concluso il Congresso Generale 2008 dell’Accademia dei Linciati.
I minori studiosi mondiali di scienze naturali, matematiche, storiche, geografiche, umanistiche, varie ed eventuali, si sono riuniti per fare il punto sulla situazione attuale del sapere e confrontarsi sulle ultime scoperte.
Questi i punti salienti del convegno.

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Geologia

E’ stata trovata in Canada, precisamente nel Quebec settentrionale, quella che potrebbe essere la roccia più antica del mondo. Il frammento di crosta terrestre avrebbe circa 4.28 miliardi di anni.
“Sìsì, mi ricordo di lei”, ha confermato Rita Levi Montalcini.

Sancita la definitiva validità della teoria della Pangea, formulata nel 1915 da Alfred Wegener. E’ ormai certo: i continenti erano inizialmente uniti fra loro. Nessuno continua dunque a spiegarsi perché i biglietti degli autobus fossero così cari.

Si è discusso anche su come far avvicinare i giovani e le persone comuni a quest’affascinante scienza considerata generalmente troppo settoriale e specialistica. Il professor Bartolomeo Tuttalpiù ha presentato in tal contesto il libro Come rimorchiare una cubista parlando della tettonica a zolle.

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Storia

Recenti ricerche hanno ricostruito l’intero albero genealogico della dinastia dei Capetingi.

Nuove verità, luci ed ombre sul casato di Filippo il Bello, che resta senza dubbio il più fortunato tra i suoi famigliari, seguito da Filippo il Tipo e Filippo il Trombabile. Ben più amara sorte toccò invece a Filippo il Cesso.

Documenti inediti hanno ampliato l’orizzonte delle diatribe avute dall’avvenente re con Bonifacio VIII: allo Schiaffo di Anagni del 1303, la storiografia ufficiale può ora affiancare lo Sganassone di Terni del 1305 e lo Sciacquadenti di Como del 1310.

Pare inoltre che il massacro dei Templari sia avvenuto in seguito ad una lite per una questione di parcheggio.

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Geografia

Ribadita l’utilità di far imparare a memoria a scuola tutti gli affluenti del Serchia. Importantissimo.

Un mistero resta insoluto: com’è possibile che, stando ad ogni testo in uso dalle elementari ai licei, in tutte le regioni d’Italia ci si occupi del settore metallurgico e si coltivi la barbabietola da zucchero?
Il professor Gioacchino Ricottari è intervenuto nel dibattito: “Oh, io mai vista una piantagione di barbabietole da zucchero in vita mia, dal Trentino alla Calabria. Manco ho mai sentito uno che avesse a che fare co’ ’ste barbabietole. Ma se po’ sape’ chi le coltiva ’ste cazzo de barbabietole? E quelli che scrivono i libri pe’ scola, da do’ cazzo l’hanno tirate fori ’ste barbabietole de mmerda?”.

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Linguistica

Particolarmente interessante è stato il colloquio con il minimo esperto mondiale di filologia romanza Arthur Pollo:

INTERVISTATORE Esimii colleghi della comunità scientifica, ce lo aveva promesso ed oggi è qui con noi: signori, ho oggi il piacere e l’onore di presentarvi il grande Arthur Pollo. Accogliamolo come si conviene a gente che ne sa.
Allora, Pollo, lei è dunque il minimo esperto mondiale di filologia romanza.

ARTHUR POLLO Eh, niente de più facile.

INTERVISTATORE Dunque lei di questa filologia romanza non sa proprio niente?

ARTHUR POLLO Io? No no, niente proprio. Figurate, nun so manco che vor di’.

INTERVISTATORE Vede, c’è un mio zio che ha un’officina sulla Tiburtina. Lui la filologia romanza non sa proprio cosa sia, non ne ha la più pallida idea. Lei afferma dunque di saperne meno di mio zio?

ARTHUR POLLO Ma sicuro! E’ la prima volta oggi che la sento nomina’. Guarda, si te dico d’ave’ letto anche solo la parola ‘na vorta de sfuggita, te dico ‘na cazzata.

INTERVISTATORE Pensate, illustri alfieri della conoscenza, costui ne sa anche meno di mio zio. Beh, che dire: ringraziamo il signor Pollo e dedichiamogli un altro reboante applauso.

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Fisica

La sperimentazione con l’acceleratore di particelle del CERN si avvia a passare alla fase due.
A coordinarla sarà il professor Gustavo Precotti, il quale ha illustrato in cosa consisteranno i prossimi lavori del centro di ricerca: “Dopo aver scongiurato il rischio di buco nero (che avrebbe invero risolto il problema dei miei debiti di gioco), con l’acceleratore di particelle potremo riprodurre il Big Bang che diede origine all’universo. Non solo: andando avanti con gli esperimenti, sarà possibile ripercorrere tutte le tappe che hanno portato alla formazione dei pianeti, risalendo perfino attraverso le varie ere cosmiche, dal caos primordiale allo stato odierno del cosmo. Così, forse, riuscirò a ritrovare le chiavi della macchina”.

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Arte

E’ nota la stretta collaborazione tra Michelangiolo e Sebastiano del Piombo. Nel tentativo di scalzare dalla sua posizione di rilievo il rivale Raffaello Sanzio in favore dell’amico veneziano, il Buonarroti era arrivato addirittura a preparare i disegni per Sebastiano, a cui era affidata la parte coloristica. Lo storico dell’arte Teodoro Addobbato ha appurato i motivi che portarono alla lite e conseguente rottura tra Michelangiolo ed il sodale: Sebastiano dal Piombo sbaffava sempre fuori dai bordi.

Esaminato ai raggi X il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Nuovi simboli, nuovi enigmi, nuovi misteri: sulla veste del misterioso personaggio alla destra di Cristo (Giovanni? Maria Maddalena?) è stata rilevata un’evidente chiazza di sugo.

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Medicina

E’ stato esaminato dal consesso dei cervelli un raro caso di ragazza contemporaneamente obesa, orba, zoppa, pelosa e dalle ghiandole sudoripare iper-sviluppate.
Le è stato sconsigliato di iscriversi al concorso Miss Italia.

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Non resta che attendere il prossimo congresso, di cui è stato già annunciato il titolo: I segreti dell’impollinazione, dalle api ai boscaioli.

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Manuale di seduzione agreste

Pubblicato da sdrammaturgo su 13 Settembre 2008

Sottotitolo: Il corteggiamento tra i fusti di mangime

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Elenco delle abbreviazioni

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BCJDG=Bifolco Che Je Dà Giù (il bucolico seduttore)
VDM=Vacca Da Monta (la preda, detta anche VIC, Villica In Calore, l’obiettivo da circuire)
SS=Saettone Spalla (l’amico del conquistador dei campi atto a reggere il gioco e fornire un aiuto)
QAP=Quell’Altra Puledra (l’amica della VDM)
BA=Bori Arrazzati (i rivali del BCJDG)
ZP=Zotico Pipparolo (il contadino poco pratico prima della scuola che lo trasformerà in BCJDG)

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Presentazione

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Quante volte, indugiando tra le filagne o riponendo il pasqualetto nel rimessone, vi sarete crucciati per i vostri scarsi successi nel settore dell’accoppiamento?
Quante volte, alle prese con lo stabbio arcigno incastonato sotto gli stivali, vi sarete sentiti deboli, incapaci, inadeguati, ripensando al tenero sorriso dell’addetta alla selezione dei pomodori che non ricambia il vostro desio?
Quante volte, sul far della sera, la malinconia si è impadronita della vostra vanga interiore rammentandovi tutta la lunga teoria dei vostri fallimenti amorosi?
Ma non dovete scoraggiarvi: questo corso è nato apposta per voi, al fine di farvi riscoprire l’animale trapanatore che è in voi.
Due caratteristiche vi sono mancate fino ad ora: autostima e metodo.
La seduzione è un’arte, e, come ogni arte, ha bisogno di tecnica e sicurezza nella padronanza degli strumenti.
Seguendo passo passo questa guida, saprete diventare anche voi dei professionisti dell’acchiappo campagnolo ed imparerete a destreggiarvi con maestria tra le schermaglie e le effusioni nate a bordo di un cassone.

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L’approccio

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Fase principale nonché più ardua è senza dubbio l’esordio, che chiameremo in gergo specialistico apertura. Ricordatevi, voi non siete più degli ZP: adesso siete dei BCJDG! Dunque, aggirandovi per la fattoria, localizzerete il vostro bersaglio e, avvicinandovi con l’aria baldanzosa tipica del bifolco che ha appena spurgato la stalla delle pecore, aprirete il vostro gioco con la VDM, magari con una frase discreta ma confidenziale, come ad esempio: “Dice che piove. Toccherà rimette le bestie?”; oppure: “Sai, stavo spalando la merda e ti ho notato. Ammappa si sei fregna”; o ancora: “Pari bbona forte. Come la vedi ’sta bombata?”; o infine: “Me sa che chiappo e te piano”.
Una buona apertura è il segreto per la perfetta riuscita della seduzione.

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Il riscaldamento

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Dopo che l’avrete isolata dal contesto, spostandola che so, dal pollaio fino alla cantina, e vi troverete finalmente solo con lei, scatterà la fase 2, durante la quale dovrete essere bravi a scaldare l’ambiente fino a farla bollire come l’incandescente zuppa di cipolle di vostra nonna sulla stufa di ghisa. La VDM dovrà sentirsi scossa dal vostro carisma: dovrà sentirsi librare in aria, dovrà sentirsi condotta come una capra in un nuovo recinto, le dovrà prudere la passera!
Dovrete essere bravi a stupire la VDM con parole dolci ma dirette: le contadine apprezzano la tenerezza mista all’impavidità.
Quando vi troverete seduti ad un tavolo a sorseggiare del buon brodo, potrete dirle con voce forte e suadente: “Lo sai che io…ce l’ho molto grosso?”, variando poi con un: “I tuoi occhi sono meravigliosi. E c’hai du’ zinne così”.
Fatele capire poi che notate ogni minimo particolare del suo aspetto: “Le tue labbra scintillano come il cerchione della trebbia”.
Si sa, le donne amano l’uomo che sa farle ridere. E’ molto importante per suscitare l’altrui sollazzo saper imitare alla perfezione il verso della somara che gode, che caldeggio a tutti di imparare. Vedrete, il verso della somara che gode vi risolverà molte serate, portando un incontro galante all’insegna dell’allegria e della spensieratezza.
Puntate anche sulla cultura e sul romanticismo, recitando la poesia di Eusebio Pianale Ho colto milioni di rape o citando passi dal romanzo di Gabriele Garsini Marchezzi Le pippe ai tempi della bronchite. Se volete rendere più piccante la situazione, suggerisco la lettura del libro Cento colpi di zappa prima di dare il ramato di Felicetta P.
Mi raccomando, conservate sempre l’espressione languida e virile tipica del BCJDG, come da illustrazione

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Villico Seduttore
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La serenata

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Nessuna villana disdegna una classicissima serenata. Per fare breccia nel suo cuore cingoliforme, dedicatele tre giri di Osterie.
Ecco quelle consigliate:

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“Osteria della Soffitta
la mia fava è sempre dritta.
Se sta dritta co’ ’sta scrofa
figuramose co’ ‘na topa,
dammela a me biondina,
dammela a me biondà”

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“Osteria del Buon Impasto
il mio cazzo è molto vasto.
Te lo butto su pe’ ‘l culo
te ce fa ‘l nido ‘n cuculo
dammela a me biondina
dammela a me biondà”

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“Osteria del Seggio Sghembo
dice: ‘Leggi Pietro Bembo’.
Ma chi cazzo è ’sto ricchione?!
Preferisco le sorcone
dammela a me biondina
dammela a me biondà”

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N.B. Il “paraponziponzipò” va pronunciato con trascinante energia.

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L’annichilimento dei BA

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Arriverà il momento in cui dovrete vedervela con i vostri rivali. Si sa, come dicevano i greci “la fica è fica e non è ortica”, e chi ha a che fare con i buoi conosce bene il potenziale di una minima escrescenza pilifera pubica.
Non sarete certo il solo ad attentare alla grazia ed alla floridezza della giovin suina: dovrete dimostrare il vostro più alto valore rispetto agli zappaterra del podere.
Stupitela, sorprendetela: fatele capire che siete voi il bifolco dalla più rustica possanza, in confronto al quale tutti gli altri sono degni al massimo di arrotare il forcone per le ballette di fieno.
Dovrete combattere i BA sul loro stesso terreno, facendoli impantanare nella maggese della loro spocchia. Ad esempio, se qualcuno sta parlando del raccolto delle olive in presenza della VDM, voi dovete intervenire senza verun timore: “Quanto t’hanno fatto l’olive? Un diciannove? Pfui, a me m’hanno fatto un ventitré”. E qui sarebbe opportuno l’intervento di un vostro SS, il quale dovrebbe incensarvi apertamente: “Sìsì, lui è proprio il mago del mulino”.
Sappiate tenere testa anche ai più abili allevatori: “Centoventi chili? Tsk, ‘l porco mio li fa centosessanta. Me toccherà scannallo co’ la sega circolare”, ammiccando pure all’eventuale QAP, ché nun se sa mai.
Restando in tema: tenete ben a mente che le VIC adorano i più acuti indovinatori nella gara della pesa del porco.
Per mostrare insieme umiltà e notevoli capacità, prendetela in disparte e vantate pure i vostri trionfi nei ludi campestri: “Sai, l’anno scorso alla cuccagna ho preso una lonza ed un cacciatorino stagionato. Sentissi quant’era tosto! Mica me se tajava. M’è toccato magnallo co’ tutta la coccia” (dando prova in tal modo anche della vostra bruta potenza fisica); mostratevi anche dolci all’occorrenza: “Per la Candelora ho rotto sette pignatte. Ma ora sei tu l’unica pignatta che voglio rompere”.
Ormai non vi resterà che chiudere l’affaire Chienne.

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La chiusa

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Siamo ormai giunti al momento cruciale della seduzione: la conclusione, l’insifonamento, il bombing.
Premetto che per arrivare pronti al momento della pianatio, è bene seguire il Sardinia Training, che consiste nell’allenarsi con le pecore.
Detto ciò, passiamo al primo scoglio della chiusa: il bacio. Non indugiate: se serve, non esitate ad estorcerglielo. L’estorsione non è una cosa così brutta come si crede: basti pensare ai versi della canzone del grande Giovanni il Lenone Give pizzo a chance.
Per la prima volta con la vostra preda ormai catturata al laccio, è bene scegliere un luogo suggestivo, un ambiente ovattato ed erotico, in cui la vostra passione possa scatenarsi in armoniosa libertà. Appoggiatela quindi alle cassette della frutta e sfonnatela.
Se siete eccezionalmente intrepidi, potete ardire la chiusa che riesce solo ai più bravi BCJDG: la Dick-at-Surprise Close. In genere viene praticata nel periodo della raccolta delle patate: quando vedrete la vostra VDM chinata a raccogliere i preziosi tuberi, sarà quello il momento per alzarle la sottana ed infilarla quando meno se lo aspetta. Ma bisogna prestare molta attenzione: tutto si svolge in un lampo, per cui c’è l’alto rischio di beccare il perineo, compromettendo in maniera permanente l’arnese della vostra seduzione. Ed un contadino sciupafemmine con l’attrezzo guasto è come un ciliegio innestato a finocchi.
Se porterete a termine con successo questa impegnativissima chiusa, potrete considerarvi un BCJDGADDSCPBQSLMDA: il Bifolco Che Je Dà Giù A Di’ De Sì Che Pare Batore Quanno Stura La Marmitta Dell’Apetto. Il re dell’aia. Il castigatore dell’ovile.

Se avete applicato pedissequamente codeste regole, molto probabilmente starete già ingroppando qualche manza tra le gabbie dei conigli.

Per tutti gli altri: non c’è peggior sordo de mi’ zio che quanno guarda la televisione lo sentono fino a quell’altro emisfero.

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La Teoria della Madonna Buffon

Pubblicato da sdrammaturgo su 2 Settembre 2008

Nota dell’autore: sono debitore per questo scritto delle illuminanti riflessioni del maestro Tommaso Bastiancontrario.

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Nello spassoso mondo della religione, occupano sicuramente un posto di rilievo le apparizioni e gli interventi della Madonna. Essi, infatti, più di ogni altra tragicomica nonché ilarotragica questione sovrannaturale, lasciano ampi margini di dubbio ad un attento osservatore che voglia analizzare a fondo i misteriosi fenomeni epifanici mariani.
L’esempio più lampante è di certo il caso dell’attentato a Giovanni Paolo II, il quale sosteneva di essere stato salvato proprio dalla Madonna.
Per tale vicenda, ho formulato quella che ho denominato la Teoria della Madonna Buffon.
Veniamo al punto: stando a quanto ritengono i sempre divertenti credenti, è stata la Madonna – e per la precisione quella di Fatima (in giro è pieno di madonne) – a deviare il proiettile sparato da Ali Agca che altrimenti avrebbe colpito il Santo Padre in maniera letale.
Ora, esaminando a fondo l’accaduto, il modus operandi della Madonna risulta quantomeno discutibile. Giacché, quante cose poteva fare la Madonna in alternativa? Innumerevoli: che so, poteva prevenire il tutto impedendo che ad Ali Agca suonasse la sveglia in maniera tale da fargli perdere l’autobus; poteva farlo destare con il morbillo costringendolo a letto; poteva fargli inceppare la pistola o dimenticare le pallottole a casa; oppure, per dar prova dell’azione divina, poteva dar spettacolo facendo fermare il proiettile a pochi centimetri dal petto papale sotto gli occhi di tutti. Tanto oh, se è un miracolo, è un miracolo. La notorietà della potenza divina ci avrebbe pure guadagnato. Ed invece no: proiettile deviato verso punti non vitali.
Dunque, rimane una sola spiegazione: la Madonna deve aver tardato un po’, vuoi per la solita scarsa puntualità femminile (magari era alle prese con il trucco o la scelta del vestito), vuoi perché le era passato di mente. Fatto sta che, affrettatasi all’ultimo, se l’è cavata per un pelo. Pressappoco, deve essere andata in questo modo: “Ali Agca tira il grilletto. Potentissimo colpo di Ali Agca! Il Pontefice sembra battuto! Ma ecco che sopraggiunge la Madonna di gran carriera! Tuffo plastico della Vergine Maria! Deviata! Deviata! La Madonna riesce a sfiorare la pallottola con la punta delle dita e si salva in calcio d’angolo! Straordinaria parata in extremis, amici a casa”.
Me la immagino benissimo la Madonna con i guantoni ed il velo con il numero 1.
Comunque, deve essere stato a causa della risaputa scarsa tempestività della Vergine Madre che Wojtyla successivamente si fece fare la macchina blindata.

D’altronde, questa pazza pazza portiera degna del miglior Higuita, ci aveva già abituato a scelte che fanno storcere il naso.
Basti pensare all’episodio di Fatima, per il quale ho enunciato un’altra teoria: quella della Madonna dalle discutibili strategie di comunicazione.
La storia è questa: la Madonna appare a tre pastorelli analfabeti di sette, nove e dieci anni che vivono in Portogallo per dir loro che la Russia sovietica si deve convertire.
L’interrogativo vien da sé: ma non poteva andare direttamente in Russia? Quei tre manco lo sapevano dove stava, la Russia! Anzi, manco sapevano cos’era, la Russia.
“Russia? Forse lei intendeva ‘pecore’, signora”.
Chissà in paradiso come avranno reagito alla proposta della Vergine.

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Paradiso. Riunione del consiglio d’amministrazione

CRISTO Signori, qui è ora di prendere una decisione: la situazione della Russia sta diventando intollerabile. Se questo ateismo prende piede, chiudiamo baracca e burattini. Non siamo mai stati così vicini al fallimento. Il bilancio delle anime è in netta perdita. Di questo passo, tra qualche centinaio di anni si finisce in bancarotta. E penso di parlare anche a nome di mio padre.

Dio annuisce.

ARCANGELO MICHELE Rivolgendosi a Dio Signor Presidente, io un’idea ce l’avrei. Ho pensato a qualcosa di scenico, di sicuro impatto. Senta qua: in una giornata di sole a Mosca, aspettiamo che la Piazza Rossa sia gremita, dopodiché facciamo squarciare il cielo da tuoni e fulmini; qualche vortice di nuvole, qualche coro angelico, ed a quel punto compaio io con la spada di fuoco che esclamo: “Pentitevi!”. Come le sembra? (Me lo immagino parecchio cazzuto, l’Arcangelo Michele, N.d.A.)

DIO Non male, non male.

ARCANGELO GABRIELE Poi gli darei una mano anch’io nell’organizzazione e…

MADONNA Aspettate un attimo! Ho avuto un’intuizione geniale! Reggetevi forte: allora, mi reco di persona in Portogallo in un villaggio sperduto, appaio a tre bambini pecorai che possibilmente non sappiano né leggere né scrivere e lascio il messaggio a loro! Allora?! Che ve ne pare? Eh? Eh? Con espressione soddisfattissima

CRISTO He-hem…

ARCANGELO GABRIELE Coff-coff

SPIRITO SANTO Mal celando imbarazzo Per carità, Direttrice, trovata…hem…brillante, assolutamente, però, ecco…

MADONNA Con entusiasmo fanciullesco Vedrete che successo che avremo! Allora è deciso? Vado subito a prepararmi! Faremo il botto! Il botto, vi dico! Si alza e se ne va

ARCANGELO MICHELE Ma…ma…ma…Presidente, lei non dice niente?!

DIO Con aria rassegnata e svogliata Mah, e che vi devo dire…Facesse un po’. Tanto questa quando si mette in testa una cosa, non sente maschere. Bah, se ce la siamo cavata con quell’imbecille rincoglionito dell’Angelo della Morte che in Egitto aveva bisogno del sangue di agnello sulla porta per non ammazzare a casaccio, non mi fa più paura niente. Che io ce la mandi buona.

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Quale sarà la prossima mossa della Madonna? Personalmente, già vedo un pescatore di una tribù selvaggia di qualche isolotto abbandonato nel centro del Pacifico stupito nel vedere all’improvviso di fronte a lui una donna vestita di bianco…

MADONNA Gnurk, di’ ai brasiliani che questo Carnevale di Rio sta diventando un po’ troppo peccaminoso per i miei gusti.

GNURK Uh? Ma io non sono nemmeno mai andato oltre la palafitta di Svert!

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Misteri della fede.

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