Squillino le trombe, trombino le squillo

Qui giace lo Zoppo, pleonastico suo malgrado e sdrammaturgo per necessità. Fu il Tappo che sfatò la regola della L. Con l’ultimo fiato che aveva in corpo sbagliò un congiuntivo.

Archivio per il 'Sarà una risata che vi seppellirà' Categoria


Sex and the Country

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 4 Giugno 2008

Sottotitolo: l’eros a misura di orto.

*

Il sesso è una cosa meravigliosa. Il sesso è una cosa bellissima. Il sesso è la più bella che ci sia. Nessuno potrebbe farvi cambiare idea su questo. Chi potrebbe, d’altronde?
E invece no: il bifolco può. Il bifolco può tutto.
La presente raccolta è frutto di anni ed anni di ricerca sul campo condotta dall’equipe di studi eto-sub-antropologici
Inquietologo&Sdrammaturgo Useless Services tra la selvatica ruralità della Tuscia.
Il materiale collezionato si compone di frasi ed esternazioni varie - udite in prima persona dai due scienziati lungo tutto il corso della loro falisca vita agreste - in grado di far sembrare il sesso un qualcosa di sgradevole, raccapricciante, disgustoso.
Se ne parla il bifolco, l’erotismo diviene atroce e l’ardore si tramuta in orrore.
Pensavate che Ted Bundy e Pietro Pacciani avessero una sessualità particolarmente disturbata? Ebbene, preparatevi ad esplorare gli abissi più perversi delle pulsioni.

Avvertenza: la lettura è sconsigliata agli inguaribili romantici.

*

“‘Sta settimana hai inzeppito? Io ho dato tre inzeppite. Ma poi c’avea ‘na fica stretta! A ‘n certo punto m’è toccato rimannalla a casa. Je l’ho detto: ‘Sente, c’hae la fica troppo stretta, mica je la fo’”

“Quella che mestiere fa? L’attrice? Capirai, l’attrici lo fanno infila’ pure mal cane”

Bottega del barbiere. La radio trasmette Non va più via l’odore del sesso “Non va più via l’odore del sesso…E che je c’ha pisciato dentro?”

“Quella? E quella ce l’ha ‘na manciata de fregna!”

“Stasera la guarde Striscia la Notizia? Pe’ chi te la fae la zagana? Pe’ la bionda o pe’ la mora?”

“E ‘nsomma stavo a ingroppa’ ’sta quarantenne e questa me fa: ‘Io però avrei bisogno anche di coccole’. Ma quali coccole: je l’ho buttato su ‘n’artra vorta e so’ annato via”

“‘Na vorta stavo a monta’ ‘na mastiotta giù pe’ ‘l lago; te do ma la fica, te do ma la fica, qua, te do mal culo. Do una o du’ briscole, dio porco tipo fòra ‘l cazzo e era ‘n cremino”

“Guarda ‘n po’ che sorca quella lì: tu nu’ je la faresti ‘na fica come la ròta de la molazza?”

“M’ea apparecchiato bene in quel modo, e che fae, nu’ je la dae?”

“A rega’, e così me fate ‘na fica come la ròta de la bicicletta: a razze”

“Toh, che bel porta-mmerda!”

“Bbona quella, eh? Che je ropperesti se dovessi sceje?”

“Adè bombareccia?”

“Me ricordo che quanno ero giovine annassimo a coja l’ua e c’adera ‘na bardassotta; a n’ certo punto s’abbassò e je se videro da la sottana quattro pele de sorca: ogni filagna ‘na pugnetta”

“Le donne so’ solo che da pisello”

“Prima o poi toccherà prova’ ’sti transessuali: dice che fanno belle boccole”

“So’ annato co’ ‘na pornostar: cinquecento euro, ha’ da senti’ come spigneva mal culo”

“Me raccomanno, faje piano a la mi’ cuggina quanno me l’ancule”

“Mo’ vo a Cuba. Appena scenno dall’aereo, chiappo una e dico: ‘Vo’ monta’?'”

“Vene qua che te le do io ‘l tabbacco del moro!”

“Hae ‘nfilato ‘sta settimana?”

“Tu c’hae tre fije, nun poe fa’ le cazzate. Io lo so che la Luisa c’ha ‘na fica che è ‘n pezzo de pane…”

“Ricordete: le cose che se montano nun se prestano, da la bicicletta a la moje”

“Guarda che noi da giovani capitava pure che qualcuna de ‘ste tedesche in villeggiatura la sbudellavamo…”

“Nun te piace ‘l baccalà? Allora nun te piace la fica. La fica sa de baccalà”

“Quella dell’altr’anno su la barca m’ha lasciato ‘no stronzetto, dopo che me la so’ ‘nculata”

“Voi de vent’anni mica scopate: voi ve fate le pippe mal fodero de la fica”

“Da quanno esistono ’sti bidè, la fica nun sa più de ‘n cazzo”

Pubblicato su Paesaggi di Passaggio, Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 3 Commenti »

Estemporaneismi

Pubblicato da sdrammaturgo su Giovedì 1 Giugno 2008

Sottotitolo: Franz Kafka ha scritto gli Otto quaderni in ottavo ed io ho imballato scatoloni fino all’altro ieri. Scatoloni di libri sulle automobili, peraltro. Un titolo recitava La vendetta dell’Alfa Romeo. Quindi è giusto che io abbia speso cinquanta euro per il volume dei Meridiani in cui sono contenuti gli Otto quaderni in ottavo e solo in seguito abbia scoperto che ce n’era un’edizione a sei euro e cinquanta.

Sottosottotitolo posto all’inizio ma scritto alla fine (miracoli del montaggio dell’impaginazione consentiti dalla futuristica funzione del taglia-incolla): ultimamente sono particolarmente affezionato ai sottotitoli. Ho capito che sono un ottimo strumento da utilizzare quando non si hanno idee ma si vuole lo stesso scrivere abbastanza per riempire uno spazio sufficientemente lungo da essere meritevole di pubblicazione ed in modo tale da risultare in linea con i soliti standard di misura. Dunque, cari lettori, vi sto gabbando e voi state impiegando il vostro tempo a leggere vacue parole redatte badando più alla quantità che alla qualità. Non avete notato come cerco di allungare i periodi delle frasi con termini superflui che ne rendono prolissa la forma? E non sono ancora arrivato a due pagine word, la meta che mi sono proposto! Dunque ne avete ancora di nulla da sorbirvi!
Sì, ok, so che non dovrei farlo, sono consapevole nonché pienamente cosciente (che poi è la stessa cosa, il significato è il medesimo, sono due formule equivalenti e perfettamente interscambiabili, ma le ho utilizzate appositamente entrambe sempre per la motivazione di cui sopra - non vi accorgete che sto raddoppiando pleonasticamente ogni affermazione?) dovrei avere maggior rispetto per chi segue il mio blog, ma tanto ognuno di voi almeno una volta nella vita si sarà portato a letto un emerito coglione od una riprovevole inetta, quindi che cazzo me frega. Non ho pietà e faccio giustizia in questo modo. Inoltre è un valido metodo per dare sfoggio di buona dimestichezza con la lingua italiana, cosa che - non si sa mai - potrebbe procurarmi qualche passera particolarmente incline a lasciarsi abbindolare dall’abilità retorica. Non ci crederete, ma la superficialità non ha limiti e la sua diffusione non accenna a diminuire: probabilmente esiste più d’una vulvomunita disposta a cadere in simili inganni dell’apparenza. “Hey, scrive bene, diamogliela!”. No, ok, mi sono fatto rapire eccessivamente dai voli della fantasia. Però che volete farci, qui mancano ancora tre righe per arrivare a due pagine word pare pare. Ora due. Sempre due. Ancora due. Vai così…ci siamo quasi…l’atleta è quasi al traguardo…un ultimo sforzo…pochi metri ci separano dall’arrivo…suspence…eccolo…eccolo…Giorgiomastrotaècornuto.

*

Il milite idiota

Ieri ho visto due esseri umani. Ed un militare.

*

Un eroe moderno

“Qual era il tuo personaggio dei puffi preferito?”

“Quattrocchi”

“Anche il mio! E’ un vero peccato che sia morto in Iraq”

*

New policy

“Certo che però in Italia siamo proprio lo zimbello d’Europa: Mara Carfagna ministro! Non si può proprio vedere una show girl rivestire cariche pubbliche di quell’importanza”

“Io invece sono contento: non capita tutti i giorni di potersi fare le pippe su un ministro”

*

Analisi di Amores Perros di Alejandro González Iñárritu, scritto da Guillermo Arriaga

Quello che gli autori intendono dirci è che se preferisci un bulletto qualunque a Gael García Bernal devi essere davvero una stupata senza speranza, per cui ti meriti una vita di merda.

*

Tripartizione dei fallofori

Ora, Fiona Apple è stata violentata quando aveva dodici anni. Alla luce di ciò, gli uomini si dividono in tre categorie: chi considera Fiona Apple la Donna Ideale e Perfetta, chi non è tormentato dal mattino alla sera o comunque non è turbato più di tanto al pensiero che Fiona Apple sia stata stuprata e chi stupra Fiona Apple.

Postilla: che senso ha avere una ragazza che non sia Fiona Apple?

*

Antispecismo ziista

“Tu non mangi carne?”

“No, non mangio animali”

“Secondo me non c’è niente di male nel nutrirsi di esseri inferiori”

“Anche mio zio è un essere inferiore, ma non per questo lo squarto e lo mangio”

Sì, mio zio mi deve la vita.

*

Il borghese che la sapeva lunga

Faccio cose, vedo gente, lecco figa.

*

Brecciolino di saggezza

L’intelligente si incazza, l’imbecille si scandalizza.

*

Romanticheria rusticana

“Buttemelo su! Buttemelo su!”

“Tiè, sentolo! Sentolo!”

“Ammazza, a tosì me la ruine!”

“Je fa?”

“Je fa, je fa”

“Tàn! Tàn!”

“Famme la sgassata del Califfone! Famme la sgassata del Califfone!”

“Viiim viiim!”

“Esteme! Esteme!”

“M’abbasta vedette che me sborro ma le mutanne”

“Ti amo”

“Ti amerò per sempre”

*

Il senso di nausea vi è stato offerto da un calvo intrappolato nel corpo di uno stempiato in evidente crisi creativa.

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: | 2 Commenti »

Dello scrostare la merda e di altre delizie

Pubblicato da sdrammaturgo su Sabato 3 Giugno 2008

Sottotitolo: pedissequamente tratto da una storia vera che non sarà un granché ma è pur sempre meglio di un aneddoto a caso di un ingegnere qualsiasi.

Sottosottotitolo: Eugène Ionesco non era nessuno. Ma siccome due negazioni affermano, allora l’autore dello scritto ci sta dicendo - non volendo e quindi errando (errare nel senso di sbagliare, non nel senso di vagare, vagabondare. Bisogna essere precisi) - che Eugène Ionesco era qualcuno. In tal caso però va smarrito tutto il senso con cui l’autore intendeva la frase. Dunque sarebbe stato più opportuno scrivere “Eugène Ionesco era nessuno”. Eppure anche questa forma avrebbe dato adito a più di un equivoco, visti il suo carattere suggestivo-evocativo ed il suo rimando all’episodio di Ulisse e Polifemo. La riflessione si fa perciò sempre più spinosa…Anzi no, colpo di scena: la visione di un lettore energumeno che brandisce un pensionato a mo’ di mazza - visibilmente contrariato da prolissi arrovellamenti (l’energumeno, non il pensionato. Per quanto pure il pensionato non sembri una pasqua, ma per altri evidenti motivi, ai quali si aggiunge la morte incombente e l’impotenza senile) - convince l’autore ad interrompere qui il sottosottotitolo.

*

Interno giorno. Negozio di forniture idrauliche

STUDENTE SPIANTATO Salve, avrei bisogno di una tavoletta per il wc e di uno scopettino per la tazza. Ovviamente di entrambe le cose mi dia i pezzi che costano meno.

COMMESSO Ecco il sedile per il water. Ora le prendo lo scopettino.

STUDENTE SPERANZOSO Grazie mille.

COMMESSO Ed ecco lo scopettino. Lo guardi e mi dica se le piace.

STUDENTE SPIAZZATO Eh?! Ah…uh…uhm..ehm…sìsì, per carità, ne riconosco l’indubbio valore estetico. Quant’è?

COMMESSO Trentacinque euro.

STUDENTE SCONCERTATO Leggo che la tavoletta costa venti euro. Dunque lo scopettino viene quindici euro. Non avrebbe qualcosa da ancora meno?

COMMESSO No no, ad un prezzo inferiore è impossibile. E comunque si tratta di un ottimo prodotto.

STUDENTE SPAESATO Di sicuro è un pezzo di alta qualità, si vede ad occhio nudo, ma sa, per l’uso che devo farne, mi va bene anche uno scopettino meno pregiato.

*

E così ho scoperto che esiste tutta una branca di studi artistico-filosofici sull’Estetica delle Spazzolette per Grattare la Merda.

Immagino già il mondo in una nuova ottica alla luce del trionfo e della gloria degli scopettini per scrostare la merda. “Caro, guarda che bello quello scopettino per scrostare la merda! Ne ho sempre sognato uno così!”; “I tuoi capelli sono così belli che mi ricordano una spazzoletta per grattare la merda”; “Inaugurata oggi l’attesissima mostra Lo scopettino per scrostare la merda nei secoli. Attrazione principale dell’esposizione saranno gli scopettini disegnati da Benvenuto Cellini, il primo dei grandi progettisti di spazzolette del cesso a capire che raschiare forsennatamente mentre ancora sta scorrendo l’acqua dello sciacquone è l’unico modo per non far rimanere la merda appiccicata alle setole”.

D’un subito sono volato con la mente a quella volta in cui mi serviva un mobiletto/piano d’appoggio per la cucina.

*

STUDENTE SQUATTRINATO Quanto viene quel mobiletto verde?

COMMESSO Cinque euro. Questo rosso invece otto, perché è più bello.

STUDENTE SORPRESO Ma su che base lei afferma che questo è più bello? Sono praticamente uguali. Cambiano solo il colore ed i manici.

COMMESSO Eh, ma questo è più bello.

STUDENTE SMARRITO Va bene, mi dia quello più brutto.

*

Conclusione: ho dei calzascarpe magnifici.

*

*

Post scriptum totalmente, completamente, perfettamente, assolutamente, aggiungetepurealtrisinonimamente fuori tema rispetto al tenore delle precedenti dissestazioni (neologismo parodico di dissertazione desunto per estensione da dissesto, dissestare. Acuto, no? Eh, se si potesse ottenere vulva in questa maniera…).

Sottotitolo del post scriptum inutile: ostrica di saggezza del giorno.

*

Molte darkettone, quelle più fissate con il BDSM, la sottomissione, il dolore nel sesso, la dominazione, la vessazione ed il sangue, credono di desiderare Trent Reznor, ma non sanno che il loro uomo ideale è il mio meccanico.

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà, vita vissuta mio malgrado | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Commenti »

Ma pensa…

Pubblicato da sdrammaturgo su Venerdì 12 Maggio 2008

“Il problema di Napoli sono i rom che tolgono il lavoro agli onesti camorristi”

*

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , , , | Non ci sono Commenti »

Letteratezza

Pubblicato da sdrammaturgo su Giovedì 1 Aprile 2008

Lettera a un bambino mai nato

Non ti sei perso niente.

*

Le affinità elettive

“Ah bbona, t’arisulto?”
“Dipende…Che me proponi?”
“C’ho ‘na siusta pressoché equina”
“Maddai? Io ho sempre avuto un debole per gli uomini con il membro ingombrante!”
“Sono commosso. Ingoi?”
“Oh sì, lo berrei pure in lattina, guarda!”
“Sei la donna per me”
“Ti amo”

*

Una vita violenta

“Ciao Tomma’, come stai?”
“Regolare, incazzato nero”
“Che hai fatto oggi?”
“Mah, niente di particolare, ho pestato tutti come al solito”

*

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Caro Lorenzo, spiacente, ma ho finito i francobolli.

*

Opinioni di un clown

Sia chiaro fin dall’incipit: io non seguo la chiesa, ma credo in dio a modo mio. Mi serve credere in un essere superiore che è cristallizzazione dell’armonia universale; mi è utile soprattutto in questi giorni di elezioni amministrative, e si sa, al comune uno vota più la persona che il partito. Tanto alla fine destra e sinistra non vuol dire niente, l’importante è avere la testa sulle spalle e portare rispetto agli anziani. Ciò che conta davvero è l’amore, che è un sentimento irrazionale, quindi poco importa che io sia anarchico e vegano e lei fascista e macellara. Non ho certo i paraocchi per queste cose. Nelle questioni sentimentali conta ben altro: contano i piccoli momenti della quotidianità, i piccoli gesti che ti fanno capire che non dovrai farti le pippe almeno stasera, l’odore del pane appena sfornato, perché ci sta bene sempre. E poi lei mi piace perché dice sempre quello che pensa. E poco importa se pensa solo cazzate.

*

Finale di partita

Crotone - Ascoli 2 a 2.

*


Alla ricerca del tempo perduto

Do’ cazzo l’ho messo ’st’orologio de mmerda?!


*


Cent’anni di solitudine

Mi sarei quasi rotto le palle.

*


Memorie dal sottosuolo

“Gi’, ha’ finito co’ ’ste tubature?”
“Quasi, quasi”
“Daje, ‘namo, che mica potemo sta’ tutto ‘l giorno ne ’sto tombino, pe’ du’ sòrdi che ce danno”
“Mica se sa quanto cacano questi. ‘Ste fogne sempre intasate, so’”
“Sta’ attento, ché c’hai ‘na sorca che te ciancica li stivali”
“Eh, magara fosse ‘na sorca come dico io che me ciancicasse quarch’antra cosa”
“Hehe, daje che quest’anno ritornamo a Cuba. T’aricordi quanto avemo scopato tre anni fa?”
“E come nu’ me ricordo…Capirai, du’ euro a bocchino. Qui manco co’ le slave tumefatte”
“Qui pe’ du’ euro te piji al massimo ‘na nigeriana co’ la diarrea e te lavora solo de mano”
“Invece lì è ‘n artra cosa…Ma te ricordi a quella moretta come je spigneva mar culo?”
“Ah, e quella ce l’aveva come la conca do’ ce lavava li panni la mi’ pòra ma’”
“Comunque ‘l mejo scosciacapretto lo faceva quell’altra, cosa, come se chiamava…”
“Dolore, Doloresse, ‘na cosa del genere”
“Altro che dolore: quella come m’alzavo la mattina, era ‘no scantarone”
“J’emo dato giù, avoja si j’emo dato giù”
“Nun ce pensamo, va’. Daje, svotamo ’sto filtro che è pieno de piscio e poi annamo a casa”
“Passame la pinza”
“Eh, come je l’appinzavo ma ’ste cubane…”
“Daje, nun esse malinconico”

*

I dolori del giovane Werther

Guglielmo, amico mio, sono settimane ormai che la sciatica non mi dà tregua. Potrei sopportare virilmente, è vero, invece di lamentarmi come una donzella di Toscana, ma ti prego di essere clemente con la mia femminea mollezza, poiché ci si è messa anche la solita gastrite. Oh, soffro così tanto, Guglielmo mio! Certo, avere l’ernia al disco non aiuta la mia tendinite, ma speravo almeno in questi mesi di evitare il mal di gola. E invece niente: il fato si è accanito su questo povero cuore che deve certo aver peccato di tracotanza, quando si è illuso di poter sconfiggere le emorroidi che il potente Iddio aveva voluto mandarmi in sorte. Non è tanto l’ardore dello spirto che mi affligge, quindi, quanto il bruciore delle chiappe. Ci sono giorni in cui il mio patimento si fa sì acuto che quasi bramerei di porre fine ai miei tormenti con il più estremo dei gesti. Ma poi mi rammento che devo ancora saldare il conto con il dentista - sai, per quel molare che mai mi ha dato tregua in tutta la mia sciagurata vita - e così arresto la mano, lasso e straziato dai sempiterni reumatismi. Ti saluto e ti abbraccio, sodale adorato, almeno idealmente, cosicché tu non abbia a temere ch’io ti attacchi codesta tosse che mai non accenna a dipartire.

*

I viaggi di Gulliver

Mah, a me Sharm el-Sheikh nun m’è saputo niente de che. A parte ‘l fatto che se magna male, ma poi la gente se veste come le statuette del presepio.

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , | 4 Commenti »

Antologia del Fosso Sponnini

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 12 Marzo 2008

Il montarozzo

 

Dove sono Mario de le Filippelle
che chiama la dolce consorte
con ringhio gutturale: “Anna, dio cane!”
ed ella risponde amorevole: “Che cazzo voj?!”.
Tutti, tutti cotozzano sul montarozzo.

 

Dove sono l’Assuntina de Cotemme
che intasa la fila dal fornaro alle 8 di mattina,
la Santina che cuoce ventiquattro fettine panate
per i cinque pingui nipoti
e la Natalina che piscia da dritta nella catasta delle legna?
Tutte, tutte cotozzano sul montarozzo.

 

Dove sono Saponetta che tanti innocenti percosse,
l’Armida che puzza di vacca,
il vecchio Dano calzolaio che scacciò festanti fanciulli chiassosi
con doppietta ed acqua bollente?
Tutti, tutti cotozzano sul montarozzo.

 

 

Ciccio Turneri

Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’erezione d’improvviso mi fuggì.

 

 

Giancarlo il Truffatore

Solevo frodare
energumeni iracondi.
Il mio epitaffio
fu il primo a venire redatto.

 

 

Uccio de la pora Rita

Vessai i conigli,
battei le pecore,
umiliai i maiali.
Un giorno mi puntò il somaro.
La mia tracotanza
defluì per lo sfintere.

 

 

Peppe il Passionale

Inseguii l’amore
per mari e per monti
fino a quando si stancò
e potei sodomizzarla.

 

 

Il suonatore Gianni

Accesi la motozappa
ed inventai l’heavy metal.

 

 

Percy Bysshe Shelley

Mio padre, uomo di lettere,
volle nobilitare la mia memoria
imponendomi il nome
di un grande poeta.
Ma abitavo a Sacrofano.
Fui perculato a morte.

 

 

Fiore il Blasfemo

La mia era una vita senza grazia e senza fede.
Bestemmiavo dalla mattina alla sera,
maledicevo gli dei,
profanavo gli altari
lanciandoci capocce di porchetta.
Il mio spirito era arido,
tutto dedito alla materia ed alla brutalità,
attento solo ai bisogni del corpo
e distante dai sussulti del cuore.
Ma un giorno mi apparve la Madonna.
E me la feci.

 

 

Batore

Mi appassionai ai documentari sugli animali
mentre poltrivo in prigione.
Come c’ero finito?
Stanco della miseria e della fatica,
una notte mi intrufolai in una ricca fattoria
ed ivi sottrassi un trattore.
La fuga durante l’inseguimento
mi risultò poco agevole.

 

 

Settimio detto Fritz

C’è un prato al di là della piega del colle,
ove al lauro si intrecciano i platani.
Varcando il sentiero di terra
dolcemente cinto di arbusti,
lì, al limitare del verde prato fiorito,
c’è Meco che caca sotto al ceraso.
Sudavo alla vigna, governavo le galline,
spaccavo la legna, mungevo le capre.
E intanto Meco cacava sotto al ceraso.
Mentre la mia anima in pena
cerca un rifugio nell’Ade,
se tu, viandante, ti rechi
laggiù tra gli alberi e l’erba,
c’è ancora Meco che caca sotto al ceraso.

 

 

Meco

Tanto si favellò della mia accidia
coltivata dal furor dei miei intestini,
ma pochi – anzi, nessuno! - conosce quel ch’ebbi a patire:
sotto al ceraso c’era l’ortica.

 

 

Walterino il fungarolo

Inoltrandomi tra boschi impervi ed oscuri,
un dì alla macchia dell’Amone
rinvenni un chilo e mezzo di cappellacci.
Quand’ebbi a raccontar la mia fortuna
alla bottega del buon barbiere Oreste
fui schernito da tutti gli avventori
perché dicevano che all’Amone
crescono solo prataroli e famigliola,
o al massimo – ad allargarsi – qualche porcino.
Così presi nomea di gran bugiardo,
di chi millanta imprese mai condotte.
Eppure in cuor mio io so
- quando si dilegua il giorno
ed il crepuscolo sopraggiunge con il suo silenzio -
io so – sarà stato per il dispiacere
o per il sughetto della sora Adele
che mette lo strutto pure sulle carote -
io so che i cappellacci della macchia dell’Amone
mi rimasero sullo stomaco sei giorni.

 

 

Neno Panza

Davanti alla bottega
del buon barbiere Oreste
trascorsi la mia vita
anche domenica e lunedì.
Quando un ragazzo ingenuo
ad Oreste domandò: “Ma Neno non è sposato?”,
il buon barbiere Oreste
rispose: “E chi lo pija?”.
Davanti alla bottega
del buon barbiere Oreste
la mia vita si esaurì
che era domenica o lunedì.
E comunque i capelli li andavo a tagliare da Mauro.

 

 

Don Agostino

Felice fu la mia la vita in parrocchia.
Durante le ore di catechismo
oppure nei giochi dell’oratorio
tra i cento chierichetti del seminario
e tanti e tanti pargoli
compresi cosa fosse una gang bang.

 

 

Filomena Dantini

Oh, quanto adorai il cinema!
In gioventù vidi centinaia di film
in compagnia del mio fidanzato Lole
perché solo nel buio della sala
potevo non vedere quant’era brutto.
Assistevo a cinque spettacoli di fila
perché mi vergognavo di farmici vedere in giro.
Ma l’amore vince su tutto
ed alla fine ci sposammo.
In vecchiaia divenne pure ubriacone.

 

 

Lole

Nel pieno della vendemmia
mi morì la mula.
Ma nun me poteva mori’ la moje?

 

 

Il giudice del paese

Ero alto un metro e mezzo
e c’avevo pure il cazzo piccolo.
Ma vaffanculo.

 

 

Nonno Cencino

Divenni anziano in un mondo di facili mode,
dove l’essere contava meno dell’apparenza
e l’aura vacua ancor più della superficie.
Eppure perché quando mi gettai nel fosso col Motom
non venni considerato un figo maledetto con pulsioni autodistruttive?

 

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 7 Commenti »

Carteggio d’amore e d’avventura

Pubblicato da sdrammaturgo su Giovedì 11 Gennaio 2008

Cadice, il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

Amore mio,

stella che mi illumina il mattino, sole che riscalda le mie notti in seguito ad un incredibile fenomeno di rovesciamento astronomico, foro che torna utile quando nessun chiodo è dato da conficcare pur bramando malleabili superfici, sono adunque giunto al porto e mi accingo a salpare l’indomani, allorché l’alba avrà sorpreso i maschi e corpulenti marinai che approfittano dell’oscurità costiera per far del lor didietro attracco di solerti brigantini.
La ciurma è completata, solida e robusta. Miei uomini di fiducia sono: il cuoco Ramòn Ramirez Carbòn, che nutrirà di vigore le nostre membra con le sue pietanze saporite e sostanziose, il cui gusto corroborante è noto financo negli approdi del Nuovo Mondo (sebbene, secondo alcuni, i piatti di Carbòn risulterebbero ancor più gradevoli, s’egli non solesse lavarsi le mani con la sua stessa urina); Alejandro Belgioioso De La Serna, vedetta morigerata, che al posto di “cazzate la randa” esclama con rossore “augellate la gomena”; ed infine lo scrivano Pedro Aranzàbal, omuncolo di brutto aspetto e di cattivo odore, insignificante nella figura e d’intelletto non brillante, facile inoltre alla mestizia e alla malinconia, oltremodo irritante nella sua penosa mediocrità – come per esempio adesso: non capisco proprio perché mi stia guardando affranto e rattristato mentre gli sto dettando questa lettera.
Avevo chiesto poi un mozzo di bordo, ma mi hanno dato un giovinotto senza un braccio.
Per lenir la noia della traversata e recar sollazzo all’equipaggio, ho chiamato a bordo tre fenomeni da baraccone: un ciccione che arriva a toccarsi le orecchie con la lingua, uno che si infila palline nel culo e poi le spara dal ponte in bocca ai delfini, uno che crede in dio.
Tutto è pronto, moglie mia, per consegnarmi alla storia, alla leggenda. Le gesta del tuo nobile marito saranno ricordate dai posteri per secoli e secoli ancora ed il nome del capitano e timoniere Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn, esploratore, gentiluomo e coltivatore diretto, rimbomberà in ogni angolo dei sette mari e verrà impresso sopra ogni cesso delle cambuse.
L’impresa che mi appresto a compiere è seconda solo a quella di quel fiero genovese, il quale, contro tutto e contro tutti, dimostrò che in India si può arrivare anche passando da Occidente: basta solo scavalcare le Americhe, oltrepassare il Giappone, attraversare la Cina, scalare l’Himalaya e ci sei.
Scarsa fiducia ripongono gli inetti ed i miserabili nel mio titanico progetto. Ma essi sono destinati all’oblio dei tempi o al massimo a sposarsi uno scorfano possidente di un orto coltivato a rape. Invece io so, io so che le mappe del cartografo valdostano Adelmo Biscaglioni Mandaprugna di Crapacotta dicono il vero e non possono mentire, benché le previsioni di quel montano genio godano di ben parca stima nell’ambiente incipriato dei parrucconi del cannocchiale, e solo perché quando egli disegnò la pianta del suo monolocale omise di riportare qualche stanza!
Ah, schioccante sarà lo schiaffo per gli increduli, dopo che per primo avrò posato il piede sulle terre sconosciute di un continente ignoto dove scarpa umana giammai lasciò impronta e puzzo.
Una volta arrivati in quei luoghi misteriosi sarà assai dura muoverci e orientarci, ma la Compagnia mi ha assicurato che troverò una guida sul posto.
Or ti saluto e ti bacio, consorte, e mi accingo agli ultimi preparativi prima della partenza.
Sei sempre nel mio cuore e talvolta nei miei testicoli.

Tuo,

Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn

P.S. Oggi è il primo aprile. Hai già ricevuto il pesce che ho fatto lasciare per te?

 



Siviglia, qualche giorno dopo il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

Quando torni, ricordati di passare a prendere un fustino di detersivo per il bucato in lavatrice. Per la lavatrice, mi raccomando, non fare come l’altra volta che mi hai portato quello per il lavaggio a mano.

P.S. Appena sei uscito di casa, ho preso puntualmente il pesce.

 

 

 

 

 

 

Mare aperto, qualche settimana dopo il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

 

Tesoro mio,

la tua lettera aveva un che di anacronistico. D’altronde siamo sempre stati una coppia piuttosto metanarrativa.
Questi ultimi giorni sono stati munifici di traversie: prima siamo incappati in una colonia di sirene, ma per fortuna avevano la raucedine (beate influenze mitologiche primaverili); quindi la vedetta morigerata non ci ha avvertito di un pericolo a poppa poiché si vergognava a dire poppa e non ha trovato sinonimi non disdicevoli, così non siamo riusciti ad evitare la collisione con un banco di coralli. Fortunatamente avevo fatto fare il tagliando al vascello prima di lasciare Cadice e Guido il Meccanico aveva rattoppato la scocca rinforzandola con laureati in filosofia che hanno un contratto da assi a tempo determinato.
Tra poco entreremo in acque che si dicono infestate dai pirati. Se ci capiterà di scontrarci con loro, proporrò una constatazione amichevole.

In mezzo a nerboruti bifolchi avvezzi più alla sciabola che all’igiene intima, ti penso spesso, soprattutto a pecora.

 

 

 

 

 

 

Locale di spogliarello maschile, una notte qualsiasi del 1700, anno più, anno meno

 

 

Marito mio,

flagello della floridezza femminina, totano surgelato che annaspa negli oceani, griderei al mondo quanto mi manchi, se solo non avessi la bocca occupata.

 

 

 

 

 

 

Da qualche parte in qualche mare, presumibilmente qualche mese dopo il primo aprile del 1700,

anno più, anno meno

 

Mia trota salmonata,

non noti da parte mia un certo abuso dell’aggettivo indefinito “qualche”? La fatica del viaggio è sfibrante, ma il mio spirto indomito trova requie al sol pensiero di ciò che l’attende!
Le onde cullano la nave e sembrano sussurrarmi il tuo nome. Se porgo l’orecchio, mi par di udirle mormorare: “Amore, amore, amore”. Lo scrivano sostiene che il loro suono sia molto più simile a: “Cornuto, cornuto, cornuto”, ma proprio non riesco a spiegarmi questo scarto di ricezione uditiva, se non riconducendolo alla sua bassezza umana per nulla abituata al sublime.
Deh, come soffro, povera stella mia, sapendoti lontana leghe e leghe a penare per la lontananza del tuo prode sposo!

Ma presto sarò di ritorno, gioia mia, te lo prometto solennemente.

 

 

 

 

 

 

Gigolò Club di Granada, sempre 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio disorientato coniuge,

in effetti, da quando te ne sei andato, pene non manca. Mancano, pardon. Ma resisto. Eccome se resisto. La tua ultima lettera suonava quasi minacciosa, mio diletto. Non temere di star via troppo a lungo e prenditela pure comoda, valoroso finanziatore dei miei piaceri.

 

 

 

 

 

 

Pieno oceano, ho perso il conto, XVIII secolo (e non ve l’aspettavate)

 

Davanti a me, il mare. Dietro di me, il mare. Intorno a me, gli squali. Sopra di me, la ciurma.
Mentre davo prova di solerzia e gagliardia grattando via i fasolari dalle travi di prua con veementi fendenti di saponetta, un flutto beffardo mi ha catapultato nella bocca salina di Poseidone, il quale a quanto pare aveva messo a dieta i suoi fedeli pinnati predatori.
Oh, quale prova di affetto ed ammirazione stanno dando i miei uomini al loro capitano! Sicuri dell’abilità del loro condottiero, non osano scostar falange alcuna ad aiutarmi per non offendere il mio animo orgoglioso ed anzi si divertono e si sbellicano nel presagir la sorte che toccherà agli ingordi ittici dopo la gladiatoria tenzone. Persino la vedetta morigerata sembra aver abbandonato il suo solito fanciullesco pudore ed incita accaloratamente il proprio duce a guisa di preghiera fescennina, portando entrambe le mani sulla patta a mescolare gli attributi al mio indirizzo, probabilmente per accattivare in mio favore la potenza del sì caro dio Priapo.
Scamperò anche questa insidia? Darò prova di forza, questo è sicuro; certo è che la lotta mi verrebbe più agevole, se non avessi tutto questo peso nelle mutande.

Dettando in diretta questa testimonianza con la bocca piena d’acqua al mio fido scrivano, pure lui incendiato dall’evento, ti bacio, tentando di disincastrare lo stivale dagli incisivi del primo squalo.

 

 

 

 

 

 

Festa con trenino, naturalmente un po’ di tempo dopo, di nuovo 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio consorte in via d’estinzione,

spesso sono stata una compagna assente, lo ammetto; più di una volta, pur di non stare con te, avrei preferito la compagnia dei piranha ed assai frequentemente ti ho privato della mia presenza intrattenendomi con erculei filibustieri assoldati nelle regioni del Nilo. Ma non dubitare stavolta se ti dico che pagherei qualsiasi somma di dobloni pur di poter assistere alla scena. Lo giuro, credimi.

Augurando buon appetito alle dolci creature del mare, ti dico addio, bel pasto della mia vita.

 

 

 

 

 

 

Continente sconosciuto, calendario volato in acqua, 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio ripieno di ostrica,

mia ostrica ripiena, mi sono eroicamente salvato! Quelle popolane emissioni gassose che in me tanto biasimavi ed al suon sulfureo d’olezzante profondità delle quali solevo invece io trastullarmi nella tinozza producendo gorgoglianti bolle con viril soddisfazione, si sono alfin rivelate utili e le tue supposizioni secondo cui avrebbero fatto fuggire anche i pescecani si sono dimostrate esatte.
Saggia è stata la mia scelta di volere come cuoco il glorioso Ramòn Ramirez Carbòn, famigerato per la sua frittura di fagioli al cacao cucinati con i broccoli al peperoncino.
E non son già qui finite le mirabili novelle! Avevo ragione, amor mio! Le carte di Adelmo Biscaglioni Mandaprugna di Crapacotta non difettavano di veridicità! Come un’armoniosa sinfonia ha risuonato alle mie orecchie il grido: “Terra, terra!” che la vedetta morigerata ha proferito a pieni polmoni stamattina. Unica nota stonata è stato il suo seguente urlo mentre precipitava dalla cima dell’albero maestro, ma la dissonanza non arricchisce forse uno spartito? Specialmente se prodotta dal lavoro d’orchestra di cera fresca, buccia di banana, gabbiano guercio che si schianta in faccia, marinaio poco accorto sofferente di vertigini.
Abbiamo perciò attraccato e ci siamo inoltrati in un territorio che si dice abitato da indigeni antropofagi. Però non abbiamo paura: non conosciamo il significato delle parole “indigeno” ed “antropofago”.
La regione appare oltremodo frastagliata e montuosa, densa di picchi rocciosi tra cui sprofondano abissi petrosi di cui non si vede la fine. Farci strada ci costa sicché sudore della fronte e diarrea degli intestini.
E’ un luogo così scosceso ed impervio che non c’è arrivata neanche la peste. Durante la scalata, i bacilli si sono detti: “Ah rega’, ma chi ce lo fa fa’?” e sono tornati indietro.
Mi sento insicuro come un chierichetto alla Conferenza Episcopale. Ma non mi arrenderò e conquisterò queste lande, soprattutto dopo aver fallito la presa della Kamchatka.

Sarai fiera di me!

P.S. Mi chiedevo: ma come fanno ad arrivarci le rispettive lettere, visto che prima ero in alto mare ed ora sono disperso in un continente sconosciuto?

 

 

 

 

 

 

Casa listata a lutto, non è così importante quando, basti sapere che si tratta del 1700, anno più,

anno meno

 

 

Sei dunque sopravvissuto agli squali. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

 

 

 

 

 

Boh, ‘700, stavolta con l’apostrofo

 

 

Mio bene,

è finita. Siamo stati catturati da una tribù spietata, i cui costumi barbari e cruenti hanno scosso la mia anima imperturbabile: vivono in capanne vicine l’una all’altra sulla sponda di un’insenatura ed i più baldi tra gli abitanti, preposti ad animare la comunità, coinvolgono tutti gli altri in danze di gruppo con macabro sorriso fisso in faccia e si accoppiano freneticamente con le più avvenenti tra le mogli altrui quando i mariti se ne vanno a gareggiar tra loro.
Lo scrivano mi dice che non tutto è perduto, che c’è ancora possibilità di salvezza dalla prigionia, ma gli faccio notare che gli sto dettando la lettera da dentro un pentolone mentre lui scrive adagiato in un’ampia casseruola.
Se è questa dunque la fine che spetta all’intrepido Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn, il pianeta intero sappia che me ne andrò con sommo onore ed a tal regal proposito incido sulla carta un giuramento: non renderò la vita facile al prezzemolo.
Così sia scritto, così sia cotto.
Addio, Deborah Samantha Jessica Moana. Percepisco da qui i tuoi influssi che mi accompagnano verso l’estremo soffritto e mi sembra di sentire la tua mano sulla testa, anche se non mi spiego questa sensazione di pressione verso il basso.

So che saprai cavartela da sola, ma se un giorno avvertirai il morso della solitudine con insopportabile intensità, va’ in cucina e guarda un piatto di minestra: io sarò lì con te.

 

 

 

 

 

 

Rito dionisiaco, un bel giorno del 1700, anno più, anno meno

 

 

Oh capitone,

mio capitone, sono senza parole: hai saputo rendermi felice.
D’altro canto, come si dice: oggi a te, domani a me. Ma ciò che conta è che oggi a te.
E mentre il vino scorre a fiumi, secondo solo alla quantità di verghe, penso a te che ti accingi a bollire tra esotiche spezie in un trionfo di sapori celestiali e la mia mente si fa più leggera, seguendo il corpo sollevato da muscolosi cavalieri ben forniti.
Io credo in te: so che saprai diventare una zuppa che non teme rivali.

Con il viso bagnato e non di lacrime, intono un requiem di fragorosi rutti.

 

Pubblicato su Diario simulato, Hic sunt illusiones, Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , , | Non ci sono Commenti »

Quattro chiacchiere defilosofizzate

Pubblicato da sdrammaturgo su Venerdì 11 Gennaio 2008

Approfondendo il concetto di pessimismo

 

“Tu sogni a colori od in bianco e nero?”

“Sogno la voce di una radio che mi racconta le vicende oniriche”

 

 

 

 

 

 

 

Per una psicanalisi post-freudiana

 

“Dottore, ogni notte sogno che succhio il pisello ad un altro uomo ed a me piace molto. Cosa può voler dire?”

“Che hai voglia di cetrioli”

 

 

 

 

 

 

 

Il valore della famiglia

 

“Ho passato il natale a domandarmi quale fosse il mio posto nel mondo. Sai, dopo una riunione con i parenti, uno non può fare a meno di porsi certe domande”

“Io il mio l’ho trovato: sulle loro tombe”

 

 

 

 

 

 

 

Fides et Ratio

 

“Credi in dio?”

“Mah, preferisco la figa”

 

 

 

 

 

 

 

Dio si è fatto uomo e gli è uscita subito un’ernia, o della terrenità del sovrannaturale

 

“Mi è apparsa la madonna e mi ha chiesto un’informazione”

 

 

 

 

 

 

 

La democrazia a misura di monoteismo

 

“Vedi, la verità è che il dominatore dell’universo composto di puro spirito ha costruito il mondo dal nulla in sei giorni ed il settimo si è riposato, perché onnipotente sì, ma al cantiere si fatica, altroché; soffiando dentro una manciata di fango ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza (basso, stempiato, con la forfora) e staccandogli una costola gli ha regalato una strappona; mal consigliati da un serpente parlante, però, i due hanno rubato una mela da un albero particolarmente caro a dio e questi si è incazzato non poco, tanto da condannare le sue creature a soffrire fino al giorno in cui egli, nel suo sterminato amore, deciderà se farle patire in eterno nel caso in cui non gli avranno pagato il pizzo di strisciamento ai suoi piedi. Dopo qualche tempo, rodendogli ancora il culo, ha deciso di allagare la terra, ma non prima di aver incaricato un vecchietto di costruire un traghetto su cui mettere in salvo ogni specie animale e ripopolare la terra con i suoi tre figli. Il vecchietto ed i suoi tre figli ci sono riusciti – non chiedermi come, preferisco non sapere – ed uno dei popoli che ne sono discesi è stati imprigionato – tutto intero – in Egitto, fino a quando un balbuziente, dopo essersi consultato con un cespuglio che andava a fuoco, ha fatto scappare di notte tutte le migliaia di prigionieri con tanto di carri carichi con tutte le loro cose e nessuno in città si è accorto di niente (un popolo che sa essere silenzioso, che credi. Ad esempio, l’altro giorno mica mi sono accorto di essere rimasto solo in tutta Roma. Oh, mi sono svegliato la mattina ed erano partiti tutti la sera prima). A dare una mano ai fuggiaschi ci ha pensato il supremo, che nella sua infinita misericordia ha inviato l’angelo della morte ad uccidere tutti i primogeniti degli schiavisti. Un angelo potentissimo, ma con problemi di miopia: se non vede un segno rosso sulla porta, entra ed ammazza tutti. Nonostante questi ripetuti aiuti, gli uomini hanno continuato a dare grossi dispiaceri a dio, mostrando impunemente le ginocchia e spiando la vicina di casa mentre si cambia davanti alla finestra, fino a quando il capo del pianeta ha deciso di far ingravidare con il pensiero una quindicenne dal suo braccio destro per incarnarsi in un capellone palestinese dotato di superpoteri, il quale ha salvato tutti noi fregando alla grande quelli che lo avevano ammazzato risorgendo alla faccia loro dopo tre giorni, e per questo tu ora non devi trombare”.

“Ma che cazzata!”

“Intollerante e presuntuoso!”

 

 

 

 

L’arte ai tempi del commercio*

 

“Una poesia in endecasillabo sciolto al tavolo dieci”

“Con poche metafore, mi raccomando, ché la sera non le assimilo bene”

“Per secondo?”

“Che romanzi avete?”

“Guarda, te ne possiamo fare uno con storia d’amore e violenza condito da avventure erotiche ed una spruzzata di riflessioni misticheggianti”

“Oh Gi’, me raccomando, ‘n bel finale a sorpresa come piace a me. Quante emozioni pensi che mi darà?”

“Mah, un etto, un etto e mezzo abbondante”

 

 

 

 

 

 

 

Trendy Spleen*

 

“Come stai?”

“Ho un po’ di depressione. Oh, ieri stavo bene, oggi me svejo, 37 de depressione. Mettice ‘n po’ de raucedine, ‘n po’ de senso della tragicità del tutto, m’è toccato arimetteme a letto”

L’Etica dell’Estetica

 

“Io mi piaccio così come sono”

“Che cattivo gusto”

 

 

 

 

 

 

 

Supposta sapienziale – Per chiudere all’insegna dei buoni sentimenti

 

L’amore è…venirle in faccia con naturalezza perché tanto sai che a lei piace.

 

 


*Idea originale di Fulvio Tricheco

 

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , , , | Non ci sono Commenti »

Manuale per la valutazione dello spasimante

Pubblicato da sdrammaturgo su Domenica 11 Gennaio 2008

Come discernere un partner degno da uno improponibile


Quant’è difficile capire se una persona è davvero meritevole delle nostre attenzioni sentimentali? Per niente, in verità, ma capita spesso di dover subire anche scene come questa:

 

“Ciao, Claudio, ho una notiziona: penso di aver trovato l’uomo giusto per me!”

“Ah, bene, sono contento!”

“Sì, mi piace davvero tanto. E’ carino, mi ci trovo bene, è un uomo molto interessante”

“Mi fa proprio tanto piacere sapere che al tuo fianco ci sia un ragazzo carino”

“Oddio, carino…Non è proprio canonicamente carino, ecco…Anzi, in genere passa per uno brutto”

“L’importante è che piaccia a te. E poi se è una persona interessante, sull’aspetto fisico si può anche passare sopra”

“Diciamo che non è proprio una cima, ma a suo modo è interiormente ricco. Mettiamola così: seppure non coincidano con i miei, ha i suoi interessi. Sai, a lui letteratura, cinema, arte, politica, non interessano granché. Gli piacciono i motori, il calcio…”

“Mettiamola un po’ così…Comunque avrete di sicuro una buona intesa a letto, che ti devo dire”

“Beh, non è che sia il massimo. Un po’ impacciato, ansia da prestazione, poco fantasioso. Però tutto sommato mi attira”

“Eh, oh, se ti attira, ti attira”

“Ah, mi sono dimenticata di dirti che è di destra. Infatti discutiamo spesso per questo, ma alla fine la politica non è tutto, cè”

“Ok, avrà comunque qualità umane molto nobili e spiccate.”

“E crede in dio. Non è praticante, ma ci crede, ecco”

“Eh, però che cazzo…Ma nella vita che fa?”

“Ora vorrebbe partire militare…”

“Ma vaffanculo, va’”

“No, aspetta, non te ne andare, non fare così. Ecco, vedi come sei? Sei sempre il solito intransigente! Non ti si può mai raccontare niente che subito punti il dito e giudichi! E aspetta un attimo, dai, non ho ancora finito di dirti che ogni tanto mi mena!”

 

Alla mia coscienza si è imposta dunque la necessità di compilare un breve ed utile manuale che funga da guida nella valutazione dei candidati al ruolo di fidanzato.

 

N.B. Se mi rivolgo principalmente ad un pubblico femminile è solo per due motivi: primo, perché sono di parte; secondo, perché in genere i miei amici mi dicono: “Ho conosciuto una ragazza, discreta passera. Mi piace, ci scopo a sangue, ma cor cazzo che me ce metto insieme”.
Concorderete quindi tutti con me sul fatto che, almeno in base alle mie esperienze personali, un simile vademecum per uomini mi appaia di gran lunga meno urgente.
Il corso sarà comunque valido per entrambi i sessi, giacché le linee che propone sono applicabili in entrambi i casi.
Bene, veniamo al dunque.

 

 

 

Dopo anni di attenta analisi e studi minuziosi, sono giunto alla conclusione che bastino tre domande per capire se chi si ha davanti sia un individuo valido od un imbecille da statua in piazza. Ebbene sì, appena tre domande, solo tre domande:

 

 

  1. Credi in dio?

  2. Ti piace Massimo Troisi?

  3. Che ne pensi di Massimo D’Alema?

 

 

Grazie a questi pochi e semplici quesiti è infatti possibile capire subito quale sia la visione del mondo del nostro interlocutore, come egli consideri l’impegno civile, la sua coscienza ed autocoscienza di cittadino pensante, la sua predisposizione all’analisi approfondita, il suo livello di etica, il suo grado di perspicacia, la sua concezione di Bellezza, Giustizia, Libertà.
Dopo aver dichiarato la superfluità dello specificare che la combinazione giusta sia

 

 

  1. No, hahaha, ci mancherebbe

  2. Sì, da morire

  3. Tutto il male possibile anzi il peggio rappresenta la degenerazione della politica la rovina della sinistra il trionfo del poltronismo e del controllo sull’onestà e la partecipazione un pezzo di merda un esempio negativo di potente dedito al sopruso subdolo e meschino

 

andiamo a verificare caso per caso le principali possibili combinazioni con relative conseguenze e suggerimenti sul comportamento da tenere in base alle risposte ottenute.

 

 

 

Caso A: “Dolore e Frustrazione”:

 

 

  1. No/Preferisco Leslie Nielsen

  2. E’ un grande uomo

 

 

Hai a che fare con uno che crede ad un angelo che se ne va in giro in Egitto con il Tuttocittà in cerca di primogeniti da scannare a meno che non veda sulla porta sangue di agnello, non capisce le battute e reputa vantaggioso il venire inculato a tradimento. Non so, vedi un po’ tu.

 

Suggerimento: fallo innamorare perdutamente. Dopodiché, tromba il suo migliore amico, suo fratello, suo padre, suo nonno e fa’ in modo che lui venga a saperlo nella maniera più traumatica possibile.

 

 

 

 

Caso B: “Blasfemia unica via”

 

 

  1. No

  2. Ho idee politiche diverse

 

 

Come prima. Ed in più è di destra

 

Suggerimento: come prima, ma con più passione.

 

 

 

 

Caso C: “Non siamo fatti tutti con lo stampino. Purtroppo”

 

 

  1. No

  2. Mi riconosco nei suoi valori

 

 

E’ intelligente ed apprezza l’ironia. Ma reputa tu stessa quanto possa essere emozionante passare il resto dei tuoi giorni accanto ad un diessino.

 

Suggerimento: parti per un viaggio insieme a lui. Sarà una bella occasione per scoprirlo e per scoprirvi, trovare dei punti di incontro, crescere e maturare, passare dei bei momenti di intensa passione. E poi abbandonalo sull’autostrada.

 

 

 

 

Caso D: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa io penso positivo perché son vivo perché son vivo”

 

 

  1. Non seguo la chiesa, ma credo in dio a modo mio

  2. Non si capisce cosa dica

  3. Alla fine, anche se non sono d’accordo in toto con lui, resta pur sempre un abile politico

 

 

Non lo so, devo pure spendere delle parole di spiegazione?

 

Suggerimento: chiamatemi.

 

 

 

 

Altri casi

 

Se crede in dio ma ama Massimo Troisi e disprezza Massimo D’Alema, è confuso e forse redimibile (badate bene: forse); se non crede in dio ma non ama Massimo Troisi, vendetelo al mercato degli schiavi, che disprezzi o meno Massimo D’Alema; se non crede in dio, non ama Massimo Troisi ma disprezza Massimo D’Alema, vale la regola “Ok, hai una buona qualità, che spero ti sia di conforto sul tuo letto di morte”.

 

 

 

 

Ulteriori dritte per fiutare il cattivo affare

 

Qualora siate particolarmente puntigliose e le tre domande non vi siano sufficienti, ma volete indagare più approfonditamente (e ciò vi fa onore), ecco un elenco di indizi che vi serviranno a scongiurare il pericolo di intraprendere e/o continuare una relazione con un australopiteco che rispetto al nostro antenato ominide difetta di charme.

 

 

Cominciate a nutrire dei dubbi se:

 

  • scovate tra i suoi album fotografici un suo ritratto con la faccia soddisfatta mentre indossa la maglia del Milan;

  • lo sorprendete a masturbarsi davanti ad un film di Leonardo Pieraccioni;

  • ritorna ogni sera sudato e scompigliato e ripone nell’armadio l’ascia sporca di sangue;

  • gli piace massaggiare voluttuosamente la propria nonna, specie se morta;

  • ha maggior timore ad assaggiare un piatto di cucina etnica che di una catastrofe nucleare;

  • è laureato ma si scaccola;

  • è laureato ma in ingegneria;

  • si diverte a generare vampate scoreggiando sulla fiammella dell’accendino, specie quando gli state facendo un pompino;

  • si piscia addosso mentre tenta di sedurvi con uno sguardo sexy;

  • a voi non la lecca ma alla vostra gatta sì;

  • va in chiesa, poi al baretto, poi allo stadio, poi a puttane, poi vi mena, poi vuole dei figli;

  • compie il percorso inverso;

  • vi fa abortire con un calcio nella pancia.

 

 

Auguri e figli morti.

 

P.S. Per chi ha intenzione di muovermi la critica “Furbastro, così tiri l’acqua al tuo mulino!”: ovvio.

 

Pubblicato su Sarà una risata che vi seppellirà | Contrassegnato da tag: , , | 2 Commenti »

Le centouno cose più ridicole concepibili

Pubblicato da sdrammaturgo su Martedì 11 Dicembre 2007

101 - Un rospo con un groppo in gola che deve ingoiare amaro

 

100 - Un monco che fa l’autostop con l’alluce

 

99 - Il musical

98 - La Libreria dell’Automobile

 

97 - Una monografia sulle betoniere

 

96 - Tiberio Timperi e Fabrizio Frizzi che cantano “E la vita l’è bela” di Cochi e Renato

 

95 - Tozzi canta Masini

 

94 - Masini canta Tozzi

 

93 - Manuela Villa canta Masini e Tozzi

 

92 - Una sirena con la raucedine

 

91 - La Sirenetta ingroppata da Giancarlo Magalli, che non riesce a trovare il buco

 

90 - Giancarlo Magalli che tenta di ingroppare la statua della Sirenetta di Copenaghen

 

89 - Una favola di Hans Christian Andersen su Giancarlo Magalli

 

88 - Giancarlo Magalli

 

87 - Un camorrista con la erre moscia

 

86 - Il Discobolo con la Diarrea

 

85 - Un ingegnere mascherato da Robocop che balla la salsa

 

84 - Un ingegnere

 

83 - Un sessantanove tra due gobbi

 

82 - Tullio De Mauro rimproverato dal mio barbiere per aver sbagliato un congiuntivo

 

81 - Justin Timberlake che canta in playback un’aria di Puccini

 

80 - Un rave di non vedenti

 

79 - Un pipparolo con un letto a due piazze

 

78 - Un pompino con il torcicollo

 

77 - Un porno con attori impotenti

 

76 - Il remake di “Zabriskie Point” girato da Carlo Vanzina

 

75 - Dichiarare una scoreggia e poi fallirla

 

74 - Un microdotato che tenta di fare l’elicottero sotto la doccia

 

73 - Una suora baffuta spogliarellista

 

72 - Un balbuziente appassionato di scioglilingua

 

71 - Un barbone con la puzza sotto il naso

 

70 - Calarsi le braghe per essere licenziato

 

69 - Una ninfomane monogama

 

68 - Un banchiere sensibile

 

67 - Mettersi le dita nel naso mentre lei ti sta baciando

 

66 - Un malato di Alzheimer che si dimentica di avere anche il Parkinson e si rovescia sempre il caffè addosso

 

65 - Essere menati dal can per l’aia

 

64 - Aristofane che scrive la sceneggiatura di “Natale in Attica”

 

63 - Il piccolo Tommaso che dà una badilata a Bruno Vespa

 

62 - Gasparri ministro

 

61 - Gasparri

 

60 - Il torneo di calcetto tra gli dei dell’Olimpo

 

59 - Barare a Forza Quattro

 

58 - Il Festival del Cinema di Frosinone

 

57 - Frosinone

 

56 - Un tappo pelato panzone narcisista

 

55 - Una lettera d’amore scritta ad un analfabeta

 

54 - Una lettera d’amore scritta ad un ingegnere

 

53 - Un ragioniere fiero del proprio lavoro

 

52 - Un muto logorroico

 

51 - Don Bosco con una chiazza sospetta sulla patta

 

50 - George W. Bush che scrive sul diario segreto

 

49 - Dick Cheney che legge di nascosto il diario segreto di Bush

 

48 - Alessandro Magno che perde a Risiko

 

47 - Un elenco delle cento cose più ridicole concepibili

 

46 - Il Dottor Spock che sfotte uno con le orecchie a sventola

 

45 - Il bue e l’asinello con l’alito cattivo

 

44 - Far mettere il burqa ad un pezzo di fica

 

43 - Il raffreddore ai tempi del colera

 

42 - Avere il colera e non battere un chiodo

 

41 - La Befana indagata per falso in bilancio

 

40 - Un sodomita con le emorroidi

 

39 - Giuliano Ferrara in tutù

 

38 - Rosy Bindi favorevole all’eugenetica

 

37 - Mara Carfagna deputato

 

36 - Andreotti innocente

 

35 - Putin con la coscienza pulita

 

34 - Lo Stato di Israele che si impegna per la pace

 

33 - Un imprenditore sinceramente convinto di pagare gli operai con un salario adeguato

 

32 - Romano Prodi vestito da Zorro

 

31 - Hugh Hefner annoiato e insoddisfatto

 

30 - Gigi D’Agostino che fa una serata al Centro Anziani

 

29 - Mia nonna che balla la break dance

 

28 - Io che ballo la break dance

 

27 - Un gallo dormiglione

 

26 - I re magi che chiedono informazioni

 

25 - La psicanalisi freudiana applicata ad una mucca pazza

 

24 - Shiva che tocca otto culi contemporaneamente

 

23 - Un autista dell’ATAC in smoking che fa il baciamano e parla francese

 

22 - Una cubista che suona il triangolo

 

21 - Un ottuagenario che dopo aver parlato con un roveto ardente decide che bisogna alzarsi presto la domenica mattina per andare a Messa ed è vietato farsi le pippe

 

20 - Chi si alza presto la domenica mattina per andare a Messa e considera peccato farsi le pippe perché glielo ha detto un ottuagenario che sostiene di aver parlato con un roveto ardente