Beati i poveri, perché moriranno prima

Paura e delirio da Marzullo

Posted by sdrammaturgo su 23 gennaio 2006

Massimo Troisi glielo disse in faccia:”Sono stato intervistato da cani e Marzulli”. Marzullo avrebbe dovuto riflettere più e meglio su quella battuta, punta di diamante di una celeberrima conversazione che lo vide schiacciato, annichilito dal gigante della commedia. Ed invece no. Dubbi a Marzullo non sorsero affatto, o almeno non sembra proprio che da quella volta abbia iniziato un profondo lavoro di autocritica. In fondo è difficile immaginare Marzullo che si mette in discussione. Non solo: nel frattempo è riuscito anche a diventare responsabile culturale della Rai (no, non è uno scherzo) e, nel deserto culturale televisivo, di certo finora non ha fatto alcunché per risollevare una situazione tragica. Anzi, ci ha messo del suo per contribuire significativamente (si sa, a Marzullo piace fare le cose per bene) allo sfacelo intellettuale mediatico.
E’ noto che le potenze diaboliche agiscono nell’oscurità: il Male si desta la notte, trova nelle tenebre il proprio ambiente ideale. Lo insegna la letteratura gotica ottocentesca. Si spiega allora facilmente il perché Marzullo sia da sempre il re dell’intrattenimento dopo mezzanotte, il Dracula del tubo catodico.
La sua ultima opera nefasta si chiama “Cinematografo”: in teoria una trasmissione di approfondimento culturale sulla settima arte, in pratica un salotto in cui una setta di sedicenti esperti si prodiga per il rovesciamento del buon gusto estetico-filmico.
Nella puntata di ieri notte – chissà, magari per una misteriosa convergenza di stregonerie cosmiche – è andato in onda l’inspiegabile, di fronte al quale la scienza si trova ad essere del tutto impotente. Ospite in studio era Carlo Vanzina ed argomento principe il suo ultimo film “Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo…me”. Inizia la discussione e come sempre prendono la parola i due professionisti del settore, presenze fisse del programma: Anselma Dall’Oglio, moglie di Giuliano Ferrara (e già questo dovrebbe dirla lunga), una che da Marzullo riesce a passare per illustre conoscitrice di cinema pur utilizzando l’aggettivo “lento” quando si tratta di dispregiare un film più riflessivo – anche Pasolini è lento, e allora? Che fretta hai?!; Gianluigi Rondi, a quanto pare decano della critca cinematografica italiana, il quale è riuscito a stroncare drasticamente “Sin City” ed “Old boy”.
Ebbene, i due incontentabili recensori appaiono invece subito piuttosto contenti dell’ultimo lavoro di Vanzina. Rondi esprime viva soddisfazione per la ricerca linguistica operata nel film. La Dall’Oglio tesse le lodi di Diego Abatantuono, descrivendolo come uno dei massimi attori del suo tempo, e sostiene di essersi parecchio divertita e ringrazia per aver avuto modo di scoprire, grazie a questo seguito, il primo capitolo, bandiera del trash made in Italy. Insomma, “Eccezzziunale veramente” risulta un gran bel film.
Parte un servizio sulle interviste raccolte alla prima. Il pubblico di V.I.P. è entusiasta. Il regista Giovanni Veronesi (quello di “Manuale d’amore”) si complimenta con Vanzina; Fabrizio Del Noce vuole strafare:”E’ un film che drammatizza gli aspetti del tifo calcistico”. Un altro po’ e diventa un capolavoro d’introspezione.
Si torna in studio. In collegamento esterno c’è Stefano Zecchi: “Non l’ho visto e non lo vedrò”. Finalmente un momento di lucidità. “Ci spieghi il perché” domanda Marzullo”. “Perché non mi diverte questo tipo di comicità. Ne preferisco una che faccia riflettere”. A questo punto Marzullo si rivolge a Vanzina:”Cosa direbbe al Professor Zecchi per convincerlo a vedere il suo film?”. Ed è qui che avviene l’inimmaginabile. Vanzina:”La comicità è democratica. Se una cosa fa ridere, non importa se sia di Abatantuono o di Woody Allen. La commmedia non ha classi culturali”. Eh?! Stefano Zecchi, filosofo, ordinario di Estetica, forse esaltato dall’esempio di teatro dell’assurdo che si sta realizzando spontaneamente in trasmissione, arriva ad approvare l’affermazione del regista:”Qui mi trova perfettamente d’accordo con lei”.
Il pubblico a casa ha imparato qualcosa: tra Chaplin e Massimo Boldi, tra Buster Keaton ed Ezio Greggio non esiste alcun divario di spessore culturale, di qualità artistica. Automaticamente il pensiero corre all’Onorevole Daniela Santanchè (già, suona strano doverla chiamare così) in quel di “Porta a Porta”, durante una puntata, come al solito di altissimo livello, dello scorso anno dedicata all’ultimo “Vacanze di Natale”. La Santanchè, con la tipica sicumera di chi la sa lunga, ebbe il coraggio di chiedere stupita ed indignata:”Ma perché se una parolaccia la dice Benigni va bene e se la dice Christian De Sica no?”. Giustamente all’Onorevole (sigh!) sfuggiva e sfugge tuttora, non avendo alcuna competenza in materia, che nell’arte non conta solo il cosa, ma anche e maggiormente il come. Il giorno dopo Michele Serra le rispose dalle pagine de La Repubblica:”Il grande artista la parolaccia la domina; l’infimo ne è dominato”.
Ma da Marzullo il terrorismo conoscitivo non è che appena cominciato.
Si passa a parlare dell’ultimo film di Ang Lee, “I segreti di Brokeback Mountain”, Leone d’oro al festival di Venezia 2005 nonché vincitore di 4 Golden Globes, storia d’amore omosessuale ambientata nel mondo dei cow boys. Un altro critico in collegamento esterno si mostra deluso dalla pellicola adducendo la valida motivazione per cui “strizza l’occhio” alla passione tra individui dello stesso sesso a tutto sfavore della coppia eterosessuale. C’è anche il tempo per un prestigioso parere di una spettatrice qualunque appena uscita dalla sala di proiezione:”Basta co’ ‘sti gay: so’ patetici”.
Ma non è finita qui. Un ex direttore della Rai, altro habitué della combriccola marzulliana, fomenta il delirio:”Al cinema bisogna andarci sempre qualsiasi cosa facciano””Natale in India mi è piaciuto molto””La televisione è sempre educativa”. Un momentaneo cedimento alla ragione, durante il quale il suddetto esprime la sua totale contrarietà alle soap-operas, viene subito corretto dalla scrittrice-sceneggiatrice Rita Charbonnier, autrice del romanzo dal pur impegnativo ed ambizioso titolo “La sorella di Mozart”:”La telenovela può essere anche di grande valore. Mi creda: se io non avessi lavorato alla stesura di soap, non sarei mai riuscita a scrivere un romanzo”. D’altronde quale grande scrittore non si esercita e studia su “Orgoglio” o “Centovetrine”?
Sicuramente gli ultimi premi Nobel del calibro di Coetzee, Naipaul, Saramago, Grass, etc. avranno fatto tesoro degli insegnamenti di “Beautiful”.

Fortunatamente qualcosa si cerca di fare per contrastare tale scempio: è stata lanciata una petizione per far chiudere “Cinematografo”. Per sottoscriverla è sufficiente mandare un’email a chiudetecinematografo@gmail.com. Un minuscolo contributo alla causa culturale, ma sempre meglio di niente.

2 Risposte to “Paura e delirio da Marzullo”

  1. Volpina said

    “La televisione è sempre educativa”. Da quando?

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