Beati i poveri, perché moriranno prima

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Trecento cose fatte: nuova edizione

Posted by sdrammaturgo su 24 maggio 2006

Dato il successo ottenuto dal celebre test delle 300 COSE FATTE, l’equipe di studi etologico-telematici drugo|walrus|rey ha ritenuto opportuno – senza che nessuno ne avvertisse una reale esigenza – produrne una versione alternativa altrettanto utile che proponiamo in questa sede.
Il meccanismo è il medesimo: copiate sul vostro blog il test (specificandone la paternità: ci teniamo alle nostre cazzate) evidenziando le cose che avete fatto.
Partecipa e mostra a tutti quanto sei fiGo/a!

N.B.: prova a scoprire l’autore di ogni centuria, vincerai una fantastica iniezione di soddisfazione!

1. Ho pianto per una gomma forata

2. Mi sono nutrito di muschi e licheni per un mese

3. Ho colpito una suora allo stomaco

4. Mi sono suicidato

5. Ho rubato He-Man dal giocattolaio

6. Sono andato a messa con un preservativo nella scarpa

7. Ho avuto una relazione con un coniglio nano

8. Ho barato a nascondino solo per il gusto di farlo

9. Ho avuto una caccola appiccicata su un dito per più di un giorno

10. Ho detto una bestemmia credendoci

11. Ho fatto a pugni con mio zio

12. Ho nuotato nel Nilo

13. Ho votato Berlusconi

14. Ho visto Pollyanna

15. Mi sono masturbato guardando Pollyanna

16. Ho costruito da solo un battello

17. Mi è venuto uno sfogo al culo

18. Ho inzuppato la Simmenthal nel cappuccino

19. Sono stato a Tuscania

20. Sono stato un sodomita

21. Ho fatto il bagno contro il volere di mia madre

22. Ho baciato un ramarro

23. Ho sfottuto degli anziani solo perché erano anziani

24. Ho avuto un rapporto anale con la bidella delle medie

25. Considero Walrus81 un idiota

26. Ho tolto le zecche al mio cane

27. Mi sono rifatto il letto

28. Sono caduto in mezzo all’ortica

29. Ho visto “Scemo e più scemo” al cinema

30. Ho visto un cavallo a dondolo

31. Ho detto “addio” ad un gatto soriano

32. Ho assistito ad un esorcismo

33. Ho praticato un esorcismo

34. Ho commesso omissione di soccorso per un ideale

35. Ho fatto sesso all’obitorio

36. Ho pianto per la morte di Liboni

37. Mi sono finto non in linea per evitare un/a rompicazzo

38. Ho santificato una festa

39. Ho visto un porno dove c’era un transessuale

40. Ho pisciato addosso al mio migliore amico

41. Ho desiderato ardentemente la morte dei Gemelli Diversi

42. Ho raccolto ingenuamente una cacca di cane

43. Sono stato picchiato da mia nonna coi ferri da maglia

44. Mi sono masturbato a Venezia

45. Mi è volato per aria un calippo

46. Ho scritto una poesia ed era miserabile

47. Ho mimato un rapporto sessuale a cena con i parenti

48. Ho ricevuto in testa una scultura in legno

49. Ho giocato a chi piscia più lontano

50. Ho sterminato delle persone con l’idrante

51. Sono stato accusato ingiustamente di essere intellettuale

52. Ho bussato alla porta di un Testimone di Geova per solitudine

53. Ho abusato della credulità popolare

54. Ho fatto cilecca a letto ma per fortuna non c’era nessuno

55. Ho mangiato pane e maionese

56. Ho contrattato il prezzo di una bara

57. Mi sono iscritto ai terroristi

58. Mi sono identificato profondamente in Josè Carioca

59. Ho visto un ebreo

60. Ho regalato Dixan per San Valentino

61. Ho mentito sulla mia regolarità intestinale

62. Ho tossito per occultare una scoreggia

63. Ho discriminato qualcuno per la marca di jeans che indossava

64. Sono stato protagonista di un caso di morte apparente

65. Sono il figlio segreto di Marco Columbro

66. Ho contratto malattie facendo sesso a pagamento

67. Ho contagiato clienti offrendo sesso a pagamento

68. Ho ingerito lumaconi per curare malattie

69. Ho parlato con Satana di autocombustione

70. Sono andato ad un concerto di Francesco Salvi

71. Ho partecipato ad un’orgia come regalo di compleanno

72. Ho parlato per ore con un barbone senza alcun motivo

73. Ho inflitto ferite nell’animo ad un bibitaro

74. Ho attraversato un lago facendo il morto a galla

75. Ho associato il nome di Dio a nomi comuni di cosa

76. Ho scatarrato guardando negli occhi qualcuno

77. Ho dubitato di essere figlio dei miei genitori

78. Sono stato assoldato da una baby gang

79. Ho scommesso contro di me in una gara clandestina di lancio del pistacchio

80. Ho coltivato pisciacani

81. Ho almeno un testicolo

82. Ho lavorato in un circo per comprare azioni Parmalat

83. Sono stato accusato di sfruttamento della prostituzione

84. Ho lanciato una molotov dal terrazzo

85. Ho smurato un bancomat

86. Sono stato investito da un tir

87. Ho pulito il culo a due vecchi contemporaneamente

88. Ho istigato all’odio razziale

89. Ho messo a sistema

90. Ho conosciuto qualcuno in chat ottenendo un pompino

91. Ho dato un ceffone ad un bambino autistico

92. Mi sono travestito da Mark Lenders

93. Ho visto un delfino morto

94. Ho pestato una merda

95. Ho pestato una merda d’uomo

96. Sono stato preso a badilate dal mio postino

97. Mi sono commosso guardando David Gnomo

98. Ho avuto la sciatica

99. Ho tenuto in braccio un bebè e l’ho fatto cadere

100. Sono stato a mignotta sulla Salaria

101. Ho indovinato il peso di un porco

102. Mi sono grattato le palle con la carta vetrata

103. Ho fatto un pupazzo di merda in assenza di neve

104. Ho perso tutti i miei soldi a rubabandiera

105. Ho violentato un panda con una Fiat Panda

106. Ho ribadito a gran voce di non aver capito un cazzo

107. Sono risorto battendo Cristo sul tempo

108. Ho vomitato il pandoro su un panettone

109. Ho vomitato il panettone su un pandoro

110. Ho messo zizzania tra i produttori di panettone e quelli di pandoro

111. Ho finto un orgasmo masturbandomi

112. Ho giocato a bocce con i coglioni del mio compagno di banco

113. Ho avuto un compagno di banco affetto da evidente priapismo

114. Ho respirato per il solo gusto di farlo

115. Ho abbandonato la mia ragazza sull’autostrada in periodo di vacanze

116. Ho giocato a poker con le carte da briscola

117. Mi sono candidato alle elezioni condominiali

118. Mi sono dato una martellata su un dito per il solo gusto di farlo

119. Ho registrato “La ruota della fortuna”

120. Ho partecipato a “La ruota della fortuna”

121. Ho sodomizzato Mike Bongiorno

122. Mi sono finto omosessuale nella sede di Forza Nuova

123. Ho detto “un due tre stella” credendoci

124. Ho fatto fermentare il mio sperma fino ad ottenere ricotta

125. Mi sono messo una supposta per il solo gusto di farlo

126. Mi sono messo una supposta nel naso per il solo gusto di non mettermela nel culo

127. Ho risposto assente all’appello a scuola

128. Ho risposto presente pur essendo assente

129. Ho mentito sul peso di mia nonna

130. Mi sono sciacquato i testicoli nel bacile delle fettuccine

131. Ho mangiato le fettuccine dopo essermi sciacquato i testicoli nel loro bacile

132. Ho visto morire Grande Puffo

133. Ho boicottato i prodotti di Nando il pizzicagnolo

134. Ho fatto sogni erotici con Letizia Moratti

135. Ho fatto sogni erotici abbracciato a Letizia Moratti

136. Ho stuprato Letizia Moratti

137. Sono stato stuprato dalla guardia del corpo di Letizia Moratti

138. Ho detto “w la fica” credendoci

139. Sono scappato in Messico dopo aver saputo che la mia ragazza era incinta

140. Sono stato costretto ad un matrimonio riparatore

141. Sono stato costretto a ripararmi la dentatura dopo aver rifiutato un matrimonio riparatore

142. Ho avuto pregiudizi nei confronti di un nero ebreo omosessuale

143. Ho mangiato strutto fritto nel burro con lardo di colonnata

144. Considero InafferrabileRey un irresistibile esempio di virilità sessualmente devastante

145. Ho gioito per la vittoria della Sanbenedettese contro il Pro Sesto

146. Ho spezzato il cuore a Suor Germana

147. Sono stato a Fanculo

148. Ho gridato “arbitro cornuto” sulla base di informazioni certe

149. Mi sono fatto la moglie di un arbitro

150. Ho fatto l’arbitro

151. Mi sono fatto bendare su un ponte tibetano che attraversa un canyon

152. Ho millantato prestazioni erotiche disumane per nascondere la mia verginità

153. Ho detto “cotica” a qualcuno

154. Mi sono fatto lo shampoo nel fonte battesimale

155. Ho visto piangere sangue la statua da giardino di uno dei Sette Nani

156. Ho fatto piangere Madonna

157. Ho provocato un terremoto con un peto

158. Ho contato i fori dello scolapasta

159. Ho utilizzato la scusa del mal di testa per evitare l’onanismo

160. Da piccolo sognavo di diventare Ali Agca

161. Ho corteggiato una prostituta

162. Ho corteggiato un pappone

163. Mi sono realmente dimenticato il quaderno a casa

164. Ho smascherato una partita truccata di calcio balilla

165. Sono stato fiero di aver detto enormi cazzate

166. Ho sofferto per la rottura tra Dylan e Kelly

167. Ho sbeffeggiato un malato terminale

168. Ho fatto un 72 perché il 69 mi era venuto a noia

169. Ho fatto un 96 perché ho letto il Kamasutra al contrario

170. Sono stato single per forza

171. Mi sono pentito per il solo gusto di farlo

172. Ho fatto sesso sui carboni ardenti

173. Ho detto “ti amo” per farmela dare

174. Ho pagato per non fare sesso

175. Ho guardato le stelle dopo ripetute percosse

176. Ho divorziato senza essere stato sposato

177. Mi sono sposato da solo

178. Ho dichiarato il falso per il solo gusto di trasgredire un giuramento sulla Bibbia

179. Ho usato una lettera d’amore come fermo per un mobile traballante

180. Ho fatto abortire con un calcio nella pancia

181. Sono stato licenziato prima di essere assunto

182. Sono stato assunto per il solo gusto di venire licenziato

183. Ho fatto bungee-jumping senza bungee

184. Ho dedicato una serenata ad una ragazza sorda

185. Ho giocato a carte col morto per il solo gusto di vincere facile

186. Ho perso a carte col morto

187. Ho riesumato un cadavere per giocarci a carte

188. Mi sono attirato le ire di un becchino

189. Ho iniziato a boicottare McDonald’s perché deluso dalla sorpresa nell’Happy Meal

190. Ho indossato mutande di cartone

191. Mi sono opposto alla chiusura di Domenica In

192. Ho cambiato il pannolone a Carlo Azeglio Ciampi

193. Ho fumato mentuccia

194. Mi sono battuto per depenalizzare la pedofilia ai danni dei boy scout

195. Mi sono commosso davanti ad un incontro di Mike Tyson

196. Ho ritenuto opportuno scatarrare su un santino di Padre Pio

197. Ho venduto la mia anima al mercato delle pulci

198. Ho messo una fetta di mortadella nella scheda elettorale

199. Ho pisciato controvento

200. Ho urlato a squarciagola inseguito dai creditori

201. Ho fatto pipì sul copriwater pulendo poi solo con la carta igienica, ghignando satanicamente

202. Sono apparso alla Madonna sorprendendola mentre barava al solitario

203. Mi sono guardato allo specchio con sguardo truce e convinto che lo specchio mi stesse guardando storto gli ho spaccato la faccia con un calcio volante

204. Ho praticato dell’autoerotismo senza poi lavarmi le mani, quindi sono andato a lavorare in una paninoteca

205. Ho appiccicato caccole sul volante cercando di distrarre chi era al mio fianco

206. Ho tenuto gli stessi calzini per tre giorni per osservare la flora e la fauna germogliare libere

207. Ho detto frasi sdolcinate guardando lo specchio, poi l’ho baciato appassionatamente

208. Ho finto interesse per qualcosa che non mi interessava minimamente per portare a letto InafferrabileRey

209. InafferrabileRey ha finto interesse per qualcosa che non gli interessava minimamente per portarmi a letto

210. Mi sono intestardito che il teorema di Pitagora è una vaccata perché nessuno di buon senso si metterebbe a costruire quadrati su cateti o ipotenuse

211. Ho guardato per un ora consecutiva Canale5 nella fascia oraria tra le 14 e le 18

212. Non domo l’ho ripetuto con Rete4

213. Ho scritto una lettera minatoria, poi ho capito che non aveva nulla a che fare con chi lavora in miniera, e adirato l’ho inviata al ministero delle infrastrutture

214. Ho odorato la biancheria intima di Biancaneve, ma poi ho scoperto che era quella di Brontolo

215. Ho usato un flauto traverso come una majorette, e poi questo mi è piroettato fuori dal balcone

216. Ho provato a rimorchiare una persona che piaceva al mio migliore amico che stava in Giappone

217. Ho sfidato Chuck Norris ad una gara di barba

218. Ho scaricato una suoneria wallpaper o gadget per cellulari, ma mi sono arrivate per errore le confessioni segrete di Lady Diana

219. Ho letto il mio nome scritto su quelle confessioni

220. Ho provato a rifare una ricetta proposta dalla popolare rubrica Gusto

221. Ho cantato per intero una canzone di Gigi D’Alessio

222. Un giorno, lavandomi energicamente i denti, ho preso fuoco.

223. Ho ritenuto Gigi Marzullo un buon conduttore televisivo

224. Ho creduto che il protagonista di Matrix si chiamasse così per via di una vistosa escrescenza cutanea. Dopo i primi due episodi ho rinunciato alla ricerca

225. Ho provocato uno scisma., e poi l’ho ricomposto con una soluzione vinilica

226. Ho fatto finta di scendere delle scale immaginarie davanti alla finestra per far colpo sui miei vicini

227. Ho riso dopo aver emesso un fragoroso e squassante peto nel bagno, ed averne udito il rimbombo

228. Ho premuto il pulsante per accendere la televisione e sono esploso

229. Ho provato rimorso quando al cinema è passato lo spot contro la pirateria multimediale

230. Ho guardato un intero film in bianco e nero senza sentirmi un intellettuale di sinistra

231. Ho pensato che non chiamerei mai mio figlio col mio nome e cognome seguiti da “Junior”

232. Ho usato un flauto per dirigere una orchestra immaginaria in mutande sulla poltrona della mia camera

233. Ho sfidato qualcuno a singolar tenzone pur non conoscendo il significato della parola ‘tenzone’

234. Ho vinto una gara di velocità superando la velocità della luce, tornando indietro nel tempo, e azzoppando di nascosto il mio avversario con una chiave inglese

235. Sono stato intervistato da Paolo Del Debbio rispondendo sinceramente alla domanda postami

236. Ho capito a fondo le parentele che intercorrono fra i personaggi di Topolino

237. Quando il mio partner mi ha chiesto di trovare me stesso mi sono posto ad un lato della stanza e poi ho cercato di sorprendermi scattando di corsa da un vertice all’altro

238. Ho aiutato Walrus81 a capire che la sua vera passione è la transumanza

239. Ritengo che in realtà Drugo1983 sia un grosso barattolino di yogurt

240. Ho giocato a rubabandiera sostituendo la bandiera della mia squadra con le mie mutande sporche, gridando quindi “tiè, rubba questa!”

241. Ho capito perché la banana split e lo split nel bowling si chiamano allo stesso modo

242. Ho ritenuto inflazionata la colonna sonora de “Il gladiatore”/Barilla

243. Sono stato convinto che Maria de Filippi e Maurizio Costanzo avrebbero potuto generare l’Anticristo

244. Poi ho capito che l’anticristo è Malgioglio

245. Ho letto il Codice Da Vinci dicendomi “Questo sì che è un buon libro!”

246. Mi sono sentito il più intelligente della mia casa

247. E del palazzo

248. E del quartiere

249. E dell’universo

250. Ho problemi a tarare l’autostima

251. Sono andato a dormire pensando intensamente ad Enrico Papi

252. Ho pensato ad un metodo per arrivare in bicicletta su Alfa Centauri

253. Ho decantato esplicitamente le mie capacità sessuali per emulare una famosa Blogstar di Giovani.it

254. Ammazza se sono triste!

255. Ho fatto l’elicottero sotto la doccia

256. Ho nascosto il mio membro fra le gambe per simulare un organo genitale femminile (vale anche per gioco)

257. Durante il rapporto sessuale (o i preliminari) ho pensato “questa devo dirla al mio amico C.!”

258. Tranquillo, è normale

259. Ho pensato all’immagine di due ippopotami che tentano di violentare una zanzara con la testa di Gerri Scotti

260. No, questo non è normale

261. Ho creduto fermamente nella verità del Verbo, e un po’ anche del complemento oggetto

262. Ho modificato di soppiatto la scena di un presepe rendendola blasfema

263. Ho fatto un volo pindarico convinto che fosse una attrazione circense

264. Ho scritto sullo specchio di un mio partner “benvenuto nell’Aids”

265. Alle scuole medie ho usato linguaggi segreti per crittare le mie parole e renderle comprensibili solo all’amico del cuore (es. Ciao -> cifiafaofo)

266. Ho dato una pacca sul sedere ad una suora dicendo “vai bella maialona!”

267. Ho gridato “Alla bersagliera” montando al volo su una bicicletta priva di sellino

268. Ho parlato di me in terza persona per darmi un contegno

269. Ho ritenuto fare test una grandiosa perdita di tempo, eppure li ho fatti lo stesso

270. Ho vinto la staffetta quattro per cento gridando “Quattrocento!”

271. Immediatamente dopo ho vinto il premio Nobel per la matematica

272. Ho fatto pipì dentro la muta da sci per provare quindici secondi di gioia

273. Ho fatto la pipì in una piscina pubblica senza pensare che avrei potuto essere solo uno dei tanti

274. Ho ritenuto che chi ha scritto questo test sia una persona (o un insieme di persone) decisamente insopportabile e indisponente

275. Ho dichiarato che il parrucchino di Aldo Biscardi è in realtà una chioma naturale per il puro gusto di farlo

276. Ho attaccato addobbi natalizi baluginanti sul cornicione della mia abitazione senza avvertire vergogna

277. Ho immaginato di dare un calcio volante ad un metro cubo di uova

278. Ho sputato dal balcone cercando di colpire i fili dei panni stesi di chi abita sotto

279. Ho notato come lo sputacchio si divida in due dopo averlo colpito

280. E se prende anche quello sotto si divide ancora

281. E così ho compreso il principio della mitosi cellulare

282. Ho mentito in questo test per evitare di compromettere la mia reputazione virtuale

283. Ho creduto che l’avere un blog particolarmente visitato potesse essere un modo per sentirmi realizzato, surrogando i valori della vita reale dietro una maschera comoda e facilmente controllabile, ma non lo ammetterò mai!

284. Mi sono rotolato in un prato per cercare di spegnere le fiamme che mi avvolgevano

285. Ho rincorso un piccione a Venezia finendo in un canale e dissolvendomi

286. Ho praticato cannibalismo involontario

287. Ho considerato la scioperataggine e il tempo da perdere che hanno tre persone per inventarsi trecento domande da fare così, a buffo

288. Ho avuto un fenomeno di meteorismo (scoreggiato) in luogo pubblico, addossando poi la colpa al mio vicino sordomuto

289. Poi davanti a tutti ho chiamato il sordomuto “Bello scoreggione”

290. Ho lanciato il mio telefonino a più di tre metri da me per esasperazione

291. Ho bestemmiato a perdifiato di notte dopo che un mezzo di trasporto mi ha inzuppato volutamente passando a tutta velocità su una gigantesca pozzanghera lurida

292. Mi sono imbucato ad una festa, e non pago ho firmato di straforo il bigliettino del regalo

293. Ho passato un giorno a riflettere sulla mediocrità del mondo, indi ho ritenuto giusto praticare dell’autoerotismo

294. Ho pensato seriamente all’ipotesi di diventare vegetariano

295. Poi ho capito che era una cazzata

296. Tra i 10 e i 13 anni ho pomiciato con lo specchio per esercitarmi

297. Poi ho ritenuto più idoneo l’incavo del gomito

298. Ho avuto una crisi di panico guardando Alien vs Predator nel momento in cui è stato inquadrato Raoul Bova

299. Poi ho provato invidia per i suoi dorsali scolpiti

300. Ho ritenuto divertente ed edificante fare una parodia di una sciocca moda internettara, tanto da spenderci una fetta del mio pomeriggio, a discapito della mia igiene intima

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“Disordine disciplinato” 5

Posted by sdrammaturgo su 20 maggio 2006

Albeggia.

Destati un poco,
piano piano,
non del tutto.

Appena appena rimani sopita.

Plasma la tua bocca
al fiorire della veglia,
quando le labbra sbocciano
roride di torpore.

Placa il tatto ed il gusto,
tacciano gli occhi nel buio.
Sia dissipata la nebbia
dei suoni e dei profumi.

Lascia ch’io ti possieda
mentre il sonno ti trattiene,
sì che memore del sogno
nel sogno mi trasfiguri.

Ché io non voglio per te essere materia bruta.

Liquida sia la tua voce,
d’onirici gemiti, tesa.

Scorgimi in lontananza,
brivido del mattino,
mendace come un ricordo,
verace come un’assenza.

Sarò una fragranza ignota,
un sibilo non umano.

Sarai una visione dolce
nel palmo della mia mano.

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Elogio del suicida

Posted by sdrammaturgo su 12 maggio 2006

In una poesia giovanile Cesare Pavese scrive:

“[…]
Così, andando
tra gli alberi spogliati, immaginavo
quando afferrando quella rivoltella,
nella notte che l’ultima illusione
e i terrori mi avranno abbandonato,
io me l’appoggerò contro una tempia,
il sussulto tremendo che darà,
spaccandomi il cervello.”

Fa impressione pensare che il componimento è datato “gennaio 1927”, ovvero quando l’autore non aveva ancora compiuto diciannove anni, essendo nato il nove settembre millenovecentootto.
Fa impressione se si pensa che quel componimento risulterà un presagio tristemente avveratosi la notte tra il ventisei ed il ventisette agosto del millenovecentocinquanta: Cesare Pavese infatti si sparò in una camera dell’Albergo Roma a Torino, nello stesso anno in cui aveva ricevuto il Premio Strega, che aveva sancito il suo ingresso ufficiale nell’Olimpo letterario, la piena consacrazione di un gigante della parola.
Si scopre allora come da sempre il grande scrittore avesse covato dentro di sé il germe del suicidio.
In un’altra pagina datata “21 ottobre 1927” si legge:

“Ma perché prendersela tanto coi poveri suicidi?
Li trattate da stupidi, da imbecilli, da vili, come se ciascuno di essi non avesse le sue ragioni terribili ed immense. […] Ebbene io vi dico che il suicida è un martire, martire tanto degno quanto i martiri di tutte le religioni. […]
Se martire è colui che testimonia colle sue sofferenze e il suo sangue la sincerità del suo pensiero e dei suoi sentimenti, fusi, la sincerità della sua anima non più volgare, perché non ha da essere un martire anche un suicida che, piuttosto di mentire (a se stesso e quindi agli altri), di costringersi con uno sforzo che sente inutile, a un assestamento diverso che tanto sente inutile e non suo, preferisce uccidersi, darsi quel grande dolore, il supremo di tutti i dolori?”

Già, “il supremo di tutti i dolori”: il basso pensare comune vuole che un suicida sia un vigliacco perché non affronta indomitamente la vita, si arrende, abbandona la battaglia per la sopravvivenza. Ma guarda caso è proprio la morte lo spettro più temuto dai detrattori dei suicidi. La vita viene difesa con i denti e si fa di tutto per tenere lontana la Nera Signora.
Dunque a chi appartiene il vero animo coraggioso?
Il suicida, travolto da dolori insostenibili, è pronto ad affrontare l’abisso, l’ignoto. Lascia il certo per l’incerto e già questo mi sembra l’atto impavido per eccellenza.
Si dice anche che il suicida compia un gesto di puro egoismo: per liberarsi dalle proprie sofferenze, non bada a quelle che susciterà nei cari che gli sopravviveranno e passeranno il resto dei loro giorni a tormentarsi sul perché, afflitti da un’incolmabile mancanza.
Ma questo è un rispetto unilaterale: si chiede infatti al suicida di continuare a condurre controvoglia la propria esistenza infelice per non arrecare dolore ad altri, mentre questi altri non accettano che egli trovi requie da affanni intollerabili. Quindi si pretende che egli si immoli per il bene altrui senza che nessuno badi al suo vero bene. E talvolta l’unico bene possibile è costituito dalla liberazione nella morte.
Famigerato è l’incipit de “Il mito di Sisifo” di Albert Camus:

“Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.”

Per il suicida la vita non vale più la pena di essere vissuta. Il suicida è colui il quale ha esperito l’assenza di un senso in tutto ciò che si fa. Ha perso le motivazioni, gli sono sfuggiti le cause e gli scopi e, stanco di essere un agonizzante, supera la codardia di cui è impregnato l’istinto all’autoconservazione e sceglie quello che vede essere l’unico rimedio ai propri mali.
Laddove prima egli diceva sconsolato:

“L’ira ancora spera:
non resta altro di me.”

ora fa un passo avanti, il passo avanti, e mestamente esclama:

“Da solo
mi benedico.”

Il suicida non ha quindi solo la mia comprensione, ma anche la mia stima. Sì, io ammiro il suicida, perché egli trova la forza per il gesto netto che spazzi via il patimento.
Pavese lo sapeva già quando non era che uno studente universitario dal futuro promettente: c’è una vasta componente d’eroismo sottesa a quell’atto di pietà per se stessi.
Il suicida si trova a fare i conti con la propria intera esistenza: il passato, il presente, l’avvenire. E’ costretto a guardare negli occhi la più tremenda delle gorgoni: il baluginare della propria totalità. Ma egli non diventa pietra: al grigiore preferisce l'”anti-luogo” dove l’immensa luce e l’immensa oscurità coincidono, sfaldandosi entrambe: il non-essere.
In un empito di folle ragionevolezza o di lucida irrazionalità, egli arriva a forzare la propria stessa natura che lo porterebbe a difendere il battito del cuore ed il ritmo del respiro con le unghie e con i denti e spezza la schopenhaueriana legge della vita che vuole vivere.
Il suicida è solo di fronte alla più terribile delle paure e la supera dicendo addio a se stesso ed al mondo
.

A volte la vita tradisce e non c’è successo che tenga al buio del non-senso che inghiotte ogni cosa, facendo passare tutto in secondo piano.
Pavese, Hemingway, Virginia Woolf: a loro non bastava essere leggende viventi. Spesso per fare di un essere umano un individuo realizzato basta molto poco ed è proprio quel poco ad essere sovente così irraggiungibile. E di fronte all’assenza di quel poco necessario, tutto scivola via e diviene vano.
Quando pure inseguendo il poco si ottiene il nulla, l’angoscia diventa insopportabile.
Tra il poco ed il nulla risiede il confine labile tra la ricchezza e la miseria della vita umana. E una vita senza bussola è a volte troppo faticosa.
L’unico ristoro possibile richiede l’ultimo atto di volontà, il più difficile, il più eroico.
Un suicida in fondo ha solo bisogno di un po’ di riposo.

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“Il cattolicesimo è una religione kitsch” 2

Posted by sdrammaturgo su 5 maggio 2006

Cartone animato Padre Pio

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“Disordine disciplinato” 4

Posted by sdrammaturgo su 4 maggio 2006

La metrica è uno schema, una griglia, in cui vengono “imprigionate” le parole per liberarle in uno snodo musicale attraverso un annodamento ferreo.
Un ritmo esterno, dunque, a cui le frasi vengono adeguate, assoggettate. Un ritmo che quindi precede la parola (logicamente e non cronologicamente) costringendola a farsi melodia.
Per una nuova poesia (in senso lato) è invece auspicabile un ritmo interno, suscitato dalle parole stesse. La musica non più come prigione, bensì sprigionata dai versi. Non più una rigida applicazione di regole fisse stabilite una volta per tutte, bensì frasi che si autoimpongono una propria cadenza melodica durante il loro stesso farsi suono.
La gabbia si apre, senza compromettere il dialogo con la tradizione. I metri classici vengono ripensati, rielaborati ed intrecciati fra di loro. Anche il verso libero viene superato: né la parola è al servizio della metrica né la metrica si fa ancella della parola. Scaturendo il ritmo dal verso stesso, si forma uno stretto legame di interdipendenza (ovvero di “interlibertà”).
E’ l’occhio del lettore che deve saper cogliere l’armonia, ora soltanto “suggerita” dall’autore e non più palesata in piena luce.

Senti risuona la notte
nelle tue stanze sopite
attraverso il nostro buio
il dubbio di volere e non volere.
Cammino nella matassa di ombra
nell’intrico di passi e di silenzio
nel dedalo di ciò che ci tacciamo
per mano lontani camminiamo.
E’ caldo mi pare eppure
stai ravvolta nelle lenzuola.
Le tende svolazzano stanche
e l’afa dall’alto languente
scivola sulla tua pelle
intrisa di cielo e di gelo.
Senza parlare od udire
confessiamo la nostra distanza
insieme sospesi in quel vuoto
che ancora c’incanta e ci meraviglia.

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“Pedanteria politicizzata” 1 – L’aperitivo

Posted by sdrammaturgo su 1 maggio 2006

La realtà in cui agiamo e che edifichiamo con le nostre azioni costituisce un insieme di segni in cui il particolare rimanda sempre al generale. Altresì, ogni singolo gesto, ogni abitudine, ogni costume, ogni usanza, ogni modo d’essere, ogni oggetto nella sua disposizione, fabbricazione, utilizzo, rappresenta un simbolo della visione del mondo di una data comunità di individui.
In ogni minima cosa è sedimentato l’intero patrimonio sociale, morale, politico, culturale, quindi, in senso lato, di un popolo.
Da come ci salutiamo, da come ci mettiamo in fila, da cosa facciamo nel tempo libero, dal modo in cui costruiamo le case, da come mangiamo e quant’altro, traspare ciò che siamo nella nostra interezza e nei confronti del mondo che ci circonda.
E siccome l’uomo, vivendo organizzandosi in società con altri uomini, è un animale politico, ogni suo gesto è un gesto politico. Tutto allora è politica, sempre e comunque.
Dunque, se si vuole essere particolarmente puntigliosi, è possibile operare una critica politica anche dei piccoli riti od avvenimenti banali che, radicalizzati nella loro carica simbolica, lasciano emergere tutto un substrato di significati notevoli per quanto sfuggenti alla nostra attenzione, essendo così impercettibili che è impossibile averli nitidamente dispiegati davanti a noi stessi.
E qui si vuole essere particolarmente puntigliosi, volutamente pedanti, anzi, magari esagerati, addirittura, politicizzando ogni minimo aspetto della quotidianità, per mostrare come, attraverso l’estremizzazione, è possibile portare alla luce da delle facezie aspetti che ignoriamo ed ai quali non facciamo caso. E’ non badando alle dimensioni macroscopiche delle inezie che in fondo conduciamo una vita più serena. “Non stare a guardare il capello”, dice il proverbio. La saggezza popolare la sa lunga sulla comodità. In questa sede però si cercherà il pelo nell’uovo con insopportabile e quasi ridicola pignoleria, in barba all’imperativo del quieto vivere. Sempre con ironia, ovviamente, che è la forma più consona per esprimere una massima serietà.

Il primo caso che esaminerò è l’aperitivo. Una pratica apparentemente innocua ed innocente, un momento di gioiosa, spensierata socialità, ma che invero riassume in sé tutti i caratteri del consumismo, palesando tacitamente il divario che vige tra Occidente industrializzato e Terzo Mondo.
Già, perché se da una parte si muore di fame, dall’altra c’è bisogno di stimolarsi l’appetito solleticando il palato e stuzzicando lo stomaco.
Si tratta perciò di una moda prettamente da ricchi, fiorita guarda caso (benché nata molto tempo prima) negli anni ottanta tra gli yuppie, i rampanti esponenti del capitalismo moderno.
Subito l’aperitivo è diventato il momento di aggregazione per eccellenza di una ben determinata categoria sociale: la media ed alta borghesia, che né si nutre né mangia, bensì al massimo degusta. Tanto la pancia sarà sempre piena. Sicché patecipare ad un aperitivo equivale a mostrarsi quali appartenenti alle fasce più agiate della popolazione. Io prendo un aperitivo, dunque sono un benestante, sono uno di voi, fortunato tra i fortunati.
L’usanza si è gradualmente diffusa a macchia d’olio, evento inevitabile nell’era del trionfo dell’omologazione imposta dai mass-media. L’aperitivo non è più così solo espressione di una categoria sociale, ma di uno status personale: se prendo un aperitivo, sono trendy e cool, frequento la gente giusta e sono parecchio gggiovane.
Da nord a sud, da destra a sinistra l’aperitivo impazza. La cena è divenuta banale, volgarmente proletaria. Un invito a cena piuttosto che ad un aperitivo pone subito in cattiva luce chi lo fa. “Sarai mica vetero-comunista anti-borghese?”. “Com’era quel ragazzo che hai conosciuto?” “Un rozzo matusa: mi ha invitato a cena”.
Già: se si esce da un ufficio climatizzato dei Lloyds, si va a prendere un aperitivo. Ma di ritorno dal cantiere si sogna solo una bella, abbondante, arcaica cena.
E se in Africa c’è chi non mangia mai, si facesse un aperitivo: l’appetito vien mangiando.

Ergo, ad essere pedanti fino al parossismo ed integralisti nel proprio credo politico, l’aperitivo è di destra, onde per cui io dichiaro guerra all’Happy Hour in nome della buona vecchia rustica cena.

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