Beati i poveri, perché moriranno prima

“Pedanteria politicizzata” 2 – L’aria condizionata

Posted by sdrammaturgo su 5 luglio 2006

Onde evitare eventuali critiche dovute a difficoltà ermeneutiche da parte di qualche lettore, rimando all’introduzione al Numero 1 di questa rubrica per non dovermi ripetere ogni volta sul carattere smaccatamente parossistico ed auto-ironico degli articoli compresi in “Pedanteria politicizzata”, carattere che pure dovrebbe trasparire in tutta la sua evidenza già dal titolo stesso della rubrica. Ribadisco: qui si esagera volutamente e volontariamente si rasenta il ridicolo, estremizzando l’interpretazione politica dei minimi aspetti banali della quotidianità.

Bene, detto ciò e sperando che sia ormai abbastanza chiaro, posso accingermi a criticare quello che rappresenta un simbolo, un esempio emblematico e lampante, dell’egoismo deleterio del viziatissimo cittadino dell’Occidente industrializzato, che per la propria comodità sacrifica sprezzantemente l’ambiente tutto: sto parlando dell’aria condizionata.
Già, perché è opportuno avere ben chiaro in mente che non c’è l’aria condizionata perché è caldo, bensì è caldo perché c’è l’aria condizionata. Infatti i condizionatori assorbono l’aria calda presente in una stanza e la espellono nell’atmosfera, producendo in tal modo un aumento della temperatura esterna. Si viene ad innescare in tal modo un circolo vizioso per cui più i climatizzatori sono in funzione e più fa caldo, ma più fa caldo e più i climatizzatori sono in funzione.
Non se ne esce. E’ lo stesso discorso dei cannoni spara-neve: l’uomo occidentale non si accontenta, vuole sempre di più, sempre più neve, sempre più fresco, ma così facendo ottiene sempre meno neve, sempre meno fresco. Ed intanto i gradi Celsius della media stagionale salgono di anno in anno.
Se torniamo indietro nel tempo, le statistiche ci dicono che il caldo era più sopportabile, dal momento che le temperature medie erano significativamente più basse. Ma il boom economico del capitalismo ha iniziato a surriscaldare l’atmosfera pompando i gas nocivi delle industrie nell’aria. Dopodiché il Sistema dei falsi bisogni indotti ha approfittato della situazione: “E’ caldo, sostenibile, ma caldo. Consumatore, stai bene, ma potresti stare ancora meglio”. Ma il “meglio” sostenuto dal capitalismo è un finto meglio fatto per esaurirsi in fretta e lasciare spazio ad un nuovo “meglio”, giacché il capitalismo vive del moltiplicarsi delle merci da vendere. Dunque, un “meglio fittizio”, ovvero un “peggio reale”. Il capitalismo si concentra sull’attimo, sul particolare, e perde di vista la totalità. Non bada agli effetti dannosi che un determinato prodotto può avere a lungo termine sull’uomo e sul mondo. L’imperativo del profitto non può badare al benessere effettivo.
Ed allora dagli a produrre condizionatori: più produzione, più gas nell’atmofera; più gas nell’atmosfera, più calore; più calore, più condizionatori; più condizionatori, più produzione; e così via…
Tutto concorre al piano diabolico che prevede l’invasione del mercato con i condizionatori. Infatti l’Occidente è anche l’Impero dell’Immagine per eccellenza. Il vestiario dettato dal buonsenso viene scalzato dall’imperativo dell’ “abbigliamento adeguato”. Sicché anche a luglio bisogna recarsi in ufficio in giacca e cravatta piuttosto che in canottiera e ciabatte. Perché si sa, un impiegato in banca che abbia il kimono o lo scafandro, il timbro lo mette assai male. Dunque invece di spogliarsi lui, l’uomo occidentale cosa fa? Veste il pianeta Terra. Il che mi sembra quantomai cretino.
Ma d’altronde una società che privilegia l’attività forsennata ad un pisolino all’ombra di un albero – dal momento che bisogna fare fare fare fare fare (ma fare cosa, poi…bah) – è destinata a patire il caldo e costruirsi l’inferno da sola.
Ergo, in conclusione, l’aria condizionata è il vero respiro del demonio, il soffio del vero Satana: il capitalismo.
Quando i colonizzatori europei conquistarono le isole del Pacifico, le cui popolazioni vivevano nude in armonia con la natura (poiché giustamente, da persone sagge, ragionavano: “E’ caldo, mi spoglio”) la prima cosa che fecero è far vestire gli abitanti in nome di uno sciocco pudore dovuto ad un dio lunatico che si offende a vedere ciò che egli stesso ha creato (o magari un dio insoddisfatto della propria creatura che non sa guardare in faccia i propri errori).
Oggi le farebbero coprire in nome dell’aria condizionata.
Tra il Dio propriamente detto ed il Dio Denaro non so più chi bestemmiare con maggiore veemenza.

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6 Risposte to ““Pedanteria politicizzata” 2 – L’aria condizionata”

  1. Simona said

    Scrivo qui, ma potrei/dovrei lasciare un commento sotto tutti i post. Peccato che la gente non si prenda la briga di leggere anche questi piu’ datati, perche’ sono comunque tutti interessanti e mai una perdita di tempo. Rifletto sempre su quel che leggo qui e imparo qualcosa. Potrei dire che svolgi un servizio pubblico e dovresti essere pagato :D

    • E invece per essere pagato mi tocca scrivere monnezza per altri.

      • Simona said

        Arieccomi. (L’accidia governa su di me).
        Se tu avessi un libro pronto e ti dessero la possibilita’ di pubblicarlo per una casa editrice, prenderesti in considerazione la cosa?
        Ho tra i miei contatti un ragazzo che credo lavori ancora per una piccola casa editrice. Se tu fossi interessato potrei vedere se sia interessato lui a leggere i tuoi scritti. Senza impegno da ambo le parti e non prometto niente, ovvio…
        Ma ci proverei per te, perche’ hai stoffa :)

      • Ammappa. Avoja. Libri pronti non ne ho, ma volevo da tempo dare una veste più editoriale ai miei racconti raccogliendoli insieme ad altri che ho in lavorazione ma mai finiti e mai pubblicati sul blog.
        Hai avuto un pensiero che quasi mi commuove. Un sentito grazie. Ma sentito sul serio, eh.

      • Simona said

        Scusa il ritardo…
        Ho scritto a Marco, ma ha lasciato quel lavoro per aprire un music bar :D
        (E’ piu’ divertente che leggere scritti di sconosciuti, evidentemente…)
        Lui lavorava per la casa editrice Fermento, che pubblica lavori di giovani sconosciuti (per quel che ricordo).
        Potresti mandargli comunque qualcosa di tuo, no?
        Mi dispiace, avrei fatto volentieri da mecenate :)

      • Marco ha fatto bene, ha tutta la mia approvazione e la mia stima.
        Grazie lo stesso, valuterò il da farsi (leggi: “Appena vinco la pigrizia e mi metto a sistemare i racconti”).

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