Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 1 – Se mi fossi appena risvegliato dal coma

Posted by sdrammaturgo su 19 luglio 2006

“Quando ho riaperto gli occhi, dopo aver ripreso un accenno di confidenza con le cose del mondo sfiorandole con lo sguardo smarrito ed errabondo, la prima cosa che ho mormorato è stata: “Ma non sono morto? Che palle…” Biascicando il sussurro tra me e me.
Appena l’infermiera si è accorta del mio risveglio, è accorsa e credo mi abbia fatto alcune domande per sincerarsi del mio stato ancora troppo poco vigile ed ancora da troppo poco tempo. Ho sentito solo un brusio e senza sapere cosa mi avesse chiesto di preciso le ho detto: “Se becco quello che mi ha svegliato lo massacro”. Ella ha riso. E’ sempre quando sei maledettamente serio che tutti pensano che tu stia scherzando.
Avevo alcuni anni di sonno arretrato: mi ci voleva una bella dormita di qualche giorno. Mi sa di qualche mese. O di qualche anno? Non saprei.
Mesi, mi dicono, quasi anni. Noto che non è cambiato granché nell’universo. Ho imparato che il tempo corre ma non va da nessuna parte.
Sono solo più magro, parecchio più magro, secco come Kim Rossi Stuart, ma senza l’altezza di Kim Rossi Stuart, la bellezza di Kim Rossi Stuart, il fascino di Kim Rossi Stuart, l’eleganza di Kim Rossi Stuart, il talento di Kim Rossi Stuart. Insomma, con Kim Rossi Stuart non c’entravo un cazzo prima del coma e non c’entro un cazzo neppure dopo il coma. Ho capito che il coma non ti fa diventare come Kim Rossi Stuart. Lo dico a tutti quelli che pensano di poter migliorare il proprio aspetto prendendo di testa un tir in corsa: sappiate che è tutta una bufala, una gran fregatura.
Non ho visto luci in fondo al tunnel, non ho fatto esperienze ultraterrene, non ho visto nessuno tirarmi fuori dal coma. O meglio, mi pare che un viso mi abbia accompagnato in questo mio lungo sonno, ma si tratta del volto di una persona viva e vegeta: che io sappia, si trova a parecchi kilometri da qui, dove si occupa di illustrazione, si impegna nella politica e nel sociale e fondamentalmente mi ignora.
Questo fa di me la prova empirica del fatto che la trasmissione televisiva “Angeli” in onda su Rete4 sia una stronzata colossale. Lo sospettavo da tempo e grazie al coma ora ne ho la certezza.
Che poi il coma è ingiustamente denigrato, mentre invece non è affatto male. Personalmente, sono stato da dio. Dormi, non pensi a niente, non devi preoccuparti di lavorare, studiare, bere, mangiare; non pensi alle donne; puoi perfino cagarti e pisciarti addosso senza che nessuno ti additi come individuo rivoltante ed a pulirti ci pensa qualcun altro. Tanto neppure la puzza ti disturba granché.
E se ti dice bene ci resti anche stecchito. Una vera pacchia.
Nemmeno mi ricordo come ho fatto a finirci, in coma. Vedete? La memoria è un inconveniente di cui quando sei steso e totalmente incosciente puoi fare benissimo a meno. Anzi, sei costretto a farlo. E nessuna coercizione è piacevole quanto quella di non dover sobbarcarsi il peso dei ricordi.
Ho chiesto al medico se gentilmente avesse potuto rispedirmi a nanna. Ho utilizzato ogni scusa possibile: ho lasciato un sogno in sospeso, era avvincente e devo assolutamente vedere come va a finire; ho dimenticato le chiavi di casa nel coma; mi squilla il telefono all’interno del sonno. Sono arrivato addirittura a minacciarlo di dare il suo numero a tutte le compagnie telefoniche ed a Sky per le campagne di marketing, ma niente. D’altronde un semi-vegetale rincoglionito su un lettino d’ospedale non incute una gran paura.
Avete presente quel luogo comune che c’è in ogni film, di quello che appena risvegliato dal coma ha una fame bestia? Non è un luogo comune. Tutti pensano che dopo mesi di nulla la prima cosa che desideri sia rivedere i tuoi cari. Macché: venderesti la tua famiglia e tutti i tuoi amici ai laboratori clandestini della Nike in cambio di una frittata.
Se mi regge, la prima cosa che farò appena rimesso in sesto sarà provocare una squadriglia di skinhead fingendomi ebreo omosessuale di origini africane. Una bella sprangata sulla cervice è quel che ci vuole per farsi una lauta, grassa, succulenta ed appagante dormita. Come si dice: a mali estremi, estrema destra. Chissà che anche i nazi non si dimostrino utili a qualcosa?
Da quest’esperienza ho appreso un’importante verità: non saranno la raccolta differenziata od il risparmio energetico od il crollo del capitalismo o la cessazione delle guerre a guarire i mali del mondo. La soluzione di gran lunga più valida è il coma. Volendo, è anche meglio del meteorite: più sobrio, meno facinoroso, più discreto, meno tamarro. Il coma ha classe. Una sorta di morte con maggiore stile.
Che se poi si fanno incubi, ‘sti cazzi.”

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Una Risposta to ““Diario simulato” 1 – Se mi fossi appena risvegliato dal coma”

  1. Aurora said

    “Ho imparato che il tempo corre ma non va da nessuna parte.” Merita di finire sul mio bellissimo nuovo diario.
    Secondo me questo è uno dei tuoi racconti più belli.

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