Beati i poveri, perché moriranno prima

Cronache paesane

Posted by sdrammaturgo su 8 agosto 2006

Io ne ho viste cose che voi cittadini non potreste neanche immaginarvi.

Ho visto discoteche all’aperto allestite al centro della piazza durante la sagra locale con i ragazzini a muoversi sui toni gutturali di un vocalist che si esprimeva in dialetto stretto, con gli anziani del posto ad osservare la scena a braccia conserte tutt’intorno alla pista.

Ho visto viaggiatori trovare difficoltà nel raggiungere il treno poiché era stata organizzata una gara di mini-moto sulla piazza della stazione.

Ho visto adolescenti fare a botte perché l’uno sosteneva essere la marmitta della Malossi di gran lunga migliore della Polini, mentre l’altro affermava il contrario.

Ho visto giovani istruiti venire derisi per un corretto uso del congiuntivo.

Ho visto bulli mettersi sulla difensiva non conoscendo il significato della parola “economico” e credendolo un potenziale insulto o raggiro.

Ho visto uomini ad un banchetto di nozze sciacquarsi i testicoli per mera goliardia nel bacile delle fettuccine riempito con acqua dopo che la pasta era stata servita.

Ho visto ragazzi vantarsi per aver sorpassato in terza un amico, però sfrizionando.

Ho visto coppie di fidanzati corrersi incontro per abbracciarsi per poi esclamare “E che cazzo fai?! C’hai ‘n’alito che puzza ch’appesta!”

Ho visto arzille vecchiette appassionarsi nel tentativo di convincere un giovane della sensazionale qualità estetica di un pomodoro.

Ho visto persone utilizzare le formule “dare fastidio” e “rompere il cazzo” come sinonimi di “corteggiare”.

Ho visto intellettuali sbeffeggiati appunto per il proprio status di intellettuali.

Ho visto leggiadre fanciulle accalorarsi per un partita di briscola.

Ho visto contadini ammazzare un coniglio a cazzotti in testa “perché così la carne e la pelle non si rovinano”.

Ho visto fragili vecchine provvedere ad una sovrabbondante cucciolata sbattendo i gattini addosso al muro tenendoli per la coda.

Ho visto mangiare formaggio con i vermi e lumaconi vivi.

Ho visto bambini alle elementari disegnare trattori al posto di astronavi e giocare ad arare un campo con la bici.

Ho visto spogliarelliste assoldate per fare uno striptease nella fontana principale riempita col vino in occasione della festa della caccia.

Ho visto barbieri raccontare di quando si era loro gonfiato il glande dopo un atto di onanismo praticato spremendosi sul membro latte di fichi appena raccolti e definire “cremino” il proprio organo sessuale dopo un anale con una partner.

Ho visto tombe con il balcone.

Ho visto folle ridere di gusto dopo un’abile imitazione del verso della somara che gode.

Ho visto una macchia di umidità adorata per via della somiglianza con il volto di Cristo.

Ho visto campanili esplodere perché il parroco distillava clandestinamente la grappa.

Ho visto sindaci legalizzare il tiro al piccione in pieno centro storico per ovviare al problema dell’eccessivo numero dei volatili.

Ho visto politici corrompere elettori con bottiglie d’olio d’oliva.

Ho visto il parere del Tubbista in materia di sessualità venire anteposto a quello di illustri psichiatri sessuologi, poiché “ne saprà di più il Tubbista, no?”.

Ho visto comari rifiutare un viaggio in Egitto tutto pagato perché coincidente con il periodo dell’irrinunciabile raccolta dei funghi.

Ho visto fare la prima colazione con minestrone, trippa al sugo e vino rosso.

Ho visto automobili acchittate come micromachine.

Ho visto tipi da bar narrare le gesta di muratori che avrebbero malmenato campioni mondiali di arti marziali.

Ho visto medici riempiti di cesti di frutta, verdura e vino donati dai mutuati e figli di medici non pagare il gelato in quanto figli del medico del gelataio, “perché per il figlio del dottore offre la casa”.

Ho visto organizzare una rissa in discoteca a scopo puramente aggregativo: “Mica dobbiamo vincere: è solo per fare a botte tutti insieme”.

Ho visto ragazzini parchi nel mangiare portati dal mago per far venire loro un appetito rispettabile e vittime di lussazioni accompagnati non al pronto soccorso, bensì dal Sor Duilio, che “di queste cose ne capisce”.

Ho visto la ricetta della felicità riconosciuta in “du’ pezzi de pizza, du’ fette de presciutto e du’ belle fiche”.

Ho visto donne pisciare in piedi nella catasta delle legna usufruendo dell’apposito spacco nella sottana.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come bestemmie all’osteria.
E’ tempo di vivere in città.

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Una Risposta to “Cronache paesane”

  1. […] trasognate narrazioni di vita vissuta mio malgrado nel mio amaro paese d’origine (ad esempio qui, qui e qui). Mi accorgo però che sono sempre state memorie redatte più sul trasporto della […]

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