Beati i poveri, perché moriranno prima

Cristo e l’adultera

Posted by sdrammaturgo su 10 settembre 2006

Tra i passi del Vangelo più citati a titolo esemplare del presunto carattere rivoluzionario della figura di Cristo, tanto apprezzato anche sul versante laico, vi è senza dubbio la vicenda di Cristo e l’adultera, narrata in Giovanni 8,1-8,11:

“(1)Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. (2)Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. (3)Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, (4)gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. (5)Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». (6)Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. (7)E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». (8)E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. (9)Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. (10)Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». (11)Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».”

Questo episodio di clemenza è stato da sempre sbandierato come prova della positività del messaggio evangelico di Gesù, il cui fascino è stato subito anche da eminenti esponenti dell’ateismo, ma analizzando attentamente è possibile notare come proprio dietro quel perdono emerga tutto l’autoritarismo fondamentalmente conservatore predicato dal Messia.
Il passo in avanti compiuto da Cristo rispetto alla tradizionale legge giudaica istituita da Mosè è meno rilevante di quanto appaia: l’unico progresso consiste nel risparmiare la vita alla donna in nome del principio “non giudicare, non condannare”. Certo, non è affatto poco, si obietterà, ma tale misericordia cela comunque la conservazione del senso del peccato, della trasgressione della legge sacra imposta dall’alto, da Dio in persona.
L’uomo non può più giudicare e condannare, ma Dio sì: egli nel Nuovo Testamento resta implacabile tanto quanto nel Vecchio.
Cristo infatti nella frase “chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra” non fa in fondo che dare ragione agli accusatori della donna: non dice “ella non ha peccato”, bensì “sì, ella ha peccato, però pecchiamo tutti, quindi siamo tutti sullo stesso piano”. Il che ricorda troppo da vicino quel falso progressismo da trasmissione televisiva in cui vengono riabilitate attrici porno o prostitute non già in nome del sacrosanto diritto di gestire il proprio corpo, la propria vita, con assoluta libertà ed indipendenza, giacché nel farlo non c’è alcunché di sbagliato in quanto non si danneggia il prossimo, bensì perché “quelli che sparlano magari fanno anche di peggio”.
Nulla di più retrivo e diseducativo: il gesto dell’adulterio, della prostituzione, del libertinaggio, restano considerati come prodotti malvagi, seppure condivisi. Ma la condivisione di un errore non annulla l’errore: finge di attenuarne la gravità quando invece ne ribadisce il carattere oltraggioso contro la morale religiosa.
Tant’è che alla fine Gesù si rivolge all’adultera con “va’ e non peccare più”. Come a dire: “Stavolta ti è andata bene, ma sappi che sei nel torto ed un giorno le tue colpe saranno portate al cospetto del Signore ed egli valuterà se gettarti nelle fiamme dell’inferno alla luce della tua condotta divergente da quella a lui più gradita”.
La Buona Novella risulta dunque basata sulla sottomissione ad un’autorità suprema insindacabile: la bontà di Gesù è solo una maschera di un potere dittatoriale.
I dissidenti saranno puniti, magari non più dagli uomini, ma certo non saranno risparmiati nel giudizio divino finale.
L’adultera per Gesù è colpevole esattamente come lo è per Mosè: la sua vita è salva, ma la sua anima è sporca.
Nessuna rivoluzione: il viscido controllo sul corpo e sulla mente esercitato dalla religione viene confermato dal Messia in tutta la sua veemenza.

Annunci

Una Risposta to “Cristo e l’adultera”

  1. Grazia I Cuffari said

    Rivelo una brama di dissacrare tutto della vita, ma chi ci rimette le penne sono proprio i dissacratori. Dio non li condanna, ma si condannano da sé per mancanza d’amore nel cuore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: