Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 4 – Memorie dai bassifondi

Posted by sdrammaturgo su 25 dicembre 2006

La mia era una vita di strada: lavoravo come operaio nell’Anas. Però ero allergico al cemento, cosa che non parve intenerire la cosca mafiosa che mi si mise alle calcagna per via di un torto che avevo fatto al boss, Grande Puffo (imparai una sonora lezione: mai asfaltare i campi di funghi). Siccome diventare un pilastro della società non era la mia vera ambizione – specie perché avrei dovuto sorreggere un cavalcavia ed ero stufo di autostrade e sopraelevate – ed in più cominciavo a sentire troppo solletico ai talloni, decisi di affiliarmi ad una banda antagonista. Iniziò allora la mia scalata al crimine. Riuscii perfino ad arrivare in alto piuttosto in fretta, ma una volta lì mi dissero che quella era la montagna sbagliata e che il Monte Crimine si trovava a quindici chilometri. Quello era Colle Tenerone. Eppure avendo visto Trudy picchiato da Winnie Pooh con un cesto da pic-nic rubato all’Orso Yoghi non avevo avuto dubbi. Vatti a fidare delle soffiate di Bubu. La cosa che mi pesò di più fu quella di aver sopportato a vuoto la puzza di Reinhold Messner, uno che dorme coi cani da slitta. Ero arrivato ad un punto di saturazione tale da desiderare di vederlo prevalere nella rivalità con Ambrogio Fogar. Alle Paraolimpiadi. Comunque: chi l’avrebbe mai detto che nella Malavita il free climbing fosse tanto diffuso?
Eravamo una ghenga temuta, soprattutto perché non avevamo paura di essere troppo pedanti ed esagerati con le traduzioni.
Il capo era Sonny lo Sfregiato. Era un vero duro: vide il fratello di Mickey lo Scampato massacrato a padellate e non fece una piega. Ed era lui il fratello di Mickey lo Scampato.
Quello che ricordo con maggior affetto è Phil il Maldestro. Ogni volta che tornava sui suoi passi si pestava i piedi. Passò un periodo di grande incertezza, un travaglio interiore di dubbi ed insicurezze personali. Dovettero amputargli i piedi.
C’era Billie il Logorroico, che credevamo essere la persona più insopportabile da avere accanto, fin quando non conoscemmo Frankie il Diarroico. Arrivai a rimpiangere Reinhold Messner. Come al solito avremmo dovuto dare subito retta a Jim il Sordo: era stato il primo a non avere dubbi su chi fosse il più irritante dei due. Eh, ne ha viste tante, Jim. Senza sentirne nessuna. Chi se la prendeva nel culo in ogni caso era Tom il Cieco, sessuomane gay. Johnny lo Snasato invece parve indifferente all’arrivo di Frankie.
Fu durante una serata in cui si contrattavano appalti edilizi al tavolo che finii per la prima volta in galera. Dovetti aspettare tre turni senza che mi riuscisse di fare dodici e senza pescare una buona carta opportunità. Ci fu il tempo quindi di venire sodomizzato dal fiaschetto. Tony il Fiaschetto, che scoprii non essere stato appellato così in riferimento alla pedina né alla forma della sua corporatura. Anni dopo tornai in carcere. Divisi la cella con Nicky la Sequoia. Non sono mai stato molto fortunato.
Quando uscii iniziai ad organizzare combattimenti clandestini tra pupazzi animati. La lotta tra Calimero e Topo Gigio rimase nella storia. Calimero (detto anche il Joe Frazier del Carosello) era dato a 4 , Topo Gigio a dodici. Vinse Topo Gigio col suo tipico gioco sporco (picchiava sotto la cintura e negava sempre: “Sei scorretto!” “Ma cosa mi dici mai?!”), gonfiando la faccia di quel poveretto (che dopo quella sonora sconfitta cadde in preda a manie depressive e si ripeteva in continuazione: “Sono piccolo e nero”) e le tasche del Mago Zurlì, un perverso che si era fatto un nome col gioco delle tre carte. Il nome però non era consenziente e lo denunciò per stupro. Affrontò il processo con tranquillità: diceva di avere un asso nella manica. Però non gli riuscì quella del taglio della cravatta al giudice. Per salvare il salvabile gli avvocati tentarono di tirare fuori un coniglio dal cilindro, ma cagò sul pezzo di cravatta menomata. Si beccò 15 anni. Finì in gattabuia con Leslie la Mazzaferrata. Neppure il Mago Zurlì è mai stato una persona molto fortunata.
Topo Gigio passò allora sotto la protezione di Mariele Ventre, ma venne battuto da Uan. L’incontro era combinato e Uan avrebbe dovuto cadere alla terza ripresa. Fu un grave errore per lui trasgredire i patti: la sera, rincasando, venne pestato a sangue dal Piccolo Coro dell’Antoniano. Il ciuffo non venne mai più ritrovato. Quegli sgherri erano spietati. Anni di abusi renderebbero assetato di sangue anche un vegano, figuriamoci chi è stato costretto a cantare “Le tagliatelle di nonna Pina” col sorriso sulle labbra.
Nell’ambiente ero ormai uno che conta. Però sbagliavo sempre i calcoli, così fallii e poi persi tutti i risparmi a ruba-bandiera. Persi pure la bandiera. I rischi di giocare con Sam il Prendi-alla-lettera.
E d’un tratto niente più donne, niente più sesso facile, niente più spasimanti che ti assediano casa. Insomma, non era cambiato nulla.
In seguito entrai nelle grazie di Jack il Geloso, un energumeno vendicativo che non prese molto bene il tradimento delle sue donne, Grazia la Spiona-coi-rimorsi-di-coscienza e Grazia la Te-la-dà-ma-poi-lo-dice-al-ragazzo. Ebbi sempre il sospetto di non aver calcolato bene i rischi. Ci riflettei durante la mia degenza ospedaliera in una clinica privata. Dei macchinari. Non mi rimisi del tutto in forma.
Il crimine non paga. Eh, la sapeva lunga Al il Commerciante. Lo diceva sempre, ma Vince lo Strozzino dissentiva. In vita mia ho sempre dato ascolto alle persone sbagliate.
Ma una volta decisi di reggermi sulle mie gambe per superare un ostacolo, di fare di testa mia per oltrepassare una barriera. Caddi nel fossato, quella saracinesca non si è mai sfondata e sono tuttora pieno di bernoccoli.

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