Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 7 – Se fossi un sommelier

Posted by sdrammaturgo su 29 marzo 2007

Tavernel de Carlòn … “Quest’oggi andiamo a parlare di un vino dalla gloriosa tradizione, grande protagonista della  post-modernità, alfiere della stagione tardo-neorealista, al quale vanno molti dei meriti per la risoluzione del secondo conflitto bellico mondiale.
Dagli imperiosi vitigni che si accoccolano dolci e virili alle materne colline del Cipollone e riecheggiano dei tiepidi suoni d’autunno e delle bestemmie del fattore sul trattore (specie nelle note di “mannaggia al santissimo sacramento sull’altaraccio” e “madonna vituperata”), che sembra quasi di udire accostando il bicchiere all’orecchio, vitrea conchiglia di burineo oceano, nasce “Le Tavernel” de Carlòn, annata 2007 – ‘na settimana fa.
Il colore è rosso nella sua versione rossa, a ricordare sangue di vergine-a-cerniera mestruata consacrata al culto di Padre Pio, mentre il bianco assume magicamente una tinta più chiara, trasparente, a guisa di orina di istrice che abbia bevuto Sprite. Può presentare venature grigiastre, che a ben vedere possono essere i capelli dell’enologo, il cui crine va diradando facendo assumere alla testa del prode le caratteristiche maschie sembianze di un vero discendente della stirpe dei cesari.
All’olfatto offre un inconfondibile aroma musicale e suggerisce la soave melodia “Lo vedi ecco Marino la sagra c’è dell’uva”. Ci si sente dentro tutta la macchia mediterranea: la salsedine del respiro del dio Poseidone, la bacche degli arbusti, il pelo del cinghiale, gli stivali dei fungaroli, la cacata de Gigetto che ‘na vorta era annato a caccia e j’è scappato d’anna’ ar bagno e allora j’è toccato nasconnese dietro a ‘na quercia e ha scaricato pesantemente.
Al gusto è fruttato, con note di pesco, carrubo e dattero che da ‘ste parti nun c’è mai cresciuto però ce se sente uguale; si avvertono il cuoio, la segatura, il bue muschiato, lo stabio, la marmitta modificata della trebbiatrice, grasso della catena della mountain-bike di Felicetto il figlio di Ignazio er Vaccaro che je s’è levata mentre giocava a smorghina’ la maggese con potenti sgommate, il sudore freddo di Ignazio stesso quanno l’ha puntato er somaro, talvolta anche del succo di uva fermentato.
Un vino insomma dalla forte e decisa struttura, buono e caro ma che se je prendono i cinque minuti so’ cazzi. Un vino sincero ed amabile, tutto sommato estroverso a tratti, che sa il fatto suo e non le manda a dire e ‘na vorta ha fatto a botte in discoteca perché uno j’ha guardato la ragazza e lui j’ha detto ahò ma come te permetti e quello ha tirato fòri er cortello ma lui j’ha dato ‘na bottijata e allora quell’altro j’ha promesso li schiaffi e ha detto che chiamava l’amici sua e lui j’ha risposto chiama chi te pare io intanto te meno e tu te le tieni pure. Un vino sapido e spavaldo che però sovente a forza de fa’ così il primo sganassone che vola è er suo e anzi je va pure incontro. A moderata gradazione e lento impatto, ‘na vorta m’ha fatto ‘n pezzaccio perché m’ha detto tu m’hai guardato male e io j’ho risposto ma guarda che te sbaji allora lui m’ha fatto allora dico le cazzate me stai a di’ che dico le cazzate allora me stai a di’ che so’ ‘n cazzaro avete sentito tutti che m’ha detto che so’ ‘n cazzaro ma poi avemo fatto pace perché ha saputo che conosco su’ cuggino.
Si accompagna bene con piatti di carne, specie animale, e si adatta anche a molluschi, crostacei e pesce di lago, mare, fiume, torrente, stagno, pozza, pesca sportiva, piaga d’Egitto; ideale se servito con verdure, ortaggi, frutta, muschi, licheni e/o derivati vegetali; l’abbinamento più diffuso è con formaggi di mucca, pecora, capra, asina, procione, mammifero generico; squisito con dolci, caramelle, confetti e gelati – compresi ghiacciolo e calippo – risulta eccellente anche associato al panino de lo zozzone; si sposa ottimamente con radici, bacche, frutta secca, manna, bambù, plastilina commestibile, dentifricio.
Va conservato e bevuto a temperatura ambiente (vale sia per l’Alaska che per il Botswana) e versato possibilmente in contenitori senza fori.
E’ consigliabile l’utilizzo di tovaglia scura e va evitata la camicia nuova.
Perfetto per serate eleganti da Gioacchino lo Sfonnato, pranzi e cene di lavoro, colazioni der muratore, merende solitarie o con amici, momenti intimi a prezzi stradali vantaggiosi.
Lascia un alito salubre che ricorda la vitalità di un muflone o la tempra di un carburatore del camion.
La sua straordinaria malleabilità lo rende inoltre particolarmente propenso alla transustanziazione”.

“Le Tavernel” de Carlòn: prezzo à la carte 2 euro/5 litri.

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Una Risposta to ““Diario simulato” 7 – Se fossi un sommelier”

  1. on the web said

    Good post. I am going through some of these issues as well.

    .

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