Beati i poveri, perché moriranno prima

Archive for aprile 2007

Esclusiva: il nuovo album degli Afterhours!

Posted by sdrammaturgo su 27 aprile 2007

Afterhours

Dopo lo scoop dell’ultimo album dei Subsonica, la walrus/rey è fiera di annunciare un’altra prestigiosa esclusiva: in anteprima assoluta, ecco la tracklist del nuovo doppio cd degli Afterhours, “L’estasi dei batteri lesionati”.

CD ONE

1) Vomitami addosso con ardore

2) Te che ami il muco anale

3) Desiderio d’epatite

4) Lasciami inalare la candeggina

5) Trementina Connection

6) Profanami le orecchie

7) La candida sul mio glande

8) Ti irrito la tiroide

9) Titti arrapata

10) Molly l’auto-mutilata

11) Fatti mettere le mani addosso

12) Annaspo nella mia aerofagia

13) Capillari ripieni d’avena

CD TWO

1) Sindacato/Pervertito

2) Sei bella tumefatta da sganassoni

3) C.I.R.R.O.S.I.

4) Harry il Tarzanello

5) Lapidando Lolita

6) Ti sodomizzo a passo di valzer

7) Seviziami per la rivoluzione

8) Putrefazione borghese di sanguinaccio rappreso

9) Sotto Alvaro

10) Crisantemi in fialetta

11) La pubertà dell’opossum

12) Sacrifico pus agli dei

13) Unghia incarnita tagliacarte

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Ode al cestone

Posted by sdrammaturgo su 21 aprile 2007

Dura lex sed lex, e la legge del Cestone non perdona. Lui, l’implacabile Cestone dell’Autogrill, alfiere del gusto musicale, baluardo della meritocrazia sonora, è il più integerrimo dei legislatori.
E’ lui a sancire la fine di un artista, quando accoglie col suo abbraccio austero un disco, ivi riposto a ricordar l’imago di un rifiuto gettato in quello che costituisce un vero e proprio cassonetto per la raccolta differenziata della musica spazzatura.
Ciò che piomba – o che si adagia – nel suo paterno e severo grembo ha chiuso per sempre con gli altari del successo. Non c’è storia, nessuna possibilità d’appello, nessun diritto di replica. Non restano che l’onorevole rassegnazione e la dignitosa accettazione del verdetto di fronte al giudice dei giudici del tribunale supremo del pop.
Per il Cestone dell’Autogrill valgono i principii dell’ipse dixit, dell’insindacabilità del giudizio, dell’autorità – ed autorevolezza – decisionale massima.
Ma da buon tutore dell’ordine, egli è un gerarca amorevole: quando emette sentenza di condanna, al contempo salva l’imputato, strappandolo al baratro dell’oblio, salvandolo dalle nebbie della Storia, offrendogli un riparo sicuro dalle intemperie dello show-business che tutto fagocita e tramuta in bolo di dimenticanza, per poi non lasciare al ricordo che lo sterco informe di quel che fu.
Mentre il Cestone preserva la memoria di ciò che è stato nonostante tutto e trasmette ai posteri gli errori del passato – che è il proprio presente – affinché essi assurgano all’aristocratico rango di reperti cari ad archeologi volenterosi. Giacché è sulle storture trascorse che si impara a plasmare un futuro migliore, forti degli esempi di ieri che insegnano ad evitare gli abbagli domani. Ed in fondo anche il male si trasfigura in qualcosa di bello allorché si tinge d’antico. Perché l’età, si sa, tutto divora ma tutto nobilita.
Felici devono essere pertanto coloro i quali hanno in sorte di cadere nel Cestone, poiché quell’epilogo è invero un principio e da un secolo ingrato essi rinasceranno un giorno a museale vita, consegnati alla Storia nella nuova e smagliante veste di monumenti.
E’ per un avvenire radioso pertanto che il Cestone dell’Autogrill compie il proprio dovere con stoico spirito di servizio.

Grande è la gioia che il Cestone regala all’inquieto viandante, recante in mano un panino Fattoria ed in bocca il tormentone della gita che con ridanciana imponenza ha risuonato poco prima nel pulmino. Tra le maglie della Juve ed i pacchi di Grisbì, può il viaggiatore rovistare in quell’oceano misterioso denso di echi di stagioni remote, fitto di mostri venuti da lontano, e dal mucchio di copertine sfavillanti, che non temono l’accostamento di colori che la Regola dittatoriale vuole siano incompatibili, fa riemergere alla luce nomi ignoti o che si credeva perduti per sempre.
Alvaro Amici e la sua fisarmonica, le Oba Oba, le canzoni di Natale di Christian, scampati da morte sicura, vengono riesumati e rivivono negli occhi e nelle orecchie di chi è partito a Ferragosto all’ora di punta ed è stato premiato per questo con la Conoscenza degli Abissi dello Scibile Acustico.
Cosa saremmo noi oggi senza l’album solista di Mauro Repetto o “T’appartengo” di Ambra Angiolini od il liscio frizzante di Sonia e Raimondo nel loro indimenticato ed indimenticabile concerto alla Sagra del Budello di Porco di Montegrufolone? “Un due tre stella quant’eri bella”, “Si ‘o marito chiù carnale”, “Italia mia bella, Italia novella”, sono ancora libere di risuonare nelle cuffie per gli ascolti-prova ed ai loro autori è concessa la speranza che quei brani incontrino, chissà, le mani capaci, attente ed esperte di qualcuno di TeleA+ o di CantaItalia, magari di passaggio dopo una settimana a Castiglion della Pescaia o Montalto di Castro.

Io levo a te dunque il mio canto di lode, o, sommo, o immenso Cestone, paladino del bene, eroe della cultura con la c minuscola.
Ti raggiunga in ogni Autogrill questa mia preghiera, questo mio tributo, cosicché tu possa proseguire nel tuo alto lavoro e preservare per tutti i popoli e tutte le genti in sosta dopo la fila al casello le più ardite testimonianze del genio umano in sciopero e conservarle ad imperitura memoria del fatto che Nino D’Angelo e Mino Reitano non sono nati da nulla, ma sono debitori – come d’altronde noi tutti lo siamo – di uomini che hanno scavato impavidi negli anfratti più reconditi del perturbante e ne hanno estratto la materia dello sconcerto.
Umilmente ti saluto, o Cestone dell’Autogrill.

Collage Trash

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Notizie Ansia – Ultim’ora

Posted by sdrammaturgo su 16 aprile 2007

– Al Politecnico di Blacksburg in Virginia, negli Stati Uniti d’America, un esaltato irrompe uccidendo trentadue studenti e ferendone una ventina a colpi d’arma da fuoco comprata al supermercato e caricata con proiettili acquistabili dal barbiere. Senz’altro la colpa è di Marilyn Manson.

– Barzelletta sul Fantasma Formaggino muore di vecchiaia. Al capezzale c’erano un Tedesco, un Francese ed un Italiano.

– Secondo le ultime statistiche, ogni volta che due omosessuali si fidanzano, a seimila chilometri di distanza una famiglia tradizionale entra in crisi per via dell’influenza nefasta della coppia di fatto. “Eravamo un famiglia serena, ci volevamo bene, tutto andava per il meglio; poi un giorno abbiamo saputo che due gay si erano sposati in Olanda e da quel momento ho cominciato a tradire mia moglie, mentre lei trascurava me ed i bambini” ha dichiarato uno dei divorziati intervistati.

– Emergenza nascite: continua a crescere vertiginosamente il numero degli affetti da esistenza. Le autorità lanciano una nuova campagna di sensibilizzazione per l’uso di anticoncezionali.

– Bush vara il piano per utilizzare i cereali come combustibile e carburante alternativi. Entusiasti gli abitanti del Terzo Mondo, particolarmente ghiotti di marmitte catalitiche.

– Base U.S.A. a Vicenza: inquinerà il doppio, ma offrirà tanti posti di lavoro. I nuovi impiegati potranno respirare l’anidride carbonica esalata dal capoufficio in sostituzione dell’ossigeno, ormai considerato retrò.

– “Il femminismo è insopportabile”, sostiene il 78% delle donne con indosso una minigonna mentre esce dal lavoro con l’ultimo dei vari partner avuti e si accinge ad andare a votare prima di una bella serata in discoteca con le amiche.

– Temperature in aumento su tutta la penisola, con picchi fino a trenta gradi del tutto insoliti per questa stagione. Gli esperti dicono: “Fa decisamente caldo”.

– Anziano muore tra le fiamme dell’incendio divampato nella propria abitazione. A nulla sono valse le grida d’aiuto all’indirizzo del vicino di casa sordo.

– Il 15% degli italiani afferma di amare lo snorkeling. Il restante 85 ignora cosa sia.

– Gabriele Muccino girerà un film sulla vita di Seneca con Stefano Accorsi nei panni del filosofo. Grande attesa per la scena della sbroccata al telefono.

– Elefantino nasce allo zoo di Berlino. Tante le persone accorse a commuoversi con la dolcezza del tenero cucciolo che la sera festeggeranno con abbacchio, bistecca, prosciutto e petto di pollo.

– Cogne: sospettato Bruno Vespa.

– Baby-boom in Inghilterra. Due morti.

– Tanti auguri a papa Benedetto XVI che compie ottant’anni e ad una delle vittime dei preti pedofili coperti dal Santo Padre che ne compie otto.

4392 (quattromilatrecentonovantadue) è il numero dei sacerdoti accusati di violenza su minore nei soli Stati Uniti d’America. Ma quello del prete pedofilo non è che un luogo comune.

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“Della maraviglia” 4 – La poesia dell’umorismo

Posted by sdrammaturgo su 13 aprile 2007

Qualche post fa ho avuto modo di esprimere il mio disappunto nei confronti della critica cinematografica in mano a chi non ha adeguate competenze di analisi artistica. Ora mi accorgo con terrore che essa tende pericolosamente all’inaridimento anche quando è fatta da voci autorevoli.
Il sito Kataweb, nella sezione dedicata al Cinema, propone di ogni film indicizzato una sinteticissima recensione tratta dal prestigioso dizionario Morandini, punto di riferimento per ogni cinefilo e studioso della settima arte. Curioso, mi sono messo a cercare cosa riportasse il glorioso testo a proposito di uno dei massimi autori del nostro tempo, per il quale peraltro nutro un debole particolare: Massimo Troisi.
Decido di andare in ordine e comincio quindi dalla sua opera prima, “Romincio da tre”, commedia perfetta e rivoluzionaria che ha fatto scuola e cambiato il modo di fare comicità (Benigni, Verdone, Albanese, Veber – tanto per fare dei nomi eccellenti – sono debitori di quel capolavoro): “Raro esempio di un film che ha messo d’accordo critica e pubblico. Quello di Troisi è uno degli esordi più folgoranti nel campo della nuova commedia italiana degli anni ’80. Bravo non solo come attore.” Un po’ limitante e superficiale sull’importanza del film, ma in fondo il parere è positivo. Fin qui tutto bene, mi dico.
A proposito di “Scusate il ritardo” i redattori del Morandini si mostrano anche più generosi: “Nella sua apparente e un po’ ripetitiva staticità la commedia è costruita con tranquilla sapienza che attinge linfa, aggiornandola, dalla tradizione del teatro napoletano. Da antologia il dialogo sulla Madonna che piange.”. Quell’apparente mi fa tirare un sospiro di sollievo.
I dolori cominciano quando si arriva a “Non ci resta che piangere”, realizzato insieme all’amico Roberto Benigni: “Semplice, divertente, anemico, senza spessore, mette a frutto tutta la simpatia e l’estro dei due protagonisti”. Ora, passi il semplice (era ciò che volevano); il divertente è scontato; passi pure il senza spessore (l’intento di Troisi e Benigni infatti non era certo quello di affrontare tematiche profonde); ma quell’anemico è una vera bestemmia. Non so come sia venuto in mente a chi di dovere di scrivere quell’aggettivo. Sicuramente volevano dire qualcos’altro ed hanno sbagliato attributo, altrimenti non si spiega come sia possibile definire anemico un film così frizzante, vitale, che gioca con un’alta cultura umanistica tenendola celata e facendone satira giullaresca.
E’ riguardo a “Le vie del Signore sono finite” ad avere la quasi certezza che Morandini&Co. abbiano visto un altro film: “Ambizioni di romanzo, ma riuscito soltanto a metà. Sul versante del costume non manca d’eleganza né di misura, su quello politico inciampa negli stereotipi demagogici.”. Sorvolando su ambizioni di romanzo (direbbe il mio barbiere: “Ma che cazzo ne sai che ambizioni c’aveva Troisi?!”), è quantomai difficile capire dove abbiano notato stereotipi politici demagogici. “Le vie del Signore sono finite” è ambientato nel Ventennio, ma la politica vi entra solo per un istante, con insolita efficacia: senza nessuna retorica precedente, Troisi mostra un breve pestaggio squadrista ai danni del protagonista, reo di una battuta di spirito nei confronti del Duce. Sono solo due o tre minuti che valgono da soli più di qualsiasi “Schindler’s list”, “La vita è bella” ed “Il Pianista” messi insieme, carichi di metafore e densi di garbo e brutalità nel contempo. Poi si vede, di nuovo per pochissimo, il personaggio nelle carceri fasciste, dopodiché la vicenda rientra nei suoi ranghi di storia d’amore. Tutto qua. Ditemi voi dove sta la demagogia stereotipata.
“Pensavo fosse amore…invece era un calesse” viene bistrattato: “E’ il più ambizioso ma anche il meno riuscito dei film di M. Troisi che dà il meglio di sé nei lunghi monologhi. Brava e bella F. Neri, tutti bravi i comprimari cui, caso raro, Troisi concede il giusto spazio.”. E’ una novità per me sapere che Troisi sovente emargini dal racconto gli altri attori. Eppure mi sembrava che nei precedenti film le figure femminili e le spalle storiche Lello Arena e Marco Messeri interpretassero personaggi tanto di primo piano da apparire praticamente co-protagonisti, ma evidentemente mi sbagliavo. I morandinisti sembrano però avere un moto di semi-pentimento ed aggiungono: “Film d’amore, sull’amore, intorno e dentro l’amore, ha avuto i suoi sostenitori: ‘Piccolo piccolo e anarchico… uniforme e imprendibile, fluidissimo e singhiozzante, febbricitante e dolcissimo’ (Gariazzo & Chiacchiari).”
De “Il postino” parlano diffusamente e mi procurano diversi sussulti: “Approssimativo e oleografico nell’ambientazione; sforzato nel discorso politico; troppo sbilanciato a sfavore di Neruda; incerto nelle figure di contorno”. Al baretto direbbero: “Oleografico che vor di’?!”. L’ambientazione è costituita da pochi set volutamente il più semplici possibile (la spiaggia, la casa di Neruda, l’osteria) che fungano da scenografia scarna per esaltare i dialoghi tra Mario ed il poeta. La politica anche qui entra sempre di soppiatto, con estrema discrezione. Persino della grande manifestazione finale del PCI lo spettatore non vede che pochi fotogrammi. Il resto si perde nel ricordo suggestivo. Neruda incarna il ruolo del maestro quasi mitico, del totem che piano piano si umanizza: non è un film biografico su Neruda, quindi Troisi e Radford sono stati molto attenti a far percepire la sua presenza senza imporla, come una grande ombra che tutto domina tacitamente. Le figure di contorno sono appunto figure di contorno: servono alla sceneggiatura come strumento narrativo al servizio dell’atmosfera temporale-culturale. Mah.
Ci sono quindi i film che Troisi ha interpretato con Marcello Mastroianni per il regista Ettore Scola.
Con “Splendor” ci vanno giù pesanti: “Fiacco come amarcord, inattendibile sul piano rievocativo, moscio nell’intreccio degli affetti privati, lamentoso e contraddittorio.”. Sarà la mia impressione, ma mi sembrano più pareri personali che tentativi ermeneutici ed analitici.
“Il viaggio di Capitan Fracassa” viene trattato con sufficienza: “Definito da Laura Novati ‘favola teatrale in forma di romanzo’, girato interamente in studio, il film di E. Scola non si discosta da una barocca dimensione scenografica: tutto qui è teatro. Bello, ma senza cuore. Elegante, ma senza energia e, in fondo, senza una vera ragion d’essere.” Qualcuno doveva spiegare a chi ha scritto il pezzo che Scola voleva che qui, appunto, tutto fosse teatro. Essendo una sperimentazione estetica, non voleva certo essere appassionato ed energico, considerando anche il fatto che la pellicola è tratta da Gautier, fiero sostenitore della bella forma e disinteressato al contenuto emotivo. Mi chiedo poi quale sia la ragion d’essere di ogni film se non quella della volontà creativa di un artista.
Se nei due precedenti casi nessuna critica coinvolgeva direttamente Troisi, praticamente perfetto, è in “Che ora è” che la banda di stroncatori si attacca all’inaudito fino a rasentare l’assurdo ed il ridicolo. Il film è retto magistralmente dall’inizio alla fine dai soli Mastroianni e Troisi – tanto che la loro interpretazione valse ad entrambi la Coppa Volpi 1989, uno dei massimi riconoscimenti per la recitazione – con qualche sporadica apparizione di personaggi di sfondo, ma il Morandini riporta: “Sul tema della difficoltà di comunicazione tra due generazioni è un veicolo per due prove di attore a confronto, indebolito da un improbabile M. Troisi, troppo anziano e – udite udite – TROPPO NAPOLETANO (stampatello ed inciso miei, N.d.R.) per la parte”. Quando si dice non sapere proprio dove andare a parare. Ora, per il ruolo di un ragazzo nato e cresciuto a Napoli, ritagliato da Scola su misura per lui, Troisi è troppo napoletano. Come a dire che Stallone è troppo muscoloso per fare Rambo o Sharon Stone troppo bella per fare la parte della femme fatale.

A me di Troisi viene da dire solo che è uno dei massimi autori ed attori comici di sempre, l’unico italiano che regga il confronto alla pari con i giganti internazionali – anzi, gli dei – Woody Allen e Groucho Marx. Ha portato la poesia nell’arte dell’umorismo ed ha dimostrato come un genio possa affrontare tematiche enormi come la politica, il viaggio, la religione, l’amore, la crescita personale, il tabù, con una delicatezza che diviene forza grazie all’intensità del silenzio e della parola arguta. Ha mutato e arricchito il linguaggio artistico cinematografico, ha modernizzato un genere guardando al passato, ha riformato i tempi comici e reso la satira tanto più tagliente quanto più pacata. Quando pur ostentando con saggezza e piena coscienza una territorialità provinciale si perviene all’universalità artistica (et ergo filosofica), ebbene, credo che in quel caso si abbia a che fare con un Sommo Maestro.

La mia sconfinata ammirazione per Massimo Troisi mi porta ad inserire, a differenza dei precedenti numeri della rubrica, ben due perle. Se le merita, alla faccia di Morandini.

Questo dunque – che per me rappresenta la vetta massima ed insuperabile della comicità in assoluto – è un chiaro esempio di “anemia”

E questo un estratto “approssimativo e oleografico nell’ambientazione, sforzato nel discorso politico, troppo sbilanciato a sfavore di Neruda”

Ah Morandi’: mavvaffanculo, va’.

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“La vita può essere meglio di così” 11

Posted by sdrammaturgo su 11 aprile 2007

Donne sottomesse

Il guaio è che molte di queste donne sanno che la vita può essere meglio di così.

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Dal consumatore al produttore

Posted by sdrammaturgo su 9 aprile 2007

Salame Negroni

Facciamo un passo indietro

Maiale torturato

A chi non farebbe gola?

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“La vita può essere meglio di così” 10

Posted by sdrammaturgo su 8 aprile 2007

Pasqua filippina

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“I have a dream” 2

Posted by sdrammaturgo su 1 aprile 2007

Sagra dell'Uomo

Copyright by Gladys|Rey

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