Beati i poveri, perché moriranno prima

Ode al cestone

Posted by sdrammaturgo su 21 aprile 2007

Dura lex sed lex, e la legge del Cestone non perdona. Lui, l’implacabile Cestone dell’Autogrill, alfiere del gusto musicale, baluardo della meritocrazia sonora, è il più integerrimo dei legislatori.
E’ lui a sancire la fine di un artista, quando accoglie col suo abbraccio austero un disco, ivi riposto a ricordar l’imago di un rifiuto gettato in quello che costituisce un vero e proprio cassonetto per la raccolta differenziata della musica spazzatura.
Ciò che piomba – o che si adagia – nel suo paterno e severo grembo ha chiuso per sempre con gli altari del successo. Non c’è storia, nessuna possibilità d’appello, nessun diritto di replica. Non restano che l’onorevole rassegnazione e la dignitosa accettazione del verdetto di fronte al giudice dei giudici del tribunale supremo del pop.
Per il Cestone dell’Autogrill valgono i principii dell’ipse dixit, dell’insindacabilità del giudizio, dell’autorità – ed autorevolezza – decisionale massima.
Ma da buon tutore dell’ordine, egli è un gerarca amorevole: quando emette sentenza di condanna, al contempo salva l’imputato, strappandolo al baratro dell’oblio, salvandolo dalle nebbie della Storia, offrendogli un riparo sicuro dalle intemperie dello show-business che tutto fagocita e tramuta in bolo di dimenticanza, per poi non lasciare al ricordo che lo sterco informe di quel che fu.
Mentre il Cestone preserva la memoria di ciò che è stato nonostante tutto e trasmette ai posteri gli errori del passato – che è il proprio presente – affinché essi assurgano all’aristocratico rango di reperti cari ad archeologi volenterosi. Giacché è sulle storture trascorse che si impara a plasmare un futuro migliore, forti degli esempi di ieri che insegnano ad evitare gli abbagli domani. Ed in fondo anche il male si trasfigura in qualcosa di bello allorché si tinge d’antico. Perché l’età, si sa, tutto divora ma tutto nobilita.
Felici devono essere pertanto coloro i quali hanno in sorte di cadere nel Cestone, poiché quell’epilogo è invero un principio e da un secolo ingrato essi rinasceranno un giorno a museale vita, consegnati alla Storia nella nuova e smagliante veste di monumenti.
E’ per un avvenire radioso pertanto che il Cestone dell’Autogrill compie il proprio dovere con stoico spirito di servizio.

Grande è la gioia che il Cestone regala all’inquieto viandante, recante in mano un panino Fattoria ed in bocca il tormentone della gita che con ridanciana imponenza ha risuonato poco prima nel pulmino. Tra le maglie della Juve ed i pacchi di Grisbì, può il viaggiatore rovistare in quell’oceano misterioso denso di echi di stagioni remote, fitto di mostri venuti da lontano, e dal mucchio di copertine sfavillanti, che non temono l’accostamento di colori che la Regola dittatoriale vuole siano incompatibili, fa riemergere alla luce nomi ignoti o che si credeva perduti per sempre.
Alvaro Amici e la sua fisarmonica, le Oba Oba, le canzoni di Natale di Christian, scampati da morte sicura, vengono riesumati e rivivono negli occhi e nelle orecchie di chi è partito a Ferragosto all’ora di punta ed è stato premiato per questo con la Conoscenza degli Abissi dello Scibile Acustico.
Cosa saremmo noi oggi senza l’album solista di Mauro Repetto o “T’appartengo” di Ambra Angiolini od il liscio frizzante di Sonia e Raimondo nel loro indimenticato ed indimenticabile concerto alla Sagra del Budello di Porco di Montegrufolone? “Un due tre stella quant’eri bella”, “Si ‘o marito chiù carnale”, “Italia mia bella, Italia novella”, sono ancora libere di risuonare nelle cuffie per gli ascolti-prova ed ai loro autori è concessa la speranza che quei brani incontrino, chissà, le mani capaci, attente ed esperte di qualcuno di TeleA+ o di CantaItalia, magari di passaggio dopo una settimana a Castiglion della Pescaia o Montalto di Castro.

Io levo a te dunque il mio canto di lode, o, sommo, o immenso Cestone, paladino del bene, eroe della cultura con la c minuscola.
Ti raggiunga in ogni Autogrill questa mia preghiera, questo mio tributo, cosicché tu possa proseguire nel tuo alto lavoro e preservare per tutti i popoli e tutte le genti in sosta dopo la fila al casello le più ardite testimonianze del genio umano in sciopero e conservarle ad imperitura memoria del fatto che Nino D’Angelo e Mino Reitano non sono nati da nulla, ma sono debitori – come d’altronde noi tutti lo siamo – di uomini che hanno scavato impavidi negli anfratti più reconditi del perturbante e ne hanno estratto la materia dello sconcerto.
Umilmente ti saluto, o Cestone dell’Autogrill.

Collage Trash

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