Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 9 – La mia famiglia

Posted by sdrammaturgo su 5 luglio 2007

La mia famiglia somiglia a quella di “Cent’anni di solitudine”, ma narrato da Edmondo De Amicis.
E’ sempre stata molto forte l’influenza del pensiero pragmatista ed utilitarista sulla nostra stirpe. Le prime parole dei miei genitori che io ricordi sono state: “Ma perché non lo mettiamo in orfanotrofio!?” “Scherzi?! Hai idea di quanto ci potrebbe fruttare nel mercato degli organi?!”. Sono cresciuto con l’impressione che mi sia mancato qualcosa tra le mura avite: un rene, la milza, un polmone.
Viviamo in una confortevole casa occupata. Dai topi. Prima c’erano le blatte, ma gli affitti oggigiorno sono troppo cari per gli insetti senza contratto a tempo indeterminato.
Mio padre è sempre assente, per via dell’autismo, quindi ci pensa mia madre a tirare avanti la baracca, sebbene non passi giorno che io non mi chieda se sia veramente necessario trascinare un appartamento con una corda e a forza di braccia.
Mia sorella prima batteva, ma ha cambiato mestiere per evitarmi di scrivere il più abusato dei luoghi comuni di bassa comicità da situazione sociale disastrata. Ora lavora alle pompe funebri. No, non è mai riuscita a strapparmi dal mio destino fatto di trite e ritrite battute da baretto.
Con noi vivono anche altre persone, che nutrono il focolare domestico con resti umani di scarto.
C’è mio zio, uno di quei tipi per i quali non vedi l’ora di commettere omissione di soccorso. Però mi vuole bene – o per lo meno questo è ciò che mi dice fin da quando sono piccolo ogni volta dopo aver fatto sesso.
Mio cugino è un artista nettamente in anticipo sui tempi. E’ per questo che non è mai riuscito a soddisfare una donna.
Suo fratello spaccia la droga. Degli altri. E’ misteriosamente scomparso.
La zia invece era assai più pigra di loro, tutti attivissimi nei loro interessi (ricapitolando: pedofilia, pittura, narcotraffico parassitario): si è suicidata perché non aveva voglia di preparare la colazione.
Poi c’è il nonno, una di quelle persone per cui stenti a credere che abbiano il pollice opponibile. Da piccolo mi prendeva sulle ginocchia e mi raccontava della guerra, solo che era muto e così per anni ho creduto che il secondo conflitto mondiale consistesse in gemiti gutturali. Fortuna che conserviamo ancora le sue lettere dal fronte: tutte quelle struggenti X…
Dicono che io gli somigli. Si sa, la genetica non mente. A me ha sempre detto la verità sghignazzandoci sopra.
Il nostro è un vero nido d’amore. Quando Giovanni Pascoli è stato nostro ospite per qualche giorno, abbiamo dovuto cacciarlo con la forza.
Si respira sempre un’aria festosa, di vitalità e creatività. Ogni giorno è una sorpresa: non sai mai quale componente della famiglia sarà sacrificato al santo quotidiano ed in quale modo.
Sì, i miei parenti sono molto religiosi. Quanto ferventi? Beh, non saprei come misurare il livello di fede, ma Madre Teresa di Calcutta dopo aver conversato con la mia povera nonna si sentì una puttana. Eh, la buonanima della nonna… Santa donna, devota a dio come un coatto a Vasco. Cadde in depressione poiché durante una funzione a S.Giovanni Rotondo il suo sguardo era scivolato sul pacco di Padre Pio e non si riprese mai più. Ci ha lasciato tanti preziosi insegnamenti. E manco una lira. Possa bruciare in eterno tra le fiamme dell’inferno.
Mentre scrivo queste parole commosse ed entusiaste, sento provenire dall’altra stanza l’amorevole voce di mia madre che gode con il postino e l’idraulico contemporaneamente; nel mentre, mio padre fissa il vuoto e sbava, mio zio tenta di cancellarsi la M scritta con il gesso sulla spalla destra della propria giacca, mio cugino accoglie teneramente le lamentele della sua bambola gonfiabile, l’altro è sempre scomparso, mia zia e mia nonna sempre morte, mio nonno sempre rincoglionito.
Oh che dolce cosa sentirsi parte di qualcosa! L’avranno pensato anche i deportati ad Auschwitz.
Cosa c’è di peggio della solitudine? Cos’è più triste di non avere una famiglia che ti vuole bene? Ok, ok, posso convenire che magari avere Pacciani per padre ed Anna Maria Franzoni come madre può far rivalutare l’essere orfano, ma in fondo non cerchiamo tutti delle persone care che ci stiano alle spalle? Alessandro Cecchi Paone senza dubbio. Ma anch’io, cosa sarei adesso senza l’affetto dei miei parenti? Cosa ne sarebbe stato di me? Non sarei diventato che un avvenente multimiliardario in un mondo di piaceri falsi: nulla a che vedere con la sincerità del mio posto di netturbino in una baraccopoli costruita sui valori della cordialità e dello stupro di gruppo ai danni di minorenni.

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