Beati i poveri, perché moriranno prima

“Disordine disciplinato” 16 – Mediterraneo

Posted by sdrammaturgo su 10 settembre 2007

Insondabile è il mistero del Mediterraneo. Sulle coste brulle o tra i pini a picco sulle acque dalla quiete turbolenta si respira un tempo diverso da quello geologico: sono le ere mitiche che scolpiscono le rocce ed imprimono il fluire degli istanti nella terra.
La sabbia e gli scogli, la salsedine e le onde, sembrano riposare lì da sempre, vivere di vita propria, abisso di enigmi per se stesso eppure posto alla mercé dell’umana indagine, ricerca destinata allo scorno ed alla beatitudine della fascinazione; è l’eternità che si riverbera negli anfratti marini, laddove non pare esserci traccia alcuna del freddo susseguirsi dei moti tettonici di erosione e mutamente fisico. Tutto ciò che c’è,
è.
Il Mediterraneo, abisso ed arcipelago, specchio del meriggio e culla del vespro, sfugge alla volontà analitica della Scienza. Esso appartiene ad una categoria altra. Il mare solcato da navi di evi remoti, i paesaggi ora irti ora dolceamari, spalancano uno scenario di duro incanto, impermeabile agli accidenti del tempo che scorre e però attraversato e segnato dalla mano dell’uomo.
Il Mediterraneo è il territorio del Mito, trasfigurato nell’intreccio di Storia e Natura: Natura primigenia che trasuda Storia e Storia illuminata dal contatto con la purezza della Natura.
I ricordi di battaglie, di pellegrinaggi, di fermenti, scoperte, conquiste, sono inghiottiti dalle profondità azzurre. Tutto è passato in uno sterminato presente.
Il sole che picchia, il vento che batte, oppure la notte inclemente, o ancora l’aurora silente: il Mediterraneo parla attraverso il tramestio del mutismo ancestrale. Come di fronte ad uno sconfinato altare di un dio che si annida nelle cose, religiosamente, e magicamente, si tace. Mormora lo Scirocco, oppure sussurra il Maestrale, brontolano i flutti esperti, magari gli arbusti friniscono: la voce del Mediterraneo ne rivela l’essenza, giammai intelligibile, chiara allo sguardo e buia al pensiero, sempre e per sempre ascosa nel tutto.
L’anima del Mediterraneo è una ciclicità petrosa.


Stilistica

Metro novenario. L’assenza di rima ed il periodare breve conferiscono al componimento un ritmo serrato, immagine “prosodica” di spazi irti e foriera di laconicità, che si snoda in una musicalità quasi liquida generante insieme contrasto ed armonia.
Frequenti allitterazioni “lucreziane”, ovvero atte ad evocare il fenomeno naturale suggerito dal verso.

Le onde contano i passi
che recano orme d’istanti
bevuti da spruzzi di sale.
Precipitano all’orizzonte
i dubbi e le esitazioni.
Laggiù l’orizzonte precipita.
L’aria squassata di quiete
snocciola in tenue respiro
il canto del Sempre e del Dopo.
S’involtola il vento e arroventa
le acque di brezza e burrasca.
Il Tempo s’avvampa in bonaccia.
Risale le coste scoscese
l’odore di alghe arenate.
Varchiamo il pertugio dell’Ora
e non c’abbandona e permane
l’aroma di nulla e pienezza,
quell’eco di sole e d’arcano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: