Beati i poveri, perché moriranno prima

“Della maraviglia” 5 – L’eclissi splendente dell’attore

Posted by sdrammaturgo su 18 settembre 2007

Mica è facile fare l’attore.
Mi ha sempre incantato e strabiliato la capacità di diventare qualcun altro, trasformarsi radicalmente, dare un corpo ed una voce ad un’idea di persona partorita da un artista.
Divenire un personaggio inesistente rendendolo vivo, possibile: questo è tutt’altro che elementare; ha un che di miracoloso, di insondabilmente immenso, misterioso, quasi divino.
Ciò che rappresenta per me il maggior motivo di meraviglia nel lavoro dell’attore è l’abilità nell’annullarsi. Già: la grandezza dell’attore risiede nella maestria con cui sa annullarsi nel personaggio. E’ tutt’altro che facile per un essere umano, ancorato com’è alla propria identità, rinunciarvi continuamente in nome dell’arte, giacché, come sostiene Sartre, noi non siamo che un Nulla che aspira a diventare qualcosa; nel nostro non essere l’Essere, la nostra vita è impegnata in una continua, incessante e disperata edificazione di un’individualità riconoscibile, solo illusoriamente stabile; disponiamo cioè di un unico bene e per di più quantomai labile, sempre sul ciglio del precipizio della spersonalizzazione. Pertanto la fatica dell’attore è doppia e grande e nobile è il suo costante martirio: egli deve perennemente essere in grado di rinunciare a se stesso con un moto di volontà supportato da uno sterminato apparato di conoscenze tecnche; deve imparare a pensare con un’altra testa, agire secondo criteri non suoi, appartenenti ad altri ambienti, ad altre epoche. L’attore indossa insomma sempre nuove e diverse maschere celandone l’ordito e la fattura, affinché appaiano reali, perfettamente incarnate. Se all’autore spetta la denuncia del carattere di finzione dell’opera, l’attore è invece mosso dall’imperativo del bell’inganno.
Penso all’attore come ad un sommozzatore: a differenza di chi annega, costui sapientemente e forte di qualità natatorie si inabissa ed esplora, scandaglia le profondità con spirito di ricerca, per riportare alla luce nuove conoscenze, un nuovo sapere, un nuovo patrimonio di bellezza nascosta.
Quando scompare sotto al pelo dell’acqua di quel mare oscuro e periglioso qual è un personaggio, egli sa che dovrà agire secondo logiche completamente diverse da quelle che vigono sulla terraferma. Per questo egli deve studiare, applicarsi senza requie; padroneggiare il metodo (anzi, i metodi), quindi trovarne uno tutto suo, imprimere la sua personalità in una complessa architettura di norme e canoni rigidi nella loro inafferrabile mutevolezza.
In virtù di tutto ciò, non può che indignare l’abuso inappropriato del termine attore. Ad esempio, Manuela Arcuri non è un’attrice: è una squillo di alto bordo che ogni tanto recita. Un po’ la differenza che c’è tra pittore e tinteggiatore. Detesto quando chiamano pittore l’imbianchino (peraltro, come se fosse offensivo venire appellati “imbianchini”! Il fruttarolo non se la prende a male se non viene chiamato botanico). Quella del pittore è un’arte che concerne un profondo e raffinato studio filosofico-scientifico. Un imbianchino è uno che passa il pennello Cinghiale sulle pareti. Massimo rispetto per il lavoratore, ma sono due cose diverse, come il romanziere o l’impiegato delle poste che compila i moduli.
Dunque, proprio come dipingere e tinteggiare o narrare e compilare costituiscono azioni radicalmente distinte, così una cosa è essere un attore, un’altra recitare di tanto in tanto.
Ecco perché l’attore è un’altra cosa rispetto ad un uomo di spettacolo che recita.
Attore è Vittorio Gassman. Attore è Marcello Mastroianni. Attore è Marlon Brando. Grandi, grandissimi, supremi. Eppure…Eppure c’è stato qualcuno a mio avviso ancora più grande di loro, qualcuno troppo spesso colpevolmente dimenticato nel novero dei giganti della recitazione. Sì, il massimo di tutti i tempi, il vero re dell’Olimpo attoriale, resta per me il sommo Gian Maria Volonté.
Quando Gassman recita, pur nella sua assoluta ed inarrivabile perfezione stilistica, si vede che è Gassman. Lo stesso dicasi per Mastroianni: quella straordinaria espressione di pigrizia metafisica rimane immutata (ed è la sua forza: poesia pura). Ma Volonté…Volonté si tramuta, cambia pelle. Assorbe il personaggio, l’opera filmica o teatrale in tutte le sue coordinate socio-spazio-estetico-temporali e se ne lascia assorbire. L’uomo Volonté scompare e lascia il campo al personaggio.
Gian Maria Volonté lavorava sul personaggio con un’accuratezza certosina, pressoché maniacale; prendeva possesso di ogni sfumatura linguistico-gestuale voluta dal regista, indagava l’ambientazione storica e geografica, analizzava l’intera poetica dell’autore.
Dal western al film storico, dal cinema d’autore allo sceneggiato televisivo, sublime è il risultato dell’unione di smisurato talento innato e cura ed attenzione tecnico-formale.
Quella operata da Gian Maria Volonté è un’eclissi splendente: dal buio dell’offuscamento dietro e nel personaggio, irradia di luce la scena e tutto assume connotati di verità.
Il suo picco estremo resta probabilmente “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, del 1970: un’interpretazione ai limiti dell’impeccabilità, di un’intensità unica, caro com’era l’argomento del film al protagonista impegnato in prima linea nelle battaglie di estrema sinistra.
Una scena è particolarmente sconvolgente: memorabile è il modo in cui Volonté mostra il passaggio del proprio personaggio da uno stato di assoluta sicurezza da vero uomo di potere ad un infantilismo ridicolo e carico di parossistiche note grottesche.
Sarebbe interessante notare al rallentatore i rapidi mutamenti delle espressioni facciali e del tono di voce: apparirebbe chiara la magica padronanza di Gian Maria Volonté sul personaggio dalle cui pulsioni si lascia volontariamente impadronire.
Eccelso, eccelso.

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Una Risposta to ““Della maraviglia” 5 – L’eclissi splendente dell’attore”

  1. […] che questo sia in senso assoluto un merito, Santamaria ci si sciacqua appena le mani e, invece di annullarsi nel ruolo, come un attore, come minimo, dovrebbe fare, interpreta lo stesso personaggio tutte le […]

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