Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 12 – Dongel Mini: una vita al minimo

Posted by sdrammaturgo su 20 settembre 2007

Avara di gioie, munifica di dolori fu la vita del povero Dongel Mini. Quando gli chiedevano: “Ué, Dongel, com’è che è stata la tua vita?” rispondeva: “Avara di gioie, munifica di dolori. I testi me li scrive Claudio Gianvincenzi”.
La sua esistenza si rivelò da subito tutta in salita. Neonato, fu trovato in un cassonetto da un attivista ecologista e venne subito spostato nella raccolta differenziata di materiale organico.
Nella discarica venne accudito da una colonia di ratti, fino a quando fu portato da alcuni netturbini in un brefotrofio cattolico. Rimpianse sempre quel periodo trascorso nelle fogne con i topi.
Passò dunque i primi anni della propria vita tra gli orfanelli come lui che lo sfottevano per il fatto di essere più orfano di loro, allevato da una balia che lo crebbe e lo educò in una maniera…in un modo…come dire…beh, avete presenti le mani amorevoli di una madre premurosa che coccolano il frugoletto? Bene, ora pensate a Mengele.
Poi arrivò nella mia famiglia. Ricordo ancora quella fredda notte in cui bussò alla mia porta con ancora quel pitbull attaccato ai coglioni. I miei genitori lo accolsero da subito come un secondo figlio. Mia madre mi picchiava, mio padre abusava di me. Furono molto contenti di prenderlo in casa. Io, poi, tirai un sospiro di sollievo. Poi però scoprii che mio padre amava i ménage a trois, ma questa è un’altra storia.
A scuola soffrì molto. Mentre i suoi compagni collezionavano amori e fidanzamenti, tutti i suoi foglietti con su scritto: “Ti vuoi mettere con me? SI NO FORSE. Barrare la casella desiderata” destinati alle ragazze che avevano catturato il suo interesse, tornavano indietro con la risposta: “Sì, ma fanno tre merendine ed otto figurine. E senza bocca”.
Amava il basket, ma la natura non aveva voluto gratificarlo con una statura adeguata: il suo sogno nel cassetto era coprire la visuale ad uno più basso di lui.
La sua popolarità peraltro non era aiutata dalle sue discutibili scelte in materia di giocattoli: fu l’unico ad acquistare la versione afroamericana di Ken, prima che questi venisse incriminato per un reato commesso in realtà dal caucasico W.A.S.P. Big Jim e ritirato dal mercato.
La sua reputazione era inoltre ulteriormente incrinata dagli attacchi di labirintite che lo coglievano mentre giocava a nascondino.
Arrancando tra sconfitte e malattie generiche, arrivò comunque al diploma e giunse il fatidico momento in cui dovette affacciarsi al duro mondo del lavoro.
Fece domanda per entrare a far parte del libro Cuore di Edmondo De Amicis, ma venne scartato perché demoralizzava gli altri personaggi.
Scoprì quindi di avere un talento innato per il commercio: riuscì a vendere forni nel deserto e frigoriferi agli eschimesi, ma gli fregarono l’incasso.
Scoraggiato ed amareggiato, subì una profonda influenza del film Forrest Gump e decise di emularne il protagonista: una mattina uscì di casa e prese a correre, correre, correre. Inseguito dal pitbull che non si era dimenticato di lui.
“Vedi, Claudio” mi disse un giorno “A me la vita piace. Perché io non piaccio a lei?” “Beh, comincia intanto con lo sbarazzarti di quel pitbull, innanzitutto”, risposi.
Era un caro ragazzo, Dongel. Al mercato degli schiavi non costava affatto poco.
Oh, come mi manca, ora che non c’è più. Chissà dove sarà finito. E’ scomparso ormai da mesi. Se n’è uscito di casa un giorno pronunciando una frase enigmatica: “Ciao, sto andando ad impiccarmi con le vene tagliate dentro ad un garage in cui ho lasciato la macchina accesa ed intendo spararmi alla tempia destra non appena l’acqua avrà riempito il locale. Potrai trovare il mio cadavere in Via Alibrando Ildebrandi 79, la strada che incrocia con Viale Ildebrando Alibrandi, proprio accanto all’alimentari di Sergio il Vicinoalgarageincuisisuicidadongelmini. Ma non il portone grande in ferro battuto: la porticina di legno di lato, quella bassa e verde scuro. La puoi riconoscere anche dal cartello che ho già provveduto ad affiggerci: ‘Qui dentro potete trovare il cadavere di Dongel Mini’. Mi raccomando: sono stato ignorato tutta la vita, abbiate cura di me almeno da morto. Desidero una degna sepoltura ed una bella cerimonia funebre. Non voglio decompormi dimenticato da tutti in uno squallido garage insonorizzato. No, non piangete per me. Tanto col cazzo che lo farete”.
Da allora non ho più avuto sue notizie. Ma ora devo andare: Sergio dell’alimentari mi ha chiesto di portargli un buon deodorante ambientale, poiché da un po’ di tempo nel suo negozio arriva una strana puzza. Va’ a capire cosa sarà…Mah, ‘sti cazzi.

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