Beati i poveri, perché moriranno prima

Le frasi amare che rendono squallida la vita

Posted by sdrammaturgo su 30 settembre 2007

Ci sono frasi terribili, spietate, che ci accompagnano dalla nascita al capezzale con il loro potere di svelare brutalmente i tormenti a cui è destinato l’uomo; formule tremende che sono in grado di annientare ogni entusiasmo e rammentarci quanto sia tragica e senza scampo la condizione umana. Ognuno di noi le avrà sentite rimbombare inclementi alle orecchie più e più volte durante il proprio cammino in questa valle di lacrime, restando ogni volta attonito e disarmato di fronte all’asprezza della realtà da esse palesata con glaciale assenza di misericordia.
Fin da bambini, in famiglia oppure a scuola, queste sentenze ci hanno insegnato che l’esistenza altro non è che un’asperrima marmellata di dolore e frustrazione; qualsiasi slancio di euforia, qualsiasi moto di ottimismo, ci è stato stroncato da certe lapidarie parole affinché comprendessimo che nessuna gioia ci avrebbe condotto al letto di morte, ma solo sconforto e terrore del vivere.
Se non c’è possibilità alcuna di redenzione
dal e del male, la presa di coscienza della sofferenza e conseguente memoria della stessa sono le unica vie di salvezza che ci sono concesse.
Ineliminabile è il patimento, ma non insostenibile il suo peso.
E’ a tale scopo che i Professori Fulvio Tricheco e Claudio Zoppo hanno deciso di raccogliere tutte quelle frasi amare che rendono squallida la vita, nella speranza che attraverso la consapevolezza ed il ricordo troviamo tutti la forza di affrontare la disperazione che esse hanno voluto da sempre mostrarci come inalienabile dal nostro triste mondo.
Nessuna illusione: seppur esposta alla luce della ragione, immane resta l’angoscia, ma meno soffocante è la morsa della tenebra rischiarata.

*

*

“Forza, ognuno a casa sua”

“Il gioco è bello quando dura poco”

“Domani interrogo”

“Stasera a letto presto, ché domani ti devi alzare alle sette”

“Se non ti va pane e zucchero, significa che non hai fame. Non siamo mica al ristorante”

“Abbiamo riso, abbiamo scherzato, ma adesso si torna seri”

“Ragazzi, dalla prossima settimana bisogna mettersi sotto, eh, ché ci sarà da lavorare sodo”

“Venerdì compito in classe”

“L’importante è avere un pezzo di carta sulle mani”

“Falli, ‘sti sacrifici, ché poi te li ritrovi”

“Il mondo è degli svelti, ma se lo godono i coglioni”

“Fatti un buon nome e fa’ ciò che vuoi”

“Quello è un buon partito”

“Qui se non si lavora non si mangia”

“Mi voglio sistemare”

“Quello ha lavorato una vita, però alla fine ha sistemato quattro figli”

“Mettiti da parte qualche soldino, ché non si sa mai come va la vita”

“L’artista dalla fame perse la vista”

“Questo figlio ci ha dato tante soddisfazioni”

“Mi raccomando, trovati un ragazzo ricco”

“Che ci fai con la bellezza? La bellezza svanisce, la bruttezza rimane”

“Quello è un bravo ragazzo, di buona famiglia. Suo padre fa il dottore”

“E’ una persona che ha sempre lavorato”

“Si sente che è uno che ha studiato”

“Se mio figlio mi portasse a casa una negra o una russa, mi dispiacerebbe”

“L’importante è che ti trovi una brava ragazza”

“Un lavoro ce l’hai, la moglie ce l’hai, i figli sono sistemati, cosa vuoi di più dalla vita?”

“Dammi retta, figliolo, diventa medico od avvocato. Vuoi mettere quando senti che ti chiamano ‘dottore’?”

“Tu è ora che trovi marito / prendi moglie!”

“Ma che ti importa degli altri! Pensa a te stesso, ché a te poi non ci pensa nessuno”

“Quando entra l’insegnante ci si alza in piedi”

“Ci vuole rispetto per gli anziani”

“Mangiare in classe è una grave mancanza di rispetto nei confronti del professore e dei compagni”

“A scuola si deve venire vestiti in un certo modo”

“Ci vuole un abbigliamento adeguato per ogni occasione”

“Questa macchina costa un po’ di più, ma la differenza si sente”

“Vuoi mettere avere una casetta tutta tua? Almeno hai qualcosa da lasciare ai tuoi figli”

“Visto come va in giro conciato quello? Sembra il figlio di nessuno”

“Tanti auguri”

“Tante care cose”

“Buona fine e buon principio”

“Io mi sono spaccato la schiena per mandare avanti la famiglia e farvi studiare”

“Divertirsi sì, ma sempre con la testa sulle spalle”

“Mi raccomando, giudizio”

“Fa’ attenzione, ché in certi posti non si sa mai chi si possa incontrare”

“Attento alle amicizie sbagliate”

“Sposalo, ché è un bravo ragazzo, uno con i piedi per terra”

“Io non capisco questi ragazzi che bevono e poi si mettono alla guida. Io nella mia vita non mi sono mai ubriacato: massimo un bicchiere”

“Ai miei tempi quando una persona più grande parlava si stava zitti e si ascoltava”

“Oggi non c’è più rispetto per i genitori. Io se mi azzardavo a controbattere a mio padre, erano dolori”

“Quando sarai grande farai come ti pare, ma finché stai sotto questo tetto fai come dico io”

“Ti sembra questa l’ora di rientrare in casa?!”

“Sì, ora sei contento perché sono cominciate le vacanze, ma vedrai quanto farà presto ad arrivare settembre!”

“Non posso venire: devo studiare perché domani ho un esame”

“Sbrigati a laurearti, ché si sa quant’è difficile entrare nel mondo del lavoro”

“Mi pagano poco o nulla, ma intanto entro nel giro”

“Quello si gratta le palle tutto il giorno, ma qui c’è da lavorare, altroché!”

“Uscire?! Ma stiamo scherzando?! Io stasera mangio un cucchiaio di minestra e alle nove sono dentro al letto, ché domani lavoro, mica gioco!”

“E noi chissà quando andremo in pensione…”

“Io voglio solo un posto sicuro per arrivare tranquillo alla pensione”

“Io all’età tua la mattina studiavo ed il pomeriggio lavoravo. ‘Sto divertimento, le uscitine, me li sognavo”

“Ti ci vorrebbero due settimane di Polonia”

“Chi di giovane non è di sinistra è senza cuore; chi da grande non è di destra, non ha testa”

“Sì, pure io da giovane la pensavo come te, ma vedrai che quando avrai la mia età mi darai ragione”

“Da giovani siamo tutti idealisti, ma poi subentrano gli impegni, la famiglia, il lavoro, e lì non si scherza”

“Critichi critichi, ma poi vorrò proprio vederti quando sarai genitore anche tu”

“Tu nel dubbio in Chiesa vacci”

“L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re”

“Non sta bene”

“C’è modo e modo”

“L’educazione prima di tutto”

“Per carità, sempre nel rispetto di chi la pensa diversamente”

“Qui non è che ognuno può fare come gli pare: ci sono delle regole che vanno rispettate”

“Io non capisco queste coppie che si baciano in pubblico. C’è luogo e luogo e certe cose si fanno in privato”

“Così passi dalla parte del torto”

“Comportati da signore”

“Io da giovane lavoravo dieci ore al giorno e guai a chi alzava la testa”

“Vestiti bene, se no poi la brutta figura la faccio io perché la gente pensa che tua madre sia una trascurata”

“Quella va’ a letto con tutti. E’ proprio una puttana”

“Che delusione ha dato al padre, tanto brava persona che ha lavorato tutta la vita”

“Prendi esempio da quello: ha faticato per anni, ma adesso ha dieci operai sotto di lui”

“Tu alla tua età devi pensare solo a studiare”

“Anche se gli altri fanno sciopero, tu entra e fatti vedere dai professori che sei diligente”

“Al giorno d’oggi non ti regala niente nessuno”

“Guarda che le donne sono furbe, non vedono l’ora di trovare qualche pollo come voi per rigirarlo come un pedalino”

“Prima fai i compiti, poi vai a giocare”

“La cravatta ogni tanto ci vuole”

“Presentati bene al colloquio, ché la prima impressione è quella che conta”

“Per carità, lo stipendio fisso è una bella comodità, ma lavorare in proprio è tutta un’altra cosa. Ci saranno pure più responsabilità, ma vuoi mettere la soddisfazione?”

14 Risposte to “Le frasi amare che rendono squallida la vita”

  1. Parmenide said

    che cazzata…

  2. Ma no, è geniale.

  3. Melo Dicalei said

    Sto leggendo con grande interesse questo blog, mi piace molto il modo in cui scrive. Su alcuni argomenti, ma il tempo non me lo permetterà, mi farebbe piacere anche cominciare un confronto, anche magari per essere “cazziato”, una buona volta, da delle ragioni che siano “ragioni”, e non frasi fatte. Ma in attesa di allora, mi permetta una domanda rapida su questo post:

    “Io non capisco questi ragazzi che bevono e poi si mettono alla guida. Io nella mia vita non mi sono mai ubriacato: massimo un bicchiere”

    Cos’ha contro questa frase? Personalmente trovo che chi l’alcool, fin dagli albori, sia stata una delle cose più contrastanti con l’autoillusione dell’uomo di essere superiore al resto del regno animale; una “sbronza” agisce sul cervello umano, sottraendo razionalità e lucidità fino a far rimanere soltanto dei vaghi e indistinti istinti primordiali. Tra l’altro a danno pure della memoria, oltre che del fisico, tanto che il “piacere” di ubriacarsi è limitato al momento in cui il fegato chiama in soccorso la maggiorparte delle energie vitali del corpo, per tentare di liberarsi del mortale nemico che ha appena contaminato il sangue dell’individuo, mandando per l’appunto il cervello in “auto-pilot”, e facendo fare all’individuo tutte quelle spassose e divertenti cose, delle quali non si ricorderà il giorno dopo, e non potranno che essergli raccontate sghignazzando felici, nel mentre che la sua ‘al limite dello scoppiare’ testa si troverà sopra il baricentro di una candida tazza del cesso. E tutto questo non arriva tra l’altro all’argomento, ma siccome non ho più tempo, potrà immaginare la mia opinione su questa riprovevole pratica legata addirittura alla guida di un veicolo…

    • Naturalmente non ho niente contro chi non beve ed ovviamente apprezzo chi non si mette alla guida ubriaco. Di quella frase però, quando la sento pronunciare in giro con maschia fierezza, trovo stucchevole ed avvilente l’ostentazione di morigeratezza che la fa diventare moralista e piccolo-borghese.

      P.S. Se mi dai del lei, si vede che non hai ancora letto questo https://sdrammaturgo.wordpress.com/2007/10/30/pedanteria-politicizzata-5-il-lei/ :-D

      • Melo Dicalei HA said

        Perlappunto, avevo appena finito di leggerlo ed ero tornato qui per puntualizzare ^^
        Diciamo che io mi sono rivolto a lei, come ad altri, dandole appunto del Lei, non per formalismo borghese o “buona creanza” imposta e non giustificata, semplicemente perchè lei nemmeno se ci si mettesse d’impegno riuscirebbe ad infilare in un discorso la quantità di corbellerie che dice in una sola frase Gigetto, il bambino di 10 anni del piano di sotto al quale do del tu. In pratica quando parlo mi piace fare distinzione in qualche modo, in base alla validità dell’interlocutore. Per questa forma di “rispetto” utilizzo il Lei per comodità, perchè è già in uso, ma potrei benissimo rivolgermi a “Coso”, come a Vossignoria, a seconda di come il destinatario si senta a suo agio. Ovvio che con questo criterio, spesso tocca rivolgersi in un certo modo sulla fiducia, e che in molti altolocati e immeritevoli casi si dovrebbe procedere alla rimozione di ogni genere di formalità, però…^^ In ogni caso io non mi sono mai sentito offeso fin ora da chi mi ha dato del tu, semmai il contrario: ora che so che dandoti del tu, comprendi appieno il mio rispetto, non preoccuparti che non mi farò più scrupoli del genere XD
        Saluti

  4. Rita said

    Madonna, hai ragione… sono quelle frasi capaci di rabbuiarti in un secondo. E’ una sensazione stranissima da spiegare, ma è proprio così, ti mettono una specie di disagio addosso… .

    Da bambina mi veniva il magone quando dicevano: “il gioco è bello finché dura poco”. Ma perché????

    Per ognuna di queste frasi ci sarebbe da scrivere tantissimo.

    Ad es. la frase “Per carità, sempre nel rispetto di chi la pensa diversamente” implica un perbenismo ipocrita immenso. Ma chi l’ha detto che si deve sempre rispettare chi la pensa diversamente? Io ad esempio non rispetto chi pensa che la vivisezione sia una cosa giusta.

    Tempo fa, ad una cena, un’amica disse:”ho conosciuto tizio, una gran bella persona, gran lavoratore, cattolico fervente”.
    Perché cattolico fervente e gran lavoratore dovrebbero essere degli attributi positivi? Perché darlo per scontato?
    Io le ho risposto:”cattolico fervente? Poraccio!” LOL

    Ti dirò, ultimamente non sono più nemmeno tanto sicura che il suffragio universale sia una cosa giusta. Perché uno che guarda il Grande Fratello e la domenica va a fare a pugni allo stadio e va avanti a forza di luoghi comuni come quelli che hai scritto sopra deve avere diritto al voto? Come può essere in grado di effettuare una scelta liberamente? Che capacità critica ha? E mi rendo perfettamente conto che adesso anche io – nel descrivere una determinata tipologia di persone ho usato dei luoghi comuni (uno che guarda il Grande Fratello e uno che va la domenica allo stadio a fare a pugni) LOL (ergo, forse nemmeno io mi merito di andare a votare) LOL

    Lo so, è un discorso complesso. Però almeno proporrei lo studio obbligatorio della politica e della storia italiana degli ultimi cento anni, con esame da superare e, in caso contrario, niente diritto al voto.
    Per guidare la macchina ci vuole la patente, no? Per esercitare la professione di medico ci vuole la laurea e l’aver superato l’esame di stato, no? E allora anche per esprimere una preferenza politica bisognerebbe dare prova di sapere di cosa si sta parlando. Conoscere almeno la politica, la storia. E qui non si tratta di discriminazione sulla base di un pregiudizio com’è stata in passato nei confronti delle donne, no, qui si tratta di permettere a tutti di andare a votare purché dimostrino di essere in grado di avere una conoscenza appropriata dell’argomento e una coscienza critica. Un patentino insomma.

    Perchè quando affermo questa cosa mi danno della fascista? Perché deve essere tutto bianco o nero? Perché esiste la cosiddetta “dialettica da stadio” per cui o sei così o non lo sei?
    Perché esistono degli argomenti “intoccabili”? Perché a pensare liberamente rischi di essere antipatica?
    Perché a dire quello che si pensa si rischia di passare per matto?
    Che palle vivere a volte… che fatica, eh… ;-)

    • La parola “rispetto” è spinosa e sono sempre gli assolutisti paraculi ad usarla come scudo spaziale. Se per rispetto intendiamo infatti non impedire che uno dica cazzate, allora sono quantomai rispettoso. Se invece intendiamo considerare valide le sue cazzate, allora non ci siamo proprio. In questo senso, non ho alcun rispetto.
      Quanto al voto, sono un anarchista, quindi non voto, considero la democrazia una forma perfezionata di dittatura, quindi per me avere il diritto di voto equivale al diritto di scegliersi il padrone. Quindi non mi pongo il problema poiché me lo pongo in maniera radicale.

      • Rita said

        Già. Ma guarda che la questione del suffragio universale che mi sono posta in fondo mira a mettere in discussione proprio la validità del sistema democratico stesso.
        Comunque nemmeno io esprimo il mio voto da anni.
        Un giorno – se ci riesco, perché sono temi complessi – vorrei spiegare perché sono fondamentalmente una persona a-politica.
        Diciamo che ho la tendenza a ragionare per massimi sistemi filosofici, quindi un discorso essenzialmente di matrice materialista ed economica quale quello portato avanti dai due sistemi che si sono contrapposti nell’ultimo secolo (visione capitalista V visione comunista) a me non può interessare di default. Lasciando stare le derive totalitarie, che sono fenomeni che vanno analizzati a parte, è proprio questa visione del materialismo storico per cui l’essere umano è ridotto a mero coefficiente di un sistema economico che trovo dequalificante per l’individuo stesso. E il comunismo,ad es., per come la vedo io, non può essere una risposta valida perché non elimina questa visione di uomo come fattore economico, vuole solo ribaltarne le sorti. Diciamo che sono l’uno il rovescio della medaglia dell’altro.
        Vabbè… è un discorso complesso in effetti. Scusa se sono stata poco chiara o troppo didascalica.
        Comunque sostanzialmente volevo dirti che condivido il tuo definirti anarchista.
        Io non riesco a definirmi. Potrei solo spiegare cosa mi piace e cosa non mi piace ;-)
        E che detesto la contrapposizione politica che si appoggia su una dialettica da stadio, l’essere da una parte o dall’altra, atteggiamento che non scorgo molto diverso da quello fideistico nei confronti della religione. Un prendere posizione tanto per.
        Mi sembra molto limitante. Un’offesa all’intelligenza di chiunque.

        Ti rispondo qui anche in merito alla questione dei testimoni di geova. Per mia sfortuna non conosco la bibbia se non per sommi capi, quindi preferisco dire che non la conosco per niente in quanto detesto essere superficiale e voglio riconoscere i miei limiti.
        So che, essendo io fondamentalmente una persona che ama studiare, può essere considerata una grava lacuna, essendo la bibbia un testo come un altro, che quindi andrebbe letto almeno per curiosità. Ma ho sempre avuto una sorta di rifiuto. Quindi, ahimé, mi sa che non sono in grado di scontrarmi con i testimoni di geova. Mi conviene dire che non sono credente e via ;-)

  5. SuperCoven said

    AHAHAHAHA ogni volta che mi sento dire qualcuna di queste frasi mi viene voglia di morire o di sbellicarmi dal ridere a seconda del mio umore, soprattutto quelle più patetiche di tutti, ovvero sull’argomento “famiglia-lavoro-i figli so piezz’e core” che contengono espressioni spregevoli come: “spezzarsi/spaccarsi la schiena”, “tirare su i figli”, “farsi un mazzo così dalla mattina alla sera per i figli”, “quella ha le palle perché ha lavorato una vita per campare i suoi 3 figli”. Sono così pregne di bruttura da far ribrezzo.

  6. SuperCoven said

    Precisamente! La frase della donna coi 3 figli io la sento dire dalle genti del mio paese in riferimento a una donna che conosco davvero, tutti a lodarla perché ha partorito e poi cresciuto da sola questi 3 esseri, costituiti dalla primogenita che è una schizzata acida che non sai mai se vuole fulminarti o salutarti, la secondogenita che è una povera cogliona isterica e borderline che sa parlare solo di moda e cosmetici, mentre l’ultimo è un ragazzino 15enne ciccione che passa le giornate a giocare ai videogiochi, scoppiare petardi con gli altri deficienti come lui e mangiare pane e nutella.
    Ne è valsa la pena!

  7. Lucio said

    Alle due settimane in polonia sono sbottato….adesso si potrebbe dire in grecia

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