Beati i poveri, perché moriranno prima

Le storie di Papà Castoro

Posted by sdrammaturgo su 21 novembre 2007

Dai, papà Castoro, raccontaci una storia!”.

E così il Ragionier Alfonso Castoro cominciò.

L’ornitorinco puntiglioso

C’era una volta un ornitorinco che nuotava in uno stagno e disse: “Che cazzo ci sto a fare in uno stagno, visto che il mio habitat naturale sono i corsi d’acqua ad abbondante portata permanente con rive di fango molle nelle regioni montuose a clima continentale o nelle foreste pluviali tropicali?”.

Un’altra, un’altra!”

Il gufo ed il lupo

C’era una volta un gufo che, stanco di essere chiamato “gufo di merda”, entrò in analisi ed iniziò una terapia di gruppo.
Al primo incontro, accanto allo scorfano con il complesso di inferiorità, sedeva il lupo, disperato per il fatto di essere sempre dipinto come il paradigma della malvagità nei racconti popolari, infido ed assetato di sangue, puro concentrato di cattiveria.
Il gufo gli si avvicinò per confortarlo ed il lupo lo sbranò. Poi disse: “Beh?! Che vi aspettavate?! Il terapista è Paolo Crepet”.

Ancora, ancora!”

Il gorilla

C’era una volta un gorilla…

Uffa, ma perché sempre animali?!”

Ma bambini, le favole…”

E allora raccontaci una fiaba”

Hem…uhm…e va bene”

C’era una volta un principe, che però era un gorilla. Benché a corte nessuno gli avesse mai fatto pesare la sua diversità ed il re e la regina lo avessero accettato così come era e cresciuto lo stesso amorevolmente (sebbene il padre avesse sempre nutrito qualche dubbio e più di un sospetto), il principe voleva diventare un essere umano come tutti gli altri.
Un bel giorno salvò la vita ad una fata, la quale, per ricompensarlo, con un incantesimo esaudì il desiderio del principe, che perse tutte le connotazioni gorillesche.
La principessa capì allora che dello charme si può anche fare a meno e non è la raffinatezza dei modi a costituire la caratteristica principale di cui dovrebbe essere dotato un uomo.

Torniamo alle favole, va’, ché è meglio”

I conigli ed i ricci

C’erano una volta una coppia di conigli che scopavano come ricci ed una coppia di ricci che scopavano come conigli. La globalizzazione era arrivata anche nel mondo delle favole.

Papà Castoro, non ci bastano mai!”

Il linguista poco accorto

C’era una volta l’inventore dell’incipit “c’era una volta”, ma la SIAE non era stata ancora inventata, così quando tentò di fare il figo vantando la propria paternità della fortunata formula per rimorchiare, non fu creduto dalle strappone e per di più venne sfottuto dagli amici del baretto.
Privo degli ingenti proventi che gli sarebbero derivati dai diritti d’autore e senza un soldo, dovette inoltre accettare il posto da cameriere nel medesimo baretto, cosicché subì derisioni quotidiane fino al giorno della pensione.
Morale della fiaba: la cultura non paga, se non hai i soldi non te la danno, gli avventori del baretto non hanno un cazzo da fare.

Siamo insaziabili di racconti della buonanotte!”

La volpe e l’uva

C’era una volta una volpe che osservava un grappolo d’uva che pendeva sopra la sua testa. Con l’acquolina in bocca, fece un salto per cercare di afferrarlo, ma il tralcio era troppo in alto. Tentò nuovamente, ma niente. La terza volta però spiccò un balzo più deciso, riuscì a prendere l’uva e disse: “Alla faccia vostra”.

Dai, Papà Castoro, raccontaci un’altra storia!”

Ahò, e mo’ m’avete rotto li cojoni!”

Mamma Castoro ti mette le corna. Stronzo.”

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