Beati i poveri, perché moriranno prima

Archive for gennaio 2008

Carteggio d’amore e d’avventura

Posted by sdrammaturgo su 31 gennaio 2008

Cadice, il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

Amore mio,

stella che mi illumina il mattino, sole che riscalda le mie notti in seguito ad un incredibile fenomeno di rovesciamento astronomico, foro che torna utile quando nessun chiodo è dato da conficcare pur bramando malleabili superfici, sono adunque giunto al porto e mi accingo a salpare l’indomani, allorché l’alba avrà sorpreso i maschi e corpulenti marinai che approfittano dell’oscurità costiera per far del lor didietro attracco di solerti brigantini.
La ciurma è completata, solida e robusta. Miei uomini di fiducia sono: il cuoco Ramòn Ramirez Carbòn, che nutrirà di vigore le nostre membra con le sue pietanze saporite e sostanziose, il cui gusto corroborante è noto financo negli approdi del Nuovo Mondo (sebbene, secondo alcuni, i piatti di Carbòn risulterebbero ancor più gradevoli, s’egli non solesse lavarsi le mani con la sua stessa urina); Alejandro Belgioioso De La Serna, vedetta morigerata, che al posto di “cazzate la randa” esclama con rossore “augellate la gomena”; ed infine lo scrivano Pedro Aranzàbal, omuncolo di brutto aspetto e di cattivo odore, insignificante nella figura e d’intelletto non brillante, facile inoltre alla mestizia e alla malinconia, oltremodo irritante nella sua penosa mediocrità – come per esempio adesso: non capisco proprio perché mi stia guardando affranto e rattristato mentre gli sto dettando questa lettera.
Avevo chiesto poi un mozzo di bordo, ma mi hanno dato un giovinotto senza un braccio.
Per lenir la noia della traversata e recar sollazzo all’equipaggio, ho chiamato a bordo tre fenomeni da baraccone: un ciccione che arriva a toccarsi le orecchie con la lingua, uno che si infila palline nel culo e poi le spara dal ponte in bocca ai delfini, uno che crede in dio.
Tutto è pronto, moglie mia, per consegnarmi alla storia, alla leggenda. Le gesta del tuo nobile marito saranno ricordate dai posteri per secoli e secoli ancora ed il nome del capitano e timoniere Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn, esploratore, gentiluomo e coltivatore diretto, rimbomberà in ogni angolo dei sette mari e verrà impresso sopra ogni cesso delle cambuse.
L’impresa che mi appresto a compiere è seconda solo a quella di quel fiero genovese, il quale, contro tutto e contro tutti, dimostrò che in India si può arrivare anche passando da Occidente: basta solo scavalcare le Americhe, oltrepassare il Giappone, attraversare la Cina, scalare l’Himalaya e ci sei.
Scarsa fiducia ripongono gli inetti ed i miserabili nel mio titanico progetto. Ma essi sono destinati all’oblio dei tempi o al massimo a sposarsi uno scorfano possidente di un orto coltivato a rape. Invece io so, io so che le mappe del cartografo valdostano Adelmo Biscaglioni Mandaprugna di Crapacotta dicono il vero e non possono mentire, benché le previsioni di quel montano genio godano di ben parca stima nell’ambiente incipriato dei parrucconi del cannocchiale, e solo perché quando egli disegnò la pianta del suo monolocale omise di riportare qualche stanza!
Ah, schioccante sarà lo schiaffo per gli increduli, dopo che per primo avrò posato il piede sulle terre sconosciute di un continente ignoto dove scarpa umana giammai lasciò impronta e puzzo.
Una volta arrivati in quei luoghi misteriosi sarà assai dura muoverci e orientarci, ma la Compagnia mi ha assicurato che troverò una guida sul posto.
Or ti saluto e ti bacio, consorte, e mi accingo agli ultimi preparativi prima della partenza.
Sei sempre nel mio cuore e talvolta nei miei testicoli.

Tuo,

Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn

P.S. Oggi è il primo aprile. Hai già ricevuto il pesce che ho fatto lasciare per te?

 



Siviglia, qualche giorno dopo il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

Quando torni, ricordati di passare a prendere un fustino di detersivo per il bucato in lavatrice. Per la lavatrice, mi raccomando, non fare come l’altra volta che mi hai portato quello per il lavaggio a mano.

P.S. Appena sei uscito di casa, ho preso puntualmente il pesce.

 

 

 

 

 

 

Mare aperto, qualche settimana dopo il primo aprile del 1700, anno più, anno meno

 

 

Tesoro mio,

la tua lettera aveva un che di anacronistico. D’altronde siamo sempre stati una coppia piuttosto metanarrativa.
Questi ultimi giorni sono stati munifici di traversie: prima siamo incappati in una colonia di sirene, ma per fortuna avevano la raucedine (beate influenze mitologiche primaverili); quindi la vedetta morigerata non ci ha avvertito di un pericolo a poppa poiché si vergognava a dire poppa e non ha trovato sinonimi non disdicevoli, così non siamo riusciti ad evitare la collisione con un banco di coralli. Fortunatamente avevo fatto fare il tagliando al vascello prima di lasciare Cadice e Guido il Meccanico aveva rattoppato la scocca rinforzandola con laureati in filosofia che hanno un contratto da assi a tempo determinato.
Tra poco entreremo in acque che si dicono infestate dai pirati. Se ci capiterà di scontrarci con loro, proporrò una constatazione amichevole.

In mezzo a nerboruti bifolchi avvezzi più alla sciabola che all’igiene intima, ti penso spesso, soprattutto a pecora.

 

 

 

 

 

 

Locale di spogliarello maschile, una notte qualsiasi del 1700, anno più, anno meno

 

 

Marito mio,

flagello della floridezza femminina, totano surgelato che annaspa negli oceani, griderei al mondo quanto mi manchi, se solo non avessi la bocca occupata.

 

 

 

 

 

 

Da qualche parte in qualche mare, presumibilmente qualche mese dopo il primo aprile del 1700,

anno più, anno meno

 

Mia trota salmonata,

non noti da parte mia un certo abuso dell’aggettivo indefinito “qualche”? La fatica del viaggio è sfibrante, ma il mio spirto indomito trova requie al sol pensiero di ciò che l’attende!
Le onde cullano la nave e sembrano sussurrarmi il tuo nome. Se porgo l’orecchio, mi par di udirle mormorare: “Amore, amore, amore”. Lo scrivano sostiene che il loro suono sia molto più simile a: “Cornuto, cornuto, cornuto”, ma proprio non riesco a spiegarmi questo scarto di ricezione uditiva, se non riconducendolo alla sua bassezza umana per nulla abituata al sublime.
Deh, come soffro, povera stella mia, sapendoti lontana leghe e leghe a penare per la lontananza del tuo prode sposo!

Ma presto sarò di ritorno, gioia mia, te lo prometto solennemente.

 

 

 

 

 

 

Gigolò Club di Granada, sempre 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio disorientato coniuge,

in effetti, da quando te ne sei andato, pene non manca. Mancano, pardon. Ma resisto. Eccome se resisto. La tua ultima lettera suonava quasi minacciosa, mio diletto. Non temere di star via troppo a lungo e prenditela pure comoda, valoroso finanziatore dei miei piaceri.

 

 

 

 

 

 

Pieno oceano, ho perso il conto, XVIII secolo (e non ve l’aspettavate)

 

Davanti a me, il mare. Dietro di me, il mare. Intorno a me, gli squali. Sopra di me, la ciurma.
Mentre davo prova di solerzia e gagliardia grattando via i fasolari dalle travi di prua con veementi fendenti di saponetta, un flutto beffardo mi ha catapultato nella bocca salina di Poseidone, il quale a quanto pare aveva messo a dieta i suoi fedeli pinnati predatori.
Oh, quale prova di affetto ed ammirazione stanno dando i miei uomini al loro capitano! Sicuri dell’abilità del loro condottiero, non osano scostar falange alcuna ad aiutarmi per non offendere il mio animo orgoglioso ed anzi si divertono e si sbellicano nel presagir la sorte che toccherà agli ingordi ittici dopo la gladiatoria tenzone. Persino la vedetta morigerata sembra aver abbandonato il suo solito fanciullesco pudore ed incita accaloratamente il proprio duce a guisa di preghiera fescennina, portando entrambe le mani sulla patta a mescolare gli attributi al mio indirizzo, probabilmente per accattivare in mio favore la potenza del sì caro dio Priapo.
Scamperò anche questa insidia? Darò prova di forza, questo è sicuro; certo è che la lotta mi verrebbe più agevole, se non avessi tutto questo peso nelle mutande.

Dettando in diretta questa testimonianza con la bocca piena d’acqua al mio fido scrivano, pure lui incendiato dall’evento, ti bacio, tentando di disincastrare lo stivale dagli incisivi del primo squalo.

 

 

 

 

 

 

Festa con trenino, naturalmente un po’ di tempo dopo, di nuovo 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio consorte in via d’estinzione,

spesso sono stata una compagna assente, lo ammetto; più di una volta, pur di non stare con te, avrei preferito la compagnia dei piranha ed assai frequentemente ti ho privato della mia presenza intrattenendomi con erculei filibustieri assoldati nelle regioni del Nilo. Ma non dubitare stavolta se ti dico che pagherei qualsiasi somma di dobloni pur di poter assistere alla scena. Lo giuro, credimi.

Augurando buon appetito alle dolci creature del mare, ti dico addio, bel pasto della mia vita.

 

 

 

 

 

 

Continente sconosciuto, calendario volato in acqua, 1700, anno più, anno meno

 

 

Mio ripieno di ostrica,

mia ostrica ripiena, mi sono eroicamente salvato! Quelle popolane emissioni gassose che in me tanto biasimavi ed al suon sulfureo d’olezzante profondità delle quali solevo invece io trastullarmi nella tinozza producendo gorgoglianti bolle con viril soddisfazione, si sono alfin rivelate utili e le tue supposizioni secondo cui avrebbero fatto fuggire anche i pescecani si sono dimostrate esatte.
Saggia è stata la mia scelta di volere come cuoco il glorioso Ramòn Ramirez Carbòn, famigerato per la sua frittura di fagioli al cacao cucinati con i broccoli al peperoncino.
E non son già qui finite le mirabili novelle! Avevo ragione, amor mio! Le carte di Adelmo Biscaglioni Mandaprugna di Crapacotta non difettavano di veridicità! Come un’armoniosa sinfonia ha risuonato alle mie orecchie il grido: “Terra, terra!” che la vedetta morigerata ha proferito a pieni polmoni stamattina. Unica nota stonata è stato il suo seguente urlo mentre precipitava dalla cima dell’albero maestro, ma la dissonanza non arricchisce forse uno spartito? Specialmente se prodotta dal lavoro d’orchestra di cera fresca, buccia di banana, gabbiano guercio che si schianta in faccia, marinaio poco accorto sofferente di vertigini.
Abbiamo perciò attraccato e ci siamo inoltrati in un territorio che si dice abitato da indigeni antropofagi. Però non abbiamo paura: non conosciamo il significato delle parole “indigeno” ed “antropofago”.
La regione appare oltremodo frastagliata e montuosa, densa di picchi rocciosi tra cui sprofondano abissi petrosi di cui non si vede la fine. Farci strada ci costa sicché sudore della fronte e diarrea degli intestini.
E’ un luogo così scosceso ed impervio che non c’è arrivata neanche la peste. Durante la scalata, i bacilli si sono detti: “Ah rega’, ma chi ce lo fa fa’?” e sono tornati indietro.
Mi sento insicuro come un chierichetto alla Conferenza Episcopale. Ma non mi arrenderò e conquisterò queste lande, soprattutto dopo aver fallito la presa della Kamchatka.

Sarai fiera di me!

P.S. Mi chiedevo: ma come fanno ad arrivarci le rispettive lettere, visto che prima ero in alto mare ed ora sono disperso in un continente sconosciuto?

 

 

 

 

 

 

Casa listata a lutto, non è così importante quando, basti sapere che si tratta del 1700, anno più,

anno meno

 

 

Sei dunque sopravvissuto agli squali. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

 

 

 

 

 

Boh, ‘700, stavolta con l’apostrofo

 

 

Mio bene,

è finita. Siamo stati catturati da una tribù spietata, i cui costumi barbari e cruenti hanno scosso la mia anima imperturbabile: vivono in capanne vicine l’una all’altra sulla sponda di un’insenatura ed i più baldi tra gli abitanti, preposti ad animare la comunità, coinvolgono tutti gli altri in danze di gruppo con macabro sorriso fisso in faccia e si accoppiano freneticamente con le più avvenenti tra le mogli altrui quando i mariti se ne vanno a gareggiar tra loro.
Lo scrivano mi dice che non tutto è perduto, che c’è ancora possibilità di salvezza dalla prigionia, ma gli faccio notare che gli sto dettando la lettera da dentro un pentolone mentre lui scrive adagiato in un’ampia casseruola.
Se è questa dunque la fine che spetta all’intrepido Julio Fernando Zubromawi Guaspazzòn detto Julio Fernando Zubromawi Guaspazzìn, il pianeta intero sappia che me ne andrò con sommo onore ed a tal regal proposito incido sulla carta un giuramento: non renderò la vita facile al prezzemolo.
Così sia scritto, così sia cotto.
Addio, Deborah Samantha Jessica Moana. Percepisco da qui i tuoi influssi che mi accompagnano verso l’estremo soffritto e mi sembra di sentire la tua mano sulla testa, anche se non mi spiego questa sensazione di pressione verso il basso.

So che saprai cavartela da sola, ma se un giorno avvertirai il morso della solitudine con insopportabile intensità, va’ in cucina e guarda un piatto di minestra: io sarò lì con te.

 

 

 

 

 

 

Rito dionisiaco, un bel giorno del 1700, anno più, anno meno

 

 

Oh capitone,

mio capitone, sono senza parole: hai saputo rendermi felice.
D’altro canto, come si dice: oggi a te, domani a me. Ma ciò che conta è che oggi a te.
E mentre il vino scorre a fiumi, secondo solo alla quantità di verghe, penso a te che ti accingi a bollire tra esotiche spezie in un trionfo di sapori celestiali e la mia mente si fa più leggera, seguendo il corpo sollevato da muscolosi cavalieri ben forniti.
Io credo in te: so che saprai diventare una zuppa che non teme rivali.

Con il viso bagnato e non di lacrime, intono un requiem di fragorosi rutti.

 

Annunci

Posted in Diario simulato, Sepolture previe risate | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Quattro chiacchiere defilosofizzate

Posted by sdrammaturgo su 25 gennaio 2008

Approfondendo il concetto di pessimismo

 

“Tu sogni a colori od in bianco e nero?”

“Sogno la voce di una radio che mi racconta le vicende oniriche”

 

 

 

 

 

 

 

Per una psicanalisi post-freudiana

 

“Dottore, ogni notte sogno che succhio il pisello ad un altro uomo ed a me piace molto. Cosa può voler dire?”

“Che hai voglia di cetrioli”

 

 

 

 

 

 

 

Il valore della famiglia

 

“Ho passato il natale a domandarmi quale fosse il mio posto nel mondo. Sai, dopo una riunione con i parenti, uno non può fare a meno di porsi certe domande”

“Io il mio l’ho trovato: sulle loro tombe”

 

 

 

 

 

 

 

Fides et Ratio

 

“Credi in dio?”

“Mah, preferisco la figa”

 

 

 

 

 

 

 

Dio si è fatto uomo e gli è uscita subito un’ernia, o della terrenità del sovrannaturale

 

“Mi è apparsa la madonna e mi ha chiesto un’informazione”

 

 

 

 

 

 

 

La democrazia a misura di monoteismo

 

“Vedi, la verità è che il dominatore dell’universo composto di puro spirito ha costruito il mondo dal nulla in sei giorni ed il settimo si è riposato, perché onnipotente sì, ma al cantiere si fatica, altroché; soffiando dentro una manciata di fango ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza (basso, stempiato, con la forfora) e staccandogli una costola gli ha regalato una strappona; mal consigliati da un serpente parlante, però, i due hanno rubato una mela da un albero particolarmente caro a dio e questi si è incazzato non poco, tanto da condannare le sue creature a soffrire fino al giorno in cui egli, nel suo sterminato amore, deciderà se farle patire in eterno nel caso in cui non gli avranno pagato il pizzo di strisciamento ai suoi piedi. Dopo qualche tempo, rodendogli ancora il culo, ha deciso di allagare la terra, ma non prima di aver incaricato un vecchietto di costruire un traghetto su cui mettere in salvo ogni specie animale e ripopolare la terra con i suoi tre figli. Il vecchietto ed i suoi tre figli ci sono riusciti – non chiedermi come, preferisco non sapere – ed uno dei popoli che ne sono discesi è stati imprigionato – tutto intero – in Egitto, fino a quando un balbuziente, dopo essersi consultato con un cespuglio che andava a fuoco, ha fatto scappare di notte tutte le migliaia di prigionieri con tanto di carri carichi con tutte le loro cose e nessuno in città si è accorto di niente (un popolo che sa essere silenzioso, che credi. Ad esempio, l’altro giorno mica mi sono accorto di essere rimasto solo in tutta Roma. Oh, mi sono svegliato la mattina ed erano partiti tutti la sera prima). A dare una mano ai fuggiaschi ci ha pensato il supremo, che nella sua infinita misericordia ha inviato l’angelo della morte ad uccidere tutti i primogeniti degli schiavisti. Un angelo potentissimo, ma con problemi di miopia: se non vede un segno rosso sulla porta, entra ed ammazza tutti. Nonostante questi ripetuti aiuti, gli uomini hanno continuato a dare grossi dispiaceri a dio, mostrando impunemente le ginocchia e spiando la vicina di casa mentre si cambia davanti alla finestra, fino a quando il capo del pianeta ha deciso di far ingravidare con il pensiero una quindicenne dal suo braccio destro per incarnarsi in un capellone palestinese dotato di superpoteri, il quale ha salvato tutti noi fregando alla grande quelli che lo avevano ammazzato risorgendo alla faccia loro dopo tre giorni, e per questo tu ora non devi trombare”.

“Ma che cazzata!”

“Intollerante e presuntuoso!”

 

 

 

 

L’arte ai tempi del commercio*

 

“Una poesia in endecasillabo sciolto al tavolo dieci”

“Con poche metafore, mi raccomando, ché la sera non le assimilo bene”

“Per secondo?”

“Che romanzi avete?”

“Guarda, te ne possiamo fare uno con storia d’amore e violenza condito da avventure erotiche ed una spruzzata di riflessioni misticheggianti”

“Oh Gi’, me raccomando, ‘n bel finale a sorpresa come piace a me. Quante emozioni pensi che mi darà?”

“Mah, un etto, un etto e mezzo abbondante”

 

 

 

 

 

 

 

Trendy Spleen*

 

“Come stai?”

“Ho un po’ di depressione. Oh, ieri stavo bene, oggi me svejo, 37 de depressione. Mettice ‘n po’ de raucedine, ‘n po’ de senso della tragicità del tutto, m’è toccato arimetteme a letto”

L’Etica dell’Estetica

 

“Io mi piaccio così come sono”

“Che cattivo gusto”

 

 

 

 

 

 

 

Supposta sapienziale – Per chiudere all’insegna dei buoni sentimenti

 

L’amore è…venirle in faccia con naturalezza perché tanto sai che a lei piace.

 

 


*Idea originale di Fulvio Tricheco

 

Posted in Sepolture previe risate | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Tiggì Evolution

Posted by sdrammaturgo su 16 gennaio 2008

– Incredibile innovazione nel campo dell’edilizia e del design: è stato inventato il “cemento invisibile”, un avveniristico nuovo materiale di produzione ucraina ottenuto dalla mescolanza di cemento speciale e fibra ottica.
Una volta che sarà distribuito, è previsto un vertiginoso aumento delle ginocchiate negli spigoli.

 

– Si continua a discutere sulla moratoria contro l’aborto proposta da Giuliano Ferrara. Già pronta la bozza del disegno di legge abolizionista, che prevede una sola eccezione, il comma Taormina-Franzoni: in casi limite, sarà possibile abortire entro il quarto anno di età del proprio figlio, ma soltanto in diretta a “Porta a Porta”.
L’argomento cardine dei favorevoli all’interruzione della gravidanza rimane l’esistenza di Giuliano Ferrara.

 

Restando in argomento, linea alla pubblicità per una campagna di sensibilizzazione contro l’uso dei contraccettivi.

 

Quando devo fare paracadutismo in quei giorni, è un vero problema: la mia fica è tutta insanguinata e non è carino far piovere mestruo sugli agglomerati urbani sottostanti. Per questo ho scelto di farmi mettere incinta. Durante la gestazione infatti il ciclo viene bloccato ed inoltre lanciarsi da tremila metri di altezza con il pancione di otto mesi aiuta ad abortire in una maniera comoda, facile e pirotecnica. Senza considerare l’entusiasmo della gente che vedrà cadere bambini dal cielo, proprio come un dono di dio!
Fatti mettere incinta. E’ un’iniziativa “Feti volanti”.

 

Bentornati in studio. Prima di ricominciare con le notizie, è bene fare una precisazione: l’intera redazione del telegiornale si schiera chiaramente ed apertamente contro l’aborto in quanto pratica omicida ed eugenetica e guarda di cattivo occhio l’uso indiscriminato dei fazzolettini durante il raffreddore.

 

– Stando a recenti statistiche, sono sempre di più i cittadini italiani che riscoprono il sesso nella terza età. Aiuti farmacologici, innalzamento dell’aspettativa di vita, maggiore benessere, sono tutti fattori che concorrono senza dubbio a far sì che gli anziani riescano a vivere la propria sessualità il più a lungo possibile.
Alcuni sociologi sostengono che a ciò sia strettamente legato l’incremento della prostituzione.

 

– Dopo gli incresciosi fatti de La Sapienza, in cui quattro cartelloni hanno impedito al papa di parlare all’università romana frapponendosi tra la sua bocca ed il microfono, Benedetto XVI ha annunciato il Concilio Vaticano Terzo, nel corso del quale i vescovi ed i cardinali riuniti cercheranno di dimostrare che se Cristo si reincarnasse oggi, si lamenterebbe anche lui qualora gli venisse pestato il piede sull’autobus.

 

Soffermandoci sulla vergognosa protesta anticlericale ed antidemocratica degli studenti dell’ateneo (perché si sa: va bene essere laici, purché si sia cattolici): difficile capire il motivo di tanta agitazione, quando per far smettere Ratzinger di parlare sarebbe stato sufficiente lanciare sul palco un chierichetto.

 

– Stasera per lo Speciale Cultura lunga intervista con il Cardinale Renato Martino sulla tematica dell’evoluzionismo. L’insigne prelato ci spiegherà che la teoria secondo la quale le specie muterebbero le proprie caratteristiche genetiche in base ai principii di adattamento all’ambiente, selezione naturale ed ereditarietà biologica è di gran lunga meno plausibile e più fantasiosa di quella per cui un essere superiore di puro spirito ha plasmato l’essere umano modellando il fango e soffiandoci dentro.
A seguire, il documentario di Rosa Alberoni “I fossili dei dinosauri sono frutto della nostra immaginazione”.

 

Un caro saluto ai nostri amati telespettatori, ai quali ricordiamo che il tubo catodico non è una creazione tecnologica umana (come alcuni miserabili presuntuosi saccenti – probabilmente ispirati da Satana – convinti di detenere la verità assoluta vorrebbero farvi credere), bensì un inspiegabile miracolo divino.

 

Posted in Inattualità | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Un appunto animalista

Posted by sdrammaturgo su 15 gennaio 2008

A Roma, vicino alla fermata metro Lepanto, c’è una gelateria siciliana – una delle migliori del Centro-Italia – che ha tutto un intero bancone di gelato artigianale alla soia. Tantissimi gusti, compresa la panna montata vegetale (e scusate se è poco). Insomma, un vero e proprio paradiso per un vegetaliano – no, non mi pagano: se la tua attività produce o vende alimenti etici di qualità, la pubblicità te la faccio gratis e quanta ne vuoi. Te la meriti, che cavolo.
Tempo fa, tra una goduriosa leccata e l’altra (no, non potete capire la gioia estatica che prova un vegano nello scoprire gelato sciolto di soia), mi è capitato di imbattermi in questo volantino

Volantino gelato di soia

Ora, quanto c’è scritto è tutto vero e sacrosanto. Ma è quello che manca che mi fa riflettere ed irritare. Mi chiedo: ma che cazzo ce voleva ad aggiunge ‘na riga, una sola misera stronza riga, facendo menzione al fatto che mangiando gelato di soia, oltre a te, ne guadagna in salute anche una vacca alla quale vengono risparmiati tre anni di inseminazioni artificiali, parti forzati e mungitura intensiva che le provoca mastiti e piaghe e la costringe a morire massimo a sei anni (già, una mucca viene letteralmente spremuta a sangue) quando, in condizioni di libertà, potrebbe campare tranquilla fino a quaranta?
Bastava un semplice trafiletto in aggiunta agli altri: “Prodotto etico. Per chi è contrario allo sfruttamento animale”.
Invece no: per vendere, devi puntare sull’egoismo dell’essere umano: “Magna que’, ché te fa bene”. L’importante è che convenga a te, poi del resto che te frega? Tanto tu sei un’isola sospesa nel vuoto, quello che fai tu non ha ripercussioni sull’ambiente che ti circonda e sugli altri, no?
“Magna que’, ché fa bene a te e pure a ‘na vacca” già non va più bene: guai a far parola delle sofferenze altrui, specie se si tratta di “esseri inferiori”.
Sto facendo piano piano il callo alla refrattarietà dell’uomo a sentirsi colpevolizzato, soprattutto riguardo agli animali. Scoprire però che si evita di parlare di loro, di cosa sono costretti a patire per deliziare l’umano palato, anche quando si commerciano prodotti vegetali, mi mette addosso un senso di insostenibile ripugnante grottesco.

Parola chiave del giorno: responsabilità.

Posted in Il vegano sgarbato | Contrassegnato da tag: , , , | 4 Comments »

Manuale per la valutazione dello spasimante

Posted by sdrammaturgo su 6 gennaio 2008

Come discernere un partner degno da uno improponibile


Quant’è difficile capire se una persona è davvero meritevole delle nostre attenzioni sentimentali? Per niente, in verità, ma capita spesso di dover subire anche scene come questa:

 

“Ciao, Claudio, ho una notiziona: penso di aver trovato l’uomo giusto per me!”

“Ah, bene, sono contento!”

“Sì, mi piace davvero tanto. E’ carino, mi ci trovo bene, è un uomo molto interessante”

“Mi fa proprio tanto piacere sapere che al tuo fianco ci sia un ragazzo carino”

“Oddio, carino…Non è proprio canonicamente carino, ecco…Anzi, in genere passa per uno brutto”

“L’importante è che piaccia a te. E poi se è una persona interessante, sull’aspetto fisico si può anche passare sopra”

“Diciamo che non è proprio una cima, ma a suo modo è interiormente ricco. Mettiamola così: seppure non coincidano con i miei, ha i suoi interessi. Sai, a lui letteratura, cinema, arte, politica, non interessano granché. Gli piacciono i motori, il calcio…”

“Mettiamola un po’ così…Comunque avrete di sicuro una buona intesa a letto, che ti devo dire”

“Beh, non è che sia il massimo. Un po’ impacciato, ansia da prestazione, poco fantasioso. Però tutto sommato mi attira”

“Eh, oh, se ti attira, ti attira”

“Ah, mi sono dimenticata di dirti che è di destra. Infatti discutiamo spesso per questo, ma alla fine la politica non è tutto, cè”

“Ok, avrà comunque qualità umane molto nobili e spiccate.”

“E crede in dio. Non è praticante, ma ci crede, ecco”

“Eh, però che cazzo…Ma nella vita che fa?”

“Ora vorrebbe partire militare…”

“Ma vaffanculo, va’”

“No, aspetta, non te ne andare, non fare così. Ecco, vedi come sei? Sei sempre il solito intransigente! Non ti si può mai raccontare niente che subito punti il dito e giudichi! E aspetta un attimo, dai, non ho ancora finito di dirti che ogni tanto mi mena!”

 

Alla mia coscienza si è imposta dunque la necessità di compilare un breve ed utile manuale che funga da guida nella valutazione dei candidati al ruolo di fidanzato.

 

N.B. Se mi rivolgo principalmente ad un pubblico femminile è solo per due motivi: primo, perché sono di parte; secondo, perché in genere i miei amici mi dicono: “Ho conosciuto una ragazza, discreta passera. Mi piace, ci scopo a sangue, ma cor cazzo che me ce metto insieme”.
Concorderete quindi tutti con me sul fatto che, almeno in base alle mie esperienze personali, un simile vademecum per uomini mi appaia di gran lunga meno urgente.
Il corso sarà comunque valido per entrambi i sessi, giacché le linee che propone sono applicabili in entrambi i casi.
Bene, veniamo al dunque.

 

 

 

Dopo anni di attenta analisi e studi minuziosi, sono giunto alla conclusione che bastino tre domande per capire se chi si ha davanti sia un individuo valido od un imbecille da statua in piazza. Ebbene sì, appena tre domande, solo tre domande:

 

 

  1. Credi in dio?

  2. Ti piace Massimo Troisi?

  3. Che ne pensi di Massimo D’Alema?

 

 

Grazie a questi pochi e semplici quesiti è infatti possibile capire subito quale sia la visione del mondo del nostro interlocutore, come egli consideri l’impegno civile, la sua coscienza ed autocoscienza di cittadino pensante, la sua predisposizione all’analisi approfondita, il suo livello di etica, il suo grado di perspicacia, la sua concezione di Bellezza, Giustizia, Libertà.
Dopo aver dichiarato la superfluità dello specificare che la combinazione giusta sia

 

 

  1. No, hahaha, ci mancherebbe

  2. Sì, da morire

  3. Tutto il male possibile anzi il peggio rappresenta la degenerazione della politica la rovina della sinistra il trionfo del poltronismo e del controllo sull’onestà e la partecipazione un pezzo di merda un esempio negativo di potente dedito al sopruso subdolo e meschino

 

andiamo a verificare caso per caso le principali possibili combinazioni con relative conseguenze e suggerimenti sul comportamento da tenere in base alle risposte ottenute.

 

 

 

Caso A: “Dolore e Frustrazione”:

 

 

  1. No/Preferisco Leslie Nielsen

  2. E’ un grande uomo

 

 

Hai a che fare con uno che crede ad un angelo che se ne va in giro in Egitto con il Tuttocittà in cerca di primogeniti da scannare a meno che non veda sulla porta sangue di agnello, non capisce le battute e reputa vantaggioso il venire inculato a tradimento. Non so, vedi un po’ tu.

 

Suggerimento: fallo innamorare perdutamente. Dopodiché, tromba il suo migliore amico, suo fratello, suo padre, suo nonno e fa’ in modo che lui venga a saperlo nella maniera più traumatica possibile.

 

 

 

 

Caso B: “Blasfemia unica via”

 

 

  1. No

  2. Ho idee politiche diverse

 

 

Come prima. Ed in più è di destra

 

Suggerimento: come prima, ma con più passione.

 

 

 

 

Caso C: “Non siamo fatti tutti con lo stampino. Purtroppo”

 

 

  1. No

  2. Mi riconosco nei suoi valori

 

 

E’ intelligente ed apprezza l’ironia. Ma reputa tu stessa quanto possa essere emozionante passare il resto dei tuoi giorni accanto ad un diessino.

 

Suggerimento: parti per un viaggio insieme a lui. Sarà una bella occasione per scoprirlo e per scoprirvi, trovare dei punti di incontro, crescere e maturare, passare dei bei momenti di intensa passione. E poi abbandonalo sull’autostrada.

 

 

 

 

Caso D: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa io penso positivo perché son vivo perché son vivo”

 

 

  1. Non seguo la chiesa, ma credo in dio a modo mio

  2. Non si capisce cosa dica

  3. Alla fine, anche se non sono d’accordo in toto con lui, resta pur sempre un abile politico

 

 

Non lo so, devo pure spendere delle parole di spiegazione?

 

Suggerimento: chiamatemi.

 

 

 

 

Altri casi

 

Se crede in dio ma ama Massimo Troisi e disprezza Massimo D’Alema, è confuso e forse redimibile (badate bene: forse); se non crede in dio ma non ama Massimo Troisi, vendetelo al mercato degli schiavi, che disprezzi o meno Massimo D’Alema; se non crede in dio, non ama Massimo Troisi ma disprezza Massimo D’Alema, vale la regola “Ok, hai una buona qualità, che spero ti sia di conforto sul tuo letto di morte”.

 

 

 

 

Ulteriori dritte per fiutare il cattivo affare

 

Qualora siate particolarmente puntigliose e le tre domande non vi siano sufficienti, ma volete indagare più approfonditamente (e ciò vi fa onore), ecco un elenco di indizi che vi serviranno a scongiurare il pericolo di intraprendere e/o continuare una relazione con un australopiteco che rispetto al nostro antenato ominide difetta di charme.

 

 

Cominciate a nutrire dei dubbi se:

 

  • scovate tra i suoi album fotografici un suo ritratto con la faccia soddisfatta mentre indossa la maglia del Milan;

  • lo sorprendete a masturbarsi davanti ad un film di Leonardo Pieraccioni;

  • ritorna ogni sera sudato e scompigliato e ripone nell’armadio l’ascia sporca di sangue;

  • gli piace massaggiare voluttuosamente la propria nonna, specie se morta;

  • ha maggior timore ad assaggiare un piatto di cucina etnica che di una catastrofe nucleare;

  • è laureato ma si scaccola;

  • è laureato ma in ingegneria;

  • si diverte a generare vampate scoreggiando sulla fiammella dell’accendino, specie quando gli state facendo un pompino;

  • si piscia addosso mentre tenta di sedurvi con uno sguardo sexy;

  • a voi non la lecca ma alla vostra gatta sì;

  • va in chiesa, poi al baretto, poi allo stadio, poi a puttane, poi vi mena, poi vuole dei figli;

  • compie il percorso inverso;

  • vi fa abortire con un calcio nella pancia.

 

 

Auguri e figli morti.

 

P.S. Per chi ha intenzione di muovermi la critica “Furbastro, così tiri l’acqua al tuo mulino!”: ovvio.

 

Posted in Sepolture previe risate | Contrassegnato da tag: , , | 2 Comments »

Capocciata Giornalistica

Posted by sdrammaturgo su 5 gennaio 2008

– Tecnologia. E’ stato ultimato il microchip più piccolo al mondo. Non più grande di uno spillo, è capace – pensate – di contenere addirittura l’intero Antico Testamento, conservando invariate tutte le stronzate.

 

– Giuliano Ferrara lancia la proposta di una moratoria per ritoccare la legge 194 che regolamenta l’aborto, con l’obiettivo di abolire l’interruzione della gravidanza. C’è chi parla di un modo per accattivarsi simpatie cattoliche, chi si concentra su una svolta mistica del giornalista, ma sono poco noti i reali motivi che animano i suoi intenti: tutela e salvaguardia dei suoi simili. Comprensibile: con il senno di poi, chi lo avrebbe partorito?

 

– Archeologia. Dopo il rinvenimento di lame ossee dotate di lacci risalenti alla preistoria, si è scoperto che l’uomo pattinava sul ghiaccio già 5000 anni fa, ma mancando i pronti soccorsi, quando cadeva erano cazzi suoi.

 

– Si continuano a contare i morti ed i feriti per i botti di Capodanno. Un dato è particolarmente allarmante: sono ancora quelli del 2004.

 

– Tanti gli apprezzamenti da parte di tutto il mondo politico e sindacale per il discorso alla nazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma un plauso particolare va all’autore: Enrico De Nicola.

 

– Secondo le associazioni umanitarie, sono in aumento i bambini che in Africa muoiono per l’impossibilità di assumere farmaci. Le medicine ce le avrebbero pure, ma il guaio è che andrebbero prese dopo i pasti.

 

– Calcio. Il Baracca Lugo coccola il sogno di acquistare Vincenzo Iaquinta, molto stimato dall’allenatore baraccalughese, che ha detto dell’attaccante juventino: “E’ potente, è dotato di un grande senso del goal ed è molto abile a saltare l’uomo, se l’uomo è mio zio”.

 

– Sessuologia. Secondo studi recenti, fissare la foto del proprio nonno defunto posta sopra la spalliera del letto aiuterebbe a ritardare l’eiaculazione.

 

Ed ora suggerimenti per qualche valida alternativa al cesso per buttare i vostri soldi. Torniamo tra pochi minuti.

 

Sniff sniff…C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico…E’ il deodorante Giovanni Pascoli! Con il deodorante Giovanni Pascoli basta il chiù di una spruzzata e casa tua sembra riempirsi di puffini dell’Adriatico! Deodorante Giovanni Pascoli: profuma il tuo nido e ti senti fresco come un fanciullino – disponibile nelle versioni al vischio, al gelsomino notturno ed alla digitale purpurea.

 

Ben ritrovati in studio.

 

C’è un’ultim’ora: ritrovato il cadavere di una scarpa Geox morta per soffocamento.

 

Siamo giunti alla conclusione. Vi lasciamo alla diretta del concerto dal teatro La Scala a Chiocciola di Ceprano, dove il maestro Riccardo er Muto dirigerà la sonata numero quattordici di Anonimo Rossi per pianoforte e minestra.
La serata musicale proseguirà con una nuova puntata dello Speciale Cultura, dedicata all’opera di Settimio il Carburatorista, famigerato accordatore di marmitte, il quale presenterà la sua ultima opera “Sgassate in La minore”.
Ospite in studio, Amelio Crepar, autore del fondamentale testo su Cesare Pavese “Tutti dobbiamo morire, ma non capisco tutta questa fretta”.

 

Arrivederci a tutti, tranne a quello che mi ha rigato la macchina.

 

In chiusura, la poesia del giorno: “Come una lucciola”, di Michela Cacace.

 

Come una lucciola, ho bisogno dell’oscurità per risplendere.

Come una lucciola, ho bisogno di cinquanta euro per trombare.

Posted in Inattualità | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Della maraviglia” 6 – Ridere di dio

Posted by sdrammaturgo su 1 gennaio 2008

C’è una frase in particolare dell’esimio Tricheco che mi ha sempre fatto riflettere: “Quando si disprezza un qualcosa ad un livello tanto profondo e radicale, non lo si riesce bene né ad attaccare, perché sarebbe dargli importanza; né ad ignorare, perché sarebbe non far nulla per combatterlo; né a parlarne, perché non si trovano le parole adatte ad esprimere un sentimento tanto forte. L’unica soluzione rimane deriderlo” (cit.). In questa massima è condensata tutta l’anima dell’arte comica.
E costantemente mi rimbomba in testa il motto anarchico per eccellenza, il più potente, il più conturbante: “Sarà una risata che vi seppellirà”.
Già, una risata…La risata.
Nulla è più inviso al potere della risata. Il potere esige che lo si prenda sul serio. Si deve intimorire se si vuole controllare. E la risata dissipa ogni paura.
Il comico scardina ogni meccanismo gerarchico. Ne corrode gli ingranaggi per poi mandarli in frantumi.
Di fronte ai sistemi di automazione dell’individuo, il comico non si spaventa. Le divise minacciose degli eserciti, gli abiti talari carichi di tremori ancestrali, la nuova robotizzazione aziendale dell’essere umano nell’era della tecnica, con tutti quegli sciocchi riti borghesi, l’uniforme giacca e cravatta, l’imperativo della produttività, le strategie di incentivazione dell’impiegato, non scuotono nel comico le corde del terrore. Il comico guarda tutto con sguardo sprezzante e quasi compassionevole e compie il più rivoluzionario dei gesti: li deride.
La dimensione del comico è l’orizzontalità: egli vive e si muove tra pari, innalza le bassezze del corporale, del dimenticato, del rimosso al livello del suo sguardo cristallino e trascina per i piedi gli dei schiantandoli sulla nuda terra dove egli stesso cammina, sputa e si meraviglia del bello e del brutto che lo circondano.
Il comico osserva i suoi simili e li costringe a riconoscere quanto poco siano cambiati – o quanto siano degenerati – da quando altro non erano che scimmie un po’ sbilenche. Ed al contempo egli sviscera quella che è l’essenza più pura e nobile dell’essere umano: la consapevolezza di sé e del proprio mondo.
Il comico è l’alfiere dell’equilibrio: radicalizza la pochezza umana glorificandone la logica, la luce del pensiero razionale. E viceversa.
Non c’è potere che tenga alla bufera di libertà innescata dalla parola del comico. Il passo dell’oca od il dio padre che crea, giudica e non si dà pace per le minuzie che non lo dovrebbero tangere appaiono così grotteschi, così stupidi, se rischiarati dalla lucidità dell’ironia. Non fanno più paura a nessuno e di conseguenza perdono tutta la loro forza. Chi sarebbe disposto ad ascoltare un gerarca che cammina come un anatide gracchiante o riverire un vecchio con la barba bianca che ha meno gusto nel vestire di Babbo Natale e porta in testa un cappello senza dubbio più scomodo?
Il comico si stupisce per la complessità delle false convinzioni umane e con altrettanta sorpresa nota quanto sia facile in realtà semplificarne la loro apparenza, tanto elementare è loro struttura.
Bibbia e Corano sono in fondo riducibili ad una diarrea quando il bagno è chiuso a chiave.
Il comico ci dice: “Ehi, guardiamoci bene: siamo davvero ridicoli”. E dio, poi, è il più ridicolo di tutti.

 

Quale comico avrei potuto portare come sommo esempio di risata dissacrante se non il più grande? Sì, mi sto via via convincendo sempre più che Massimo Troisi sia il maggior autore comico che il Novecento – complessivamente secolo ingrato – abbia voluto regalarci per farsi perdonare almeno in parte.
La mia venerazione nei confronti di Massimo Troisi mi stava quasi quasi spingendo a dedicare all’inarrivabile levatura del suo genio un’intera rubrica a parte, ma ho frenato per tempo i miei impeti di fanatismo adolescenziale. Però temo che di questo passo “Perle” finirà per diventare uno spazio dominato esclusivamente dalla sua figura.
Intanto, come già fatto in precedenza, di lui metto due
perle invece che una – tiè, alla faccia di tutti gli altri. Perché se riesci a ribaltare il trono di dio con un sorriso timido ed una pacatezza poetica a tratti commovente, senza alzare la voce, ma solo sussurrando con acume gentile quanto tagliente, devi essere ricordato nei secoli dei secoli fino al giorno in cui il meteorite verrà a salvarci.

 

Posted in Della maraviglia | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »