Beati i poveri, perché moriranno prima

Archive for febbraio 2008

“Della maraviglia” 8 – Sintetizzare, palesare, demolire

Posted by sdrammaturgo su 29 febbraio 2008

In un periodo di rinnovati e vigorosi assalti alla scienza ed alla civiltà da parte del pensiero magico, ciò che è più frustrante è dovere spendere argomentazioni contro chi meriterebbe silenzio od al massimo derisione.
I toni nostalgici su quanto erano meglio i vecchi tempi sono sempre ridicoli, inesatti e fuori luogo; eppure è impossibile non rimpiangere i giorni in cui i grandi artisti ed intellettuali venivano interpellati costantemente sui media di massa. Gli scrittori sono ormai scomparsi da televisione e giornali ed è una ferita che menoma la cultura di un’intera società, giacché è proprio dei sommi pensatori riuscire a condensare questioni della massima rilevanza in poche parole dirette e disarmanti.
Non ci saranno più i giganti della stazza di Calvino, Pavese, Moravia e Pasolini, una volta presenze frequenti nelle radio o nei programmi Rai, ma penso a quanto sarebbe opportuno e benefico per la comunità tutta far ascoltare al pubblico quel che Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Sebastiano Vassalli, Antonio Tabucchi (giusto per citare alcuni tra i nomi eccellenti del sapere umanistico italiano contemporaneo) avrebbero da dire in materia di aborto, eutanasia, liberazione sessuale, parità di diritti, eccetera, eccetera, eccetera.
Le menti notevoli ci sono ancora. Magari non immense come in passato, ma pur sempre sbalorditive nella loro profondità speculativa. Ricordo ad esempio il piccolo terremoto che provocarono le dichiarazioni di Mario Luzi contro la situazione socio-politica dell’Italia berlusconiana alla vigilia della sua nomina a senatore a vita. Perché ogni affermazione di un grande intellettuale non può che essere sconvolgente nella sua illuminante radicalità.
Ma ci siamo disabituati alle posizioni nette ed alla potenza sismica del linguaggio quando è portatore di idee nuove o – meglio ancora – quando ci fa notare quello che abbiamo sempre avuto sotto agli occhi ma a cui non abbiamo mai badato, costringendoci a prestare attenzione alle storture del reale e della nostra quotidianità, mostrandoci che in fondo la giustizia e la verità sono sempre semplici, o comunque meno complesse di quanto crediamo e di quanto qualcuno vorrebbe farci credere.
Però, sia per colpa di un pubblico sempre meno esigente, sia per colpa degli editori che si sono piegati alle logiche perverse ed imbarbarenti del mercato, l’Arte, la Letteratura e la Cultura con le iniziali maiuscole sono state soppiantate dall’imperativo del consumo; ecco allora che gli scrittori sono via via andati scomparendo dai mezzi di comunicazione, sostituiti da insulsi autorucoli semianalfabeti spacciati per esponenti dell’intellighenzia. Così, è sempre più facile trovare in qualche talk show o sulle colonne di un quotidiano le opinioni di romanzieri che ignorano metrica e figure retoriche, non si pongono il problema della ricerca e del dialogo con la tradizione, leggono Bukowsky e Fante senza aver mai neppure sfogliato Petrarca e Tasso. Insomma, inventori di storie ma non produttori di letteratura, ergo di conoscenza.
E un popolo senza cultura, a cui non vengono offerti spunti di cogitazione, a cui non vengono palesati dalla voce dei cervelli di alto valore gli errori di cui si macchia od in cui è facile cadere, è un popolo condannato a non ragionare e subire perciò qualsiasi forma di dittatura, da quella politica del potere a quella sovrannaturale della religione, insieme cause e conseguenze della prima e peggiore delle dittature: la dittatura dell’imbecillità.

Mentre dunque la legge 194 è in pericolo e di eutanasia neppure si parla, Rete 4 domenica scorsa poteva dedicare nel pomeriggio uno speciale alla battaglia – sorella delle altre due – contro il divorzio condotta negli anni settanta dai talebani occidentali di Comunione e Liberazione. Una redazione presumibilmente gremita di divorziati che tesseva le lodi di quegli eroi che si sono spesi affinché una donna non potesse liberarsi del giogo opprimente di un maschio dominante e violento, in nome della coppia che deve andare avanti anche a costo della sofferenza insensata ed insopportabile dei singoli componenti.
Mi è sovvenuto allora quell’inarrivabile capolavoro qual è l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che avrebbe potuto altresì intitolarsi L’umanità in sintesi. Sono andato quindi a rileggere in particolare due degli epitaffi poetici contenuti nella raccolta, dedicati proprio alle tematiche del divorzio, dell’oscurantismo, dei danni generati dal moralismo di matrice cristiana.
Sono due dimostrazioni esemplari di come al grande poeta siano sufficienti due brevi componimenti per mettere a nudo le atrocità e le assurdità dell’esistenza ed i rischi che comporta l’idiozia, lasciando emergere, in virtù della sua straordinaria raffinatezza filosofica, il bene ed il male delle cose in tutta la loro sconcertante elementarità.
Per le citazioni, faccio riferimento alla traduzione di Fernanda Pivano nell’edizione Einaudi, Torino, del 1943, pagine 179 e 183. I testi in lingua originale sono invece consultabili qui e qui.

*

La signora Charles Bliss

Il reverendo Wiley mi consigliò di non divorziare,
per il bene dei bimbi,
e lo stesso consigliò a lui il giudice Somers,
così restammo insieme fino alla fine.
Ma due dei bimbi parteggiarono per lui
e due dei bimbi parteggiarono per me.
I due che diedero ragione a lui mi biasimarono
e i due che diedero ragione a me lo biasimarono,
e soffrirono ciascuno per uno di noi,
e tutti si tormentarono per avere osato giudicarci
e si torturarono l’anima perché non potevano stimare
lui e me allo stesso modo.
Ora, qualunque giardiniere sa che le piante cresciute in cantina
o sotto le pietre, sono stente, gialle e rattratte.
Nessuna madre lascerebbe succhiare al suo bimbo
latte malato dal suo seno.
Eppure i preti e i giudici consigliano di allevare la prole
dove non c’è sole ma soltanto crepuscolo,
non calore, ma soltanto umido e gelo –
i preti e i giudici!

*

Due pagine dopo, l’autore ci offre il punto di vista del sacerdote.

*

Il reverendo Lemuel Wiley

Predicai quattromila sermoni
e ressi quaranta revivals
battezzando i pentiti.
Ma nessuna delle cose che ho fatto
risplende più viva nel ricordo del mondo,
di nessuna mi pregio altrettanto:
ho salvato i Bliss dal divorzio
e tenuti immuni i figli da quella disgrazia
perché crescessero in ambiente morale,
felici essi stessi, e vanto del villaggio.

Mentre medito sulla tronfia ottusità di chi fieramente non si accorge di rovinare la vita delle altre persone, mi accorgo che per zittire un antiabortista, ogni antiabortista, basterebbe un poeta, sarebbe sufficiente un Edgar Lee Masters. E’ così poco, eppure è così tanto. E viceversa.

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Superiorità sgradita

Posted by sdrammaturgo su 23 febbraio 2008

Misero è il destino dell’uomo se la vittima invidia ed imita il carnefice.
In India una tigre ha fatto irruzione in un villaggio, mettendone in subbuglio gli abitanti. Comprensibile la paura, comprensibili i tentativi di mettere in fuga un animale potenzialmente molto pericoloso. Ma le bastonate, l’isteria collettiva spinta fino al tentativo di linciaggio non trovano scuse, se non nella crudeltà dell’essere umano che non ha eguali in natura.
Non era la tigre la belva feroce.
Quello che più mi ha disturbato e sconvolto nelle immagini di un’intera comunità che scatena la sua furia insensata contro un animale notevolmente più spaventato di ogni singolo inseguitore è stato pensare che la violenza cieca del più forte sul più debole imperversava presso una porzione di una popolazione che ha sperimentato la vessazione coloniale, la frusta del padrone, l’esercizio cruento del potere.
Persone che hanno toccato con mano lo sfoggio di forza bruta del conquistatore stavano emulando il loro aguzzino; invece di far tesoro dei loro traumi e dei loro incubi reali e permanenti e rinunciare alla prevaricazione gratuita memori delle sofferenze patite, riproducevano la dialettica della sopraffazione subita su di un essere vivente considerato inferiore e funesto, nonché alla portata della loro capacità di soperchieria.
Vero è che probabilmente anche la sensibilità, come ogni altra cosa, è un fatto culturale ed in quanto tale va appresa ed affinata. Ma se neppure la diretta esperienza di dolore degli ultimi dimostra di essere in grado di insegnare il valore del rispetto per l’altro, in particolar modo per il più debole, non resta che una disperazione senza scampo.
Mi viene in mente l’epistola di Edgar Kupfer-Koberwitz, ebreo deportato nel campo di sterminio nazista di Dachau: “Ascolta: io rifiuto di mangiare animali perché non posso nutrirmi con la sofferenza e con la morte di altre creature. Rifiuto di farlo perché ho sofferto tanto dolorosamente che le sofferenze degli altri mi riportano alle mie stesse sofferenze”.
Cerco di immedesimarmi in chi ha subito sulla propria pelle la funesta perversione della Shoà ed è stato costretto ad assistere alla prosecuzione dell’olocausto esercitato su altri esseri, così diversi nella conformazione psicofisica, ma così simili nella capacità di provare dolore e nella volontà di vivere. Quanto devono essere stati insopportabili i tormenti di quel sopravvissuto al delirio ariano nel constatare che tutto ciò che egli ha patito è stato vano e non è servito di lezione.
Miliardi di animali torturati ed uccisi ogni anno. Miliardi. Il più mite dei carnivori non sa di essere un genocida.
E’ questa la tremenda solitudine dell’animalista (e per animalista intendo il vegetaliano, giacché chi mangia animali semplicemente non è un animalista. Altrimenti sarebbe come dire che un militare può essere anche pacifista o che non è un pedofilo chi abusa solo di bambini africani e filippini, ma non di europei ed americani).
Noi animalisti non possiamo non riconoscere di aver compiuto un passo ulteriore rispetto alla maggioranza degli individui. In questo è inevitabile non considerarci eticamente superiori alla media umana, laddove per superiorità etica si intende una sensibilità per il rispetto della vita altrui più sviluppata, un più acuto senso dell’orrore per la prepotenza su chi è indifeso.
Però di questa superiorità non ci beiamo. Anzi: la guardiamo con commiserazione, la portiamo sulle spalle come un fardello di cui faremmo volentieri a meno. E questo per un motivo elementare: il nostro unico sogno è quello di essere raggiunti da tutti gli altri nelle nostre conquiste morali. L’unica cosa che vorremmo davvero sarebbe poterci ritenere eticamente alla pari, perfettamente eguali di fronte ad ogni altro uomo quanto ad assenza di desiderio di sottomissione degli animali.
Non c’è alcun guadagno infatti nel ritenersi migliori in questo campo. Non è come sentirsi più bravi, più belli, più potenti, più intelligenti. Guardare alla propria superiorità antispecista equivale solo a prendere atto con il massimo sconforto delle atrocità commesse sugli animali senza un barlume di speranza e senza poter lenire la frustrazione contando su una larga condivisione di intenti.
L’amarezza che l’animalista prova di fronte ai mattatoi, agli allevamenti, alle pellicce, è intensificata in confronto a quella che si avverte pensando alle guerre o alle devastazioni ambientali dal fatto che sono pochi, troppo pochi, tremendamente pochi ad aver capito quanto immonda è la violenza su qualsiasi altro essere senziente.
Scrive Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere: “La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”.
Il mondo animale è la palestra in cui l’uomo affina le tecniche del sopruso.
Michel Foucault, in Sorvegliare e punire, ci ha mostrato come il carcere sia il luogo in cui si perfezionano i metodi di controllo vigenti nella totalità del consorzio umano. L’allevamento, allo stesso modo, è il gradino precedente: è sugli animali che l’essere umano impara e migliora l’arte ignobile dell’assoggettamento dell’altro.
A tal proposito afferma sempre Kupfer-Koberwitz: “Io penso che gli uomini saranno uccisi e torturati fino a quando gli animali saranno uccisi e torturati e che fino allora ci saranno guerre, poiché l’addestramento e il perfezionamento dell’uccidere deve essere fatto moralmente e tecnicamente su esseri piccoli. Penso che ci saranno prigioni finché gli animali saranno tenuti in gabbia. Poiché per tenere in gabbia i prigionieri bisogna addestrarsi e perfezionarsi moralmente e tecnicamente su piccoli esseri”.
L’animalista ripudia la logica dell’angheria ed in questa evoluzione vede gli altri che restano indietro. Ma cosa se ne fa di questo primato? Esorta chi è rimasto indietro a raggiungerlo, si prodiga affinché tutti gli esseri umani corrano alla sua stessa velocità, poiché da questo dipende la salvezza di chi divide con noi questo grande sasso chiamato pianeta Terra.
Noi non vogliamo essere migliori, non vogliamo più sentirci tali. Non ce ne facciamo alcunché, non ci piace affatto.
Tra gli innumerevoli sgradevoli ritornelli dei carnivori atti a sminuire e gettare fango su vegani e vegetariani per scongiurare il senso di colpa e non rinunciare ai piaceri del palato, uno dei più frequenti è: “Li odio perché si sentono superiori”. Ebbene, noi non aspettiamo altro di venire sorpassati.

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L’oroscopo del 2008

Posted by sdrammaturgo su 15 febbraio 2008

Dopo l’irresistibile fallimento dell’Oroscopo del 2007, nuove infallibili previsioni astrologiche per l’anno che è da poco cominciato e si sarà già concluso quando vi sarete svegliati dal coma.

Simbolo Ariete Ariete – Sarebbe un bel giorno, se non foste iracheni.

Simbolo Toro Toro – Marte vi osteggia apertamente, imbruttendovi e partendo di capoccia. Voi chiamate vostro cugino e tutto si risolverà per il meglio.

Simbolo Gemelli Gemelli – Tranquillizzatevi: la ragazza che state vedendo accoppiarsi con un animatore panzone nel porno amatoriale che avete appena scaricato non è la vostra ragazza. Ma quella che sta facendo un pompino a vostro nonno sì.

Simbolo Cancro Cancro – E’ giunto il momento di rompere ogni indugio e dichiararvi alla persona che amate segretamente, ma stavolta cercate di farlo senza il mignolo nell’orecchio.

Simbolo Leone Leone – Destandovi un giorno in preda a diarrea incontenibilis, troverete il bagno inesorabilmente occupato dal vostro coinquilino; scenderete dunque velocemente le scale per fiondarvi nel bar più vicino, ma la toilette sarà guasta; vi recherete quindi nel parchetto sotto casa abitato dai barboni, ma ci troverete ruspe in azione per lavori di ammodernamento e gli operai del comune non vi lasceranno passare. Imboccherete allora di gran carriera un oscuro sentiero alberato che conduce ad un lago d’argento, sulle rive del quale troverete una fanciulla vestita di bianco dolcemente fluttuante sulle acque al riverbero della pallida luce d’una luna vitrea e lacrimosa. Vi avvicinerete a lei, vi inchinerete ai suoi piedi e lei vi porgerà una sfera di cristallo, un amuleto magico, una piuma di colomba ed un pelo della criniera di un unicorno. E poi vi chiederà cos’è quel liquido marrone che vi cola dal naso.

Simbolo Vergine Vergine – Vi candiderete nella lista di Giuliano Ferrara. E poi abortirete.

Simbolo Bilancia Bilancia – Tra poco sarà primavera, periodo di amori e di elezioni. Proteggete il vostro deretano.

Simbolo Scorpione Scorpione – Chi l’ha detto che solo perché siete down non potete violentare prostitute?!

Simbolo Sagittario Sagittario – L’anno comincia bene. Ma finisce male.

Simbolo Capricorno Capricorno – Non so come vi si metterà, ma la vostra vita è liberamente tratta da un album di Marco Masini.

Simbolo Acquario Acquario – Quel ventricolo sinistro che più di una volta vi aveva dato adito a dubbi, si sintonizzerà improvvisamente su Radio Maria. Con il rosario delle cinque che vi rimbomberà prepotentemente nella gabbia toracica, vi affretterete con la macchina verso l’ospedale, ma sarete fermati dalla polizia per il volume dello stereo troppo alto. Non riuscendo a convincere gli agenti che si tratta del vostro petto, verrete multati di duecento euro e perderete quattro punti patente. Al momento di ripartire, scoprirete con orrore che la batteria dell’automobile si è scaricata perché vi eravate dimenticati i fari accesi, anche se è mezzogiorno e non stavate percorrendo una strada provinciale. Non riuscendo a mettere in moto, vi metterete in attesa alla fermata più vicina, ma sarà quella del 492, che l’ultima volta è stato avvistato da Ferdinando Magellano. Sette ere geologiche dopo, l’autobus arriverà, ma, nell’approssimarvi alla porta, pesterete una merda, infilando l’altro piede in una pozzanghera di rara profondità. Siccome la merda era di barbone sbeazzone, il fetore emanato dalla vostra scarpa sarà pari a quello di un barbone sbeazzone intero e ciò vi farà attirare l’eterno disprezzo da parte della vostra anima gemella che casualmente avrete incontrato a bordo. Giunti a destinazione, per entrare al Pronto Soccorso dovrete passare attraverso delle forche caudine approntate sul momento. Dopodiché, dalla prima visita risulterà che avete anche un tumore al cervello, per cui vi sarà trapiantato quello di Rocco Siffredi: sarete convinti di avercelo enorme ed appena non vedrete l’ora di sfoggiarlo con baldanza, andrete incontro ad una figuraccia invereconda. Finalmente però giungerete sotto ai ferri del cardiologo, il quale vi salverà la vita mettendovi un bypass. Ad orologeria.

Simbolo Pesci Pesci – Una mattina, svegliandovi da sogni inquieti, vi ritroverete trasformati nel vostro letto in un enorme insetto, ma non avendo il talento di Franz Kafka, non ne caverete nulla di buono.

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“Della maraviglia” 7 – L’anima di un popolo in una canzone

Posted by sdrammaturgo su 14 febbraio 2008

La mia canzone preferita è La Llorona.
In genere la domanda: “Qual è la tua canzone preferita” genera dubbi, incertezze, riflessioni. Spiazza, non si sa mai quale scegliere ed in fondo è anche sciocco nonché impossibile eleggere una canzone fra tutte, così come un film tra tutti od un libro tra tutti.
Invece io non dubito mai, neppure per un istante. Mi viene d’istinto, è una sicurezza che ho ben impressa chissà dove nei miei pensieri.
La Llorona è un canto popolare messicano. Ne esistono innumerevoli versioni ed io amo alla follia in particolare quella di Chavela Vargas.
La scoprii qualche anno fa nel film Frida di Julie Taymor e rimasi incantato. Quella passione che trasudava tra le righe profonde del viso segnato dagli anni di quella cantante dall’aria austera e materna, quella voce tremante e decisa, quelle note forti e malinconiche.
“Chavela non è una cantante messicana. Chavela è il Messico”, ebbe modo di dire Salma Hayek, protagonista del film.
Chavela era il Messico che cantava il Messico. Ed il Messico era La Llorona. Il Messico incarnato che dava voce al suono ed alle parole del Messico.
Quella della llorona – “la donna che piange” – è un’antica leggenda centroamericana, della quale è possibile rintracciare tantissime diverse variazioni di paese in paese.
La storia è questa: una volta in un villaggio messicano in cui viveva una bellissima fanciulla arrivò un hidalgo spagnolo. La ragazza si innamorò perdutamente, ma il nobiluomo, dopo averle dato due figli, la abbandonò per tornare in patria e sposare una donna di pari rango. La ragazza impazzì dal dolore ed annegò i suoi bambini nel fiume. Da quel giorno vaga ogni notte disperandosi tra le lacrime alla ricerca dei corpi dei suoi figli e la sua anima non avrà mai pace.
Si sa, nei miti arcaici è condensato tutto il sapere dell’uomo. Cosa sono in fondo tutta la filosofia, la psicologia e la scienza occidentali moderne se non un tentativo di interpretare la mitologia greca? Cos’altro si può aggiungere a ciò che è già contenuto nelle storie di Edipo, Dafne, Fedra?
E come ogni grande mito, quello della llorona accoglie molteplici chiavi di lettura.
Similmente al mito di Medea, esso ci spalanca gli abissi della mente e dell’esistenza umana, il mistero della maternità, il trauma delle origini, la violenza della natura e del caso.
La donna che piange, nella quale confluisce la figura del demone azteco Chiuacoatl, dea della guerra e delle nascite (cit.), assume la valenza simbolica della terra e del tempo che tutto generano e tutto distruggono. Il ventre materno come luce di vita e buio di estinzione.
La llorona è anche però immagine dell’eterno femminino, quella femme fatale irresistibile nella sua bellezza che ci fa conoscere le atrocità dell’esistenza; diviene quindi specchio del desiderio mai pago e mai domo, dell’amore che fa penare, che pure nella sua purezza (la llorona è vestita di bianco) è anche sempre dolore.
Ma in questa leggenda, in questa canzone, c’è ancora qualcos’altro: c’è la storia di un popolo martoriato dalle conquiste coloniali, dalle invasioni che ne hanno stuprato l’anima. L’aristocratico spagnolo arriva, corrompe l’anima della ragazza, ne abusa, le succhia lo spirito e poi la getta via. Fa insomma ciò che i conquistador di ieri e di oggi, sotto diverse bandiere ma con la stessa inumana brutalità, hanno fatto e continuano a fare con le nazioni dell’America Centrale.
Ne La Llorona c’è tutto questo: la disperazione, l’ironia, la sete di riscatto, la rassegnazione, l’ardore, la rabbia, la nostalgia di un popolo violentato, in cui troppo spesso guerre e rivoluzioni hanno visto figli e fratelli gli uni contro gli altri.
Tra le rughe delle guance di Chavela Vargas, nelle sue mani strette con delicatezza, nei versi che ora scivolano, ora vengono trattenuti, ora zampillano, ora esondano dalle sue labbra, è possibile percorrere il Messico: le sue vallate, i suoi promontori, le foreste rigogliose e misteriose, i deserti arsi dal sole, le rovine di antiche civiltà scomparse la cui eredità di fuoco è ancora riconoscibile nei visi delle generazioni odierne.
La Llorona è un pianto contenuto ed un sorriso mesto, uno sguardo struggente ed un cammino fiero; è un popolo intero ed al contempo è tutti i popoli feriti e sanguinanti, spossati ma non in ginocchio; è un’oscillazione tra la desistenza e la resistenza, una ricerca con gli occhi gonfi e la testa alta di una qualche salvezza, uno scroscio di lacrime ed un grido deciso.
E’ la mia canzone preferita.

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Sognavo Marcel Proust, mi ritrovo con Alain Prost

Posted by sdrammaturgo su 11 febbraio 2008

Quella che segue è la fedele e sofferta testimonianza delle picaresche disavventure urbane occorse all’autore – novello Lazarillo de Tormes nell’era della produttività e dei consumi – durante gli ultimi tre mesi di stasi esistenziale altrimenti detta vita.

 

Io sono uno studente spiantato e come ogni studente spiantato sono alla costante ricerca di lavori saltuari di ogni genere che mi permettano di mantenermi all’università (nonostante sembra che abbia sviluppato una forma di allergia alla tesi), pagare l’affitto (onde non dover tornare tra le grinfie della famiglia patriarcale media) e, se ci scappa qualche spicciolo, nutrirmi.
Essendo cresciuto in un’epoca di sogni facili mediaticamente indotti, mi ero illuso che avrei potuto rimpinguare le mie esigue finanze non già scaricando cassette della frutta o mercificando il corpo della mia bisnonna, bensì occupandomi di ciò a cui finora ho dedicato gran parte delle mie energie psicofisiche: arti, libri, cultura e affini.
Carico di ottimismo ed ingenuità, avevo distribuito bel bello (vabbè, al massimo tip tipo) il mio gonfiatissimo curriculum a gallerie, musei, agenzie che si occupano di organizzazioni di mostre et similia.
Una volta che la cruda realtà sotto forma di prevedibile disoccupazione si era scontrata con le mie fantasticherie fanciullesche, avevo cominciato a mirare più in basso (ma non troppo, giacché lo spettro dell’esperienza come bracciante per la raccolta dei pomodori insieme ad extracomunitari sottopagati che mi aveva visto protagonista – o meglio, comparsa – qualche estate prima era ancora ben vivido in me): “Commesso in libreria mi starebbe bene” mi ero detto “sempre addetto agli scaffali sarei, ma almeno avrei per le mani oggetti familiari e graditi invece che foratini o gancetti per le tende”. E poi avrei fatto di tutto pur di non dover stare chiuso in scantinati insieme ad altri cinquanta ricercatori biomedici ad offrire telefonicamente a panzoni iracondi potentissimi smacchiatori particolarmente indicati per le chiazze di sciroppo d’acero su capitelli corinzi.
Dunque via, dagli di spedizione dell’elenco delle mie imprese lavorative a tutte le librerie del circondario ed anche ad alcune non poco fuori mano.
Avevo preso l’abitudine di portare sempre nella borsa una copia del curriculum, “poiché non si sa mai, metti che passo davanti ad un posto salarialmente ghiotto, almeno gliela lascio” e fu questa scelta a segnare il mio destino, cambiandolo per sempre.
Vicino casa mia c’è una libreria davanti alla quale acceleravo sempre il passo ed abbassavo lo sguardo trattenendo il respiro, sbrigandomi a lasciarmela indietro il più in fretta possibile, perché mi intristiva oltremodo, mettendomi addosso un senso di soffocamento ed oppressione al solo vederne la vetrina.
E’ la Libreria dell’Automobile. Già, un negozio specializzato in motoristica che vende solo ed esclusivamente libri su automobili, motociclette, mezzi di trasporto in genere.
Ogni volta che ci passavo davanti, lo sconforto era incommensurabile: subito si spalancava di fronte a me un mondo grigio e tedioso, dai confini ristrettissimi, ove l’immaginazione non aveva alcun modo di spiccare il volo, rimanendo ingabbiata in un rovo di bielle e pistoni.
Sono inspiegabili talvolta i tortuosi percorsi che compie la mente ed è incredibile la follia autodistruttiva e masochistica cui sa spingere il bisogno. Sì, un brutto giorno, convergenza temporale di una serie di rifiuti ed al culmine della mia necessità di fondi, trovandomi nelle vicinanze di quel luogo asfittico ed avvilente, la fame mi spinse ad entrare. Varcai la soglia, quasi in trance, senza riflettere, come un robot.
“Salve, volevo lasciare il mio curriculum, nel caso in cui vi servisse un commesso”.
Il pelato traccagnotto al bancone sorrise, prese il foglio e salutò.
“Tanto figurati, con tutte le librerie a cui ho fatto richiesta, non sarà certo questa quella in cui mi toccherà andare a lavorare”, pensai tra me e me.
Naturalmente, fu proprio quella la sola a volere servirsi delle mie prestazioni.

 

 

 

 

 

Quadro I

 

Personaggi

DATORE ANTIPATICO
STUDENTE SOGNATORE

 

 

DATORE ANTIPATICO Quali sono le tue credenziali?

STUDENTE SOGNATORE Beh, studio Filosofia, sto preparando una tesi sullo Spettro del Nulla in Samuel Beckett…

DATORE ANTIPATICO Ottimo! E poi?

STUDENTE SOGNATORE Ho curato una mostra di artisti emergenti nella quale sono stato anche responsabile del bookshop.

DATORE ANTIPATICO Splendido! Qualcos’altro?

STUDENTE SOGNATORE Ho organizzato un seminario all’università sullo strutturalismo di Foucault in relazione al pragmatismo di Rorty.

DATORE ANTIPATICO Sensazionale! Sei l’uomo che fa per noi: quelli sono gli scatoloni, comincia ad imballare.

 

 

 

 

E considerando che il tutto mi valeva anche crediti formativi come tirocinio, posso vantare di essere il primo studente di Filosofia al mondo che come stage retribuito universitario ha fatto il magazziniere.
Come dimenticare i tomi colmi di sapienza che mi sono passati per le mani? L’avvincente La revisione degli autoveicoli, l’appassionante La mia vita la strada, il mio amore la Vespa, lo sconvolgente La stazione di Bastia Umbra e la ferrovia Terontola-Foligno.
E poi il trittico delle delizie: Il trattore agricolo, Il grande libro dei trattori, Trattori nel mondo.
Pietre miliari dell’epica motoristica sono Caterpillar Chronicle e The Caterpillar Century. Ho in progetto di scrivere il libro che completi la trilogia: La ruspa del male.
A corredare questa saga fantastica, Caterpillar Photo Gallery, l’ideale per chi voglia riscoprire il gusto di sfogliare pagine struggenti emozionandosi al tepore di un focolare con la dolce poesia di una scavatrice.
Quindi un tuffo nella storia con Motociclismo a Trieste, un salto nell’avventura con Jeep da competizione, un capitombolo nell’ignoto con In moto con Marco Polo.
Ma il vero valore aggiunto della Libreria dell’Automobile sono i clienti: campioni del bravapersonismo, fuoriclasse della battuta innocente, veri virtuosi dell’ominità, giganti della pettinatura innocua, ragionieri che non temono di esplorare fino in fondo il loro mondo di sette centimetri per tre virgola cinque, vivendo al massimo ogni proiezione del Gran Premio per suggere la linfa vitale del cambio sequenziale.
Me li vedo da piccoli quando leggevano Ventimila leghe sotto i mari che invece di immedesimarsi nel Capitano Nemo sognavano di essere la puleggia del sommergibile.
Mentre io, povero ragazzino la cui definizione di automobile era sempre stata “oggetto metallico su ruote che serve a portare un individuo dal puno A al punto B nel minore tempo e con la minore fatica possibili”, digiuno delle più elementari nozioni sul carburatore, non potevo che guardare dall’alto in basso siffatti colossi, schiatta di eletti depositari dei misteri dell’Alfa 33.

 

 

 

 

 

Quadro II

 

Personaggi

DATORE INSOPPORTABILE
STUDENTE SPAESATO
PRIMO CLIENTE
SECONDO CLIENTE
CLIENTE ABITUALE

 

 

DATORE INSOPPORTABILE Allestisci la vetrina con qualche libro che attiri l’attenzione

STUDENTE SPAESATO (pensando tra sé e sé) Bene, non conosco uno straccio di marca automobilistica. Quali saranno quelle che vanno per la maggiore? (si guarda intorno smarrito, poi nota qualcosa) Toh, un libro grande e rosso. E’ sulla Ferrari. La Ferrari è famosa, la conosco pure io, andrà bene questo. (ad alta voce) Ci metto questo sulla Ferrari,

DATORE INSOPPORTABILE No, vedi, il ferrarista, fondamentalmente, è un esibizionista. Il vero appassionato è il porscheista. Mettici uno sulla Porsche.

STUDENTE SPAESATO (sbigottito) …Ah…

(entra il primo cliente)

PRIMO CLIENTE Salve, cercavo Moto Guzzi – The complete history. Sa, è per mio cognato: lui è un guzzista di vecchia data.

DATORE INSOPPORTABILE Mi ricordo di lei: è venuto qui qualche tempo fa proprio con suo cognato. Ma non era un hondista?

PRIMO CLIENTE (quasi risentito) No no no no no, ci mancherebbe! Lui sempre stato guzzista.

DATORE INSOPPORTABILE Eh, infatti, ricordavo male. Ecco a lei. Questo è un ottimo libro: ci sono tante figure.

(entra il secondo cliente)

SECONDO CLIENTE Buonasera, è uscito Alfa Romeo – Le vetture di produzione dal 1910 ad oggi?

DATORE INSOPPORTABILE Sissignore! Questo è la Bibbia dell’Alfa, un testo imprescindibile per un alfista come si deve.

SECONDO CLIENTE Uh, che meraviglia. Quanto l’ho aspettato…Centottanta euro, neanche tanto. Poi volevo prendere anche un libro sulla Lancia per mio padre. Grande lancista, lui…

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

DATORE INSOPPORTABILE Ben ritrovato. No, purtroppo sulla Croma non è uscito niente e di quello che c’è sulla famiglia Agnelli ha già comprato tutto.

CLIENTE ABITUALE Hehehe, fa nulla, tanto ripasso, e mi raccomando, se vi capita un libro sulla Fiat Croma, ecco, Croma, mettetemelo da parte. Sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

E così ho scoperto che anche nel mondo dei motori esistono delle correnti di pensiero. Immagino già le interminabili ed agguerrite querelle sulle portiere della Citroen AX.
Personalmente, sto ancora cercando di capire a quale scuola di pensiero appartengo, quale sia la mia vera anima: potrò considerarmi un opelista oppure batte inesorabilmente in me un cuore di inguaribile peugeotista?
Mentre mi interrogavo su tali quesiti esistenziali, l’irritantissimo datore mi sollazzava divertitissimo mostrandomi la cartolina inviataci dalla sede centrale di Milano in cui una strappona a tette di fuori si calava le mutande su cui erano impressi gli auguri “Merry Christmas and a Happy New Year”. C’è ancora molto da scoprire sull’ecosistema aziendale e relativi entusiasmi.
Serberò però sempre nel mio cuore il pensiero di quella mamma che venne un giorno a comprare il regalo per il proprio figlio, sua gioia, suo orgoglio.

 

 

 

 

 

Quadro III

 

Personaggi

STUDENTE RASSEGNATO
MADRE FIERA

 

 

MADRE FIERA Vorrei un bel libro su Ayrton Senna. Mio figlio è matto per Ayrton Senna! Ha tutta la camera tappezzata di poster di Ayrton Senna. Pensate che in ogni occasione importante, tipo un esame, si mette sotto la camicia la maglietta di Ayrton Senna! E non solo (con gli occhi lucidi): nella credenza in cucina ha allestito un piccolo altarino con foto e candele per Ayrton Senna!

STUDENTE RASSEGNATO Eh, signora mia, lei sì che ha un figlio sensibile.

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

Il pensiero di quel mio coetaneo così sentimentalmente coinvolto nei motori mi aveva toccato nel profondo. Volevo dare prova anch’io di conoscenze nel campo delle vetture, evolvermi, smetterla di essere solo un mero piede sinistro che schiaccia la frizione: volevo penetrare l’essenza di quella frizione, dimostrarmi degno di quell’ambiente così nobile!
L’insipienza, però, in certi campi te la fiutano.

 

 

 

 

 

Quadro IV

 

Personaggi

DATORE NAUSEANTE
STUDENTE SPERANZOSO
CLIENTE

 

 

CLIENTE Salve, cos’avete sulla Toyota?

DATORE NAUSEANTE Claudio, guarda cosa c’è sulla Toyota e portalo su.

STUDENTE SPERANZOSO (pensando tra sé e sé) Basta con questa reputazione di ignorante! Voglio dare prova che qualcosa la so anch’io! (ad alta voce) Toyota auto o moto?

DATORE NAUSEANTE La Toyota non ha mai fabbricato moto.

 

 

 

 

Ma quello non era che un presagio dell’orrore assoluto.

 

 

 

 

 

Quadro V

 

Personaggi

DATORE DA MENAJE
STUDENTE ATTERRITO
CLIENTE

 

 

CLIENTE Buongiorno, qualche settimana avevo visto dei cd con i rumori delle macchine. Li avete ancora?

DATORE DA MENAJE Li abbiamo finiti quasi tutti, ma è molto fortunato: è rimasto il più bello.

STUDENTE ATTERRITO (in disparte, con aria di chi non ha capito bene) ?

(Il datore prende un cd, lo inserisce nello stereo, partono rombi di autovetture)

Meeeeeeoooon, vroooooooom, viiiim viiiiiiiiiii

(Il cliente ed il datore ascoltano seriosi ed annuiscono soddisfatti)

DATORE DA MENAJE Bellissimo, bellissimo. La sgassata della Maserati è la più bella. Ora però le faccio sentire la Berlinetta Boxer.

Vuuuum vuuuuuuum broan broooooaaaaaan

CLIENTE Il rumore della Berlinetta è proprio inconfondibile.

DATORE MENAJE E questa, e questa?

Vem veeeeeeeem veeeeeeeeeeeeeem

CLIENTE Ma…questa è la 250 2+2, no? Straordinario, straordinario. Lo prendo. Non vedo l’ora di ascoltarmelo tutto.

DATORE DA MENAJE Rumori proprio magnifici. Hanno raccolto le migliori sgassate.

STUDENTE ATTERRITO (non ha la forza di muovere un muscolo, è scosso, ha un sentore di apocalisse)

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

STUDENTE ATTERRITO Ma perché?

CLIENTE ABITUALE …Hem…Hehe…Beh, io vado, arrivederci. E mi raccomando, se vi capita un libro sulla Fiat Croma, ecco, Croma, mettetemelo da parte. Sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

E chi sono i Fratelli Coen in confronto all’estro imprevedibile del Caso?

 

 

 

 

 

Quadro VI

 

Personaggi

STUDENTE DISINCANTATO
CLIENTE TROPPO ABITUALE
MURATORE
PASSANTE

 

 

(entra il cliente troppo abituale)

CLIENTE TROPPO ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche…

STUDENTE DISINCANTATO …volume sulla Fiat Croma o sulla famiglia Agnelli?

CLIENTE TROPPO ABITUALE No, ero interessato ad una monografia sulle betoniere.

STUDENTE DISINCANTATO !!!

(Dalle spalle del cliente abituale spunta un omone malvestito)

MURATORE Ma te intendi la pompa a cemento o la betoniera da cinquanta metri cubi? No, perché io co’ ‘ste cose ce lavoro, so’ cose diverse.

CLIENTE TROPPO ABITUALE Ah, bene, vedo che lei è informato! Mi dica, mi dica!

(voci di sottofondo del muratore che erudisce il cliente abituale sulle betoniere. Entra un signore anziano)

PASSANTE Scusi, saprebbe dirmi dove potrei trovare informazioni su Povezzano in provincia di Arezzo? Ci devo andare tra qualche giorno ma non so come arrivarci

STUDENTE DISINCANTATO Ha provato a cercare su internet?

PASSANTE Cioè, io scrivo su internet Povezzano in provincia di Arezzo e lui mi dice tutto?

STUDENTE DISINCANTATO Più o meno.

PASSANTE Grazie e arrivederci.

(il passante esce ed entra Tiberio Timperi)

 

 

 

 

Quando nel negozio in cui lavori viene a fare acquisti Tiberio Timperi, capisci che il tuo è davvero un lavoro di merda.

Tante sarebbero ancora le vicende da narrare di questi miei tre rocamboleschi mesi, ma per ora mi fermo qui.
Duro è stato l’immobile viaggio da lavoratore sfruttato in un mondo a me sconosciuto, ma sono grato al fato per l’esperienza che mi è toccata in sorte. Ho imparato tante cose: ora so che esiste il Club Renault 5, che c’è chi quasi si commuove mentre sfiora con le dita Le 58 monoposto campioni del mondo, che alcuni richiedono espressamente libri sulle corse in salita, che la Lotus è divertente da guidare e lo sterzo della Mitsubishi fa crepare dalle risate.
Molteplici sono stati gli insegnamenti avuti dal mio mentore, il datore il cui credo è Il rallye dell’Isola d’Elba: “Non conviene essere gentili”, “Non aiutare e non dare informazioni a chi non intende comprare”, “‘Sti stronzi non spendono un cazzo”, “Le donne sono tutte puttane, tranne mia madre”, “Alla fine se hai bisogno di scopare, paghi, bello tranquillo, e ti togli il pensiero”.
A volte si odia qualcosa perché non la si conosce bene, si è disinformati, si ha un pregiudizio. Ora posso dire di odiare il mondo dei motori con cognizione di causa.
Nonostante tutto, nonostante le mille avversità, d’ora in poi una frase mi accompagnerà per tutta la vita, fino alla fine dei miei giorni: “Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe”.

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