Beati i poveri, perché moriranno prima

Antologia del Fosso Sponnini

Posted by sdrammaturgo su 2 marzo 2008

Il montarozzo

Dove sono Mario de le Filippelle
che chiama la dolce consorte
con ringhio gutturale: “Anna, dio cane!”
ed ella risponde amorevole: “Che cazzo voj?!”.
Tutti, tutti cotozzano sul montarozzo.

Dove sono l’Assuntina de Cotemme
che intasa la fila dal fornaro alle 8 di mattina,
la Santina che cuoce ventiquattro fettine panate
per i cinque pingui nipoti
e la Natalina che piscia da dritta nella catasta delle legna?
Tutte, tutte cotozzano sul montarozzo.

Dove sono Saponetta che tanti innocenti percosse,
l’Armida che puzza di vacca,
il vecchio Dano calzolaio che scacciò festanti fanciulli chiassosi
con doppietta ed acqua bollente?
Tutti, tutti cotozzano sul montarozzo.

 

*

Ciccio Turneri

Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’erezione d’improvviso mi fuggì.

 

*

Giancarlo il Truffatore

Solevo frodare
energumeni iracondi.
Il mio epitaffio
fu il primo a venire redatto.

 

*

Uccio de la pora Rita

Vessai i conigli,
battei le pecore,
umiliai i maiali.
Un giorno mi puntò il somaro.
La mia tracotanza
defluì per lo sfintere.

 

*

Peppe il Passionale

Inseguii l’amore
per mari e per monti
fino a quando si stancò
e potei sodomizzarla.

 

*

Il suonatore Gianni

Accesi la motozappa
e inventai l’heavy metal.

 

*

Percy Bysshe Shelley

Mio padre, uomo di lettere,
volle nobilitare la mia memoria
imponendomi il nome
di un grande poeta.
Ma abitavo a Sacrofano.
Fui perculato a morte.

 

*

Fiore il Blasfemo

La mia era una vita senza grazia e senza fede.
Bestemmiavo dalla mattina alla sera,
maledicevo gli dei,
profanavo gli altari
lanciandoci capocce di porchetta.
Il mio spirito era arido,
tutto dedito alla materia ed alla brutalità,
attento solo ai bisogni del corpo
e distante dai sussulti del cuore.
Ma un giorno mi apparve la Madonna.
E me la feci.

 

*

Batore

Mi appassionai ai documentari sugli animali
mentre poltrivo in prigione.
Come c’ero finito?
Stanco della miseria e della fatica,
una notte mi intrufolai in una ricca fattoria
ed ivi sottrassi un trattore.
La fuga durante l’inseguimento
mi risultò poco agevole.

 

*

Settimio detto Fritz

C’è un prato al di là della piega del colle,
ove al lauro si intrecciano i platani.
Varcando il sentiero di terra
dolcemente cinto di arbusti,
lì, al limitare del verde prato fiorito,
c’è Meco che caca sotto al ceraso.
Sudavo alla vigna, governavo le galline,
spaccavo la legna, mungevo le capre.
E intanto Meco cacava sotto al ceraso.
Mentre la mia anima in pena
cerca un rifugio nell’Ade,
se tu, viandante, ti rechi
laggiù tra gli alberi e l’erba,
c’è ancora Meco che caca sotto al ceraso.

 

*

Meco

Tanto si favellò della mia accidia
coltivata dal furor dei miei intestini,
ma pochi – anzi, nessuno! – conosce quel ch’ebbi a patire:
sotto al ceraso c’era l’ortica.

 

*

Walterino il fungarolo

Inoltrandomi tra boschi impervi ed oscuri,
un dì alla macchia del Lamone
rinvenni un chilo e mezzo di cappellacci.
Quand’ebbi a raccontar la mia fortuna
alla bottega del buon barbiere Oreste
fui schernito da tutti gli avventori
perché dicevano che al Lamone
crescono solo prataioli e famigliola,
o al massimo – ad allargarsi – qualche porcino.
Così presi nomea di gran bugiardo,
di chi millanta imprese mai condotte.
Eppure in cuor mio io so
– quando si dilegua il giorno
ed il crepuscolo sopraggiunge con il suo silenzio –
io so – sarà stato per il dispiacere
o per il sughetto della sora Adele
che mette lo strutto pure sulle carote –
io so che i cappellacci della macchia dell’Amone
mi rimasero sullo stomaco sei giorni.

 

*

Neno Panza

Davanti alla bottega
del buon barbiere Oreste
trascorsi la mia vita
anche domenica e lunedì.
Quando un ragazzo ingenuo
ad Oreste domandò: “Ma Neno non è sposato?”,
il buon barbiere Oreste
rispose: “E chi lo pija?”.
Davanti alla bottega
del buon barbiere Oreste
la mia vita si esaurì
che era domenica o lunedì.
E comunque i capelli li andavo a tagliare da Mauro.

 

*

Don Agostino

Felice fu la mia la vita in parrocchia.
Durante le ore di catechismo
oppure nei giochi dell’oratorio
tra i cento chierichetti del seminario
e tanti e tanti pargoli
compresi cosa fosse una gang bang.

 

*

Filomena Dantini

Oh, quanto adorai il cinema!
In gioventù vidi centinaia di film
in compagnia del mio fidanzato Lole
perché solo nel buio della sala
potevo non vedere quant’era brutto.
Assistevo a cinque spettacoli di fila
perché mi vergognavo di farmici vedere in giro.
Ma l’amore vince su tutto
ed alla fine ci sposammo.
In vecchiaia divenne pure ubriacone.

 

*

Lole

Nel pieno della vendemmia
mi morì la mula.
Ma nun me poteva mori’ la moje?

 

*

Il giudice del paese

Ero alto un metro e mezzo
e c’avevo pure il cazzo piccolo.
Ma vaffanculo.

 

*

Nonno Cencino

Divenni anziano in un mondo di facili mode,
dove l’essere contava meno dell’apparenza
e l’aura vacua ancor più della superficie.
Eppure perché quando mi gettai nel fosso col Califfone
non venni considerato un figo maledetto con pulsioni autodistruttive?

13 Risposte to “Antologia del Fosso Sponnini”

  1. Io gradisco, eccome.
    Solo che tu i conti col tuo paesello li hai ancora in sopeso, mi sa.

  2. oddio. ho riso troppo.

  3. Vincenzo: lo saranno per sempre.

    Martina: quale incommensurabile onore *____*

  4. no mio caro.
    Io penso che in futuro guarderai con simpatia e quasi nostalgia a quel posticino che hai detestato con così tanto ardore.
    Con la candida barba da patriarca, farai pace con i tuoi ricordi e con quel paese con la fontana piena di vino e la modella nuda dentro.

  5. Ma a quel punto ci sono già! Il mio non è livore assoluto: ci sono ampie parti di divertita simpatia.

  6. Un piccolo e spero gradito fuori tema: Richard Dawkins ha lanciato una campagna di outing virtuale per gli atei che hanno un blog o un sito.
    E’ una bella A scarlatta che ricorda quella che i fanatici puritani di Boston misero al petto di Hester Prynne nel romanzp di Hawthorne (gran bel libro, fra l’altro). Io l’ho appena messa nel template, col link outcapaign.org e la scritta “sono ateo e faccio outing”.
    Lo vuoi fare anche tu?

  7. Appena capisco come si mettono le immagini nella colonna dei link, volentieri.

  8. […] potrete considerarvi un BCJDGADDSCPBQSLMDA: il Bifolco Che Je Dà Giù A Di’ De Sì Che Pare Batore Quanno Stura La Marmitta Dell’Apetto. Il re dell’aia. Il castigatore […]

  9. Paola said

    Muahahahahahahahaha!!

  10. Sciuscia said

    Il post che avrei voluto scrivere io. 10 cum laude.

  11. Rita said

    Ma queste persone lo sanno che vivranno ad imperitura memoria grazie ai tuoi versi? ;-)
    Per dire, diverranno parenti della Silvia leopardiana o della Laura petrarchesca, o – per restare più in tema – del pio bove carducciano, ed io quasi quasi li invidio un po’ ;-)

  12. Gianfranco said

    Quando hai scritto questi versi eri certamente pieno della grazia di dio o di qualcos’altro altrettanto efficace. L’effetto è comunque mirabolante. Non c’è mai stata e non ci sarà più una penna capace di trasfigurare l’Erto Colle in una Arcadia.
    Un rimpianto: non avere scoperto prima questo sito.
    Un desiderio: vedere “Uccio della pora Rita” accolto nelle antologie per le scuole medie.

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