Beati i poveri, perché moriranno prima

Panegirico della bestemmia – Blasfemia è libertà

Posted by sdrammaturgo su 19 marzo 2008

“Per carità, io sono ateo e di certo non ho in simpatia la chiesa, ma la bestemmia proprio non la tollero, è una mancanza di rispetto nei confronti di chi crede”.
Questa frase perseguita da sempre ogni antiteista attivo, tanto da essere diventata una sorta di mantra da democrazia da asporto, un motto di civiltà a misura di supermercato, ammantato di verità, equità, giustizia, saggezza. Altresì, un luogo comune.
Il termine rispetto è notoriamente già di per sé quantomai delicato e labile; sovente, poi, viene confuso pericolosamente con una fattuale disparità di trattamento tra posizioni equivalenti nella loro legittimità benché opposte nelle concezioni.
La bestemmia cade appieno nel secondo caso (laddove per bestemmia intendo la blasfemia nel senso più lato possibile, dalla semplice imprecazione al raffinato attacco colto contro il divino).
L’equivoco parte probabilmente dal pregiudizio nei confronti del sentimento dell’odio. Lungi dall’essere considerato normale o financo sano e nobile, l’imperativo assolutista della moderazione impone che l’odio venga caricato soltanto di connotazioni negative. L’odio è il negativo per eccellenza ed in virtù di ciò va respinto in ogni caso. Dunque esprimere amore è sempre cosa buona e giusta, mentre esprimere odio disdicevole ed inopportuno.
Eppure dovrebbe essere evidente come non ci possa essere amore sincero e sentito per qualsiasi cosa senza una profonda controparte di odio consapevole. Qualche esempio facile facile: non ci può essere amore per la pace senza odio viscerale per la guerra. L’alternativa sarebbe: “Amo la pace, desidero la pace, ma siccome non odio la guerra, se proprio volete bombardare, abbiate almeno l’accortezza di farlo pacatamente. Massimo rispetto, comunque”. E via dicendo: non ci può essere amore per la solidarietà senza odio per il menefreghismo; non ci può essere amore per la natura senza odio per chi inquina, etc.
L’odio si configura allora come il moto d’animo cardinale in un individuo socialmente costruttivo.
L’atto di stabilire una volta per tutte quali valori siano consentiti e quali ripudiati porta un solo nome: totalitarismo.
Sotto il fascismo, chi manifestava il proprio amore per Mussolini era nel giusto e benvoluto; chi al contrario mostrava il proprio odio, a qualunque livello, subiva pesanti punizioni.
Il meccanismo è il medesimo di quello che si riproduce nella diffusa repulsione nei confronti della bestemmia.
Perché mai l’espressione d’amore per dio (tramite preghiera o quant’altro) viene accettata e la manifestazione di odio (attraverso la bestemmia) scandalizza ed indigna?
“Beh, in quel caso si offende qualcosa di molto importante per tantissime persone”. E non si pensa mai al fatto che la preghiera offende allo stesso modo un ateo, o perlomeno offende chi come me si sente ferito dalla sospensione del giudizio critico e dalla superstiziosa credulità che trasforma il pensiero magico e la mitologia in sapere certo ed assodato con il risultato di conseguenti crimini ed abusi di cui la storia è pregna.
“Ma se tu bestemmi dio, per un credente è come se ingiuriassi una persona a lui cara”. Ma se un credente nelle sue preghiere afferma l’esistenza di un capellone vergine palestinese che cammina sull’acqua, tramuta una materia in un’altra e guarisce i malati con la sola imposizione delle mani, per me è come se ingiuriasse, che so, Bertrand Russell od altri grandi ed infangasse la memoria di quelle persone che hanno dato la vita per la ricerca e per me hanno l’identico valore affettivo e di “autorità” che può avere dio per un religioso.
“Non è precisamente la stessa cosa. Che fastidio ti dà se uno prega e tesse le lodi della divinità?”. Mi dà molto fastidio se qualcuno inneggia all’abbrutimento ed all’inebetimento. Ma potrei rigirare la domanda: “Che fastidio dà ad un religioso se io bestemmio e denigro Cristo o chi per lui? In fondo non faccio che enunciare la mia opionione discordante e non posso farci alcunché se la mia opinione comporta un assalto verbale diretto dai toni anche volgari”.
Dunque il presunto rispetto che verrebbe violato dal bestemmiatore si rivela piuttosto a senso unico: io devo consentire ad un religioso di esternare la natura del proprio credo, mentre il religioso può permettersi di riprendermi qualora io esterni la natura del mio. E per me, antiteista, la blasfemia è uno degli aspetti principali del mio sistema di pensiero.
Ricapitolando: se io bestemmio, manco di rispetto al credo di un fedele; ma se a me viene impedito di bestemmiare, si manca di rispetto al mio credo ateo antiteista che si esplicita anche per mezzo della blasfemia; se io dico: “Sia maledetto iddio”, un religioso si sente offeso; ma se un religioso dice: “Sia benedetto iddio” mi sento offeso io. Ostacolare il mio atto di bestemmiare è sicché una mancanza di rispetto nei miei confronti e nei confronti di quello in cui credo io. Allora come la mettiamo?
“Ma se credi non devi bestemmiare proprio perché credi e se non credi non ha senso che tu bestemmi. Dunque perché bestemmi?”. Tralasciando l’acutissima risposta: “Pe’ datte fastidio” che lessi su una vignetta tempo fa, rispondo: l’ateo antiteista blasfemo non bestemmia tanto dio, quanto l’idea di dio in quanto cristallizzazione di aberrazioni della ragione quali schiavitù, sottomissione, dogma, fede cieca nell’indimostrabile, sonno narcolettico indotto ed autoindotto dello spirito analitico, obbedienza priva di riflessione indipendente, impulso congenito alla sopraffazione.
Certo, con l’odio da solo non ci si fa alcunché. Va elaborato alla luce di una piena coscienza oppure non è che vuoto livore senza obiettivo. La bestemmia da sola, insomma, serve a poco, altrimenti un avventore a caso di un baretto a caso della Tuscia potrebbe essere reputato un campione della filosofia d’opposizione contro l’ultraterreno. Però, la bestemmia, al suo stato più basso e basilare, è l’equivalente del primario impulso di disprezzo nei confronti di un’autorità dispotica ed illogica, il grido istintuale del popolano stanco delle angherie del sovrano.
La scusa della maleducazione, della sconvenienza, dell’indecenza del turpiloquio, non è che una trappola con cui il pensiero dominante ed i suoi sostenitori tentano – riuscendoci – di ingannare i loro avversari dissidenti rendendoli censori di loro stessi.
Io rivendico quindi il mio diritto ad odiare, a dare sfogo all’essenza delle mie convinzioni fondate sul disprezzo verso la dittatura del sovrannaturale, esattamente come lascio che qualcun altro levi a dio il proprio canto d’amore, caposaldo del proprio essere.

30 Risposte to “Panegirico della bestemmia – Blasfemia è libertà”

  1. Cladiù, aspetta.
    Io ti dico un’altra cosa. L’amore e l’odio sono entrambi assoluti, e l’individuo che riflette e sottopone tutto a critica, davanti ad entrambi si fa due risate.
    Che mi dici?

    (poi sul fatto che la credenza possa offendere il non credente, sono abbastanza d’accordo)

    Tanti saluti e buona festa dei morti viventi.

  2. Ti dico che amore ed odio sono solo due categorie per identificare una determinata connotazione del rapporto con le cose, dunque chi riflette e sottopone tutto a critica a maggior ragione ama od odia l’oggetto della propria indagine proprio in virtù della propria analisi.

  3. Per come li usi, i termini amore e odio sono superflui, perché te la potresti cavare con piacere e fastidio, molto più pertinenti.
    Amore e odio evocano invece degli assoluti e sollevano più interrogativi di quanti ne vorrebbero risolvere.

  4. Ogni parola possiede un'”atmosfera”, e piacere e fastidio sono troppo deboli. Ad odio potrei sostituire disprezzo, ad amore positività o che so.
    Una parola poi non è mai rigida in una definizione ostensiva, dunque amore ed odio possono essere intesi sì come assoluti, ma anche semplicemente come descrizioni espressive di concezioni razionali a posteriori, dipende dall’utilizzo che se ne fa e dal contesto in cui vengono usate.

  5. iddioporcaccioemaledetto said

    io sono credente..credo nell’esistenza di un Dio che duemila anni fà si fece carne…speriamo che abbia voglia di riscendere perchè la mia mazza da baseball avrebbe bisogno di discutere con lui nello scantinato di casa mia… gliele hanno suonate di santa ragione e non c’ero .. vorrei recuperare.

  6. I testi sacri ci insegnano che Cristo a fare a pizze era una pippa.

  7. La bestemmia, oltre che prova di pessima educazione peggio che sputare per terra o pulirsi il naso con le dita, è mancanza di rispetto per la fede religiosa altrui; quindi mostra l’intolleranza di chi la pronuncia per sentirdi libero. Ma libero da chi e da che cosa? Mai sentito nominare il “libero arbitrio”?
    Florinetta

  8. Errata corrige:

    per sentirsi libero

  9. Rileggi bene l’articolo, forse hai mal compreso alcuni punti essenziali.

  10. Se l’appunto è riferito a me, ribadisco quello che ho già scritto, in particolar modo l’esistenza del “libero arbitrio” offerto da Dio all’uomo perché, pur conoscendo i Comandamenti, decida in piena libertà se seguirli o disobbedire. Dov’è il dispotismo?. Non si deve confondere Dio con la Chiesa in terra.
    Giorgina Busca Gernetti, alias Florinetta

    P.S. Ho riletto con molta attenzione tutto l’articolo.

  11. “Sei libero di fare ciò che vuoi, ma se non fai come dico io vai all’inferno”. Ho un’altra idea di libero arbitrio.

  12. Dal tuo punto di vista hai ragione. Però, in quest’ottica, ogni delitto diventa lecito. “Non uccidere”, invece l’uomo “libero” può uccidere come e quando/quanto gli pare. “Non rubare”, invece si può rubare a piacimento. “Non nominare il nome di Dio invano”, invece si arriva all’elogio della bestemmia.
    Buon anno. Florinetta

  13. Ti rispondo come Richard Dawkins ha risposto ad un religioso durante un’intervista: “Tu non uccidi e non stupri perché te lo ha detto dio?”.
    Dunque no, non tutto è lecito e tra la violenza pratica e la manifestazione di un’opinione anche estremamente dura vige una radicale differenza. Per fortuna, aggiungerei.

  14. Speriamo, dico io. Però c’è sempre il rischio che un’opinione si concretizzi in un’azione. Allora che cosa succede?

  15. Le buone opinioni si concretizzano in buone azioni e per me l’antiteismo è una buonissima opinione.

  16. Magari! Utinam!

  17. GIORGIA said

    Prorpio ieri ho avuto un’accesa discusione con un credente… si parlava di partite di calcio e del fastidio che alcune persone provano nel sentire bestemmiare, capita spesso nel bar di quartiere!!! Lui rivendica il fastidio e il mancato rispetto ed io il mio diritto di esprimere un concetto in quanto essere pensante e vivente!! Mancanza di rispetto verso chi e cosa?? Esiste la libertà di culto, esistono i luoghi sacri in cui pregare, si riconoscono al livello nazionale festività e ricorrenze religiose, è punito legalmente qualsiasi atto discriminatorio rispetto all’appartenenza regiosa (anzi direi che in italia è quasi un lascia passare).. e chi più ne ha più ne metta. Se io bestemmio agli occhi, o meglio alle orecchie del credente, cosa gli scombino??? Magari al massimo prega per me e per noi peccatori… non sto offendendo lui in prima persona ma il Dio in cui crede, ed io no, senza minimamente interferire con la sua libertà di culto!!! Quindi per favore facciamola finita di abusare della parola rispetto… e soprattutto non mettiamo sullo stessio piano bestemmia con omicidio, furto o altro… anzi mi sorprendo che ancora oggi esista la sanzione amministrativa… ma forse la lascerei a salvaguardia dei tanti extracomunitari che vivono nel nostro territorio vittime di discriminazioni e razzismo e accuse di terrorismo in virtù del fatto che il loro Dio non si chiami Cristo!!!! Parliamo del mancato rispetto verso l’inosservanza della divisione dei poteri Statali e Religiosi…. Il mio corpo di donna laica rivendica rispetto… come la mettiamo???? addosso al muro.. direbbe qualcuno
    giorgia

    • Ma con i credenti non bisogna discutere: vanno ignorati ed evitati :-D
      D’altronde, come dice sempre il mio migliore amico, se si chiamano “credenti” ci sarà pure un motivo. Altrimenti si sarebbero chiamati “ragionanti”.
      Mi è molto piaciuta la formula “il mio corpo di donna laica rivendica rispetto”.

  18. giorgia said

    Simpatico il tuo amico…
    hai espresso in modo acuto il concetto di bestemmia quando dici: “bestemmia, al suo stato più basso e basilare, è l’equivalente del primario impulso di disprezzo nei confronti di un’autorità dispotica ed illogica, il grido istintuale del popolano stanco delle angherie del sovrano”…
    un saluto
    Giorgia

  19. LadyGagarin said

    un altro topos classico dei signori “io sono ateo ma non sopporto la bestemmia” è che la bestemmia sia volgare. che c’è di volgare nel dire porcodio? è l’accostamento di due termini contemplati da sempre nella letteratura classica e colta, ossia una specie animale e una divinità non ben identificata. se “porco” dunque non è un termine volgare, e “dio” nemmeno, perchè “porcodio” sarebbe volgare? non lo capisco.

  20. sai, stavo rileggendo anche i commenti che hanno preceduto il mio. è sorprendente come certe persone riescano ad accomunare blasfemia e omicidio con tanta nonchalance (e con argomentazioni tanto ferrate, mi viene da aggiungere).

    p.s. il nick è stato un colpo di genio come il sottotitolo del tuo blog. ;)

    comunque ricordo chiaramente di averti scritto che questo era diventato il manifesto universale dei bestemmiatori, ma ‘ndo te l’ho scritto?

  21. La foto corrispondeva a quella vista durante il mio accurato stalking.

  22. Rita said

    In questi giorni mi stanno citofonando i testimoni di geova; ieri mi hanno detto: “vuol sapere la verità sulle ultime catastrofi naturali, il terremoto del Giappone ecc.?”.
    Io sono troppo gentile, in genere gli rispondo che non mi interessa e riattacco.
    Mi aiuti a trovare una risposta sarcastica che li spiazzi totalmente e non li faccia più venire a suonarmi a casa? ;-)

    • Il metodo certificato è dimostrare loro di conoscere bene la Bibbia ed il cristianesimo. La mia passione per la storia delle religioni mi è stata molto d’aiuto. Quando una volta due di loro constatarono che ero ben preparato sull’argomento, capirono di non essere un soggetto raggirabile e se ne andarono in fretta.

  23. Volpina said

    Credo che bestemmiare, da atei o non atei sia in ogni caso una mancanza di rispetto.
    Perchè io che credo in un entià divina ma non nella Chiesa, provo un certo disturbo nel sentire persone lanciare insulti al creatore.

    Se non credi, chi cazzo stai insultando? Non fai prima a dire “porco puffo”?
    Se credi non vedo il motivo per cui debba prendertela con Dio o chicchessia, per odio, moda o qualsiasi cosa. Sei sei coglione la colpa è tua. Non certo di Dio.
    Trovo sia sbagliato imprecare nei confronti di qualcun altro, per giunta “assente”.
    Non approvo la bestemmia perchè è una cosa brutta. Indipendentemente dal fatto religioso, per me è come mangiare la carne. E’ inutile, irrispettoso e dannoso.

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