Beati i poveri, perché moriranno prima

“Diario simulato” 16 – Telecronaca di un amore

Posted by sdrammaturgo su 5 aprile 2008

Ricordo ancora quando vidi Elettra per la prima volta: era così bella ed elegante, discinta, e si muoveva languida tra le tende scosse dalla brezza mattutina. Io me ne stavo lì, inebriato e come inebetito, immobile, distante, con il mio binocolo. Fu amore a prima vista. Ma non me la diede manco per sbaglio, così ripiegai su Cinzia.
Cinzia era un tipo piuttosto giovanile. Almeno per gli standard della Prima Rivoluzione Industriale. Non dico che fosse brutta, ma ogni volta che usciva di casa aveva quattro o cinque gabbiani che le svolazzavano intorno.
Ad ogni modo, la sua appartenenza alla famiglia dei mammiferi risultava facilmente riconoscibile dopo una breve analisi che non richiedeva esagerati sforzi d’indagine scientifica.
Era una donna molto formosa. O meglio, piuttosto in carne. Ma diciamo pure una cicciona che sarebbe stata una grande attrazione in un circo diretto da Tod Browning. Però aveva una spiccatissima sensibilità, un cuore d’oro proporzionato alla sua stazza. “Sono piena d’amore” – mi disse un giorno – “Ah, allora non è grasso”, risposi sollevato.
Aveva la vitalità di Giuseppe Mazzini nel biennio 1997/1998. Eppure a letto era estremamente passionale, vogliosa fino all’eccesso, ed aveva un mucchio di strane perversioni. Spesso era davvero troppo anche per me, così una volta dovetti mettere in chiaro alcune cose: “Non voglio criticare i tuoi gusti erotici, la pioggia dorata piace anche a me, la trovo una variante interessante e fantasiosa, ma non capisco perché tu debba lanciarti tra le gambe dei barboni che pisciano agli angoli della strada”.
Andammo subito a convivere, vuoi perché provavamo fortissimi sentimenti l’uno per l’altro e la profonda convinzione dettata dal nostro amore non ci faceva affatto temere e dubitare un solo istante di compiere un passo affrettato, vuoi perché mi avevano sfrattato.
In casa teneva un cane, un alano di grosse dimensioni. Dormiva in camera sua e quando facevamo sesso mi sentivo un po’ a disagio, non tanto perché l’alano ci fissava in continuazione con sguardo prostrato, quanto perché cercava sempre di ingropparmi. Finché un brutto giorno, mentre uscivo dal garage, lo investii con il motorino. E con la moto. E con l’apetto. E con la macchina. E con il furgone. E con un blindato militare che avevo noleggiato a prezzo vantaggioso. Così, purtroppo, morì.
Cinzia prese allora un pastore maremmano. Si chiamava Bastiano Fora, aveva un piccolo casale nelle campagne di Montalto di Castro e sembrò entusiasta di trasferirsi da noi.
Si dimostrò un integerrimo guardiano dell’abitazione: la sua puzza scoraggiava i ladri e teneva lontane le piattole. O quantomeno quelle nemiche delle sue.
Non era una spiacevole compagnia, ma quando facevo sesso con Cinzia mi sentivo un po’ a disagio, non tanto perché ci fissava in continuazione con sguardo prostrato, quanto perché cercava sempre di ingropparmi. Finché un brutto giorno, mentre uscivo dal garage con il motorino, gli sparai.
Quel periodo con il pastore Bastiano mi arricchì molto, specie sotto il profilo immunitario: la sua vicinanza tonificò a tal punto i miei anticorpi che non avrei preso l’AIDS neppure se avessi sodomizzato Freddie Mercury da morto. E adesso posso anche confermare prove alla mano.
La nostra bella storia fatta di passeggiate romantiche al chiaro di luna, viaggi in paesi esotici, concerti, teatro, il tutto mentre lei restava a casa a girare la zuppa, si interruppe bruscamente quando soppressi il nostro figlioletto. Ho sempre reputato che si debba rivalutare l’infanticidio: da piccoli sono tutti carini e da grandi diventano dei bifolchi. Voglio dire, ti prendi il meglio della vita di un essere umano e, fermandolo in tempo, eviti all’umanità un peggioramento. Ma tant’è, lei non accettò mai il fatto che non l’avessi aspettata per partecipare e mi lasciò.
Di quella relazione conservo tuttavia ottimi ricordi: il nostro primo orgasmo simultaneo, ottenuto in due stanze e con due partner differenti; la gita in barca durante la quale Cinzia venne arpionata da un peschereccio giapponese; il reportage che il National Geographic venne a raccogliere nella nostra camera da letto. Inoltre la nostra relazione affettiva finì sulla British Review of Science, subito dopo un articolo sull’accoppiamento dei ratti ed appena prima di una ricerca sulla mungitura dei transessuali idrocefali.
Ah, l’amour, l’amour. Cosa saremmo noi tutti senza l’amore? Perché l’amore è un vento leggero, è un bacio rubato, è un incrocio di sguardi. Tutti concentrati sul pacco.

Annunci

5 Risposte to ““Diario simulato” 16 – Telecronaca di un amore”

  1. Eppure sai che è gradevole sto monologhino?

  2. Ammappa, te sei sprecato :-D

  3. no no, sul serio, è “fresco e giovanile, con quel pizzico di nonsense che piace tanto ai nostri lettori”.
    Possiamo iniziare una collaborazione.
    Il direttore della collana “Zucchine fritte e divinità babilonesi”.

  4. alessia said

    dicevo…spero tu vada già da un analista

  5. No, non credo nella psicologia. Potrei fare un’eccezione solo se mi visitassero Freud, Jung, Lacan o Adler in persona.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: