Beati i poveri, perché moriranno prima

Una sofferta testimonianza insulsa di vita vissuta mio malgrado

Posted by sdrammaturgo su 9 aprile 2008

Sottotitolo: perché guardi la pagliuzza nel mio occhio e non ti accorgi che ti stanno rubando la macchina?

Voglio fare una denuncia di alto contenuto sociale. Devo farla. Gli abusi al di G8 di Genova, vi starete chiedendo? Torture sugli animali? Fame nel mondo? Guerra in Iraq? Siete completamente fuori strada. Di più, molto di più: telefonia mobile. E va be’, mica posso sempre occuparmi di massimi sistemi. Ah, perché, quando mai mi ci sono occupato, dite voi? Beh, a parte che quella volta in cui ho raccontato la mia torbida storia di sesso bollente con una sordocieca, la portata filosofica dell’argomento era di notevole rilevanza. Ma comunque, non è importante come abbia fatto ad abbordare la sordocieca: ciò che conta è che non ho dovuto pagarle la cena. Aveva pure un’allergia alimentare. Ma sto andando fuori tema.
Dunque, molti di voi, eccettuati i lettori, si staranno interrogando sul motivo per cui un rispettabile venticinquenne (la relazione con la sordocieca mi rende rispettabilissimo senz’appello!) senta l’esigenza di dissipare la sua reputazione di intellettuale impegnato, faticosamente costruita con abili menzogne, dedicando un articolo ad una questione tanto faceta. Rispondo volentieri a questa domanda che nessuno mi ha posto: primo, perché devo cercare di distrarmi dal dolore lacerante che la sordocieca ha suscitato in me lasciandomi; secondo, perché è dalle inezie della quotidianità che si capisce meglio il nonsenso dell’intera esistenza. E poi che cazzo, avrò pure il diritto di scrivere un post inutile, no? Ok, ok, “particolarmente inutile”. Uff, e va bene, preciso: più inutile degli altri. Inoltre la vicenda che mi accingo a raccontare mi ha scosso fin nel profondo dell’animo
Allora, i fatti sono questi: giovedì sera mi si rompe il caricabatteria del cellulare. “Ohibò, mi si è rotto il caricabatteria del cellulare”, esclamo, dicendo proprio “ohibò”. L’indomani mattina mi reco bel bello al più vicino centro Euronics (mi pagano per fare il loro nome. Sì, sono un finto sinistroide venduto figlio di papà pieno di soldi che in Italia ovunque è andato ha sempre mangiato bene); dopo un rapido esame dei prezzi dei caricabatteria, mi rendo conto che quindici euro per un adattatore con un filo sono un po’ eccessivi. Quindi mi volto e, meraviglia delle meraviglie, scorgo sul bancone un fantastico cellulare di ultima generazione: non fa le foto, non ha giochi, non ha il cavo per il computer, non ha un cazzo, ma costa 29.99 euro. “E’ il prodotto che fa per me”, mi dico subito. Motorola Motofone F3, tecnologia ClearVision, ultrasottile, massima durabilità, serve per telefonare. “Tanto vale comprare un nuovo cellulare per quindici euro in più”, rifletto con estremo acume lungimirante. Procedo all’acquisto, guardato come un pezzente dalla commessa. Ti guardano sempre male quando compri l’oggetto meno costoso, specie dopo che hai chiesto se per caso ce ne sia uno che costi ancora meno.
Una volta a casa, arriva il grande momento: l’inaugurazione. Trepidante ed emozionato come un’adolescente che sta per essere stuprata da Riccardo Scamarcio, ma non l’attore, bensì l’omonimo perito agrario, mi accingo a comporre il primo sms. E qui mi blocco quasi subito: non trovo le lettere accentate. Spingo qualsiasi tasto, digito ogni combinazione possibile, mi lancio disperatamente sul libretto delle istruzioni, ma non risolvo l’arcano. E va bene, niente lettere accentate, per ora. Ci penserò dopo. Proseguo con la scrittura del messaggio. Occacchio, non trovo nemmeno il punto. E nemmeno il punto e virgola. E nemmeno i due punti. E nemmeno l’apostrofo, né le parentesi, l’underscore, il punto esclamativo, la barra e qualsiasi altro segno di interpunzione (qualora prima della conclusione di questa frase fossero stati inventati degli altri). Posso disporre solo di trattino, virgola, punto interrogativo e chiocciola. “Come cazzo si aggiunge ‘sta merda de punteggiatura, mannaggia al santissimo sacramento sull’altaraccio”, sussurro con garbo.
Con l’autostima che subisce atti di bullismo da un tafano (“nemmeno so mettere la punteggiatura su uno stupido cellulare!”), contatto per email l’assistenza della Motorola, affinché mi illuminino su quale formula magica debba recitare in sanscrito per sbloccare certe funzioni. Illustro il problema pieno di vergogna, immaginandomi una strafiga italo-svedese (non so perché me la immaginassi italo-svedese, ma me la immaginavo così) responsabile del servizio clienti alle prese con la mia lettera a ridere di me con tutte le sue amiche modelle che a turno fanno a gara su quale di loro sia quella che provi il minore desiderio di venire a letto con un inetto mio pari.
Due giorni dopo giunge la pronta risposta: “Ci dispiace, il modello a cui fa riferimento non prevede i caratteri a cui lei è interessato”.
Capite?! No, non so se vi è chiara l’assurdità che fa bagnare le mutande ad Albert Camus: quel cellulare è un modello speciale progettato APPOSITAMENTE senza punteggiatura ed accenti!
“I caratteri a cui lei è interessato”. Eh già, sa, ho questa passione particolare per il punto e virgola, sono un collezionista.
Ho avuto la dimostrazione inconfutabile che il meccanismo produttivo capitalistico sia una stronzata mahabaratesca: un ingegnere pagato profumatamente per progettare nuovi sistemi di comunicazione propone un cellulare senza punteggiatura e la proposta viene accolta e lanciata sul mercato come una mirabile innovazione.
Nella mia mente mi figuro uno di quei lunghissimi tavoli ellittici di legno pregiato che si vedono sui film americani in un ufficio all’ultimo piano di un grattacielo che procura orgasmi a Bin Laden con intorno (intorno al tavolo, non intorno a Bin Laden) tutte le alte sfere della Motorola, il consiglio supremo incravattato al completo, per una riunione di lavoro. Si alza in piedi uno: “Mi è balenata un’idea brillante. Aprite bene le orecchie: un cellulare SENZA PUNTEGGIATURA”. “Geniale!” “Straordinario” “Come abbiamo fatto a non pensarci prima?!”. Coro di approvazione, tutti si alzano in piedi, standing ovation, applausi scroscianti, pacche sulla spalla e strette di mano al vulcanico inventore, milioni di dollari che piovono dal cielo. “Complimenti, lei avrà quella promozione, Giuffolotti!”. Me lo immagino con questo cognome, perché uno che inventa un cellulare senza punteggiatura può chiamarsi solo Giuffolotti.
La disavventura però mi ha riempito di ottimismo, perciò ho deciso di propormi alla Motorola come addetto al settore creativo. Ho già pronte tre idee sbalorditive da presentare: un cellulare senza schermo, un cellulare senza chiamate e, per finire, udite udite, un cellulare senza cellulare.
Pregusto già il successo, la carriera luminosa nell’alta finanza, la scalata fino alle più alte cariche di potere, le orge naziste diffuse su internet, Mike Tyson che mi intenta un processo tarocco per molestie sessuali per rifarsi dei tanti subiti, viene pure creduto e lo vince.
Lunedì torno all’Euronics. “Vorrei cambiare questo cellulare con un altro” “Non si è trovato bene?” “No, sa, è che ho la fissa per l’accento acuto”. Vedo un altro telefono piuttosto economico, 34.90. Lo prendo.
E così ho pagato 4.91 euro la punteggiatura.

8 Risposte to “Una sofferta testimonianza insulsa di vita vissuta mio malgrado”

  1. per il post ti meriti proprio un bel punto, eccolo
    .

    Poi una comunicazione di servizio: ieri Palermo è stata invasa da una numerosissima scolaresca della tua provincia, tanti poveri mammiferi del centro italia in preda a crisi ormonale e tutti scatenati a trovare nuove folgoranti battute sulla cacca che il cavallo di una carrozza aveva appena sfornato sull’asfalto.
    Una menzione a parte la meritano i coretti.
    Provi orgoglio,vero?
    (non ho capito quale fosse il comune di provenienza però)

  2. Centritalia S.P.A.: esportiamo bifolchi da più di cento anni.

  3. openspace said

    mi sembra piuttosto strano che non ci siano, altrimenti gli smiles come si fanno? :D ;P :| e via discorrendo.

  4. Niente, non è un telefono fatto per gli smile. Praticamente, informandomi, ho scoperto che è un telefono facilitato nato praticamente solo per le chiamate.

  5. sand1975 said

    Guarda il lato positivo. Senza punteggiatura guadagni in numero di caratteri “scrivibili”. Non era un cellulare economico?

  6. In seguito ho capito perché era così economico :-D

  7. la cura said

    hihi ma io devo studiareeeeeeee….ci passo tempo a leggere i tuoi post!!Mi piace troppo come scrivi complimenti..grazie anche per i sorrisi che mi si dipingono sulle labbra!

  8. Tu sì che sai come lusingarmi, non c’è che dire :-D
    Mi dispiace per le ore che ti faccio perdere, ma ne sono anche molto contento (pure un po’ sadicamente).
    Grazie a te!

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