Beati i poveri, perché moriranno prima

Sopruso padronale, altrimenti detto Mercato

Posted by sdrammaturgo su 18 aprile 2008

Da cinque anni vivo in un appartamento a Roma nei pressi della Stazione Termini, in condivisione con altri ragazzi. L’affitto complessivo della casa è di 920 euro al mese. A me è sempre sembrato uno sproposito – nonostante il mondo che mi circonda voglia convincermi che in virtù della zona è un prezzo normale – ma sono sempre riuscito a sostenere la mia quota, con un po’ d’aiuto di nonni e genitori e lavori part-time che mi consentissero anche di portare avanti gli studi universitari.
A giugno i coinquilini se ne andranno e fino all’altro ieri ero certo che io sarei rimasto e li avrei rimpiazzati con due conoscenti. Invece dovrò lasciare anch’io la mia stanza. Perché?
Il proprietario dell’abitazione, o meglio il padrone (adeguiamoci alla terminologia di un sistema ingiusto fondato sul possesso e lo sfruttamento), mi ha comunicato che alzerà l’affitto a 1400 euro. Di colpo, un aumento di 480 euro al mese e ripeto QUATTROCENTOTTANTA euro. Non me lo posso permettere, né io né le ragazze che erano interessate alla stanza che si sarebbe liberata, dunque dovremo cercare un’altra sistemazione, nella vana speranza di trovare qualcosa che sia alla portata delle nostre esigue finanze in una selva di prezzi da strozzinaggio che crescono senza controllo.
Un’ira funesta degna di Achille con una pruriginosa escrescenza cutanea mi è spuntata allorché mi sono anche visto preso in giro: “Sa, abbiamo sentito in giro ed abbiamo deciso di adeguarci. E poi con questi prezzi, con quest’euro, le tasse, non possiamo fare diversamente”. Insomma, una speculazione padronale compiuta sulla vita e sui bisogni delle persone fatta passare per una scelta obbligata.
“Sa, io non volevo stuprare quella ragazza, ma ho visto che in giro la tendenza comune era quella, e così mi è toccato stuprarla”.
Avrei preferito un sincero: “Tu sei un poveraccio, io voglio fare più soldi visto che alla gente una casa serve per forza ed io ho in mano un prodotto necessario che posso gestire secondo il mio arbitrio come meglio mi conviene, dunque o mi dai di più o poco importa se te ne vai sotto un ponte. Anzi, compro anche il ponte e ti sfratto pure da lì”.
Signor Volpe (è il nome del padrone): so che lei ha diverse proprietà ed una fabbrica. Le auguro tutto il male possibile, ma, ovviamente, qualora scoppiasse un incendio in qualcuno dei suoi stabili e lei ci si trovasse coinvolto, mi dispiacerebbe se morisse in tempi troppo brevi e senza un’agonia sufficientemente dolorosa.
Ciò che più mi indigna però è lo spirito di rassegnazione che si respira persino tra chi è vittima di un simile meccanismo di profonda ingiustizia. Invece di riconoscere in chi si trova nella mia stessa condizione di classe una rabbia pari alla mia, riscontro un ottuso giustificazionismo da schiavo con la sindrome di Stoccolma: “E che ci vuoi fare, d’altronde è il mercato che va così: domanda ed offerta”. Il Mercato. Ma che cazzo significa? Che cazzo è ‘sto mercato de mmerda?
Quando si parla di mercato, sembra quasi che ci si riferisca ad un’entità autonoma e divina che aleggia, decide ed ordina ed alla quale bisogna sottomettersi ed obbedire ciecamente.
Una buco di 50 metri quadrati viene venduto a 550000 euro? Eh beh, ma è vicino a Termini, il mercato lo richiede. Seguendo questo ragionamento, immagino che la fogna che passa sotto la Stazione Termini debba costare come minimo 800000 euro, piscio incluso, doppi ratti.
Una stanza singola viene affittata a 500 euro quando lo stipendio base è di 800 e ti restano 300 per nutrirti, vestirti, spostarti, pagare le bollette, curarti, nella speranza che non ti si fulmini nessuna lampadina? Ma è il mercato, cosa ci possiamo fare?
Ora, il mercato è composto dai singoli individui e dai loro scambi in qualità di soggetti economici. Ergo, essendo in questo caso una somma di delinquenti, questa figura mitologica del mercato deve essere contestata senza soggiacerne. Accettare tutto in nome del mercato, a meno che non si abbia un tornaconto personale (cioè, a meno che non si appartenga al ceto ricco dominante), è da servi idioti che baciano il mantello di chi li frusta.
In fondo, perché condannare Giovanni Brusca se ha ordinato di sciogliere un bambino nell’acido? Era il mercato che lo richiedeva: io faccio affari; se un pentito parla, mi rovina la piazza; dunque, devo pensare ai miei interessi finanziari e correre ai ripari, facendogli squagliare il figlio.
Accogliere passivamente le soverchierie dei padroni che decidono i prezzi a proprio piacimento per ingrassarsi sulla pelle dei più deboli è da imbecilli. Chi ha stabilito che questo mercato debba essere legge assoluta ed indiscutibile? Se vogliono farvi credere che il mercato sia dio, non dimenticate mai due cose: sono gli uomini ad inventare gli dei; gli dei possono essere bestemmiati e detronizzati.

 

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3 Risposte to “Sopruso padronale, altrimenti detto Mercato”

  1. Hai il contratto tu?
    Perché se non c’è contratto scritto e registrato gli puoi fare una bella sorpresina al padrone, denunciandolo.
    Il mercato è composto dai singoli individui e dai loro scambi in qualità di soggetti economici, vero, ma c’è anche un’altra cosa, tutto il sistema di regole scritte e non scritte che rendono convenienti o no gli scambi. Alcuni economisti, i miei preferiti, le chiamano istituzioni.
    L’attuale sistema istituzionale rende economicamente efficiente il comportamento del padrone, mentre una bella denuncia può fargli cambiare radicalmente la matrice degli incentivi. Tu purtroppo dovrai cambiare casa lo stesso, ma lui lo freghi, e coi controfagotti.
    Se invece c’è un contratto scritto e registrato non può aumentare l’affitto a cavolo, perché ci sono delle regole da rispettare.

  2. alessia said

    che schifo.
    l’unica speranza è un mondo di suqatter

  3. alessia said

    ehm…squatter

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