Beati i poveri, perché moriranno prima

Controllori controllati, o della pericolosità di tuo zio

Posted by sdrammaturgo su 12 maggio 2008

Sottotitolo: il mondo si divide in due categorie: chi ha una dignità e chi fa il controllore.

Come espresso più volte in molti altri scritti, sono sempre stato convinto che i grandi problemi del mondo siano ravvisabili già a partire dalle piccole vicende della quotidianità, che fungono da miniatura esemplificativa di temi ben più vasti.
La mia condanna è un’accresciuta percezione delle cose che mi porta a scorgere continuamente mali enormi in ogni facezia in cui mi capita di incappare, risalendo subito, con un’occhiata ed un rapido volo pindarico, dal minuscolo all’enorme. I guai di nascere pessimista cronico con una spiccata sensibilità associata ad un furore politico ai limiti del parossismo. Risultato: un incessante rodimento di fegato senza la speranza nell’esaurimento delle viscere. Una sorta di supplizio di Prometeo riveduto e corretto a misura di studente spiantato, insomma.
Come se non bastasse, in inezie ad alto tasso di amplificabilità mi ci imbatto costantemente. Quando la sfiga si aggiunge a tutto il resto, cosa può un iracondo particolarmente portato alla rassegnazione?
L’ultima parva ma di riflesso macroscopica disavventura occorsami è fresca di giornata. Scenario: il treno. Già, sono reduce recente da uno scontro con il mio nemico naturale: Trenitalia, nella persona di tal Granito Michele, controllore.
La storia è questa: prendo il treno da Montefiascone per tornare a Roma; ad Attigliano dovrei prendere la coincidenza, ma il convoglio su cui viaggio è in ritardo e la perdo; devo quindi arrivare fino ad Orte e vedere se ce n’è un’altra; il mio biglietto è valido per i regionali, ma per il primo regionale per Roma dovrei aspettare due ore in stazione; vedo che c’è un intercity entro venti minuti e decido di salire su quello; peraltro tarda di quindici minuti anche l’intercity; onde evitare noie, neppure mi siedo e decido di fare il viaggio in piedi tra uno scompartimento e l’altro; arriva il controllore.

CONTROLLORE “Biglietto prego”

INTELLIGENTE “Ecco a lei. So che non è valido per l’intercity, ma purtroppo non è colpa mia: avrei dovuto prendere il regionale, ma a causa di un ritardo l’ho perso ed ho dovuto ripiegare su questo”

CONTROLLORE “Ora però deve pagare il supplemento”

INTELLIGENTE “Ma scusi, non posso mica pagare io per un disservizio vostro che mi ha danneggiato”

CONTROLLORE “Eh, lo so, ma è il regolamento”

INTELLIGENTE “Sì, ma se i treni fossero stati puntuali, io avrei viaggiato in regola”

CONTROLLORE “Purtroppo la coincidenza che lei ha perso non è ufficiale, quindi non può valere”

INTELLIGENTE “Sì, vero, ma siccome ci sono pochissimi collegamenti tra quella zona e Roma, è pratica abituale e favorita dallo stesso personale ferroviario considerare quella coincidenza al pari delle altre”

CONTROLLORE “Capisco, ma tra l’arrivo ad Attigliano del treno da Montefiascone e la partenza del treno da Attigliano a Roma Termini intercorrono solo tre minuti, mentre per essere coincidenza ufficiale ne servono cinque. Se fosse stata coincidenza ufficiale, il suo biglietto sarebbe stato valido anche su questo treno, poiché in quel caso sarebbe scattato il rimborso. In questo caso però la legge mi dice…”

INTELLIGENTE “Certo, c’è la legge, ma poi c’è anche il buonsenso. Lei dunque riconosce che io ho ragione, ma ha deciso lo stesso di applicare un regolamento assurdo ed iniquo quando invece potrebbe lasciar perdere”

CONTROLLORE “Ma questo è il mio lavoro”

INTELLIGENTE “Qualcuno sta forse sorvegliando il suo operato?”

CONTROLLORE “No, ma devo comportarmi per forza così. E’ sufficiente che lei mi paghi il supplemento”

INTELLIGENTE “Fosse anche un solo euro di più, non ho alcuna intenzione di pagare”

CONTROLLORE “Allora mi tocca farle la multa”

INTELLIGENTE “Bene, vedrò di contestarla domani stesso, rendendo noto all’azienda che non intendo assolutamente pagare neanche un centesimo per qualcosa che dipende da un disservizio dell’azienda medesima e di cui sono stato vittima”

CONTROLLORE “Prenda la multa, mi dispiace”

INTELLIGENTE “Arrivederci”

Ora, dov’è la questione di carattere generale e ben più grave desumibile da quella che risulterebbe altrimenti una trascurabile sciocchezzuola? Il controllore Granito Michele (è bene fare i nomi dei vili) si è comportato da perfetto schiavo che sospende il proprio giudizio per attenersi ciecamente a quello che gli hanno detto di fare. In questa occasione, infatti, egli avrebbe potuto benissimo affidarsi al proprio criterio, ed invece, pur comprendendo che a rigor di logica non ero io ad essere in torto, non è riuscito a far altro che attenersi ad un copione prestabilito, impostogli ed autoimpostosi, applicando pedissequamente un regolamento che egli stesso reputa sciocco e tralasciando il quale non sarebbe incappato in alcun tipo di guaio.
Quel controllore non era un mostro, non era un arrogante presuntuoso fanatico: era un ragazzo gentile ed educato, che mi è sembrato persino sinceramente rammaricato per il fatto di dovermi muovere una sanzione; era però così intrappolato nel suo ruolo da non riuscire ad immaginare una soluzione diversa, una via alternativa e personale rispetto a quella prevista dalla veste appiccicatagli addosso ed accettata passivamente senza porsi dubbi.
Ecco, guardando quel controllore incapace di utilizzare la propria facoltà di discernimento, io ho visto tutte le aberrazioni del genere umano. Ho visto i totalitarismi, ho visto gli stupri di gruppo, ho visto Auschwitz. Esagerato? Forse. Ma forse no. Mi spiego. In fondo, la sottomissione e l’adeguamento sono i presupposti per ogni infamia. Quel semplice controllore, un ragazzo come tanti, un uomo qualunque, obbediva a quanto gli era stato detto, anche quando poteva e magari voleva fare diversamente senza tema di effetti collaterali. Ebbene, è grazie a persone come quella che i dittatori trovano terreno fertile e campo agevole; è grazie a chi non si pone domande ma si limita ad eseguire che vengono perpetrati i più efferati abusi.
Mi sono chiesto cosa avrebbe fatto quel tale se fosse nato in un’altra epoca, avesse trovato lavoro come sentinella su una torretta di un lager e, invece di riflettere in maniera indipendente e secondo senno, si fosse limitato ad eseguire gli ordini.
Non c’è peggiore aguzzino di un servo. Hitler è niente senza i kapò. In ogni situazione limite di crudeltà, sono sempre in pochi quelli veramente coscienti di ciò che succede, alcuni dei quali guidano la sopraffazione a loro vantaggio, mentre gli altri la combattono. I più, soggiacciono al determinato stato di potere in cui hanno in sorte di ritrovarsi.
Tra quelli che sono soliti chinare il capo e conformarsi esistono ovviamente vari gradi di violenza ed aggressività. La personalità ed il carattere contano, non tutti possono essere egualmente feroci. Ci sarà così chi materialmente spargerà il sangue, chi sarà addetto a sistemare gli elenchi dei deportati nei fascicoli e chi si limiterà ad occultare e negare.
Ma gli ultimi non sono meno colpevoli e meno pericolosi dei primi: i loro rapporti sono di interdipendenza. Non può esistere alcun carnefice senza un comune cittadino che gli cucia o gli lavi i vestiti. Non c’è differenza tra un boia ed il suo sarto.
Ecco, io in quel mite controllore ligio al dovere, incapace senz’altro di fare del male e nuocere fisicamente ad alcuno, non ho visto altro che un potenziale collaborazionista di un regime, un complice di una possibile barbarie.
Il male è banale. I nemici ce li abbiamo intorno. Non hanno i denti aguzzi, non sono perversi o sadici, non sono genii del crimine. Sono i nostri zii, i nostri cugini, i nostri conoscenti. Sono quelli che fanno sempre e solo ciò che viene loro imposto, che si adattano, che smarriscono il loro Io nella massa informe.
Credo sia fondamentale imparare a badare di meno ad Hitler e concentrare una maggior attenzione sul cameriere che gli rassettava la camera.

5 Risposte to “Controllori controllati, o della pericolosità di tuo zio”

  1. Iperbolico anzichenò…

  2. Ma terribilmente meno di quanto possa sembrare.

  3. Già…
    anche la quarta serie di OC non fa così schifo come temevo, ma è piuttosto stupidina.

  4. Tu sì che mi dai soddisfazione, Vince’ *____*

  5. Rita said

    Ma quanto hai ragione!

    Sai che c’è? Eseguire senza mettere in discussione è più facile, mentre adattarsi all’imprevedibilità degli eventi cercando di dare ogni volta la risposta più adeguata (appunto, il buon senso) implica un esercizio di libero arbitrio e di abbandono di principi prestabiliti che non tutti se la sentono di affrontare. L’essere umano è codardissimo. Ha paura, paura di sbagliare, paura di tutto.

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