Beati i poveri, perché moriranno prima

L’Apocalisse della Bellezza

Posted by sdrammaturgo su 25 maggio 2008

Guardate bene quello che sta succedendo in Campania. Prestate attenzione all’aria fetida, agli animali che muoiono per strada, alle persone che si ammalano di tumore, ai cumuli di spazzatura che sommergono il verde, al cibo trasformato in veleno, alla terra che affonda nel liquame. Guardatelo bene, perché è quello che accadrà al mondo intero. E’ il destino che attende tutti noi.
Perché accadrà, accadrà. Oh, se accadrà.
Giorgio Bocca ha detto che “Napoli siamo noi”, che Napoli è l’Italia al quadrato. Ha ragione. Io dico che l’Italia è il mondo al quadrato. Ho ragione anch’io. L’essere umano è fondamentalmente lo stesso dovunque ed in qualsiasi era. Cambiano i suoi metodi, ma non muta la sua essenza guasta.
Dove tutto è elevato a potenza, amplificato, estremizzato, le cose, semplicemente, succedono prima e rimbombano più fragorosamente. Basterà aspettare, avere un po’ di pazienza (e ne basterà davvero poca, pochissima, di pazienza), per assistere agli stessi sfaceli ovunque.
Guardate bene Napoli, imprimetevi bene nella mente le prime immagini del mondo che va in rovina e ricordatevene.
Ogni sisma deve avere un epicentro da cui il terremoto si innesca e si propaga. Ogni epidemia deve avere un focolaio da cui si irraggia ed espande.
I processi di distruzione iniziano sempre da un punto, anche piccolo – ché da qualche parte bisogna pure cominciare. E poi, piano piano, o velocemente, il perimetro si dilata: la peste contagia via via un numero sempre maggiore di villaggi, la piena del fiume travolge aree sempre più di distanti.
Noi abbiamo avuto la tremenda fortuna di assistere alla caduta del primo argine. Ora non resta che ammirare le nostre vergognose e grottesche facce nelle acque dell’esondazione.
Vista dall’alto, l’esplosione di una bomba deve apparire come un puntino che subito si gonfia e sale, diventa un grosso cono che ti viene incontro e, prima che tu te ne renda conto, te ne ritrovi avvolto. Quando l’hai sganciata, non avevi badato al fatto che sopra al tuo aereo c’era il soffitto.
Sarebbe affascinante la questione per cui è dal minuscolo che si arriva al macroscopico, se non fosse la più terribile ed inesorabile delle verità.
Guardate bene la Campania felix divenuta triste, ampliatene l’orizzonte fino a comprendere con gli occhi della vostra immaginazione i confini dell’intero pianeta e, dopo aver compiuto questa facile quanto frastornante proiezione, tornate con la mente alle pareti della vostra casa, così modesta ed insignificante in confronto a ciò che avete visto con il pensiero. Riflettete quindi su quante volte avete lasciato l’acqua scorrere mentre vi stavate lavando i denti, quante volte avete lasciato la luce accesa senza che nessuno fosse nella stanza, quante volte avete trascurato la raccolta differenziata “perché tanto va be’, sarà mica tutto lì il problema?”.
Ognuno danneggia il prossimo e l’ambiente secondo le proprie possibilità. Chi possiede mezzi ingenti, grandi industrie e macchinari per miliardi, può permettersi di radere al suolo le foreste. Chi non ha che una bottiglietta ed uno spazzolino, si limita a fare la sua parte sprecando un paio di litri d’acqua e sporcando almeno un minimo la strada.
Guardate Napoli e le case e gli alberi ricoperti dall’immondizia e siate fieri del parvo contributo personale che state dando affinché presto o tardi – ma più presto che tardi – un pianeta rigoglioso si tramuti in una landa desolata popolata da rifiuti.
Se c’è una cosa che è imperdonabile è la mancanza di sensibilità per la bellezza. Lo sprezzo per la propria salute, il disinteresse per la qualità della vita, l’egoismo che se ne infischia dell’esistenza altrui e dell’altrui dolore, sono cose certo inconcepibili nella loro idiozia. Ma la trascuratezza per la bellezza, l’incapacità di meravigliarsi, il deterioramento dello splendore, l’ottundimento dell’incanto, la totale assenza di piacere di fronte allo spettacolo del mondo e della natura, quello è qualcosa di più, qualcosa che va oltre; più che deprecabile, più che disgustoso, più che miserabile. E’ osceno.
Quando l’aria sarà diventata completamente marcia e la consunzione del mondo inghiottirà anche il mio corpo nella postrema putrescenza, la mia ira per ciò che andrò perdendo sarà ripagata dal sudicio show dell’agonia di chi ha cementificato i boschi fruscianti, ucciso potenti animali dall’elegante corsa per farne rozzi orpelli da volgari salotti cupi, annerito le distese azzurre del mare immenso e gorgogliante, reso grigio e vuoto un cielo popoloso e fresco.
Quando avrò sputato l’ultima saliva gialla e vedrò l’ombra di una squallida morte farsi largo tra le discariche e l’asfalto, riderò pieno di bile per la sofferenza di chi commise il crimine più atroce: uccidere lo stupore. Misera consolazione.

Le città dei palazzoni, della speculazione edilizia, delle colate di catrame, non sono soltanto malsane: sono innanzitutto brutte.

6 Risposte to “L’Apocalisse della Bellezza”

  1. openspace said

    L’altro giorno hanno chiuso Bellolampo (che per chi non lo sapesse è la discarica di Palermo) per un giorno. Ti assicuro, in città scene di panico stile Napoli.
    I focolai sono tanti.

    Fortunatamente però c’è la canzone di Guccini che ci ricorda che le cose prima o poi cambieranno. Peccato non poterci essere.

  2. Ci aspetta un futuro di viali spazzaturati.
    Le cose cambieranno, ma in peggio.

  3. Cladiù, io mi sto convincendo che non sia l’uomo, ma proprio l’essere vivente in sè, ad essere votato alla distruzione e all’autodistruzione.
    Sarà che ci sono quasi quaranta gradi in questi giorni, ma ci sono minuti in cui entrerei volentieri in un acceleratore di particelle per diventare energia pura.

  4. valealias said

    Spero solo che un fulmine mi colpisca prima di vedere il mondo spazzatura. Intere palazzine fatte con la spazzatura, bambini che giocano con palloni fatti di carta e cibi ricavati da scarti degli scarti, degli scarti.
    Ci credo un pochino meno che un mondo diverso sia possibile, però…ancora ci credo.

  5. Vincenzo: una volta un guardiaboschi mi disse: “La natura non crea non monnezza. Solo l’uomo la crea”. Distruzione ed autodistruzione sono sì insite nella natura stessa, ma la distruzione inquinante è prerogativa umana.

    Valeria: non vedremo mai un mondo migliore, ma quantomeno cercheremo di rompere il cazzo il più possibile a chi lo vuole peggiore.

  6. L’atmosfera terrestre è diventata qualla che oggi conosciamo perché i primi esseri viventi, proliferando, l’hanno cambiata, rendendo così l’ambiente inadatto a loro. Ora sopravvivono solo in posti senza ossigeno, come i nostri stomaci. Tecnicamente questi esseri hanno inquinato e distrutto il loro ecosistema; per questo si sono svlippate altre forme di vita, fra cui noi.
    L’uomo sta facendo lo stesso, punto.
    C’è però una aggravante, hai ragione: l’uomo, a differenza degli esseri anaerobi, lo sa che si sta dando la zappa sui piedi. Evidentemente però è troppo scemo per trarne le conseguenze.

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