Beati i poveri, perché moriranno prima

La Nuotatrice di Francesco Canini

Posted by sdrammaturgo su 26 giugno 2008

Io ho la fortuna di avere per amico un maestro timido e geniale, un pittore schivo e brillante, tutto dedito alla sua arte che trasuda ricerca e poesia.
Francesco Canini ha voluto concedermi anche l’onore di curare l’apparato critico della sua mostra più importante, che si terrà dal 28 giugno al 6 luglio nella prestigiosa sede del Museo Emilio Greco di Sabaudia. L’esposizione raccoglie tutte le opere del ciclo della
Nuotatrice, i lavori più importanti della vita e della carriera dell’autore.
Di seguito riporto il testo di presentazione da me redatto accompagnato da alcuni esempi della creatività di Francesco Canini.
Siete tutti invitati alla mostra.
Ed ora, sorbitevi pure l’interminabile scritto.
*
*
C’è qualcosa che sembra valicare i confini segnati dagli occhi, nelle tele di Francesco Canini. Qualcosa che oltrepassa lo sguardo, che esonda dal campo visivo e sembra sfiorare la pelle, cingere, accarezzare, avvolgere. Qualcosa che irretisce il corpo, che lo risucchia delicatamente. Qualcosa che pare pervadere le carne, invaderla dolcemente. Sembra che per percepire e recepire le opere di Francesco Canini non sia più sufficiente e non venga più coinvolta soltanto la vista, senso prediletto della pittura. Già, la pittura. In un’epoca in cui l’arte è dominata da installazioni e video, fusioni ostinate di elementi figurativi disparati, scimmiottamenti del genio Duchamp, spasmodiche ricerche di interattività che sempre più si avvicinano al campo dell’ingegneria contaminando e snaturando il terreno proprio dell’arte, Francesco Canini scopre che nulla può essere più coinvolgente per tutti e cinque i sensi e per il pensiero, niente più innovativo della pittura tradizionale. Una riscoperta del passato per traghettare il presente verso il futuro, dunque. Giacché il presente ed il futuro si costruiscono sulla consapevolezza del passato. Tant’è che l’effetto conclusivo risulta quantomai moderno; senz’altro più moderno dei più moderni tra chi vuole a tutti i costi essere moderno.

Molteplici sono le influenze ed i modelli individuabili nella sua opera: il primo Rinascimento masaccesco, Giorgione e Tiziano, il Carlo Carrà metafisico, il Realismo Magico, la lezione delle correnti Novecento e Valori Plastici, fino ad arrivare a Lucio Fontana ed all’illustrazione di Lorenzo Mattotti.

Francesco Canini analizza, assorbe, poi cerca di accantonare, dimenticare, quindi elabora e rielabora.

Nuotatrice di Francesco Canini

Con un ritorno agli strumenti più semplici e gloriosi della pittura, Francesco Canini innova rinnovando: la sua è una pittura aptica, che attraverso gli occhi raggiunge il tatto e suggerisce alla mente suoni, sapori, profumi. Nell’elementare bidimensionalità della tela, egli forgia ambienti spaziali dipingendone l’atmosfera. Una vera magia, per dei quadri tradizionali.

Canini opera una revisione delle metafore e dei θ?ποι tradizionali, pur restando in costante dialogo con la tradizione. All’astrazione egli preferisce la rarefazione di una pittura figurativa forte di un rigoroso studio del nudo, di un accurato lavoro sul disegno e sul colore, di una preparazione della tela tramite strati di velature ottocentesche.

Importantissimo è proprio il lavoro che egli compie sulla tela e con la tela. Complici i suoi trascorsi di giovane raffinato corniciaio, Francesco Canini riscopre il carattere artigianale della pittura quattrocentesca, la certosina preparazione della tela, e, attraverso il contatto diretto con la materia e gli strumenti propri del pittore di bottega, egli trova l’altro del tangibile, raggiunge le vette dell’ineffabilità propria dell’arte. Il suo gesto manuale pittorico diventa speculazione filosofico-visiva.

Ad un tempo antico e moderno, Francesco Canini è artista squisitamente contemporaneo.

Prima di accingersi alla realizzazione del disegno, Canini lavora sulla base della tela, la prepara, ne saggia il legno, ne fa cosa sua; non si serve di tele già pronte: egli ha bisogno di entrare in contatto con il supporto bruto della sua arte, quello che poi, riempito di colori, sarà qualcos’altro, sarà tutt’altro che una mera tavola. Certo, in seguito quel piano ligneo non sarà più quel che era: sarà un quadro, un dipinto, un’opera d’arte. Ma la sua origine è plebea. Francesco Canini sa bene che nulla è più nobile di quella materia povera che non aspetta altro di veder zampillare dal legno grezzo le sfavillanti mirabilie patrizie di ciò che è arte.

Ciò che svetta alto nel cielo ha le radici piantate nella terra. Canini osserva come le più alte opere del genio umano siano il prodotto d’un insieme di elementi bassi: le imponenti statue sono il frutto della fatica e del sudore speso sul marmo delle cave ferito con il ferro; le cattedrali sono fatte di mattoni; gli affreschi pitturati con impasti di succhi ed essenze distesi con pennelli di setole.

E’ questa consapevolezza – il massimo della coscienza a cui un artista può arrivare, ovvero la coscienza dei suoi mezzi – che permette a Francesco Canini di conciliare nel suo fare artistico i sempiterni nemici del porre e del levare: è come se infatti la tela vissuta e sentita suggerisse alla mano le linee da seguire; è come se nel legno e nel tessuto fossero già contenuti i germi dei colori che li andranno a far fiorire di Bellezza. I quadri di Francesco Canini sbocciano.

Egli svolge appieno quello che secondo Paul Klee è il compito precipuo dell’artista: porta alla luce, rende visibile l’invisibile che si annida e s’asconde nelle pieghe di ciò che sta sotto ai nostri occhi.

Il pittore ci insegna a guardare le cose scovandone il di più, ciò che eccede la vista, l’altro del – e non dal – sensibile.

Nuotatrice di Francesco Canini 03

I suoi quadri tornano ad essere universi in sé conchiusi, rarefatti eppure densi, che proprio grazie al loro isolamento riescono a comunicare con la realtà; una realtà non più imitata, quella che Francesco Canini dipinge nelle sue opere, bensì trasfigurata: scissa dal mondo e dal tempo, la Nuotatrice ci parla della Storia e della Natura.

Oltre la μ?μησις, l’atto supremo di plasmare una nuova realtà che con la realtà comunichi, alla realtà si ispiri e che questa realtà insegni ad investigare con animo fresco e ricco d’una nuova giovinezza.

La Nuotatrice è il tema prediletto, il soggetto caratteristico dell’autore, vera e propria ossessione necessaria, da alcuni anni vocazione pressoché esclusiva della sua pittura.

Nelle grandi tele azzurre e calde della Nuotatrice, dolcemente ossimoriche nella loro avvolgente freddezza che assorbe con tepore, è racchiusa tutta la poetica di Francesco Canini. Per questo egli afferma che la Nuotatrice lo accompagnerà per tutta la vita.

La sensazione di un tuffo in un’altra dimensione aleggia sia all’esterno che all’interno della superficie pittorica, dove una giovane donna, una fanciulla senza età, nuota immersa nella propria solitudine, laddove tale condizione perde qualsiasi connotato di negatività e non somiglia più ad un oscuro abisso, bensì ad un sereno riparo luminoso.

L’autore ritaglia uno spazio protetto di quiete nel frastuono dell’esistenza: egli dipinge un corpo al di fuori della Storia pur all’interno della Storia stessa (il costume della nuotatrice è elemento temporalmente caratterizzante), al sicuro dalle turbolenze del Tempo inteso sia in senso storico-politico (gli accadimenti sociali) sia metafisico (il suo scorrere che tutto divora e distrugge).

In un tempo ed in uno spazio determinati il pittore scava un luogo ed un momento al di fuori del tempo e dello spazio.

Come in “Ode on a Grecian Urn” di John Keats, l’arte torna ad assumere una valenza eternatrice e pacificatrice: la nuotatrice avrà il privilegio di non uscire più da quel tenero limbo in cui ogni affanno è sospeso.

L’incarnato della ragazza è levigato, quasi etereo, lievemente caldo eppure raggelato da una luce propria che si mescola a quella che si propaga soffusa nelle opere; si tratta di riflessi di luce resi con pennellate leggere che ricordano l’acquerello, a rendere palpabile non tanto l’acqua, bensì il senso dell’acqua, la suggestione emozionale del colore omogeneo sfumato di celeste e bianco.

E’ proprio la ricerca sui toni la chiave del lavoro di Francesco Canini, il suo tratto peculiare e fondamentale. Molto più veneziano che toscano in questo, Canini attua e suggerisce un approccio diretto ed emozionale con il reale, il più immediato possibile (nell’accezione primaria di in-mediato, non mediato), al fine di trovare una sorta di assoluto pittorico: la pelle della nuotatrice, accarezzata dall’acqua, compenetrata dal mare e sovente fusa con esso, si fa anima incarnata, ma d’una sovrannaturalità che appartiene tutta alla sfera artistica.

Nuotatrice di Francesco Canini 08

Francesco Canini indaga sull’enigma dell’azzurro, il più ambiguo ed ammaliante tra i colori.

Tecnicamente, l’azzurro è un colore freddo. Eppure, in esso c’è un calore inusitato, che attira e sa di distanza, che seduce e respinge. Dolce e ieratico insieme, l’azzurro è un mistero che sbalordisce ed inquieta, che rapisce ed allontana.

E’ Francesco Canini stesso a dichiarare il proprio stupore allorché si trova ad impastare l’azzurro: basta un pizzico di bianco in più, oppure una goccia in meno, e quest’azzurro muta; e con il suo mutare, trascina con sé sensazioni sempre nuove e diverse, pizzica corde dello spirito mai suonate e libera nuove voci, rammentandoci che spesso un silenzio corrisponde ad un tacere e non ad un’inesistenza.

Francesco Canini conduce una vita quasi monastica, dai ritmi rigorosi, tutto dedito alla sua arte. Vive in campagna, vicino al mare, immerso in quel silenzio ed in quella solitudine che intende consegnare alle sue opere, come se volesse donare alle tele una parte della propria vita, quasi a soffiare nel tessuto e nel legno inerte un alito vitale che animi le immagini. Nei dipinti Canini restituisce le impressioni che egli attinge da ciò che lo circonda e l’ambiente diviene differente da se stesso: diviene creazione, diviene artificio, diviene arte. Cambia volto, scompare dissolvendosi nel quadro per riaffiorare sotto mentite sincere spoglie.

Francesco Canini si sveglia ogni mattina prima dell’alba e comincia a lavorare ai dipinti, proseguendo ininterrottamente fino al pomeriggio, momento in cui “rimette in discussione” – come suole dire lui stesso – tutto il lavoro svolto sino a quell’ora. Ritorna quindi sui propri passi, prende nuove decisione, cambia idea, impregnandosi delle suggestioni di quanto da lui stesso precedentemente realizzato affinché lo conducano per nuove vie inaspettate. La sua è una paziente attesa dell’inatteso.

E’ quantomai interessante sapere cosa l’artista stesso ha da dire a proposito del proprio metodo: egli confessa la meraviglia che lo invade nell’osservare l’azzurro che si trasforma ad ogni nuova pennellata. Francesco Canini in primis si sorprende ogni volta per l’inafferrabilità dell’azzurro.

Colore imperscrutabile per eccellenza, l’azzurro è la tinta dell’ossimoro. Nell’azzurro le opposizioni si amalgamano e generano quell’aura d’insolita insondabilità che conquista e fa vacillare. L’azzurro è l’ossimoro che produce ossimori. L’azzurro è l’incarnazione tonale del Mistero: il mistero del cosmo, il mistero della vita e della morte, il mistero del divino, il mistero del senso e del significato dell’esistenza. L’azzurro esprime l’assoluto, l’eterno e l’infinito; ne simboleggia la faccia mutevole.

Azzurro come essenza visibile e cangiante dell’Immutabile.

La Nuotatrice scivola languida nell’azzurro. Vi è immersa, ne è intrisa. La Nuotatrice esplora l’azzurro. Ella è dunque l’artista stesso, ogni artista e di riflesso l’uomo in generale e la sua volontà conoscitiva mista alla brama di annullarsi nel brahman. La Nuotatrice è l’allegoria dell’umano anelito verso il paradiso ed al contempo del raggiungimento del paradiso, finalmente ottenuto.

La sfera artistica è l’unico vero Eden, l’unico vero Empireo, l’unica vera Rosa dei Beati.

La Nuotatrice e l’azzurro: due simboli, due metafore, due allegorie, così semplici eppure così sterminati.

Nuotatrice di Francesco Canini 02

Immersa in un silenzio magico ed in una solitudine arcana, misteriosa, la Nuotatrice è sospesa in un vuoto che incanta e meraviglia. Al riparo dai turbamenti, dagli affanni, dai rumori dell’esistenza, questa sirena senza età fluttua in una quiete cosmica che avviluppa in un abbraccio morbido, eterno ed eternatore.

La nuotatrice è salva dalla vecchiaia, libera da ogni sforzo e tensione (come rivelano i capelli e le mani). Ha gli occhi chiusi, assorta nella propria distanza dal mondo, che pure sembra ad un passo, ma lontano ormai più dalla sua mente che dal suo corpo.

La pace, con il caos tutto intorno alla cornice, fuori, via.

Ella è in pace.

Nuotatrice di Francesco Canini 05

Il tutto sembrerebbe denotare una volontà impolitica, che però dimostra una salda consapevolezza critica: questa creazione di un non-luogo di tregua cosmica lascia supporre un profondo senso di pessimistica stanchezza verso una realtà inclemente e frenetica che intrappola l’Io nella gabbia degli schemi della quotidianità.

La pittura di Francesco Canini si configura dunque anche come politica, nel significato più elevato inteso da Theodor Adorno: l’opera d’arte, dicendo – wittgensteinianamente – se stessa e confessandosi come altro dal e del reale, denuncia dal proprio interno le storture del vigente.

Così, se l’uomo della modernità è smarrito nel marasma, la donna di Canini si perde nella pace. A volte ci mostra il volto, un viso dai tratti vaghi, giacché l’arte deve essere universale. Si lascia accarezzare dall’acqua, dalla propria vuotezza positiva: un vuoto d’accidenti riempito d’assoluto.

Il pittore esclude qualunque tipo di turbamento: la nuotatrice è pudica nella propria libertà, trasuda libertà nella totale assenza di pulsione erotica. Si tratta di esperienze sensoriali da captare puramente col pensiero sgombro.

Lo sguardo dell’osservatore scivola sulla tela ed addosso alla nuotatrice, che non vi bada. Ispira silenzio, assorbimento.

La nuotatrice di Canini è una divinità insieme degli abissi e delle altezze, delle profondità marine e dei picchi celesti del pensiero; una dea acquatica desacralizzata, terrigena e terrena, ma improfanabile nella sua impenetrabile placidità che sa d’ignoto, d’infinito e imperituro.

Nuotatrice di Francesco Canini 10

La grandezza di Francesco Canini risiede nella rara capacità di dipingere l’assenza. Dare forma al silenzio ed al vuoto è il più arduo dei cimenti per l’artista. In fondo, è la meta a cui tende ogni artista: esprimere l’infinito nulla di dio.

Quella di Francesco Canini è una pittura religiosa che santifica la religione della pittura. La sua è una visione sacra, la sua pittura è sacrale; uno sguardo sacrale per un’arte sacra, ma d’una liturgia puramente artistica. Francesco Canini celebra il miracolo dell’arte. E’ l’immensità dell’arte medesima che egli magnifica ed a cui tributa gli onori della creazione.

Di qui la sua tensione verso un misticismo artistico: è uno stato di ipnotico torpore vigile che egli vuole suscitare nell’osservatore; l’enorme vantaggio di questa sublime tipologia di culto risiede nel fatto che non c’è bisogno di attendere alcuna allucinazione: la visione trascendente è già tutta spalancata davanti al fruitore, al quale non resta che lasciarsi andare all’estasi e nell’estasi, smarrirsi in quell'”eterno femminino” che “trae al superno” rappresentato dalla Nuotratrice. Solo perdendoci ci è dato ritrovarci, ritrovare il nostro essere nella sua purezza primigenia. E solo perdendoci lucidamente nei meandri dell’arte. Questa è la lezione che Francesco Canini desidera darci.

La nuotatrice diviene dunque allegoria dell’arte stessa. La Nuotatrice è la Pittura, è la Poesia, è la πο?εσις.

Ella sopravvive al di sopra, al di sotto, al di là del perituro. Nell’al di qua ci siamo noi e le nostre miserie umane. E non possiamo avvicinarci alla Nuotatrice: se allunghiamo le dita nel tentativo di toccarla, di rubare la sua linfa d’ambrosia, di lasciarsi contagiare dalla sua vittoria sul finito, la parete della tela ci respinge. La Nuotatrice vive solo nell’Immagine e solo l’Immagine è la Verità.

Francesco Canini ci svela il segreto più grande: l’arte è il luogo eletto dell’immortalità. L’unico. E viceversa.

2 Risposte to “La Nuotatrice di Francesco Canini”

  1. Melo Dicalei HA said

    e il mio motto: “un bel quadro non ha bisogno della minima didascalia” dove va a finire?

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