Beati i poveri, perché moriranno prima

L’altalena

Posted by sdrammaturgo su 31 luglio 2008

La vita è un balocco.
Nel film I picari di Mario Monicelli – liberamente tratto dal Lazarillo de Tormes, libro del 1554 il cui anonimo autore spagnolo è considerato il fondatore del romanzo moderno – il personaggio di Guzman de Alfarache, interpretato da Giancarlo Giannini, ripete in continuazione questa secca e misteriosa massima, tanto che Enrico Montesano nei panni dello sventurato quanto estroso Lazarillo non si dà pace e manifesta un fastidio crescente di fronte all’enigma apparentemente insensato del saggio e buffo tormentone.
Ho sempre ritenuto che neppure gli autori della pellicola – i grandi Age, Scarpelli e Monicelli – avessero bene in mente il significato del breve aforisma quando gli balenò in mente per caratterizzare il personaggio e sono sicuro che essi stessi si interrogarono a lungo sul senso della loro trovata. Probabilmente uno di loro ebbe l’idea e gli piacque subito il suono dell’espressione, senza comprenderla fino in fondo, coinvolgendo successivamente nel fertile dubbio i compagni d’arte. Suonava a meraviglia, portava con sé un’aura ed un’aria sommamente curiose, quindi tanto bastò per inserirla nella sceneggiatura.
Ma sono sempre stato convinto anche del fatto che i tre giganti della commedia avvertissero istintivamente che c’era qualcosa di più in quelle cinque parole, un contenuto di verità che stava davanti ai loro occhi e che eppure costantemente se ne fuggiva.
Perché chi ha dimestichezza con il Comico, ha familiarità con il Vero.
Quella formula racchiudeva un segreto, parlava con estrema semplicità schiudendo una verità elementare, celata però dall’abisso ermetico che ciò ch’è palese sempre spalanca di fronte alla mente di chi indaga con dovizia e minuzia.
Il senso profondo di quella massima mi si è rivelato all’improvviso, come un’intuizione inaspettata, qualche sera fa, mentre andavo sull’altalena.
Sì, sono sempre stato un grande appassionato dell’altalena, un fanatico, quasi un maniaco. Quand’ero bambino, non resistevo dal lanciarmi su ogni altalena che scorgevo. L’altalena era per me un richiamo magnetico, troppo ghiotto. Mi fiondavo sul sedile, serravo le mani intorno alle catene e cominciavo a darmi spinte decise. Chiudevo gli occhi, prendevo a poco a poco velocità e mi dimenticavo di tutto il resto.
Oggi che sono un uomo, non è cambiato alcunché. Magari i sedili mi vanno più stretti, prendo velocità più in fretta, le altezze raggiunte non mi sembrano più così vertiginose; ma la gioia fanciullesca per quella sensazione di dondolante libertà è rimasta immutata.
L’altalena rappresenta per me tuttora un’attrazione irresistibile ed irrinunciabile.
Qualche sera fa, dicevo, mi trovavo in un parchetto insieme ad alcuni amici. All’interno di un recinto, accanto a bassi scivoli spericolati e cubici percorsi avventurosi per piccoli temerari, la visione di un’altalena si è imposta alla mia attenzione, catturandomi ed assorbendomi completamente. Mi sono isolato dagli altri e d’un tratto mi sono ritrovato a percorrere il sentiero dell’infanzia. E’ bellissimo riscoprirsi bambino quando si ha la consapevolezza di un adulto.
Poco lontano, un gruppo di ragazzi mi guardava con la faccia di chi ha appena visto un venticinquenne pelato sfoderare un sorriso ebete mentre va sull’altalena.
E’ stato lì che ho capito. La vita è un balocco. E l’ho capito mentre non ero più niente, non ero più questa persona in relazione con quelle persone e con questo mondo: ero solo un corpo che si beava dell’aria, che nell’aria si librava, ghermito con leggerezza dalla frescura d’una notte estiva.
Andavo avanti e indietro, sospeso in un vuoto d’incanto, ed ero solo notte e nulla. Ed ero finalmente io, indipendentemente da tutto. Ero il buio che mi circondava. Perciò mi sentivo esplodere di luce. A volte basta così poco… Quando sei sull’altalena, non sei né sole né ombra. E’ per questo che stai bene.
I crucci e gli affanni, d’un tratto, mi sono sembrati ben misera cosa.
E’ stato a quel punto che ho pensato al potere. Al potere, sì, sintesi e sommità suprema di tutto ciò ch’è annoso e serioso e noioso e faticoso. E vano.
In quel momento ho riso del potere più di quanto ne abbia mai riso in vita mia, come mai ne avevo riso prima.
Ho provato ad immaginare i potenti della terra dondolare su un’altalena sgangherata e cigolante e mi sono detto che Bush, ad esempio, non saprebbe godere del dondolio. Si vergognerebbe, non potrebbe farlo, ché il potere è fatto di contegno e deve offrire di sé un’immagine austera, rispettabile, temuta.
I volti convinti sopra le grottesche giacche rigide strozzate dalla cravatta mi son sembrati facce di goffi burattini, automi di legno mal sgrezzato, robot senz’anelito vitale.
La vita è un balocco. Quant’è dunque stupido chi si prende così sul serio.
“Chilometri di secondi/per conseguire la morte esatta”, scrisse Paul Eluard. Andando sull’altalena ho compreso anche questi due versi. Si imparano tante cose, andando sull’altalena.
L’ansia produttiva, il fare-fare-fare, l’imporsi per contare, il competere per sentirsi in pace: un’irta scalata costellata di sangue e sudore per raggiungere la vetta; ed in cima, guardando in basso, ci si accorge che non ci si è mossi di un passo. Poi, sulla superficie liscia e sdrucciolevole dei ghiacci perenni, si scivola ancor più in giù di dove si è partiti.
Tanto impegno per arrivare al gelo eterno.
Mentre andavo sull’altalena e mi sentivo così bene ed era tutto così bello, ho pensato che il potere è una cosa tediosa e grigia. E le cose tediose e grigie piacciono solo alle anime brutte.
E’ questa la verità dei picari: la vita come un’altalena.
Io al potere preferisco l’altalena.

4 Risposte to “L’altalena”

  1. nadiolinda said

    in effetti, l’essere ha un peso pari a quello dei sogni. lo scrivono in tanti. il potere, invece, ha un orizzonte molto basso.
    è necessario che si faccia pace col tempo e con la morte attraverso una boccata di leggerezza.
    ma non è da tutti.
    è un gran momento. uno di quelli che ti fa cambiare la vita, anche se da fuori non si vede.

  2. L’altalena è una di quelle cose che mi impediscono di essere un terrorista, insieme al senso dell’umorismo ed al succo di frutta.

  3. Al potere preferisci l’altalena?
    Bene. Dimmi pure che preferisci a Vivaldi l’uva passa e ti faccio scritturare da Battiato per il prossimo tour al post di Sgalambro che è vecchietto.

  4. Mi hai dato del kitsch :-D

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