Beati i poveri, perché moriranno prima

Destino orbo

Posted by sdrammaturgo su 17 agosto 2008

Sottotitolo: La sorte ti insegue e ti tira giù i pantaloni

Sotto-sottotitolo: Cronaca di un’agonia burlona

E’ la notte tra il sedici ed il diciassette agosto, è sabato, domani sarà domenica (anzi, è già domenica, e si sente), dunque sei nel bel mezzo del tanto temuto ponte di Ferragosto.
Sei chiuso nella tua stanza seminterrata, con qualche sporadico spione che butta l’occhio quando passa davanti alla tua finestra. Nessuno resiste, così il pegno che devi pagare all’afa è mostrarti a chiunque abbrutito ed in mutande alla scrivania per non dover tappare le serrande.
Passi l’estate in città, per vari motivi: non hai il becco di un quattrino per andartene altrove, ma ti illudi che si tratta della tua mancanza d’entusiasmo che ti fa provare orrore per il concetto stesso di vacanza. “Non sono povero, è lo spleen”, ti convinci.
Dai tuoi, la tua autonomia finisce dopo appena due giorni. Cessata la flebile sopportazione, cominci a rivalutare parricidio e matricidio. Inoltre il punching-ball in piazza per la sagra paesana ti fa provare un’insana invidia per i malati terminali di sclerosi multipla, quindi no, non è il caso, meglio tornare a casa, nella metropoli incandescente e desolata.
Masturbarti davanti ad un porno con disabili sarebbe l’unico modo per dare una svolta a questa serata. E lo fai.
Poi, improvvisamente, ti si spalanca una voragine allo stomaco. Fame, incontenibile, insostenibile fame. In frigo non hai nulla, ché sei rientrato solo oggi dopo due giorni di rustico ritorno alle origini nella terra natale.
“Va be’, aspetto che apra il fornaio dietro casa”. Ma è mezzanotte ed il panificio apre alle due. Due ore: chi ce la fa a resistere ben due ore ad una simile fame? “Merda, domani è domenica: il forno resta chiuso”. Problema risolto. Ti balena l’idea che per risolvere la crisi alimentare nel Darfur sarebbe sufficiente un calendario di sole domeniche o, in alternativa, una pestilenza. Domani lo proporrai al comitato che assegna il Nobel per la Pace, decidi. Ma ora bisogna pensare a questioni ben più serie, tipo come raggiungere il kebabbaro di San Lorenzo senza fatica per fare incetta di felafel. Non hai la macchina, non hai il motorino, non hai la bici né il monopattino e non ci sono notturni comodi. Ti guardi i piedi e bestemmi.
“Un mezzo privato costa troppo e poi non voglio essere l’ennesimo cittadino che pompa CO2 nell’aria e bla bla bla”. “Non sono povero, sono ecologista”, ti dici.
Indossi al volo le prime cose che ti capitano in mano: calzoni da lavoro, maglietta verdona inguardabile che usi per stare in casa e scarpe da ginnastica con cui vai a correre. E via, verso la forzata marcia notturna.
Per le strade non c’è un’anima. Pure i barboni sono in villeggiatura e ridono di te mentre si fanno massaggiare la schiena dalle cinesi in spiaggia.
Due chilometri a fette attraverso una desertificazione urbana in cui i lumini del Verano sembrano luci stroboscopiche.
Arrivi sudato a destinazione e scopri l’imponderabile: il tuo kebabbaro di fiducia è chiuso. Chiuso, esattamente. Non ti aveva mai tradito: gli stakanovisti che lo gestiscono condiscono riso anche sotto un bombardamento, ma stanotte, questa stramaledetta notte del ponte di Ferragosto, hanno deciso che basta, ci si va a divertire alla faccia tua.
Subito un interrogativo ti attanaglia: “Ma dove cazzo deve andare in vacanza quel panzone occhialuto siriano? Se dicesi orizzonte la linea apparente che delimita il raggio visuale di un luogo, per lui dicesi orizzonte la linea apparente posta mezzo metro davanti al bancone”.
E te lo immagini spaparanzato su una spiaggia caraibica (che poi al massimo sarà Torvajanica, ma nei tuoi incubi vigili ha l’aspetto di Panama) attorniato da modelle in topless che friggono felafel per lui in riva al mare indossando magliette con impressa la tua faccia.
E sai già che quando riaprirà e tu tornerai inesorabilmente a nutrirti della tua droga, lui ti guarderà dall’alto in basso poiché saprà benissimo che in quella bollente e vuota notte tra il sedici ed il diciassette agosto, mentre lui si godeva il sole e la fica, tu avevi strisciato ad elemosinare un rotolo medio con patate piccanti, zucchine e cetrioli.
In cuor tuo ne sei cosciente, proprio come in cuor suo egli ne sarà cosciente e quando i vostri sguardi si incroceranno di nuovo, non avrai neppure la forza ed il coraggio di chiedere “poco piccante, per favore” e sarai costretto a mangiare ceci con la lava.
Intanto, sei grondante, malvestito, incazzato e sempre più affamato.
Con orrore, vieni a conoscenza del fatto che persino gli altri due kebabbari di ripiego sono chiusi. Mentre cerchi di non lasciarti traumatizzare dalle tue immagini mentali gremite di kebabbari che bisbocciano a Santo Domingo indossando una maglietta con la tua faccia, noti che in lontananza la rosticceria delle piene emergenze non delude mai.
Si tratta di una pizzeria al taglio malmessa e malfamata che più malmessa e malfamata non si può. Fatiscente, sporca, mal frequentata: ti specchi in una vetrina, osservi come sei conciato e capisci che fa perfettamente al caso tuo. E’ la rosticceria ideale per chi si aggira di notte come un disperato nel quartiere che ad agosto viene abbandonato pure dalle blatte.
Entri, ordini, prendi una bibita.
Adesso ti stai saziando, hai la quiete dentro e tutt’intorno a te. Ti senti quasi bene e sollevato.
E allora perché, perché, perché mentre stai curvo e scomposto con la bocca sporca di pizza al pomodoro a scolare una bottiglia da mezzo litro di chinotto, abbigliato come un profugo in un locale di infimo ordine, perché, perché cazzo proprio in quel momento devono entrare tre ragazze carinissime?
Speri quantomeno che non ti notino, ma è impossibile: ci sei solo tu, lassù in quell’angoletto, solo come un tubero in un tavolo da otto.
Ti guardano e sai benissimo che stanno pensando: “Poverino”.
Ti sbrighi a finire, ingozzandoti e pagando in fretta. “Non guardatemi, non guardatemi! Io non sono così, non sono così!” vorresti gridare, ma hai del prezzemolo in mezzo ai denti.
A passo svelto raggiungi la fermata del notturno, ma non passa mai, così capisci che è meglio rassegnarsi e proseguire a piedi.
Ed è proprio quando sei abbastanza lontano dalla fermata che vedi sfrecciare il 2 notturno, il dannato 2 notturno, il fottutissimo 2 notturno.
Altri due chilometri a scarpinare, stavolta con pizza e chinotto sullo stomaco.
Finalmente sei di nuovo a casa. La miscela esplosiva di carboidrati conditi ed agrume gasato si fa subito sentire: imperativo categorico, cacare, fortissimamente cacare.
Ti siedi sulla tazza ed il perno in plastica del sedile cede sotto le tue scoregge. Lo devi sostituire. Fortuna che hai il pezzo di ricambio nel ripostiglio: almeno una cacata comoda non ti sarà negata. Basta che trattieni ancora un po’. Resisti, ed il candore delle mutande ne risente.
Così ti ritrovi alle tre di notte a maneggiare con la tavoletta del cesso.
Alzi gli occhi al cielo ed esclami silenziosamente: “Dio, io non piaccio a te e tu non piaci a me, ma io non te l’ho mai fatto pesare”.
Impari alfine una grande verità: agosto è il mese più freddo dell’anno, specialmente in Antartide.

8 Risposte to “Destino orbo”

  1. veganissima said

    non sono certa che abiti dietro casa mia, ma il felafelaro di fiducia è di certo lo stesso:D

  2. Se anche il tuo è quello di Via dei Marrucini, sì :-D

  3. veganissima said

    azz…no! Però probabilmente è il fratello di quello in via dei sabelli angolo via degli etruschi:D

  4. Conosco, conosco. Buono, ma i suoi felafel sono troppo piccoli per la mia voracità.

  5. veganissima said

    quindi mi consigli quello in via dei marrucini? beh…proverò.

    Passi l’estate in città, per vari motivi: non hai il becco di un quattrino per andartene altrove, ma ti illudi che si tratta della tua mancanza d’entusiasmo che ti fa provare orrore per il concetto stesso di vacanza.

    “Roma vuota d’agosto è ancora più bella”, ti convinci.

  6. Non te ne pentirai. Quanto a grandezza delle polpette e varietà e quantità dei condimenti, è imbattibile. Ma forse il migliore in assoluto resta quello in via Giolitti.
    Sono il Gambero Rosso dei felafelari.

    “Roma vuota d’agosto è ancora più bella”, ti convinci. Mi hai convinto.

    P.S. Arrivata l’email?

  7. veganissima said

    ora che lo so, sì:)

  8. bentivoglio Cladiù, anch’io ho i miei cavoletti.

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