Beati i poveri, perché moriranno prima

Amore di nonna

Posted by sdrammaturgo su 26 dicembre 2008

Sottotitolo: Non è un caso se si chiama nonnismo.


Di mamma ce n’è una sola. Di nonne invece ce ne sono talvolta anche due.
L’amore è raddoppiato, l’incremento di affetto è notevole.
Qualche anno fa è morta mia nonna materna. Donna pia (ma pia forte), non si è mai persa una messa, un rosario, un vespro, una novena. Una vera professionista del triduo, una stakanovista dell’orazione, una recordwoman dell’angelus. Tutti i giorni in chiesa, seguendo pedissequamente ogni dettame cattolico, chiedendo sovente la consulenza del frate per non correre il rischio di commettere qualche peccato nascosto nel condimento troppo arrogante dei rigatoni. Mai una parola fuori posto, nessun moto che potesse sembrare vagamente superbo, mai una maldicenza, mai una presa di posizione. Tutta votata a mitezza, umiltà, passività totale, dedita solo al Signore ed alla famiglia, di un’ingenuità disarmante. E’ morta senza credere all’esistenza del fax. Eh, santa donna. A quest’ora si sarà già resa conto della fregatura.
Chi è ancora ben in salute è invece mia nonna paterna: smaliziata, una che sa come va il mondo, donna di carattere, un tipo giovanile (perlomeno rispetto alle matriarche della prima colonia fenicia).
Ah, quanto le devo! Quanta dolcezza, quanta tenerezza, quanto orgoglio ha sempre dimostrato nei miei confronti fin da piccolo! Come quella volta in cui, bambino, me ne stavo con il mio ruspantissimo amico Fiore ad analizzare e commentare l’orto della pòra Ada. “Oh, ha piantato dieci finocchi, sono tanti!”, dissi. “Macché, so’ pochi”, corresse prontamente il mio rustico ed esperto sodale. Amorevolmente, intervenne mia nonna a stabilire una volta per tutte la verità: “C’ha ragione Fiore: so’ pochi, lui sì che ce capisce, tu che ne voj sape’?”.
E poi, crescendo, quando si avvicinava l’età per prendere il motorino, lei era lì, pronta a rassicurarmi: “Nonna, vado a fare un giretto con il Dingo del nonno, tanto sono capace” “Ma quando mai, nun sei bbono”.
E più maturavo io, più aumentavano il suo calore umano e la sua stima per il suo diletto nipote. Una volta, approssimandosi gli anni della ragione, stavo conversando con un paio di amici sui segreti della giovinezza: “Sento che è come se non fossi mai stato adolescente, come se fossi passato immediatamente dalla preadolescenza all’età adulta”. Subito mi fece eco lei, la mia cara ava: “Ma quale omo, che sei un regazzino, sei”.
Finché arrivò anche il momento del primo amore: i diciotto anni, e con essi, la mia prima vera fidanzata. Alta, bella, magra e soprattutto figlia di dottore: a mia nonna capitò di conoscerla e non le parve vero. “Tienitela stretta, che a te quando te ricapita?”.
Così pure quando tre mie amiche particolarmente avvenenti, eleganti ed intelligenti vennero a passare un fine settimana con me nel mio paese d’origine: mia nonna le vide e volle subito mostrare la propria sterminata ammirazione verso di me (della quale peraltro non aveva mai fatto mistero): “Ma pensa un po’… Mica pensavo che tu ci potessi avere amiche così belle”.
Oh, che preziosa cosa è stata il suo prendere sempre sul serio le mie idee, i miei pensieri, i miei valori! “Io non mangio carne, né alcun altro cibo di origine animale, poiché sono nemico della violenza, nutro uno sconfinato rispetto per l’alterità, sogno un mondo in cui l’etica prevalga sull’egoismo e l’avidità!” “D’altronde è l’età, ‘ste fissazioni so’ normali, voj esse a la moda. Bah, te passerà”.
Come dimenticare il suo ritenermi un gioiello, il migliore, unico? “Il nipote de la Rita ha fatto ingegneria, s’è laureato, è bravo tanto, mo’ lavora, guadagna bene… Mah, pure tu qualche cosa nella vita la combinerai…”. Fiducia che rinnovò (semmai ce ne fosse stato bisogno) sentendo parlare dei miei successi universitari: “Insomma dice che studi, dai l’esami, piji trenta… Mah, sarà vero…”.
Nonnina, nonnina mia, come sei buona, con quei tuoi sguardi affettuosamente rassegnati allorché mi dici: “Ma che farai là pe’ Roma… Pensa a fatte una posizione sociale, datte da fa’, dacce qualche soddisfazione”; quei tuoi insegnamenti così dignitosi, tipo: “Quando conosci uno potente, staje appresso, fatte vedé che ce sei sempre, portaje la borsa, passa avanti a quell’altri, che tanto per te nun ce pensa nessuno”; quella tua costante espressione delicatamente dubbiosa, quel tuo discreto scuotere la testa sconfortata come di chi crede profondamente in chi ha davanti.
Nonnina, nonnina mia, io ti guardo, ti vedo ancora così tanto vispa, arzilla, attenta e mi dico che ciò che conta è che sei ancora viva. Li mortacci tua.

2 Risposte to “Amore di nonna”

  1. veganissima said

    “Insomma dice che studi, dai l’esami, piji trenta… Mah, sarà vero…”.

    ahahahahahah!!!
    La mia non le dice ste cose, ma pensa di peggio!
    L’ultima volta che le ho detto che mi piaceva stare a ValleVegan, lì sono felicissima e ci passerei la vita s’è messa a piangere!

  2. Poverina, lei sogna per te un bel marito avvocato con la spartita ed il pullover sulle spalle e tu la deludi così!

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