Beati i poveri, perché moriranno prima

La Gaza sommersa

Posted by sdrammaturgo su 14 gennaio 2009

In un periodo in cui un popolo – quello palestinese – viene trucidato da uno Stato criminale (e quale Stato non lo è?) – quello israeliano – io voglio parlare dei pesci. Dei pesci, sì. E proprio per testimoniare la mia solidarietà nei confronti dei palestinesi (due volte vessati: dal cielo ricevono bombe e sulla terra subiscono la follia di musulmani invasati. Avere come uniche opzioni la dittatura di Israele o la legge coranica è come dire infatti: “Vuoi ricevere ripetuti calci nei coglioni oppure preferisci che ti vengano stretti in una morsa da falegname?”.
Ma anche Hamas, sia chiaro, è colpa di Israele, o sarebbe meglio dire del fantoccio degli Stati Uniti nonché loro falange armata in suoli ostili. Quando un popolo viene oppresso, cade inevitabilmente preda dei fanatismi, che nella disperazione trovano terreno fertile e sorgono malsani e robusti ch’è un [dis]piacere. Ubi tristitia, superstitio surgit. La Palestina era la terra più laica del Medio Oriente ed ora è diventata una roccaforte islamica. E’ il caso di porsi delle domande, approfittando del fatto che ci sono già le risposte.
E mi fanno un po’ ridere e un po’ piangere quei gruppi dell’estrema sinistra che attaccano il Vaticano ma simpatizzano per Hamas. Hamas è il Vaticano con il mitra. Chi desidera la libertà dei popoli e degli individui combatte sia il nazi-imperialismo che la religione.
I pesci sono gli ultimi degli ultimi. Rappresentano gli ultimi per eccellenza, i vinti tra i vinti, i reietti tra i reietti. Quando sei vegetariano o vegetaliano, puntualmente ti arriva la domanda: “Ma il pesce lo mangi?”. I pesci non vengono neppure considerati animali. Ci sono gli animali, poi ci sono i pesci. C’è il panda, poi c’è il pollo, poi c’è il pesce. Il pesce è il negro degli animali. Se qualcuno soffre per la violenza sugli animali, nessuno soffre mai per i pesci. I pesci, dunque, sono come i palestinesi: esseri di serie di C e dunque vittime di serie C e morti di serie C.
Quanti speciali in televisione per le vittime dell’undici settembre. I palestinesi, invece, “muoiono di meno”. Allo stesso modo, per salvare i koala, così carini, le campagne e le iniziative si sprecano (accompagnate dalla pubblicità di un hamburger o di una nuova marca di prosciutto cotto salutata dalle grida entusiaste dei maiali – o forse erano di dolore?). Ma i pesci muoiono in silenzio, dopo aver vissuto in silenzio. Nel silenzio ed in silenzio.
E pesci e palestinesi hanno in comune anche un’altra cosa: entrambi stanno subendo le angherie degli israeliani. Già: è di qualche giorno fa la notizia di una ricerca dell’Institute of Technology Technion di Haifa, i cui scienziati hanno scoperto che i pesci, di contro a quanto si è sempre creduto, hanno in realtà una memoria che permette loro di ricordare fino a cinque mesi. E fin qui tutto bene. Anzi, benissimo: lo studio è affascinantissimo e spalanca un orizzonte nuovo e vasto sulla conoscenza che abbiamo del mondo animale acquatico.
L’orrore sopraggiunge quando emergono le finalità della ricerca: “Lo scopo era quello di creare una valida alternativa alle gabbie: far cresce i pesci in mare aperto […] Adesso, infatti, basterà allenare i pesci a riconoscere un determinato suono per poi farli tornare indietro quando saranno pronti per essere catturati ed immessi sul mercato per la vendita”. Capite? Un esperimento così brillante condotto sui pesci per uccidere meglio e più facilmente i pesci. Fatico a concepire qualcosa di più perverso. L’ennesima dimostrazione che gli esperimenti sugli animali servono solo ad ammazzare più animali.
Perfezionare i metodi di allevamento, dunque, ovvero raffinare l’oppressione, lo sfruttamento, la tortura..
Il mio pensiero corre ad Edgar Kupfer-Koberwitz, ebreo deportato ad Auschwitz, che, ancor prima di Michel Foucault, ha scritto un testo foucaultiano che al contempo supera – se possibile – Foucault, va oltre: “[…] Io penso che gli uomini saranno uccisi e torturati fino a quando gli animali saranno uccisi e torturati e che fino ad allora ci saranno guerre, poiché l’addestramento e il perfezionamento dell’uccidere deve essere fatto moralmente e tecnicamente su esseri piccoli. Penso che ci saranno prigioni finché gli animali saranno tenuti in gabbia. Poiché per tenere in gabbia i prigionieri bisogna addestrarsi e perfezionarsi moralmente e tecnicamente su piccoli esseri […]”.
La stessa mano che si allena sui pesci, fa scempio di palestinesi. Ed è spaventosamente logico: il potere, ci dice Foucault, ha bisogno di fare pratica per poter esercitare il controllo totale e totalitario sugli individui. E’ un marchingegno che va oliato. Bisogna fare pratica per praticare il potere. Ed il potere è necessariamente (in senso filosofico, ovvero di ciò che non può essere diverso da com’è) e costitutivamente coercitivo, e di conseguenza cruento (giacché la costrizione è sempre – o prevede sempre – crudeltà). E la violenza richiede freddezza e abilità. Mente e corpo devono essere ben allenate affinché l’esercizio del sopruso non abbia sbavature. Annullare il senso dell’etica e dell’umanità, poi, richiede particolare applicazione. Non si diventa impeccabili dispositivi per uccidere, mostri robotici (o robot mostruosi), da un giorno all’altro.
E’ tutto calcolato al millimetro, si tratta di una scienza esatta, sofisticatissima: “I ricercatori israeliani hanno preso un gruppo di pesci e li hanno abituati, all’interno della loro struttura, ad associare uno specifico suono al momento in cui ricevono il mangime. Dopo circa un mese di training, li hanno rilasciati in mare aperto. Passati altri quattro mesi, agli stessi pesci è stato fatto risentire il suono associato al cibo: con grande stupore degli scienziati, tutti gli esemplari hanno fatto ritorno nel punto in cui avrebbero ricevuto il loro mangime”.
Così, i missili sono sempre più precisi, sempre più scientifici, i lager sempre meglio organizzati, com’è sempre più infallibile la macchina della schiavitù e della distruzione. Alta tecnologia per la tecnologia del controllo, e cioè del potere, e cioè della devastazione, fuori e dentro l’automa-uomo reificato ed abusato.
E dire che era così bello aver scoperto la memoria dei pesci. La questione della memoria degli animali, peraltro, è un elemento chiave in sede etica, filosofica, psicologica, eto-zoologica ed antropologica, nel nostro rapporto con gli altri terrestri non umani. Inizialmente, infatti, l’uomo aveva stabilito la propria superiorità sugli animali in base alla percezione del dolore; da Cartesio in poi, si riteneva che solo l’uomo fosse in grado di provare una reale sofferenza, mentre gli animali rispondessero semplicemente a stimoli esterni, come delle “macchine organiche”. Caduta questa tesi (giacché gli animali sentono, soffrono, provano piacere, si intristiscono e gioiscono perfino), ci si era concentrati sulla memoria: “L’uomo è superiore perché la sua esistenza è nobilitata dai ricordi, mentre agli animali non è data la facoltà della memoria”, si diceva. D’ora in avanti, chi vorrà mangiare la pancetta o sogliola mantenendo la coscienza pulita, si dovrà aggrappare al microchip ed allo shopping: “Sono superiore perché grazie alla mia straordinaria intelligenza riesco a cercare sul pc dov’è situato il negozio più vicino in cui pagare duecento euro una camicia brutta”. Siamo senza dubbio la specie eletta.
Ecco, ricordare queste vittime mute e dimenticate, questa Gaza sommersa dalle acque e dall’indifferenza e destinata ad un perenne oblio che si rinnova incessantemente, è il mio modo per essere vicino ai palestinesi e a tutte le vittime dimenticate che non hanno voce, non l’hanno mai avuta e non l’avranno mai. Poiché Gaza è sulla terra, è in cielo e financo sott’acqua. Gaza è tutt’intorno a noi, ma Gaza non siamo noi: Gaza sono sempre gli altri. Gaza è l’Altro.
Infine, c’è una terza cosa che mi intristisce oltremisura in aggiunta al massacro dei palestinesi ed alla strage programmata dei pesci: il sapere che, con la scoperta della memoria dei pesci, laddove io scorgo un universo di meraviglia per il mistero della vita e dei suoi infiniti inebrianti segreti, un oceano di magia in cui la mia immaginazione nuota e vola e si perde, qualcun altro – magari anche qualche professorone – vede un centinaio di scatolette in più su uno scaffale del supermercato.
I pesci muoiono in silenzio, ma, se porgi l’orecchio con animo puro al loro malinconico boccheggiare, puoi sentire distintamente che ti stanno mandando a fanculo.

 

 

5 Risposte to “La Gaza sommersa”

  1. La genti lu chiamava colapisci
    picchì stava ‘ntò mari comu un pisci
    dundi vinia nun lu sapia nessunu
    fors’era figghiu di lu diu nettunu
    un jornu a cola u re fici chiamari
    e cola di lu mari curi e veni

    o cola lu me regnu a scannagghiari
    supra chi pidamentu si susteni

    colapisci curri e va
    vaiu e tornu maesta’
    colapisci curri e va
    vaiu e tornu maesta’

    cussì si etta a mari colapisci
    e sutta l’unni subbitu sparisci
    ma pocu dopu chiasta novità
    a lu regnanti colapisci da

    maesta’ li terri vostri
    stannu supra tri pilastri
    e lu fattu e’ assai trimendu
    unu gia’ si sta rumpennu

    o destinu meu ‘nfelici
    chi sventura mi predicichianci u re
    comu aiu a fari
    sulu tu mi po sarvari

    colapisci curri e va
    vaiu e tornu maesta’
    colapisci curri e va
    vaiu e tornu maesta’

    su passati tanti jorna
    colapisci nun ritorna
    e l’aspettanu a marina
    lu regnanti e la reggina
    poi si senti la so vuci
    di lu mari in superfici

    maista’ maista’
    sugnu cca’ sugnu cca’
    ‘nta lu funnu di lu mari
    chi nun pozzu cchiu’ turnari
    vui priati la madonna
    staju riggennu la culonna
    ca sinno’ si spezzera’
    e la sicilia sparira’
    su passati tanti anni
    colapisci è sempri ddà

  2. fikasicula said

    bravo! hai detto bene. il vaticano con il mitra :))
    vaglielo a spiegare.
    ottimo pezzo.

  3. Vincenzo: sempre prezioso!

    Vulva Sud: un complimento ricevuto da cotanto pezzo di Fika vale doppio :-D Grazie!

  4. fikasicula said

    cavolo :D
    nessuno mi aveva mai chiamata vulva sud. è fantastico. vorrei averci pensato io. posso rivendermela?

    ciao

  5. Alla luce di questo entusiasmo che mi inorgoglisce ed allieta non poco, come dirti di no? :-D

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