Beati i poveri, perché moriranno prima

Il paralitico

Posted by sdrammaturgo su 28 febbraio 2009

Ha proprio ragione Vittorio Messori: la vera guarigione a Lourdes è quella spirituale.
Quella fisica non conta, è banale, è grossolana, non va più di moda. L’importante è il risveglio nel Cristo. Tu ti addormenti, poi ti risvegli e senti freddo; provi ad alzarti e batti la testa; è tutto stretto e la coperta ti raspa; ti chiedi: “Ma dove sono finito?” “Nel Cristo”. E ti rallegri di ciò.
Voglio portare quindi la mia umile testimonianza di paralitico, di chi a Lourdes c’è stato ed è guarito spiritualmente. Sì, a Lourdes ci sono stato, e mi sento un uomo nuovo.
Ammetto che inizialmente, in cuor mio, in un piccolo miglioramento di salute ci speravo. Volevo almeno recuperare l’uso del naso, in modo tale da poter tirar su quando mi cola senza dovere ogni volta sporcarmi la camicia di moccio. Ma allora non capivo, mi sfuggiva la verità, ancora schiavo com’ero di facili vanità. Il nostro corpo non è che un vuoto involucro, un vestito di poco conto (ed il mio sta agli altri corpi come la canottiera di lana di mio nonno sta all’alta moda). Ciò che deve interessarci è l’anima! L’anima, ch’è l’aria di Dio, come ci dice sempre Don Fernando in parrocchia. Mi chiedo da dove Dio abbia emesso il venticello dell’anima mia. Quest’anima che io ho percepito nitidamente a Lourdes. Sì, io, per la prima volta, ho sentito la mia anima, l’ho vista librarsi in volo, paralitica anch’essa.
Insomma, sono tuttora paralitico, ma ho fatto una bella gita.
Il viaggio era stato organizzato per noi pazienti della clinica Santa Augustina Tranciata Lessata E Come Se Non Bastasse Pure Vilipesa dalle Suore Vituperate dell’Incalcolabile Dolore della Madonna Sconfitta, che sono riuscite a mettere insieme una bella vagonata di infermi e ci hanno accompagnato festosamente con la mestizia che le contraddistingue. C’eravamo proprio tutti: io, paralizzato dalla testa ai piedi, che posso muovere solo il mignolo del piede sinistro, cosa che mi è molto utile quando ho bisogno di sgranchirmi un po’; Giuseppetto, quello senza il braccio sinistro, che ama molto il tennis, ma gli dice male perché è mancino; Antonello del terzo settore, che vive in isolamento perché è allergico a se stesso, ma questa misura sembra averlo peggiorato; Gismondo, che è nato con una grave malformazione (ha un cazzo enorme di cui però non se ne fa nulla, perché è brutto come la fame; l’altro cazzo invece è normale); Pietro, amante del jogging, a cui mancano tutti gli organi interni tranne la milza; e tanti e tanti altri ammalati. Un discreto carico di disgraziati, non c’è che dire.
I problemi si erano presentati già alla scelta del mezzo di trasporto. L’aereo era da escludere, poiché ad alta quota la testa di Sergio, l’idrocefalo dall’elevatissima temperatura corporea (raggiungeva tranquillamente gli ottanta gradi. All’ospedale scaldavamo la minestra sulle sue chiappe), aveva quello che la nella terminologia scientifica viene chiamato effetto pentola-a-pressione. Il pullman non si poteva prendere, visto che Gualtiero era nato trapezoidale e non si sarebbe riuscito ad incastrarlo bene neppure nel vano bagagli. Povero Gualtiero, detto Tetris. Le suore optarono allora per il treno. Ma Aristide, autistico, riusciva a viaggiare solo tenendo la testa fuori dal finestrino come i cani. Dopo la prima galleria, è stata una fortuna trovare nelle tasche della sua giacca un biglietto in cui tempo addietro aveva scritto con grafia tremante ed approssimativa che era stanco di vivere: ci siamo sentiti sollevati.
Alla partenza eravamo tutti felicissimi, al limite dell’euforia. Cosa che è risultata fatale al povero Nicolino, dal cuore estremamente debole.
Le suore, con amorevole severità, ci hanno prontamente proibito di essere troppo contenti, ché poteva essere peccato. Un’accortezza che ha salvato la vita a diversi altri di noi.
Comunque, siamo riusciti ad arrivare a destinazione con perdite ridotte. Ne approfitto anzi per ricordare i caduti nel cammino della speranza: Luigi, morto di piscio all’età di trentacinque anni; Massimo, ora in paradiso hai recuperato le gambe che ti sono mancate come non mai tra i gradini del vagone e la banchina; Demetrio, sopraffatto dal tumore a pochi metri dal traguardo; Gioacchino, beffato dalla cecità e dalla sordità al momento di attraversare il binario.
L’albergo era discreto ed accogliente, il servizio ottimo. Dal personale ci sentivamo trattati veramente alla pari e questo ci faceva stare bene. Nessuno si accalcava dietro la mia carrozzella per scommettere con gli amici in quanto tempo avrei percorso una ripida discesa; nessuno voleva spingermi a tutti i costi per farsi bello con le ragazze. Niente di tutto questo. Il motto della casa affisso ovunque era: “Gli infermi non se ne approfittino”.
E poi con la mezza pensione era compreso anche il pranzo: miracolo.
E non è stato l’unico evento miracoloso manifestatosi lì dentro. Un fenomeno divino ha infatti sbalordito ed emozionato tutti i clienti dell’albergo: una volta, un bambino, vedendomi mangiare con la cannuccia, ha esclamato verso la madre, con quello spirito di dolce capricciosa imitazione tipica dei frugoletti: “Anch’io voglio cenare con la cannuccia!”. Il giorno dopo era paralitico anche lui.
Eh sì, ho fatto proprio bene a seguire il consiglio del mio medico, il quale mi aveva esortato: “Ma certo, vacci, magari trovi pure qualcos…hem…qualcuna simile a te, una ragazza come te”. In effetti – Dio mi perdoni – lo ammetto: mi sono invaghito della statua di Bernadette.
Già, a Lourdes ho capito che non sono solo: il buon Dio ha visto bene di fare il mondo pieno di paralitici.
In quel santo posto, durante una veglia di preghiera, allo scoppiettante sound di un rosario bello tosto, ho potuto assistere ad una scena commoventissima che mi ha fatto comprendere tutto l’infinito splendore e l’inaudita magnificenza del Padre Celeste: un vegliardo affetto da artrosi della tipologia D.Q.I. (=Di Quella Ignorante) aveva le ossa così zeppe di grazia di Dio che non riusciva a trovare un’angolatura ottimale per bere l’acqua magica da una fontanella; sfidando i reumatismi con fede incrollabile, aveva raggiunto faticosamente i quasi novanta gradi; l’onnipotente Iddio aveva allora voluto premiarlo bloccandolo in quella posizione affinché il pio anziano potesse far scorrere il sacro liquido in entrambe le cavità della gola al fin di tossir via il diavolo che si era impadronito delle sue articolazioni. Dovevano esserci ad occhio e croce un tre o quattro chili di demonio dentro quell’eletto del Signore, vista la veemenza dei suoi spasmi. Con gli occhi di fuori, senza fiato, il vecchino si è così liberato dalla morsa di Satana correndo direttamente nelle braccia del Signore.
E’ vero, sono guarito spiritualmente: prima ero uno che dalla sorte era sempre stato bastonato, ora ne sono entusiasta. Ho capito che Dio lo fa per noi, per farci godere meglio le gioie del paradiso: se sei stato sempre bene, poi non è che ti cambi granché; ma se in vita consideravi un successone non cagarti nelle mutande appena cambiate, quando ti ritrovi in mezzo ai cori angelici ed alle band dei santi, il salto moltiplica il piacere.
Sì, sono partito paralitico per quel luogo colmo d’acqua divina e conseguentemente santa umidità, e sono tornato a casa paralitico e con il raffreddore. Ma ora l’esistenza mi sorride. Ho persino trovato subito lavoro. Adesso faccio l’accompagnatore sull’autobus nell’ambito di un progetto di benessere socio-psicologico patrocinato dal comune: vado sui mezzi pubblici insieme ai passeggeri e, se si incazzano perché è troppo affollato e sono costretti a rimanere in piedi, guardano me, pensano che poteva andare peggio e si rincuorano.
Non ho alcun dubbio, nessuna esitazione, e lo grido a gran voce (o almeno vorrei, dato che non posso muovere la bocca e la lingua): grazie Dio per avermi fatto paralitico!
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Appendice – La paraculata perfetta


11 Risposte to “Il paralitico”

  1. Il sacro è quella cosa su cui alcuni hanno unilateralmente deciso che non si deve scherzare.
    In altre parole, cazzate.

  2. ariel said

    appena mi riprendo dal garrulo sghignazzare al cospetto di cotanto scritto dirò la mia

  3. Mike said

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  4. Vincenzo: e noi ci scherziamo alla faccia loro.

    Ariel: volendo, mi accontento :-D

    Mike: oh yeah, I will become rich. Thanks! But for me there is an only Mike: Bongiorno one.

  5. ariel said

    allora ciccia, non aggiungerò una virgola, e silente me ne vò

  6. Ho rovinato tutto :-D

  7. martina said

    ciao ho letto il tuo post e devo ammettere che il tuo realismo pungente mi ha toccato..si è vero forse siamo tutti vitime della bellezza,dei soldi tutti alla ricerca della perfezione e di valori fittizzi che nn esistono alla fine,tutti vogliamo arrivare ma dove???è vero.. ma tu…tu dici delle cose che alcuni potrebbero dire me compresa, cazzo, ma perche?????e invece tu sei felice!!se ti va crivimi sei una persona interessante..se ti va

  8. Rita said

    Lol

    Quello di cui Messeri si è scordato di parlare è dell’immenso business che c’è dietro queste gite. In effetti la guarigione spirituale avviene, quella della Chiesa che gioisce nel sentire il suono tintinnante dei soldi.

    Avverso fortemente la chiesa e le religioni (interessanti solo sotto il profilo antropologico e sincretico) – ed in generale chi dismette la propria capacità di pensare nell’assunzione di un atteggiamento fideistico – almeno quanto avverso la lista di Saviano e degli altri che gli sono andati dietro ;-)

    Buona giornata ;-)
    (poi se hai tempo passa un attimo nel mio blog e leggi i commenti all’ultimo post: è richiesto il tuo intervento per una tua delucidazione su una figura retorica ;-)

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