Beati i poveri, perché moriranno prima

La mia Gay Help Line

Posted by sdrammaturgo su 7 aprile 2009

In questi giorni è possibile vedere in giro per Roma i manifesti pubblicitari della Gay Helpline, una linea telefonica istituita a supporto di persone omosessuali in difficoltà. L’iniziativa, come ogni iniziativa, è ampiamente perfettibile e pecca, come spesso accade, della solita moderazione.
Mi spiego. Uno degli slogan recita: “Come faccio a dirlo ai miei?” e mostra un ragazzo con una cornetta in mano. Ecco, il cartellone comunica al giovane gay od alla giovane lesbica di passaggio che dall’altra parte del filo ci sarà una persona che li aiuterà a trovare le parole giuste per far sapere ai loro genitori che i propri figli hanno gusti diversi da quelli di padre e madre.
Ora, voglio offrire anche io il mio contributo alla causa e mi permetto di dare il mio personale consiglio agli omosessuali che si trovino in tale condizione.

Sei omosessuale e pensi che i tuoi genitori potrebbero prendere male la cosa? Fatti coraggio e palesa loro senza timore il tuo essere. Se reagiranno male, mandali a fanculo, odiali, disprezzali con tutto lo schifo di cui sei capace.
Tu non hai niente di strano, non hai nulla da farti perdonare, non hai commesso nessun gesto abominevole per cui necessiti di essere accettato o tollerato. Se i tuoi genitori considerano l’omosessualità una malattia, una vergogna, un peccato o quant’altro, non meritano né il tuo amore né il tuo rispetto.
Devi cominciare a capire che tuo padre e tua madre sono solo persone come tutte le altre. Liberati dalla soggezione del potere familista, cerca di rompere il tabù della sacralità della figura genitoriale.
Nessuno ti ha costretto alla devozione verso tuo padre e tua madre, nessuno tranne te stesso. Non è obbligatorio, non sta scritto da nessuna parte che bisogna portare una maggiore reverenza nei confronti di chi ha soltanto eiaculato in una vagina per poi tirartici fuori senza averti interpellato.
E se ti hanno cresciuto con amore, beh, hanno fatto soltanto il loro dovere, né più né meno.
Cosa penseresti di un individuo che non sopporta il fatto che un altro individuo preferisca il riso alla pasta? Non lo reputeresti pazzo o deprecabile? Perché mai allora non puoi pensare lo stesso di chi ti ha generato?
Impara: i tuoi genitori, di per sé, non hanno niente di speciale. Valutali in base ai loro comportamenti, non in base al ruolo che incarnano. Astraiti da quello che rappresenta la loro figura, immagine dittatoriale che ti è stata imposta dalla tradizione. Valutali indipendentemente dal legame di sangue, che non è niente, non è niente. Quel che conta è ciò che una persona pensa e fa, non la posizione sociale che occupa. Quella è solo una convenzione di matrice religiosa, originata da una visione perversa della vita. Allontana quindi da te le convenzioni soffocanti, che ti arrecano un dolore ingiusto, un disagio iniquo e che ti possono annebbiare.
Se saranno scossi dalla tua “rivelazione”, come se avessi detto loro che mangi cadaveri di bambini di sei mesi, vattene da quella casa di merda. Se hai paura che tuo padre possa picchiarti, scappa oppure resisti e prendile, così avrai una scusa per denunciarlo e vederlo sborsarti bei soldoni e magari andare in galera, quell’insulso patetico idiota. Se alza le mani su di te ma tu sei in grado di difenderti, dagliele: ci sarà ancora più gusto a pestare un simile coglione.
Sappi che tu camminerai per tutta la vita a testa alta, mentre quelli là, il pater familias e la sua serva mater, marciranno da bravi schiavi stronzi quali sono nella loro fogna di valori inetti, siano essi pregni di conservatorismo popolare, bigottismo piccolo borghese o tradizionalismo aristocratico.
Sei migliore di loro, non dimenticarlo mai. E ricorda anche: non baciare le mani di chi ruppe il tuo naso. Sputaci, poiché reggono un esecrabile bastone.

*

*

Appendice – Sdrammaturgia estrema

Rega’, c’è stato un terremoto in Abruzzo, avete sentito?
Le catastrofi naturali sono una vera tragedia. Quando capitano, poi non si parla d’altro. Credo siano state inventate per dare alla gente un argomento di conversazione. Un po’ come il maltempo. Un maltempo potenziato.
A parte tutto, ognuno di noi può fare qualcosa per il prossimo. Ad esempio tacere.

13 Risposte to “La mia Gay Help Line”

  1. gianluca said

    Se le mie figlie fossero lesbiche, non avrei nulla da dire. Ma se un’orda di omosessuali mi inseguisse per malmenarmi perchè amo una donna, mi sentirei un emarginato. Ho il diritto di non essere in sintonia con le scelte delle mie figlie ma non le impedirò, eventualmente. Non sono credente, non pratico la venerazione della CEI, sono un rockettaro tatuato, non ho nostalgie delle miniere di Carbonia nè dei gulag, ma sono fortemente etero oriented, nel senso del mammifero che ha bisogno di un simile dell’altro sesso per procreare, e crescere i figli. Oggi sono io il vero alternativo, quello che sta in famiglia con due bellisime bimbe ed una moglie stupenda. Rido quando penso che un omosessaule, per far valere i suoi diritti, debba allestire una parata tipo gay pride. Ho un cugino omosessuale che gira con il suo compagno normalmente ed io con molta normalità lo tratto. Non penso però che possa, questa coppia, dare complementarietà all’educazione di una prole. I piccoli borghesi, i tradizionalisti aristocratici, i conservatori popolari lasciamoli stare. Ho il mio pensiero, detesto le ostentazioni di mascolinità, femminilità ed omosessualità eccessive, ma non andrò mai in giro con il fucile carico. Vi chiedo ora: andrete voi con il fucile carico per abbattermi?

  2. ariel said

    la questione è: se esistono ostentazioni, provocazioni, gay pride, reggiseni bruciati (30 anni fa), neri incazzati che danno fuoco alle città, etc. etc.etc. è perchè i piccoli borghesi, i tradizionalisti aristocratici e tutto il resto del cucuzzaro ha fatto sì che queste minoranze (nel caso dei reggiseni e delle donne, manco quella) siano così incazzate, ma così incazzate per tutto quello che hanno dovuto e devono subire che c’è poco da fare i riservati o i GraceKelly della situazione.
    Se il mio più caro amico vive con il suo compagno e UNA PARTE della società non li condanna più (gli altri ancora fanno risatine) lo devono anche a tutti quelli che si sono esposti, che hanno lottato, che fanno casino. Se ognuno restasse nella sua casina, silenzioso, educato, tipino fino, ad aspettare che le cose si normalizzino da sole, allora ciao.
    Io da etero non mi sento ancora alternativa, mi sento nella stragrande maggioranza per niente silenziosa. E di questo gruppone fanno parte anche quelli che fanno equazioni come omosessuale=pedofilo. No, mi dispiace, c’è ancora tanto da fare,pacificamente, senza fucili carichi. Ma un trans che balla su un carro…non ha mai fatto del male a nessuno, ostenti pure quello che è, non uccide nessuno, almeno è un’esplosione di vitalità. Non altrettanto si direbbe di altri, pure in regola con la società.

  3. Gianluca, ti ha risposto Ariel.
    Posso aggiungere qualcosa: sei in diritto di non essere in sintonia con le scelte delle tue figlie, esattamente come loro sono in diritto di mandarti a fanculo nel caso in cui apparisse come una misericordiosa concessione.
    Io mi sentirei emarginato ed in pericolo anche se un’orda di scoiattoli mi inseguisse per sbranarmi, ma il problema non si pone.
    Per esempio io rido quando penso che c’è chi si sente alternativo nel formare una famigliola e procrea pure a tutta mandata, pregno di concetti quali “educazione della prole” e “necessità di pater e mater”, ma non mi sento a mia volta alternativo per questo.

  4. gianluca said

    Forse avete ragione. La mia preoccupazione è di sentirmi emarginato da chi compie crociate per opposti estremismi. Propongo una terza via, che dovrebbe essere quella del rispetto delle scelte altrui ed il diritto personale di non essere d’accordo con queste. Alle mie figlie non farò alcuna “misericordiosa concessione”. Quando sono nate le ho sentite da subito non mie, vite a parte. Vite sulle quali ho il solo diritto di insegnare l’unico valore che possiedo: la dignità. Se non ho il diritto nenache di questo, sarebbe stato meglio, per me, mettere su un allevamento di polli. Quello che mi dispiace è veder molte persone considerare nemici quelli che non hanno le loro stesse idee. Se dovesse succedere per le mie figlie quindi, mi piacere capire, non giudicare, ma gradirei essere capito e non giudicato per le mie idee. Vi ringrazio

  5. visir said

    Sono d’accordo in parte su quello che hai scritto.
    Sono d’accordo sul fatto che ogni persona debba vivere la sua sessualità come meglio gli piace purchè fatta tra adulti consenzienti, ma la sessualità come la religione secondo il mio parere sono aspetti privati, sacri direi (se la parola non fosse abusata e distrorta nel linguaggio comune). Imporre la propria devozione come certi mussulmani che sgozzano le capre per strada o si buttano sul marciapiede a pregare e come fare effusioni spinte davanti a tutti, atti leciti certo ma che possono farsi tranquillamente in casa propria. Mi sembra in ogni modo un atteggaimento prevaricatore nei confronti della sensibilità degli altri che magari (a torto o ragione) sono “diversi” solo perchè più convenzionali.
    E’come il timido che quando esce dalla sua timidezza riesce solo ad essere cafone.
    Il confine tra libertà, sensibilità, opportunità e buon gusto è labile e non sempre facile da trovare, ma proprio per questo appannaggio di una persona intelligente.
    Quando invece cose private (come quelle che ho descritto) divengono pubbliche c’è sempre un motivo politico (mi pare) e la politica è lontana dall’individio perchè si basa su obiettivi, ideali (?) e scopi che hanno poco a che vedere con la singolarità di ogni essere umano.
    Non sono d’accordo neanche sul consiglio che dai nel caso l’uomo o la donna gay fosse giudicato con pregiudizio dai propri genitori. Loro (i genitori) hanno avuto una formazione colturale e esperenziale diversa dalla nostra e non si può essere intransigenti ma bisogna trovare il modo di avvicinarli ad idee diverse con la forza della persuasione e con amore. Dietro la diversità di idee (che sono tutte opinioni quindi opinabili) ci deve essere in una famiglia la base del vero bene. Allora ci si può magari fraintendere, mandare a quel paese, ma senza livore.
    Da ultimo dimentichi che un figlio deve molto ai proprio genitori (che non sono solo un incubatrice di ovuli e uno spermatozoo ramingo), oppure tu ti sei cresciuto da solo? L’arroganza dei diritti è peggiore dei soprusi che si vogliono combattere, in questo manchi (a mio avviso) di umiltà.
    Amare i propri genitori per i loro difetti e per le loro debolezze umane è il primo passo per essere uomini.
    Alla fine da quel ponte ci dovrai passare pure tu se un giorno avrai dei figli e saprai quanto è difficile educarli con la montagna di difetti che ognuno di noi si porta sulle spalle.
    Ciao.

  6. Va bene amare i propri genitori per i loro difetti e per le loro debolezze, se lo meritano. Altrimenti, non vedo perché a loro dovrebbe essere riservato un trattamento speciale.
    Io contesto il concetto stesso di famiglia e di coppia genitoriale, sono istituzioni lontane anni luce dai miei ideali anarchici. Considero il nucleo famigliare la cellula base del controllo capillare del potere. Quindi per me non ci deve essere il vero bene in famiglia, ci deve essere il vero bene senza famiglia. Sono un collettivista radicale e la responsabilità esclusivista della crescita dei figli è la base della proprietà privata.
    Personalmente, poi, i figli potrò farli solo per sbaglio, essendo anche un sostenitore accanito del controllo delle nascite, quando non dell’estinzione umana. E non amo la procreazione per molti altri motivi che non sto qui ad elencare. Ad esempio, essendo questo sistema fondato sulla famiglia, non voglio essere appunto un pater familias e non voglio rivestire alcun ruolo di potere nei confronti di un altro individuo.
    Sull’avvicinare chi ha posizioni diverse: quando un figlio dice ad un padre dalla diversa cultura “papà, sono gay”, già quello dovrebbe essere sufficiente. Se non basta ed il padre si ostina nella sua ottusità (perché tale è l’omofobia in tutte le sue forme), allora il vaffa ci sta tutto ed anzi mi pare l’unica soluzione intelligente.
    Avere pazienza sì, ma doversi sacrificare a tutti i costi per chi tanto non ti capisce è un martirio immeritato.

  7. queery said

    Come ha già detto lo Sdramma, nessuno ci ha chiesto se vogliamo venire al mondo, quindi quando si fanno figli, ci si prende pure la responsabilità di non aspettarsi un grazie. Non é un obbligo, come ci vogliono far credere.
    Il punto é: se queste persone che ti hanno messo qui ti trattano di merda, perchè fare una distinzione da tutt* gli altr* che ti maltrattano? Se tuo padre ti piglia a pizze, perché dovrebbe essere più degno di rispetto di chiunque altro che ti malmena per strada???!!
    Ciò che fa parte della sfera privata non è valore assoluto, ma dipende dalla società e la sua” cultura”.Cosi come da noi, per una donna é sconveniente andare in giro a seno scoperto, in alcune popolazioni africane non lo é.
    Se parliamo di limite tra sensibilità e libertà personale, allora io pretendo che tutt* coloro che mangiano carne lo facciano al buio delle loro case, perché offendono gravemente la mia sensibilità.
    Caro Gianluca, sebbene io non stimi particolarmente le categorie mediche e le associazioni che le rappresentano, ti consiglio di dare un occhio ai rapporti dell’APA (american pscychology association) che chiariscono come i figli di coppie omosessuali non hanno nessun problema, anzi sono spesso molto più seguiti dai genitori che non i figli di coppie eterosessuali. o se ti senti un genitore migliore di quell* delle famiglie arcobaleno, prova ad incontrare i loro figli.
    Capisco la rabbia ma non condivido l’atteggiamento di alcune persone con orientamento sessuale altro(qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sull’imposizione del modello binario maschio/femmina)che possono risultare “aggressive”, ma non posso sopportare che si interferisca nella sfera intima delle persone, in scelte cosi individuali che competono ed influenzano solo ed esclusivamente chi le fa. Io ho amicizie di tutti gli orientamenti, e non minaccio nessuno di loro, non mi sento meglio di nessun* di loro. Non mi importa a chi si accompagnano, voglio solo che siano felici. perché dovrei essere giudicat* dalle persone in base a con chi sto?

  8. veganissima said

    Per me sono ancora più assurde le frasi “li tratto normamente” oppure “non sono ‘accordo con le loro scelte”. Ma non è che “quello è strano solo cerchiamo di non farglielo capire e lo rattiamo normalmente, facciamo0 finta di niente sennò passiamo per sessisti”; e non è nemmeno una scelta!!Il veganismo è una scelta, non votare è una scelta, sbattezzarsi è una scelta, ordinare una marinara è una scelta, ma non è che ci si sveglia la mattina e si sceglie di prenderlo inderposto o non prenderlo affatto. Pensa se lo dicessi di un africano: “sì, ho un cugino negro ma lo tratto normalmente”; o di un ebreo: “si, no, vabbè, è ebreo, però è come noi alla fine, lo tratto normalmente”. a questo proposito… http://www.youtube.com/watch?v=6ODhy21KZ5o

  9. Visir said

    In astratto ognuno può permettersi le opinioni che vuole.
    Nella realtà le cose sono come sono. Ecco perchè si conosce se stessi e l’altro nelle difficoltà, finchè c’è una via d’uscita le maschere sono inevitabili.
    Resta il fatto che nasciano in questo mondo, certo assurdo, violento, prevaricatore con sprazzi di grandezza e tramonti belli da togliere il fiato, ma dobbiamo viverlo tutto sino in fondo. Non esitono regole. Ognuno ha i suoi principi e la storia finisce lì.
    Prima però smettiamo di raccontarcela meglio è (questa però è solo la mia idea).
    Di pater familias, utopie e vita comunitaria alla maniera del “buon selvaggio” ne so poco o nulla, ma so chi sono stati i miei genitori e quanto hanno fatto per me e non mi permetterei mai di giudicarli con la tua severità anche se sbagliassero.
    Detto questo penso che dove metto il mio piede lì ci sono io, dove arriva la mia mano faccio quello che faccio, e nessuno lo può fare al mio posto e alla mia maniera.
    Alla fine sono certo solo di questo.
    Penso anche che una persona deve vedere nella propria vita (ma per davvero mica alla cazzo)per capire cosa non è, e cosa siano invece le cose vere che nutrono e fanno vivere senza più paure.
    Tutto il resto è accademia o per dirla come mia nonna: “E’ parlare per far prendere aria ai denti”.
    Continua a scrivere che a me piace leggerti, ma non farti scrivere dalle opinioni. ;)

  10. Sì sì, fai l’anarchico, e poi la notte la passi a cantare:
    “Mamma, solo per te la mia canzone vola,
    mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
    Quanto ti voglio bene!
    Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
    forse non s’usano più,
    mamma!,
    ma la canzone mia più bella sei tu!
    Sei tu la vita
    e per la vita non ti lascio mai più!”
    (Beniamino Gigli, 1940)
    Che poi questa canzone sembra averla scritta Robertino di “Ricomincio da tre”.

  11. gianluca said

    Noto con piacere una certa articolazione nelle vedute dei commentatori. Sul concetto di normalità. Esso dalle mie parti non esiste. Se essere normali significa, per molti, essere eterosessuali, non sono d’accordo. Se essere normali significa per molti, non riconoscere una complementarietà uomo/donna fatta non solo di differenze animali, ma di diverse sensibilità, non sono d’accordo. Questo mi piacere far capire. Normali, in base a cosa? Abbiamo come riferimento la nostra civiltà occidentale e ci arrabbiamo quando sentiamo parlare in una certa maniera un afghano oppure un coreano. Perchè noi pensiamo che egli ragioni con il nostro vissuto “occidentale”. Esiste la diversità ed esistono i rapporti tra le diversità. Per quanto riguarda il fatto che l’educazione della prole possa essere completa se demandata ai genitori “naturali”, penso questa nei termini di un binomio aventi caratteristiche “complementari”. Se poi, vogliamo parlare dello stato delle cose, escludendo le belle teorie su papà & mammà, posso essere d’accordo con voi. In effetti la generazione di mio padre, delegò le donne alla cura dei figli, lasciando per sè l’insegnamento della mascolinità, un misto tra educazione alla misoginia, machismo, calcio, sigarette e gare di sputi. Ho più fiducia nelle nuove generazioni come la mia, dove uomini, dai padri distratti, ritrovano ruoli, tradiizonalmente più femminili, perchè sono cresciuti con madri sole. Sulla famiglia gay. In effetti, fino a che, questa problematica delle unioni legali, tanto osteggiata trasversalmente, non troverà sbocco, sarà difficile, fattivamente, per una coppia gay italiana, non solo unirsi, ma avere diritto ad una adozione. In ogni caso, penso sia opprtuno fare delle considerazioni, quando questa ipotesi sarà verificata, tenendo sempre conto del concetto di cui sopra: la cultura ed i procdimenti nei rapporti sociali, variano da nazione a nazione. E’ molto probabile che una futuribile coppia gay con figli, italiana, possa avere sbocchi differenti rispetto ad una similare coppia anglosassone. Gradirei una vostra opinione. Grazie.

  12. Visir: non scriverei i racconti che scrivo se non avessi le opinioni che ho :-) Non c’entra il viver da buon selvaggio od il coccolare facili utopie, ma semplicemente il valutare la realtà che ci sta intorno e vedere se ci piace o no. Personalmente, la socialità basata sulla famiglia a me non piace. E non è che io uso severità con chiunque: sono intransigente con chi se lo merita. Ed un genitore amabile va amato in quanto amabile, non in quanto genitore, è questo che intendo io. Dunque se uno ha un genitore ottimo, che lo ami con tutto se stesso. Se ne ha uno pessimo, che lo odii con tutto se stesso, come farebbe con qualsiasi altra persona detestabile. Questo intendo, nient’altro.

    Vic: ma quant’è bello il pezzo di Tre uomini e una gamba in cui Aldo la canta?

    Gianluca: sarò breve: nel momento in cui pensiamo “questa cosa non si può fare perché la gente non è pronta”, siamo noi la gente che non è pronta.

    Per le compagne vegan: a rega’, mica ci sarà bisogno che mi metta a rispondervi, no? :-D

  13. visir said

    A Gianluca: Penso che la normalità sia generalmente intesa come maggioranza, tradizione e consuetudini.
    Personalmente ho un concetto diverso. Considerando normale una persona che ha un corretto modo di pensare, ovvero conosce bene di quali dati oggettivi ha fatto esperienza e non li confonde con quello che non conosce, perchè magari è inconoscibile o semplicemente perchè ha in se delle risposte precostruite.
    In questo “uomo normale” il metodo di indagare la realtà non è snaturato da meccanismi automatici (come per esempio l’educazione) o da pensieri parassiti che non hanno fondamenti reali.
    E’ una persona dunque che vedendo le cose con semplicità, senza però essere un semplicista, coglie con intelligenza ed intuizione la sua posizione in questo mondo, nel suo tempo e realizza liberamente le proprie possibilità.
    Detto questo, persone completamente normali io non ne conosco nemmeno una, neppure quando mi guardo allo specchio ma credo che, se si riescono a dilatare questi sprazzi di buon senso nella propria quotidianità, si vive meglio e magari si rompe meno le palle al prossimo (cosa santa e giusta).

    A Sdrammaturgo: Semplicemente suggerivo di mantenere un atteggiamento libero dalle idee di tendenza e di controtendenza alla luce di quella normalità che ho descritto nella risposta a Gianluca. Essere originale a volte può coincidere con la più piatta ordinarietà e in questo non vedo nulla di sbagliato, ma forse è uno sprone superfluo.
    Penso però che considerare i propri genitori alla stregua di un estraneo e valutarne i meriti in base alla risposta che abbiamo ai nostri bisogni sia un pochino riduttivo come metro di valutazione (mi pare).
    Di fatto chi siamo noi per pretendere che le nostre richieste e le nostre idee debbano sempre essere accolte da aiuti e da applausi?
    Ognuno di noi è importante (specialmente per se stesso) ma bisogna collocarsi anche nel mondo, nel mondo delle cose e degli eventi, nel mondo degli altri e anche, perchè no, in quello dei genitori.
    Rispettando le dovute proporzioni credo che le cose cambiano un pochino.

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