Beati i poveri, perché moriranno prima

Il Gazzettone

Posted by sdrammaturgo su 9 maggio 2009

– Studente accoltellato a scuola. Alemanno: “Colpa di Romanzo criminale“. E’ vero: lo studente sosteneva che Michele Placido sia un grande regista.

Sulla vicenda si è espresso con parole durissime anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Sarebbe meglio evitare di accoltellarsi”.

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– Bergamo. Il consiglio comunale ha stabilito il limite di un’ora per chi chiede l’elemosina in strada. Inoltre sarà consentito avere la sclerosi multipla solo nel fine settimana.

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– Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, ormai sempre più al centro di aspre contestazioni, ha deciso di dare nuovo lustro alla propria immagine pubblica. Si farà doppiare da Francesco Pannofino.

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– Messaggi subliminali nella musica leggera. E’ stato scoperto che la canzone Nel blu dipinto di blu se ascoltata al contrario fa un rumore incomprensibile.

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– Nuova battaglia vinta dal MOIGE per la morigeratezza dei costumi dei mass media in favore dei bambini. D’ora in poi non si potrà più dire in televisione Cappella Sistina, bensì Glande Sistino o, ancora meglio, Quella-Cosetta-Lì Sistina.

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Linea ora alla rubrica culturale.

Benvenuti al secondo appuntamento con le meraviglie della Storia e della Natura. Io sono sempre il professor Fito Plancton, ma un po’ più vecchio rispetto alla volta scorsa. Però, se consideriamo l’Io una somma di accidenti cangianti ineffabile ed a-sostanziale e l’identità conseguentemente soggetta al fluire temporale senza una base solida che ne costituisca l’essenza, ergo il Sé come superficie sospesa costantemente mutevole e quindi inafferrabile, sono il professor Fito Plancton, ma non sono più lo stesso dell’altra volta. E adesso sono un altro ancora. E anche adesso. E anche adesso. Eccetera.

Ricorrono un tot di anni dalla morte di Jorge Luis Borges. Uno dei massimi umanisti della storia, mente enciclopedica, scrittore, filosofo, mitografo, linguista, conosceva approfonditamente lo spagnolo, l’inglese, il tedesco, il francese, l’italiano, il portoghese, il latino, il greco, l’ebraico, l’arabo, il gaelico, l’antico sassone, il giapponese, il sanscrito, il provenzale. Eppure quando si trovò a parlare con un ternano andò in crisi.

Interessantissima scoperta nella storia della letteratura. E’ stato appurato che Cecco Angiolieri non fu l’unico poeta della famiglia: alla poesia si dedicò infatti anche il meno noto fratello, Meco Angiolieri. A differenza di Cecco, idolo ribelle romantico, una sorta di bohemien ante litteram dalla vita avventurosa e sulla cui sregolatezza si è lungamente favoleggiato, Meco era un burocrate del catasto dalla personalità decisamente più posata e dagli orizzonti assai più modesti, come d’altronde testimonia l’unico sonetto che di lui ci è rimasto, S’i’ fosse foco scalderei cipolle.

Il volto oscuro del potere. Rodrigo Borgia, divenuto papa nel 1492 con il nome di Alessandro VI, era solito sfruttare la propria posizione per circondarsi a corte di giovinette che avevano lo scopo di sollazzarlo eroticamente e tra cui nominava una favorita, la quale diveniva la cortigiana prediletta per le proprie pratiche sessuali più intime, perverse e sovente ridicole, animato com’era da una vera e propria patologia psichica, una smania frenetica di piacere fisico mista ad un esasperato e violento bisogno di essere adorato e venerato. Si trattava certamente di secoli bui ed è bello sapere che le cose siano cambiate.

Personaggi stravaganti del mondo antico. Plinio il Matusa, nelle sue Histronzatae, racconta l’assurda vicenda di Zinnepozzo di Lampsaco, filosofo e matematico vissuto in età ellenistica, contemporaneo di Pirrone, considerato un tardo-sofista, od un sofista tardo. Egli decise in giovanissima età di contare incessantemente per tutta la vita al fine di vedere a quale numero potesse arrivare un uomo nell’arco della sua intera esistenza. Convinto che ciò avrebbe permesso di penetrare i misteri della numerazione infinita e della relazione tra astrazione matematica e mondo empirico, iniziò un giorno, uno, due, tre, quattro, e proseguì senza mai smettere, imparando anche a non interrompere il conteggio neppure durante il sonno, in una sorta di sonnambulismo ragionieristico. Qualunque cosa stesse facendo, egli contava, contava sempre, procedendo ed avanzando di cifra in cifra. Immolò tutto se stesso, tutta la propria vita a questo incredibile proposito, rinunciando a tutto – comodità, affetti, viaggi, averi e quant’altro – pur di continuare ininterrottamente a contare.
E’ un vero peccato che poco prima di morire abbia perso il conto.

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Bentornati in studio. Si avvicinano le elezioni europee e per la nostra tribuna politica abbiamo oggi in collegamento il responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Immagine del PD, l’onorevole Mino Ini.

Buonasera onorevole.

MINO INI Buonasera, senza nulla togliere – ci mancherebbe – al giorno.

INTERVISTATORE Allora onorevole, tra le critiche più frequenti che vengono mosse al Partito Democratico c’è quella secondo cui la sua compagine si mostri troppo poco netta, poco risoluta, poco chiara e poco ferma nelle proprie posizioni, alla ricerca di un centrismo vago che fa disamorare soprattutto i giovani.

MINO INI Questo accade perché i ragazzi non sono più abituati alla moderazione, ancora inquinati dalle vecchie ideologie. Pensi ad esempio al cinema. Qual è un tipico film per i giovani? Il cavaliere oscuro. Tutta questa cupezza, tutto questo estremismo. Noi dobbiamo insegnare ai giovani che le cose non sono mai o bianche o nere, ma esistono infinite sfumature di grigio. Abbiamo dunque proposto di cambiare il titolo in Il cavaliere beige. Siamo intervenuti anche sul Il buono, il brutto e il cattivo. Nelle nostre sezioni è già possibile vederlo con il nuovo titolo Il buono, il tipo e il fatto a modo suo.
Abbiamo capito che bisogna agire sul linguaggio per dare quella svolta moderata che serve al Paese. Siamo stati noi a premere per l’introduzione della formula diversamente abile al posto di disabile, come anche al posto di basso diversamente alto ed al posto di biondo diversamente moro. E credo che sarà di grande aiuto a sconfiggere il razzismo strisciante che si respira ormai in Italia iniziare a chiamare i neri diversamente bianchi. Peraltro diversamente abile calza a pennello a chi ad esempio non ha le gambe ma si arrampica sui muri, oppure su un cieco che però fa splendide rovesciate.

INTERVISTATORE Ma dove si è mai visto un cieco che sa fare le rovesciate?

MINO INI Siccome siamo un partito al passo con i tempi, abbiamo una squadra di calcio ed il nostro centravanti è cieco ma fa delle rovesciate spettacolari. Oddio, in realtà, secondo me, sarebbe più una seconda punta – sa, è un attaccante che non vede bene lo specchio della porta.

INTERVISTATORE Mi scusi, per curiosità: quanti goal ha segnato finora?

MINO INI Zero, ma non è un problema, è perfettamente in sintonia con la linea del partito.

INTERVISTATORE C’è anche chi vi accusa di essere un partito vecchio, quasi gerontocratico.

MINO INI Non è vero, siamo un partito giovane, abbiamo operato un grande ricambio generazionale. Il nostro candidato di punta, ad esempio, ad ottant’anni ha cambiato la paglietta con un coloratissimo cappello a visiera.

INTERVISTATORE La sfiducia che vi circonda comunque c’è. Abbiamo fatto un giro chiedendo alle persone un parere sul PD. Ecco cosa ci hanno risposto.

INTERVISTATORE Scusi, lei cosa ne pensa del PD?

PRIMO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Salve, che mi dice del PD?

SECONDO PASSANTE Mmmgggh…Beh, senza dubbio, il Pd…mmmgggh…Hahahahahahaha! Mi perdoni, non ce la faccio. Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Senta, ma secondo lei, il PD…

TERZO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE Il PD…

QUARTO PASSANTE Hahahahahahaha!

INTERVISTATORE PD.

QUINTO PASSANTE Aaaaaaaaaaahahahahahahahaha!

MINO INI Senza dubbio dobbiamo riconquistare credibilità agli occhi dei cittadini, non lo neghiamo. Tuttavia, abbiamo già individuato quello sarà il nostro futuro target di elettorato: nella prossima campagna elettorale, ci rivolgeremo a tutti coloro i quali redigono pazientemente la letterina a Babbo Natale e sono stanchi di non ottenere una risposta ed ai devoti a Padre Pio. In futuro punteremo anche sui pellegrini abituali di Lourdes, ma sarà dura rompere il loro noto muro di scetticismo.

INTERVISTATORE Quale misura proporrete contro la crisi economica in favore dei ceti meno abbienti e per i salari più bassi?

MINO INI Un’equipe guidata dal professor Sircana sta già sviluppando il progetto della mignotta a gettoni.

INTERVISTATORE Bene, è tutto, saluto l’onorevole Mino Ini e lo lascio mentre balla in lacrime su un cubo.

Non perdetevi a seguire la nuova fiction su una madre coraggio alle prese con i problemi di povertà, disoccupazione e corruzione nel Sud Italia: Milva di Taranto, una donna d’acciaio.

Chiudo con un messaggio di solidarietà al nostro Premier: Maestà, non si lasci abbattere dalle malelingue: quel gran pezzo di figa me la sarei fatta pure io.

Buona prosecuzione.

*

8 Risposte to “Il Gazzettone”

  1. Minchia !!!! ma lo sai che sei in gamba? ed io che avevo avuto l’impressione che non ci stavi con la testa ….
    Bravo!

  2. Ciò mi fa tanto piacere; significa che sto leggendo un artista che ha il dono dell’autoiroMIA….

  3. gisy said

    ;)

  4. visir said

    Oggigiorno per essere ironici basta vedere le cose per quello che sono.
    E’ proprio un grande mondo abitato da nani (diversamente alti) sempre a caccia di ballerine con una scenografia di giocolieri, mimi e musicanti privi di qualunque “verve” artistica.
    Spero presto di reincarnarmi in un Bonobo o alla peggio in un mignolo di Hugh Hefner.

    • Il grosso del lavoro di un autore satirico risiede nell’attenta osservazione.
      E secondo me Hefner usa il medio: la sa lunga, la sa.

      • visir said

        “In medio stat virtus”.
        E’ vero, ma è ugualmente vero che la parte gode del piacere del tutto, ma senza le ambascie, aggiungo io.
        Quindi sostengo il migniolo, poichè sostenere il medio sarebbe offensivo per chi guarda.
        Concordo altresì con lei nell’importanza dell’attenta osservazione del mondo da cui sortisce l’ironia, ma questa osservazione è epifania (ahimè) di quel disincanto che ha il sapore della malinconia.
        Pare strano che un uomo di media cultura chiamato a decidere del proprio bene eserciti quasi sempre un certo buon senso, ma lo stesso uomo insieme ad altri operi con delle scelte disastrose degne di un folle.
        L’ingengo collettivo è una chimera e la democrazia come viene vissuta nella nostra società un insulto non solo alla libertà dell’uomo, ma anche alla sua intelligenza.
        Forse che invece che schiavi siamo solo “diversamente” liberi?
        Viene così voglia di alzarlo questo medio, significando con tal gesto che “tutto è uno”, ma così facendo non è poi facile chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità.

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