Beati i poveri, perché moriranno prima

Luttazzi, mi dispiace, io sto con MacFarlane

Posted by sdrammaturgo su 2 luglio 2009

Daniele Luttazzi è indubitabilmente un grandissimo autore satirico che adoro ed ho sempre stimato, ammirato, difeso, preso a modello e seguito fedelmente, ma da un po’ di tempo lo stimo di meno. Precisamente, da quando ha cominciato la nuova rubrica del suo blog, La Palestra, in cui sceglie quotidianamente le migliori battute inviategli dai suoi lettori – e fin qui è anche un’ottima iniziativa – ed insegna “come si fa satira”. Ed è qui che iniziano i guai. Luttazzi infatti non si limita a dare suggerimenti da esperto e professionista del settore, ma è stato colto da quella che io chiamo la sindrome del professore: si è messo infatti a stabilire cosa è satira buona, cosa è satira cattiva, quali sono le battute giuste, quali sono le battute sbagliate, sulla base di principii che, seppur frutto di esperienza, studio ed argomentazione, non possono che risultare del tutto arbitrari e personali, ma che vengono ammantati da un pericoloso carattere di assolutezza ed inoppugnabilità. Niente risulta più rischioso e grottesco di un censurato simbolo della libertà di espressione e del politicamente scorretto che viene preso dalla frenesia di porre paletti, mettere limiti, sancire una volta per tutte la liceità artistica di una trovata comica (per esempio, arriva addirittura a sostenere che in una battuta non si possa definire Berlusconi dittatore, in quanto tecnicamente non esatto). Insomma, sembra spinto dall’irrefrenabile volontà di creare una nuova generazione di comici perfettamente aderenti al Sistema. Come se non ci fosse già Zelig.
Tutto questo, com’era prevedibile, lo ha portato a passare il segno e macchiarsi di una colpa imperdonabile: definire fascistoide (sic!) la gag de I Griffin su Anne Frank ed accusare l’autore, l’immenso Seth MacFarlane, di essere solito a scivoloni fascistoidi e di diffondere scherno fascistoide, sulla base di un palese abbaglio interpretativo. Secondo Luttazzi infatti quella gag sbeffeggia una vittima reale e ne ridimensiona la tragedia mettendosi quasi dalla parte del carnefice.
Mi chiedo come sia possibile che uno come Luttazzi arrivi a commettere un simile errore ermeneutico. Un errore drammatico, considerando il “potere” che detiene Luttazzi e quante persone sensibili al tema della satira pendono dalle sue labbra. Per colpa di Luttazzi, d’ora in poi ci sarà una nuova schiera di insospettabili novelli censori e controllori che applicheranno le sue discutibilissime categorie di bene e male (artisticamente parlando) e si metteranno davanti alle opere di Seth MacFarlane a far loro le pulci e lanciare giudizi tanto pesanti quanto infondati ma sostenuti dall’autorità e dall’autorevolezza di quello che viene considerato un nume tutelare della libertà di satira. Cosa che peraltro sta già succedendo: sul suo sito ho notato una proliferazione di segnalazioni, ormai è in atto un concorso a chi trova più materiale fascistoide in MacFarlane ed in altri: è fascista la gag su Madre Teresa, è fascista la gag in cui Stewie fa riferimento alla presunta pedofilia di Roman Polanski, è fascista il fascistizzabile. D’altronde, è perfettamente in linea con ciò che sta facendo Luttazzi, al quale rimbalza qualsiasi confutazione di natura non già politica o etica, ma prettamente artistico-filosofica.
Un caso emblematico: Luttazzi timbra come fascistoide la seguente battuta: “Tumore al seno: una vittima ogni 45′. A rischio i campionati di calcio femminile”, salvo poi affermare che la cosa cambierebbe se a fare la battuta fosse una donna con il tumore al seno, giacché il contesto diverrebbe favorevole. Il che equivale a sancire la tirannia dello spettatore: è sempre l’artista ad andare incontro allo spettatore, al quale servono imboccate e preamboli sottintesi o manifesti senza che abbia bisogno di elevarsi, di fare uno sforzo di comprensione, di crescere e diventare un fruitore maturo. Significa altresì mantenere lo spettatore stupido. E cosa se ne fa la satira di un pubblico idiota? Per quello hanno inventato apposta il cabaret. Luttazzi, nella sua smania didattica, si rivela enormemente diseducativo. Cita un’altra battuta fascistoide: “Venduto il costume originale di Superman. In omaggio una sedia a rotelle ed una macchina per respirare”. Ecco, secondo lui questa battuta la puoi dire solo se sei paraplegico o se specifichi: “Mi raccomando, badate bene, sto per dire una battuta che non intende essere una violenza ulteriore sul più debole!”. L’ascoltatore è dispensato dal capire al volo. La moderazione modera l’intelligenza. (Poi per carità, Luttazzi mostra con sommo giubilo e massimo gaudio all’Ambra Jovinelli una sequenza di vignette che deridono la via crucis di una mucca al mattatoio, ma quello va bene: un animale, secondo la sua sensibilità – che vale da criterio di regolamentazione universale – non vale come vittima innocente nelle mani di un carnefice, quindi Luttazzi resta ben al riparo da sospetti di fascistoidismo. Il pensiero di un animalista e la sofferenza dell’animale stesso non contano. E poi si accusa Berlusconi di fare leggi ad personam…).
Luttazzi, vittima di una gravissima censura, fa qualcosa di molto peggio della censura: infanga il nome di un illustrissimo collega. E sporcare una reputazione è infinitamente peggio che censurare: la Storia da una censura magari ti riscatta, ma la dignità sottratta non te la restituisce mai, specie se a mal giudicarti sono coloro i quali dovrebbero stare dalla tua parte. Spargendo la voce che MacFarlane è fascistoide è come se gli avesse sparato. Anzi, sarebbe stato meglio se gli avesse sparato. Un antifascista preferirebbe bruciare sul rogo piuttosto che venire chiamato fascista a causa di malelingue e diffamazioni. Ed il brutto è che a Luttazzi non gliene frega niente.
Già il reputare MacFarlane, sostenitore e finanziatore dell’ala sinistra del Partito Democratico nonché attivista per i diritti civili di afroamericani ed omosessuali, “fascistoide” è risibile (soprattutto considerando il trattamento che riserva nei suoi lavori a fascisti ed antisemiti – basti pensare a Walt Disney); ma farlo sulla base di un apparato argomentativo che si ritiene essere quantomai solido è – quello sì – fascistoide.
Luttazzi innanzitutto confonde l’arte con la vita (vita da intendersi in senso filosofico, come reale, realtà, vigente. Ovvero, tutto ciò che non è artificio). Mi spiego: nell’invenzione artistica un personaggio perde ogni contatto con il referente della realtà nel momento stesso in cui l’autore denuncia il carattere di finzione dell’opera. In altre parole: l’Anna Frank di MacFarlane non è più Anna Frank, non è la stessa Anna Frank, è un’altra Anna Frank, è un “tropo di carta” (per dirla con Bufalino) ispirato dalla realtà e che comunica con la realtà, ma che è altro dalla realtà nonché l’Altro della realtà. In questo modo, la vera Anna Frank è salva, non viene sbeffeggiata e la diversa Anna Frank dell’opera crea un’alleanza solidale con la prima. L’arte gode di una “onnipotenza modesta”: può fare tutto, dire tutto, purché denunci se stessa in quanto, appunto, arte e non realtà. E nel caso de I Griffin, l’invenzione artistica viene puntualmente denunciata come finzione giocosa e surreale.
Nel gioco artistico tutto è concesso, purché si dichiari che si tratta appunto di un gioco (ed i giochi sono sempre una cosa seria) e non della realtà. Questo avviene tramite la metanarrazione, che è la tecnica (o meglio, la componente, il processo critico e creativo) atta a rendere noti i mezzi stessi della produzione artistica. E’ la metanarrazione che distingue l’arte dalla propaganda. La propaganda dice: “Fidati, sto dicendo la verità”, mentre l’arte mette in guardia: “Bada bene, sto mentendo”. Radicalizzando la questione, paradossalmente, in teoria, potrei realizzare un’opera d’arte in cui dipingo un pedofilo come una bravissima persona che ha ragione nella sua pratica di vita, dove lascio intendere che la pedofilia sia buona e giusta, ma, nel momento in cui, attraverso la metanarrazione, ne dichiaro il carattere di mera finzione, quell’opera diviene in se stessa uno strumento contro la pedofilia, poiché dichiara: “Attento, le cose nella realtà non stanno così”. Ogni grande opera d’arte è sempre metanarrativa ed è la presenza dell’abilità metanarrativa nell’armamentario di un artista che distingue l’artista valido dall’infimo.
E la metanarrazione è uno dei pilastri dell’opera di Seth MacFarlane, specialmente ne I Griffin (in cui l’intera struttura portante è metanarrativa), in particolar modo nella gag su Anne Frank.
In secondo luogo, Luttazzi dimostra di non aver compreso per niente la gag in sé. Se la analizziamo, infatti, notiamo come il risultato non sia un’accresciuta simpatia per i nazisti ed uno sfottò nei confronti della povera Anne: il carnefice resta carnefice, la vittima resta vittima ed anzi viene aggiunto un carnefice in più: Peter Griffin, l’esponente della classe media non solo americana, ma di ogni tempo ed ogni luogo, egoista, stupido ed indifferente; uno di quegli indifferenti grazie ai quali i totalitarismi sono nati e cresciuti. Ed è quel tipo di soggetto sociale che viene condannato, benché con l’arma della risata. E’ lo spettatore televisivo medio stesso, che si specchia in Peter Griffin, l’oggetto della satira, dello scherno. La vicenda di Anne Frank offriva solo un terreno fertile, proprio per il contrasto che avrebbe creato: cornice estrema, massimo risultato.
MacFarlane non strumentalizza né mercifica Anne Frank: la “utilizza” in senso artistico (come un pittore “usa” la modella per un quadro), peraltro a suo (di lei) vantaggio. E se di qualcuno si ride, si ride di Peter, il quale, come accade con Fantozzi, può muovere sì a simpatia, ma resta sempre un personaggio negativo. La chiave è tutta lì: se a mettere nei guai Anne Frank fosse stato un eroe positivo, Luttazzi avrebbe avuto ragione. Ma a farla scoprire è un pezzo di merda, buffo e divertente quanto si vuole, ma pur sempre un pezzo di merda, per di più caricato nelle sue caratteristiche peggiori, con le quali l’autore ne evidenzia la negatività.
Non ci si aspetterebbe che un autore satirico ritenga che ridere di qualcosa equivalga a banalizzare qualcosa. L’arte comica rileva gli stessi problemi di quella tragica con altri mezzi: invece di far luce su una sciagura muovendo al pianto, lo fa muovendo al riso, ottenendo verso quella sciagura un moto dell’animo ancor più lucido, critico, partecipativo, convinto, senza ingannare con la promessa di illusori paradisi. Essa dice: “Non posso salvare il mondo, non posso eliminare il dolore, posso solo contrastare il nonsenso, che pure resta vivido, ma grazie a me saprai affrontarlo adeguatamente”. MacFarlane non vuole consolare (sarebbe – quello sì – una presa in giro per la vittima, un dileggio,  quindi un’aggressione): mira ad irrobustire, tonificare, fortificare, rinvigorire.
Non è un caso se Luttazzi dica che porre Peter nella vicenda di Anne Frank sia blasfemo. Utilizza proprio questo termine qui: blasfemo. E blasfemo è l’aggettivo che qualifica l’offesa e la trasgressione di un dogma. Luttazzi smaschera il suo essere inequivocabilmente dogmatico (in questo caso: “A proposito di Shoah, non si può ridere in alcun modo con le vittime specifiche, neppure se ridendo si continua a condannare, magari con maggior vigore, il nazismo e la Shoah e si resta dalla parte dei deportati e delle vittime specifiche con procedimenti inusuali o diversi dai soliti a cui siamo abituati o se non si entra affatto nel merito. Lo stesso vale per ogni vittima specifica di ogni violenza. Se si parla in generale può andare bene, se si usa nome e cognome no. E’ così perché sì, è stato deciso così, si è sempre detto così, si è sempre fatto così, quindi non sono ammesse obiezioni. Chi si comporta diversamente, è senz’altro nazistoide senza possibilità di appello”).
Seth MacFarlane sceglie dunque di essere blasfemo: rompe il dogmatismo, squarcia ogni tabù; per lui nessun territorio è sacro, niente è innominabile, nessun campo è immune dalla satira. E compie tutto ciò, si badi bene, restando sempre dalla parte della vittima, in una maniera che è ben più profonda e raffinata di quella di Luttazzi: MacFarlane non si limita a ridicolizzare il carnefice: “giullarizza” la vittima strappandola dalla condizione di minorità in cui la pone necessariamente la retorica della compassione, la riporta ad un livello pienamente umano ed è solo così che può davvero solidarizzare con lei, senza alcuna ombra di ipocrisia, assumendo su di sé il dolore, facendosene carico ma non più, o non già, producendo lacrime, bensì facendo ridere con (e non di) una violenza vera su una vittima reale. Il che è assolutamente rivoluzionario. Ma si sa, MacFarlane è meglio di Luttazzi. Egli ha capito che la solidarietà non può essere sincera se non si considera la vittima alla pari, giacché o la  si santifica ponendola più in alto, e quindi la si venera religiosamente, con timore reverenziale per l’apparato istituzionale che essa incarna e rappresenta; o la si pone più in basso tramite la meschinità indecente della compassione, che non è mai solidarietà, bensì carità, cioè snobismo inconsapevole. Ridere con la vittima esattamente come si riderebbe con se stessi è l’unica, genuina, sana forma di sincero e leale rispetto e vera empatia. L’Altro come Sé riconoscendone al contempo l’Alterità come tale, in quanto tale. La pietà è un concetto religioso, ergo gerarchico. MacFarlane preferisce di gran lunga, poiché ben più degno e nobile (in quanto ugualitario e puro), la laicissima solidarietà.
Seth MacFarlane è uno sperimentatore fenomenale proprio nel suo considerare nessuna zona dello scibile, neppure la più delicata, in salvo dalla risata e dimostra ogni volta come si possa ridere anche del sopruso specifico e non solo generico (benché ogni fatto particolare è sempre specchio del generale) senza togliere niente a quel sopruso ma anzi condannandolo ulteriormente senza il peso di alcun residuato di dogma, scevro di qualsiasi rischio di ipocrisia. Seth MacFarlane riesce persino a restituire alla vittima il diritto alla risata, le insegna (ed insegna al pubblico) a ridere per combattere. Giacché, come dice Antonio Rezza, quando si prende coscienza che la malinconia è troppa ed ineludibile ed il male del mondo totalizzante, non resta che ridere. E ridere del male è il metodo migliore per combatterlo conservandone la memoria: si mantiene la tragedia senza aggiungere potere al male. Se la satira va contro il potere, Seth MacFarlane sfida il potere metafisico dell’esistenza.
Personalmente, ho sempre colto questo in maniera lampante, senza dubbi od esitazioni di sorta, tanto che prima di avvilirmi con Luttazzi non avevo mai neppure sospettato che si potesse interpretare in modo differente. Se la gag fosse stata così equivoca e fascistoide, l’avrei recepita in tal modo pure io che sono antifascista tanto quanto Luttazzi o ne sarebbero rimasti indignati e scandalizzati tutti gli ebrei che seguono Seth MacFarlane. A meno di non fare una gara a chi è “più antifascista” o “più ebreo”, certo. Ad esempio: la comunità intellettuale ebrea di New York – dice Luttazzi – si è lamentata de La vita è bella di Benigni. Ma – dico io – alcuni ebrei non fanno tutti gli ebrei e, anche se fosse, ciò non toglierebbe niente al manifesto antinazismo di quel film, che è un fatto (parola che sta tanto a cuore a Luttazzi), sta sotto gli occhi di tutti, non è possibile da fraintendere, anche se lo dicesse Primo Levi in persona.
Eppure da oggi una gag, un’opera ed un autore decisamente antifascisti ed antirazzisti in tutto e per tutto saranno considerati da moltissimi come fascistoidi “perché l’ha detto Luttazzi”. Lo decide Luttazzi cosa è fascistoide o meno e se non concordi sei un superficiale che non sa di essere a sua volta fascistoide. Mette paletti, proprio come hanno fatto i suoi censori, ma deve stare attento: se si stabilisce un limite e lo si giustifica, sebbene grazie a solide e degne fondamenta culturali, verrà un altro che stabilirà e giustificherà un limite ancor più restrittivo, poi un altro e un altro ancora e così via, fino a che sarà peccaminoso o fascista o criminoso il solo aprire bocca. E’ questo il processo della censura, è questa la strada inevitabile percorsa da moralismo ed oscurantismo. Mi stupisce che chi abbia subito questo perverso meccanismo lo impugni a sua volta contro qualcun altro. In fondo con Luttazzi hanno fatto così: hanno cominciato dicendo che era volgare e di cattivo gusto, hanno proseguito sostenendo che fosse anti-italiano, offensivo ed insultante (che poi, chi lo dice che l’arte non possa essere offensiva ed insultante?), hanno finito con lo scorgere il suo superamento di fantomatici limiti di decenza e lo hanno fatto fuori. E probabilmente non si renderà mai conto del danno che ha arrecato a MacFarlane, all’arte, alla satira. MacFarlane non se lo meritava. Mi metto nei suoi panni: se io venissi travisato così, mi sentirei sconfortato, un fallito. A Luttazzi è successo: gli è accaduto di essere travisato perfino da Michele Serra, si è giustamente risentito ma ha fatto la stessa cosa, ed in nome del più fascista dei valori: il politicamente corretto. Perché questo è, di questo si tratta, anche se Luttazzi non se ne rende conto (come non si rende conto di aver assunto un atteggiamento conservatore quando non reazionario. Auspico che egli voglia interrompere presto questa carneficina politico-culturale che è La Palestra, che ha innescato una spirale terribile: una sorta di caccia alle streghe). Disarmante.
Adorno non capì Brecht. Courbet non capì Monet. Ci sta che Luttazzi non abbia capito MacFarlane, ma l’averlo bollato con la peggiore e più infamante delle etichette sulla base di un proprio errore, ai miei occhi non lo redimerà mai. Ai vostri, fate voi.

E se vogliamo proprio mescolare arte e vita, ecco in venti secondi il più alto esempio di antifascismo mai realizzato da un autore comico, roba che Daniele Luttazzi una simile capacità di sintesi e di “ferocia giocosa, clownesca e solidale” se la sogna.

*

Aggiunta del 3 luglio

Ho scoperto peraltro che i coautori di Seth MacFarlane sono ebrei e lui stesso ha origini ebraiche. Non solo: quando deve trattare temi riguardanti gli ebrei, è solito sottoporre le opere a due rabbini.
Il linciaggio (perché di questo si tratta, anche se ci si ostina a chiamarlo “semplice critica”) di cui è stato vittima è dunque peggio del maccartismo. Se uno viene perseguitato per ciò che è, se ne fa una ragione ed anzi l’orgoglio e la consapevolezza che scattano in una vittima di un’ingiustizia lo sostengono. Ma l’essere perseguitato per quello che non sei non ti lascia appigli. E se i tuoi amici (in questo caso i progressisti attenti alla satira) ti voltano le spalle, beh, quello è peggio di una persecuzione poliziesca.

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60 Risposte to “Luttazzi, mi dispiace, io sto con MacFarlane”

  1. lindalov said

    Ma quella di Anna Frank é tra le più belle battute deu Griffin, ci rido ancora se la ricordo!!!

    Ti sei arrabbiato perché non ha pubblicato la tua di battuta, eh?!? :-D

    • Macché, anzi, pensa: l’unica battuta che gli ho mandato me l’ha pubblicata subito! :-D Ne sono stato molto fiero: a scanso di equivoci, io Luttazzi lo adoro, per questo mi ha molto scosso questa sua caduta.

  2. Visir said

    E’ curioso, e accade spesso, che le vittime assumono i comportamenti dei carnefici, quando si trovano poi in una condizione di superiorità.
    Luttazzi, uomo colto, raffinato e irriverente (al limite del buon gusto a volte) ha vissuto una pesante censura da parte della televisione.
    E’successo anche a Grillo.
    Entrambi hanno poi assunto, in modi diversi, questa aura di paladini della verità.
    Probabilmente è un modo di elaborare il trauma che li ha visto vittime di un’ingiustizia (secondo loro) e sicuramente vittime di una censura.
    Nulla toglie che dicono a volte cose condivisibili e spiritosissime oppure partono per la tangente.
    Non mi piace soffermarmi sulle parole, sugli atteggiamenti, ma sulle persone.
    Ecco che la tua riflessione (colta e articolata) mi interessa “nella misura in cui” (ho sempre desiderato avere l’occasione di scrivere questa frase e te ne ringrazio anticipatamente) mette l’accento su questi atteggiamenti.
    Spesso chi è stato vittima di un danno ingiusto crede di avere la “licenza” di comportarsi senza più remore come se avesse un credito con la vita e con i suoi simili da esigere.
    E’ successo agli ebrei dopo l’olocausto che hanno riservato ai loro vicini di casa (Palestinesi) una persecuzione degna di Erode, per non parlare del razzismo che li vede protagonisti nei confronti di quella minoranza di neri ebrei (eritrei) di cui non parlano e di cui non vogliono neppure il sangue (trasfuso) nei loro ospedali.
    Per non parlare infine della loro pretesa di essere il popolo eletto, una teoria già cara ai Nazisti.
    Ora, è fonte di stupore nella mia anima candida, vedere come alla fine: “Dell’acqua che non si vuol bere si muore annegati”. Spesso ciò che si condanna alla fine lo si compie.
    Concludo questo excursus inconcludente con il motto della mia nonna che esternava a proposito delle vicende picaresche del vicinato, sempre occupato in litigi, corna e soprusi: “Chi si somiglia si piglia”.
    Poi sorrideva beata e andava a raccogliere i pomodori nell’orto.
    Quei pomodori come erano dolci!

    • Mi piace questa “fenomenologia della vittima”.
      Bisogna uscire dall’ottica secondo cui chi è stato oggetto della peggiore violenza poi acquisti automaticamente la patente di impeccabilità.
      Continuerò sempre a difendere Luttazzi per ciò che ha subito e continua a subire, mi schiererò sempre dalla sua parte, artistica, politica ed etica che sia, ma questo, per fortuna, non me lo farà mai percepire come un dio che in quanto tale è perfettissimo, onnipotente, onnisciente che non può sbagliare.
      Un po’ come accade, come rilevi tu, con la questione ebraica: criticare il Governo di Israele non toglie nulla alle sofferenze dei deportati. Il contrario, semmai.

  3. Luca said

    Clap clap clap clap, poi clap clap, e ancora clap.
    Sono molto d’accordo con quello che scrivi. Ma questo lo dico dal basso, e non su un piano di parità: il mio pensiero era rimasto abbozzato nella testa, in una riga e mezza, senza le tue citazioni, senza i poderosi, eleganti e colti riferimenti a sostegno della tua tesi. Sicché, complimenti due o tre volte! Ciao.

  4. mgcgio said

    non sono molto d’accordo con le tue considerazioni sulla gag su anna frank.
    sicuramente hai ragione su macfarlane, sicuramente non aveva nessuna intenzione di fare una gag facistoide, ma comunque l’ha fatta. la gag mostra che il tizio pur di mangiarsi la patatina se ne frega delle conseguenze. gli autori avrebbero potuto inventarsi molte altre situazioni, per far ridere su questo, e invece si sceglie come “vittime” della golosita del tizio anna frank. L’intento è probabilmente sottolineare la disumanita del protagonista, ma tale protagonista è, come homer simpson, un personaggio che suscita simpatia nei telespettatori. E i telespettatori, ridono di gusto, magari lodando la dissacrazione di un’icona dell’olocausto. olocausto che è ancora relativamente “vicino” ai nostri tempi: il negazionismo è ancora in auge, così come i fascisti non sono ancora una razza in via d’estinzione, anzi…
    a me sembra, guardando qualche puntata dei griffin, che si cerca di essere il piu dissacranti possibili, e questo va bene, ma se si dissacra anche le minoranze forse è un po’ pericoloso (sicuramente non per il Sistema), soprattutto considerando il pubblico medio della televisione. ha ragionissima luttazzi quando dice che il contesto conta.
    tu dici che il suo è atteggiamento censorio, ma non è vero: è atteggiamento critico. si puo essere d’accordo o non con luttazzi, è solo critica. Tu scrivi:
    “Un errore drammatico, considerando il “potere” che detiene Luttazzi e quante persone sensibili al tema della satira pendono dalle sue labbra. Per colpa di Luttazzi, d’ora in poi ci sarà una nuova schiera di insospettabili novelli censori e controllori che applicheranno le sue discutibilissime categorie di bene e male (artisticamente parlando) e si metteranno davanti alle opere di Seth MacFarlane a far loro le pulci e lanciare giudizi tanto pesanti quanto infondati ma sostenuti dall’autorità e dall’autorevolezza di quello che viene considerato un nume tutelare della libertà di satira. ”
    Come se molti fan di luttazzi siano totalmente privi di giudicare da sè, insomma non mostri molta fiducia nel “pubblico” di luttazzi, e probabilmente hai ragione. Allo stesso modo, io nutro molta ma molta poca fiducia nel pubblico televisivo, anche e soprattutto di un cartone come i griffin. Te hai capito l’intento di quella gag, ma quanti altri l’avranno capito?

    Poi, anch’io ho perso molta stima nei confronti di luttazzi, ma per un altro motivo: ha intenzione di pubblicare con feltrinelli le battute della palestra. Secondo me è una vergogna, fare soldi con le battute degli altri.. ed è una vergogna commercializzare quella che era una simpatica iniziativa.
    Naturalmente, la stima per luttazzi autore satirico rimane la stessa (tra i molti alti e i pochi bassi), come spero sia per te.

    • Io non so davvero cosa debbano fare di più MacFarlane o Groening per far capire che Petere ed Homer sono e restano personaggi negativi. Penso che suggerirò loro di aggiungere ad ogni fotogramma che li riguarda il sottotitolo con freccia “Attenzione, questo qui non è un personaggio positivo”. Sono divertenti e financo simpatici perché sono stupidi e pessimi. Chi non lo capisce è perduto e chi è perduto non lo può salvare nessuno.

  5. riccardo said

    devo dire che luttazzi non mi è mai piaciuto molto. la maggior parte delle sue battute le ho trovate abbastanza scontate e frutto di satira studiata a tavolino e poco improvvisata. mi ha annoiato a morte con le sue lezioni di sesso e poi sinceramente non riesco ad apprezzare la sua satira fino in fondo. forse è un mio limite intellettuale.

    per replicare a Mgcgio (ma che nick difficile hai scelto??????) Peter ed Homer sono dei personaggi estremamente negativi. mi è capitato parlando tra amici che qualcuno comportandosi in modo maldestro sia stato paragonato ad uno di questi due personaggi. secondo me gli autori hanno colto nel segno.
    peter, quando mangia le patatine e se ne fotte delle conseguenze, credo venga visto dal 99% degli spettatori come un imbecille, il restante 1% è costituito da qualcuno che vota berlusconi.

  6. GIUSEPPE said

    Su consiglio di un’amica, leggo l’articolo e ne rimango molto interessato. Lavoro da anni come clown, immaginando e mettendo in scena situazioni comiche che lascino al pubblico qualcosa su cui riflettere e giudicare liberamente, oltre ad avere riso. Un’utopia da perseguire ogni volta.

    L’analisi è ottima, sviscera la questione aperta di cosa sia il materiale su cui poter ridere o meno, e personalmente ho sempre creduto nella possibilità di far ridere su tutto. Ma a questo punto è importante sottolineare l’importanza della modalità in cui si possa fare ridere.
    I monty Python probabilmente sono uno degli esempi più calzanti…sono perfettamente riusciti a passare sotto il setaccio dell’ironia qualsiasi cosa, assurdo compreso. E qui troviamo quella metacomicità di cui parlavi, quella capacità di fischiettare in coro sul golgota inneggiando alla vita…

    Però ci sono dei rischi, ai quali non possiamo fare a meno di pensare: la gratuità di un messaggio comico…se non consideriamo che ci sia una forma sbagliata di ridere, o almeno non ci mettiamo discuterne, allora tutto è effettivament possibile, e allora ridere di e ridere con significano la stessa cosa, e raggiungiamo la gratuità, nel senso di una piena libertà artistica e allo stesso tempo una vuotezza di significati ma soprattutto di direzioni.
    L’arte è frutto dell’uomo, e non può vivere senza l’orientamento soggettivo del suo creatore…se manca un’intenzione comunicativa, a quale scopo ci troviamo a ricamare sul nulla?

    Luttazzi ha una direzione, secondo cui la satira ( un aspetto che ritroviamo anche nel clown) ha una direzione che umanamente parlando è orientata dal basso verso l’alto…chiaramente non stiamo parlando di assiomi, parliamo di scelte stilistiche che però effettivamente definisco il genere satira sin dall’antichità, passando dalla commedia dell’arte e da tanti altri generi comici nella storia…il Bagaglino ha fatto una scelta diversa…non siamo più però di fronte ad uno spettacolo di satira; Mc Farlane ha scelto una comicità che si pone su un piano differente, alla quale personalmente dico chapeau, ma senza mettere da parte la perplessità di alcune gag comiche che in provocazione risultano vittoriose, ma in termini di messaggio mi rendono molto perplesso, considerando anche il target raggiunto: persone in poltrona che non affrontano un cazzo di cartone animato in questi nostri termini.

    Sono un appassionato di barzellette blasfeme, naziste, pornografiche e banali…ma non me la rido con chi non sia capace di cogliere la metaironia alla quale mi riferisco tirandole fuori.

    E forse il dibattito sarebbe da spostarsi anche sul piamo del cuore: quale messaggio mando in televisione? Come lo può percepire una vittima dell’olocausto? é una domanda semplice che un comico non può evitarsi. IMMEDESIMAZIONE. Poi prende la sua decisione, e si carica delle conseguenze.
    Il rischio artistico è rischio nella misura in cui sai che stai facendo qualcosa che può essere contestato. E per essere effettivamente rischio la critica che si riceve deve essere vera, non fasulla, altrimenti che rischio è?
    E scherzare su anna frank, è un rischio o è gratuità artistica, provocazione vuota?

    Spezzo una lancia in favore delle ovvie limitatezze di una posizione artistica, come quella di Luttazzi, che per quanto discutibili sono alla luce del giorno, e propongo un sano identico criticismo nei confronti di mc Farlane, chiedendomi dove vuole effettivamente arrivare con una gag alla anna frank, e cercando gli ovvi limiti della sua posizione…

    Abbiamo acceso un’allarme: attenzione al mito di Luttazzi e ai suoi dogmi…
    ne accenderei un’ altro, a titolo provocatorio e costruttivo: non sostituiamo il mito al nuovo mito, soprattutto se non abbiamo ancora ben chiaro quali siano i limiti del successivo…cerchiamoli!

    Ancora grazie per l’interessante articolo

    Giuseppe

    • Nessuna costruzione di nuovi miti, ma semplice riconoscimento di meriti artistici.
      Detto ciò, sarò brevissimo: l’artista non deve interessarsi o preoccuparsi affatto del pubblico. Se abbiamo paura che certi spettatori (fossero anche la totalità) non possano capire o possano fraintendere, allora facciamo le fiction di Rai Uno, in cui c’è il medico buono, il direttore cattivo e tutto è chiaro ed alla portata di tutti.
      L’arte deve rivolgersi a chi vuole capirla. E’ il fruitore che deve sforzarsi di avvicinarsi all’opera, non l’opera che deve andare incontro al fruitore come il cucchiaio dell’omogenizzato alla bocca del bambino.
      Se uno vede la gag di MacFarlane e la recepisce male, fatti suoi. Io l’ho capita bene, poteva studiare di più o nascere più intelligente.
      Sì, sono spietato e brutale verso chi dal basso dei suoi limiti di comprensione vorrebbe privare me di godere di grandi opere o tende ad infangarle.
      E grazie per il bell’intervento :-)

      • P.S. Peraltro, come ho lungamente espresso nell’articolo, MacFarlane lancia gli stessi messaggi di Luttazzi, dall’alto verso il basso, e con il medesimo piglio antifascista di qualsiasi altro autore satirico degno di questo nome. Solo che lo fa in una maniera a cui non siamo abituati. Sta a noi imparare a cogliere questi nuovi orizzonti.

      • giovanni said

        “MacFarlane non si limita a ridicolizzare il carnefice: “giullarizza” la vittima strappandola dalla condizione di minorità in cui la pone necessariamente la retorica della compassione”
        è questo il punto che non riesci a recepire, imho. Anna Frank non è in condizioni di minorità per colpa della retorica della compassione, ma lo è perchè è una vittima vera, e su questo non si può fare satira. Quella è la blasfemia. E altresì blasfemo è chiamare la legittima critica di Luttazzi un linciaggio.
        Per concludere, i cartoni animati che vanno in prima serata in tv sui canali generalisti non sono opere d’arte, sono solo un altro dei cento modi per convincere la gente a rimanere su quel canale a vedere la pubblicità. L’arte è un’altra cosa

  7. GIUSEPPE said

    Sono d’accordo…niente fiction rai uno, niente omogeneizzati al pubblico.
    Ma sono le necessarie conseguenze di un’arte rispettosa dei suoi fruitori?
    Se l’arte sia per tutti o per chi già sia in grado di intenderla o per chi si dia da fare per inseguirla nella comprensione, non possiamo dare una risposta certa, possiamo solo schierarci.
    L’arte del clown ad esempio si schiera con la totalità del pubblico. Il clown intende sorprendere, provocare, rivelare, e nella sua potenziale aggressività espressiva e artistica si preoccupa di lasciare al fruitore la sensazione finale di avere condiviso quanto vissuto assieme a lui, fino a spaventare, ma amichevolmente. Quando questa magia accade, allora la gente diventa capace di farsi accarezzare la testa dai piedi di uno scemo seminudo sul palco (un esempio da esperienza personale), ridendo a crepapelle. Un minimo atteggiamento che mettesse il pubblico nella condizione di sottomessi, mi avrebbe fatto arrivare a casa una denuncia, o quantomeno una marea di fischi addosso sul momento.

    Detto questo, devo ammettere che da spettatore amo mettermi nella condizione di qualcuno che cerca di immedesimarsi e capire qualcosa di nuovo, inaspettato, imprevedibile, ed eventualmente farmi un pò di mazzo per capire qualcosa che al primo colpo non ho capito.
    Ma sempre da spettatore, rivendico la possibilità di sfanculare qualsiasi cosa possa arrivarmi in modo contorto o arrogante, mettendo bene in discussione se l’incomprensione nasca necessariamente da me, o dall’autore, l’attore, il regista, eccetera.

    Altrimenti non si da l’omogeneizzato al pubblico perchè finalmente è il pubblico ad essere l’omogeneizzato che si mangia l’artista.

    Grazie della risposta, e comunque, grazie a Mac Farlane, devo ammettere di avere finalmente trovato la più logica teoria sulla creazione dell’universo!

  8. mgcgio said

    mi scuso se continuo a commentare un post tutto sommato “vecchio” (è passato piu di un mese), ma l’argomento è interessante (e io non ho nulla da fare….), e io non ho capito una cosa:
    in linea teorica, quindi senza considerare gli esempi fatti da luttazzi, sei d’accordo o no con la sua idea di battute fascistoidi? cioè che fare battute per ridere su delle vittime reali sia una cosa un po’ infame (un po’ come pigliare per il culo un bambino handicappato, per esempio)? perché non ho capito la tua opinione su questo, aldilà della gag di macfarlane
    secondo me luttazzi ha ragione quando dice che la satira esprime un punto di vista, quindi condivido la sua ripugnanza nei confronti di un certo tipo di battute.
    (naturalmente sono contro la censura, così come credo luttazzi: lui non dice che tali tipi di battute devono essere censurate, dice solo che le trova fascistoidi, e che quindi non rientrano nel tipo di satira che ama lui, e per questo non le accetta nella palestra)

    • Fammi capire: tu, dopo aver letto questo mio articolo ed aver visto il mio blog, non hai ancora capito la mia opinione su questo? Allora devo preoccuparmi, perché se redigo un intero sito in favore dei più deboli e qualcuno continua a dubitare sul fatto che io possa disprezzare lo sfottò sull’oppresso, significa che sono davvero molto poco chiaro quando scrivo :-D
      Il problema di Luttazzi è che sovente non capisce che una battuta apparentemente crudele sul debole è in realtà a favore del debole. Come nel caso della gag di MacFarlane: Luttazzi non ha capito che si tratta di antifascismo che usa forme inconsuete e dal basso della sua incomprensione la bolla erroneamente come fascistoide.
      Nell’arte il come è più importante del cosa, ecco perché quando il cosa può essere in apparenza una battuta contro il più debole, in realtà il come rovescia tutto e diventa a vantaggio del più debole.
      Insomma, tra “zoppo di merda” e questa gag c’è una differenza abissale.

  9. GIUSEPPE said

    Forse il termine fascistoide non è l’appellativo giusto, ma ti chiedo:

    Mi puoi spiegare esattamente in quale maniera la battuta di trovare gusto a fare rumore con le patatine quando una famiglia si nasconde per non essere uccisa si mette a favore di Anna Frank?

    In generale, devo dire che i griffin non mi sono mai piaciuti per una cosa, come nel caso di South Park, e che la gag di Anna Frank ne rappresenta proprio l’esempio: la gratuità.

    I griffin seguono esattamente il format Simpson, e già perdono per questo fatto, ma a prescindere: la famigliola di sgarrupati, ognuno fatto a suo modo, tanto simpatica a chiunque, perchè ci vede la propria, proprio come i telefilm ammerrigani: cinque sotto un tetto che sì, siamo rincoglioniti però in fondo ci vogliamo bene, e siamo brave persone, abbiamo dei principi, perchè in fondo, come sempre, Yes we Can…Pixar, Disney, stessa cosa, non cambia niente…solo che questi ridono sulle macchinine, i griffin su anna frank, ma la linea di fondo è identica, niente di nuovo.
    South PArk aggiunge alla stessa forma di programma a puntate per tutto il mondo, una manciata di cazzi, merda, assassinii. Bene. tutto molto concettuale, io vado pazzo per lo splatter, amo i forti impatti, ti assicuro, non sono proprio il ragazzino che vuole lavare la bocca col sapone a quelli che dicono “merda”. Il problema rimane al fondo. TUTTO VUOTO. TUTTO GRATUITO. Marilin Manson che si mette i vestiti di latex e si concia da filonazista per che cosa? Impressionare. Non oltre.

    Ok, passiamo sul piano etico.
    non discuto la genialità di tutte e tre le serie televisive, ma francamente un simpatico personaggio con il gusto crudele di vedere un massacro, mi sembra proprio qulcosa che nasce per SCIOCCARE moralmente, ma finisce esattamente lì, in una gag di passaggio come tante altre.
    Con tutto che un personaggio così alla fine ci sembra un simpaticone, uno che è così però alla fine è un bravo ragazzone, è solo uno che non si rende conto di nulla, un grazioso handicappato morale. Questo francamente non mi fa ridere.

    Griffin e South Park rincarano semplicemente la carne al fuoco, la forza dissacrante, inoltrandosi in ambiti sempre più pericolosi. Tutto questo FA AUDIENCE, non dimentichiamocelo mai, parliamo di un prodotto televisivo che funziona esattamente come un Grande Fratello che alla decima stagione è diventato un porno per casalinghe ed adolescenti, in continua ricerca di qualcosa che lasci davanti allo schermo e sorprenda.

    E quindi la mia posizione è: gag su Anna Frank: non Fascistoide… provocatoria solo esteriormente, concettualmente vuota. E un ebreo potrebbe rimanerci male. O forse non è così? Poi uno decide: ne vale la pena, e faccio la battuta che sembra antisemita perchè in realtà sono con loro ma non lo stanno capendo perchè sono ignoranti, oppure ne vale la pena lo stesso e quindi chissenefrega degli ebrei, oppure no, questa la evito perchè il messaggio che arriva non è abbastanza chiaro per passare così in televisione.

    • Ho già spiegato ampiamente nell’articolo i motivi per cui quella gag non è fascistoide, dilungandomi in un’ermeneutica minuziosa. Penso sia inutile ripetermi, visto che è sufficiente rileggere attentamente. Peraltro ho anche ribadito la cosa più volte nei commenti precedenti.
      Chiaro, Simpson, Griffin, South Park, Futurama, passano in televisione, per di più sulla Fox, servono a fare audience e quindi non sono prodotti totalmente antisistema (tant’è che non ho mai difeso I Griffin sulla base di questo). Ma in questo apparato economico qualsiasi prodotto artistico e culturale, anche quelli più di opposizione e resistenza, sono merci di scambio soggette a commercio e devono far guadagnare. Perfino un libro di Michel Foucault o Pasolini o di qualsiasi altro autore contro per eccellenza servono anche a far guadagnare un editore. Dunque la questione sull’audience mi sembra speciosa.
      Per il resto, a te queste opere satiriche appaiono vuote, per me sono densissime di interessanti e geniali decostruzioni critiche della realtà in cui viviamo, ben più di qualsiasi monologo di Luttazzi che pure stimo, punti di vista. A ciascuno il suo.

      • giovanni said

        dire che è specioso parlare di audience per un prodotto televisivo è una cantonata grande come una casa. Un programma televisivo viene finanziato dalla rete con l’unico scopo di tenere la gente davanti alla tv tra uno spot e l’altro, punto. E infatti i programmi non vengono segati perchè artisticamente validi o meno, ma se portano audience, e quindi pubblicità, o meno. Pasolini non doveva vendere la pubblicità tra un libro e l’altro…

  10. sledgehammer said

    dopo aver fatto della battuta cattiva, irriverente, irriguardosa, crudele lo strumento del suo successo, luttazzi va a fare la paternale ad altri?

    ma per piacere….

    • giuseppe vetti said

      Avere un codice etico, nella vita quotidiana, significa darsi una direzione, stabilire un limite incerto oltre il quale decidere se volersi inoltrare o tenersi a distanza. Qualcuno vive tenendosi a distanza da qualsiasi codice etico, e questo percorso richiede molta più sensibilità e determinazione, probabilmente, ma ad ogni modo non possiamo negare la possibilità che questa non-etica sia in fondo un’altra etica…

      Chi fa satira, chi fa il comico, inevitabilmente trasferisce nella propria comicità questi valori.

      La condanna non è alla battuta cattiva, irriverente, irriguardosa, crudele. E’ il destinatario ad essere messo in discussione.

      Ora ribalterei la discussione: vista tutta questa difesa della libertà espressiva, questo romantico intendere la creatività e la comicità quali spazi per qualsiasi cosa, luoghi di(incontestuabile) onnipotenza autoriale, mettiamola così: sono convinto, la battuta di MacFarlane non è fascistoide.
      Ma a questo punto chiedo ai sostenitori di questa posizione di mettersi allo scoperto relativamente ad alcune altre situazioni che tutti abbiamo conosciuto direttamente o indirettamente e hanno fatto ridere tantissime persone nella storia:
      dare fuoco ai piedi del commilitone che dorme, lo schiaffo del soldato, oppure le esilaranti catture dei primini a scuola…cose che fanno ridere, non c’è dubbio, altrimenti non succederebbero…

      Siete pro o siete contro? E perchè?
      Perchè dovremmo porre dei limiti sulla possibilità di ridere di fronte a queste cose?
      Siete per la libertà, di fronte a questi casi? Abbracciate la stessa linea di fronte anche questo genere di comicità (esempi più accentuati di comicità sul debole) o forse in tal caso ponete un freno? E sapete descrivermi dove sta il limite? Dovreste…
      Per una questione di coerenza teorica apprezzerei di più sentirmi dire che questo genere di cose vi faccia ridere alla stessa maniera, ma nella pratica ho idea di ritrovare invece risposte negative…e in tal caso fuori la vostra etica comica (COSA SI, COSA NO), lontano dalla presunzione di essere obiettivi e tolleranti di fronte a qualsiasi cosa.

      Perchè non ridere di un partigiano? Ridereste per qualcuno che ride di vostra madre? Perchè si, perchè no?

      • Non c’è niente da fare, ormai è evidente che il mio lunghissimo articolo non è servito affatto a spiegare che quella gag NON E’ CONTRO ANNA FRANK, non scherza SU Anna Frank.
        Le cose sono tre: o non lo leggete, o non la capite o sono io un incapace a spiegarmi, visto che continua ad esserci chi ripete puntualmente le stesse cose.
        Qui addirittura si paragona la gag di MacFarlane ed il nonnismo da caserma.
        Bah, d’altronde non è colpa vostra, sono stupido io a scriverli certi articoli.

      • Sback said

        L’autore del blog ha sprecato diverse righe per spiegare chiaramente la differenza fra arte e vita reale. Mi pare che tutte queste domande non siano affatto provocatorie ma oggettivamente banali e inutitli: i griffin sono arte, il nonnismo è la vita reale! non mi sembra difficile, no?

      • giuseppe said

        La provocatorietà delle domande sta proprio nel loro essere banali.
        Già scritto quà, già scritto là, ma nessuno alla fine dei conti si è degnato dall’alto delle proprie certezze di mettersi in discussione. Probabilmente qualcuno starà anche pensando che io creda che il nonnismo sia una forma di comicità, a questo punto.
        Arte, vita reale: due cose diverse quindi…
        bene bene. Allora viva masturbarsi col pensiero, visto il totale scollegamento con la vita reale. Meglio godere di concetti astratti e intellettuali.
        Il mio lavoro è fare ridere, non sono un critico perchè mi manca quella sicurezza teoretica che eiacula da ogni replica alle mie messe in discussione.
        E mi va di considerare quello che faccio come una forma di espressione che si rivolge ai cuori, poi ai cervelli. Questo mi fa pensare due volte alle modalità in cui mi esprimo su qualsiasi argomento, perchè potrei voler dire una cosa e farne intendere un’altra a chi la recepisce.
        Mi ritiro dalla questione.
        Caro sdrammaturgo, hai ragione, il dialogo, almeno in merito all’argomento discusso, mi pare proprio messo al bando dalla mancanza di volontà di mettersi in gioco. Evidentemente la rete rende onnipotenti e imparati.
        E sono contento di non essere il solo a mettere in discussione questo esempio perfetto di comicità d’avanguardia.
        Buon proseguimento.

  11. giuseppe said

    Una risposta arrogante che ripara dall’esporsi alle domande volutamente provocatorie.
    A posto così.

    viva la figa.

    • Ma guarda che non c’era affatto arroganza nella mia risposta. Mi dispiace se l’hai interpretata in questo modo.
      Semmai ho risposto in maniera stanca e spazientita, perché le tue domande, lungi dall’essere provocatorie, non facevano che ripetere per l’ennesima volta sotto altre forme (neppure troppo diverse) questioni sollevate già da molti altri prima di te e le quali mi sono speso a chiarire sia nel testo dell’articolo che nelle repliche agli interventi.
      Peraltro sono ben cosciente che non c’è nulla di più inutile al mondo del dialogo. Il dialogo serve solo a convincere ancora di più ciascun interlocutore delle proprie posizioni. Potremmo stare a parlare per settimane di MacFarlane, Luttazzi ed Anne Frank, tanto tu continueresti a sostenere il nonnismo fascista di quella gag, io continuerei a chiedermi sbigottito come sia possibile interpretare in questa maniera un simile pezzo comico.
      Come ho già detto ad un altro, unicuique suum

  12. Gae8989 said

    Sono rimasto sbigottito da questa presa di posizione di Luttazzi. Come si possono definire I Griffin “fascistoidi”? Condivido in tutto e per tutto il tuo articolo. Mi dispiace, invece, per coloro che non sono in grado di cogliere la genialità straordinaria delle serie tv di Seth MacFarlane. Comicità spiazzante e dissacrazione di qualsiasi argomento possibile: è proprio partendo da queste premesse che MacFarlane riesce ad “osare” ridere su (e non ridere “di”) Anna Frank. La scena “incriminata” in realtà è coerente con lo stile tipicamente nonsense di una serie come I Griffin. Quello che questa scena vuol dire è semplicemente: è se un idiota babbeo come Peter Griffin si fosse trovato nella stessa casa dove si era rifugiata Anna Frank?
    Non ci vedo nulla di fascistoide. Anzi, fascistoide è, come tu ben dici, creare delle distinzioni tra satira buona e satira cattiva. I giudizi di merito sono e devono essere soggettivi. Punto. Già I Griffin si devono sopportare l’odiosa etichetta di “brutta copia dei Simpson” (e chi gliela appiccica non si è mai soffermato più di tanto a comprendere che in realtà I Griffin hanno uno stile totalmente diverso dai Gialli di Springfield), se poi gli appiccichiamo pure l’etichetta di “fascistoidi” solo perché lo dice l’auctoritas Luttazzi, non andiamo affatto bene.
    Per i moralismi esiste già la Chiesa; se anche i comici cominciano a diventare censori…

    • Un commento che mi rincuora. Spero che ogni altro lettore che passi di qui, legga bene questo passaggio: “Quello che questa scena vuol dire è semplicemente: è se un idiota babbeo come Peter Griffin si fosse trovato nella stessa casa dove si era rifugiata Anna Frank?”.

  13. […] genio dell’umorismo e della dissacrazione ad avere delle cadute imbarazzanti tipo questa e questa, o a farsi protagonista di gesti al limite della marchetta e politicamente corretto televisivo […]

  14. Beatrice said

    Ho visionato per la prima volta il video in questione.
    Dunque a mio avviso se questa gag fosse un fungo lo si potrebbe definire commestibile con cautela.
    C’è qualcosa di sospetto nel senso che è una scenetta che presta il fianco doppia interpretazione, ovvero per un verso, sic et simpliciter fa ridere chi è antisemita e fascistoide,in maniera netta e senza nessun elemento di contrappeso, mentre NON PUò FAR RIDERE chi non lo è…tutt’al più lo fa riflettere (non mi va di ripetere concetti già mirabilmente esposti dall’autore del blog).
    Bè ecco, il fatto che sia in grado di fare ridere così com’è anche un nazista in fondo in fondo non va.
    La mia sensibilità mi dice che trattasi di battuta a denti stretti ecco.

  15. Sara said

    Bel post!
    Peccato che il video non sia più disponibile…

  16. Sciuscia said

    Sai, pure io ero rimasto un po’ stranito nel leggere il famoso post di Luttazzi.
    E devo dire che, fino a metà del tuo, mi sono un po’ ritrovato, avendo provato, all’epoca, le tue stesse sensazioni.

    Poi, però, da metà in poi, mi è ricominciato il dubbio.

    Dubbio che il penultimo lettore, qua sopra, descrive molto bene:

    “[…]fa ridere chi è antisemita e fascistoide,in maniera netta e senza nessun elemento di contrappeso, mentre NON PUò FAR RIDERE chi non lo è […]”

    Ecco, il punto è questo. Rimango coi miei dubbi. Da una parte, una battuta che non convince fino in fondo. Dall’altra, un Luttazzi troppo sicuro nella sua critica.

    Sai cos’è, chem più di tutto, non mi convince? Il discorso fatto in merito a Peter, personaggio negativo che, posto come carnefice della vittima, ne rafforza la tragedia. Ma il problema è che Peter, ne “I Griffin”, è il tipico personaggio negativo che viene reso accettabile al pubblico (perché è stupido, perché è grasso, perché ha attorno gente peggiore di sè, perché semplicemente fa ridere). Insomma, come Lupin: è un ladro, ma combatte contro assassini e terroristi, quindi è accettabile come personaggio positivo.

    Ecco, sotto quest’ottica, Anna Frank diviene la vittima della stupida ottusità egoistica di Peter, che però fa ridere; così, io rido STANDO DALLA PARTE DI PETER perché mi è simpatico; e così mi sento in colpa.

    • La “simpatia” (anche se non la chiamerei così) per Peter è inevitabile proprio perché egli rappresenta l’essere umano comune. Questo però non basta a redimerlo. Ogni personaggio negativo seguito da vicino da un autore finisce per risultare necessariamente un po’ meno spregevole e questo perché emerge (e non potrebbe non emergere) la sua “umanità”. Se si opera al di fuori di maschere fisse bidimensionali (il miles gloriosus, il buono, il cattivo) e si creano personaggi anche solo leggermente più complessi, viene per forza evidenziato un aspetto chiave: i mostri non esistono; dietro ogni mostro c’è un semplice essere umano (ed anche, ogni essere umano può essere un mostro).
      Inoltre, comprendere l’umanità di un mostro, ridere con lui o di lui, non equivale a riscattarlo (e chi ha detto poi che la risata sia salvifica?).
      Mi viene in mente Mister Burns dei Simpson: egli è perfido, malefico fino al midollo, ma non appena Groening lo avvicina, si capisce che quel vampiro terribile è in fondo un povero vecchio. Che rimane però pur sempre un vampiro terribile.
      Ecco, questo penso valga anche per Homer Simpson e Peter Griffin: non riusciamo a disprezzarli fino in fondo, semplicemente perché ci accorgiamo che rappresentano le persone comuni che ci circondano (e sarebbe quantomani banale se un personaggio negativo venisse proposto come SOLO negativo. Sarebbe didascalico ed ingenuo). Ma restano pur sempre – sia ai nostri occhi che agli occhi dell’autore – personaggi decisamente negativi. Proprio come le persone comuni che ci circondano, al tempo stesso responsabili e vittime dello sfacelo del mondo.

  17. Piermichele said

    A parte tutto, siamo proprio sicuri che sia un bene non avere dei limiti nell’arte?

  18. Nicola said

    Bravo, cazzo! Anche io ero un fan sfegatato di Luttazzi, poi colto dallo smarrimento di questo suo autoeleggersi arbitro unico di quale satira sia buona e quale no e quasi dall’imbarazzo nel leggere l’assurda e cervellotica condanna ad una semplice gag dei Griffin (Peter è talmente ottuso, maleducato e irrispettoso che non riesce a trattenersi dal mangiare patatine in modo rumoroso anche nella situazione meno indicata per farlo, ovvero durante un rastrellamento nazista). Pensavo fosse un problema mio, invece vedo che non sono da solo. Il tuo blog entra nei miei preferiti.

    Un saluto
    Nicola

  19. Sarei curioso di di conoscere la vostra in merito all’episodio dei Griffin che ritrae la figlia di Sarah Palin…

    un altro esempio di genialità artistica? comicità di alto livello? Licenza comica?

    • Sciuscia said

      Già, pure io volevo fare la stessa domanda.

    • citam said

      Quell’episodio è fantastico, finalmente qualcuno che non tratta le persone down come “gente da prendere con le pinze”. Lì la ragazza down esce con Chris, diventano amici. La ragazza down viene trattata come un personaggio come un altro, e così dovrebbe essere nella realtà.
      Ah, la doppiatrice della ragazza down è down, e ha detto “Sono down e ci rido su. La mia famiglia mi ha insegnato cos’è l’umorismo.”

  20. tool said

    quello che stavo cercando, grazie

  21. Raffa said

    Bravo, sdrammaturgo! Hai sintetizzato (“sintetizzato”… insomma!) il mio pensiero su quello che appare come un vero scivolone da parte del mitico Dani.

    Vorrei far notare che, più che la gag dei Griffin con A. Frank, (una delle principali intenzioni del tuo articolo era difendere l’opera di quel genio di McFarlane: è un discorso incompleto per quanto riguarda la satira, ma capisco perchè hai voluto farlo!) avrei preso in esame un’altra battuta considerata “fascistoide” da Luttazzi:

    (copia-incolla)
    “E’ arrivato in Europa uno dei videogame più discussi nel quale vince chi effettua più stupri. Il joystick sarà a forma di rumeno.”

    Secondo me questa battuta è tutt’aoltro che fascistoide (Daniele sostiene che sono “scvioloni che si commettono quando il papà è abbonato a La Padania”), anzi: mette in ridicolo proprio i preconcetti razzisti tanto in voga in questo buio periodo italico.

    Suo il sito e sue le opinioni, ma se ogni sua parola viene presa per oro colato e verbo divino, allora… siamo a punto e a capo!

    Grazie del bell’articolo, comunque.
    Raffa

    • Sciuscia said

      Ok, ma se ci mettiamo ad intepretare ogni battuta, diventiamo come Chinaski, che se non ti fa ridere per come l’ha scritta, deve farti ridere per il significato che tu, povero idiota, non hai capito.

      • Raffa said

        Era solo un esempio di come Luttazzi abbia più volte “toppato” nel dichiarare ciò che è “fascistoide” e ciò che non lo è… un assolutismo nonsense che con la satira non c’entra un fico secco. Come se fosse lui il padreterno che decide cosa va bene e cosa no (uno dei concetti che la satira è nata per contrastare).

        Come già scritto, ho ben capito che l’articolo principale riguardava lo svarione nei confronti di McFarlane, e mi scuso se sono andato un po’ off-topic.

        Solo che, più che difendere McFarlane, io mi sarei posto dei dubbi su questo principio di delirio di onnipotenza di Luttazzi. Se lui fraintende il significato di una gag come quella dei Griffin o una battuta come quella che ho riportato io (tutt’altro che fascistoidi!), potrebbe significare che il problema non sta in chi fa queste battute, ma proprio in Luttazzi, … e non sai quanto mi dispiace dirlo!

    • giovanni said

      se non si capisce che non basta dire “questa è una battuta” perchè la ripetizione di uno stereotipo razzista diventi il suo contrario, è inutile anche solo cominciarlo a leggere il post di Luttazzi

  22. […] decima stagione di South Park che parodizza i Griffin, l’altro un interessante post trovato per caso nella rete. Siccome l’argomento è lungo, mi riservo di parlare di South […]

  23. Giuliano Cassataro said

    MacFarlane ha sicuramente un ottimo potenziale…ma lo spreca quasi tutto nel grottesco più selvaggio, scordandosi che quest’ultimo è la causa principale del “male americano”…ovvero la totale apatia che affligge la sua stessa società. Se avesse davvero idea di come poter domare l’uso del “grottesco” e le sue conseguenze, avrebbe preso esempio (e qualche lezione) da Matt Groening…oppure da Leo Ortolani (ma figurati se gli americani conosco qualcosa oltre il loro confine)….oppure ancora da Terry Gilliam. Ovviamente con quanto ho scritto non voglio demonizzare il suddetto Farlane…voglio soltanto sottolineare come elevarlo al rango di “grande rappresentante della satira”. Il grottesco non lo ha di certo inventato lui….e neanche il modello di cartone animato strutturato sulla famiglia media americana. Nessuna rivoluzione. Semplicemente tanta tanta esagerazione (che in certi casi può risultare azzeccata).

    Per quanto riguarda la gag su Anna Frank…questa non è affatto fascista. E’ semplicemente idiota. Vorrei vedere chi avrebbe il coraggio di ridere davanti ad una cosa del genere dopo aver passato anche un solo giorno dentro un campo di concentramento (o di sterminio, a vostra scelta) o su di una soffitta aspettando di essere crivellato da uomini in divisa. Ovviamente solo un idiota potrebbe farlo. O una persona completamente insensibile al mondo esterno…egoista a tal punto da scordarsi che il dolore e l’orrore che hanno permesso la “gag” sono reali…non sono effetti speciali fantasie d’artista.
    Ovviamente è possibile scherzare sul nazismo, sulla guerra mondiale e perfino sulla Shoah….ma per farlo bisogna essere pacati…delicati…e sopratutto bisogna rispettare i morti ammazzati. Il fatto che questi siano stati uccisi tanto tempo addietro non giustifica la strumentalizzazione per fini umoristici. Ridere per mezzo della morte altrui (che sia soggetto o predicato della proposizione umoristica) è soltanto sadismo…che lo si veda oppure no. Non è un fatto opinabile.

    Ovviamente tutto questo esula da Luttazzi. Quanto ho scritto è una mia personale opinione, che potrebbe non corrispondere a quanto affermato dal comico.

    • Sciuscia said

      Secondo me hai ragione su Mac Farlane, ma la gag con Anna Frank non la trovo offensiva. Si ride di Peter, uno talmente idiota a goloso da scricchiolare patatine all’interno di un posto pieno di gente che si nasconde dalle SS.

  24. Rita said

    Non ho letto tutti i messaggi, quindi magari non dirò nulla di nuovo. E arrivo tardi, il post è vecchio. Ma non certe considerazioni, che restano valide.

    Sai che c’è? Che esistono degli argomenti tabù cui non sfugge nemmeno uno come Luttazzi. Uno di questi è appunto l’Olocausto del popopo ebraico.
    Quando si parla di Olocausto esiste solo quello ebraico. Non si parla mai di quello degli Armeni, ad esempio.
    E non si parla di quello degli animali, tanto per essere ripetitiva.
    E poi, se dici questa cosa, vieni immediatamente tacciato per essere antisemita (che accidenti c’entra? Non è uno sminuire il passato tragico della storia ebraica, è semplicemente riconoscere che non è stato l’unico popolo ad essere perseguitato e deportato sistematicamente). E poi basta, è finito da un pezzo. E va bene la memoria, il giorno della memoria, e trasmettere il senso di quell’orrore alle nuove generazioni ma basta con questo tabù… che guai a scherzarci su…

    Quello degli animali invece continua. Ma di questo non parla mai nessuno.

    Io invece ci terrei a ribadire che di Olocausti ne sono esistiti e ne esistono parecchi.
    E che si può fare satira su tutto, purché sia intelligente. Purché abbia una funzione di denuncia, di smascheramento. Purché ribalti il noto e in questo ribaltamento metta a nudo qualcosa che altrimenti non è visibile.
    E questo meccanismo lo hai spiegato egregiamente parlando della finzione metanarrativa.

    Perché scrivi: ” compassione, che non è mai solidarietà, bensì carità, cioè snobismo inconsapevole”?
    La compassione, etimologicamente parlando, non implica un sentirsi superiori bensì un immedesimarsi nei panni di chi soffre, un sentire i dolori del prossimo come se fossero i propri. E’ pur vero che comunemente il verbo “compatire” viene usato nell’accezione che indichi tu, ma il significato etimologico è quello che ho indicato io.
    Io il termine “compassione” lo uso proprio per ribadire una condizione di parità. Un sentire quello che sente l’altro.

    • Sì, diciamo che ho parlato di compassione nel senso corrente del termine monopolizzato dal cristianesimo e non nel senso più proprio da te giustamente precisato.

  25. Luca said

    La gag in sé è preistorica (rumore -> fare beccare l’altro). Quello che tu reputi l’atto rivoluzionario di MacFarlane è darle questo contesto. Finché non finiamo ai livelli di Duchamp, ma restiamo in qualcosa che ha di per sé un qualche pregio, te la passo.

    Se ci si immedesima nella situazione, si avvertirà molta tensione e dunque si sarà più propensi alla risata. Che si rida o meno, dopo qualche secondo il pensiero latente sarebbe: “sono gli inetti inerti come Peter che consento ai nazisti di fare i nazisti”. Sarebbe. Non è ovvio arrivarci.

    Questo è lo svelarsi di un punto di vista. Se no non sarebbe neanche satira.

    Forse non dovrei parlare. Ci ho messo due anni per leggere tutto il post. Continuo a restare impietrito da come si possa spendere tante parole. Mi sento limitato, questa cosa mi spaventa anche. Comunque…

    Non ho mai visto una puntata per intero dei Griffin. Ovviamente becco gli spezzoni su youtube, qualcuno mi fa molto ridere, qualcuno no.

    Ma nutro avversione, già per i cartoni, in particolare per questi cartoni 2.0. Sul momento mi vengono in mente due motivi:

    1) Troppo veloci. E così è troppo facile. Pare il negozio dell’Abecrombie di Milano: buio, profumo e non ossigeno, musica a palla, ragazze immagine che ti accolgono in inglese (inglese… “how are you”, che è poi tutto quello che sanno dire). Prendi cazzottoni costanti, e la tua capacità di recepire barcolla. A quel punto regredisci a bambino, ti ecciti per tutto.
    Il concetto è: è una bella camicia? Non hai bisogno di rincoglionirmi per farmela apprezzare.
    Troppo veloci. Troppe parole. Troppo strillati.
    (prova a guardare le immagini mute di quegli spezzoni… rischi di sentirti un idiota pensando che quella roba ti cattura emotivamente)

    2) Parliamone di questi Homer e Peter.
    Fanno simpatia, ma sono negativi. Ma quanto sono negativi?
    La gente in fondo gli è più simile di quanto creda. Solo che estremizzandone i tratti può sentirsi migliore e riderci su.
    Giudicano male Peter. Ma sono loro quelli che mangiano le patatine. E continueranno a farlo, i Griffin non spostano niente.

    Questa cosa penetra anche nei telefilm. I personaggi hanno la psiche di un dodicenne. Questo rassicura. Questo illude. Questo rincoglionisce.

    O quelle sitcom dove l’unico schema di battuta è che uno dei due è scemo. Interessante. Non è che facciamo qualcosa per non essere scemi. Creiamo personaggi immaginari inverosimilmente scemi, così noi diventiamo intelligenti. Mhhh.
    Almeno MacFarlane è quello che fa i cartoni. Ma chi lo guarda passa da “Peter” a “Peter e presuntuoso”. Uau.

    Le gag su Bin Laden e Cristo le trovai irrisorie. Qui cito DL: «parodia è prendere in giro qualcuno che è più intelligente di te». Se ti metti sotto devi riscattarti con qualcosa, se no fai il coglione e basta.

    Il tizio saluta Cristo in tv, Cristo è contento, gli telefonano, si bulla.
    Me la spieghi?
    Per favore… non trovarmici una critica al sistema americano beota. Qui è il contrario. E’ la penetrazione del sistema beota che permette di rileggere Cristo in questa chiave e riderne. E non si può fare. MacFarlane può pensare quello che vuole, ma il pubblico è mediamente quello che è contento se lo salutano in tv, che telefona all’amico dopo averlo visto sullo schermo. Non puoi archiviare Cristo così (tu spettatore americano beota). O lo lasci perdere, o cerchi di capirlo prima, e per farlo dovrai sforzare un tantino le meningi.

    Boh, mi fermo, se no mi vengono dubbi pure su Anna Frank.
    Dici che è lo spettatore che deve avvicinarsi all’artista. A Sdrammy… parliamo di uno scrittore sconosciuto, di un piccolo teatro o del fenomeno di massa della televisione?
    Non puoi dire che chi fa tv la fa per sé e non pensa al fruitore.

    E appunto: li hai visti in faccia i fruitori di queste cose? Pensi sia un colto scambio segreto fra MacFarlane, te e altri pochi intelligenti? Dai..
    E’ MacFarlane che si è scelto quel pubblico. Non contiamoci palle. Se no avrebbe trovato un altro mezzo espressivo.

    Non volevo fare il vecchietto che non capisce un cazzo dei suoi tempi. Se non altro perché credo che questi siano gli unici tempi di cui capisco qualcosa. Beh, auguri.

    • Ti preferivo due anni fa, quando questo articolo lo segnalavi perfino.
      Sarò breve: MacFarlane è un genio, i cartoni comici come i Griffin e i Simpson o South Park sono eccellenti. Punto.
      Non mi interessa vederci critiche o risvolti eticosociocultupolitici. Di quelli me ne sbatto in ogni campo. Li scomodo solo quando qualche coglione travisa in modo così madornale una gag come quella di Anna Frank.
      E’ la sorpresa, l’effetto comico che conta per me, solo quello. Nella gag di Cristo che risponde al telefono non mi interessa nient’altro che vedere quello che si vede: mi spiazza, non me lo aspetto, mi diverte.
      Considero il rifiuto di prodotti di massa come i Griffin uno snobismo intellettuale. Arriva a me come arriva ad un bifolco. E allora? E’ un merito, non un difetto.
      ‘Sti cazzi se Homer e Peter sono negativi o positivi, ‘sti cazzi se la gente ci si riconosce o li contesta, ‘sti cazzi. Non facciamo quelli che devono per forza fare gli eroi dell’impegno civile a tutti i costi.
      Non mi aspettavo un intervento così da te. Anzi, mi amareggia a tal punto che non parlerò mai più di MacFarlane, dei Griffin e di qualsiasi argomento che riguardi temi affini: ne va del mio benessere psichico.
      Sono anche tentato di cancellare proprio l’articolo per non suscitare più alcun dibattito che ha come unico risultato quello di mettermi di cattivo umore. Ad esempio non vado più a cena a casa di uno che una volta ha sminuito la grandezza di Troisi e di “Non ci resta che piangere” a suon di sofisticherie d’alta cultura.
      Non perdonerò mai a quel copione senza talento di Luttazzi di aver scatenato tutto questo dalla miseria del suo ingegno.

      • Luca said

        «Non mi aspettavo un intervento così da te. Anzi, mi amareggia»

        Ma cosa dici. Almeno ora ho provato a ragionarci. Vedrai che frai due anni avrò tesi che ti piaceranno di più.

        Io son contento invece di aver provato a formulare dei pensieri. Perché nel dialogo ci credo eccome. Fatto di due orecchie che si ascoltano, non di due bocche che cercano -tu dici, di convincere l’altro, ma io azzarderei pure- di autoconvincersi meglio.

        D’altronde tu mi hai creato un problema. Io pure mi fermavo al: rido o non rido. Tu svisceri la questione, giustamente per difendere Mac da un feroce attacco. E ora torni indietro al: rido o non rido. Eh, ma ormai la porta s’è aperta. E’ effettivamente una comicità che mi è estranea, e per giungere a un’idea il più possibile aderente alla realtà, cioè a come io posso percepire la realtà, ci sta pure che io cominci e attraversi questa fase che tu chiami snobismo.

        E però qualche commento qui sopra secondo me aveva colto il senso: prendi la battuta sui rumeni. Tu ridi perché siamo un paese razzista. Io rido perché sono un coglione e penso che tutti i rumeni sono stupratori. Allora siamo uguali? Oppure: la gag è incolpevole, cambia solo uno come la recepisce?

        In conclusione penso tu possa star sereno, sulla cosa più importante siamo d’accordo: Luttazzi vaffanculo.

        Non togliere il post, è una pietra miliare.

        E siimi amichevole.

      • Ti sono amichevolissimo! E’ proprio per questo che non ne voglio parlare: non mi piace discutere con gli amici :-D
        Il punto chiave è quello della ricezione: non possiamo dare la colpa all’artista se dei fruitori recepiscono a cazzo. Se dunque, prendiamo l’esempio Simpson o Griffin, molti spettatori invece di avere un approccio critico a Homer e Peter ci si identificano e si scatenano in loro tutte le dinamiche che hai menzionato prima, poco importa. Peggio per loro.
        Ci sono molti fascisti che amano “American History X”, per dire.
        Quindi sì, la gag è incolpevole, cambia solo come uno la recepisce. Ti dirò di più: l’arte è sempre incolpevole. L’artista deve solo badare alla bontà della creazione. L’analisi spetta al fruitore ed al critico e sarà sempre un’analisi infinita, passibile di molteplici letture.
        Lo stesso dicasi per le gag con Cristo. “Vizio e virtù sono per l’artista materiale di un’arte” (Oscar Wilde). Tutto lo scibile è per l’artista solo fonte di spunti. Dunque non può esistere niente di sacro se non la creazione stessa.
        Quello che sembra un mio tornare indietro al “rido o non rido” è invece un monito a non schiacciare artista e produzione artistica necessariamente su una loro presunta missione salvifica. Che poi, se andiamo a cercare risvolti etici, credo di aver dimostrato nel mio articolo che in MacFarlane ci sono anche quelli, e dei più positivi e costruttivi. E non possiamo nemmeno fare una colpa all’artista se riesce ad affermarsi al punto da diventare un patrimonio di massa. Certamente a quel punto egli andrà anche in qualche modo incontro al pubblico, ma se riesce a farlo mantenendo alto il livello di produzione, beh, ben venga.

      • giovanni said

        “‘Sti cazzi se Homer e Peter sono negativi o positivi, ‘sti cazzi se la gente ci si riconosce o li contesta”
        insomma, sti cazzi se il “genio” McFarlan o il genio Groening contribuiscono alla morte cerebrale di milioni di spettatori. Per me il genio è l’esatto opposto, quello che ti fa male alla testa perchè ti costringe a usarla. MA sarò elitario io, e rivoluzionari loro e gli spettatori di Faux news.
        “l’arte è sempre incolpevole. ”
        ah, ecco perchè non ci possono essere battute fasciste, e non hai alzato un ciglio al tizio che ha scritto che la battuta che ripeteva per la miliardesima volta lo stereotipo razzista del rumeno stupratore non lo era. Evidentemente per te basta mettere davanti a qualsiasi opera d’ingegno appunto la parola “opera d’arte” (e per inciso, un cartone animato per la tv generalista non lo è), e non c’è niente da discutere. Che ne so, SUss l’ebreo, o il trionfo della volontà, sono film, ergo arte, ergo incolpevoli.

      • Per me Vanna Marchi è, se non innocente, quantomeno incolpevole. La responsabilità è del coglione che crede ai suoi amuleti e al malocchio.
        E questo dovrebbe far capire cosa penso della propaganda, e anche del nazismo, per il quale considero incolpevole Hitler e colpevole tutto il popolo tedesco che l’ha sostenuto. Il buon vecchio esempio che si faceva alle elementari: se io ti dico di buttarti nel pozzo e tu ti ci butti, non sono io ad essere un assassino, sei tu che sei un cretino. Io abolirei anche il reato di mandamento di omicidio, per dire. Ritengo che il colpevole sia sempre e solo l’esecutore materiale. E questa è una digressione che avevo voglia di fare, magari è d’aiuto per illuminare altri ambiti che magari non c’entrano direttamente.
        Per il resto, non è che se “Il settimo sigillo” passa in tv, allora smette di essere un’opera d’arte. No, non sto paragonando “Il settimo sigillo” ai Griffin. Sì, lo so, i Griffin è un cartone animato concepito appositamente per la TV, “Il settimo sigillo” per il cinema (come se non servissero entrambi a far fare soldi a qualche imprenditore, peraltro). Era un esempio radicale.
        Ed io la televisione manco ce l’ho.

  26. Il morto said

    Sono due coglioni, punto e merda

  27. IMPORTANTE: scrissi questo articolo prima che si scoprisse che Luttazzi ha copiato impunemente buona parte del suo repertorio (molte battute proprio da altri comici che egli stesso aveva definito “talvolta fascistoidi” , come George Carlin e Bill Hicks – George Carlin e Bill Hicks fascistoidi!!! Ma vaffanculo, Luttà).
    Alla luce della scoperta che Luttazzi è un infame plagiario, e visto il modo vergognoso e quasi da persona mentalmente instabile con cui ha tentato di difendersi e giustificarsi con spocchia intellettualistica del tutto inopportuna (ha anche dato a vedere che in fondo di satira ci capisce poco), aggravando perciò la sua già imperdonabile posizione, questo articolo perde di senso, dal momento che Luttazzi ha perso ogni autorevolezza e credibilità in materia di satira.
    Insomma, il suo intervento su I Griffin, MacFarlane e la gag con Anne Frank, è ormai da considerarsi come quello di un coglione comune.
    Se lo avessi saputo prima, non mi sarei neppure sprecato a scrivere un pezzo così lungo. Ecco perché ho smesso da tempo di rispondere a chi continua a commentare il presente post (l’altro motivo è perché ritengo di aver già spiegato tutto minuziosamente nel post stesso e nei commenti, e finora nessun nuovo commento discordante dalle mie posizioni ha detto qualcosa che non sia già stata affrontata e sviscerata a dovere).

  28. setthario said

    Importante: una sentenza 2012 smentisce che Luttazzi sia un plagiario e condanna La7 a risarcirlo con 1 milione di euro. Dare dell’infame plagiario a Luttazzi è un’ennesima censura che tenta la via dell’infamia. Dovresti vergognartene proprio in nome dei valori che affermi di sostenere (in teoria, nella pratica no, come si vede). Questo blog aggiornato al novembre 2015 spiega perché quella del 2010 sia stata una campagna di killeraggio basata su una disinformazione creata ad arte, che tu come tanti ti sei bevuto. Inoltre riporta la dichiarazione di uno dei responsabili che confessa di essersene pentito http://goo.gl/ISznUW

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