Beati i poveri, perché moriranno prima

Prospettive iperboliche pretenziosamente inconsuete, talvolta parossistiche, in tono vagamente e ridicolmente messianico

Posted by sdrammaturgo su 29 settembre 2010

“Se sei d’accordo con me, significa che ho detto una cazzata”

ANTONIO REZZA

 

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Guardatevi da chi vi lecca il culo (figurativamente parlando; apprezzate invece chi ve lo lecca fisicamente al momento opportuno).
Diffidate di chi cerca facili consensi, tanto più se ne fa incetta laddove appaiono ingannevolmente rivoluzionari ed invece sono ancor più semplici, semplicistici ed abusati. E dunque, quasi sempre, hanno ben poco di condivisibile. Basta solo analizzare un po’ più attentamente.
Evitate chi si serve di bersagli comodi che vulgata vuole (o crede; anzi, finge – o meglio, si illude) che siano scomodi.
L’attore che sale sul palco e dice cose che suonano subito giustissime e sacrosante sulla situazione politica, con cui non si può non esser istintivamente d’accordo; l’appassionato oratore che scatena un commosso applauso; l’amante sognatore; sono i primi di cui non vi dovete fidare mai. Né di loro, né della bontà di ciò che dicono. Il più delle volte, sono luoghi comuni che non sono ancora stati riconosciuti come tali, e quindi si è ancora convinti che siano la verità, quando invece sono solo menzogne. Ed io, nel mio piccolo (sono un tappo perfino poco dotato), alcuni di questi tòpoi accattivanti fin troppo usitati, intendo rovesciarli, sfidando me stesso ad un’integra sincerità (per quanto è possibile ad un animale sociale, costretto in quanto tale alla mendacità dalla convivenza civile).

1) Stimo moltissimo Fabrizio Corona.
Fabrizio Corona non ha alcun rispetto per le istituzioni. E le istituzioni non vanno rispettate. Non sono che costruzioni di potere e del potere atte al controllo dell’individuo.
Al processo lui dice parolacce e la corte si indigna. E da quale parte dovrei stare io? Da quale parte dovrebbe stare una persona intelligente? Dalla parte di chi è prigioniero della gabbia del formalismo e cerca di rinchiuderci anche il prossimo? “Qui c’è Adriano con una puttana e lui ha il cazzo in tiro”. Ed il giudice scandalizzato: “Non potrebbe usare parole meno volgari? Non sa dire pene?”. Cazzo, culo, fica, sborra, merda. Non mi do pace al pensiero che qualcuno si turbi in presenza di registri stilistici diversi e “bassi”. I dettami della buona educazione, l’imperativo nauseante del “c’è modo e modo”, della parola accettata e della parolaccia proibita. Trasumanar e fregna: non capirò mai la disparità di trattamento e di dignità.
Qual è la colpa di Corona? Aver estorto denaro a miliardari che sembrano gli indifferenti di Moravia rivisitati alla luce di Dallas? Ha fatto bene, lo avrei fatto anche io.
Corona non mente, non finge, non si maschera. E’ un rapace, e lo dice. Gozzoviglia alla faccia degli inetti che comprano riviste di gossip, seguono Verissimo, attendono il rientro degli yacht in Costa Smeralda per veder passare un vip e lo sbandiera. Apprezzabilissimo.
Dice che a svegliarsi alle sei di mattina per timbrare un cartellino e fare lo schiavo per otto ore, si ammazzerebbe. Ed ha ragione. Il lavoro è un’atrocità. Lavorare fa schifo. Chi è fiero di farsi il mazzo tanto, è un demente. Venire sfruttati ed esserne orgogliosi, puah.
Fabrizio Corona è uno sciacallo del neoliberismo, e lo ammette. Non mente, non è ipocrita. Si mostra per quello che è, serenamente. Meglio un Corona che cento Veltroni. Non dice: “Io vi amo, io sto dalla vostra parte”, ed intanto vi ruba il portafogli. Ride di noi che ci lasciamo depredare.
Come quando, in tutta tranquillità, afferma di aver pagato il secondino in prigione per ottenere trattamenti carcerari di favore. Alla faccia di chi cerca di imporre la meschina immagine della guardia di Stato incorruttibile e senza macchia.
La comunità omosessuale, poi, dovrebbe fargli un’ovazione per come sta gestendo la questione delle dichiarazioni di Lele Mora sulla loro passata relazione. Un omofobo avrebbe reagito sbraitando. Guai a mettere in dubbio la virilità. “Portami tua sorella e ti faccio vedere io chi è un vero maschio!”. Lui no, lui tranquillo, risponde, annuisce, dice “sì, e allora?”. E questo è vero antisessismo.
Io e Fabrizio Corona siamo certamente incompatibili per quanto riguarda la pars construens della nostra visione della società: io sogno una comunità anarchica e collettivistica, senza proprietà privata, affrancata da profitto ed accumulazione personale, in cui vige l’eguaglianza e non sussistono disparità; a Corona invece questo sistema economico senz’altro piace, lo cavalca a proprio vantaggio e non rinuncerebbe mai ad un’Audi in cambio dell’annullamento della suddivisione gerarchica dell’apparato sociale (che a lui fa sicuramente comodo).
Ma per quanto riguarda la pars destruens, beh, caro Corona, tu hai capito tante cose.

2) Tra una carina molto intelligente ed un’idiota molto bona, sceglierò sempre quella molto bona.
L’aspetto fisico e la carica erotica avranno sempre per me la priorità. Gusto e testosterone non accettano obiezioni.
Guai a chi trascura la Bellezza. Senza Estetica non ci può essere nemmeno Etica, perché chi non ama il bello delle cose, non avrà mai a cuore l’armonia universale.
Tant’è che disistimo le donne attratte da me.

3) Non tollero la grassezza. Deturparsi è un’aberrazione. O, più semplicemente, una stronzata senza pari. Per il resto, vedere punto 2.

4) L’ultima barzelletta su Hitler detta da Berlusconi era oggettivamente divertente.
Se l’avesse detta un comico politicamente scorretto ampiamente stimato a sinistra, i progressisti si sarebbero sbellicati gridando al genio fuori dagli schemi.
Deprecare e detestare Berlusconi è doveroso. Ma sovente lo si deplora più aspramente per quel poco – pochissimo – che fa di bene. Esempio: le sue figuracce in campo internazionale. Berlusconi che alza la voce e la regina Elisabetta che inorridisce. Berlusconi che si toglie la scarpa al tavolo dei potenti. Berlusconi che tocca la sposa islamica, intoccabile.
“Oh, ma che villanzone!”, gridano i riottosi in abito da sera sorseggiando un aperitivo.
Ora, in quei casi, ha ragione Berlusconi. Il problema non è Berlusconi che alza la voce: il problema è la regina che inorridisce (ed il problema è già la regina che esiste, e che esiste la figura della regina). Di nuovo, la galera dell’etichetta, i codici comportamentali che trasformano l’essere umano in un robot programmato secondo galateo. Quelli, quelli sono i primi strumenti di controllo da cui liberarsi. E dunque, che male c’è a togliersi una scarpa in presenza di altri? Chi danneggia? E’ un evento ufficiale? Ebbene, si pisci sul concetto stesso di ufficialità! E se la sposa è intoccabile, crepi lei con tutte le sue credenze ottuse e retrograde. Se pensa che una mano su un gomito la renda impura agli occhi di dio, tale si senta, perché se lo merita, cretina, imbecille, stolta!
Il problema di Berlusconi è che fa tutto questo stando dalla parte del potere. E non vale scardinare meccanismi di potere conservando il potere, magari con una nuova faccia e nuove forme, più furbe, ammiccanti, demagogiche (e quindi sordide), di manifestazione.
La tragica anomalia berlusconiana sta soprattutto nell’aver reso conservatrice la sinistra. Ovvero chi dovrebbe essere tutt’altro che tale. E’ disarmante vedere per esempio i giovani che difendono la Costituzione. La Costituzione è la prima cosa che andrebbe strappata, rifiutata, spazzata via. E’ il primo atto di potere, il primo abuso commesso sulla persona e sulle persone: norme decise da pochi a cui tutti devono soggiacere.
Quando Berlusconi attacca la Costituzione, va combattuto perché vuole piegare la legge dello Stato a proprio vantaggio. Perché vuole, cioè, cambiare le regole mantenendo però inalterati la presenza ed il concetto di regola a cui sottostare. E’ l’indipendenza dell’individuo dal suo arbitrio di padrone che va difesa, non la Costituzione.
Prendiamo il primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Già di questa breve frase io non accetto alcunché. Nulla mi sta bene di quanto espresso.
“L’Italia […]”: si intende una patria determinata, ovvero un organismo che divide alcuni cittadini da altri nel senso di appartenenza attraverso confini convenzionali e militarizzati invece di unirli nell’indipendenza. Ebbene, io questa cosa chiamata patria, in questo caso questa patria chiamata Italia, non la riconosco.
“[…] è una Repubblica […]”: per me è solo il nome che si dà ad una penisola, dunque un termine geografico, del quale rigetto ogni connotazione politica stabilita.
“[…] democratica […]”: ergo in cui il potere è detenuto dal popolo. Ma io non voglio alcun potere sopra di me ed intorno a me.
“[…] fondata sul lavoro.”: il lavoro mi fa schifo, il lavoro è sfruttamento, il lavoro è schiavitù. Sono braccia al servizio dell’arricchimento della classe dominante.
Ecco, eppure tutto ciò, essendo io stato partorito in questa porzione di pianeta, vale coercitivamente anche per me.
E’ sciocco contrastare Berlusconi in nome della legalità. La legge è l’ordine del padrone, pertanto lo strumento proprio dei tanti Berlusconi che si sono avvicendati e si avvicenderanno nella Storia (ecco perché concentrarsi su un solo rappresentante del potere fa credere erroneamente che il sistema è giusto ed è solo sbagliato il governante. Mentre è sbagliata l’idea stessa di governo). Bisogna emanciparsi dalla legge, non già soccomberne all’incanto.
Si odii il potente, ma per il potere che detiene. E si odii il potere in sé, ché non esistono poteri buoni.

5) Non tutti i morti meritano rispetto. Ad esempio, un soldato, no.

6) Sì: no alla costruzione di nuove moschee.
Non mi capacito di come da sinistra si sappia opporre solo un sì che fa tanto infantile bastian contrario al no della Lega Nord alla costruzione di nuove moschee. Mi sembra una miseria logica, equa e solidale con la dittatura della religione e la disumanità della città che sale e tutto ingurgita ed uccide.
Si vada invece più a fondo: no alla costruzione di nuove moschee, no alla costruzione di nuove chiese, no alla costruzione di nuovi edifici religiosi, no alla costruzione di nuovi edifici tout court.
Non si eriga più un solo palazzo, una sola casa, niente. No al proliferare dei mattoni, no alle colate di cemento che ci opprimono e ci soffocano.
Gli architetti sono i sicari degli immobiliaristi. Deve sorgere una nuova architettura che si occupi esclusivamente di recuperare stabili in disuso e di demolire quanto più possibile, studiando spazi verdi da far nascere sulle macerie e modi per disseminare alberi ovunque. Perché la nostra vita, cioè il nostro tempo, necessita di uno spazio migliore per fiorire.
Più parchi, meno parcheggi – qualora si desiderasse uno slogan.

 

 

8 Risposte to “Prospettive iperboliche pretenziosamente inconsuete, talvolta parossistiche, in tono vagamente e ridicolmente messianico”

  1. Sciuscia said

    E’ il tuo post migliore da quando ti leggo, la parte su Corona l’ho recitata ieri (prima di leggerla) alla mia compagna, ed avevo in mente di scriverla, ora non serve più.

    • Eh, addirittura! Grazie, grazie. Non volevo nemmeno pubblicarlo, perché è una sorta di sfogo buttato giù più per senso del dovere che per altro, distante dal mio stile e neppure scritto granché bene, quindi sono doppiamente lieto che sia piaciuto. La sorpresa acuisce il piacere.

  2. Tenente Crimini Morali said

    Clap,clap,clap. Ti teniamo d’occhio

  3. Ora questo, ora quello
    tale è l’andazzo
    Claudio ha sempre un buon motivo
    per cacare il cazzo
    (detto con affetto)

  4. Pacoloio said

    Approvo, ma siamo talmente incarogniti nell’equivoco democratico che … secondo me … se ne esce solo col forcone (quello a 3 corna) per le cazzate che si porta dietro l’equivoco democratico oggi. Non c’è verso … Ma l’ultima volta, nel 1789 la fece da padrone la borghesia. Questa volta volta bisognerà stare più attenti.

    • Bella formula “equivoco democratico”. Mi ha fatto pensare ad “Ottimismo democratico”, lo sbeffeggiante titolo che Rezza ha dato alla raccolta dei suoi corti. E sempre Rezza in uno spettacolo ha associato in maniera illuminante i termini apparentemente (ma solo apparentemente) antitetici “democratico” e “reazionario”: “‘Sto democratico reazionario!”. Li vedo proprio così, gli oltranzisti della democrazia parlamentare, come dei reazionari. Ma per la rivoluzione ho al massimo un rastrello.

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